Elezioni politiche 2018, i sindaci per Antonio Falcone

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Antonio Carpino, Edoardo Serpico e Aniello Rega, rispettivamente sindaci di Marigliano, Scisciano e Castello di Cisterna, saranno presenti all’incontro che Antonio Falcone, candidato alla Camera dei Deputati nel collegio uninominale di Acerra per il Pd e la coalizione di centrosinistra annuncia l’incontro si terrà lunedì 12 febbraio alle 18, nel teatro comunale di San Vitaliano, in via Nicholas Green.

Con loro, anche il candidato al Senato nel collegio uninominale Acerra – Casoria, Francesco Russo e il candidato al Senato nel collegio plurinominale Campania 2, Massimiliano Manfredi.

Spiega Falcone, che è primo cittadino di San Vitaliano:  “L’appoggio dei sindaci mi inorgoglisce, perché attesta il mio impegno per il territorio. La mia candidatura nasce proprio dalla volontà di affrontare e risolvere le piccole e grandi questioni dei Comuni del collegio, con le quali mi misuro da anni e che conosco bene”.

In cella a Sanremo gli operai Fiat esclusi dalla fabbrica: fino al 2021 non potranno mettere piede nella città del festival

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Ieri Mimmo Mignano, Marco Cusano e Antonio Montella sono stati rinchiusi nelle celle di contenzione del commissariato di polizia di Sanremo per aver violato l’area interdetta al pubblico, quella dedicata al festival della canzone. Gli ex licenziati della Fiat di Pomigliano e del reparto logistico di Nola, tenuti a casa da un anno a salario pieno dopo essere stati reintegrati dal giudice nel posto di lavoro, si erano recati sabato scorso nei pressi del teatro Ariston allo scopo di ringraziare il gruppo Stato Sociale, che si era esibito sul palco appuntando i loro nomi sui vestiti di scena. Poi Mimmo, Marco e Antonio si sono trattenuti sul posto. Ieri però hanno tentato di occupare lo spazio riservato a Radio 2 allo scopo di propagandare la loro situazione, che li vede costretti a restare a casa anche se pagati perché la Fiat non li vuole in fabbrica. Gli operai sono stati subito bloccati e portati via dai poliziotti, che li hanno rinchiusi per ore nelle celle del commissariato locale. Alla fine Mimmo e compagni sono stati rilasciati, in serata, ma non senza aver prima ricevuto un nuovo messaggio di solidarietà da parte degli Stato Sociale. Se ne sono tornati a Napoli con un foglio di via “corredato” dal divieto di mettere piede nel comune di Sanremo per tre anni, fino al 2021. “Più repressione di così…”, hanno commentato gli operai ribelli.

Salutate la capolista. Ma pure la caposala

Il Napoli colleziona infortuni ma vince sempre. E il fegato degli altri si ingrossa Bisognerebbe fare un controllo. Non dico chiederlo direttamente a Vincenzo De Luca, che peraltro del Napoli non deve essere tifosissimo provenendo da Salerno (anche se non può dirlo), ma comunque fare una verifica approfondita. All’Ospedale del Mare esiste un reparto di ortopedia? Funziona? Funziona bene? No perché eventualmente possiamo organizzare un’altra inaugurazione, l’ennesima. Si potrebbe chiamare Aurelio De Laurentiis e chiedere di fornire qualche testimonial. Pagando i diritti, ovvio. Il top sarebbe Ghoulam, lo sfortunatissimo laterale sinistro che si è infortunato mentre recuperava da un altro infortunio. Ma ci sarebbe pure Milik, oltre a Chiriches e alla sua spalla, Hamsik e la sua schiena e vari altri acciaccati. È un Napoli che zoppica, insomma. Ma zoppica sul serio, non è una metafora. Solo che, per fortuna dei tifosi, zoppica fuori dal campo. In campo al limite inciampa, ma poi si riprende e vince, come con la Lazio, annientata con un secondo tempo spettacolare e nonostante un gol subito dopo pochissimi minuti. E qui toccherebbe fare un altro controllo: all’Ospedale del Mare funziona il reparto di epatologia? Perché eventualmente anche in questo caso, se dobbiamo tagliare il nastro, i testimonial non mancherebbero: tutti i tifosi delle squadre avversarie ai quali il fegato si sta ingrossando all’inverosimile. Soprattutto a quelli che tengono per il team di Villar Perosa, costretti a concentrare le loro esultanze in poche, pochissime ore: il tempo di veder giocare il Napoli che subito devono scendere dal gradino più alto della classifica. Insomma, salutate la capolista. E, giacché vi trovate e visto che stiamo parlando di ospedali, salutate pure la caposala.

