Ottaviano: il destino di via Cesare Augusto è di diventare il letto di un fiume?

Sarebbe una buona soluzione. Accontenterebbe gli appassionati dello sport della pesca. E i canoisti. E il mercato “d”e piscitielli ‘e cannuccia”, che a Ottaviano è già fiorente, ne riceverebbe un forte impulso. Le foto

Cerrto, la tempesta che si è scatenata su Ottajano tra le ultime ore della notte del 29 settembre e l’alba del 30 è stata assai violenta: intorno alle sei, la massa di pioggia era tale da stemperare anche il baleno dei lampi.

Stanno per arrivare, o sono già arrivati?, i soldi che consentiranno a via Cesare Augusto di assumere l’aspetto del disastro definitivo, mentre ora deve accontentarsi dello “stato“ di rovina parziale: in attesa degli eventi, la strada si è presa l’ultimo sfizio, ci ha dimostrato che potrebbe essere il letto di un fiume. Del resto, qualche storico ha scritto che da queste parti scorreva il Veseri: che forse era solo il vallone Rosario, ma non sottilizziamo. Come letto di fiume, via Cesare Augusto se l’è cavata abbastanza bene, stanotte: l’acqua trascinava giù dalla montagna pietra e terra e avvitandosi in graziosi mulinelli copriva quasi per intero le ruote delle auto parcheggiate.

Devo dire che anche in questa circostanza, come nel mese d’agosto, quando ci fu una tempesta poco meno violenta, ho notato che la corrente si ingrossa e si precipita a valle più rapidamente sul lato sinistro della strada che sulla parte opposta: e non mi pare giusto. Bisognerebbe riequilibrare il letto del fiume, per consentire a chi si diletta di pesca di praticare questo sport filosofico anche dalla sponda di destra: e per non creare problemi ai “piscitielli di cannuccia“.

In attesa che via Cesare Augusto conosca il suo destino – sarà il letto di un fiume o un disastro definitivo di strada ? – sarebbe opportuno che i tecnici cercassero di capire perché il flusso d’acqua che scende da “sopra“ è grosso anche quando la pioggia non è molto intensa, perché, quando piove forte, il sistema di assorbimento diventa subito inefficace e da dove le acque trascinano via pietre e terra. Se no, anche quando cade una pioggerella sottile e lenta, bisogna scomodare, per interventi urgenti, le ditte attrezzate per gli interventi urgenti: e non possiamo continuare a approfittare della loro disponibilità.

Intorno alle sette e trenta, via San Severino era tutta coperta da un denso e pericoloso impasto di fanghiglia, pietre e qualche ramo spezzato. Poi sono arrivate le auto dei papà e delle mammà che portavano i figli a scuola: e cosa sia accaduto nel circuito via Cesare Augusto- accesso alla scuola del Carmine – accesso a via Trappitella – via San Severino, è facile immaginarlo: spero che qualcuno si convinca, definitivamente, che via Cesare Augusto è la sola via di fuga di questa nostra città.

La fotografia di apertura mostra in quali condizioni l’acqua sbrigliata ha ridotto lo studio di un noto medico, che sta sul lato sinistro della strada, e che ogni giorno viene frequentato da decine di pazienti mutuati. Il dottore non ha potuto svolgere la sua attività: e ciò ha creato serie difficoltà ad alcuni pazienti, e a lui stesso: per le ragioni della sua sensibilità prima ancora che per gli obblighi connessi alla funzione. Credo che nello studio di un medico – soprattutto se è un medico della mutua – si svolga attività di interesse pubblico: perché sottolineo la cosa? perché mi va di farlo: perché una volta lessi che se non hai l’ombrello e prendi troppa acqua in testa, non rischi solo di beccarti un raffreddore, ma anche che la tua memoria si spappoli. E non è una bella cosa.

