Terra dei Fuochi : controllo coordinato di quattro comuni

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Le amministrazioni di Acerra, Afragola, Caivano e Casalnuovo hanno stipulato un accordo per un’azione congiunta contro i roghi tossici.

 Mentre si riaffaccia una nuova emergenza immondizia le amministrazioni di quattro territori flagellati dall’ecomafia e dai roghi tossici di rifiuti hanno firmato un accordo nel municipio di Afragola.

Obiettivo: coordinare l’azione di controllo dei vari comandi di polizia municipale. L’intesa è stata sottoscritta dai sindaci Domenico Tuccillo (Afragola), Antonio Peluso (Casalnuovo), Raffaele Lettieri (Acerra) e Antonio Falco (Caivano). Definite, per la prima volta, le linee guida a cui dovranno attenersi i rispettivi comandi della Polizia Locale; linee guida che puntano a un coordinamento delle varie attività per assicurare un’azione più efficace nella vigilanza e nella repressione del fenomeno criminoso degli incendi nocivi. Nei prossimi giorni saranno avviate attività di perlustrazione che riguarderanno le aree periferiche e, simultaneamente, quelle ai confini dei territori interessati.

Ipercoop chiuso per sciopero: aumenta la paura dei licenziamenti

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Ieri saracinesche abbassate nell’ipermercato di Afragola per lo sciopero bianco dei dipendenti. Voci di un invio imminente delle lettere di licenziamento.

Ipercoop di Afragola chiuso per sciopero e carrelli della spesa rimasti vuoti per quasi tutti la giornata di ieri. E’stata la voce insistente di un probabile invio delle lettere di licenziamento ad aver alimentato la tensione tra i lavoratori, che non si sono recati nella struttura della grande distribuzione proprio di domenica, vale a dire nel momento di massima affluenza della clientela.

Lo sciopero bianco, reso possibile dal fatto che i dipendenti sotto vecchio contratto non sono costretti a recarsi al lavoro nel giorno di straordinario non obbligatorio, ha messo in ginocchio l’ipermercato alle 12 e 30. Dopo poco più di due ore di attività la direzione dell’Ipercoop è stata costretta ad abbassare le saracinesche a causa della carenza di personale sulle varie postazioni. L’ipermercato è rimasto chiuso per tutta la giornata. “Siamo nauseati da questa situazione – commenta un lavoratore, che però non ha voluto rendere noto il proprio nome – ci sono tutte le ragioni possibili per riaprire la trattativa, grazie alla disponibilità dimostrata da noi dipendenti e dalle istituzioni, ma segnali in questa direzione non ne vediamo proprio”.

E’ dell’altro giorno la notizia, confermata dall’assessore regionale al Lavoro, Severino Nappi, della volontà della giunta campana, guidata dal presidente Stefano Caldoro, di coprire con propri fondi i tagli ai salari proposti a luglio dalle cooperative emiliane Estense e Adriatica per consentire il salvataggio di Afragola e dell’intera catena di negozi Ipercoop dislocata nella regione. Nappi è pronto a mettere a disposizione per tre anni, fino a tutto il 2016, i fondi europei destinati alle fabbriche in crisi per coprire la differenza tra i salari attualmente erogati ai 660 addetti della Campania e quelli ridotti attraverso l’attuazione del piano di salvataggio. L’operazione comporterebbe una spesa pubblica di circa 700mila euro.

“Purtroppo però – ha lamentato Nappi – nonostante la nostra dimostrata volontà di agevolare la permanenza della Coop nel nostro territorio, garantendo la sopravvivenza e lo sviluppo di una parte così significativa dell’economia campana, non giungono risposte di nessun tipo dalle cooperative”. La riapertura della trattativa sul piano di salvataggio è nelle mani della proprietaria Unicoop Tirreno, cooperativa toscana con sede a Vignale Riotorto, in provincia di Livorno, e delle cooperative più forti, quelle con sede a Bologna. Il confronto tra le coop Estense e Adriatica e i sindacati era stato interrotto di colpo, praticamente sul nascere, il 29 luglio scorso, in un albergo di Roma, a causa dell’eccessiva distanza tra le parti, determinata dalla proposta delle coop (riduzione drastica dei salari e modifiche in deroga alla contrattazione nazionale) e dal no dei sindacati, che hanno subito giudicato irricevibili le richieste aziendali.

