Lettera degli addetti italiani alla potente famiglia Mulliez, proprietaria della multinazionale della grande distribuzione: “Non barattate i nostri posti di lavoro in cambio del taglio dei salari e della riduzione dei diritti”.
Centinaia di lavoratori degli ipermercati Auchan della Campania e del resto del Paese hanno firmato una lettera aperta, scritta sia in italiano che in francese e quindi inviata alla famiglia Mulliez, proprietaria della grande multinazionale del commercio.
"Basta con i tagli al salario e con la riduzione dei diritti sindacali in Italia: il peso della crisi non deve gravare su di noi". E’ questa la risposta di tanti dipendenti della multinazionale d’Oltralpe al recente accordo, siglato da azienda e sindacati, per l’ipermercato di Napoli via Argine, intesa che prevede tagli salariali e sospensioni di istituti contrattuali in cambio del salvataggio dei posti di lavoro. Accordo che è stato avallato dal referendum dei lavoratori dell’impianto partenopeo, impauriti dallo spettro dei licenziamenti. Un’intesa, questa raggiunta per l’ipermercato napoletano, che potrebbe essere estesa a tutte le realtà Auchan ubicate in Campania e nel resto del territorio italiano. Ma tantissimi addetti degli ipermercati nostrani non ci stanno.
Si sono organizzati via web e hanno redatto una lettera dai toni non duri ma certamente decisi. La missiva è stata spedita alla potente famiglia Mulliez, i proprietari del gruppo commerciale, una delle più ricche del mondo. Il quaderno delle lamentele, sorta di cahier des doléances, punta sul fatto che in Campania, cioè nella Regione più povera dell’Europa occidentale, si tenta di sperimentare un modello di organizzazione del lavoro al ribasso, nettamente peggiorativo, sfruttando in questo modo le pesanti carenze occupazionali di un territorio le cui caratteristiche negative somigliano comunque a quelle del resto d’Italia.
“I contratti di solidarietà – si legge nella lettera – l’aumento degli orari e i tagli salariali, la diminuzione del personale, l’utilizzo di lavoratori non qualificati e provenienti dall’esterno, l’assenza di una gestione intelligente della flessibilità , l’apertura giornaliera sette giorni su sette, le difficoltà organizzative, i turni convulsi e la continua pressione a cui siamo sottoposti ci impediscono di svolgere il nostro lavoro bene come l’abbiamo fatto per tanti anni”. Infine, l’appello: “I tagli, la crisi, non devono gravare sui lavoratori: necessario trovare altre soluzioni”.
(Fonte foto: Rete Internet)

