Liccardi fa un salto nel futuro: nuovo hub della logistica con occhio alla solidarietà

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Una nuova sede, nuovi spazi operativi e una visione sempre più orientata all’innovazione e alla crescita. LICCARDI Express Courier si prepara a inaugurare ufficialmente la propria nuova struttura aziendale con un evento dedicato a clienti, partner, collaboratori, istituzioni e rappresentanti del mondo imprenditoriale.

L’appuntamento è fissato per sabato 20 giugno, a partire dalle ore 18.30, presso la nuova sede di via Paolo Borsellino 133 a Casandrino. La serata sarà l’occasione per presentare un importante traguardo raggiunto dall’azienda e condividere con ospiti e stakeholder un percorso di crescita costruito negli anni attraverso professionalità, affidabilità e costante attenzione alle esigenze del mercato.

L’evento è stato concepito come un momento di incontro e networking in un contesto elegante e contemporaneo, in linea con l’identità aziendale di LICCARDI Express Courier. Il programma prevede un apericena, visite guidate alla nuova struttura e momenti dedicati alla conoscenza degli spazi e dei servizi che caratterizzano il nuovo hub operativo.

La nuova sede rappresenta infatti un investimento strategico che consentirà all’azienda di rafforzare ulteriormente la propria capacità organizzativa e logistica, migliorando l’efficienza operativa e offrendo standard di servizio sempre più elevati ai propri clienti.

L’inaugurazione vuole essere non solo la celebrazione di un nuovo edificio ma soprattutto la testimonianza concreta di una realtà imprenditoriale che continua a crescere e a investire sul territorio. La struttura è stata progettata per rispondere alle esigenze di un settore in continua evoluzione, garantendo funzionalità, modernità e spazi adeguati alle attività aziendali presenti e future.

Durante la serata sarà inoltre possibile conoscere più da vicino la storia dell’azienda, i suoi valori e i progetti di sviluppo che accompagneranno LICCARDI Express Courier nei prossimi anni. L’azienda ha voluto lanciare, inoltre, un segnale di forte solidarietà in questa occasione decidendo di elargire una donazione alla Lega del Filo d’Oro, storica fondazione attiva dal 1964 per assistere, educare e riabilitare le persone sordocieche e con pluridisabilità psicosensoriale. Anche i partecipanti all’evento sono stati invitati a commutare il proprio regalo in un gesto concreto di beneficenza.

L’evento si inserisce all’interno di una più ampia strategia di consolidamento del brand e di rafforzamento delle relazioni con il territorio, con l’obiettivo di costruire nuove opportunità di collaborazione e sviluppo.

Per LICCARDI Express Courier questa inaugurazione rappresenta l’inizio di una nuova fase, caratterizzata da investimenti, innovazione e una crescente attenzione alla qualità dei servizi offerti.

Una nuova casa per l’azienda, ma soprattutto un nuovo punto di partenza per affrontare le sfide del futuro con ancora maggiore determinazione.

 

Carburanti, il 6 giugno scade il taglio delle accise: si attende la decisione del governo

