San Giorgio a Cremano, 15enne aggredito e derubato da una baby-gang. Presi

La Polizia è riuscita a recuperare lo smarphone e il portafoglio della vittima e a fermare i baby aggressori.

Gli agenti del commissariato di polizia di San Giorgio a Cremano, in collaborazione con il personale della Polizia Locale, hanno arrestato V. P., 18 anni di Portici con precedenti di polizia, F. P. C. 15 anni, con precedenti, G. C. 15 anni, con precedenti, e C. I. 16 anni di Portici, per il reato di rapina aggravata in concorso. Erano da poco passate le 21.00 quando i poliziotti, impegnati nel controllo del territorio in piazza Vittorio Emanuele II, sono stati avvicinati da un 15enne che raccontava di essere stato appena rapinato in Viale Tartaglia.

La vittima ha fornita alla Polizia dettagliate descrizioni dei quattro aggressori che, minacciandolo con un bastone telescopico di metallo ed un tirapugni, lo avevano appena rapinato del suo smartphone e del portafogli scappando in direzione di Via E. Pessina. I poliziotti, coadiuvati da una pattuglia della Polizia locale, hanno perlustrato le strade limitrofe riuscendo ad intercettare i quattro rapinatori. La baby gang vistasi scoperta si è disfatta delle armi e della refurtiva lanciandola nei giardinetti di via Guido Rossa, dove sono stati bloccati ed arrestati.

La polizia ha recuperato un tirapugni ed un bastone telescopico in metallo e poco distante il portafogli e lo smartphone della vittima a cui sono stati restituiti. Il 18enne è stato condotto al carcere di Poggioreale mentre i tre minori sono stati condotti al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.

Scisciano: XVII Sagra della “P’zzetta è vin cuott”

0
L’occasione di gustare prodotti tipici si ripresenta al Borgo di San Martino.

 Con l’estate di San Martino ritorna, puntuale, la sagra della P’ezzetta é vin cuott, festa dai sapori autoctoni e genuini che appartengono alla antiche tradizioni della comunitĂ  sciscianese. Quest’anno si è giunti alla 17ª edizione e nei giorni 9 -10 -11 novembre il Circolo Polivalente di San Martino apre i battenti sulla attesissima sagra e introduce, rispetto agli altri anni, interessanti elementi di novitĂ .

La "regina" della serata è naturalmente la "P’ezzètta è vin cuòtt", prelibatezza dal sapore inconfondibile ed unico, un antico ed elaborato dolce a base di vino cotto appartenente alla tradizione locale. Questo dolce è chiamato anche "pezzetta" proprio perchè tagliato a pezzetti di varie forme. Naturalmente oltre alle Pezzette si potrĂ  gustare il Vino cotto, dolce e corposo che anticamente veniva usato come sciroppo naturale per la tosse.
Ottenuto dalla cottura a fuoco diretto del mosto, su un caldaio di rame, il Vino Cotto, è bevanda intensissima, dal sapore dolce di spezie e liquirizia, corroborante e soddisfacente, prevalentemente utilizzato nella preparazione di molti piatti e dolci tipici e, soprattutto, quale liquore di fine pasto, generalmente offerto insieme ai dolci tradizionali quali ciambelline, biscotti secchi all’anice.

Quest’anno introdotte delle novitĂ  di intrattenimento e divertimento, con la presenza di artisti famosi come per esempio Gino Fastidio del tanto apprezzato programma "Made in Sud", la cui esibizione è prevista per sabato 9 novembre. Un’altra gradita performance sarĂ  quella dell’artista Lino D’Angiò che si esibirĂ , lunedì 11 novembre.
L’altro elemento di novitĂ  è il simpatico gemellaggio, sancito in occasione della sagra, con Cicciano, paese dell’entroterra nolano. Da notare, prima di tutto, un interessante accordo tra i due paesi su di un prodotto tipico di entrambe le comunitĂ : il vino. Poi, in occasione della suggestiva sfida tra i vari rioni cittadini nella corsa delle botti, che si terrĂ  domenica 10 novembre alle ore 15.00, si potrĂ  assistere alla entusiasmante sfida finale nella corsa delle botti tra Cicciano e Scisciano.

Alle ore 17.00 di domenica 10 novembre, le due comunitĂ  presenteranno una rievocazione storica in abito d’epoca che sfilerĂ  per le strade del borgo di San Martino e ciliegina sulla torta si potrĂ  assistere alla firma del trattato commerciale fra le delegazioni dei due paesi. Infine per gli appassionati di calcio, la possibilitĂ  di non perdere la super sfida del campionato di serie A, prevista per le ore 20.30, tra Juventus e Napoli.

