Raccolta firme per registro tumori, GD di Somma in piazza

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Sarà possibile firmare sabato 5 dalle 17 alle 21 e domenica 6 dalle 10 alle 13.

Una strage silenziosa e continua. I decessi per cancro sono aumentati del 47% nelle terre fra Napoli e Caserta, inquinate dai rifiuti tossici sotterrati anche dalle aziende del Nord, uno dei business più redditizi della camorra. Un’emergenza straziante e sotto gli occhi di tutti. Eppure, il registro regionale dei tumori continua a restare nei cassetti della Giunta regionale.

La Corte Costituzionale ha infatti ritenuto che l’apertura di uffici, con conseguente potenziamento dell’organico, connesso all’attività del Registro dei tumori, presso le aziende sanitarie locali della Campania, comporti una spesa aggiuntiva in contrasto con i vincoli del piano di rientro dai disavanzi della sanità. Pertanto, I Giovani democratici di Somma Vesuviana appoggiano con grande entusiasmo la campagna d’emergenza, umanità e amore per la nostra terra, lanciata dai GD di Napoli: chiedendo a gran voce, attraverso una raccolta firme, che anche in Campania, come nella maggior parte delle regioni italiane, venga istituito il "Registro tumori", strumento fondamentale per la programmazione e previsione.

Chiediamo a tutti i cittadini di prendere parte a questa battaglia per la vita. Sarà possibile firmare in piazza Vittorio Emanuele III sabato 5 ottobre dalle 17 alle 21, e domenica 6 dalle ore 10 alle 13.
GD Somma Vesuviana

Acerra, stasera i veleni in onda su Mediaset

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Al centro del reportage firmato Le Iene ci saranno le testimonianze dei contadini acerrani. A diffondere la notizia che sta facendo il giro del web, don Maurizio Patriciello, il prete della crociata contro l’avvelenamento ambientale.

Alle 21 di stasera reportage della trasmissione Le Iene nella terra dei fuochi. Al centro del documento le testimonianze dei contadini di Acerra. don Maurizio Patriciello, il prete della crociata contro l’avvelenamento della nostra terra, ha diramato la notizia con un comunicato che sta facendo il giro del web: “Questa sera alle iene il documentario sui territori avvelenati dall’ecomafia”.

Nel filmato ci sarà un lungo spezzone dedicato ad Acerra. A giugno le Guardie Ambientali avevano “scortato” la Iena Toffa, la biondina giornalista bresciana Nadia Toffa, nel territorio devastato dagli sversamenti illegali. Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori Cannavacciuolo, il cui gregge fu sterminato dalla diossina, e Armando Esposito, antiquario con una passione per il volontariato civile, hanno accompagnato la troupe del famoso programma Mediaset nei luoghi della devastazione da rifiuti tossici. Contrada Cappelluccia, contrada Lenza Schiavone, bosco di Calabricito, Pantano, aria di Settembre, i nomi delle località tristemente note alle cronache sul disastro ecologico.

Le telecamere della trasmissione hanno indugiato in particolare sull’impianto di Lenza Schiavone per lo smaltimento dei rifiuti. Molta attenzione è stata posta anche sugli anomali dislivelli di vari terreni coltivati, i cui ortaggi vengono periodicamente venduti al mercato. A un certo punto durante il reportage alcuni contadini si sono avvicinati alla troupe televisiva. “Abbiamo visto con i nostri occhi le persone che buttavano i rifiuti tossici nei terreni e nei regi lagni: facevano molte cose di notte, come lo scarico nei canali dei rifiuti liquidi”, la testimonianza rilasciata i microfoni della Toffa. “Un mio parente che lavorava nello smaltimento – ha aggiunto un altro agricoltore – si licenziò perché non accettava più di essere complice del traffico di quegli assassini approfittatori”.

Sant’Anastasia. Il sindaco Esposito denuncia Rifondazione Comunista

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Notificata sabato scorso al circolo “Nello Laurenti” una denuncia per un manifesto apparso quasi un anno fa a seguito dello sgombero del presidio all’isola ecologica da parte delle forze dell’ordine. Rifondazione etichettò il sindaco “fascista”.

È stata notificata al Circolo di Rifondazione Comunista "Nello Laurenti" di Sant’Anastasia una denuncia da parte del sindaco Carmine Esposito a proposito di un manifesto apparso quasi un anno fa a seguito degli scontri tra forze dell’ordine e cittadini che protestarono contro la realizzazione dell’isola ecologica in via Petrarca (LEGGI).