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Sabato 6 giugno scade il taglio delle accise voluto dal governo Meloni, la misura introdotta a marzo per contrastare l’aumento dei prezzi dei carburanti causato dalla crisi energetica internazionale e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. Il provvedimento terminerà tra pochissimi giorni e al momento non ci sono certezze su un eventuale rinnovo, motivo per cui non è possibile fare una stima concreta circa i prezzi reali delle prossime settimane. Negli ultimi giorni è indubbiamente cresciuta l’attesa per la futura decisione del Governo che per il provvedimento sulle accise ha sostenuto una spesa di quasi due miliardi di euro per riuscire a mantenere gli sconti sui carburanti fino ad oggi. Ora, però, tutto potrebbe di nuovo cambiare: se attualmente lo sconto ammonta a circa 6 centesimi al litro per la benzina e oltre 12 centesimi per il diesel, i prezzi dei carburanti potrebbero tornare rapidamente sopra la soglia dei 2 euro al litro in modo permanente nei mesi a venire. Secondo le stime degli ultimi minuti, infatti, un pieno medio da circa 50 litri di gasolio potrebbe costare oltre 6 euro in più rispetto ai prezzi attuali. Un eventuale e repentino aumento potrebbe incidere fortemente non solo sulle famiglie, ma anche sulle attività economiche della penisola italiana, specialmente nei settori del commercio, del turismo, della logistica e dei trasporti. Le prossime ore saranno, dunque, decisive e si scoprirà quale sarà il destino dei guidatori italiani. Se da un lato c’è speranza per i prezzi dei carburanti, dall’altro a partire da domani, venerdì 5 giugno, come comunicato dall’Agenzia delle Dogane, cambieranno i prezzi di 13 marche di prodotti del tabacco e ancora una volta tutti i fumatori italiani si ritroveranno a pagare di più (o di meno). Per alcuni tipi di sigarette tradizionali l’aumento sarà compreso tra 10 e 20 centesimi a pacchetto con un incremento che ormai può essere ritenuto stabile negli ultimi anni; per le sigarette elettroniche senza combustione, invece, la sotuazione cambia drasticamente. Per queste tipi si sigarette, infatti, il prezzo diminuirà di circa 50 centesimi per confezione, anche se bisogna fare attenzione perché non riguarderà tutte le Marche esistenti, ma soltanto alcune. Tra rincari e diminuzioni, la popolazione italiana si ritrova continuamente a dover stare al passo con queste modifiche che sono ormai all’ordine del giorno. Non resta, dunque, che attendere: ora bisognerà fare attenzione ai prezzi per capire se per i prossimi mesi la situazione riuscirà ad essere contenuta in qualche modo anche grazie alle scelte dello Stato italiano o se, al contrario, le persone dovranno nuovamente rivedere le loro priorità per cercare di risparmiare il più possibile soprattutto in vista delle vacanze estive che sono ormai prossime.  

Acerra, controlli della Corte dei Conti sui conti comunali. Piatto: “Si rischia il dissesto”

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ACERRA – La Corte dei Conti avvia un approfondimento sui conti del Comune di Acerra e chiede all’ente una serie di chiarimenti su alcuni aspetti della gestione finanziaria. A renderlo noto è il consigliere comunale di opposizione Andrea Piatto, che rivendica il lavoro svolto insieme agli altri consiglieri di minoranza negli ultimi anni.

Secondo quanto comunicato da Piatto, nel 2024 i consiglieri comunali Catapane, Casoria, La Montagna, Maietta, Messina, Nocera e lo stesso Piatto avevano presentato un esposto alla Corte dei Conti segnalando quelle che vengono definite “documentabili anomalie” relative ai rendiconti degli anni 2022 e 2023, con particolare riferimento alla gestione dei debiti fuori bilancio e del contenzioso.

Lo scorso 25 maggio la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per la Campania ha notificato al Comune l’avvio dei controlli di legittimità e regolarità sui bilanci consuntivi e sul bilancio di previsione 2026-2028.

Sono undici i punti sui quali l’ente dovrà fornire chiarimenti e documentazione. Le richieste riguardano residui attivi e passivi, rendiconti finanziari, entrate derivanti da IMU e Tari, ristori ambientali, ruoli idrici, contravvenzioni al Codice della Strada, canoni relativi agli immobili Ice Snei e del Rione Buozzi, accantonamenti nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, contenzioso e debiti fuori bilancio, oltre alle ricadute di tali poste sugli equilibri del bilancio di previsione 2026-2028.

Nella nota ricevuta dal Comune, secondo quanto riferito dall’opposizione, la magistratura contabile avrebbe inoltre richiamato l’attenzione sul tema dei debiti fuori bilancio. Un passaggio che Piatto interpreta come una censura nei confronti dell’operato dei Revisori dei Conti, che durante la discussione sul rendiconto 2023 si erano espressi in linea con il parere del Segretario comunale.

L’amministrazione comunale avrà ora venti giorni di tempo, e quindi fino al 15 giugno, per trasmettere le proprie controdeduzioni alla Corte dei Conti.

Intanto l’opposizione ha annunciato una conferenza stampa per illustrare nel dettaglio le iniziative intraprese e le motivazioni che hanno portato all’avvio delle verifiche sui conti dell’ente. L’incontro è in programma sabato 6 giugno alle ore 11 in corso Garibaldi 66 ad Acerra.