Lunedì 11 novembre ore 16.30 processione del Santo Martino, portato a spalla dai devoti per le vie della Borgata, a conclusione sarĂ  celebrata la Santa Messa dal parroco don Luca. La serata continuerĂ  con l’esposizione di prodotti artigianali, le prelibatezze gastronomiche e l’esibizione di Lino D’Angiò. Tutto pronto, quindi, per l’inizio dell’importante e gettonata sagra della P’ezzetta é vin cuotto, con le sue prelibatezze e i suoi genuini e gustosi antichi sapori…Pregustando tanto ben di Dio non ci resta che seguire, a questo punto, il detto di un vecchi proverbio: "Pancia mia…fatti capanna"! Buona sagra a tutti.
(Fonte foto: Rete Internet)

I lavoratori di Auchan Italia ai francesi: “Non svendete il nostro lavoro”

0
Lettera degli addetti italiani alla potente famiglia Mulliez, proprietaria della multinazionale della grande distribuzione: “Non barattate i nostri posti di lavoro in cambio del taglio dei salari e della riduzione dei diritti”.

 Centinaia di lavoratori degli ipermercati Auchan della Campania e del resto del Paese hanno firmato una lettera aperta, scritta sia in italiano che in francese e quindi inviata alla famiglia Mulliez, proprietaria della grande multinazionale del commercio.

"Basta con i tagli al salario e con la riduzione dei diritti sindacali in Italia: il peso della crisi non deve gravare su di noi". E’ questa la risposta di tanti dipendenti della multinazionale d’Oltralpe al recente accordo, siglato da azienda e sindacati, per l’ipermercato di Napoli via Argine, intesa che prevede tagli salariali e sospensioni di istituti contrattuali in cambio del salvataggio dei posti di lavoro. Accordo che è stato avallato dal referendum dei lavoratori dell’impianto partenopeo, impauriti dallo spettro dei licenziamenti. Un’intesa, questa raggiunta per l’ipermercato napoletano, che potrebbe essere estesa a tutte le realtĂ  Auchan ubicate in Campania e nel resto del territorio italiano. Ma tantissimi addetti degli ipermercati nostrani non ci stanno.

Si sono organizzati via web e hanno redatto una lettera dai toni non duri ma certamente decisi. La missiva è stata spedita alla potente famiglia Mulliez, i proprietari del gruppo commerciale, una delle più ricche del mondo. Il quaderno delle lamentele, sorta di cahier des doléances, punta sul fatto che in Campania, cioè nella Regione più povera dell’Europa occidentale, si tenta di sperimentare un modello di organizzazione del lavoro al ribasso, nettamente peggiorativo, sfruttando in questo modo le pesanti carenze occupazionali di un territorio le cui caratteristiche negative somigliano comunque a quelle del resto d’Italia.

“I contratti di solidarietĂ  – si legge nella lettera – l’aumento degli orari e i tagli salariali, la diminuzione del personale, l’utilizzo di lavoratori non qualificati e provenienti dall’esterno, l’assenza di una gestione intelligente della flessibilitĂ , l’apertura giornaliera sette giorni su sette, le difficoltĂ  organizzative, i turni convulsi e la continua pressione a cui siamo sottoposti ci impediscono di svolgere il nostro lavoro bene come l’abbiamo fatto per tanti anni”. Infine, l’appello: “I tagli, la crisi, non devono gravare sui lavoratori: necessario trovare altre soluzioni”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Medici avvocati e faccendieri indagati nell’inchiesta Jordanus, alcuni sono nomi noti di Somma Vesuviana

0
Tra i medici figurano Celestino Allocca figlio del primo cittadino e l’ex consigliere Francesco Coppola. Tra gli avvocati con studio in cittĂ , invece, Nunzio Cerciello, Marco Coppola e Maria Cristina De Vivo.

 Un sistema collaudato e redditizio, tanto che ci lucravano intere famiglie: avvocati e faccendieri avevano creato quattro associazioni a delinquere per truffare gli istituti assicurativi e il fondo di garanzia vittime della strada, ingaggiando falsi testimoni, procurandosi falsi certificati medici, perizie, con famiglie intere coinvolte in falsi incidenti stradali.

Per fare un esempio: uno dei testimoni compiacenti è stato «utilizzato» in ben 80 cause dinanzi ai giudici di pace. Ora sono 401 gli indagati dalla Procura di Nola che ieri mattina ha emesso 16 misure cautelari, accusando le persone coinvolte, a vario titolo, di plurime associazioni a delinquere, falso, truffa aggravata, frode assicurativa, corruzione, falso in valori da bollo, abusivo esercizio attivitĂ  finanziaria, usura e riciclaggio, falsa testimonianza e falsa perizia.