LA RUBRICA

Melania Rea, 30 anni di carcere a Parolisi

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Salvatore è colpevole dell’uccisione della moglie. Mostrate in aula chat “hard” tra il militare e la soldatessa amante. Risalgono a 4 giorni prima della lettera in cui Parolisi scriveva a Melania: “Ti voglio bene”. Nove ore di camera di consiglio, poi la sentenza. Salvatore Parolisi è stato condannato a 30 anni dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila per l’omicidio della moglie. Anche per i giudici di questa Corte, come era accaduto in primo grado, l’assassino è lui. La famiglia di Melania è andata via in auto subito dopo la lettura della sentenza, assediata da giornalisti e telecamere. «Siamo soddisfatti- dice Michele Rea, fratello di Melania – non sbagliavamo a credere nella giustizia, che sia di esempio per tutti gli altri che si sono macchiati di un delitto così orribile». E lo zio di Melania, Gennaro, aggiunge: «Eravamo sicuri di questo esito ma c’è rammarico di non sapere la verità e c’è una tristezza generale per tutto quello che è successo. Per noi non è assolutamente una vittoria: sì giustizia è stata fatta, ma Melania non c’è più». Al caporalmaggiore dell’Esercito non sono state riconosciute le aggravanti. In primo grado Parolisi era stato condannato all’ergastolo. Melania fu uccisa il 18 aprile 2011. Quel giorno la giovane mamma di Somma Vesuviana scomparve sul Colle San Marco di Ascoli Piceno, dov’era andata per trascorrere qualche ora all’aria aperta insieme al marito, Salvatore, militare del 235esimo Reggimento Piceno, e alla loro bambina che all’epoca aveva 18 mesi, Vittoria. Secondo quanto verrà riferito da Parolisi, l’unico in grado di confermare questa circostanza, la donna si allontana per andare in bagno in uno chalet vicino. Ma nessuno l’ha mai vista entrare, in quello chalet. È lo stesso Parolisi a chiamare i soccorsi, facendo scattare le ricerche. Il suo corpo viene scoperto due giorni dopo, il 20 aprile, in seguito alla telefonata anonima di un uomo che, intorno alle 14.30-15.00, avverte il 113 da una cabina telefonica pubblica del centro di Teramo ma che non sarà mai rintracciato, nonostante gli appelli. La salma di Melania viene ritrovata in un bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, a circa 18 chilometri di distanza da Colle San Marco, poco lontano dalla località chiamata Casermette, dove si svolgono esercitazioni militari di tiro. Presenta ferite di arma da taglio e una siringa conficcata sul corpo. L’autopsia, eseguita dal medico Adriano Tagliabracci, appurerà che Melania è stata uccisa con 35 coltellate, ma non saranno trovati segni di strangolamento e nemmeno di violenza sessuale. Accanto al corpo di Melania viene trovato il suo cellulare con la batteria scarica. Poi anche un’altra sim card. Il segnale del cellulare sarebbe stato attivo fino alle 19 circa. Poi il nulla. Parolisi non è da subito iscritto nel registro degli indagati. L’avviso di garanzia gli viene notificato il 29 giugno dello scorso anno, a più di tre mesi dall’omicidio della moglie. L’arresto arriva invece quasi un mese dopo: a chiederlo il procuratore di Ascoli Piceno Michele Renzo e il sostituto Umberto Monti. A disporlo il gip Carlo Cavaresi, che il 19 luglio lo fa arrestare. Per il primo giudice che lo spedisce dietro le sbarre, Parolisi avrebbe ucciso la moglie Melania Rea a causa della situazione che si era creata con l’amante. La misura cautelare in carcere sarà confermata dalla Corte di Cassazione il 28 novembre del 2011: a 7 mesi dal delitto la prima sezione penale della Suprema Corte respinge il ricorso presentato dalla difesa del caporalmaggiore che chiedeva di ribaltare l’ordinanza del Tribunale del Riesame dell’Aquila. Giudicato con rito abbreviato, concesso il 12 marzo del 2012 dal giudice Marina Tommolini, Parolisi viene condannato all’ergastolo il 26 ottobre del 2012. Il massimo della pena, con isolamento diurno. Il giudice gli commina anche tutte le sanzioni accessorie, compresa la perdita della patria potestà genitoriale, stabilendo inoltre il pagamento di una provvisionale di un milione a favore della figlia Vittoria e di 500mila euro per i genitori di Melania. Ieri la sentenza d’appello. Che non ha ribaltato quella di primo grado come speravano i legali di Parolisi. Anzi, ieri l’intervento del legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, è stato decisivo e incentrato su alcune prove per smontare le repliche della difesa. In udienza, come ha poi raccontato lo stesso Gionni, è stato mostrato un video che mostra Parolisi sullo stesso luogo del delitto mentre dondola la figlia Vittoria con gli stessi abiti di quel triste 18 Aprile, una video chat con l’amante Ludovica, nella quale i due si mostrano reciprocamente le parti intime, ma soprattutto un filmato del 20 Aprile, giorno in cui è stato ritrovato il cadavere di Melania, nel quale sono evidenti macchie di sangue rappreso che secondo la difesa di Salvatore potrebbero aver dato vita a quell’impronta sullo chalet che potrebbe dimostrare l’innocenza dell’ex caporalmaggiore. Gionni ha invece spiegato che i militari della scientifica si sono addirittura sporcati i guanti con quel sangue e che quindi quell’impronta può avere quel tipo di origine. La chat hard con Ludovica è stata mostrata, ha spiegato Gionni ai giornalisti, per contestualizzare la lettera prodotta dalla difesa di Parolisi nella quale Salvatore dice alla moglie di volerle bene: la chat precede di soli quattro giorni la lettera spedita alla moglie. Stanchi e provati, i familiari di Melania sono già Somma Vesuviana, partiti ieri sera subito dopo la fine del processo, per raggiungere la piccola Vittoria che era rimasta a casa con fidati parenti. A lei, un giorno, dovranno raccontare tutta questa vicenda che l’ha privata di entrambi i genitori. La battaglia legale però non termina qui. Parolisi ha già fatto sapere tramite i suoi legali di non trovare giusta la sentenza e del resto non ha mai smesso nemmeno un attimo di urlare, anche dal carcere, la sua innocenza. «Noi non arretriamo di un millimetro – ha detto il suo avvocato Walter Biscotti – vediamo come le sentenze possono essere capovolte anche all’ultimo grado di giudizio, aspettiamo la Cassazione e aspettiamo di capire come la Corte ha motivato. Impugneremo la sentenza in Cassazione, si va avanti».