Sul manifesto incriminato, Rifondazione etichettò il primo cittadino "fascista" e lo si invitò a dimettersi proprio alla luce dei violenti episodi che si verificarono nella cittadina vesuviana. «Una querela per diffamazione perché etichettammo il sindaco "fascista" riferendoci con quell’appellativo agli atteggiamenti ostativi adottati, dove le forze dell’ordine in assetto antisommossa manganellarono diverse persone, tra queste anche una signora anziana – ci spiega il segretario di Rifondazione, Antonio Bianco – In politica si vedono manifesti dove si dicono cose peggiori e si usa un linguaggio forte, l’importante è che non sia mai esagerato ed eccessivo. A mio avviso ad un’azione politica si risponde con un atto politico. Se l’amministrazione ha ritenuto opportuno querelarci è perché sono state fatte delle valutazioni e ne prendiamo atto. Forse noi avremmo reagito diversamente».

Il dirigente del partito Gianluca Di Matola, senza mezzi termini definisce il gesto compiuto dal primo cittadino anastasiano «intimidatorio». «Un’azione del tutto inutile e infruttuosa che ci appare come un tentativo di zittire una parte dell’opposizione cittadina che fa appello alla libertà d’espressione per manifestare il proprio dissenso – sottolinea Di Matola – Per quanto mi riguarda, essendo io stesso l’autore di quel manifesto, che ho potuto elaborare grazie all’appoggio del partito della Rifondazione Comunista al quale sono tesserato, non cambierei, ad oggi, nemmeno una virgola di quanto pubblicammo».

Il dirigente di Rifondazione comunista conclude così il suo intervento: «Manganellare donne ed anziani che tentavano di opporsi pacificamente ad una insensata decisione della giunta Esposito, rimane, a parer mio, un violento gesto fascista. Sempre che, fascista o comunista, siano diventati oggi degli appellativi offensivi».

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Pomigliano, lezioni di lettura nei cortili della città

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Alle celebrazioni dei dieci anni di For Children e Leggimi Forte anche Raiz, voce degli Almamegretta, Emiliano Mondonico, allenatore di calcio e opinionista, e Chiara Rapaccini, moglie del grande regista Mario Monicelli, scomparso nel 2010.

 Quello che inizierà domani sarà una sorta di festival della letteratura da leggere e ascoltare in piazza. Letture pubbliche organizzate nei cortili del centro storico, nelle biblioteche, nei locali della città delle fabbriche. Si partirà dai racconti per bambini e ragazzi per poi attraversare quasi tutti gli argomenti, dallo sport alle scienze, dalla drammaturgia alla danza, dal cinema allo scottante tema della legalità.

Momenti di accrescimento culturale “collettivi” a cui parteciperanno, tra gli altri, Raiz, voce degli Almamegretta, Emiliano Mondonico, allenatore di calcio e opinionista sportivo e Chiara Rapaccini, compagna del grande regista Mario Monicelli, scomparso nel 2010. Appuntamenti interessanti che costituiscono la base delle celebrazioni per i dieci anni di attività dell’associazione “For Children” e del centro “Leggimi Forte” di Pomigliano. Dieci anni di letture, laboratori, incontri con i più famosi scrittori e illustratori di letteratura sia dell’infanzia e dei ragazzi che per adulti. A Pomigliano finora sono stati ospitati autori del calibro di Dacia Maraini, nell’ambito delle rassegne per gli adulti, e di Roberto Piumini e Bruno Tognolini (narrativa per bambini e ragazzi ).

“L’obiettivo che abbiamo voluto inseguire a tutti i costi – riferiscono i componenti delle due associazioni – è diffondere l’educazione al verbo “leggere”, anche e specialmente a partire dalla tenera età. Una delle nostre frasi che fanno da punto di riferimento è “un bambino che legge sarà un adulto che pensa”. Per festeggiare il decennio il presidente dell’associazione, la professoressa Maria Grazia Avallone, e il gruppo Leggimi Forte, composto da Pasquale Avallone, Emanuela Torella, Marianna Marzano, Olimpia Marino e Chiara Cormano, hanno organizzato un calendario d’eccezione. Tantissimi gli appuntamenti.

Eccone solo alcuni. Domani, 2 ottobre, ore 17 e 30, cortile della casa comunale: presentazione del libro “Mediterraneo Blues”, del professor Iain Chambers, dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Con lui interverrà Raiz, voce degli Almamegretta. 3 ottobre, alle 18, nella biblioteca Comunale, palazzo Orologio: presentazione di tutte le iniziative e inaugurazione della mostra di tavole inedite regalate da importati illustratori per ragazzi al centro Leggimi Forte. Saranno presenti Walter Fochesat (esperto di letteratura per l’infanzia) e Delia Passarelli (presidente della casa editrice Sinnos). Per il ciclo “Letteratura e Sport”, il 14 novembre, nella scuola Mauro Leone, intervento dell’allenatore ed opinionista sportivo Emiliano Mondonico.

