Mariglianella, terrore nel supermercato Piccolo

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Giovanissimi rapinatori, pistola nel pugno e volto scoperto, in azione nel negozio di alimentari della nota catena vesuviana. Paura tra le cassiere e i clienti. Bottino: tra in 1000 e i 1500 euro.

 Guaglioni della criminalità di strada in azione in un supermercato, terrore tra le casse nell’ora di punta. E’ successo a Mariglianella, paese di cinquemila anime incastratato nella conurbazione di case basse e palazzi che da Pomigliano si allunga fino a Nola.

I rapinatori, probabilmente minorenni, hanno agito a mezzogiorno di ieri, a volto scoperto, sulla strada più importante e trafficata del Nolano, via nazionale delle Puglie, che in quel punto prende il nome di via Marconi. Obiettivo del raid: il supermercato Piccolo, fronte strada, uno degli undici negozi di alimentari che fanno parte della nota catena locale appartenente agli omonimi fratelli di Sant’Anastasia. Da film pulp l’azione dei giovanissimi criminali, che secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine sono giunti a bordo di due motorini. Si parla di un “commando” composto da quattro ragazzi, due rimasti a fare la guardia all’esterno, gli altri due, uno pistola nel pugno, che sono entrati a razzo nel negozio.

Quindi l’irruzione mozzafiato, le urla, l’arma puntata sulle cassiere da quello più scafato mentre l’altro razziava le casse. E la paura che ovviamente s’impadronisce di lavoratori e clienti. Un’azione fulminea, di appena qualche minuto, anzi meno. Poi la corsa verso i complici piazzati all’esterno, a bordo dei mezzi, e la fuga. Non senza il colpo di scena finale, quando uno dei fuggitivi tenta l’ultimo colpo scippando la borsa a una donna anziana di passaggio, ignara di tutto. Scippo che però non avrà esito e signora rimasta fortunatamente incolume. I carabinieri sono giunti sul posto subito dopo. Sono stati celeri ma non abbastanza da bloccare quei fulmini indemoniati.

Il maresciallo Di Palo, comandante della stazione di Brusciano, li sta cercando. Ha analizzato la cassetta del sistema a circuito chiuso. Di sicuro tutta proveniente dal Napoletano la banda di delinquenti. Tra i 1000 e i 1500 euro il bottino della rapina.

San Giorgio a Cremano. La Provincia stanzia fondi per le scuole di secondo grado

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Giorgio Carcatella, capogruppo provinciale SEL: “Nonostante sia all’opposizione sono riuscito a produrre un risultato significativo per la città: maggiore attenzione per l’ITI Medi, l’ITC Scotellaro ed il Liceo Scientifico Urbani”.

 La Provincia di Napoli destina quasi 200.000 euro per le scuole di secondo grado ubicate a San Giorgio a Cremano. È quanto emerso dall’ultimo consiglio provinciale nel quale è stato approvato il Bilancio. A darcene notizia è il consigliere Giorgio Carcatella, capogruppo SEL, che afferma ai nostri taccuini:

«Nonostante la mia condizione di rappresentante dell’opposizione, sono riuscito a produrre un risultato significativo per la città di San Giorgio a Cremano e non solo. La Provincia ha impegnato delle risorse per riqualificare gli spazi esterni dell’ITI Medi, mentre per l’ITC Scotellaro saranno assicurate suppellettili e riqualificata la palestra che versa da tempo in uno stato di abbandono. Per il Liceo Scientifico Urbani, invece, saranno recuperare tre aule attraverso dei locali che sono stati liberati dal custode e che consentiranno ai ragazzi di fare un orario meno complesso. Si interverrà anche per sistemare i solai, danneggiati da infiltrazioni d’acqua»

Giorgio Carcatella è rammaricato per il fatto che «da dieci anni la città attende il nuovo Liceo Scientifico. Nella passata esperienza da consigliere provinciale ero riuscito a far impegnare 7.500.000 per la costruzione della nuova struttura a corso Umberto ma poi le cose sono andate diversamente ed abbiamo privato la città di possedere un ulteriore luogo di aggregazione per le giovani generazioni, visto che la vecchia struttura poteva essere impiegata come scuola di educazione ambientale o formazione professionale».