Il pozzo e il piennolo

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Prendiamo spunto dal titolo del racconto di E.A. Poe per sintetizzare il baratro dove sta sprofondando San Sebastiano, la cittadina considerata il fiore all’occhiello del Vesuviano. L’occasione ce l’ha offerta un fazioso servizio del GR regionale.

Orbene, quando si decide di muovere una critica all’amministrazione pubblica del proprio paese, lo si fa, almeno dal canto nostro, per spronare questa a svolgere meglio il compito da noi assegnatole, ma è evidente che quest’istanza non sempre ottiene i risultati auspicati o viene fraintesa se non addirittura inascoltata. Ovviamente non facciamo riferimento esclusivo alle nostre catilinarie ma anche a quella voce congiunta della cittadinanza attiva, quella che è stufa della solita solfa della “piccola Svizzera”.

Il nostro sindaco è stato negli ultimi anni attaccato da una vivace opposizione e spesso a ragion veduta, ma l’impressione che se n’è avuta è che l’effetto di tanta sollecitazione non sia stato altro che un arroccarsi, da parte della maggioranza, sulle proprie, strenue e stantie posizioni. La reazione, scaturita per i tanti attacchi, anche mediatici, vedi quello della populista Arena di Giletti, è stata quella di un servizio del TGR Campania, che in maniera alquanto acritica e partigiana, esalta la San Sebastiano che forse è stata e che sicuramente oggi più non è.

È chiaro che non c’è peggior sordo e peggior cieco di chi vuol far finta di non sentire e non vedere e così è stato ed è ancora oggi all’ombra del Vesuvio, dove da anni, in virtù della clientela e in forza dello sfacelo dei comuni limitrofi non s’è voluto vedere ciò che purtroppo era evidente anche qui. La rendita infatti, quella costruita alacremente, quella del piccolo e più o meno ordinato paese, andava gradualmente assottigliandosi col trascorrere degli anni. Fin quando si potrà andare avanti di questo passo? Quanto durerà ancora l’eredità del passato?