Per il rapporto tra letteratura e cinema, nell’auditorium della scuola Catullo, il 28 ottobre, un omaggio a Enzo Striano, autore de “Il resto di niente”, con Apollonia Striano (figlia di Enzo) e Antonietta De Lillo (regista del film “Il resto di niente”). E il 29 novembre omaggio a Vincenzo Cerami e Mario Monicelli, autore e regista di “Un borghese piccolo, piccolo”, con Chiara Rapaccini, moglie del regista scomparso nel 2010.
(Fonte foto: Rete Internet)

San Vitaliano, il M5S chiede la ripresa dei consigli comunali

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Avanzata la proposta in attuazione del principio di trasparenza amministrativa. I membri del movimento: “Chiediamo un’ampia e tempestiva diffusione delle attività dell’organo assembleare”.

 Protocollata ieri 1 Ottobre la richiesta per le riprese audio-visive libere e per la pubblicazione in rete dei consigli comunali avanzata dal Movimento 5 Stelle.

In particolare, i membri del movimento chiedono di provvedere ad attivare un servizio di ripresa audio-visiva in modo da consentire a chiunque, dal sito internet del Comune, la diretta streaming dei civici consessi. Questo consentirà, di fatto, a tutti i cittadini di consultare in archivio tutte le sedute precedenti. “Il nostro pensiero – dichiara il movimento – va soprattutto agli anziani, ai disabili e a tutti i cittadini che per scelta volontaria abbiano interesse a seguire i lavori telematicamente, per essere sempre aggiornati sulle proposte e sulle decisioni deliberate dall’organo comunale”.

I membri, inoltre, chiedono la possibilità di pubblicare in rete le sedute di consiglio, assicurando che le registrazioni riguarderanno esclusivamente lo svolgimento della seduta: il pubblico che assiste non potrà essere ripreso, mentre i consiglieri non potranno impedire che la propria immagine venga registrata dai cittadini interessati. “Vogliamo cittadini attivi e infirmati – dichiara il portavoce del Movimento Gennaro Saiello – vogliamo cittadini che si interessino al bene comune. Al fine di avanzare proposte, risolvere e discutere sui temi e le problematiche locali è necessario massimizzare la partecipazione di tutti i cittadini. Utilizzando la tecnologia questo è possibile. In merito attendiamo una risposta positiva dall’amministrazione locale”.

Le Invasioni Barbariche

Uno dei film più celebri sul tema dell’eutanasia, in bilico tra umorismo e dolore, premiato con l’Oscar al miglior film straniero nel 2004.

Il modo in cui il film di Arcand parla dell’eutanasia pone un problema. Perché queste Invasioni Barbariche risultano a tratti troppo caciarone per essere prese sul serio come indagine sul dilemma morale di uccidere per compassione, troppo forzatamente brillanti e “radical chic” nella sceneggiatura – zeppa di citazioni – per poter sondare con efficacia e realismo le ragioni di chi si trova coinvolto in una scelta tanto drammatica.

Il senso del film deve essere necessariamente altrove. E dove se non nella figura tragicomica del protagonista, in quel suo essere un professore di storia in fin di vita, grande donnaiolo, amante dei vizi, eppure terribilmente intristito dal declino del mondo? Nelle invasioni di Arcand la fine non è una scelta autonoma, per quanto dolorosa, ma è una parabola lenta ed inarrestabile che rompe le illusioni, le frivolezze, lasciando il tempo di ricongiungerci – se lo vogliamo e se ne siamo capaci – con le poche cose che contano davvero. All’occhio mai troppo severo del regista canadese, il declino è un evento naturale che non risparmia niente e nessuno: il protagonista, i suoi amici, i loro sogni di giovani intellettuali edonisti, la società intera incapace di godersi il lato buono e umano del piacere, poco epicurea e troppo avvitata nel suo prendersi sul serio, nelle sue guerre e nelle sue utopie.