Intanto un centinaio di dipendenti dell’Ipercoop di Afragola hanno scritto una lettera, spedita al presidente di Unicoop, Marco Lami. “Tagliateci temporaneamente i salari ma salvate i nostri posti”, la richiesta di una fetta consistente delle maestranze dell’ipermercato ubicato nel centro commerciale Le Porte di Napoli.

Un anno fa la camorra uccideva Lino. I proiettili non ne hanno scalfito la luce

Un pezzo scritto per Lino Romano e un invito a partecipare ad una serata a lui dedicata: il 18 ottobre, alle 21.00, ingresso gratuito, presso il teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare.

Su facebook, nella bacheca di Rosanna, tra le tante cose pubblicate per ricordare Lino, c’è un video fatto allo stadio San Paolo. In questo video in primo piano si vede un bimbo, poi Rosanna e poi il suo fidanzato Lino Romano. I tre si divertono a gridare la formazione del Napoli prima dell’inizio della partita. Vi starete chiedendo cosa c’è di strano.

Nulla. Non c’è nulla di strano, c’è solo un piccolo particolare, un impercettibile particolare: Lino è morto qualche tempo dopo, ucciso dalla camorra. Era un assassino? Un colluso? Era un componente dei clan? Era uno spacciatore? No, non era nulla di tutto questo, era un ragazzo che stava tornando a casa, ucciso perché “somigliava a quello”, fu scambiato per qualche altro povero demente che mangia al tavolo della mafia. Chiariamo un punto: Lino non somigliava nemmeno esteticamente al tizio che dovevano uccidere, Lino aveva la faccia troppo pulita. Se si guarda quel video dello stadio, si visualizza semplicemente che uno di quei tre ha la sciarpa nera, gli occhiali da vista, il berretto, ha l’aria attenta ma spensierata, emozionato per la partita che da lì a poco comincerà, ogni tanto guarda la ragazza, poi il nipotino, poi torna a guardare il campo, insomma un video normalissimo, una scena che tutti abbiamo vissuto.

Poi passa il tempo, Lino viene ucciso in una serata come le altre, senza motivo. I primi giorni dopo il dramma tutte le istituzioni si cimentano ad enunciare il più sentito sdegno contro gli assassini. Ognuno dice la sua in un coacervo di verità, ipocrisie, demagogie e progetti speranzosi. E’ passato un anno da quando è stato ucciso Lino e non esiste ancora un piano programmato per debellare definitivamente ogni forma di mafia. Vogliono convincerci che è impossibile distruggerla, ma non è così. Il prezzo da pagare per annientarla è troppo alto, meglio se muore un ragazzo purché restino in vita gli interessi. La camorra è infame perché sembra estranea a noi, eppure, riflettendoci, allo stadio accanto a Lino, stavamo seduti noi, ognuno di noi poteva essere accanto a lui, ognuno di noi poteva essere suo amico, incontrarlo al bar, al pub.

Ognuno di noi, ancora oggi potrebbe chiamarsi Pasquale, per gli amici Lino, e un bel giorno anche noi potremmo morire, non per fatalità, non per malattia, nessun incidente, soltanto perché un gruppo di soggetti assurdi spara. Il boato dei proiettili non è mai forte quanto quello di una lacrima caduta dagli occhi dei genitori di Lino, ma questo importa poco, va bene, non fa niente, che sarà mai? E’ solo l’ennesima vittima. Ci rammarica ma la cosa non ci riguarda. Ma se fossimo noi a chiamarci Pasquale Romano? Allora sì, la cosa, a quel punto, ci riguarderebbe eccome. Lino non sapeva nemmeno tanti dettagli tecnici e politici della criminalità organizzata, a Lino interessava prendersi cura dei suoi amici.