Dirigente comunale sponsorizza candidata sindaco al ballottaggio, bufera regionale su Casalnuovo

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Casalnuovo. Assessore Morniroli: “occorre fare chiarezza; fatti gravi che ledono la dignità di cittadini e istituzioni” “Ho appreso con grande disagio la notizia di un incontro pubblico in cui il coordinatore dell’Ambito sociale di Casalnuovo avrebbe impropriamente invitato il personale delle cooperative sociali operanti sul territorio a votare uno dei candidati interessati dal ballottaggio, nell’ambito delle elezioni amministrative in corso di svolgimento presso l’Ente locale, prospettando loro anche il rinnovo dei rapporti professionali con l’Ambito in caso di vittoria del candidato indicato. Se la notizia fosse confermata, rappresenterebbe un comportamento inaccettabile da parte di un amministratore pubblico. Si tratterebbe di un utilizzo improprio delle risorse finanziarie di competenza regionale, con condotte suscettibili, da parte degli organi competenti, di essere ritenute rilevanti anche sotto il profilo disciplinare, amministrativo, contabile e penale. I fatti esposti, diventati di dominio pubblico a seguito della diffusione a mezzo stampa, ledono gravemente l’immagine e la credibilità delle istituzioni pubbliche interessate ed inficiano il rapporto di fiducia con i cittadini e gli utenti di riferimento. Per tali motivi ho chiesto urgenti chiarimenti al sindaco di Casalnuovo ed allo stesso Dirigente, con riserva di adottare i provvedimenti che saranno ritenuti più opportuni a tutela dell’immagine della Regione Campania, della comunità interessata, del superiore interesse pubblico. La Regione non può accettare anche solo l’ipotesi che si faccia voto di scambio sui diritti dei lavoratori e, in generale, sui servizi ai più deboli.” Lo dichiara l’assessore regionale alle politiche sociali ed alla scuola Andrea Morniroli.

Santa Maria a Castello, manifestazione di interesse per l’ex convento: quale futuro per uno dei luoghi simbolo del territorio?

Dal finanziamento da 200 mila euro (perso) per la riqualificazione all’abbandono della sede storica: la nuova manifestazione di interesse del Comune riapre il dibattito sul destino della struttura adiacente al santuario di Santa Maria a Castello, che per  dieci anni  ha ospitato il Museo Etnostorico delle Genti Campane.
La recente manifestazione di interesse pubblicata dal Comune di Somma Vesuviana per la concessione in uso gratuito dell’ex convento di Santa Maria delle Grazie a Castello rappresenta un passaggio importante per il recupero e la valorizzazione di un immobile storico che, negli anni, è stato più volte indicato come possibile polo culturale, turistico e identitario della città.
Una prospettiva che inevitabilmente richiama alla memoria il percorso del Museo Etnostorico, fondato e diretto da Biagio Esposito, nato con l’obiettivo di raccogliere, conservare e valorizzare testimonianze della cultura popolare campana.
Il museo aprì ufficialmente al pubblico nell’aprile del 2011 nei locali di via Santa Maria a Castello, accanto al santuario della frazione collinare. Fin dalla sua inaugurazione si caratterizzò per una ricca raccolta di strumenti musicali, arredi, documenti storici, oggetti della civiltà contadina e reperti legati agli antichi mestieri, diventando negli anni un punto di riferimento per studiosi, scuole, associazioni e appassionati delle tradizioni popolari.
La struttura contribuì a mantenere viva la memoria storica del territorio, promuovendo attività culturali e percorsi didattici finalizzati alla conoscenza delle radici sociali e antropologiche dell’area vesuviana.
Un momento particolarmente significativo sembrò arrivare nel 2021, quando fu annunciato il progetto “Il Parco tra i Cittadini”, finanziato attraverso il GAL Vesuvio con un contributo di circa 200 mila euro destinato alla riqualificazione del Museo Etnostorico e dell’area di Santa Maria a Castello. L’intervento prevedeva il miglioramento degli spazi espositivi, attività laboratoriali, iniziative educative e percorsi di valorizzazione ambientale e culturale collegati al Parco Nazionale del Vesuvio.
Quel progetto avrebbe dovuto rappresentare un importante salto di qualità per il museo e per l’intero comparto turistico-culturale della zona collinare. Tuttavia, gli sviluppi successivi non hanno seguito le aspettative generate dall’annuncio del finanziamento che, purtroppo, è andato perduto.
Nel novembre 2023 Biagio Esposito comunicò che il Museo Etnostorico era stato costretto a lasciare la propria sede storica. Nella nota inviata alla stampa, Esposito dichiarò ““Negligenze burocratiche e amministrative, non certo addebitabili al Museo, ci hanno fatto perdere il finanziamento di 200mila euro che sarebbe servito a rendere più moderna ed efficiente la sede di via Santa Maria a Castello di Somma Vesuviana. La nostra attività proseguirà altrove”.
Una notizia che suscitò sorpresa e amarezza tra quanti avevano seguito negli anni la crescita della struttura e delle sue attività. Attorno alle ragioni che hanno condotto il Museo Etnostorico a lasciare la propria sede si sono sviluppate nel tempo interpretazioni differenti. Se da una parte è stata evidenziata la mancata concretizzazione di interventi di sostegno e riqualificazione annunciati negli anni precedenti, dall’altra alcuni osservatori locali hanno richiamato l’attenzione anche su aspetti organizzativi e gestionali dell’iniziativa. Elementi che contribuiscono a delineare una vicenda complessa e articolata, difficilmente riconducibile a una sola causa.
Al di là delle diverse letture, resta il dato oggettivo di una struttura lasciata da oltre due anni al degrado e all’abbandono ( vedi foto in appendice)
Oggi la manifestazione di interesse per l’ex convento di Santa Maria delle Grazie apre una nuova fase. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è individuare soggetti capaci di utilizzare e valorizzare una struttura di grande pregio storico e architettonico, restituendola alla piena fruizione della collettività.
Intanto, in tanti  si chiedono se, vista la stretta connessione tra l’ex convento e il santuario, una gestione affidata a don Francesco Feola possa garantire continuità ai servizi e alle attività che gravitano attorno a questo luogo particolarmente caro alla comunità locale. Un’ipotesi che trova consenso tra quanti riconoscono l’impegno profuso in questi anni  dal rettore del santuario nella tutela delle tradizioni religiose e nella cura degli spazi circostanti.
Tuttavia, al di là di chi sarà chiamato a gestire la struttura, il vero nodo resta un altro. L’esperienza del Museo Etnostorico dimostra che la sola disponibilità di un immobile non è sufficiente a garantirne il rilancio. Senza finanziamenti adeguati, progettualità concrete, sostegno istituzionale e investimenti destinati alla manutenzione e alla promozione delle attività, anche il miglior progetto rischia di restare sulla carta.
L’ex convento di Santa Maria delle Grazie rappresenta certamente una risorsa preziosa per il territorio, ma il suo futuro non potrà dipendere esclusivamente dal nome del gestore. Per trasformare questo bene in un autentico motore di sviluppo culturale, turistico e sociale serviranno risorse economiche, una visione condivisa e un impegno costante nel tempo. In assenza di questi elementi, il rischio è che la struttura continui a rimanere un contenitore di grande valore storico ma incapace di produrre benefici concreti per la comunità e per il rilancio dell’intera area di  Santa Maria a Castello.