Arcand ci porta ad aspettare i barbari con un tono inizialmente leggero, offrendoci la possibilità di guardare con un sorriso ai sogni del passato e di affrontare i nodi del presente. Questa lettura “leggera” ci aiuta a chiudere gli occhi di fronte ad alcuni difetti che limitano il film. I personaggi, per iniziare, sono talmente netti da perdere il contatto con la realtà e trasformarsi in semplici strumenti narrativi per le intenzioni dell’autore. Emblematico il confronto tra i due personaggi principali. Arcand non va per il sottile: tanto divertente, spiritoso, brillante è il padre, quanto serioso, spigoloso, in più anche straricco (per rendercelo ancora più antipatico) risulta il figlio. Non finisce qui.

Il passato da intellettuale comunista convinto del primo si scontra con il lavoro del secondo, un agente bancario a contatto quotidiano con i soldi, le imprese e tutto il campionario dei mali del capitalismo che fanno sbottare l’anziano. E’ evidente come l’intenzione di Arcand sia quella di creare personaggi che diventino anche dei simboli di mondi contrapposti, ma il taglio troppo grezzo nella loro costruzione fa perdere forza alla storia, che presenta uno sviluppo prevedibile e spesso banale.

Si potrebbe sorvolare il problema se il regista tenesse un registro umoristico per tutta la durata del film. La prima parte – quella più divertente sul piano della sceneggiatura e delle trovate – è di gran lunga la più riuscita. Progressivamente il film si appesantisce di tono, ma più il clima si fa serio più emergono i difetti di fabbricazione e la schematicità di personaggi e situazioni diventa un limite troppo grande.

Il punto di forza del film rimane così nell’iniziale sovrapposizione tra la fine di un uomo che si è goduto la vita e si ritrova a scoprire con un sorriso amaro le poche cose essenziali che gli sono rimaste (la famiglia, gli amici) e la fine di una società che ha scelto l’autodistruzione negandosi la spontaneità del piacere. Il professore di storia critica quel mondo violento e intollerante, ma per entrambi si profila un comune destino; il cancro lascia come ultima speranza di serenità la riflessione su cosa, alla fine, valga la pena di ricordare e conservare. Il professore accetta la sfida e si riconcilia con la propria vita, mentre il mondo, l’insieme degli uomini – come testimonia la citazione dell’11 settembre – continua a sprofondare.

Sul finale il regista canadese non rinuncia ai buoni sentimenti. La conclusione emotivamente molto forte (e prevedibile) contrasta con il tono burlesco della prima parte e un po’ vanifica la miscela tra leggerezza e cinismo che era sembrata più efficace per rappresentare in chiave grottesca il disfacimento di un uomo e della società.
Regia di Denys Arcand, con Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothée Berryman, Louise Portal, Dominique Miche
Genere
: drammatico/commedia nera
Durata: 100 minuti
Voto: 6.5/10
(Fonte foto: Rete Internet)

CINEMA E PAROLE

Somma Vesuviana. Pd: “Poco incisiva l’azione del sindaco Allocca”

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Città ferma e deleghe numerose: negativo il bilancio del Pd per la terza era Allocca. Il gruppo consiliare dei democratici però si dice impegnato su diversi temi “di emergente interesse pubblico”.

 Seduta comunale intensa e ricca di argomenti quella svoltasi il 30-settembre 2013. Molti i punti all’ordine del giorno e tante le interrogazioni delle opposizioni di cui sei del PD . La presentazione da parte del Sindaco della relazione di inizio mandato e la comunicazione della giunta e delle otto deleghe ai consiglieri.

Nella sua deludente relazione, più blanda e di tono certamente inferiore rispetto ai proclami sbandierati nella sua campagna elettorale,vengono ripetuti alcuni temi e argomenti dove invece di linee, modalità e progetti emergono più sogni e desideri che approcci ai problemi e visione complessiva della città. Resta grave il fatto che solo ora ci si accorge, come Allocca ripete, che nelle casse comunali non vi sono fondi sufficienti per la realizzazione e completamento di opere pubbliche…alcune delle quali da anni promesse e mai realizzate (vedi palazzetto dello sport). Il Sindaco sembra essersi giustificato parlando di patto di stabilità, spending rewiev , ma durante la campagna elettorale perché queste cose non le diceva? Non conosceva già a maggio lo stato in cui versavano le casse comunali? Eppure è al suo terzo madato!!

Di fronte alle difficoltà economiche,le scarse risorse umane del comune e dopo sette anni e 100 giorni ,viene consegnato una città praticamente ferma su molti fronti, oltre alle opere pubbliche, le politiche di stimolo per il lavoro, i giovani, il PUC ma i avviato insieme ai Pip. Il suo unici vanto è stato l’espletamento di un concorso per la pubblica amministrazione che mancava da anni, ma tutti sanno la conclusione dello stesso…da tutto questo emerge l’assenza di una visione dinamica e prospettica per Somma.