La festa romana dei Saturnali e l’illusione “carnevalesca” del mondo che si trasforma nel “Paese di Cuccagna”.

Ci sono alla base del Carnevale i segni del mito del “mondo a rovescio” che si ritrovano sia nella leggenda del “Paese di Cuccagna” che nella festa romana dei Saturnali, in cui erano concessi agli schiavi la libertà di dire quello che pensavano dei padroni e il privilegio di farsi servire da loro a tavola. Il liberto Davo rinfaccia a Orazio la sua ipocrisia. Il  rito dei doni distribuiti dai ricchi ai loro “clienti”.   C’erano ancora, nel Carnevale di un recente passato, le tracce di un sogno e di una illusione: il sogno dell’eterna “cuccagna”, dove, come prometteva un testo francese del sec. XIII, “più si dorme e più si guadagna, e i muri di tutte le case sono fatti di spigole, di aringhe e di salmoni, e di prosciutti i tetti”; l’illusione che il mondo che ci angustia e ci opprime si possa un giorno capovolgere, e, come sognava l’autore di un testo tedesco del 1500, il contadino indossi gli abiti del signore, e il signore vada all’alba nei campi a lavorare con la zappa e l’aratro. Gli abiti e le maschere del Carnevale avevano la funzione di cancellare per un giorno identità e ruolo sociale, e confondere gli spazi e i tempi della storia. In quel giorno i potenti permettevano a chi potente non era di inscenare una giocosa rivolta contro l’ordine costituito, di celebrare, con l’albero della cuccagna e con i carri, un rito di scongiuro contro la fame e la miseria, di salutare l’arrivo imminente della primavera. Il vorticoso processo di trasformazione del sistema sociale lascia al Carnevale di oggi solo la dimensione del gioco, di un gioco che incomincia a essere inquinato dall’eccesso, poiché l’eccesso serve a far rumore sui “social”: un ragazzo si “veste” da boss di Gomorra, ma, come esce in strada, si accorge che altri ragazzi hanno avuto la stessa sua idea e hanno comprato un abito uguale al suo; un altro ragazzo, invece, i suoi genitori l’hanno “vestito” da malato, e lui, assorto e compunto, si tira dietro l’asta con la busta piena di farmaci per il “lavaggio”. E’ opinione diffusa che il Carnevale derivi dalla festa dei Saturnali, che era, secondo le fonti esaminate da Scullard e da Weber, la festa più amata dai Romani: per secoli si celebrò il 17 dicembre, Augusto la prolungò fino al 20, e Domiziano fino al 24. La festa prendeva nome da Saturno, il dio dell’età dell’oro, uno dei patroni dell’agricoltura, protettore, in particolare, della semina invernale: ma nessuno sapeva con certezza – lo dichiara Macrobio- quale fosse l’origine dei riti e delle cerimonie che si svolgevano in quei giorni di frenetica “licenza”, in cui era consentito violare le regole e infrangere le norme.  Ritiene lo Scullard che gli eccessi servissero a cancellare la paura del solstizio d’inverno, quando le tenebre della notte arrivano presto e la luce del sole si offusca e si raffredda. E il desiderio di esorcizzare in qualche modo le rivolte “servili” e, contemporaneamente, di ricordare la mitica età dell’oro, l’età della cuccagna che Saturno aveva donato agli uomini, spinse i Romani a concedere agli schiavi e ai liberti la “licenza” di parlare liberamente, in quei giorni, ai loro padroni, di liberare lo stomaco e il fegato dalla bile che vi si era accumulata per un anno intero. E così Orazio è costretto a sorbirsi l’arringa del suo liberto Davo, che gli rinfaccia la sua ipocrisia: “Se nessuno ti invita a pranzo, tu ti dichiari felice di restare a casa e fingi di essere contento di mangiare un piatto di legumi…ma se poco dopo ti arriva l’invito di Mecenate, subito incominci a metterti elegante e sbraiti e vai in bestia, perché non siamo pronti a portarti profumi e creme…Tu corri dietro alla moglie di un altro, io, Davo, mi accontento di una prostituta di basso rango: chi di noi due merita di essere condannato al supplizio della croce?”. E se arriva all’improvviso il marito della signora, Orazio è costretto a nascondersi in una lurida cassa, così piccola che le gambe rattrappite toccano i capelli profumati: che differenza c’è- pontifica il liberto – tra questa umiliazione che tu sopporti per il piacere dell’adulterio, e le frustate che il padrone infligge allo schiavo? Seneca non sopportava i Saturnali, e lamentandosi, con una forte dose di esagerazione, del fatto che la festa durava ormai tutto l’anno, esortava l’allievo Lucilio ad astenersi dal bere e a essere temperante proprio nei giorni della follia in cui “il popolo si ubriaca fino al vomito” e a molti sembrava naturale cantare e danzare nudi, annerirsi la faccia con la fuliggine e poi lavarsi tuffandosi nell’acqua gelida. Il vino “segnava” i Saturnali: anche agli schiavi che lavoravano nelle masserie e nelle selve lontane dalle città, e che non godevano della “licenza” consentita ai loro colleghi cittadini, veniva distribuita, in onore di Saturno, una doppia razione di vino. Era così grande il fiume di vino che scorreva lungo i banchetti che Marziale chiamò “umidi” quei giorni di festa, in cui poteva capitare che l’imperatore stesso si coprisse il capo con il “pilleo”, il berretto dei liberti e dei plebei rissosi e casinisti, e che gli schiavi sedessero a tavola e i padroni facessero la parte dei camerieri, pronti a riempire i boccali non appena lo ordinasse il “re delle bevute”. Durante la festa dei Saturnali i ricchi distribuivano doni ai loro “clientes”: spezie, verdure, prosciutti, carni di maiale, ostriche, cofanetti d’avorio, calici di Sorrento, che erano famosi per la loro eleganza, piatti di terracotta di Cuma, tessuti di Canosa, lana bianca di Puglia, che era di prima qualità, mentre da Parma veniva quella di seconda qualità. Non si può dare torto a Scullard quando sostiene che la festa dei Saturnali influì non solo sul Carnevale, ma anche sul Natale cristiano.