La città sangiorgese si ritrova oggi ad essere rappresentata da altri due consiglieri provinciali come il sindaco targato Pd Giorgiano e l’assessore all’Ambiente Scognamiglio e l’auspicio di Carcatella è che si punti nel fare squadra «un po’ come si è fatto per la questione dello stir di Tufino, dove al centro ci sono i problemi delle comunità e ognuno si fa carico di intervenire per provare a risolvere le questioni».

Acerra, la prima volta del nuovo vescovo

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Monsignor Antonio Di Donna ieri mattina si è recato in vescovado. Domenica 10 novembre l’insediamento ufficiale nel duomo.

 La sua prima volta da vescovo, ad Acerra, monsignor Antonio Di Donna l’ha trascorsa in forma del tutto privata. Ieri mattina, infatti, il nuovo capo della diocesi si è recato in vescovado intrattenendosi per pochissimo tempo con le maestranze che stanno approntando il suo alloggio.

Nessun incontro con il vescovo uscente, Giovanni Rinaldi, né con quello emerito, don Antonio Riboldi. La visita è durata un’oretta, quindi la ripartenza per Napoli. Di Donna si insedierà ufficialmente ad Acerra il 10 novembre, con una cerimonia ufficiale nel duomo della città.
(Fonte foto: Rete Internet)

Fiat, produzioni in calo: settimana corta a Pomigliano

La Panda resta la vettura più venduta in Italia ma i dati complessivi del mercato nazionale sono negativi per tutti i marchi. Venerdì 25 ottobre sarà cassa integrazione al Giambattista Vico. Qui settimana corta anche nel ponte di Tutti i Santi.

Ancora cassa integrazione nella Fiat di Pomigliano, di nuovo stop alle produzioni dopo il fermo della scorsa settimana. Venerdi 25 ottobre, quindi, tutti i lavoratori in cig, compresi i 3200 addetti attualmente in attività.

Si tornerà in fabbrica lunedì 28 ottobre, giornata che darà inizio a una nuova settimana corta a causa del ponte di Tutti i Santi. Situazione da brivido. I dati delle immatricolazioni non sono affatto confortanti, nemmeno per quella che è l’auto più venduta in Italia, la nuova Panda prodotta a Pomigliano. Le cifre sulle immatricolazioni di quest’anno danno tutta la misura di una nazione che annaspa.

Licenziamenti Ipercoop: diplomazia al lavoro

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La Unicoop tiene nel cassetto le lettere di revoca del rapporto di lavoro. Intanto si parla di un incontro al vertice finalizzato al rientro delle cooperative emiliane.

Giornate di silenzi, di bocche cucite negli uffici che contano, mentre i 700 lavoratori di Ipercoop Campania restano col fiato sospeso. La cooperativa toscana Unicoop Tirreno non ha ancora spedito le 250 lettere di licenziamento che tiene pronte nel cassetto, da un pezzo.

Si parla di diplomazie al lavoro per tentare di convincere le cooperative più grandi e importanti d’Italia, le emiliane Estense e Adriatica, a revocare il no al salvataggio della Campania, espresso in un drammatico confronto con i sindacati il 29 luglio scorso. Nel frattempo la procedura di mobilità è stata espletata: tempo scaduto già il 13 settembre scorso, col mancato accordo tra Unicoop e organizzazioni di categoria all’Ufficio regionale del Lavoro, l’Ormel. Intanto si vocifera di un intervento di Legacoop Campania presso le sedi centrali di Bologna, dove c’è il quartier generale di tutto il sistema cooperativo nazionale facente capo alle cosiddette “coop rosse”, espressione che però le stesse cooperative non intendono accettare.