Nola, prova a ottenere un finanziamento con documenti falsi: arrestato

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Un tentativo di ottenere un finanziamento attraverso l’utilizzo di documenti falsi si è concluso con l’arresto di un uomo di 71 anni a Nola. L’operazione è stata condotta dagli agenti della Polizia di Stato, che hanno fermato il sospettato dopo la segnalazione di un commerciante. L’episodio si è verificato nel pomeriggio di ieri durante un servizio di controllo del territorio svolto dagli agenti del Commissariato di Nola. I poliziotti, mentre transitavano nei pressi di un’attività commerciale cittadina, sono stati avvicinati dal titolare del negozio, il quale ha riferito di nutrire forti dubbi sulla documentazione presentata da un cliente intenzionato ad acquistare alcuni dispositivi elettronici attraverso una pratica di finanziamento. Secondo quanto ricostruito, il soggetto avrebbe fornito documenti ritenuti sospetti nel tentativo di ottenere il via libera all’operazione economica. Gli agenti hanno quindi deciso di effettuare un controllo immediato. Durante le procedure di identificazione, l’uomo avrebbe esibito una carta d’identità risultata successivamente contraffatta. Gli accertamenti svolti sul posto hanno consentito di verificare l’assenza degli elementi di sicurezza previsti dalla normativa, confermando così i sospetti degli investigatori. Il 71enne, già noto alle forze dell’ordine e con precedenti anche per fatti analoghi, è stato arrestato con le accuse di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, falsa attestazione a pubblico ufficiale e contraffazione del sigillo dello Stato. L’intervento ha consentito di bloccare sul nascere un presunto tentativo di frode che avrebbe potuto causare un danno economico all’esercente e alla società finanziaria coinvolta nella pratica. L’uomo è stato quindi accompagnato negli uffici di polizia per le formalità di rito e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Simula un incidente per ottenere denaro, fallisce il colpo: denunciato ad Acerra

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Ha tentato di mettere in scena un falso incidente stradale per ottenere un risarcimento immediato, ma il piano è saltato quando la vittima si è rivelata essere un appartenente alla Polizia di Stato. È quanto accaduto nei giorni scorsi lungo la SS162, dove un uomo è stato denunciato per una serie di reati, tra cui tentata truffa e guida senza patente.

