Roghi tossici: la polizia denuncia un contadino

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Un agricoltore bruciava nelle campagne di Brusciano i fili elettrici per ricavarne rame.

 L’episodio è di quelli che a prima vista potrebbero sembrare “minori”: un campo con accanto una graticola di ferro e una piccola matassa di fili di elettrici bruciati.

Invece la scoperta fatta ieri mattina durante una ronda ordinaria dai poliziotti del commissariato di Acerra, diretti dal vicequestore Pietropaolo Auriemma, è in qualche modo emblematica perché ad aver dato vita all’ennesimo rogo tossico, acceso nella campagna per estrarre il rame dai fili di plastica, è stato proprio un contadino, vale a dire uno di quei soggetti che dovrebbe difendere la propria terra piuttosto che inquinarla. E così V.A., 63 anni, è stato denunciato a piede libero per gestione illecita di rifiuti. Ma a rendere più simbolico l’episodio è stato il fatto che l’agricoltore, probabilmente in bolletta, sperava di raggranellare qualche centinaio di euro incendiando i cavi piazzati nel bel mezzo delle coltivazioni.

Insomma si è trattato di un “modesto” rogo tossico fai da te per tirare avanti, per racimolare piccole somme da intascare al mercato nero del rame. E chi se ne importa se poi a pagare le conseguenze del fumo cancerogeno siamo tutti noi. La zona del ritrovamento del piccolo inceneritore abusivo a cielo aperto è via Tirone, a poche centinaia di metri da un campo nomadi, il campo rom di Acerra, dove il business dei cavi elettrici incendiati ha ormai raggiunto da anni dimensioni abnormi quanto intollerabili. Qui, accanto al ponte dell’asse mediano che unisce Pomigliano a Nola, ogni notte è sempre la solita storiaccia: da una rudimentale fornace scaturisce una nube assassina che il più delle volte si posa sopra gli abitati di Pomigliano, Brusciano e Castello di Cisterna, oltre che sulle coltivazioni di frutta e ortaggi circostanti.

Spesso i cittadini hanno denunciato alle forze dell’ordine lo schifo che si consuma in questo posto. Risultato: zero interventi. Intanto gli abitanti della zona si sono pure stancati di telefonare a vuoto a polizia e carabinieri, tanto nessuno li ascolta.

Ravioli allo stoccafisso: il sedano fa da accordatore

I Maestri di cucina della Masseria Rivolta di Striano interpretano una ricetta “nazionale”, i ravioli allo stoccafisso, nel rispetto del territorio: affidano al sedano il compito di creare l’accordo di sapori tra la pasta e il ripieno di stocco.

Ravioli allo stoccafisso. Ingredienti per 4 persone: 300 g di farina di semola di grano duro; 1 uovo; acqua e sale qb; 200 g di stoccafisso; 1 scatola di pomodorini pelati, o 300 g di pomodorini del Vesuvio; sedano, cipolla, olio e sale.

Preparare la pasta con la farina di semola di grano duro, un uovo, un pizzico di sale e acqua q.b. e lasciar riposare. Lessare 100 g di stoccafisso con una costa di sedano. Quando è pronto toglierlo dalla pentola di cottura conservandone l’acqua, staccare la pelle e privarlo delle eventuali spine. Stendere la pasta, tagliarla a dischi, mettere al centro un po’ di stoccafisso con sale pepe e prezzemolo e chiudere con un altro disco.
A parte, in una padella antiaderente, mettere olio, cipolla tritata, sedano, prezzemolo e pomodorino. A metĂ  cottura versarvi i rimanenti 100 g di stoccafisso e lasciar cuocere aggiungendo un mestolo dell’acqua di cottura conservata precedentemente. Lessare i ravioli e condire con il sugo.

Sul ruolo dello stoccafisso e del baccalĂ  nella cultura alimentare della valle del Sarno ho notizie episodiche, e tuttavia interessanti. Nel 1816, durante la festa della Madonna delle Tre Corone, una sanguinosa rissa si scatena in una bettola alla Foce tra carrettieri sarnesi, due cittadini di Poggiomarino, e alcuni palmesi. Il capo delle guardie di Sarno comunica al giudice regio che il responsabile di queste battaglie, diventate, omai, parte del rito, è il vino, che gli avventori consuma

no senza risparmio, sollecitati dal gioco delle carte e dalle fritture di gamberi di fiume, e di baccalĂ . Nella prima metĂ  dell’Ottocento la popolazione dell’agro sarnese è tra le più ricche della Campania, grazie alla fertilitĂ  del suolo e allo sviluppo dell’industria tessile: anche i braccianti consumano lo stocco e il baccalĂ  almeno una volta alla settimana. Nel 1861 tre briganti di Episcopio, Alfonso Amato, Aniello Manna e Domenico Esposito, catturati dalle Guardie Nazionali, rivelano di aver ricevuto armi dal Principe di Ottajano, e vestiti, pane e baccalĂ  fritto, “in abbondanza“, da Antonio Odierna e da un certo Rega, capi dei borbonici di Sarno.