La Procura ha anche disposto il sequestro patrimoniale di beni illecitamente accumulati, tra cui ville e auto di lusso, conti correnti bancari e natanti, per un valore di circa tre milioni e 760 mila euro: tra i beni sequestrati figurano 42 immobili, tra cui una villa ad Ischia ed una in costiera cilentana, 21 auto, ma anche 86 conti correnti degli indagati. Nessun arresto, per ora: tutti gli indagati sono a piede libero colpiti da varie misure: si va dall’obbligo di firma al divieto di dimora, dall’interdizione al divieto temporaneo di esercitare la professione. Le indagini sono partite nel 2009, dopo la denuncia di un cittadino che non aveva voluto collaborare con il sodalizio.

Otto avvocati ed un faccendiere avrebbero fatto parte delle associazioni, con le quali erano riusciti a costruire 1237 pratiche di risarcimento danni per incidenti stradali mai avvenuti, riuscendo a far sborsare alle assicurazioni un milione e 670mila euro di indennizzi non dovuti. Per il business assicurativo, avevano anche creato un vero e proprio tariffario al quale fare riferimento per pagare le false certificazioni mediche: 5-10 euro per una relazione, dai 30 ai 100 euro per gli esami strumentali o con relazione, dai 100 ai 150 euro per i referti ospedalieri.

I medici coinvolti, che lavoravano in strutture private o anche pubbliche, secondo le indagini coordinate dalla procura di Nola, con a capo il procuratore Paolo Mancuso, e portate avanti dalla guardia di finanza di Nola e dai carabinieri del comando di Castello di Cisterna, venivano contattati o da procacciatori, o dagli stessi legali, o da altri medici coinvolti. E la faccenda ha immediatamente fatto scattare le reazioni del direttore generale dell’Asl Napoli 3 sud, Maurizio D’Amora, che ha disposto l’attivazione dei servizi ispettivi aziendali amministrativi e sanitari, «unitamente agli uffici preposti ai provvedimenti disciplinari, riservandosi ulteriori valutazioni all’esito degli sviluppi della vicenda», ed il presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Nola, Francesco Urraro, il quale ha convocato d’urgenza una seduta del Consiglio stesso non solo per assumere le determinazioni in materia disciplinare, ma anche per tutelare «l’immagine dell’avvocatura nolana».

Nell’inchiesta casi eclatanti di incidenti stradali fittizi, come chi figurava nello stesso giorno in due posti contemporaneamente pur essendo a centinaia di chilometri di distanza. Le indagini condotte da carabinieri e guardia di finanza di Nola (Napoli), dal 2009 ad oggi, hanno portato all’emissione di misure cautelari da parte del gip del Tribunale di Nola, nei confronti di 16 dei 401 indagati per truffa alle assicurazioni, in quella che è stata denominata «operazione Jordanus». E ancora: uno degli indagati è stato testimone, investito, o investitore dei falsi incidenti, in ben oltre 80 incidenti fittizi. Intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno aiutato a ricostruire l’intero sistema criminale per creare falsi incidenti stradali, basato su quattro associazioni a delinquere, alle quali avrebbero preso parte otto avvocati con studi che si trovano in diversi comuni del nolano.

Insieme a loro, a capo dei uno dei sodalizi individuati, anche un faccendiere che procurava testimoni e presunte vittime, oltre alla collaborazione di medici compiacenti che falsificavano documenti e certificati. Documentazioni che, in qualche occasione, era creata anche con foto identiche utilizzate per diversi sinistri stradali, oppure radiografie di parti del corpo che non corrispondevano a quelle danneggiate nell’incidente, e per le quali gli avvocati richiedevano l’indennizzo. In alcuni casi gli inquirenti hanno scoperto che erano gli stessi medici a farsi radiografare, per poter formare la documentazione sanitaria necessaria.

E per accelerare le pratiche l’organizzazione criminale aveva anche acquistato un ecografo di ultima generazione, utilizzato in uno studio medico a Somma Vesuviana, dove si effettuavano gli esami per le false certificazioni. Tra gli indagati, però, ci sono anche un perito assicurativo ed un cassiere di un istituto di credito bancario. La maggior parte delle persone coinvolte nelle false testimonianze, e nei sinistri, risultano in diversi falsi incidenti stradali, e venivano pagati dalle associazioni criminali dai 500 ai 1000 euro (presunti danneggiati), dai 50 ai 100 euro (falsi testimoni).

Ieri, in conferenza stampa, con il procuratore Mancuso, la dottoressa Troncone, procuratore aggiunto, e rappresentanti della guardia di finanza e della Procura di Nola, qualche momento di imbarazzo seguito alla domanda di un cronista circa il ruolo in tutto ciò dei giudici di pace: come non insospettirsi dinanzi allo stesso testimone che deponeva in più cause, alle tante richieste di risarcimento danni presentare dalle stesse persone? La maxi inchiesta è scattata grazie alle denunce di alcuni cittadini, tra i quali anche qualcuno al quale era stato chiesto se voleva guadagnare “soldi facili”. Si aspettano sviluppi, nei prossimi giorni l’inchiesta potrebbe allargarsi ancor più tra Napoli e Provincia. Tra le strutture ospedaliere coinvolte ci sono tra, le altre, il Loreto Mare di Napoli, il Santa Maria della PietĂ  di Nola e la clinica Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana.

