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Indotto Ansaldo, disastro occupazionale: 200 licenziamenti

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Storia della Simmi di Acerra. Dalla costruzione della metropolitana di Milano ai licenziamenti e alla chiusura definitiva di oggi.

Un dramma che si sta consumando in silenzio e che per questo appare irreversibile. La Simmi, indotto Ansaldo, ha spedito infatti le lettere di licenziamento a tutti i suoi operai e tecnici, 200 lavoratori, molti dei quali altamente specializzati.

Dipendenti che si sentono beffati. La decisione dell’azienda è stata presa prima che scadesse la cassa integrazione, il cui termine è stato fissato al 9 novembre. Una situazione occupazionale da brivido. Finora in Campania il provvedimento più duro in questa direzione era stato preso dalla Fiat, che mercoledì 9 ottobre ha deciso di spedire 421 lettere di licenziamento a casa degli operai della Irisbus, lo stabilimento di autobus fatto chiudere nel 2010. E ora è ancora una volta il settore metalmeccanico a pagare il prezzo più alto della crisi, con la seconda batosta occupazionale e produttiva di quest’autunno caldo.

Una vicenda zeppa di ombre. Il 27 luglio di quest’anno il tribunale di Nola ha emanato la sentenza di fallimento della Simmi. La magistratura civile ha accertato una situazione gravissima per l’azienda dell’imprenditore di Pomigliano Carmine Bassolino (solo omonimo del più noto Antonio, ex governatore della Campania). Un’impresa ad alto valore aggiunto, la Simmi, tutta “made in Naples”. Non solo cablaggi. Ad Acerra sono stati costruiti anche i vagoni della nuova metropolitana di Milano. Il declino dell’azienda napoletana è stato segnato due anni fa dall’improvviso dirottamento al nord, in Emilia, delle commesse fino ad allora assegnate dalla capofila Ansaldo, l’azienda di Finmeccanica che a Napoli, in via Argine, produce treni e che a sua volta si trova in difficoltà.

Clamoroso il caso scoppiato a giugno della cancellazione di ordini da mezzo miliardo di euro da parte dei governi di Belgio e Olanda. Mentre ora si parla di una vendita dell’azienda di Finmeccamica ai colossi coreani del settore. A ogni modo un intero pezzo dell’industria ferroviaria italiana è saltato e il suo naufragio sta creando l’ennesimo dramma occupazionale nell’hinterland napoletano. Nel tentativo di impedire la loro definitiva estromissione dal mondo del lavoro le tute blu dell’indotto Ansaldo hanno messo a segno una valanga di manifestazioni, blocchi stradali, cortei, occupazioni dello stabilimento. Una volta hanno anche bloccato, per ore, tutti i treni in partenza dalla stazione centrale di Napoli.

Ma non c’è stato niente da fare. La proprietà della Simmi nel frattempo è scesa sul piede di guerra contro Ansaldo: c’è una lite giudiziaria, sia civile che penale, intentata dai legali della Simmi. Nella denuncia gli avvocati dell’azienda scrivono di “ordini fantasma imposti, di false fatturazioni che avrebbero consentito di utilizzare a piacimento la manodopera dell’impresa acerrana”. L’avvocato Lucio Sena, del foro di Nola, sostiene che il tutto sarebbe stato commesso attraverso ripetuti atti di prepotenza esercitati dalla committente.

Sena per conto della Simmi ha chiesto, a giugno, un risarcimento danni di 51 milioni di euro per il dirottamento al nord delle commesse per lungo tempo lavorate nell’impianto acerrano. Ma si tratta di accuse tutte da provare. Del caso si sta occupando il pubblico ministero di Nola Ciro Capasso.

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