I ravioli ripieni di stoccafisso sono un piatto che appartiene alla cultura “nazionale“, dalla Liguria alla Calabria. Esso pone ai cuochi un problema di composizione musicale: mettere in armonia due sostanze antitetiche: la pasta, che l’intelletto e i sensi giudicano, senza eccezione, di perfetta nobiltĂ , e il sapore dello stoccafisso, un sapore insidioso, che rivela improvvise asprezze, e ora si indurisce in toni legnosi, e subito dopo scivola in note di grigia visciditĂ , tanto più urtanti quanto più sono brevi. Il ruolo di accordatore qualcuno lo affida agli spinaci, altri alla maggiorana, tutti anche al prezzemolo.

I Maestri di cucina della Masseria Rivolta scelgono il sedano, “alaccia“. Quando da Sarno arrivava a Ottaviano la signora Chiarinella con il carretto delle verdure, la prima cosa che chiedeva mia madre erano “ ‘e cape ‘e alaccia“: le mangiava crude, perché sua madre, senza conoscere né Ippocrate, né i medici della scuola salernitana, né gli archiatri del ‘500 e del ‘600, le aveva insegnato che erano un toccasana per le funzioni del fegato e del rene. E i miei zii, senza conoscere Omero, Achille e i cavalli di Achille curati con il sedano, mettevano nella mangiatoia dei loro cavalli gambi di “alaccia“: “li tiene puliti“.

Meriterebbe una riflessione il fatto che lo stocco, cibo casto e penitenziale – sebbene la sua forma abbia suggerito immagini oscene – viene domato con il sedano, a cui il mito e le chiacchiere hanno assegnato eccezionali poteri afrodisiaci: tanto che Nello Oliviero, in nome del principio “non è vero, ma potrebbe succedere“, consumava “talvolta enormi insalate di sedano”. Dico solo che il sedano è una scelta felice perché non si limita a “stonare“, a stordire, il sapore dello stoccafisso, come fa la maggiorana, per esempio, ma lo smonta dall’interno, lo educa, lo ingentilisce: diceva una “stoccajola“ di Cimitile, carica di anni e di esperienza, che lo stocco all’insalata ha tre segreti, uno dei quali è il sedano, che deve essere coltivato in un certo modo, perché abbia il sapore e l’odore che servono per lo stocco all’insalata.

Le rivelazioni sugli altri due segreti le rimandava “a prossima vota“, e sorrideva maliziosa. Anche Vincenzo Corrado consigliava di cuocere il sedano selvatico in brodo di pesce, e di servirlo “tramezzato di fette di bottarga“ e “coverto“ con il sugo denso dei gamberi. La ricetta dei ravioli allo stocco ci dice, ancora una volta, quanto sia solida la cultura filologica dei Maestri di cucina della Masseria Rivolta.
(Fonte foto: C. Dahl, Ponte sul fiume Sarno, 1820)

L’OFFICINA DEI SENSI

Napoli, top 30 d’Europa nel mirino

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I successi in Champions League fanno da volano anche per il ranking Uefa.

 La qualificazione agli ottavi si deciderĂ  tra Dortmund, con la possibilitĂ  dell’ultima chance in casa contro l’Arsenal, ma in Europa il Napoli di Rafa Benitez può dire di aver giĂ  vinto il suo trofeo in ambito europeo: con gli attuali 11,333 punti di coefficiente raggiunti grazie ai 10 punti conquistati nell’attuale stagione gli azzurri sono decimi nella classifica annuale di rendimento, davanti a compagini ben più prestigiose.

Deciso anche il balzo in avanti nella classifica generale, con un 32° posto che può solo migliorare, considerando la giĂ  matematica certezza di proseguire l’avventura europea quest’anno, sia essa in Europa League nella malaugurata ipotesi di flop finale, oppure ancora in Champions se Higuain e compagni dovessero superare l’ostico girone F. Addirittura il miraggio di un primo posto potrebbe aprire le porte ad un sorteggio non insormontabile negli ottavi e garantire al club di Aurelio De Laurentis ulteriori punti di coefficiente, utili a spalancare le porte della top 20 giĂ  a partire dalla fine di questa stagione.