Ecco perché se ti faccio un servizio su San Sebastiano, dall’alto di una terrazza, non sarà solo per il panorama ma anche perché è meglio mantenere le distanze da ciò che non si vuol vedere. Ma ovviamente la nostra critica al servizio giornalistico non finisce qui, l’inviato infatti esalta il verde e la pulizia locali ma a noi, noi che qui ci viviamo, è chiaro che tutto questo non basta, in primis perché il nostro verde non è spesso accessibile e poi perché è un contesto in serio pericolo di degrado. Il verde pubblico di San Sebastiano è identificabile, tra l’altro, con una villa comunale chiusa quasi tutto l’anno, sporca, pericolosa e in parte donata alla curia.

Un’altra caratteristica del verde locale sono i pini, quelli che una volta si piantavano con poco avveduta solerzia e che adesso, con altrettanto zelo, si tagliano o si permette una sorta di fai-da-te a chi è stufo di vederseli davanti. L’usanza poi che vorrebbe un pino per ogni nuova casa è chiaramente anacronistica, visto che a San Sebastiano, in teoria, non si può più costruire. Ed ancora, i vari fondi che punteggiano il paese, quelli che potrebbero essere il polmone verde dello stesso, altro non sono che un ricettacolo di rifiuti, senza parlare di quando sono vere e proprie discariche come quelle in via Panoramica Fellapane, proprio vicino a quella panoramica terrazza e in pieno Parco Nazionale; e meno male che il nostro sindaco è il presidente della Comunità del Parco (per quel che possa ancora servire tale strumento)!

Infine, il nostro sentiero del Parco. Dove, quello che le coppiette risparmiano, ci pensano ad insozzarlo tutti coloro che dimenticano la decenza e il rispetto per la cosa pubblica e il suo intrinseco valore naturalistico, sversandovi rifiuti di ogni genere, eternit compreso. Alla faccia dell’ “intrinseco connubio tra comunità e ambiente” tanto esaltato dal video.

L’apologetico e affamato giornalista, ha inoltre sottolineato, nel suo servizio, alcune attività sportive che si svolgono nel Parco e chissà perché, accostando queste a San Sebastiano; sta di fatto però che alcune di queste, sono addirittura vietate dallo stesso regolamento del Parco Nazionale e mi riferisco in particolare all’uso dei cavalli lungo la sentieristica ufficiale, ma è evidente che nella cittadina della legalità, tutto questo, oltre che possibile è anche normale.

È normale come il fatto che a San Sebastiano si compiano abusi edilizi e con buona pace del cronista, le superfetazioni, quegli aumenti di cubatura estemporanei e repentini, regnano ovunque nel paese del santo martire, solo che nessuno ci fa più caso, un po’ per abitudine e un po’ per convenienza. E i nostri monumenti? La villa vanvitelliana, segnalata dal distratto giornalista, quella di via Figliola, altro non è che un bell’involucro esterno, che racchiude però un complesso insieme di abusi edilizi, una perfetta metafora del paese.

E poi c’è la raccolta differenziata. Ordunque, a me fa piacere che il comune sia stato insignito più volte del titolo di riciclone, da una più che generosa Legambiente, ma di quelle belle percentuali, che talvolta hanno sfiorato il settanta per cento di differenziata, e di quei titoli, noi, non sappiamo che farcene, soprattutto quando camminiamo per strada e vediamo il rifiuto differenziato lungo il marciapiede o quando ci imbattiamo lungo le discariche se decidiamo di andare a fare una passeggiata “ecologica”.

E i nostri prodotti locali? Il nostro vino, la nostra uva, il nostro pane, le nostre albicocche e poi il nostro oro rosso, i nostri pomodorini, quelli del piennolo, forse solo con questi ci si salverà, dal crinale sul quale sta scivolando questo paese senz’anima, sarà con questi prodotti e forse con quegli artigiani che li curano e li lavorano e che ci legano ancora realisticamente alla nostra terra, che ci salveremo, questo sì, ma senza orpelli di sorta, come quello di una svilita legalità, quella riproposta come un marchio di fabbrica, messa in ogni salsa, come elemento essenziale per inzupparci il proprio pane, duro e scuro come il dubbio.

IL VIDEO COMPLETO DEL GR3

Nola, il ritorno dell’Università Parthenope con due nuovi corsi

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Federico Alvino annuncia la ripresa delle attività didattiche a Nola. Un ritorno che non vuole essere temporaneo: “Vogliamo riportare almeno un corso di laurea triennale sul territorio nolano”.