Ottaviano ricorda in silenzio Cappuccio e Beneventano

0
Una marcia ha unito via Pentelete con via M. Beneventano, i luoghi dove trovarono la morte i due consiglieri comunali. In testa i gonfaloni di Ottaviano e Napoli e il sindaco Capasso con il tricolore. Del tutto assenti i cittadini.

 Il 13 settembre del 1978 non faceva tanto freddo ma nelle case degli attivisti del Partito Socialista dell’Area Vesuviana calò un vento gelido.

Da poche ore era stato ammazzato Pasquale Cappuccio, avvocato di professione e capogruppo per il PSI in consiglio comunale ad Ottaviano. Fu una notizia tremenda che si andò a sommare ai tanti morti ammazzati della provincia di Napoli allora scossa da una furibonda guerra fra clan; la camorra stava cambiando pelle, da organizzazione arcaica specializzata nel contrabbando di sigaretta stava diventando una holding con un solo capo: Raffaele Cutolo.

Ma chi conosceva la politica locale capì subito che la camorra non c’entrava niente con quel barbaro omicidio, il movente e i mandanti sedevano in consiglio comunale dove Cappuccio era solito scagliarsi a viso aperto contro coloro che gestivano il potere. L’allora sindaco La Marca fu messo sotto accusa ma fu poi prosciolto per insufficienza di prove. Ma quella politica arrogante non aveva piegato tutti: in consiglio comunale sedeva un altro grande oppositore, Domenico Beneventano, dottore, eletto nelle liste del PCI, il quale non le mandava certo a dire per affermare i suoi principi di legalitĂ  e rispetto dell’ambiente.

E fu proprio per essersi opposto ad una grossa speculazione edilizia che la mattina del 7 novembre 1980, sedici giorni prima del devastante terremoto che sconvolse Campania e Basilicata, barbari assassini lo ammazzarono sull’uscio di casa. Nei giorni seguenti la trama fu la stessa di tanti omicidi di innocenti: ”si ammazzano fra di loro… la camorra non perdona… storie di donne…”, ne furono dette di tutti i colori per poter coprire quella veritĂ  che era sotto gli occhi di tutti. Beneventano era stato ucciso per le sue idee politiche e perché si opponeva alla cultura dominante fatta di abusivismo e clientele.

Ma veniamo ai nostri giorni. Lo scorso 7 novembre 2013 l’associazione Mimmo Beneventano insieme a Libera ha organizzato una giornata della memoria per ricordare i due martiri ottavianesi e per lanciare la proposta di intitolare l’aula consiliare ai due consiglieri comunali. Questo progetto ha trovato l’incondizionato sostegno dell’attuale sindaco di Ottaviano, Luca Capasso eletto sindaco a maggio 2013 con una maggioranza di centrodestra, che ha messo a disposizione i locali della scuola “Mimmo Beneventano“ per una manifestazione teatrale che purtroppo non si è potuta tenere per l’improvvisa morte della direttrice didattica, la Prof. Silvana Avino, e la disponibilitĂ  a partecipare al corteo con la fascia tricolore ed il gonfalone del comune.

Peccato che uguale sensibilitĂ  non hanno avuto gli altri componenti della giunta, fatta eccezione per l’assessore alla cultura Aniello Saviano, e i consiglieri di maggioranza. Ma nemmeno la minoranza ha brillato per presenze, escluso il giovane consigliere del PD, Emanuele Ragosta, e l’ex segretario cittadino del PD, Ignazio Franzese. Il corteo è partito con un poco di ritardo da via Pentelete con avanti i gonfaloni dei comuni di Ottaviano e Napoli. Il capoluogo provinciale si è presentato con un drappello di Vigili in alta uniforme. A seguito il sindaco Capasso con la responsabile di Libera Campania la Dott.ssa Annamaria Torre, figlia dell’allora sindaco di Pagani Marcello, ucciso dalla camorra il 11dicembre 1980 perché si opponeva ad una gestione clientelare degli appalti pubblici post terremoto. Anche questo omicidio ha visto i mandanti sedere in consiglio comunale.

La prima sosta è stata fatta vicino al muretto dove è stato ucciso Cappuccio e la moglie che viaggiava con lui fu ferita leggermente. Il sindaco Capasso ha deposto un mazzo di fiori. Purtroppo al peggio non c’è mai fine: un’ora dopo il mazzo di fiori era sparito, ignoti lo avevano trafugato. Alcuni residenti ci parlano dei continui furti e danneggiamenti che accadono quotidianamente lungo tutta la strada. Il corteo ha proseguito lungo la centralissima via Roma dove al passaggio per Piazza San Lorenzo il parroco ha fatto suonare le campane a distesa. Arrivati in via Mimmo Beneventano il sindaco Capasso ha deposto un mazzo di fiori dove il giovane medico fu ucciso. Un vecchio amico di Mimmo Beneventano ha letto alcuni brani di poesie scritte proprio dal giovane consigliere comunale che nel tempo libero si dilettava come poeta.