Insomma un filone positivo che potrĂ  crescere anche nelle prossime stagioni se il Napoli dovesse qualificarsi ancora per la principale manifestazione continentale; intanto è di nuovo tempo di campionato, con il big match dello Juventus Stadium giĂ  alle porte e Benitez intento a redimere gli ultimi dubbi di formazione. Se sugli esterni gli unici superstiti sono ormai Maggio ed Armero, davanti a Reina l’allenatore spagnolo è orientato a confermare la coppia ispanica Abiol-Fernandez. In mediana scontato il rientro di Behrami nella staffetta tutta svizzera con Dzemaili, così come il ritorno dal 1’ di Hamsik in luogo di un Pandev apparso troppo spento nella vittoriosa notte di Champions contro il Marsiglia.

Il vero dubbio è sull’ultimo componente del tridente offensivo che farĂ  da supporto al Pipita Higuain: in tal senso crescono le quotazioni di Insigne, messosi ben in evidenza nel finale di gara contro i francesi e pronto alla staffetta con il belga Mertens.
(Fonte foto: Rete Internet)

Messaggio di vita 2014: “Generare futuro”

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Si apre con le domande di Papa Francesco il Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 36ª Giornata Nazionale per la vita che si svolgerà il prossimo 2 febbraio 2014.

 “I figli sono la pupilla dei nostri occhi… Che ne sarĂ  di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti?”.

Si apre con le domande di Papa Francesco il Messaggio del Consiglio Permanente per la 36ª Giornata Nazionale per la vita (2 febbraio 2014): un appello a quella “cultura dell’incontro” che “è indispensabile per coltivare il valore della vita in tutte le sue fasi: dal concepimento alla nascita, educando e rigenerando di giorno in giorno, accompagnando la crescita verso l’etĂ  adulta e anziana fino al suo naturale termine, e superare così la cultura dello scarto”. “Ogni figlio è volto del ‘Signore amante della vita’ , dono per la famiglia e per la societĂ ”, scrivono i Vescovi, i quali ricordano che “generare la vita è generare il futuro anche e soprattutto oggi, nel tempo della crisi; da essa si può uscire mettendo i genitori nella condizione di realizzare le loro scelte e i loro progetti”.

Di qui, accanto alla sottolineatura che “la societĂ  tutta è chiamata a interrogarsi e a decidere quale modello di civiltĂ  e quale cultura intende promuovere”, la scelta della vita, sempre: “Se lamentiamo l’emorragia di energie positive che vive il nostro Paese con l’emigrazione forzata di persone – spesso giovani – dotate di preparazione e professionalitĂ  eccellenti, dobbiamo ancor più deplorare il mancato contributo di coloro ai quali è stato impedito di nascere”. Analoga considerazione il Messaggio lo dedica all’ “esclusione che tocca in particolare chi è ammalato e anziano, magari con il ricorso a forme mascherate di eutanasia”, per riaffermare “il senso dell’umano e la capacitĂ  del farsi carico”, “fondamento della societĂ ”.

“Generare la vita – continua il messaggio – è generare il futuro anche e soprattutto oggi, nel tempo della crisi; da essa si può uscire mettendo i genitori nella condizione di realizzare le loro scelte e i loro progetti. La testimonianza di giovani sposi e i dati che emergono da inchieste recenti indicano ancora un grande desiderio di generare, che resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita. Favorire questa aspirazione (valutata nella percentuale di 2,2 figli per donna sull’attuale 1,3 di tasso di natalitĂ ) porterebbe a invertire la tendenza negativa della natalitĂ , e soprattutto ad arricchirci del contributo unico dei figli, autentico bene sociale”.