Tempo perso

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Sabato scorso a Frattamaggiore tre banditi hanno rapinato una gioielleria. Uno di loro è stato ucciso dal gioielliere, un altro è scappato, il terzo è stato arrestato dopo aver tentato di sparare ad un poliziotto. Il bandito arrestato si chiama Luigi Lauro, pregiudicato per reati contro il patrimonio, tra cui rapina e furto. Solo quattro giorni prima aveva ricevuto un ammonimento orale dal questore.

Ce lo vediamo il signor Questore mentre rimprovera il tipo. Eccolo Sua Eccellenza che, dall’alto del suo scranno di legno scuro, seduto su una poltrona di velluto rosso, le mani strette ai braccioli, ammonisce il rapinatore.

“Signor rapinatore, lei deve smetterla di fare il ladro”. E lui: “Sì, sua eccellenza. La ringrazio per l’ammonimento orale, è garantito che da domani mi trovo un lavoro. Uno qualsiasi.”.

Sarà andata così? Forse, però con un’appendice che, appena chiuso il portone della Questura, potrebbe essere stata più o meno questa: Chistu strunz me fa perdèr sul tiemp… Detto chissà da chi a chi…

Frattamaggiore: gioielliere uccide rapinatore, e’ indagato per omicidio colposo

É indagato per omicidio colposo il gioielliere che ieri sera ha ucciso con colpi di pistola uno dei tre rapinatori che hanno preso d’assalto il suo esercizio commerciale che si trova in corso Durante, a Frattamaggiore (Napoli). Il titolare dell’esercizio commerciale, che ha circa trent’anni, non era nel negozio ma a casa sua, che si trova sopra il negozio. Si è accorto della rapina ed è sceso in strada armato accompagnato da un’altra persona. Al momento la Procura di Napoli Nord non ha emesso una misura cautelare nei suoi confronti. Intanto prosegue la caccia all’uomo nel Napoletano, con posti di blocco e controlli sugli spostamenti di pregiudicati, alla ricerca degli altri due componenti del commando che ieri ha tentato la rapina finita tragicamente nel sangue. In tre, con un ‘palo’ ad attenderli poco distante, sono entrati in azione, scendendo da due scooter, per svaligiare la gioielleria Corcione di Frattamaggiore (Napoli) che si trova al corso Durante. Una strada ieri sera particolarmente affollata, con momenti di panico per le famiglie e soprattutto per i bambini presenti in strada, alcuni dei quali vestiti a festa per Carnevale. E proprio uno dei banditi indossava una maschera di Hulk. L’esatta ricostruzione della dinamica è in fase di completamento: secondo la Polizia che indaga, Raffaele Ottaiano, uno dei rapinatori, indossava una maschera di Hulk. Avrebbe prima preso in ostaggio uno dei clienti del negozio, poi lo scontro con il titolare.

Dategli un martello….

