Arriva a Napoli il cinema di Venezia

Per cinque giorni, dal 16 al 20 ottobre, appuntamenti con registi e attori che svelano i segreti del cinema.

Proiezioni in anteprima nazionale, conversazioni con registi e attori, tè pomeridiani da gustare al centro storico e attese per capolavori restaurati. Napoli sarà finalmente protagonista di un’avventura cinematografica, al pari di Roma e Milano, che da molti anni già godevano di rassegne simili, condivise con i maggiori festival nazionali o internazionali.

"Venezia a Napoli – il cinema esteso" è infatti un progetto in collaborazione con la direzione cinema del MiBac che per la terza edizione consecutiva porta a Napoli dal 16 ottobre, per cinque giorni, titoli presentati, in concorso e non, alla recente Biennale del cinema di Venezia. Storie che raccontano il mondo contemporaneo attraverso solitudini e risate, frammenti esotici e scene crudeli, secondo una programmazione coordinata da Antonella Di Nocera. Otto sono le sale coinvolte nella manifestazione – Academy Astra, Filangieri, Pierrot, La Perla, Modernissimo, Metropolitan, auditorium Tan, Vittoria – grazie alla partnership tra Agis Campania, Parallelo 41 produzioni, Arci Movie, Coinor Federico II, Film commission e gli istituti di cultura Cervantes, Goethe e Grenoble, con il patrocinio del Comune.

Ad inaugurare il cartellone, mercoledì 16 alle 10 al Modernissimo la proiezione in digitale del restauro de "Le mani sulla città" di Francesco Rosi (replica alle 16.30), con l’ intervento del registae di Emiliano Morreale, conservatore della Cineteca nazionale. A seguire, Rosi discuterà con alcuni studenti sui temi del film. Alle 15.30 allo Spazio Nea un incontro con i registi Daniele Gaglianone e Robin Campillo, che rispettivamente alle 21 al Pierrot e alle 20 al Filangieri introdurranno i loro film: "La classe" e "Eastern Boys".
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA

Pomigliano, l’Asl apre una struttura e poi minaccia la chiusura di un’altra

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Appena quattro giorni fa è stato inaugurato il centro ascolto lavoratori. Ora però c’è in cantiere la chiusura dell’unità operativa di salute mentale. La protesta degli operatori.

Sono passati 35 anni da quando a Pomigliano fu realizzato uno dei primi centri di igiene mentale della Campania. La scorsa settimana la città delle fabbriche ha anche visto sorgere un’altra struttura innovativa: il primo centro di ascolto regionale per i lavoratori finiti in grave difficoltà a causa della crisi.

Ora però, come nelle più classiche storie paradossali, Pomigliano rischia di perdere proprio l’unità operativa di salute mentale che da decenni si trova nel territorio delle grandi fabbriche e che aveva promosso l’istituzione del centro di ascolto per i lavoratori, dislocato a un chilometro di distanza, in un edificio del comune di Pomigliano. L’allarme è stato lanciato dagli stessi operatori dell’Asl. La sensazione è quella di una città in fase di smantellamento. Pomigliano infatti è stata sede legale della ex Asl Napoli 4, che è scomparsa nell’ambito di un contraddittorio accorpamento, voluto dalla Regione nel 2009. Intanto qui c’è il rischio di perdere un altro pezzo notevole della sanità pubblica. Ieri mattina nell’Unità operativa di salute mentale in pericolo c’è stata l’ assemblea degli operatori, medici, infermieri, amministrativi, assistenti sociali.

Con loro don Aniello Tortora, parroco della chiesa del Rosario e responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola. Obiettivo dell’assemblea: la salvaguardia dei servizi di psichiatria nella città di Pomigliano. C’è un atto aziendale dell’Asl Napoli 3 sud che prevede il trasferimento dell’unità di salute mentale, ubicata in via Pirozzi, nei pressi di una nota clinica, in quel di Marigliano, nella sede dell’ex ospedale, dove c’è già un centro di riabilitazione mentale e dove l’asl sta ultimando i lavori di ristrutturazione. Il trasferimento determinerebbe la scomparsa dalla città delle fabbriche di una serie di servizi dedicati alla cura delle malattie mentali. Eccoli: il Csm (centro di salute mentale), il Dh territoriale (day hospital), il centro per le accoglienze delle crisi d’urgenza e il serivizio h24, struttura sempre aperta in via Pirozzi, tutto l’anno.