Infine la riflessione sul dialogo: “Educando al dialogo tra le generazioni potremo unire in modo fecondo la speranza e le fatiche dei giovani con la saggezza, l’esperienza di vita e la tenacia degli anziani. La cultura dell’incontro è indispensabile per coltivare il valore della vita in tutte le sue fasi: dal concepimento alla nascita, educando e rigenerando di giorno in giorno, accompagnando la crescita verso l’etĂ  adulta e anziana fino al suo naturale termine”. Il Messaggio si conclude con un appello alla solidarietĂ  e alla speranza:

“Come un giorno si è stati accolti e accompagnati alla vita dai genitori, che rendono presente la più ampia comunitĂ  umana, così nella fase finale la famiglia e la comunitĂ  umana accompagnano chi è rivestito di debolezza, ammalato, anziano, non autosufficiente, non solo restituendo quanto dovuto, ma facendo unitĂ  attorno alla persona ora fragile, bisognosa, affidata alle cure e alle mani provvide degli altri. Generare futuro è tenere ben ferma e alta questa relazione di amore e di sostegno, indispensabile per prospettare una comunitĂ  umana ancora unita e in crescita, consapevoli che un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa”.

SarĂ  impegno di tutti, particolarmente della politica, mettere al centro delle preoccupazioni dell’intero Paese, politiche familiari “serie e vere”, al servizio della vita, per “generare futuro”.
(Fonte foto: Rete Internet)

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

Ah, sei di Somma? Il paese dello stocco?

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Questo alimento, che ci rende tutti un tantino “norvegesi”, non è un cibo da Principi, ma, sicuramente, è un Principe fra i cibi… un alimento dalle qualitĂ  salutari.

Parlare dello stoccafisso, dopo le autorevoli parole di chi, nei giorni scorsi , mi ha preceduto, non è affatto impresa facile.
Mi asterrò, allora, da qualsiasi riferimento storico-storiografico, limitandomi a riferire che l’Italia importa oltre il trentatré per cento della produzione norvegese; che per questo è il primo importatore mondiale. Somma vesuviana è un importantissimo centro di importatori ed “ammollitori” di stoccafisso (qualcuno dice che siamo anche i più grandi, io, che l’ho mangiato ovunque si cucini, dico che siamo, sicuramente, i più bravi).

La storia inizia con Pietro Querini, un nobile armatore veneziano che, dopo avverse vicende, che lo videro naufragare al largo delle isole Lofoten (ancora oggi “produttrici” del migliore stoccafisso), portò, nel 1432, questo nobile alimento all’attenzione della Serenissima.. Purtroppo, non venne dato peso all’importanza di questo alimento, facilmente trasportabile perché di forma regolare (un lungo fuso) e di peso leggerissimo (è disidratato). Il fatto si spiega per il sapore decisamente cattivo che doveva allora avere lo stoccafisso. Esso, infatti, era reso fruibile al consumo mediante battitura con martello o altro attrezzo e “sfilacciato”. Si univa, poi, burro o strutto: non so se aggiungevano acqua, ma il gusto, decisamente, doveva essere sgradevole e ben lontano da quello che le tecniche dei nostri ammollitori hanno sviluppato nei secoli successivi.

Passati quasi cento anni, la Repubblica di Venezia, forse anche per contrapporsi agli spagnoli, che, inseguendo balene, avevano scoperto il “Gadus morhua”, pesce della famiglia dei Gadidi, ordine dei Teleostei, sottordine degli Anacantini, in altre parole, il merluzzo del baltico.
La salatura della carne di balena, tecnica di conservazione a loro familiare (per la caccia ai cetacei), ispirò gli iberici a fare altrettanto con detto merluzzo: ed ecco che “inventarono” il baccalĂ ! A riprova di quanto affermato, dirò che il Veneto chiama “bacalĂ  (o baccalĂ ) lo stoccafisso, proprio perché (a loro avviso) la loro mercanzia era paragonabile a quella offerta dagli ispanici.

L’apoteosi dell’uso popolare si ebbe quando il Concilio di Trento sancì, col decreto del 4 dicembre 1563, la rigida disciplina dei digiuni, con i giorni di astinenza dalle carni. Lo stoccafisso ebbe immediato successo, visto che i giorni di penitenza Digiuno, astinenza) assommavano a quasi duecento l’anno.
Lo stoccafisso non ha mai imperato sulle tavole importanti: al basso costo (i norvegesi avevano basse pretese ed abbondanza di materia prima) si univa la particolaritĂ  del gusto e, soprattutto, dell’odore, quest’ultimo non gradito a tutti.