E’ vero, sono passati più di trent’anni da questi fatti tremendi, molti dei protagonisti oggi hanno i capelli grigi o non ci sono più. I giovani hanno altri miti ma non si possono considerare sorpassate le idee e le battaglie per cui Pasquale Cappuccio e Mimmo Beneventano hanno dato la vita. Abusivismo, Ambiente e LegalitĂ  erano i loro cavalli di battaglia, e oggi sono maledettamente attuali. Ma l’assenza che si è notata di più è stata quella delle istituzioni. Sia le forze dell’ordine che la struttura burocratica dello Stato hanno disertato la manifestazione, fatta eccezione per una macchina dei Carabinieri giunta quando tutti stavano andando via.

E’ questa l’assenza che ha pesato di più. Non possiamo dimenticare che questi giovani uomini si sono sacrificati proprio per difendere quelle istituzioni che oggi li ignorano. Determinante la presenza della Polizia Locale del comune di Ottaviano che oltre a trasportare il gonfalone comunale ha provveduto a gestire il traffico per permettere la manifestazione.

“D’amore e di altre cose irreversibili”. Intervista a Floriana Cangiano

Un esordio da solista per una splendida voce che vanta collaborazioni importanti, da Lino Cannavacciuolo a Daniele Sepe. Esce a dicembre il primo lavoro da solista, con il sostegno dei suoi fans.

 Una voce che si è fatta conoscere e amare in importanti collaborazioni con Lino Cannavacciuolo, Davide Iodice, Mimmo Borrelli, Mimmo Napolitano, Corde Oblique, Mariano Bauduin, Ernesto Nobili, fino ad arrivare nel 2011 a quella con il sassofonista e compositore Daniele Sepe.
In uscita a dicembre il suo primo lavoro da solista con Agualoca Records.

Come nasce la tua passione per la musica?
“Ho ereditato da mio padre la passione per il canto: da ragazzo aveva un gruppo ed era molto intonato. Nella vita faceva tutt’altro, ma ricordo che la musica lo emozionava e sentirmi cantare lo rendeva sempre molto orgoglioso. Ad ogni modo, in tutte le foto e le videocassette dell’infanzia io compaio sempre piazzata davanti all’obiettivo pronta per esibirmi. Che imbarazzo guardarle adesso!”.

Una carriera iniziata prestissimo. La tua prima esperienza importante. Che ricordi hai?
“La prima vera esperienza importante è stata il provino di "C’era una volta…Scugnizzi". Al provino si presentarono più di mille persone ed io fui l’ultima ad essere provinata in un politeama ormai vuoto. Era il mio primo provino. Mattone faceva accennare un brano e congedava col famoso "grazie le faremo sapere". A me face cantare due brani per intero, mentre cantavo mi tremavano le gambe e quando mi scelsero ricordo che senti davvero il cuore esplodermi. Quei due anni di turnèe, oltre al divertimento, all’emozione, ai primi guadagni, mi hanno insegnato la disciplina del lavoro. Essere puntuali, affidabili, responsabili di se stessi per dare il massimo ad ogni replica, cantare ogni sera senza risparmiarsi, sono cose che ho imparato lì”.

Hai avuto nella tua carriera tante collaborazioni prestigiose, da Lino Cannavacciuolo a Davide Iodice fino a Daniele Sepe. Quali son stati gli incontri più importanti artistici ed umani?
“Quando Davide Iodice mi scelse per il ruolo di protagonista in "A Sciaveca" non sapevo che quello spettacolo mi avrebbe cambiato la vita. Lavorare con lui e Marina Rippa cambiò nel profondo il mio modo d’intendere il rapporto tra corpo e vocalitĂ . Quello spettacolo mi portò un successo enorme e tanti incontri fortunati; rafforzò tantissimo in me la consapevolezza di voler fare ad ogni costo questo lavoro.

Proprio durante questo spettacolo, una sera in tra il pubblico c’era Lino Cannavacciuolo. Lino è una persona a cui voglio molto bene; mi ha sempre dimostrato stima ed affetto. Mi ha spinta moltissimo verso un progetto solista e per questo gli sono molto grata. L’incontro con Daniele Sepe, invece, fu davvero traumatico, ma di sicuro è quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni. Daniele pretende dai suoi musicisti un’attenzione ed un impegno spasmodico -questo a Napoli è spesso un’eccezione – ma divide insieme a te tutti gli onori. Daniele Sepe è il maestro che ogni giovane musicista dovrebbe incontrare. Accanto alle persone che hai citato, ce ne sono tante altre a cui devo tanto. Il mio amico fraterno Michele Maione, Tommaso De Paola, Anna Lupo, Michele Schiano di Cola, il mio produttore artistico Ernesto Nobili e tanti e tanti ancora”.