Sembrava un addio quello tra l’Università Parthenope e la città di Nola, invece lo scorso 27 settembre è stata ufficialmente annunciata la ripresa di alcune attività didattiche nella sede bruniana dell’ateneo.

Un corso di formazione in "Principi delle Scienze Giuridiche" dedicato a diplomati e la scuola di specializzazione per le professioni legali, queste le novità proposte dal rettore Claudio Quintano a quasi 2 anni di distanza dal trasferimento della facoltà di giurisprudenza, nel frattempo rinnovata in dipartimento secondo le ultime disposizioni ministeriali, nel nuovo plesso di Napoli in via Monte di Dio, Palazzo Pacanowsky. Una scelta forzata per gli organi di ateneo, indotta dagli ingenti costi di gestione delle strutture nolane, di proprietà e in fitto, come i locali del Teatro Umberto e del Multisala Savoia. Una scelta che suscitò polemiche da parte dei numerosi studenti che quotidianamente frequentavano le aule di piazza Giordano Bruno, per le quali si richiese il sostegno delle amministrazioni comunali, in primis quella di Nola, affinché il territorio non perdesse una risorsa culturale ed economica come l’università.

Dopo una serie di tavoli di incontro e riflessioni pubbliche tra università, istituzioni locali e studenti, si pervenne a un nulla di fatto. Con la presentazione dei nuovi bandi di iscrizione proposti dal dipartimento di giurisprudenza della Parthenope, si riapre dunque una partita che sembrava vinta, come annuncia il direttore Federico Alvino: «Due anni fa abbiamo dovuto interrompere le attività didattiche per razionalizzare spese che si erano rivelate insostenibili, oggi riprendiamo con 2 corsi rivolti a un’utenza ridotta ma molto qualificanti. Il corso di formazione in Principi delle Scienze Giuridiche offrirà un titolo finito ai diplomati con la possibilità di vedersi riconosciuti crediti formativi per insegnamenti universitari affini e allo stesso tempo potrà rappresentare un corso di perfezionamento per lavoratori già impiegati nella pubblica amministrazione».

«La scuola di specializzazione, per la quale il Ministero ci ha concesso l’autorizzazione lo scorso luglio, è invece rivolta a 30 laureati e prevedrà il doppio indirizzo giuridico-forense e notarile – sottolinea Alvino – Scegliendoci di posizionarci a Nola e privilegiare così il nostro tradizionale bacino di interesse con un’opportunità per la quale altre università in Campania hanno fatto richiesta invano, vogliamo rafforzare i rapporti con il distretto giudiziario provinciale e sviluppare le occasioni formative dei nostri studenti».

Mentre sono in corso le iscrizioni ai 2 nuovi percorsi didattici, si prospetta l’eventualità di una presenza continuativa dell’ateneo su Nola, che lo stesso Alvino caldeggia: «Ci auguriamo che questa iniziativa non rimanga un episodio. Il Comune di Nola, a differenza che in passato, si è mostrato molto sensibile in questa occasione e speriamo che dia una mano a noi e alla Procura, con cui condividiamo il Palazzo del Fascio, a trovare i locali idonei al proseguimento delle attività universitarie. Ipotizzando di poter utilizzare tutta la struttura di piazza Giordano Bruno, di cui godiamo comodato d’uso perpetuo, potremmo riportare un corso di laurea triennale nel territorio nolano».

Torna il Napoli film Festival

Fino al 6 ottobre proiezioni al Metropolitan ed incontri all’istituto francese.

Da Francesca Neri a Sergio Rubini, ricco parterre di ospiti atteso per la quindicesima edizione del Napoli Film Festival, in città fino al 6 ottobre, a cui si aggiunge anche Giancarlo Giannini.

L’attore e doppiatore ligure ma d’adozione partenopea, sarà il protagonista degli incontri ravvicinati di giovedì sera al cinema Metropolitan, sezione del festival che sarà inaugurata la sera prima dal regista napoletano Vincenzo Marra con "Il gemello". In particolare Marra, di cui la rassegna proporrà diversi lavori, la mattina di mercoledì alle 10 sarà anche il secondo ospite di "Parole di cinema", le lezioni condotte da Augusto Sainati all’Istituto francese in via Crispi tutti i giorni fino al 6 ottobre. Il 3 ottobre, invece, la rassegna napoletana accoglierà Giancarlo Giannini, che racconterà il suo lungo percorso artistico al pubblico attraverso un viaggio nei suoi film, tra clip e aneddoti.