A Lino serviva il tempo per immaginare una vita felice. A questo punto, dobbiamo fermamente credere che esista un disegno particolare, una visione degli eventi predefinita, che improvvisamente decide di eleggere le persone come punti di luce. Tocca a noi tenere in vita quel ragazzo. Questi punti di luce, messi tutti insieme, formano la passione, la vita. Lino è un punto di luce eterna. Persino la morte viene superata quando qualcuno è un punto di luce. Per i non credenti l’insieme di quelle luci è la speranza, per chi è credente l’insieme di quelle luci è Dio. Quando Lino è stato eletto “punto di luce” molti non conoscevano nemmeno la storia di questo ragazzo, adesso invece, migliaia di giovani gli danno il buon giorno sulle pagine facebook a lui dedicate, migliaia di persone lo salutano con affetto, in migliaia vanno a letto scrivendogli la buona notte. Si diventa punti luminosi quando in realtà non si muore davvero.

Lino Romano non è morto. Il corpo, i suoi sogni e tutto il resto, sono stati distrutti, soprattutto perché questo Stato decide di essere accomodante con un assassino che manda baci alle telecamere piuttosto che con chi quei baci non li darà mai più. Nessuna condanna farà chiasso come quelle lacrime. Ecco perché quella luce deve restare viva, sempre, affinché l’ombra della corruzione non vinca. Queste non devono soltanto essere belle parole, queste devono essere intuizioni di coraggio affinché non si abbassi mai la guardia. Lino è parte dei nostri pensieri più puri. Nessuno ha mai visto gli occhi dell’Amore, eppure in tanti sappiamo che esiste realmente. Allo stesso modo Lino. Nessuno oggi vede i suoi occhi, eppure sappiamo che ancora esiste realmente. Lino esiste ogni giorno.

Questo miracolo accade perché lo abbiamo deciso noi, noi tutti, identificando Lino come una vittima di ingiustizia, come simbolo di rifiuto contro la prepotenza. Lino è quella carezza data mentre spieghiamo a un bambino quanto sia malsana la vita della camorra, quanto sia importante essere persone corrette. Lino è un politico che non scende a compromessi. Lino è un magistrato che non si fa pagare da nessuno. Lino è lo Stato che stiamo aspettando. Ogni volta che un provvedimento politico, culturale, finanziario avrà creato un contrasto al metodo criminale, avremo ridato voce a Lino. Esistono uomini che muoiono vecchissimi senza aver mai vissuto, senza aver irradiato emozioni.

In questi mesi ho letto tanto su di lui e ho scritto per Lino, ho conosciuto chi lo amava e ho imparato che questo ragazzo era fatto di emozioni genuine, era un giovane come me che avrebbe trovato esagerato questo articolo, era una persona semplice che mi avrebbe offerto il caffè per sdrammatizzare, invitandomi poi allo stadio. Esistono eventi che superano la razionalità e creano miti da portare nel cuore, miti che colorano il timbro della nostra voce con un tono rassicurante e speranzoso, miti che pilotano le nostre mani mentre forgiamo una realtà migliore. Tocca a noi decidere se Lino deve restare in vita o deve morire. Lino è mio fratello, è tuo figlio, è il tuo migliore amico. L’Italia non deve avere sete di vendetta, ma di giustizia.

Deve essere garantita la verità, la trasparenza politica, la certezza della pena, senza sconti. Lino è vita, è sorriso, Lino venerdì prossimo rinuncerà a vedere la partita del Napoli e si siederà in mezzo tra Francesco Amato e gli altri amici, tra musica e ricordi, nella serata a lui dedicata, pronto a rimettersi in gioco attraverso il coraggio di chi non intende dimenticarlo. Un giorno ci andremo davvero Lino, al bar, insieme, ma se permetti, il caffè lo pagherò io.
(Fonte foto: Rete Internet)

OSSERVATORIO SOCIALE

Esuberi Auchan: petizione tra i lavoratori

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Raccolta di firme negli ipermercati di Nola e di Napoli per sollecitare il sindacato a firmare l’accordo sugli esuberi. Ma le proposte dell’azienda prevedono pesanti tagli ai salari e deroghe al contratto nazionale.

Il confronto sugli esuberi Auchan è bloccato. Nessun cenno di dialogo tra azienda e sindacati. Intanto è stata avviata una raccolta di firme tra i lavoratori. Obiettivo: spingere il sindacato a firmare l’accordo con l’azienda.