La vicenda si è verificata mentre un agente della Sezione Polizia Stradale di Napoli, fuori servizio, stava percorrendo la strada in direzione Acerra. Durante il tragitto, il poliziotto ha superato un veicolo che procedeva lentamente.

Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori, il conducente dell’altra auto avrebbe inscenato la classica “truffa dello specchietto”. Prima avrebbe lanciato un oggetto contro la vettura del sorpassante, poi avrebbe provocato un lieve contatto tra i due mezzi, cercando di attribuire all’altro automobilista la responsabilità del presunto incidente.

Dopo aver costretto il conducente a fermarsi, l’uomo avrebbe richiesto il pagamento immediato di 300 euro per evitare ulteriori conseguenze e chiudere la questione sul posto.

La richiesta, però, non ha avuto l’effetto sperato. L’agente, intuendo il tentativo di raggiro, si è qualificato come poliziotto. A quel punto il presunto responsabile si è dato alla fuga, cercando di far perdere le proprie tracce.

L’episodio ha dato il via agli accertamenti della Polizia di Stato, che in breve tempo è riuscita a risalire all’identità dell’uomo. Le verifiche hanno inoltre evidenziato che il soggetto era privo della patente di guida e che la stessa violazione risultava già reiterata nel corso degli ultimi due anni.

Al termine delle attività investigative, per il presunto autore della vicenda è scattata la denuncia.

Vorraro ucciso e fatto sparire per un debito di 250mila euro: la trappola degli ex soci

Dietro la misteriosa scomparsa di Francesco Vorraro potrebbe nascondersi una vicenda fatta di investimenti, denaro affidato da terzi e rapporti economici deteriorati. È questa la pista che gli investigatori stanno seguendo dopo il fermo di quattro persone ritenute coinvolte nel presunto sequestro dell’imprenditore, svanito nel nulla lo scorso 9 febbraio.

Secondo la ricostruzione emersa dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Vorraro avrebbe gestito consistenti somme di denaro provenienti da alcuni investitori privati. La cifra emersa dalle indagini si attesterebbe sui 250mila euro. Parte di queste risorse sarebbe stata destinata ad attività commerciali e operazioni di import-export con società attive nell’Est Europa, attraverso un sistema di compravendite e trasferimenti economici che oggi è al centro degli accertamenti.

Gli inquirenti ipotizzano che proprio la gestione di questi capitali possa aver generato tensioni e contrasti. Vorraro avrebbe accumulato una situazione debitoria nei confronti di diversi soggetti che gli avevano affidato denaro, aspettandosi rendimenti o la restituzione delle somme investite. Tra questi figurerebbero anche persone finite successivamente sotto la lente della magistratura.

L’ipotesi investigativa è che il 9 febbraio l’imprenditore sia stato attirato a un incontro con alcuni ex soci o conoscenti. Da quel momento sarebbe stato condotto in una zona isolata, dove sarebbe stato interrogato e costretto a fornire informazioni sui movimenti di denaro, sulle attività economiche gestite e sull’ubicazione delle somme investite.

Gli investigatori ritengono che l’obiettivo iniziale fosse quello di recuperare il denaro ritenuto perduto. La morte dell’uomo, tuttavia, non sarebbe stata prevista nel piano originario ma sarebbe sopraggiunta durante o dopo il sequestro. Una circostanza che resta ancora tutta da chiarire.

Il corpo di Vorraro non è mai stato ritrovato. Proprio per questo il procedimento resta incentrato su una presunta lupara bianca, mentre proseguono le ricerche in terreni e aree rurali del Vesuviano alla ricerca di elementi che possano confermare definitivamente la ricostruzione accusatoria.