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Il bosso mafioso di Casal di Principe, Michele Zagaria, alias capastorta, ha chiesto di farsi ammorbidire il 41/bis perché depresso. E certo! Sono finiti i tempi di quando faceva il killer spietato; di quando riuscì a fondare un vero e proprio impero imprenditoriale ed economico, al punto da essere soprannominato “il re del cemento”; di quando comprava i certificati antimafia per aggiudicarsi gli appalti; di quando era ai vertici della mafia e vendeva il cemento anche alle ndrine calabresi; di quando corrompeva giudici, poliziotti e carabinieri; di quando parlava di affari al centro di un salone lastricato di marmi rari, carezzando una tigre che teneva al guinzaglio.

Tutte quelle cose gli davano adrenalina, ora in galera a stare senza fare niente si deprime.

Potrebbe spaccare due pietre, no?

Elezioni, è tensione continua nel centrosinistra tra defezioni e dimissioni

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E’ tensione continua nel partito democratico, proprio a Pomigliano e proprio alla vigilia del voto del 4 marzo nel collegio politicamente più significativo. Dopo la condanna da parte del segretario cittadino, Vincenzo Romano, spunta infatti il no del capogruppo in consiglio comunale, Michele Tufano, alla manifestazione di presentazione dei candidati del partito nei collegi uninominali, Antonio Falcone alla Camera e Francesco Russo al Senato Un evento previsto per domattina e organizzato nella sala conferenze della ex Distilleria da alcuni consiglieri ed ex consiglieri municipali e dirigenti di partito. Presentazione che ripete quella già tenuta una settimana fa da Romano nella nuova sede cittadina del Pd e che a spinto il segretario a chiedere la rimozione del simbolo del partito. “Non parteciperò alla manifestazione di domenica”, dichiara intanto il capogruppo Tufano. Ma non è finita. Ieri ha fatto rumore negli ambienti politici locali l’annuncio delle dimissioni da consigliere comunale di Michele Caiazzo, sindaco di Pomigliano dal 1995 al 2005, consigliere regionale dal 2005 al 2010, vincitore delle primarie cittadine del Pd nel 2015, battendo per soli tre voti proprio Romano, e candidato a sindaco nella tornata che ha riconfermato primo cittadino il forzista Raffaele Russo. Ma due anni fa Caiazzo ha lasciato il partito per aderire da consigliere comunale prima ad Mdp e poi a Liberi e Uguali. Anche queste adesioni, però, sono saltate, in particolare dopo che Liberi e Uguali ha rifiutato la candidatura dell’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, punto di riferimento politico di Caiazzo. “Le mie dimissioni non sono una rinuncia – tiene a chiarire l’ex sindaco – continuerò a fare politica”. Al posto di Caiazzo, 60 anni, subentrerà la giovane Giulia Bladier, 29 anni, con un recente passato da vicepresidente regionale del Pd. “L’esigenza di mettere insieme esperienza e giovani risorse è sempre più una priorità – spiega Caiazzo – soprattutto in un contesto come quello di Pomigliano, caratterizzato da una pesante regressione politica e culturale. Qui l’azione politica e amministrativa è molto mediocre. Continuerò la mia azione da indipendente di sinistra perché parecchi di noi siamo senza casa. Siamo in tanti, e non solo a Napoli e provincia, a sentirci ancora senza casa: c’è un problema grande quanto una montagna”. L’ex sindaco e consigliere regionale sta comunque osservando le ultime diatribe dei democrat. “C’è una degenerazione correntizia – commenta – il Pd è diventato tribale, non è più un partito, vi si sono infiltrati personaggi di altri partiti. Comunque il centrodestra fa il suo gioco, che è di condizionare altre forze, di assoggettare persone. Intanto oggi Pomigliano è diventata marginale. Esiste solo l’occupazione del potere fine a se stessa, delle poltrone. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La città è ferma”. Quindi la stoccata a Forza Italia, alla candidatura di Sgarbi: “E’ venuto questo giullare a parlarci di Vittorio Imbriani quando invece sono stati proprio loro ad affossare la fondazione cittadina che porta il suo nome. Con noi la fondazione riuscì a pubblicare un primo volume dello scrittore ma poi loro l’hanno messa a fare concertini”.