Va detto anche che il pescato costava pochissimo (fino alla mia infanzia, l’odore dominante nei vicoli di Napoli era quello delle alici e, alla domenica, della frittura di pesce, rigorosamente realizzata con la sugna). È che i “signori” prediligevano la carni (sempre negli anni sessanta, prima dell’allevamento in batteria e della coltura avicola, pollame e uova avevano prezzi davvero alti).
Il pesce, però, è un alimento leggero e facilmente digeribile, qualitĂ  saliente e caratteristica peculiare proprio della nostra civiltĂ  di consumismo, o, come amo dire in un mio neologismo non proprio bello, di “abusismo” (l’obesitĂ , come ben so, impera). In quei tempi, si mangiava per fame, e il senso di sazietĂ  era agognato, visto che la distanza fra un pasto ed un altro era lungo, e, tante volte, inaccettabile.

Lo stoccafisso ovviava a tutto questo: definito “indigeribile” da Pellegrino Artusi (anche se il fatto mi meraviglia, viste le “schifezze” che ci propina nel suo: “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”), era sicuramente di lenta digestione, ma nel senso che dava e dĂ  un senso di pienezza dello stomaco, attivando il Weight-point del cervello, cioè, il senso di sazietĂ  (quello che ci dice quando smettere di mangiare).
Questo lo rende utile nelle diete…

Parliamo, ora del valore nutrizionale vero e proprio. Ogni 100 grammi di stoccafisso (secco) equivale a 500 grammi dello stesso pesce fresco. Nell’essiccamento il merluzzo perde il sale, dunque il sodio, ma conserva il potassio. Aumentano le proteine (l’ammollamento non reintegra mai tutta l’acqua) ed i grassi (anche se questi sono contenuti soprattutto nel fegato e nella pelle), che sono omega3, acidi linoleico e linolenico, vitamina F13 o chiamateli come volete.

Descrivo, ora, gli effetti di questo grasso:
• mantiene fluida la membrana delle cellule;
• conserva l’elasticitĂ  delle pareti delle arterie;
• è necessaria per il corretto funzionamento degli organi (in particolare della tiroide e dei surreni), delle mucose e dei nervi;
• mantiene fluido il sangue;
• modula l’attivitĂ  del sistema immunitario ;
• è utile per la prevenzione dell’asma bronchiale e dell’artrite reumatoide
• è utile per prevenire i disturbi cardiaci e mantenere stabile il livello di colesterolo prevenendo la formazione di placche sulla parete dei vasi sanguigni;
• aiuta ad evitare l’aumento della pressione del sangue.

Lo stoccafisso, inoltre, contiene aminoacidi essenziali nobili (compreso l’arginina, stimolante dell’organismo) elastina, collageno (entrambi antirughe), povero di sodio e ricco di iodio e potassio, è indicato nelle diete iposodiche, in quelle dei bambini (ai quali, purtroppo, non è molto gradito) e nel trattamento preventivo della cellulite (addirittura).
E “conserva” tutta la forza del mare, della terra, del freddo, del fuoco (il sole)!
Ben ammollato (a Somma vi sono dei maestri; da quando vi risiedo, proveniente dal capoluogo, non mangio più stoccafisso di altri paesi, peggio ancora, di Napoli) ben cucinato, è divino…
A proposito di-vino: sullo “stocco” si beve il vino rosso; frizzante e giovane; un Lettere, o un Gragnano, un Piedirosso… oppure un Taurasi o un Barolo, entrambi ben datati. Un bianco, mai!

San Sebastiano. Atti vandalici ai danni delle scuole: gara di solidarietà tra i cittadini

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Dopo i recenti atti di vandalismo presso le strutture scolastiche locali si sta innescando in questi giorni una gara di solidarietĂ  tra i cittadini del comune vesuviano.

La settimana scorsa, a San Sebastiano al Vesuvio, si sono verificati dei gravi atti teppistici nei confronti di due strutture scolastiche, che uniti a quello perpetrato ventiquattro giorni fa nel locale liceo scientifico, aggravano una situazione che delinea scenari inquietanti. Le indagini proseguono e si confida nella solerzia e soprattutto nella perizia delle forze dell’ordine per mettere definitivamente la parole fine a questa brutta storia.

È risaputo che nei momenti difficili si vede la stoffa delle persone e stavolta, uomini e donne sansebastianesi hanno dato la dimostrazione pratica del loro attaccamento al paese. Si è attivato da ieri un passaparola per dare una mano a rimettere in sesto almeno una parte del plesso “Toti” colpito dalle fiamme venerdì scorso. Dalla celebrazione del consiglio comunale straordinario tenutosi ieri mattina, all’aperto, nello spazio antistante la casa comunale, si è voluto dare un segnale forte a chi fraintende l’uso della libertĂ  e degli spazi comuni e lo si è voluto dare davanti a buona parte della popolazione scolastica lĂ  riunita.