Oggi più che mai tutta la grande distribuzione deve fare i conti con numeri spietati. Da qui la necessità di non identificare l’azione delle cooperative di consumo nell’ambito di un’azione che di politico pare non avere più nulla, stando almeno a quello che accade in Campania. Qui per la prima volta in assoluto il sistema cooperativo sta “sperimentando” l’esperienza, non certo gratificante, del licenziamento collettivo: tagli molto consistenti con la chiusura contestuale di un intero ipermercato, quello di Afragola. Per impedire questo tracollo a nulla finora sono valsi gli appelli dei lavoratori, che hanno scritto una lettera al presidente di Unicoop, Marco Lami, dal contenuto molto significativo: “Tagliateci gli stipendi, temporaneamente, ma salvateci il posto”.

Cooperative che sono rimaste sorde anche all’iniziativa dell’assessorato regionale al Lavoro, retto dal professore Severino Nappi, che ha messo a disposizione fondi europei destinati alle aziende in crisi del Mezzogiorno per coprire i tagli salariali eventualmente operati in cambio del piano di salvataggio. Tutti sforzi che non sono bastati. Almeno per il momento. Sullo sfondo si staglia l’attesa dei lavoratori dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. Un’attesa senza sussulti in queste ultime settimane. Calma apparente spezzata domenica dallo sciopero bianco dei 226 addetti di Afragola, che in molti non si sono recati al lavoro costringendo l’ipermercato a chiudere i battenti anticipatamente, dalle 12 e 30 e per tutta la giornata, fino alla chiusura delle 21.

Dura da più di un anno la lotta dei lavoratori campani di Ipercoop. Una vertenza che ha conosciuto due fasi, quella della proposta di cessione di addetti, mezzi a merci al gruppo casertano Catone e quella del piano di salvataggio presentato ufficialmente a luglio dalle coop emiliane. La prima fase è culminata con il referendum delle maestranze campane, che a dicembre dell’anno scorso hanno respinto l’ipotesi dell’arrivo dell’azienda di Pastorano. La seconda, quella del piano di salvataggio, è invece abortita sul nascere. Il confronto sindacale tra le coop e le organizzazioni nazionali di categoria è stato infatti interrotto quasi subito, poche ore dopo il suo inizio, il 29 luglio, in un albergo romano: distanze eccessive tra le parti.

Somma, riapre la Villa Augustea con un nuovo percorso

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Sabato 19 e domenica 20 ottobre, il sito archeologico aperto al pubblico con visite ogni ora. A cura della Pro Loco e di Apolline Project.

Un weekend di visite guidate alla Villa Augustea di Starza Regina, con un nuovissimo percorso fatto da una serie di passerelle che rendono l’intero sito fruibile ai visitatori come mai prima d’ora. E così sarà, sabato 19 e domenica 20 ottobre, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17, con visite guidate ogni ora a cura delle associazioni Pro Loco Somma Vesuviana e Apolline Project.

Occasione imperdibile per ammirare quanto gli scavi della missione archeologica italo-nipponica hanno riportato alla luce, restituendo la villa del II secolo con reperti risalenti appunto al periodo dell’imperatore Augusto. La missione, sinergia tra gli studiosi dell’Università di Tokyo e del Suor Orsola Benincasa di Napoli proseguirà, grazie anche a un fondo contiguo che mesi fa alcuni imprenditori hanno donato al Comune di Somma Vesuviana e al sostegno della Regione che ha erogato all’Università circa 80 mila euro con i quali si è riusciti appunto a realizzare il sistema di passerelle che consentiranno in sicurezza le visite guidate del pubblico.

La struttura riportata alla luce si articola su diversi livelli, su più terrazze, la prima dove sono state rinvenute le celle vinarie, la seconda con gli edifici affrescati e l’ambiente monumentale dove furono ritrovate le statue della Peplophora e del Dioniso. Da questi ambienti, una serie di porte conduce presumibilmente ad altre parti della villa perché ciò che è stato ritrovato sarebbe soltanto l’ingresso monumentale, mancano infatti gli ambienti della vita quotidiana, sepolti e al momento inaccessibili giacché l’intera area è circondata da terreni privati. Duemila metri quadri li ha acquistati il Comune che ha avviato le pratiche per l’esproprio di un fondo intercluso di altri 4mila mq, l’area degli scavi attuali è stata comprata nel 2002 dai giapponesi.