Succede nella catena di ipermercati della Campania di proprietà della multinazionale francese. La raccolta di firme ricalca un’analoga iniziativa attuata di recente negli ipermercati Auchan di Torino. E ora, a Napoli, una cinquantina di addetti dell’iper di via Argine hanno firmato la richiesta di stipula dell’accordo con l’azienda, che prevede deroghe al contratto nazionale di lavoro. Non è finita. La campagna per le sottoscrizioni è stata avviata anche nell’ipermercato di Nola, sede centrale della catena di ipermercati campani composta dai negozi di Nola, Giugliano, via Argine, Pompei e Mugnano. Ma la sottoscrizione è stata accolta male negli ambienti sindacali, che sospettano pressioni aziendali dietro questa petizione dei dipendenti.

A ogni modo per il momento è fermo il confronto tra le organizzazioni di categoria e la multinazionale francese sui tagli da effettuare nei grandi ipermercati di Nola, Giugliano e via Argine. Il segretario regionale della Uiltucs, Antonio Napoletano, ha più volte dichiarato che “è impossibile accettare deroghe al contratto nazionale di lavoro in cambio di contratti di solidarietà, peraltro vessatori”. La vertenza era stata aperta dalla stessa azienda, che aveva comunicato ai sindacati l’esistenza di eccedenze strutturali, non ancora quantificate, tra i 700 addetti degli ipermercati di Nola, Giugliano e via Argine. Una situazione simile si era già verificata per gli ipermercati di Mugnano e di Pompei.

In questo caso però era stato trovato un accordo non traumatico, alternativo ai tagli, attraverso l’applicazione dei contratti di solidarietà, vale a dire, sostanzialmente, riducendo di poco i salari per tutti i dipendenti e senza deroghe agli istituti previsti dal contratto nazionale di lavoro. Ora però Auchan chiede il superamento del contratto nazionale.
(Fonte foto: Rete Internet)

San Giuseppe Vesuviano. Una domenica di impegno civile

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Due associazioni si sono impegnate per tutta la domenica mattina in Piazza Garibaldi sui diritti civili e l’impegno sociale.

E’ stata una bella domenica autunnale quella appena trascorsa con tanta gente nell’area pedonale antistante la chiesa madre. Due associazioni hanno montato i loro gazebo uno di fronte all’altro e da subito tanti cittadini si sono avvicinati per chiedere informazioni.

Il gruppo più giovane è formato da quattro ragazzi, Giuseppe, Fiorenzo, Federica e Nicola che hanno aderito alla campagna AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) “Le Mele Scendono in Piazza”. Questa Associazione dal 1968 è impegnata nella ricerca sulla sclerosi multipla, una malattia degenerativa che non lascia scampo. Solo negli ultimi anni sono stati raccolti oltre 40 milioni di euro investiti tutti nella ricerca che sono una goccia nel mare rispetto ai quasi 70.000 malati in Italia che costano alla società 2,7 miliardi di euro. Basterebbe che qualche punto percentuale della spesa annua fosse dirottato verso la ricerca e i passi avanti in direzione di una soluzione positiva della malattia sarebbero molti di più. Purtroppo in Italia ancora non esiste una cultura per la prevenzione.

Passiamo al gruppo più stagionato di attivisti presenti in piazza: l’associazione JAMM, da anni impegnata sul fronte ambientale con molte iniziative fra cui i Green Attack con i quali hanno adottato aiuole in centro lasciate dall’amministrazione comunale in totale stato di abbandono. Ma l’altro fronte che li vede fortemente impegnati è la crescita culturale della comunità: sono decine le presentazioni di libri alla presenza degli stessi autori fra cui il successo editoriale “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” del napoletano Antonio Menna.

Domenica 13 ottobre in piazza Garibaldi hanno distribuito le cartoline della Terra del Fuochi fatte stampare da don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano, alle quali basta solo incollare il francobollo e spedire, indirizzate al Papa e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una forma di protesta civile con cui il popolo Campano sta cercando di chiedere aiuto alla Nazione per il disastro provocato dal trio politica-imprenditoria-camorra nella gestione dei rifiuti tossici provenienti dalle grandi città industriali del nord e sotterrati nelle campagne del Vesuviano, del Nolano fino ad arrivare alle fertili campagne a cavallo delle province di Napoli e Caserta, quella che un tempo era definita la Terra Felix dagli antichi ed oggi produce tumori e malattie incurabili per gli sfortunati residenti.