Ma con la ristrutturazione, deliberata dall’Asl, a Pomigliano sopravvivrebbero soltanto funzioni di base, come, per esempio, le attività ambulatoriali. “Proprio mentre la crisi azzanna le fabbriche e le attività commerciali, determinando gravi conseguenze sulla salute mentale dei cittadini del territorio, e proprio quando la stessa unità di salute mentale promuove la creazione del nuovo centro di ascolto, l’asl decide lo smantellamento del presidio pomiglianese secondo una logica poco chiara, priva di programmazione complessiva e senza prevedere alcun confronto con il sindacati ”: è quanto sostengono Sabatino Buglione, segretario aziendale della Cgil Funzione Pubblica dell’Asl Napoli 3 sud, e Salvatore Sannino, segretario provinciale della Cgil Funzione Pubblica di Napoli.

“Non possiamo permettere che Pomigliano diventi un cimitero”, aggiunge don Aniello Tortora. La decisione dell’Asl Napoli 3 sud è stata presa per tagliare i costi gestionali dei servizi. L’unità operativa di salute mentale di Pomigliano si trova infatti in uno stabile preso in affitto da un privato. Da qui l’esigenza di tagliare la spesa. Nel frattempo il comune di Pomigliano ha offerto all’azienda sanitaria un edificio, “villa Siani”. Ma esistono anche locali disponibili nella ex sede dell’Asl Napoli 4.

Somma Vesuviana. Via Malatesta, un sentiero di guerra

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Buche, voragini e il cantiere fermo dell’Anas: a cominciare da via Malatesta immagini di degrado e di abbandono. Fotogallery

Il maltempo di qualche giorno fa ha amplificato tutte le vecchie criticità del manto stradale di alcune strade del territorio, una tra tutte quella di via Malatesta. I residenti di questo lungo tratto di strada, che confina con la vasta zona periferica di via Cupa di Nola, sono ai limiti dell’ esasperazione e chiedono che l’amministrazione intervenga in maniera definitiva e risolutiva. Buche, voragini, calcinacci e un perenne scolo di acqua che non si capisce esattamente da dove provenga, rendono il percorso impraticabile e pericoloso sia ai pedoni che alle auto. Tra l’altro, lungo via Malatesta campeggia da oltre due anni il cantiere per il raddoppio della 268, un cantiere da tempo fermo divenuto ormai meta preferita per gli sversamenti illeciti di rifiuti.

E’ bastata qualche ora di pioggia per rendere ancora più impraticabile la strada e più profonde le buche che, inesorabilmente, inghiottiscono le ruote delle auto creando malumori e tensioni tra i residenti. “Basta con i soliti rappezzi, l’amministrazione intervenga subito e in modo definitivo. Questa strada è diventata un vero e proprio percorso di guerra”. Questo il grido esasperato dei residenti che non sono più disposti a sentire solo chiacchiere né “la barzelletta della mancanza di fondi: basta! Solo un mese fa abbiamo pagato una pesante tassa tares o servizi comunali: dove sono questi servizi? Anche le strade di Beriut sono migliori di quelle di Somma!”

Altrettanto inferociti i residenti di via Vignariello, vasta e popolosa zona periferica a valle di Somma, interessata da tempo da lavori fognari e ostruita da un grosso cantiere che proprio pochi gironi fa è strato sottoposto a sequestro per smaltimento illecito di materiali di risulta. “Siamo letteralmente prigionieri nelle nostre case. È una vergogna! Quando piove siamo praticamente in trappola. Oltre alle buche e alle voragini, a causa dell’incompetenza e della superficialità della ditta che stava effettuando i lavori e di chi dirige i Lavori Pubblici, ci hanno chiuso anche la strada”. Il giudizio della gente del posto, orami stanca ed esasperata, è duro ed inequivocabile.

Indotto Ansaldo, disastro occupazionale: 200 licenziamenti

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Storia della Simmi di Acerra. Dalla costruzione della metropolitana di Milano ai licenziamenti e alla chiusura definitiva di oggi.