Pasta con salsiccia, pesto di friarielli e crumble di tarallo

Pasta salsiccia, pesto di friarielli e crumble di tarallo L’abbinamento della salsiccia di maiale con i friarielli, tipica verdura invernale, si sa, è un classico della cucina napoletana,  Piatto nato per scaldare le fredde sere invernali, non a caso richiama un buon bicchiere di vino e non disdegna l’uso abbondante del peperoncino. Col passare del tempo, però, agli amanti di questa succulenta pietanza, non è più bastato gustarla come secondo e contorno e nemmeno racchiusa in un ottimo panino. Con un po’ di fantasia, oggi è possibile gustare la salsiccia e i friarielli abbinati e meravigliosi e avvolgenti formaggi o posti a condire un sostanzioso primo piatto. E’ quello che facciamo noi questa settimana. Ingredienti per 4 persone
  1. 320 grammi della pasta che preferite;
  2. fasci di friarielli;
  3. 80 gr di pecorino grattugiato;
  4. 3 salsicce belle grosse di carne di maiale fresca;
  5. vino bianco q.b.;
  6. 3 spicchi d’aglio;
  7. peperoncino fresco;
  8. 4 taralli nzogne e pepe;
  9. olio e sale.
 Pulire i friarielli tenendo solo le cime e le foglie più tenere. Portare a bollore una pentola piena d’acqua e appena si alza il bollore salare l’acqua e immergerci i friarielli. Tenere da parte una decina di cimette più belle. Lessare per 3 minuti il resto dei friarielli, scolarli con l’aiuto di una schiumarola e trasferirli in una pentola. Tenere da parte l’acqua di cottura dei friarielli, vi servirà per lessare la pasta. Con un mixer ad immersione o con un frullatore, passare i friarielli con qualche cucchiaio di acqua di cottura, un filo d’olio, un pizzico di sale e gli 80 gr di pecorino. In una padella fare scaldare qualche cucchiaio di olio, aglio e peperoncino e quando saranno ben rosolati aggiungere la salsiccia spellata. Alzare un pochino la fiamma e fare insaporire il tutto. Dopo qualche minuto sfumare col vino bianco. Intanto portare a bollore l’acqua in cui abbiamo cotto i friarielli e calare la pasta. Quando tutto il vino sarà evaporato, fare cuocere ancora qualche minuto magari aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta. Infine, aggiungere le cimette di friarielli tenute da parte e dopo qualche minuto di cottura, spegnere. In una padella scaldare un filo d’olio e abbrustolire lievemente i taralli sbriciolati finemente, quasi a polvere. Scolare la pasta al dente, trasferirla nella padella con la salsiccia e farla insaporire bene. Spegnere il fuoco ed incorporare il pesto di friarielli. Comporre i singoli piatti con la pasta condita, una spolveratina di crumble di tarallo, una cucchiaiata di salsiccia rosolata ed anellini di peperoncino fresco. Buon appetito

Gli ex licenziati Fiat: “A Sanremo votate gli Stato Sociale”. Oggi l’incontro al festival

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Ieri con uno striscione hanno esortato i lavoratori della Fiat di Pomigliano a votare per “Stato Sociale”, il gruppo bolognese in lizza al festival di Sanremo. Artisti che ieri si sono esibiti davanti a milioni di telespettatori appuntando sulle loro giacche i nomi dei cinque operai licenziati nel 2014 dall’azienda automobilistica per aver simulato il suicidio di Marchionne. Operai che l’anno scorso sono stati definitivamente reintegrati dal giudice del lavoro ma che l’azienda non vuole far rientrare in fabbrica preferendo erogare loro ogni mese lo stipendio. Intanto stamattina giungeranno a Sanremo gli ex licenziati “rifiutati” dalla Fiat. Obiettivo: ringraziare di persona i componenti della band emiliana “per il coraggio dimostrato”. “La nostra lotta – anticipano intanto Mimmo Mignano, Antonio Montella, Marco Cusano, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore – ha avuto la solidarietà di tanti artisti e intellettuali, come Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Francesca Fornario, il presidente onorario della Cassazione, Ferdinando Imposimato. Ma vedere i nostri nomi sulle magliette di un gruppo che si esibisce a Sanremo ci ha decisamente spiazzati e riempiti di gioia. Gli Stato Sociale oltre ad avere talento musicale sono uomini di gran coraggio”. Quindi il riferimento alla vertenza. “La Fiat – aggiungono i cinque operai – nonostante una sentenza che la obblighi a reintegrarci preferisce pagarci e tenerci fuori, ci tiene in “vacanza forzata”. A noi le vacanze piacciono e pensiamo che tutti gli sfruttati non debbano vivere per lavorare, come dice la canzone degli Stato Sociale, ma ci piacerebbe ritornare in fabbrica per la difesa delle libertà politiche e sindacali insieme ai nostri amici e colleghi. Ma questo ci viene negato”.