Molti i cittadini fermatisi a chiedere informazioni, ad acquistare le mele e a ritirare le cartoline. La speranza è che il nostro martoriato territorio possa risorgere un giorno; in fondo è scritto anche nello stendardo comunale, Ex Flammis Orior.

Donne sull’orlo di una crisi di nervi

Sintesi matura dell’Almodovar più irriverente e candidato all’Oscar, Donne sull’orlo di una crisi di nervi è il primo capolavoro del regista spagnolo.

È il 1988 e Pedro Almodovar ha già sei lungometraggi alle spalle. I primi due talmente trash da diventare negli anni dei cult (Pepi, Luci e Bom e le altre ragazze del mucchio e Labirinto di Passioni), poi una storia sgangherata in un convento di suore pazze (L’indiscreto fascino del peccato) e infine tre opere più mature, tra farsa e melodramma (Che ho fatto io per meritare questo?, Matador e La legge del desiderio).

In queste ultime tre, in particolare, già è chiaro quale sarà il tocco caratteristico di Almodovar: condire la tradizione del (melo)dramma più popolare (donne tradite, famiglie proletarie, amori e morte, tra chiese e corride) con l’esagerazione e l’ironia. Nel farlo Almodovar, forse inconsapevolmente, diventa il testimone del miscuglio tra la Spagna vecchia e quella nuova, senza contrapposizioni, ma con uno scivolare naturale dell’una verso l’altra. Un regista pieno di talento in grado di fotografare i tempi, i luoghi e i loro cambiamenti.
Quello che manca al primo Almodovar è la forza di tenere le redini della storia dall’inizio alla fine. Le trame sono sgangherate e spesso illogiche, le azioni dei personaggi affidate ad un’alta dose di casualità. È un disordine narrativo in parte funzionale alla natura caricaturale dei film, ma dosato male.

Donne sull’orlo di una crisi di nervi mostra il raggiungimento della maturità. Chiude la prima stagione e ne apre una nuova, restando tra i capolavori del regista. Più attento alla psicologia dei personaggi e con meno trovate assurde, il settimo film di Almodovar ha i toni della commedia brillante, strutturata come un’opera teatrale e girata quasi completamente in un attico di Madrid.
Dalle vecchie opere Almodovar riprende spunti e situazioni. Al centro della storia troviamo Pepa (Carmen Maura), una donna sola e tradita, che cerca disperatamente di mettersi in contatto con l’uomo che ama e che “divide” con altre due donne. Attorno a lei e al suo appartamento si muovono una coppia di fidanzati in cerca di casa, un’amica coinvolta in un intrigo internazionale, l’ex pazza dell’uomo. Equivoci, inganni, dialoghi serrati e divertenti danno al film un ritmo frenetico, quasi stordente.

In Donne sull’orlo di una crisi di nervi il talento alla telecamera di Almodovar lascia senza fiato, con alcune sequenze entrate nella storia del cinema. La splendida registrazione in sala di doppiaggio che si sovrappone alla storia personale dei due protagonisti, il look da assassina della rivale di Carmen Maura e la sua folle corsa in moto, l’incendio in camera da letto, il gazpacho “avvelenato”…le sequenze o le singole immagini diventate icone non si contano.
Accanto a questa straordinaria vena visiva e alla sceneggiatura efficace, Almodovar riesce anche a tenere a bada le esagerazioni. Non che la storia segua sempre una logica ineccepibile; il complotto terroristico del quale rimane vittima l’amica di Carmen Maura è ai limiti. Ma si tratta di dettagli che cedono il passo di fronte alla bravura del regista nell’abbozzare almeno tre ritratti di donna indimenticabili.

Perché – e questa è la vera svolta – l’altissima qualità della confezione e il talento nella messinscena di Almodovar sono messi al servizio di una storia di donne tradite, deboli e nevrotiche, in un mondo di uomini bugiardi e inetti. Questa commedia – elegante e leggera – ci lascia incollati allo schermo per 90 minuti, divertiti per le situazioni rocambolesche, trascinati da dialoghi e scene indimenticabili. E ci fa anche provare affetto per Pepa, una delle grandi eroine del cinema almodovariano, mentre la guardiamo tra sorrisi e lacrime e facciamo nostre sia la sua instabilità sia la sua tenacia.