Di tutto il complesso scavato nella villa, dove lavorano da anni gli archeologici dell’Università Tokyo guidati dal prof. Masanori Aoyagi, del Suor Orsola Benincasa con il prof. Antonio De Simone, in collaborazione con la Soprintendenza di Napoli e Pompei e un team di esperti francesi e inglesi, tra i ritrovamenti degni di nota c’è per la Sala delle Nereidi, con affreschi legati al mito di sirene e tritoni e un corridoio che potrebbe far supporre la presenza di un impianto termale.

Poi il «santuario» con timpano all’ingresso e nicchie laterali, la cella vinaria, la statua della peplophora con diadema, quella del Dioniso con in braccio un cucciolo di pantera, due pozzi cisterna, un portico su due livelli con colonnato in marmo, un portale decorato con motivi che richiamano il culto dionisiaco, una moneta di bronzo databile forse al II secolo d.C. Stando alle ipotesi degli archeologi, il complesso sarebbe stato costituito da più edifici autonomi comunicanti.

Fiat, il sottosegretario allo sviluppo economico in visita a Pomigliano

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Nel pomeriggio di ieri Claudio De Vincenti ha osservato la catena di montaggio della Panda.

Prima l’incontro con lo staff dirigente e poi la passeggiata nella catena di montaggio della Panda.

E’ stato lo stesso neodirettore Carlo Materazzo a fare da Cicerone, ieri pomeriggio, al sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, giunto in visita nella Fiat di Pomigliano su invito dell’azienda. De Vincenti è stato nominato, nel novembre del 2011, sottosegretario allo Sviluppo dall’ex presidente del Consiglio, Mario Monti, e poi riconfermato dall’attuale capo del Governo, Letta.

Benessere psicologico, Sant’Anastasia città amica

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Il Comune di Sant’Anastasia ha ufficialmente aderito alla Settimana del Benessere Psicologico in Campania che si svolgerà dal 18 al 23 novembre prossimo in tutta la Regione.

Anche quest’anno l’Ente, in qualità di "Città amica del benessere psicologico", parteciperà all’iniziativa di cui sopra, avvalendosi del contributo della dott.ssa Saveria Giordano, che, come referente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, si impegnerà ad organizzare e a tenere tale conferenza rivolta ai cittadini su un tema di interesse sociale.

Durante la settimana, inoltre, sarà possibile effettuare un primo colloquio gratuito presso gli studi degli psicologi che avranno aderito all’iniziativa. Per cercare lo psicologo più vicino i cittadini potranno visitare il sito dell’Ordine degli Psicologi della Campania. L’obiettivo prioritario dell’iniziativa è quello di avvicinare i cittadini al mondo della psicologia, ad una psicologia che promuove stili di vita volti allo sviluppo delle risorse degli individui e dei contesti relazionali nei quali si muovono e vivono.

“Questo è il terzo anno che a Sant’Anastasia si svolge tale iniziativa; ancora una volta l’amore per la professione e il forte senso di appartenenza a questa comunità – dice Saveria Giordano, Psicologa- Psicoterapeuta – mi spingono a lavorare con entusiasmo per l’organizzazione e riuscita dell’evento. Desidero ringraziare, da parte dell’Ordine e da parte mia, come cittadina e psicologa che opera sul territorio, il Sindaco Carmine Esposito e l’assessore Ciro Castaldo per la sensibilità e l’attenzione che da sempre hanno rivolto all’argomento e per la partecipazione attiva offerta”.

L’VIII giornata nazionale del cane guida

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La celebrazione civile è stata voluta dall’U.I.C.I. con l’intento di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sui diritti di libertà, autonomia e mobilità delle persone non vedenti ed ipovedenti.