E’ in uscita a novembre il tuo primo lavoro da solista, «D’ AMORE E DI ALTRE COSE IRREVERSIBILI» come nasce questo progetto?
“Io ho sempre scritto. Racconti, poesie, canzoni. Il confronto con i miei autori preferiti mi ha sempre un pò castrato l’istinto a pubblicare e rendere noto quello che scrivo, ma non la necessitĂ  e il piacere di scrivere. Poi l’incontro con Ernesto Nobili, la nostra collaborazione nel mio spettacolo "DeRive. Canzone d’amore, d’esilio e libertĂ " (di cui era responsabile musicale), la nostra comunione di gusti e di intenti mi diede la spinta giusta. E’ tutta colpa sua!”.

Sappiamo tutti quanto sia in crisi il mercato della musica. Per il tuo progetto hai scelto il canale delle produzioni dal basso: son i tuoi fan a finanziare la produzione acquistando il disco prima dell’uscita. Come sta andando?
Il meccanismo in realtĂ  è un po’ più articolato. I fan in realtĂ  contribuiscono acquistando delle ricompense che vanno ben oltre il disco. Molti hanno acquistato lezioni di canto, molti una cover con dedica tratta dal mio repertorio, addirittura c’è chi si è regalato un house concert.

Questo per dire che il meccanismo funziona se è creativo. La creativitĂ  è l’unica possibilitĂ  per chi decide di realizzare un progetto, non solo musicale. Inoltre questo meccanismo mi ha consentito di arrivare a tanta gente che visita il sito www.musicraiser.com per finanziare altri progetti, sbircia nella mia pagina e spesso contribuisce. Un modo divertente che, associato al lavoro svolto della mia etichetta Agualoca records e all’investimento iniziale che la stessa ha sostenuto per produrmi, ci sta dando una mano”.

Un invito per chi ci legge?
“Due cose: Date un’occhiata al mio progetto su musicraiser e se vi fa piacere contribuite. La seconda. Spegnete la televisione e andate ai concerti!”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Crimini contro l’ambiente: ok alla convenzione per il telerilevamento

0
Stipulato l’accordo tra Regione e Capitaneria di Porto. Per il presidente Caldoro si tratta di un passo avanti tecnologico per una Campania che vuole tornare “felix”.

 E’ stata firmata oggi a Napoli la convenzione tra Regione e Capitaneria di Porto, che prevede l’avvio ad un’attivitĂ  di telerilevamento aereo per l’identificazione, la prevenzione e la repressione dei reati ambientali.

Per tale scopo è previsto l’impiego di un aereo Atr 42 MP per il telerilevamento, di alcuni satelliti e anche dei droni per identificare le anomalie e le criticitĂ  ambientali in Campania e combattere i reati, come i roghi dei rifiuti. L’attivitĂ  di telerilevamento si svolgerĂ , giĂ  a partire dalle prossime settimane, nell’ambito marino costiero, sul territorio litoraneo – da Gaeta a Sapri – e sui principali bacini idrografici della Campania. Per Stefano Caldoro, presidente della Regione, si tratta di «un’altra iniziativa messa in campo per dare un segnale forte: la Campania ha cambiato rotta e vuole fare dell’ambiente la sua opzione strategica. La regione si è dotata di una legislazione più moderna in materia di reati ambientali, la più avanzata d’Italia, avendo approvato i quattro piani fondamentali per la tutela ambientale, la riduzione dei rifiuti e le bonifiche».

L’accordo sulle attivitĂ  di telerilevamento aereo, dalla durata iniziale di un anno, ha detto il presidente della Regione Campania, «è rinnovabile» mentre sullo smaltimento illegale dei rifiuti precisa: «E’un crimine e noi non lavoreremo solo sul piano della cosiddetta prevenzione e del controllo, ma anche su quello della repressione. C’è un impegno del Governo con un decreto specifico per inasprire le pene per chi inquina».
(Fonte foto: Rete Internet)

Movida indigesta a Pomigliano: il sindaco minaccia di chiudere i bar

0
Russo chiede ai commercianti del centro storico di trovare soluzioni in grado di arginare gli schiamazzi notturni. Il presidente degli esercenti: “Non spetta a noi regolare l’ordine pubblico”.

 E’ l’unica movida dell’intero hinterland a est di Napoli quella che da qualche anno si sta consumando, durante le serate del fine settimana, davanti ai bar del vecchio centro di Pomigliano.