I cittadini hanno dato un messaggio più che morale a questa chiamata del sindaco Capasso, hanno dato un messaggio pratico, sporcandosi letteralmente le mani nel tinteggiare quelle aule agibili o per rendersi in qualsiasi modo disponibili ad aiutare; i docenti della scuola, ma anche le famiglie dei bambini che la frequentano, siano essi persone comuni o esperti in campo di edilizia, ognuno sta facendo il suo.

“Non sappiamo se riusciremo a riaprire l’ala destra della scuola, quella meno intaccata dall’incendio, ma faremo il possibile per riuscirci per lunedì, c’è molta partecipazione e questo rincuora più di ogni altra cosa”. Con queste parole, l’assessore Addeo sancisce il clima positivo che si sta instaurando a San Sebastiano.

Questo è il Paese che ci piace.


(fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, scoperto capannone abusivo con 6mila pneumatici in via Micco

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I carabinieri della locale stazione hanno sequestrato un deposito di pneumatici realizzato in una zona agricola. Denunciati due imprenditori.

Questa mattina i carabinieri della locale stazione, al comando del Maresciallo Raimondo Semprevivo, insieme a personale dell’Asl e dei Vigili del fuoco, hanno accertato la responsabilitĂ  di Massimo P., 41 anni, di Somma Vesuviana, e dell’imprenditore Alessandro C. , 26 anni, di Torre del Greco nella realizzazione di in capannone in zona agricola, senza autorizzazioni, in cui erano ammassati circa seimila pneumatici. La struttura, circa di 700 mq, è stata sottoposta a sequestro .

Nel capannone, utilizzato dalla ditta Rosalex con sede legale a Torre del Greco e operante nel settore di vendita pneumatici, sono state inoltre accertate violazioni alle norme antincendio . Le autoritĂ  competenti sono state informate dai militari dell’arma di Somma Vesuviana, che sta procedendo alle indagini in collaborazione con la Compagnia di Castello di Cisterna, diretta dal maggiore Michele D’Agosto.
(fonte foto: carabinieri di Somma Vesuviana)

L’isola ecologica a San Gennaro Vesuviano

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Sindaco e assessore garantiscono: “Tempi rapidi per la realizzazione dell’impianto”.

La realizzazione dell’isola ecologica a San Gennaro Vesuviano è “in dirittura d’arrivo”. Lo garantiscono sia il sindaco Aniello Giugliano che l’assessore all’ambiente Carmine Lauri.

La giunta ha, infatti, approvato il progetto dell’opera che sorgerĂ  in via Mandrile, in un terreno confiscato. Spiega Lauri: “Abbiamo individuato una nuova collocazione dopo aver preso in considerazione l’area di via Magliacane. Ora l’iter procederĂ  spedito: assicuriamo tempi rapidi per l’espletamento del bando di gara e la successiva realizzazione dell’isola ecologica”. Anche il sindaco Aniello Giugliano rassicura: “Si tratta di un’opera che sta a cuore all’amministrazione comunale. Tutti gli intoppi iniziali sono stati superati, ora non resta che andare avanti”.

Sia Giugliano che Lauri rassicurano che non andrĂ  perduto il finanziamento ottenuto per la realizzazione dell’isola ecologica, che ammonta a 291mila euro: “Faremo in tempo ad ottenere i fondi”.

A Napoli un progetto pilota per rilanciare la città

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Gli architetti dell’associazione ARFART presentano l’8 novembre “Napoli Domus Artium”, un Piano di formazione e lavoro per categorie deboli e in cui l’arte diventa volano di crescita.

Mettete insieme un gruppo di giovani donne architetto napoletane, l’amore per il proprio territorio e l’idea di generare crescita e sviluppo partendo dall’artigianato, la musica e il teatro, attraverso il coinvolgimento delle fasce deboli della societĂ : portatori di handicap, giovani disagiati, inoccupati.

Ecco che nasce “Napoli Domus Artium”, un progetto sperimentale che unisce formazione e lavoro, tradizione ed innovazione, rivitalizzazione territoriale ed inclusione sociale, e che rappresenta uno dei primi ambiziosi lavori di Arf Art, associazione per la ricerca e la formazione sul restauro dei beni artistici e storici del territorio, nata nel 2006 da una squadra di architetti che hanno deciso di scendere in campo ed impegnarsi nella ricerca di nuove strategie economico-occupazionali per lo sviluppo delle cittĂ .