Donne sull’orlo di una crisi di nervi è una commedia perfetta che miscela quasi tutti gli ingredienti del cinema almodovariano e li porta ad un nuovo livello. Da questo straordinario film parte l’avventura del regista spagnolo che incanterà il mondo.
Regia di Pedro Almodovar, con Carmen Maura, Antonio Banderas, Julieta Serrano, Rossy De Palma, Maria Barranco
Genere
: commedia
Durata: 90 minuti
Voto: 8/10
(Fonte foto: Rete Internet)

CINEMA E PAROLE

Portici. Il punto sulla refezione scolastica

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Il sindaco Marrone promette di rivedere alcuni punti per riattivare la mensa scolastica. Restano però i dubbi sul futuro dei refezionisti, che attendono ancora il pagamento di alcune mensilità.

Il Movimento 5 Stelle di Portici ha incontrato il primo cittadino Nicola Marrone e discusso di diverse tematiche delicate per la città della Reggia, una tra tutte il problema della refezione scolastica, che ancora non è partita, e la definizione delle fasce di reddito individuate dall’amministrazione.

Il sindaco ha subito premesso che l’amministrazione è senza soldi e che versa in una condizione debitoria; pertanto ha preannunciato una serie di dismissioni patrimoniali di beni non di interesse, come alcuni immobili di proprietà del Comune esistenti nel comune di Volla ed una revisione delle modalità contrattualistiche per i servizi esterni al fine di ricavare un ulteriore risparmio di spesa. «Il primo cittadino ha definito il problema delle fasce un falso problema in quanto bisogna solo parlare di una politica di distribuzione delle risorse ed una questione di priorità di spesa. Anche se è un servizio a domanda diretta, l’amministrazione ha fatto una specifica scelta volendo tutelare esclusivamente le famiglie indigenti», afferma il gruppo penta stellato locale specificando: «In questo modo l’intero costo del servizio ricade sulle famiglie medie che si vedono accollata una spesa di circa 700 euro l’anno per bambino.

Riteniamo questa scelta un errore in quanto il servizio rappresenta un punto di riferimento per la cittadinanza e l’attuale esborso potrebbe rappresentare un problema per molte famiglie. Siccome riteniamo l’investimento non di enorme cifra, l’amministrazione poteva rinunciare ad altre spese e garantire una compartecipazione a più famiglie. Abbiamo quindi evidenziato che con le fasce ISEE individuate si escludono dalla compartecipazione le famiglie medie, già gravate da ulteriori tasse e imposte, che potrebbero rinunciare al sevizio di refezione esautorando di fatto la funzione pedagogica ed educativa della mensa scolastica. A novembre sapremo per cosa è stata barattata la compartecipazione del comune».

Il sindaco Marrone ha dato la sua disponibilità a rivedere le fasce ed ha apprezzato la proposta del M5S di creare una commissione mensa, composta anche da genitori e docenti, utile a migliorare la qualità della refezione scolastica ed a sviluppare nella comunità educante il senso di una corretta ed equilibrata alimentazione. «Il primo cittadino ci ha anticipato la creazione di laboratori di partecipazione ed in merito abbiamo dato la nostra disponibilità alla progettazione di questi percorsi partecipativi portando esperienze di altri comuni. Accogliendo la nostra disponibilità ci ha invitati a contattare Martucci, l’assessore di riferimento», conclude il gruppo rappresentato dal portavoce Giovanni Erra.

Il futuro della refezione scolastica non preoccupa solo i genitori ma anche i refezionisti , ormai da tempo sul piede di guerra dal momento che attendono ancora il pagamento della mensilità di maggio, la quattordicesima ed il t.f.r. «Quello che sappiamo è che con delibera di giunta n.130 del 26/09/2013 si è deciso di far partire il servizio con affido temporaneo fino a nuovo bando di gara, con 4 fasce ISEE per il pagamento e con 750.000 euro stanziati per ogni anno per tre anni – afferma Franco Romano, Rsa della Filcams Cgil, che parla a nome dei cinquantaquattro refezionisti della mensa scolastica del Comune di Portici – Sappiamo anche che si è deciso di far partire le domande di richiesta per il servizio con prezzo a base di 4,90 € e che il sindaco dopo un incontro recente con il M5S ha deciso di rivedere le fasce ISEE. La gara precedente è stata annullata perché le aziende ammesse all’apertura dell’offerta economica hanno esposto un prezzo superiore anziché inferiore a quello messo a base d’asta».