Intanto il sindaco, Raffaele Russo, minaccia la chiusura dei locali. Sostiene che la situazione abbia superato il limite del sopportabile e che bisogna porre subito un freno. Da alcuni anni centinaia di giovani e giovanissimi si accalcano in piazza Mercato, una location che in qualche modo ricorda il centro storico della vicina Napoli. Ma come di “consueto” in questi casi i cittadini residenti nelle zona del ritrovo notturno non ne possono più. Schiamazzi, urla, tafferugli, pallonate anche a notte fonda: i classici effetti collaterali degli assembramenti serali nelle cittĂ .

“Devo tutelare l’ordine pubblico, la sicurezza e la salute dei cittadini – dice nel frattempo il sindaco – per cui nonostante le esternazioni del Caip devo ribadire che nel centro storico di Pomigliano d’Arco persiste una condizione drammatica che mi costringe ad una decisione radicale”. Russo tira in ballo l’associazione dei piccoli commercianti di Pomigliano, il Caip-Aicast. Che attraverso il suo presidente, Ciro Esposito, replica così: “Regolare l’ordine pubblico non è compito dei commercianti: bisogna aprire un confronto tra il comune, gli esercenti, le forze dell’ordine e i cittadini residenti nell’area della movida per trovare una soluzione che vada bene a tutti”.

Il sindaco però insiste, tono indispettito. “Non posso prosciugare le casse comunali – aggiunge Russo – pur di garantire, come del resto è stato fatto, la presenza tutta la notte della polizia municipale. Quindi – il diktat del primo cittadino – mi aspetto che i commercianti la prossima settimana avanzino la proposta di istituire una vigilanza privata, altrimenti, a partire da venerdì 15 novembre, chiuderò tutti i locali di piazza Mercato”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Roghi tossici: la polizia denuncia un contadino

0
Un agricoltore bruciava nelle campagne di Brusciano i fili elettrici per ricavarne rame.

 L’episodio è di quelli che a prima vista potrebbero sembrare “minori”: un campo con accanto una graticola di ferro e una piccola matassa di fili di elettrici bruciati.

Invece la scoperta fatta ieri mattina durante una ronda ordinaria dai poliziotti del commissariato di Acerra, diretti dal vicequestore Pietropaolo Auriemma, è in qualche modo emblematica perché ad aver dato vita all’ennesimo rogo tossico, acceso nella campagna per estrarre il rame dai fili di plastica, è stato proprio un contadino, vale a dire uno di quei soggetti che dovrebbe difendere la propria terra piuttosto che inquinarla. E così V.A., 63 anni, è stato denunciato a piede libero per gestione illecita di rifiuti. Ma a rendere più simbolico l’episodio è stato il fatto che l’agricoltore, probabilmente in bolletta, sperava di raggranellare qualche centinaio di euro incendiando i cavi piazzati nel bel mezzo delle coltivazioni.

Insomma si è trattato di un “modesto” rogo tossico fai da te per tirare avanti, per racimolare piccole somme da intascare al mercato nero del rame. E chi se ne importa se poi a pagare le conseguenze del fumo cancerogeno siamo tutti noi. La zona del ritrovamento del piccolo inceneritore abusivo a cielo aperto è via Tirone, a poche centinaia di metri da un campo nomadi, il campo rom di Acerra, dove il business dei cavi elettrici incendiati ha ormai raggiunto da anni dimensioni abnormi quanto intollerabili. Qui, accanto al ponte dell’asse mediano che unisce Pomigliano a Nola, ogni notte è sempre la solita storiaccia: da una rudimentale fornace scaturisce una nube assassina che il più delle volte si posa sopra gli abitati di Pomigliano, Brusciano e Castello di Cisterna, oltre che sulle coltivazioni di frutta e ortaggi circostanti.

Spesso i cittadini hanno denunciato alle forze dell’ordine lo schifo che si consuma in questo posto. Risultato: zero interventi. Intanto gli abitanti della zona si sono pure stancati di telefonare a vuoto a polizia e carabinieri, tanto nessuno li ascolta.

Ravioli allo stoccafisso: il sedano fa da accordatore

I Maestri di cucina della Masseria Rivolta di Striano interpretano una ricetta “nazionale”, i ravioli allo stoccafisso, nel rispetto del territorio: affidano al sedano il compito di creare l’accordo di sapori tra la pasta e il ripieno di stocco.

Ravioli allo stoccafisso. Ingredienti per 4 persone: 300 g di farina di semola di grano duro; 1 uovo; acqua e sale qb; 200 g di stoccafisso; 1 scatola di pomodorini pelati, o 300 g di pomodorini del Vesuvio; sedano, cipolla, olio e sale.