Per non parlare della commistione e confusione di ruoli che la nomina dei sette assessori e otto consiglieri con deleghe assessoriali comporterà..se è pur vero che la legge concede la possibilità di affidare deleghe con funzioni assessoriali a uno o più consiglieri, questa scelta non va nella direzione della distinzione e bilanciamento dei poteri richiamata dalla riforma degli Enti locali; infatti,coinvolgere ben otto consiglieri di maggioranza chiamati a supplire alle funzioni che spettano all’esecutivo, e confondendo quindi i ruoli di controllori( consiglieri) e (controllati)!!

Forte e penetrante l’azione del gruppo consiliare del PD impegnato su diversi temi di emergente interesse pubblico, in particolare per l’emergenza l’ambiente e la salute dei cittadini attraverso un’interrogazione sui roghi tossici in vaste aeree del nostro territorio. Inoltre, al fine di avvicinare i cittadini alla vita politica e amministrativa il gruppo del PD, Giuseppe Auriemma e Giuseppe Cimmino hanno presentato due proposte, una per la trasmissione in diretta o via streaming delle sedute del consiglio, un’altra per introdurre il dispositivo del "Question Time" , la possibilità di avere risposte immediate su particolari problemi di interesse cittadino. E inoltre sulla riorganizzazione del personale e pianta organica, sui lavori per il campanile di san Domenico gravemente danneggiato da un fulmine, sulla pulizia delle caditoie e la cura delle piazze e dei luoghi simbolo( piazza Europa, pota del Parco e spaI in località Castello).

Operaio Fiat scrive al sindaco di Pomigliano: “Un tavolo per la rotazione”

Gerardo Giannone, discusso esponente politico e sindacale del grande stabilimento automobilistico, in una lettera chiede al sindaco Raffaele Russo, una conferenza territoriale. Obiettivo: il rientro di tutti nell’impianto, a rotazione.

Un tavolo territoriale, con i sindaci e con gli esponenti regionali di Cgil, Cisl e Uil per chiedere a Marchionne la rotazione nella Fiat di Pomigliano di tutti gli operai, compresi i 1380 addetti in cassa integrazione a zero ore da anni.

L’idea è stata messa nero su bianco in una lettera spedita al sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, berlusconiano militante del centrodestra locale, dall’operaio Gerardo Giannone, un dipendente della Fiat di Pomigliano particolarmente inviso alla Fiom a causa della sue posizioni politiche e sindacali. Giannone infatti si definisce un “comunista” ma ha la tessera della Fim-Cisl, sindacato di ispirazione cattolica ed ex democristiana nonché firmatario dell’accordo Panda e del successivo contratto dell’auto (entrambi non firmati dai metalmeccanici della Cgil poiché ritenuti “in deroga al contratto nazionale e ai diritti più elementari dei lavoratori, tra i quali il diritto di sciopero”). Non è finita.

Il quarantenne operaio di Casalnuovo ha fondato un’associazione dal nome di chiara ispirazione marxista, “Classe Operaia”, ma nello stesso tempo, in tutti questi anni di conflitto tra il Lingotto e la sinistra politica e sindacale, ha attaccato un giorno si e l’altro pure il sindacato diretto da Maurizio Landini. Notoriamente ottimi, inoltre, i suoi rapporti personali con i dirigenti più, come dire, “anticomunisti” della grande fabbrica automobilistica. Insomma, sembra un po’ tutto e il contrario di tutto questo personaggio spuntato dalle cronache sulla realtà industriale, e non solo industriale, più importante del Mezzogiorno, la Fiat di Pomigliano, appunto. Anche nella lettera al sindaco Russo Giannone non disdegna qualche stoccata alla Fiom e ai Cobas.

“Credo che anche Lei – scrive Giannone – sia disgustato dalla continua presenza fuori la nostra fabbrica di persone che nulla c’entrano con gli operai e con il lavoro e che anzi sfruttano forza mediatica dello stabilimento G.B.Vico Fiat di Pomigliano per pubblicizzare, a costo zero, le loro organizzazioni: tutto questo ormai e divenuto inaccettabile!”. Il riferimento è ai due picchetti effettuati a giugno davanti allo stabilimento “contro i sabati di recupero produttivo al posto del rientro dei cassintegrati” e a quello, più recente, di venerdì 27 settembre, messo a segno dai Cobas del comitato cassintegrati e licenziati Fiat e dal Si Cobas.