Un dramma che si sta consumando in silenzio e che per questo appare irreversibile. La Simmi, indotto Ansaldo, ha spedito infatti le lettere di licenziamento a tutti i suoi operai e tecnici, 200 lavoratori, molti dei quali altamente specializzati.

Dipendenti che si sentono beffati. La decisione dell’azienda è stata presa prima che scadesse la cassa integrazione, il cui termine è stato fissato al 9 novembre. Una situazione occupazionale da brivido. Finora in Campania il provvedimento più duro in questa direzione era stato preso dalla Fiat, che mercoledì 9 ottobre ha deciso di spedire 421 lettere di licenziamento a casa degli operai della Irisbus, lo stabilimento di autobus fatto chiudere nel 2010. E ora è ancora una volta il settore metalmeccanico a pagare il prezzo più alto della crisi, con la seconda batosta occupazionale e produttiva di quest’autunno caldo.

Una vicenda zeppa di ombre. Il 27 luglio di quest’anno il tribunale di Nola ha emanato la sentenza di fallimento della Simmi. La magistratura civile ha accertato una situazione gravissima per l’azienda dell’imprenditore di Pomigliano Carmine Bassolino (solo omonimo del più noto Antonio, ex governatore della Campania). Un’impresa ad alto valore aggiunto, la Simmi, tutta “made in Naples”. Non solo cablaggi. Ad Acerra sono stati costruiti anche i vagoni della nuova metropolitana di Milano. Il declino dell’azienda napoletana è stato segnato due anni fa dall’improvviso dirottamento al nord, in Emilia, delle commesse fino ad allora assegnate dalla capofila Ansaldo, l’azienda di Finmeccanica che a Napoli, in via Argine, produce treni e che a sua volta si trova in difficoltà.

Clamoroso il caso scoppiato a giugno della cancellazione di ordini da mezzo miliardo di euro da parte dei governi di Belgio e Olanda. Mentre ora si parla di una vendita dell’azienda di Finmeccamica ai colossi coreani del settore. A ogni modo un intero pezzo dell’industria ferroviaria italiana è saltato e il suo naufragio sta creando l’ennesimo dramma occupazionale nell’hinterland napoletano. Nel tentativo di impedire la loro definitiva estromissione dal mondo del lavoro le tute blu dell’indotto Ansaldo hanno messo a segno una valanga di manifestazioni, blocchi stradali, cortei, occupazioni dello stabilimento. Una volta hanno anche bloccato, per ore, tutti i treni in partenza dalla stazione centrale di Napoli.

Ma non c’è stato niente da fare. La proprietà della Simmi nel frattempo è scesa sul piede di guerra contro Ansaldo: c’è una lite giudiziaria, sia civile che penale, intentata dai legali della Simmi. Nella denuncia gli avvocati dell’azienda scrivono di “ordini fantasma imposti, di false fatturazioni che avrebbero consentito di utilizzare a piacimento la manodopera dell’impresa acerrana”. L’avvocato Lucio Sena, del foro di Nola, sostiene che il tutto sarebbe stato commesso attraverso ripetuti atti di prepotenza esercitati dalla committente.

Sena per conto della Simmi ha chiesto, a giugno, un risarcimento danni di 51 milioni di euro per il dirottamento al nord delle commesse per lungo tempo lavorate nell’impianto acerrano. Ma si tratta di accuse tutte da provare. Del caso si sta occupando il pubblico ministero di Nola Ciro Capasso.

Nola. Biancardi: “Non ci fermeremo”, cade la proposta di dimissioni presentata dall’opposizione

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Durante il consiglio comunale sulla gestione finanziaria dell’ente, i consiglieri di opposizione invocano l’intervento della prefettura. Il sindaco annuncia il riordino delle dirigenze.

Le dimissioni di tutta la compagine amministrativa e l’intervento della prefettura. Al consiglio comunale convocato a seguito di una loro richiesta, i sette consiglieri di opposizione al comune di Nola hanno portato questa proposta che, pur tra animate discussioni, non è giunta al vaglio del voto.