San Giuseppe Vesuviano, si dimette il vicesindaco Borriello: scossone nella maggioranza

  L’annuncio durante il Consiglio comunale convocato d’urgenza. La decisione arriva in settimane segnate dalle polemiche sugli esposti anonimi Le dimissioni sono arrivate nel momento forse più delicato per l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Sepe. Nel corso del Consiglio comunale convocato con carattere d’urgenza, il vicesindaco Antonio Borriello ha annunciato la propria decisione di lasciare l’incarico, aprendo una nuova fase politica all’interno della maggioranza. La scelta, che da giorni veniva data come possibile negli ambienti politici cittadini, si è concretizzata direttamente in aula, sorprendendo parte dei consiglieri e dei presenti. Un passaggio che modifica gli equilibri dell’esecutivo e che costringerà ora il sindaco a una riorganizzazione della giunta e delle deleghe. Le dimissioni maturano in un clima politico particolarmente teso. Nelle ultime settimane, infatti, il dibattito cittadino è stato alimentato da una serie di esposti anonimi inviati a istituzioni e forze dell’ordine, documenti che hanno acceso l’attenzione su vicende amministrative e politiche locali. Tra gli argomenti finiti al centro delle indiscrezioni vi era anche un riferimento a una festa privata riconducibile a un familiare dell’ex vicesindaco, alla quale – secondo quanto riportato negli esposti – avrebbero partecipato persone legate ad ambienti della criminalità organizzata. Circostanze che, allo stato, non risultano oggetto di contestazioni giudiziarie nei confronti di Borriello e che restano nell’ambito delle segnalazioni anonime circolate nelle scorse settimane. Proprio per questo motivo, la vicenda ha assunto soprattutto una dimensione politica, contribuendo ad alimentare il confronto all’interno della città e a generare interrogativi sul futuro degli equilibri amministrativi. Al momento non sono state rese note dichiarazioni dettagliate sulle motivazioni che hanno portato Borriello a lasciare l’incarico. Resta però evidente che le dimissioni arrivano in una fase complessa per la maggioranza, chiamata ora a gestire le conseguenze politiche di una decisione che segna uno dei passaggi più significativi dall’insediamento dell’amministrazione Sepe. Nelle prossime ore si attende una presa di posizione ufficiale del sindaco e della maggioranza, mentre negli ambienti politici locali è già iniziata la riflessione sul nome che potrebbe raccogliere l’eredità dell’ormai ex vicesindaco. Per San Giuseppe Vesuviano si apre una delicata fase, destinata a incidere sugli equilibri interni dell’amministrazione e sul dibattito politico cittadino.

Voto venduto a 20 euro, veleni sul ballottaggio: spuntano gli audio

  POMPEI – Nuovi elementi finiscono al vaglio della Procura di Torre Annunziata nell’ambito dell’inchiesta sulle recenti elezioni amministrative di Pompei. Come riportato da Il Mattino, agli atti dell’indagine sono stati acquisiti alcuni file audio contenuti in una pen drive recapitata agli inquirenti insieme a una lettera anonima nella quale vengono descritti presunti episodi di compravendita di voti e attività riconducibili a possibili forme di corruzione elettorale.   Tra i messaggi vocali consegnati alla magistratura ce n’è uno particolarmente delicato. Una donna racconta di aver assistito alla consegna di 20 euro a un elettore che avrebbe dichiarato di non aver ancora votato. Secondo il contenuto dell’audio, il destinatario del denaro sarebbe stato invitato a esprimere precise preferenze sulla scheda elettorale.   La documentazione sarà ora esaminata dagli investigatori che dovranno verificarne autenticità, provenienza e attendibilità. L’inchiesta era già stata aperta nei giorni successivi al primo turno delle amministrative dopo alcuni controlli effettuati dalle forze dell’ordine all’interno dei seggi.   Al centro degli accertamenti vi sono tre episodi distinti di elettori sorpresi ad aver fotografato la propria scheda elettorale. In due casi, secondo quanto emerso, le immagini avrebbero mostrato la preferenza per la stessa candidata. Circostanza che ha spinto la Procura ad approfondire la vicenda per comprendere se si sia trattato di semplici violazioni delle norme sulla segretezza del voto oppure di comportamenti collegati a un possibile sistema di controllo delle preferenze espresse dagli elettori.   I cellulari sequestrati sono stati affidati ai consulenti incaricati delle analisi tecniche. Secondo quanto riferito da Il Mattino, su uno dei dispositivi sarebbero stati individuati anche appunti e riferimenti a presunti compensi economici che variavano da 20 a 50 euro per voto.   Le verifiche proseguono nel massimo riserbo. Al momento non risultano contestazioni definitive e sarà l’attività investigativa a stabilire se dietro gli episodi segnalati si nasconda un vero sistema di voto di scambio oppure singole condotte prive di rilevanza penale.