Giannone, però, insiste e chiede sostanzialmente al sindaco di “premere affinché si possa giungere a Pomigliano alla rotazione totale di tutti i lavoratori”.

Ecco il testo integrale della lettera di Giannone

Caro Sindaco,
Non perdiamo l’occasione di dare tranquillità agli operai Fiat in cig… un incontro pubblico fra i sindaci del circondario con le segreterie confederali regionali di CGIL, CISL E UIL sarebbe una grande cosa… Sono due anni che chi sta in cig non sente il sindacato parlare con loro. Insomma, non si fanno assemblee pubbliche ed anche quelle fatte in fabbrica hanno eluso la questione dei cassaintegrati… certo, so bene che esporsi pubblicamente non sempre giova a chi lo fa, ma l’opportunità di chiarire definitivamente con la Fiom la questione Pomigliano e troppo importante per pensare che tutto vada male.

Il 28 maggio 2013 le confederazioni nazionali di CGIL, CISL E UIL hanno trovato un accordo sulle regole, tocca ora alle categorie far si che ritorni la pace sindacale e quando questo non avviene come per la Fiat tocca a noi operai e a voi istituzioni più vicine sgombrare il campo da ogni demagogia e da ogni pretesto affinché gli operai non siano vittime di uno scontro di potere.
Circa 15 giorni fa presso il municipio di Casalnuovo si è svolto un incontro che andava in questo senso. Ora Lei che e il diretto responsabile della "mission" affidata da altri 4 sindaci tiene fermo il percorso di liberazione degli operai.

Conosco la sua storia e la sua forte sensibilità verso chi sta in difficoltà, ed è per questo che mi sorprende vederla taciturno ed in silenzio dinanzi allo sfacelo umano ed economico di 1380 operai. La rotazione per tutti in ogni reparto significa spalmare le difficoltà produttive dell’azienda su tutti i soggetti invece di vedere una parte che lavora quotidianamente e un’altra che quotidianamente soffre… faccio appello al suo senso di responsabilità ed al suo coraggio affinché dalla politica noi lavoratori troviamo le risposte che purtroppo non troviamo in altri soggetti…

Credo che anche Lei sia disgustato dalla continua presenza fuori la nostra fabbrica di persone che nulla c’entrano con gli operai e con il lavoro e che anzi sfruttano la mediaticità dello stabilimento G.B.Vico Fiat di Pomigliano per pubblicizzare, a costo zero, le loro organizzazioni: tutto questo ormai e divenuto inaccettabile!
La stessa Fiom che avendo avuto giustizia dalla Corte costituzionale sulla sua presenza in fabbrica non vuole capire che salvaguardare i lavoratori significa finirla con lo scontro perenne… La fabbrica, la nostra fabbrica, non è un luogo di scontro e meno che mai un’ aula di tribunale…

Pertanto chiedo a Lei di assumersi la responsabilità di convocare i sindacati e altri sindaci con lo scopo di ricreare un clima pacifico che ci permetta di intavolare con la Fiat un ragionamento di rotazione totale per tutti i lavoratori di Pomigliano…
Sicuro che questo appello non cadrà nel vuoto, rimango come tanti altri colleghi in silenziosa attesa.
30 settembre 2013, Gerardo Giannone

Ottaviano: il destino di via Cesare Augusto è di diventare il letto di un fiume?

Sarebbe una buona soluzione. Accontenterebbe gli appassionati dello sport della pesca. E i canoisti. E il mercato “d”e piscitielli ‘e cannuccia”, che a Ottaviano è già fiorente, ne riceverebbe un forte impulso. Le foto

Cerrto, la tempesta che si è scatenata su Ottajano tra le ultime ore della notte del 29 settembre e l’alba del 30 è stata assai violenta: intorno alle sei, la massa di pioggia era tale da stemperare anche il baleno dei lampi.

Stanno per arrivare, o sono già arrivati?, i soldi che consentiranno a via Cesare Augusto di assumere l’aspetto del disastro definitivo, mentre ora deve accontentarsi dello “stato“ di rovina parziale: in attesa degli eventi, la strada si è presa l’ultimo sfizio, ci ha dimostrato che potrebbe essere il letto di un fiume. Del resto, qualche storico ha scritto che da queste parti scorreva il Veseri: che forse era solo il vallone Rosario, ma non sottilizziamo. Come letto di fiume, via Cesare Augusto se l’è cavata abbastanza bene, stanotte: l’acqua trascinava giù dalla montagna pietra e terra e avvitandosi in graziosi mulinelli copriva quasi per intero le ruote delle auto parcheggiate.