A seguire, il 5 ottobre sbarca al Napoli Film Festival Francesca Neri che si racconterà al pubblico in sala e, complice la retrospettiva dedicata dalla rassegna napoletana a Bigas Luna, proporrà al pubblico "Le età di Lulù". Il 6 ottobre, infine, sarà Sergio Rubini l’ospite ad incontrare gli appassionati napoletani in sala nella serata finale al Metropolitan. Il Napoli Film Festival offrirà come sempre una settimana unica a tutti gli appassionati di cinema: i più giovani avranno la possibilità di scoprire per la prima volta sul grande schermo i capolavori di grandi maestri come Federico Fellini, Ernst Lubitsch e Luis Bunuel e di riscoprire i film di Bigas Luna; i più grandi vivranno invece un piacevolissimo amarcord, grazie a quelle emozioni senza tempo che solo il cinema riesce a regalare.

Le retrospettive dedicate ai quattro grandi maestri saranno durante la settimana, declinate secondo una programmazione che coinvolgerà l’Institut Français Napoli, l’Istituto Cervantes e il Cinema Metropolitan.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA

Il TAR del Lazio sentenzia deroghe al sostegno

Il tribunale amministrativo del Lazio ha decretato: le sentenze valgono anche per gli anni precedenti.

Risale al 2010 la sentenza n. 80 della Corte Costituzionale che stabilisce, in base all’art. 3 co 3 della L. 104/92, il dovere di attribuire ore di sostegno scolastico in deroga lì dove siano presenti situazioni di particolare gravità.

Da quel giorno, si è registrato un incremento dei ricorsi presentati dalle famiglie di alunni disabili ai tribunali amministrativi. In tutti i casi dove i ricorsi sono stati presentati, davanti ad una evidente e certificata patologia, l’assegnazione di ore di sostegno in deroga è andata in porto. Anche se, nei mesi scorsi, è stato raggiunto un ulteriore e notevole risultato.

All’interno della Sentenza Breve 7783/13 del 31 luglio scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha deliberato che tale provvedimento vale anche per gli anni successivi al suo pronunciamento. È precisato, infatti, all’interno della sentenza, che nel caso in cui l’attestazione di grave disabilità dell’alunno provenga da una minorazione non peggiorativa, essa può valere anche per richieste effettuate negli anni successivi al ricorso e per l’intero percorso scolastico frequentato.

Salvatore Nocera, Responsabile dell’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio Scolastico sull’Integrazione dell’AIPD Nazionale, ha dichiarato: "è interessante ed innovativa rispetto alla Sentenza del Consiglio di Stato n° 2231/10 secondo la quale invece, potendosi avere dopo la decisione delle variazioni sulla situazione di gravità, le sentenze dei TAR sulle deroghe per il sostegno debbono valere esclusivamente per l’anno scolastico per il quale sono pronunciate". Grazie all’introduzione di questa decisione che evita ulteriori costi per successivi ricorsi ci si augura che la tendenza assunta venga confermata anche da altre disposizioni dei TAR.
(Fonte foto: Rete Internet)

Scriveteci al seguente indirizzo di posta elettronica: mobasta2012@gmail.com

LA RUBRICA

Acerra, l’allarme degli ambientalisti: “Visite guidate a rischio”

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L’associazione di volontariato “Guardie Ambientali” denuncia la pericolosità delle iniziative a carattere storico e culturale nelle campagne avvelenate.

“Non si tratta solo di visite a carattere storico e culturale. I tour guidati che sono stati organizzati dal Comune e da alcune associazioni cittadine hanno soprattutto un carattere ambientale. Si tratta di iniziative ecologiche. Più che lodevoli in linea di principio ma del tutto sbagliate sotto il profilo concreto perché chi le gestisce porta in bicicletta i cittadini di Acerra nelle zone del territorio più contaminate, quelle più inquinate in assoluto dall’ecomafia”.