Preparare la pasta con la farina di semola di grano duro, un uovo, un pizzico di sale e acqua q.b. e lasciar riposare. Lessare 100 g di stoccafisso con una costa di sedano. Quando è pronto toglierlo dalla pentola di cottura conservandone l’acqua, staccare la pelle e privarlo delle eventuali spine. Stendere la pasta, tagliarla a dischi, mettere al centro un po’ di stoccafisso con sale pepe e prezzemolo e chiudere con un altro disco.
A parte, in una padella antiaderente, mettere olio, cipolla tritata, sedano, prezzemolo e pomodorino. A metĂ  cottura versarvi i rimanenti 100 g di stoccafisso e lasciar cuocere aggiungendo un mestolo dell’acqua di cottura conservata precedentemente. Lessare i ravioli e condire con il sugo.

Sul ruolo dello stoccafisso e del baccalĂ  nella cultura alimentare della valle del Sarno ho notizie episodiche, e tuttavia interessanti. Nel 1816, durante la festa della Madonna delle Tre Corone, una sanguinosa rissa si scatena in una bettola alla Foce tra carrettieri sarnesi, due cittadini di Poggiomarino, e alcuni palmesi. Il capo delle guardie di Sarno comunica al giudice regio che il responsabile di queste battaglie, diventate, omai, parte del rito, è il vino, che gli avventori consuma

no senza risparmio, sollecitati dal gioco delle carte e dalle fritture di gamberi di fiume, e di baccalĂ . Nella prima metĂ  dell’Ottocento la popolazione dell’agro sarnese è tra le più ricche della Campania, grazie alla fertilitĂ  del suolo e allo sviluppo dell’industria tessile: anche i braccianti consumano lo stocco e il baccalĂ  almeno una volta alla settimana. Nel 1861 tre briganti di Episcopio, Alfonso Amato, Aniello Manna e Domenico Esposito, catturati dalle Guardie Nazionali, rivelano di aver ricevuto armi dal Principe di Ottajano, e vestiti, pane e baccalĂ  fritto, “in abbondanza“, da Antonio Odierna e da un certo Rega, capi dei borbonici di Sarno.

I ravioli ripieni di stoccafisso sono un piatto che appartiene alla cultura “nazionale“, dalla Liguria alla Calabria. Esso pone ai cuochi un problema di composizione musicale: mettere in armonia due sostanze antitetiche: la pasta, che l’intelletto e i sensi giudicano, senza eccezione, di perfetta nobiltĂ , e il sapore dello stoccafisso, un sapore insidioso, che rivela improvvise asprezze, e ora si indurisce in toni legnosi, e subito dopo scivola in note di grigia visciditĂ , tanto più urtanti quanto più sono brevi. Il ruolo di accordatore qualcuno lo affida agli spinaci, altri alla maggiorana, tutti anche al prezzemolo.

I Maestri di cucina della Masseria Rivolta scelgono il sedano, “alaccia“. Quando da Sarno arrivava a Ottaviano la signora Chiarinella con il carretto delle verdure, la prima cosa che chiedeva mia madre erano “ ‘e cape ‘e alaccia“: le mangiava crude, perché sua madre, senza conoscere né Ippocrate, né i medici della scuola salernitana, né gli archiatri del ‘500 e del ‘600, le aveva insegnato che erano un toccasana per le funzioni del fegato e del rene. E i miei zii, senza conoscere Omero, Achille e i cavalli di Achille curati con il sedano, mettevano nella mangiatoia dei loro cavalli gambi di “alaccia“: “li tiene puliti“.

Meriterebbe una riflessione il fatto che lo stocco, cibo casto e penitenziale – sebbene la sua forma abbia suggerito immagini oscene – viene domato con il sedano, a cui il mito e le chiacchiere hanno assegnato eccezionali poteri afrodisiaci: tanto che Nello Oliviero, in nome del principio “non è vero, ma potrebbe succedere“, consumava “talvolta enormi insalate di sedano”. Dico solo che il sedano è una scelta felice perché non si limita a “stonare“, a stordire, il sapore dello stoccafisso, come fa la maggiorana, per esempio, ma lo smonta dall’interno, lo educa, lo ingentilisce: diceva una “stoccajola“ di Cimitile, carica di anni e di esperienza, che lo stocco all’insalata ha tre segreti, uno dei quali è il sedano, che deve essere coltivato in un certo modo, perché abbia il sapore e l’odore che servono per lo stocco all’insalata.

Le rivelazioni sugli altri due segreti le rimandava “a prossima vota“, e sorrideva maliziosa. Anche Vincenzo Corrado consigliava di cuocere il sedano selvatico in brodo di pesce, e di servirlo “tramezzato di fette di bottarga“ e “coverto“ con il sugo denso dei gamberi. La ricetta dei ravioli allo stocco ci dice, ancora una volta, quanto sia solida la cultura filologica dei Maestri di cucina della Masseria Rivolta.
(Fonte foto: C. Dahl, Ponte sul fiume Sarno, 1820)

L’OFFICINA DEI SENSI