Sostenendo che questa fosse la decisione giusta da prendere nell’attesa che venga fatta luce sul caso Mandatopoli, a soli sette mesi di distanza dal rinnovo dell’amministrazione, l’opposizione ha chiesto ragguagli sulla gestione finanziaria dell’ente durante l’assemblea di questa mattina. "Vogliamo chiarezza, la città ha bisogno di essere informata – ha esordito Chiara Ruocco, capogruppo di Città Viva – con in corso l’indagine dei falsi mandati e il fuggi-fuggi generale delle responsabilità, c’è bisogno di affrontare in chiave generale la questione finanziaria". I debiti fuori bilancio, ereditati a partire dall’anno 2003 e scoperti lo scorso mese di agosto, il ruolo dei consiglieri, le responsabilità dei dirigenti, questi i temi su cui ha argomentato l’opposizione.

"Ci troviamo in una situazione finanziaria terribile – ha affermato Raffaele Giannini, in consiglio per Nola ai Nolani – in un contesto come questo dovremmo impegnarci tutti ventiquattro ore su ventiquattro, invece i nostri dirigenti, anche per un sovraccarico di impegni, non hanno assicurato una gestione consona". Le dimissioni del consiglio comunale, a partire dalle sette, già favorevoli, dell’opposizione è stata la proposta ultima, avanzata da Franco Ambrosio, capogruppo di Etica e politica: "Questa situazione è gravosa per tutti i cittadini e noi non siamo adeguati a fronteggiarla. Ci dobbiamo dimettere e lasciare il posto ai funzionari della prefettura". Un’ipotesi rifiutata dalla maggioranza e dallo stesso sindaco e interpretata come un fuggire dalle proprie responsabilità.

"Noi non ci fermeremo – ha affermato il sindaco Biancardi nel suo intervento – non vogliamo nascondere alcunché, anzi vogliamo sia fatta assoluta chiarezza. All’indomani della scoperta dello scorso 27 agosto nell’ufficio ragioneria, ho presentato io stesso la denuncia alla procura della repubblica". Quanto alle accuse di inefficienza mosse sul personale di dirigenza, Biancardi ha ammesso la carenza numerica di professionisti deputati alla gestione operativa dell’ente, annunciando la presa in considerazione di nuove soluzioni:

"Questo Comune è privo di funzionari con le qualifiche idonee a supportare i dirigenti in ogni settore della vita pubblica. Il dirigente Marotta, che attualmente è impossibilitato per questioni personali, ci ha fatto un grande favore accettando la nomina a scavalco per la dirigenza dell’ufficio ragioneria, in un momento in cui abbiamo dovuto sospendere il bando pubblico per un posto da dirigente perché illegittimo – ha concluso il primo cittadino nolano – Anche su quest’ultima vicenda ci stiamo adoperando: siamo in attesa del responso della Formez, che a breve avrà un incontro interministeriale per decidere se annullare o meno il bando".

All’assemblea ha partecipato anche l’assessore alle finanze Antonio Russo, che ha rivendicato la verifica dei residui attivi e passivi già richiesta in passato, durante la presentazione del bilancio consuntivo 2010: "Alla giunta spetta la programmazione e l’indirizzo dei diversi settori, la gestione è demandata esclusivamente ai dirigenti".

Licenziato ad Acerra emigra a Varese: “Stanno peggio di noi”

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Storia di Raffaele Esposito, lavoratore appena licenziato dalla Simmi, indotto Ansaldo. Non riesce a trovare lavoro al nord.

“Non so che fare, sento di aver perso tutte le speranze, tutti noi abbiamo perso la speranze. Cosa potrò inventarmi?”. L’operaio Raffaele Esposito, 46 anni, moglie e tre figli piccoli, non riesce a darsi pace dopo aver firmato, a casa, la notifica del telegramma dell’azienda, la Simmi. Una lettera di licenziamento che ha spinto Raffaele a emigrare subito al nord.

Raffaele, dove si trova adesso, precisamente?
“A Venegono, in provincia di Varese, ospite di un amico che si è offerto di aiutarmi. Sono partito subito da Acerra, l’altro giorno, non appena ho firmato a casa la lettera di licenziamento”.

E’ riuscito a trovare lavoro?
“Non sono riuscito a trovare un bel niente. Ho scoperto di essere venuto in una zona del nord, e più precisamente in una zona della provincia di Varese, che, a parte la presenza dell’Aermacchi di Venegono, non offre niente. Addirittura mi appare povera questa zona: stanno peggio di noi”.