Devo dire che anche in questa circostanza, come nel mese d’agosto, quando ci fu una tempesta poco meno violenta, ho notato che la corrente si ingrossa e si precipita a valle più rapidamente sul lato sinistro della strada che sulla parte opposta: e non mi pare giusto. Bisognerebbe riequilibrare il letto del fiume, per consentire a chi si diletta di pesca di praticare questo sport filosofico anche dalla sponda di destra: e per non creare problemi ai “piscitielli di cannuccia“.

In attesa che via Cesare Augusto conosca il suo destino – sarà il letto di un fiume o un disastro definitivo di strada ? – sarebbe opportuno che i tecnici cercassero di capire perché il flusso d’acqua che scende da “sopra“ è grosso anche quando la pioggia non è molto intensa, perché, quando piove forte, il sistema di assorbimento diventa subito inefficace e da dove le acque trascinano via pietre e terra. Se no, anche quando cade una pioggerella sottile e lenta, bisogna scomodare, per interventi urgenti, le ditte attrezzate per gli interventi urgenti: e non possiamo continuare a approfittare della loro disponibilità.

Intorno alle sette e trenta, via San Severino era tutta coperta da un denso e pericoloso impasto di fanghiglia, pietre e qualche ramo spezzato. Poi sono arrivate le auto dei papà e delle mammà che portavano i figli a scuola: e cosa sia accaduto nel circuito via Cesare Augusto- accesso alla scuola del Carmine – accesso a via Trappitella – via San Severino, è facile immaginarlo: spero che qualcuno si convinca, definitivamente, che via Cesare Augusto è la sola via di fuga di questa nostra città.

La fotografia di apertura mostra in quali condizioni l’acqua sbrigliata ha ridotto lo studio di un noto medico, che sta sul lato sinistro della strada, e che ogni giorno viene frequentato da decine di pazienti mutuati. Il dottore non ha potuto svolgere la sua attività: e ciò ha creato serie difficoltà ad alcuni pazienti, e a lui stesso: per le ragioni della sua sensibilità prima ancora che per gli obblighi connessi alla funzione. Credo che nello studio di un medico – soprattutto se è un medico della mutua – si svolga attività di interesse pubblico: perché sottolineo la cosa? perché mi va di farlo: perché una volta lessi che se non hai l’ombrello e prendi troppa acqua in testa, non rischi solo di beccarti un raffreddore, ma anche che la tua memoria si spappoli. E non è una bella cosa.