 Mercoledì 16 ottobre verrà celebrata la “Giornata Nazionale del cane guida”. La celebrazione civile è stata voluta fortemente dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti con l’intento di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sui diritti di libertà, autonomia e mobilità delle persone non vedenti ed ipovedenti e sulla importante funzione sociale svolta dal cane guida.

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti organizzerà per il giorno 16 ottobre alle ore 11.00 presso la propria sede centrale sita in Roma alla via Borgognona n. 38, una conferenza stampa durante il quale verranno ascoltate varie testimonianze di non vedenti che sono stati discriminati in quanto accompagnati dal cane guida. Sono ancora troppi i tabù, i pregiudizi e gli ostacoli di varia natura che impediscono ai minorati visivi di essere pienamente autonomi nella loro mobilità. L’argomento sarà trattato secondo lo spirito e le finalità della Convenzione ONU del 13 dicembre 2006 ratificata con legge n. 18 del 3.3.2009 che si ispira alla necessità di una ampia tutela dei diritti umani.
(Fonte foto: Rete Internet)

La pittura di Niccolò Leto: memorie di paesaggi nella luce della Campania Felice

C’è nel “suo” occhio e nel suo pennello un quieto furore ordinatore, a cui si ribella talvolta la luce nostra, violando con i suoi riflessi la geometria delle forme. Dall’ocra Leto trae effetti di cupa arsura e di luminoso calore.

Niccolò Leto, pittore, restauratore, a vederlo seduto nella splendida sua casa di Lauro, su cui incombe la massa del maniero dei Lancellotti, mentre discorre con pacatezza di restauri e di pittura, non riesco a immaginarlo protagonista di una vita che potrei definire avventurosa, se all’aggettivo non fossimo abituati ad attribuire le connotazioni della casualità e di una frenesia motoria che fornisce abbondanza di esperienze, di pezzi succosi di esistenza, ma quasi mai la cornice in cui il tutto si sistema. E invece i modi di Niccolò, i modi di stare, di muoversi, di parlare, suggeriscono solo ordine.

Niccolò è nato nel 1958, in Zimbabwe, da una signora inglese e da un ingegnere italiano impegnato nella costruzione della diga Kariba sullo Zambesi. Ha studiato in Inghilterra, ha lavorato in Costa d’ Avorio, in Israele, in Irak, in Sudafrica, ha formato il suo “occhio“ e la “sua” mano di restauratore a Venezia, a Firenze, ha esercitato l’uno e l’altra in importanti cantieri: i dipinti murali della Basilica Superiore di Assisi, Villa Giulia, gli affreschi dell’ Auditorio di Mecenate, la Certosa di San Lorenzo a Padula, gli interventi coordinati dalle Soprintendenze di Avellino e di Salerno dopo il terremoto dell’80.

Niccolò Leto elenca con calma mete, tragitti, luoghi, non cede nemmeno per un istante a quell’entusiasmo in posa – un po’ di vanità, un po’ di malinconia- a cui talvolta indulge chi si mette a sciorinare il lungo catalogo delle vicende personali come se questo, da solo, bastasse a garantire la profondità e la ricchezza degli interessi. Niccolò Leto è uno splendido signore delle proprie emozioni, e la pittura gli serve per trasferire ogni tappa dei suoi viaggi – i viaggi in terre lontane, le esperienze nei luoghi dell’arte – in un itinerario interiore. E’ lui che ci fornisce la chiave per capire il senso primo della sua pittura: “Prediligo la pittura murale, che comprende l’affresco, ma anche il trompe l’oeil che falsa l’architettura reale con giochi illusionistici e a volte provocatori. In effetti, sono sempre stato attratto dall’architettura come mezzo di espressione creativo.“.