La denuncia da brivido è del giovane ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, da sempre molto impegnato sul fronte dell’avvelenamento del territorio. Cannavacciuolo si scaglia contro le ultime iniziative del Comune, le visite guidate alle rinate sorgenti del Riullo, un antico ruscello della zona che scorre nel bosco di Calabricito, l’area che secondo l’Arpac è la più inquinata della zona. “E’ assurdo portare lì centinaia di persone ogni fine settimana – aggiunge Cannavacciuolo – quando quella zona è ancora zeppa di rifiuti tossici. Si mette in pericolo la salute delle persone”.

“Alla commissione regionale anticamorra – racconta ancora l’esponente delle Guardie Ambientali – l’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha comunicato che non solo la discarica di Calabricito presenta valori elevatissimi di diossina e di metalli pesanti ma anche tutti i terreni limitrofi alla discariche presentano contaminazioni mille volte superiori ai livelli tollerabili per legge. E qui ci coltivano pure , ma nessuno fa niente”.

Somma, Allocca “moltiplica” le deleghe. Sette assessori e otto consiglieri delegati

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L’esecutivo allargato ha le caratteristiche di una “furbata” del sindaco per blindare, con compiti istituzionali una maggioranza già in crisi a pochi mesi dalle elezioni.

Una vera e propria tribù di consiglieri delegati. Il sindaco Allocca ha definitivamente passato un colpo di spugna sulla crisi, non solo esaudendo la richiesta della terna di consiglieri critici (Di Palma, Sommese, Esposito), di azzerare l’esecutivo, ma allargando allegramente la squadra di governo nominando sette assessori, silurandone solo uno (Rea) e assegnando altre deleghe ad otto consiglieri comunali.

Stamattina in consiglio comunale, tolte le interrogazioni consiliari, ha tenuto banco proprio il sindaco che, dopo aver illustrato il suo programma di governo per i prossimi cinque anni, ha sorpreso minoranza e pubblico presente annunciando la sua giunta allargata all’avanguardia. Sette assessori e otto consiglieri con delega. Allocca ha tenuto il bilancio, ma ha concesso al riconfermato vicesindaco Salvatore Di Sarno la Polizia Municipale, compito delicatissimo. La prof. Angela Carcaiso, l’assessore casertano che tante polemiche ha suscitato (quota Noi Sud) riavrà la Cultura. Tommaso Granato le politiche sociali, quelle giovanili e la protezione civile. All’architetto Carlo Esposito, cittadino della vicina Pollena Trocchia, va l’urbanistica mentre i Lavori Pubblici saranno del già un tempo assessore Pietro Corcione (quota Forza Somma).

A Maria Caroprese, la pubblica istruzione e ad Antonio Bucci le attività produttive. Sette assessori. Ma deleghe importanti sono state assegnate, evidentemente nell’ottica di una ricomposizione della maggioranza dopo l’ormai proverbiale «assalto alla diligenza» ad opera dei tre consiglieri dissidenti di Forza Somma, ad otto consiglieri comunali. L’ambiente torna nelle mani di Lello Angri che è e resta consigliere ma svolgerà i compiti che erano stati suoi nel secondo mandato di Allocca. Gennaro Bottino, Nunzia Pirozzi e Alessandra De Siervo, eletti in Alleanza per Somma avranno rispettivamente le deleghe a cimitero, parcheggi e viabilità, e pari opportunità.

Il contenzioso va a Vittorio De Filippo. Per Forza Somma, il sindaco Allocca ha addirittura creato dal nulla una delega evocativa di usi e costumi locali: a Lucia Iovino vanno i trasporti, ma anche la neonata competenza di «Tradizioni e Mestieri»; a Lucia Di Pilato le periferie, all’insegnante Luisa Prisco i rapporti e la promozione delle attività legate alla pubblica istruzione. Insomma, alle spalle le rivendicazioni e la crisi, mai chiarita pubblicamente e largo ad un esecutivo che, come in una grande «famiglia allargata» lavorerà fianco a fianco con delegati consiglieri. Dall’opposizione, con interventi di Vincenzo Piscitelli (Pdl) sono arrivati dubbi sulla correttezza normativa di tali nomine, ma il sindaco ha spento a monte ogni illazione chiarendo: «Abbiamo verificato e siamo perfettamente in linea con le norme di legge».