LA RUBRICA

Melania Rea, 30 anni di carcere a Parolisi

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Salvatore è colpevole dell’uccisione della moglie. Mostrate in aula chat “hard” tra il militare e la soldatessa amante. Risalgono a 4 giorni prima della lettera in cui Parolisi scriveva a Melania: “Ti voglio bene”. Nove ore di camera di consiglio, poi la sentenza. Salvatore Parolisi è stato condannato a 30 anni dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila per l’omicidio della moglie. Anche per i giudici di questa Corte, come era accaduto in primo grado, l’assassino è lui. La famiglia di Melania è andata via in auto subito dopo la lettura della sentenza, assediata da giornalisti e telecamere. «Siamo soddisfatti- dice Michele Rea, fratello di Melania – non sbagliavamo a credere nella giustizia, che sia di esempio per tutti gli altri che si sono macchiati di un delitto così orribile». E lo zio di Melania, Gennaro, aggiunge: «Eravamo sicuri di questo esito ma c’è rammarico di non sapere la verità e c’è una tristezza generale per tutto quello che è successo. Per noi non è assolutamente una vittoria: sì giustizia è stata fatta, ma Melania non c’è più». Al caporalmaggiore dell’Esercito non sono state riconosciute le aggravanti. In primo grado Parolisi era stato condannato all’ergastolo. Melania fu uccisa il 18 aprile 2011. Quel giorno la giovane mamma di Somma Vesuviana scomparve sul Colle San Marco di Ascoli Piceno, dov’era andata per trascorrere qualche ora all’aria aperta insieme al marito, Salvatore, militare del 235esimo Reggimento Piceno, e alla loro bambina che all’epoca aveva 18 mesi, Vittoria. Secondo quanto verrà riferito da Parolisi, l’unico in grado di confermare questa circostanza, la donna si allontana per andare in bagno in uno chalet vicino. Ma nessuno l’ha mai vista entrare, in quello chalet. È lo stesso Parolisi a chiamare i soccorsi, facendo scattare le ricerche. Il suo corpo viene scoperto due giorni dopo, il 20 aprile, in seguito alla telefonata anonima di un uomo che, intorno alle 14.30-15.00, avverte il 113 da una cabina telefonica pubblica del centro di Teramo ma che non sarà mai rintracciato, nonostante gli appelli. La salma di Melania viene ritrovata in un bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, a circa 18 chilometri di distanza da Colle San Marco, poco lontano dalla località chiamata Casermette, dove si svolgono esercitazioni militari di tiro. Presenta ferite di arma da taglio e una siringa conficcata sul corpo. L’autopsia, eseguita dal medico Adriano Tagliabracci, appurerà che Melania è stata uccisa con 35 coltellate, ma non saranno trovati segni di strangolamento e nemmeno di violenza sessuale. Accanto al corpo di Melania viene trovato il suo cellulare con la batteria scarica. Poi anche un’altra sim card. Il segnale del cellulare sarebbe stato attivo fino alle 19 circa. Poi il nulla. Parolisi non è da subito iscritto nel registro degli indagati. L’avviso di garanzia gli viene notificato il 29 giugno dello scorso anno, a più di tre mesi dall’omicidio della moglie. L’arresto arriva invece quasi un mese dopo: a chiederlo il procuratore di Ascoli Piceno Michele Renzo e il sostituto Umberto Monti. A disporlo il gip Carlo Cavaresi, che il 19 luglio lo fa arrestare. Per il primo giudice che lo spedisce dietro le sbarre, Parolisi avrebbe ucciso la moglie Melania Rea a causa della situazione che si era creata con l’amante. La misura cautelare in carcere sarà confermata dalla Corte di Cassazione il 28 novembre del 2011: a 7 mesi dal delitto la prima sezione penale della Suprema Corte respinge il ricorso presentato dalla difesa del caporalmaggiore che chiedeva di ribaltare l’ordinanza del Tribunale del Riesame dell’Aquila. Giudicato con rito abbreviato, concesso il 12 marzo del 2012 dal giudice Marina Tommolini, Parolisi viene condannato all’ergastolo il 26 ottobre del 2012. Il massimo della pena, con isolamento diurno. Il giudice gli commina anche tutte le sanzioni accessorie, compresa la perdita della patria potestà genitoriale, stabilendo inoltre il pagamento di una provvisionale di un milione a favore della figlia Vittoria e di 500mila euro per i genitori di Melania. Ieri la sentenza d’appello. Che non ha ribaltato quella di primo grado come speravano i legali di Parolisi. Anzi, ieri l’intervento del legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, è stato decisivo e incentrato su alcune prove per smontare le repliche della difesa. In udienza, come ha poi raccontato lo stesso Gionni, è stato mostrato un video che mostra Parolisi sullo stesso luogo del delitto mentre dondola la figlia Vittoria con gli stessi abiti di quel triste 18 Aprile, una video chat con l’amante Ludovica, nella quale i due si mostrano reciprocamente le parti intime, ma soprattutto un filmato del 20 Aprile, giorno in cui è stato ritrovato il cadavere di Melania, nel quale sono evidenti macchie di sangue rappreso che secondo la difesa di Salvatore potrebbero aver dato vita a quell’impronta sullo chalet che potrebbe dimostrare l’innocenza dell’ex caporalmaggiore. Gionni ha invece spiegato che i militari della scientifica si sono addirittura sporcati i guanti con quel sangue e che quindi quell’impronta può avere quel tipo di origine. La chat hard con Ludovica è stata mostrata, ha spiegato Gionni ai giornalisti, per contestualizzare la lettera prodotta dalla difesa di Parolisi nella quale Salvatore dice alla moglie di volerle bene: la chat precede di soli quattro giorni la lettera spedita alla moglie. Stanchi e provati, i familiari di Melania sono già Somma Vesuviana, partiti ieri sera subito dopo la fine del processo, per raggiungere la piccola Vittoria che era rimasta a casa con fidati parenti. A lei, un giorno, dovranno raccontare tutta questa vicenda che l’ha privata di entrambi i genitori. La battaglia legale però non termina qui. Parolisi ha già fatto sapere tramite i suoi legali di non trovare giusta la sentenza e del resto non ha mai smesso nemmeno un attimo di urlare, anche dal carcere, la sua innocenza. «Noi non arretriamo di un millimetro – ha detto il suo avvocato Walter Biscotti – vediamo come le sentenze possono essere capovolte anche all’ultimo grado di giudizio, aspettiamo la Cassazione e aspettiamo di capire come la Corte ha motivato. Impugneremo la sentenza in Cassazione, si va avanti».