E’ l’imperio della prospettiva, come lo chiamava Panofsky, quando la prospettiva si pone come tramite unico tra lo spazio e il tempo interiori, e il tempo e lo spazio esterni, e l’artista è costretto ad accettare il privilegio di “manipolare“ il mondo – la passione di Leto per il trompe l’oeil -, ma anche il rischio di esserne manipolato: è il “dramma“ di architetti e pittori del Barocco. Non è un caso che Niccolò Leto si confronti soprattutto con il paesaggio della Toscana etrusca così analiticamente e oggettivamente definito nella griglia delle sue forme geometriche – le tarsie dei macchiaioli – che pare impedire all’ ”occhio“ dell’artista qualsiasi libertà di interpretazione.

E invece la lettura che egli fa di questo paesaggio ci dice, attraverso una fitta trama di segni non clamorosi, anzi signorilmente composti, che l’artista cerca costantemente la sintesi, per via di disegno e di colore, tra i toni contrastanti della musica di dentro. E perciò il suo “occhio“ e la sua “mano“ costruiscono sulla tela fasce e veli di vegetazione, intrecci di rami contorti e lucidi e ricami di foglie disegnate una per una in una incredibile varietà di sfumature che innalzano il verde dai toni dell’azzurro agli acuti del rosso, e poi cieli bassi e saturi di luce viola, che schiacciano la terra sotto il peso di una lastra compatta, qua e là attraversata da vene di giallo. La pittura è lavoro paziente, diceva John Ruskin: ma qui, nella pazienza tipica del restauratore, si esprime il bisogno di conoscere la sostanza delle cose, e di controllare i momenti notturni dello spirito, e l’affanno del respiro, e l’incalzare delle domande.

Altre volte, invece, come nel quadro “Ombre lunghe“, la cui immagine correda l’articolo, pare che il respiro si liberi e si prolunghi fin dentro il cielo. Ma il segno della sofferenza resta nelle serie dei gioghi montani che si succedono incalzandosi, sta nel calore afoso dell’ocra che inaridisce gli immobili recinti del verde, sta, questa filosofica pena del vivere che pare accettata e forse non lo è, sta nella villa che si chiude (si chiude? è stata chiusa?) dentro la siepe dei cipressi: è, questa “macchia“, come l’acuto di un tenore, è un virtuosismo tecnico. E’ prodigioso l’uso che Leto fa dell’ ocra, traendone effetti ora di cupa arsura, ora di calda luce: mi ricorda, questo trattamento dell’ocra, “La veduta della fortezza di Volterra“ di Corot, “Le balze di Volterra“ che Elihu Vedder dipinse nel 1860 (vedi galleria fotografica), e certe liriche “visioni“ di Otello Chiti.

Dice Niccolò Leto che i suoi paesaggi sono “privi di figure umane, strade asfaltate, pali telegrafici od altri elementi che vincolerebbero la datazione ai tempi odierni nei quali l’uomo impone la sua volontà in modo forzoso, spesso lasciando cicatrici indelebili.“. Ma non possono essere cancellati tutti i segni della opere dell’uomo che gioca con le apparenze della natura . È questo il senso dei covoni di grano, della strada che si biforca e gira intorno alla casa, della casa, dei cipressi che la circondano (la chiudono? la nascondono? la difendono?). L’artista è riuscito a coordinare l’insieme e i singoli particolari con tale rigore di logica visiva che se eliminassimo una sola pennellata, la trama si sfalderebbe.

L’occhio dell’artista pone nessi e corrispondenze nel campo dell’immagine: toglie, smagrisce, cerca, nelle cose, l’essenziale, per trovarlo (o l’ha già trovato?) dentro di sé. Ma al quieto furore del suo “occhio“ e del suo “pennello“ si ribella la luce, che non si lascia irretire nella geometria, che guizza qua e là, accendendo riflessi e insinuandosi nel corpo delle ombre. E’ la luce della Campania Felice: da sempre artefice di miraggi che poi si rivelano verità, e di verità vestite da allucinazioni.
(Foto: Niccolo Leto. Ombre lunghe)

L’OFFICINA DEI SENSI