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Medici avvocati e faccendieri indagati nell’inchiesta Jordanus, alcuni sono nomi noti di Somma Vesuviana

Tra i medici figurano Celestino Allocca figlio del primo cittadino e l’ex consigliere Francesco Coppola. Tra gli avvocati con studio in città, invece, Nunzio Cerciello, Marco Coppola e Maria Cristina De Vivo.

 Un sistema collaudato e redditizio, tanto che ci lucravano intere famiglie: avvocati e faccendieri avevano creato quattro associazioni a delinquere per truffare gli istituti assicurativi e il fondo di garanzia vittime della strada, ingaggiando falsi testimoni, procurandosi falsi certificati medici, perizie, con famiglie intere coinvolte in falsi incidenti stradali.

Per fare un esempio: uno dei testimoni compiacenti è stato «utilizzato» in ben 80 cause dinanzi ai giudici di pace. Ora sono 401 gli indagati dalla Procura di Nola che ieri mattina ha emesso 16 misure cautelari, accusando le persone coinvolte, a vario titolo, di plurime associazioni a delinquere, falso, truffa aggravata, frode assicurativa, corruzione, falso in valori da bollo, abusivo esercizio attività finanziaria, usura e riciclaggio, falsa testimonianza e falsa perizia.

La Procura ha anche disposto il sequestro patrimoniale di beni illecitamente accumulati, tra cui ville e auto di lusso, conti correnti bancari e natanti, per un valore di circa tre milioni e 760 mila euro: tra i beni sequestrati figurano 42 immobili, tra cui una villa ad Ischia ed una in costiera cilentana, 21 auto, ma anche 86 conti correnti degli indagati. Nessun arresto, per ora: tutti gli indagati sono a piede libero colpiti da varie misure: si va dall’obbligo di firma al divieto di dimora, dall’interdizione al divieto temporaneo di esercitare la professione. Le indagini sono partite nel 2009, dopo la denuncia di un cittadino che non aveva voluto collaborare con il sodalizio.

Otto avvocati ed un faccendiere avrebbero fatto parte delle associazioni, con le quali erano riusciti a costruire 1237 pratiche di risarcimento danni per incidenti stradali mai avvenuti, riuscendo a far sborsare alle assicurazioni un milione e 670mila euro di indennizzi non dovuti. Per il business assicurativo, avevano anche creato un vero e proprio tariffario al quale fare riferimento per pagare le false certificazioni mediche: 5-10 euro per una relazione, dai 30 ai 100 euro per gli esami strumentali o con relazione, dai 100 ai 150 euro per i referti ospedalieri.

I medici coinvolti, che lavoravano in strutture private o anche pubbliche, secondo le indagini coordinate dalla procura di Nola, con a capo il procuratore Paolo Mancuso, e portate avanti dalla guardia di finanza di Nola e dai carabinieri del comando di Castello di Cisterna, venivano contattati o da procacciatori, o dagli stessi legali, o da altri medici coinvolti. E la faccenda ha immediatamente fatto scattare le reazioni del direttore generale dell’Asl Napoli 3 sud, Maurizio D’Amora, che ha disposto l’attivazione dei servizi ispettivi aziendali amministrativi e sanitari, «unitamente agli uffici preposti ai provvedimenti disciplinari, riservandosi ulteriori valutazioni all’esito degli sviluppi della vicenda», ed il presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Nola, Francesco Urraro, il quale ha convocato d’urgenza una seduta del Consiglio stesso non solo per assumere le determinazioni in materia disciplinare, ma anche per tutelare «l’immagine dell’avvocatura nolana».

Nell’inchiesta casi eclatanti di incidenti stradali fittizi, come chi figurava nello stesso giorno in due posti contemporaneamente pur essendo a centinaia di chilometri di distanza. Le indagini condotte da carabinieri e guardia di finanza di Nola (Napoli), dal 2009 ad oggi, hanno portato all’emissione di misure cautelari da parte del gip del Tribunale di Nola, nei confronti di 16 dei 401 indagati per truffa alle assicurazioni, in quella che è stata denominata «operazione Jordanus». E ancora: uno degli indagati è stato testimone, investito, o investitore dei falsi incidenti, in ben oltre 80 incidenti fittizi. Intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno aiutato a ricostruire l’intero sistema criminale per creare falsi incidenti stradali, basato su quattro associazioni a delinquere, alle quali avrebbero preso parte otto avvocati con studi che si trovano in diversi comuni del nolano.

Insieme a loro, a capo dei uno dei sodalizi individuati, anche un faccendiere che procurava testimoni e presunte vittime, oltre alla collaborazione di medici compiacenti che falsificavano documenti e certificati. Documentazioni che, in qualche occasione, era creata anche con foto identiche utilizzate per diversi sinistri stradali, oppure radiografie di parti del corpo che non corrispondevano a quelle danneggiate nell’incidente, e per le quali gli avvocati richiedevano l’indennizzo. In alcuni casi gli inquirenti hanno scoperto che erano gli stessi medici a farsi radiografare, per poter formare la documentazione sanitaria necessaria.

E per accelerare le pratiche l’organizzazione criminale aveva anche acquistato un ecografo di ultima generazione, utilizzato in uno studio medico a Somma Vesuviana, dove si effettuavano gli esami per le false certificazioni. Tra gli indagati, però, ci sono anche un perito assicurativo ed un cassiere di un istituto di credito bancario. La maggior parte delle persone coinvolte nelle false testimonianze, e nei sinistri, risultano in diversi falsi incidenti stradali, e venivano pagati dalle associazioni criminali dai 500 ai 1000 euro (presunti danneggiati), dai 50 ai 100 euro (falsi testimoni).

Ieri, in conferenza stampa, con il procuratore Mancuso, la dottoressa Troncone, procuratore aggiunto, e rappresentanti della guardia di finanza e della Procura di Nola, qualche momento di imbarazzo seguito alla domanda di un cronista circa il ruolo in tutto ciò dei giudici di pace: come non insospettirsi dinanzi allo stesso testimone che deponeva in più cause, alle tante richieste di risarcimento danni presentare dalle stesse persone? La maxi inchiesta è scattata grazie alle denunce di alcuni cittadini, tra i quali anche qualcuno al quale era stato chiesto se voleva guadagnare “soldi facili”. Si aspettano sviluppi, nei prossimi giorni l’inchiesta potrebbe allargarsi ancor più tra Napoli e Provincia. Tra le strutture ospedaliere coinvolte ci sono tra, le altre, il Loreto Mare di Napoli, il Santa Maria della Pietà di Nola e la clinica Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana.

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