Il progetto, che ha giĂ  ricevuto il patrocinio morale del Comune e della Provincia di Napoli, Camera di Commercio, UniversitĂ  degli Studi di Napoli l’Orientale, Centro interdipartimentale di ricerca in Urbanistica "Alberto Calza Bini" UniversitĂ  degli Studi Federico II di Napoli e dell’ Associazione Nazionale dell’Arma dei Carabinieri, sarĂ  presentato a Napoli venerdì 8 Novembre 2013 ore 16:30 presso la Chiesa di San Gennaro All’Olmo in Via San Gregorio Armeno.

Intervengono alla presentazione: Severino Nappi – Assessore regionale al Lavoro, Formazione e Orientamento professionale, Antonio Pentangelo – Presidente Provincia di Napoli, Fulvio Frezza – Vice Presidente del Consiglio Comune di Napoli, Domenico Cagnazzo – Generale Carabinieri e Ispettore Regionale per la Campania Associazione Nazionale Carabinieri, Anny Errico – Presidente associazione ARF ART, Lucia Bello – Vice presidente associazione ARF ART. Modera la prima sessione Alessio Romano. Luigi Fusco Girard – UniversitĂ  degli Studi di Napoli Federico II, Sandro Raffone – UniversitĂ  degli Studi di Napoli Federico II, Eugenio Ottieri – Referente Regione Campania “Comitato Sistema delle Orchestre e dei Cori giovanili in Italia onlus, Antonio Casagrande – Attore, Riccardo Dalisi – UniversitĂ  degli Studi di Napoli Federico II, Roberto Serino – UniversitĂ  degli Studi di Napoli Federico II, Titti De Marco – Centro "La Tenda" onlus. Modera la seconda sessione, Luigi Picone – UniversitĂ  degli Studi di Napoli Federico II.

Anny Errico, presidente Arf Art “Crediamo che l’arte, intesa come formazione al lavoro, sviluppo sostenibile e recupero sociale, possa essere il volano di crescita delle nostre economie. “NAPOLI DOMUS ARTIUM” è un investimento cruciale, ma è necessaria una spinta unanime da parte di istituzioni, scuola, chiesa, cooperative sociali e famiglie. Il fine è riuscire ad attivare una cordata, tra pubblico e privato, affinché questo progetto pilota non rimanga sulla carta e che sia capace di autofinanziarsi una volta a regime. Non più assistenzialismo ma auto sostentamento”.

IL PROGETTO: NAPOLI DOMUS ARTIUM propone attivitĂ  di formazione e lavoro in 3 settori: artigianato, musica e teatro. Nel primo caso l’idea è quella di recuperare i mestieri d’arte e formare le nuove generazioni istituendo laboratori produttivi che collaborano in modo diretto con le aziende del comparto arredamento e con le universitĂ  interessate alla sperimentazione. La strategia è quella di caratterizzare le produzioni seriali aziendali con opere artigianali prodotte dai laboratori di ArfArt e progettate dai giovani studenti universitari, investendo così in ricerca ed innovazione a costo zero. Un progetto, quindi, in grado di far dialogare il mondo produttivo delle imprese, quello intellettuale delle universitĂ  e quello dell’esperienza artigiana dei maestri d’arte. Arte della ceramica, Arte dei metalli (sbalzo e cesello), Arte del vetro, Arte della decorazione, saranno i primi corsi artigianali da avviare, diretti da: laboratorio Cembalo per vetrate artistiche e metalli, Terramiadue di Paola Capriotti ceramica artistica, prof. Errico Carlo per la decorazione.

Nell’ambito della musica si prevedono corsi gratuiti per i giovani disagiati grazie all’ adesione al «Comitato nazionale Onlus Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili». Si crea così un sistema integrato di formazione musicale che offre un’occasione di riscatto alle categorie a rischio. (l’organizzazione dei corsi sarĂ  curata dal maestro Eugenio Ottieri). Infine, il progetto prevede l’attivazione gratuita di corsi di teatro e di operatore tecnico di scena, per giovani disagiati e portatori di handicap, per realizzare un percorso formativo di crescita ed integrazione. I corsi saranno diretti dalla compagnia Nostos Teatro di Giovanni Granatina con la direzione artistica del maestro Antonio Casagrande.