Anche il nord è in crisi…
“Già, e lo sto provando sulla mia pelle. Intanto sto sempre più male. Mi trovo qui, a novecento chilometri di distanza da casa, da mia moglie, dai miei figli. Provo solo rabbia, amarezza, delusione, soprattutto per quello che è successo con l’azienda”.

Cosa è successo?
“Ci avevano detto che dopo il fallimento sarebbe stata costituita una nuova società, che non saremmo andati a finire in mezzo alla strada. E invece ora non riusciamo a farci dare nemmeno le liquidazioni. Ci hanno detto che anche le liquidazioni sono finite nel fallimento e che i soldi non si sa dove siano. Intanto abbiamo dato mandato a un legale per tentare di recuperarle. Ma abbiamo ricevuto un’altra brutta sorpresa. L’avvocato infatti ci ha fatto sapere che il trattamento di fine rapporto è stato erogato regolarmente, in via ordinaria, dal 1999 al 2006. Poi l’azienda ha stipulato un’assicurazione, che in sette anni ha fatto maturare una liquidazione di appena duemila euro”.

“Somma non deve morire”

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Al via il dibattito sulla terra dei fuochi. L’appuntamento è per martedì 15 ottobre presso il Giardino ARCI.

"C’è del fuoco nella nostra terra. Quello malevolo dei veleni, dei roghi di rifiuti, quello che porta la distruzione e la morte. E poi c’è il fuoco che ci rende speciali. Quello delle terre vesuviane. Il calore magmatico che ci rende irrequieti e creativi, nei sapori come nelle arti. “La città cambia” organizza questo evento per confrontarci e dibattere sulla questione ambientale che affligge le nostra terra, e per dare vita, allo stesso tempo, a un momento ricreativo attraverso la musica, la pittura e l’enogastronomia, le vere tipicità ed eccellenze della nostra città.

Martedì 15 ottobre, la serata al Giardino ARCI nel cuore del Borgo Casamale, si aprirà alle ore 20:00 con gli interventi di Pasquale Raia (Legambiente), di Oreste Vibrati e delle Mamme vulcaniche. Seguirà un’esibizione di danza di Roberta D’Amore e poi musica live con Angelo Nocerino, Emanuele Ammendola, leader della famosa band R&Fusion, e infine una tammurriata con Zi Riccardo e Le Donne della Tammorra. Sarà presente anche un’esposizione delle opere dell’artista Walton Zed. La città cambia invita tutti i cittadini a partecipare."
(Fonte foto: Rete Internet)

Sant’Anastasia. Per i libri di testo ci pensa il Comune

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Il sindaco Esposito: “Nessun alunno deve sentire il disagio”.

 Niente fondi regionali per acquistare libri di testo e il sindaco stanzia 1.250,00 EURO per ciascuno dei 4 Istituti Comprensivi. Di fronte al fatto che a tutt’oggi non sono stati ancora accreditati all’Ente i contributi della Regione Campania destinati all’acquisto dei libri di testo, i cosiddetti buoni libro, è intervenuta l’amministrazione.

Per consentire l’acquisto immediato di libri di testo destinati ad eliminare il disagio degli alunni che ne sono sprovvisti e dare un segnale positivo alle famiglie in difficoltà, ogni Istituto Comprensivo avrà a disposizione 1.250,00 EURO di fondi comunali, con i quali potrà acquistare e dare in comodato d’uso ai discenti i libri di cui hanno bisogno. “Il diritto allo studio è quello che vogliamo preservare – dice il sindaco Carmine Esposito – ed è per questo motivo che gli atti sono stati finalizzati proprio a questo riguardo, stanziando fondi destinati ai Comprensivi per l’acquisto dei libri di testo destinati a quelli che non li possono comprare, perché nessun alunno deve sentire disagio.

Non potevamo rimanere inerti ed abbiamo varato un riassetto economico e finanziario, tra mille vincoli ed imposizioni quanto mai restrittive imposte dal Governo, abbassando anche il costo del ticket mensa, con un’ulteriore riduzione del 50% sul costo standard, per gli alunni diversamente abili ed altri provvedimenti di esenzione per mensa e trasporto per i nuclei familiari che versano in una condizione economica drammatica. In questa ultima manovra di bilancio abbiamo tentato di venire incontro alle esigenze della Comunità, cercando, per quanto possibile, di porre in essere provvedimenti utili e di sostanza, nell’ottica di alleggerire il carico delle spese che gravano sulle famiglie anastasiane e, allo stesso tempo, cercare di ridurre le disparità derivanti dalla crisi economica mondiale, che pare non ci voglia ancora abbandonare.

