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Pomigliano, l’Asl apre una struttura e poi minaccia la chiusura di un’altra

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Appena quattro giorni fa è stato inaugurato il centro ascolto lavoratori. Ora però c’è in cantiere la chiusura dell’unità operativa di salute mentale. La protesta degli operatori.

Sono passati 35 anni da quando a Pomigliano fu realizzato uno dei primi centri di igiene mentale della Campania. La scorsa settimana la città delle fabbriche ha anche visto sorgere un’altra struttura innovativa: il primo centro di ascolto regionale per i lavoratori finiti in grave difficoltà a causa della crisi.

Ora però, come nelle più classiche storie paradossali, Pomigliano rischia di perdere proprio l’unità operativa di salute mentale che da decenni si trova nel territorio delle grandi fabbriche e che aveva promosso l’istituzione del centro di ascolto per i lavoratori, dislocato a un chilometro di distanza, in un edificio del comune di Pomigliano. L’allarme è stato lanciato dagli stessi operatori dell’Asl. La sensazione è quella di una città in fase di smantellamento. Pomigliano infatti è stata sede legale della ex Asl Napoli 4, che è scomparsa nell’ambito di un contraddittorio accorpamento, voluto dalla Regione nel 2009. Intanto qui c’è il rischio di perdere un altro pezzo notevole della sanità pubblica. Ieri mattina nell’Unità operativa di salute mentale in pericolo c’è stata l’ assemblea degli operatori, medici, infermieri, amministrativi, assistenti sociali.

Con loro don Aniello Tortora, parroco della chiesa del Rosario e responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola. Obiettivo dell’assemblea: la salvaguardia dei servizi di psichiatria nella città di Pomigliano. C’è un atto aziendale dell’Asl Napoli 3 sud che prevede il trasferimento dell’unità di salute mentale, ubicata in via Pirozzi, nei pressi di una nota clinica, in quel di Marigliano, nella sede dell’ex ospedale, dove c’è già un centro di riabilitazione mentale e dove l’asl sta ultimando i lavori di ristrutturazione. Il trasferimento determinerebbe la scomparsa dalla città delle fabbriche di una serie di servizi dedicati alla cura delle malattie mentali. Eccoli: il Csm (centro di salute mentale), il Dh territoriale (day hospital), il centro per le accoglienze delle crisi d’urgenza e il serivizio h24, struttura sempre aperta in via Pirozzi, tutto l’anno.

Ma con la ristrutturazione, deliberata dall’Asl, a Pomigliano sopravvivrebbero soltanto funzioni di base, come, per esempio, le attività ambulatoriali. “Proprio mentre la crisi azzanna le fabbriche e le attività commerciali, determinando gravi conseguenze sulla salute mentale dei cittadini del territorio, e proprio quando la stessa unità di salute mentale promuove la creazione del nuovo centro di ascolto, l’asl decide lo smantellamento del presidio pomiglianese secondo una logica poco chiara, priva di programmazione complessiva e senza prevedere alcun confronto con il sindacati ”: è quanto sostengono Sabatino Buglione, segretario aziendale della Cgil Funzione Pubblica dell’Asl Napoli 3 sud, e Salvatore Sannino, segretario provinciale della Cgil Funzione Pubblica di Napoli.

“Non possiamo permettere che Pomigliano diventi un cimitero”, aggiunge don Aniello Tortora. La decisione dell’Asl Napoli 3 sud è stata presa per tagliare i costi gestionali dei servizi. L’unità operativa di salute mentale di Pomigliano si trova infatti in uno stabile preso in affitto da un privato. Da qui l’esigenza di tagliare la spesa. Nel frattempo il comune di Pomigliano ha offerto all’azienda sanitaria un edificio, “villa Siani”. Ma esistono anche locali disponibili nella ex sede dell’Asl Napoli 4.

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