Intanto i consiglieri Pd hanno annunciato la richiesta di chiarimenti in merito, così come quella di un’assemblea pubblica per informare la città sulla situazione politica pre e post crisi. E sul web si diffondono interpretazioni satiriche sull’operato di Allocca, c’è chi lo ha raffigurato nelle vesti di un novello «moltiplicatore di pani e pesci». Un «miracolo» evidentemente, per ora, riuscito.

Fondi Ue: stati generali della Cgil a Pomigliano

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Domani pomeriggio i vertici regionali del più grande sindacato italiano confluiranno nella città delle fabbriche per un seminario sulla problematica dell’utilizzo dei finanziamenti europei.

L’importante appuntamento è stato organizzato da Salvatore Velardi, responsabile della Camera del Lavoro territoriale del comprensorio Nola-Pomigliano, e punta sulla questione, più che attuale, del mancato utilizzo dei finanziamenti europei destinati alle aree bisognose di sviluppo.

“La programmazione dei fondi europei 2014/2020 – scrive nel suo comunicato la Cgil comprensoriale – impone a tutti i soggetti sociali, economici e politici una riflessione attenta sugli strumenti della programmazione economica regionale e sui risultati sino ad oggi conseguiti. In particolare – aggiunge il sindacato – diventa necessario l’avvio di una serie di approfondimenti per individuare strumenti e priorità della nuova programmazione. Questo tipo di analisi aiuterà anche ad avviare una prima riflessione, naturalmente non esaustiva, sugli obiettivi che, a livello territoriale, bisognerà porsi con particolare riferimento alle ricadute sul mondo del lavoro”.

Tutto questo sarà oggetto di un seminario che la Cgil di Nola-Pomigliano ha organizzato per domani, primo ottobre, alle ore 15, nella sala Dora Costa della sede territoriale di Pomigliano. Al seminario parteciperanno alcuni dei più importanti esponenti regionali del sindacato diretto da Susanna Camusso: Gianni Nughes, segretario dell Cgil di Napoli, Nando Santoro, della CdLM di Napoli, Alfonso Viola, segretario regionale del Cgil Campania e Federico Libertino, segretario generale della CdLM di Napoli.

Sant’Anastasia. SOS sicurezza in via Marconi

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I residenti della zona denunciano la pericolosità di alcuni tombini delle fogne spaccati. Il vicesindaco Romano: “A breve verranno sostituiti con quelli nuovi, fatti fare su misura perchè non più in commercio”.

In via Guglielmo Marconi lo stato di mantenimento dei tombini per le fognature pubbliche è tutt’altro che impeccabile come fanno notare le segnalazioni di alcuni cittadini.

Abbiamo osservato che lungo l’arteria a senso unico diversi chiusini si presentano danneggiati (foto) e dunque molto pericolosi per pedoni ed automobilisti. Secondo quanto dichiaratoci da alcuni residenti della zona, la rottura dei tombini si è verificata a seguito della «pulizia degli alvei effettuata circa tre settimane fa». «Qualche pedone distratto potrebbe farsi seriamente male così come pure le auto parcheggiando potrebbero subire danni agli pneumatici. Riteniamo necessario un pronto intervento da parte dell’amministrazione Esposito prima che ci siano seri danni a persone o cose. Abbiamo anche sollecitato i Vigili che hanno annotato il disagio ma da allora nulla è cambiato».

Durante l’assise comunale dello scorso 11 luglio, fu approvato il programma triennale delle opere pubbliche che prevede diversi interventi su strade e strutture della città, tra i quali anche la sistemazione di strada e marciapiedi di via Marconi, per una cifra stimata che si aggira intorno ai 285mila euro. Sulla questione abbiamo ascoltato il vicesindaco Vincenzo Romano che al nostro giornale ha dichiarato testuale: «Abbiamo già preso in considerazione tale problema da tempo. Si tratta di vecchi tombini non più in commercio ed abbiamo provveduto a farli fare su misura da una ditta».

Ancora incerti i tempi di consegna dei nuovi tombini ma Romano rassicura: «Appena pronti provvederemo a sostituirli. Non sappiamo dire con certezza quando ma ciò accadrà presto».