Quasi sempre, ci tocca porre rimedio alle carenze degli Enti sovracomunali, che oramai sono lontani anni luce dalla realtà delle cose e mettono in essere provvedimenti che danneggiano le famiglie ed in modo particolare i più giovani, anche quando parliamo di scuola dell’obbligo e del diritto allo studio”.

“Ho fatto il possibile per trovare in bilancio le risorse da destinare a questo e ad altri interventi tesi ad alleviare il disagio economico e tutelare alunni diversamente abili – dice l’assessore Armando Di Perna – perché non è possibile, ad anno scolastico iniziato, che a qualcuno manchino i libri. E’ inaccettabile e siamo intervenuti. Questo anche per dimostrare la concretezza dell’amministrazione e la tempestività nell’intervenire su problematiche che pesano sui cittadini. Il nostro intento è quello di garantire tutti e i problemi, dove è possibile, risolverli”.

Acerra, 200 licenziamenti alla Simmi

Doccia fredda per gli operai della fabbrica metalmeccanica: sono arrivate le lettere di licenziamento. Sparisce dal Mezzogiorno l’indotto Ansaldo.

L’azienda di proprietà di un imprenditore di Pomigliano ha inviato le lettere di licenziamento a casa dei lavoratori, prima della scadenza della cassa integrazione, fissata al prossimo 9 di novembre. E’ giunta quindi alla sua amara conclusione la vicenda della Simmi di Acerra, la più grande azienda dell’indotto Ansaldo dislocata nel Mezzogiorno.

Lo stabilimento lavorava i cablaggi ferroviari dell’Ansado di via Argine, a Napoli. Qui, nella zona industriale di Acerra, sono stati realizzati anche i vagoni della nuova metropolitana di Milano. A un certo punto però le commesse sono state fatte improvvisamente dirottare al nord dall’azienda di Finmeccanica. Intanto un operaio della Simmi, emigrato a Venegono, in provincia di Varese, per cercare lavoro, denuncia la sua condizione. “Ci hanno licenziato prima che scadesse la cassa integrazione – racconta Raffale Esposito, 42 anni, moglie casalinga e tre figli – non ci vogliono nemmeno dare la liquidazione”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Rifiuti: riapre lo stir di Tufino

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L’impianto era stato chiuso venerdì per ordine del sindaco della cittadina ai piedi dei monti irpini. Ma un provvedimento del Tar ha sbloccato la situazione: sventata in extremis una nuova emergenza.

 Stamane il Tar ha sospeso l’ordinanza del sindaco di Tufino, Antonio Mascolo, con cui venerdi era stata disposta la chiusura del tritovagliatore di rifiuti indifferenziati provenienti da 62 comuni. Una decisione, questa, che stava per mettere in ginocchio l’intera area metropolitana di Napoli, capoluogo compreso.

Ma quando ormai sembrava che una nuova e brutale emergenza “monnezza” fosse ormai irreversibile il Tribunale Amministrativo Regionale, con un provvedimento cautelare richiesto dalla Provincia, ha sospeso il provvedimento del sindaco Mascolo. Provvedimento che sarà discusso nel merito il prossimo 14 novembre. Dunque, già a partire da quest’oggi lo stir di Tufino è rientrato in funzione. Intanto il primo cittadino del piccolo paese si ritrova con un avviso di garanzia spiccato dalla Procura di Nola, che gli contesta l’interruzione di pubblico servizio, e con una doppia denuncia firmata dall’amministratore unico della Sapna, Enrico Angelone (società della Provincia che gestisce stir e discariche pubbliche) e della giunta provinciale, guidata dal presidente facente funzione Antonio Pentangelo.

Mascolo stamane si è recato dal prefetto Francesco Musolino. Si è dichiarato “soddisfatto dalle assicurazioni fornite dal prefetto”. La popolazione locale che ospita lo stir di Tufino, in gran parte di origine contadina, contesta la presenza dell’impianto, che giudica inquinante e malgestito.
(Fonte foto: Rete Internet)