Tante però le incertezze che preoccupano i lavoratori: «Non sappiamo quando inizierà il servizio e chi lo fornirà; non sappiamo se l’Amministrazione si è resa conto che con il numero di pasti attuali e il personale attuale la somma stanziata è insufficiente ed il prezzo a base d’asta è basso; non abbiamo idea se la giunta Marrone intende accogliere le proposte dei lavoratori affinché si possa adottare per loro lo stesso procedimento adottato per i lavoratori dei servizi di pulizie», continua Franco Romano che sottolinea il rammarico da parte dei sindacati i quali hanno più volte chiesto un confronto con il primo cittadino porticese e che «sono stati ignorati del tutto, tanto la dignità e la tranquillità dei lavoratori è secondaria».

«Non ci attendiamo da questa Amministrazione una scelta coraggiosissima come il pasto per tutti (si dovrebbero dirottare risorse altrimenti spese per altre importantissime attività) ma almeno un accesso agevolato che permetta a tutti i bambini di poter usufruire dell’offerta formativa allargata», conclude Franco Romano.
(fonte foto: rete internet)

I Vesuviani a Somma Vesuviana per sostenere la lotta alla sclerosi multipla

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Il Moto Club I Vesuviani ha partecipato alla manifestazione per la raccolta fondi per la lotta alla Sclerosi Multipla in Piazza Vittorio Emanuele III a Somma Vesuviana.

Dopo una settimana di pioggia incessante, il presidente de I vesuviani, Michele Iovino, ha chiamato a raccolta il suo gruppo di centauri per la prima uscita da campioni turistici regionali 2013. “Oggi oltre a scaricare i nostri cavalli sulle strade – ha detto – ci fermeremo a Somma Vesuviana per sostenere l’amico Marco Desiato, impegnato nella distribuzione delle mele organizzata da AISM”
E così è stato. Partenza alle ore 9,00 da Piazza Elena D’Aosta a San Giuseppe Vesuviano. La prima sosta a Sant’Anastasia per il caffè e assistere al Moto GP in diretta dalla Malesia, dove si è classificato primo il campione Spagnolo Pedrosa, Valentino Rossi solo quarto.

Con un pò di amarezza i campioni Vesuviani hanno rimesso in moto i loro cavalli d’acciaio e hanno puntato sulla vicina Somma Vesuviana dove, in piazza Vittorio Emanuele III ( un tempo Francesco De Martino, padre della Patria) hanno preso posto a fianco al gazebo montato dai volontari dell’AISM. Tutti hanno acquistato un cestino di mele contribuendo così a sostenere la ricerca sulla Sclerosi Multipla,una malattia invalidante che non lascia scampo a chi ne viene colpito e che però oggi, grazie alla ricerca, ha trovato nuove strade per garantire ai malati una buona qualità della vita. Unica nota dolente sono state le mele, prodotte in Trentino e confezionate da una cooperativa di Faenza ( RA ) e distribuite in tutta Italia. Senza nulla togliere alla qualità e alla serietà delle aziende di fuori regione, anche in questa occasione sono stati mortificati i prodotti del territorio campano , in particolare quelli del Vesuviano, dove c’è l’eccellenza dei produttori della Mela Annurca.

Il vero motore della trasferta Sommese è stata Rossana Esposito, terzo posto al campionato nazionale conduttrici FMI 2012, che è riuscita a mobilitare il direttivo e i soci del Mc I Vesuviani verso la manifestazione AISM. Rossana un po’ emozionata ci dice:” Sono molto felice di aver potuto dare il mio contributo (anche se piccolo) per una causa importante come la ricerca per la sclerosi multipla. Spero che con la nostra presenza siamo riusciti a sensibilizzare anche altri giovani , spesso distratti dalla vita frenetica quotidiana, su questi problemi che purtroppo sono una realtà tremenda”. Marco Desiato , organizzatore dell’evento Sommese, nel ringraziare le associazioni e quanti sono intervenuti, ricorda che la manifestazione serve a raccogliere fondi per la ricerca sulla Sclerosi Multipla ed è organizzata a livello nazionale dall’AISM in oltre 3000 piazze italiane.