Venerdì 8 Novembre in occasione della presentazione di Napoli Domusi Artium è prevista una performance di Nostos Teatro di Giovanni Granatina, Intermezzo Musicale a cura dell’ orchestra giovanile SONORA JUNIOR SAX, nucleo campano dell’associazione PROGETTO SONORA Network & Perfoming Arts di Napoli aderente Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia e guidato e diretto dal sassofonista Domenico Luciano e un’ esposizione opere d’arte e di artigianato artistico a cura di Riccardo Dalisi, Studio Cembalo Vetrate artistiche, “Terramiadue” Ceramiche di Paola Capriotti, Francesco Ciotola, Opificio Emblema.
(Fonte foto: Rete Internet)

Revoca dall’incarico di assessore a Riccardo Festa, Il Pd esprime fiducia al sindaco

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Secondo il Pd la revoca a Riccardo Festa si è resa necessaria a causa di “una palese divergenza di vedute al riguardo dei tempi di adozione del PUC ed alle sue modalitĂ  di attuazione”.

I consiglieri comunali del Partito Democratico ed i consiglieri indipendenti Buonocore e L.Petrone di maggioranza esprimono piena ed incondizionata fiducia al sindaco Angelo Guadagno ritenendo che l’atto di revoca dall’incarico di assessore dell’architetto Riccardo Festa si sia reso necessario risultando l’epilogo (anche alla luce di quanto avvenuto nel Consiglio Comunale del 28/10/2013) di una palese divergenza di vedute al riguardo dei tempi di adozione del PUC ed alle sue modalitĂ  di attuazione tra i suddetti consiglieri, con sindaco in testa, e l’assessore Festa che in maniera ostinata – come colui che non intende lasciare la presa – ha voluto pervicacemente sostenere le proprie tesi ammantandole di bei concetti riguardanti “eco-sostenibilitĂ ”, “vivibilitĂ ”, “smartcity” etc. etc. sottacendo che, in sostanza, essi (nelle idee e nei disegni dell’assessore Festa) predicavano una realizzazione di un PUC “a tappe” ed “a zone” da realizzarsi nel corso degli anni, con la pretesa di poter decidere quali fossero le zone di territorio che dovessero partire per prima rispetto ad altre.

I suddetti consiglieri, restano convinti che un PUC rispondente alle esigenze di tutti i cittadini di Volla si possa e si debba realizzare – e si prodigheranno affinché questo avvenga! – salvaguardando lo sviluppo sostenibile ed un’appropriata quantitĂ  di servizi, di attrezzature, di infrastrutture senza però penalizzare i diritti edificatori di tutte le persone legittimate dal nuovo Piano consentendo loro pari opportunitĂ  nei tempi di partenza, nella ferma convinzione che tutti debbano partire insieme e garantendo quanto più possibile interventi “diretti” rispetto ai PUA (piani urbanistici attuativi) tanto amati – chissĂ  perché – da Riccardo Festa.

L’ex assessore Festa con la sua spocchia, la sua boria e la sua presunzione di superioritĂ  spesso sfocianti nella più becera forma di arroganza si è sempre negato al confronto con tutta la parte istituzionale della maggioranza preferendo avere incontri personali con pezzi dei partiti della coalizione allo scopo di destabilizzarne la tenuta politica dell’intera coalizione.
Rispondendo alle illazioni che l’ex assessore Festa ha pronunciato in consiglio comunale riguardanti l’esistenza di un “assessorato illegittimo, parallelo e abusivo” affermiamo con estrema convinzione che l’unico assessorato che è risultato davvero tale è proprio il suo, avendo tradito di gran lunga la fiducia del sindaco e dei consiglieri che lo hanno sostenuto per lungo tempo nonostante le divergenze di vedute, e non ultimo, la mancanza di una rappresentanza politica del proprio partito di riferimento in consiglio comunale (Sel).

Questo ha costretto i suddetti consiglieri a produrre uno sforzo tecnico a sostegno dell’indirizzo politico espresso sin dai primi giorni di questa consiliatura volto alla ricerca di una soluzione che coniugasse i principi di uguaglianza e di pari opportunitĂ  per tutti i cittadini titolati e legittimati ad edificare dal redigendo PUC con lo sviluppo armonico e sostenibile dell’intera cittĂ  di Volla in modo da rendere tale sviluppo fruibile a quella parte di cittadini non interessati ad edificare.
Concludendo, ci resta una domanda molto semplice: “preso atto della netta divergenza con il primo cittadino ed i suddetti consiglieri, cosa (o chi) ha impedito a Riccardo Festa di dimettersi?”
I consiglieri del PD e i consiglieri Indipendenti