I Vesuviani, fatta la foto di gruppo, hanno rimesso in moto le loro due ruote da centinaia di cavalli e si sono diretti verso la costa salernitana. Le loro moto hanno bisogno di grosse autostrade per potersi esprimere e il traffico delle città non è il luogo ideale per questi gioielli della tecnologia. Ma oggi i loro occhi da sotto i caschi integrali hanno una luce differente,quella di chi per un minuto si è sentito utile agli altri. Grazie ragazzi.

Insegnante di scuola materna muore per arresto cardiaco, condannato il comune

La Corte d’appello di Bari condanna l’Ente comunale a pagare un’esosa somma in denaro per risarcire marito e figli di un’insegnante di scuola materna morta in corso di servizio.

Il Comune di Terlizzi propone ricorso per cassazione, avverso la sentenza della Corte di appello di Bari che lo ha condannato, in solido con il MIUR, al pagamento della somma di Euro 310.000,00, a titolo di risarcimento del danno per la morte di una insegnante di ruolo di scuola materna, avvenuta per arresto cardiaco in corso di servizio.

Il comune, sotto il profilo della violazione di legge, chiede se esso "può essere condannato al risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali per il decesso di una insegnante dipendente MIUR e se può rinvenirsi il fatto colposo nella violazione della L. n. 444 del 1968, art. 7". Premessa l’ammissibilità, in tema di protezione dell’integrità psico-fisica del lavoratore, va considerato che il Comune è obbligato, dalla L.18 marzo 1968, n. 444, art. 7 a curare la manutenzione degli edifici adibiti a scuola materna e che tale obbligo, di natura pubblicistica, incide sul diritto primario alla salute (art. 32 Cost.) di coloro che l’immobile sono tenuti a frequentare come docenti, discenti o personale comunque dipendente dal MIUR. Ne discende la responsabilità del Comune per la violazione di tale diritto in conseguenza del proprio inadempimento, una volta che in fatto sia stato accertato il nesso causale tra detto inadempimento ed il fatto dannoso.

Il comune lamenta la violazione degli artt. 40 e 41 cod. pen., chiedendo nel quesito di diritto se il giudice "possa attribuire nella produzione dell’evento esclusiva efficienza causale alla insalubrità dei locali ove si è svolta l’attività lavorativa, anche in presenza di una conclamata grave patologia cardiaca (idonea anche da sola a produrre la stessa causa di morte)". La cassazione ritiene questo motivo inammissibile, in quanto il vizio lamentato, sostanziandosi in un vizio di motivazione, avrebbe dovuto semmai farsi valere nella fase di giudizio precedente.

Il Comune ricorrente ritiene, altresì, inammissibile il riconoscimento del danno biologico iure hereditatis (diritto al risarcimento da trasferire agli eredi) e del danno patrimoniale. Quanto al danno biologico iure hereditatis la Cassazione motiva questo diritto con la circostanza (non contestata) che "la sig.ra D. P. non decedette all’istante senza maturare il diritto al risarcimento da trasferire agli eredi, ma subì un progressivo deterioramento delle sue condizioni di salute e, dunque, tale danno va collegato alla lunga durata della malattia e alla progressiva sofferenza sino alla morte per un apprezzabile lasso di tempo".
La Cassazione Civile, Sez. 3, 27 giugno 2011, n. 14107, per i motivi esposti, rigetta il ricorso.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

Funiculì Funiculà a Buenos Aires, in metro [VIDEO]

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Sulla “linea B” della metro un ragazzo intona la melodia napoletana facendo cantare e ballare tutti

Siamo a Buenos Aires, Argentina. È un giorno come tanti. “Musico del Subte”, artista sotterraneo, intona le note dell’immortale Funiculì Funiculà. In pochi secondi la melodia cattura i presenti, si comincia a ballare e a cantare.

Il celebre capolavoro scritto a Castellammare di Stabia dal giornalista Peppino Turco e musicata da Luigi Denza, fu creata in occasione dell’inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio “‘e cinche ‘a sera d ‘ ‘o 6 ‘e giùgno d’ ‘ o 1880”.