Riapertura delle scuole: le considerazioni di A.Ge. (associazione genitori) Campania

A 33 giorni dalla chiusura delle scuole in Campania, con i contagi al 14 ottobre pari a 1127 positivi, contro i 4079 del 16 novembre, la notizia è che “le attività in presenza dei servizi dell’infanzia e delle prime classi della scuola primaria riprenderanno dal 24 novembre, previa effettuazione di screening su base volontaria sul personale docente e non docente e sugli alunni. Per gli ordini e gradi scolastici diversi, l’Unità di crisi regionale all’unanimità ha ritenuto di dover confermare la didattica a distanza”: almeno questo afferma l’ordinanza n. 90 firmata dal governatore Vincenzo De Luca, che proprio ieri, nel corso del suo consueto appuntamento video del venerdì, ha dichiarato di non poter dare per scontata la riapertura degli istituti scolastici, con annessa ripresa della didattica in presenza. Fatto sta che i soci di A.Ge. (associazione genitori) Campania non ci stanno e, con un documento che pubblichiamo in anteprima, fanno sapere che nutrono diversi dubbi sulla possibilità della ripresa della didattica in presenza. Per l’occasione abbiamo incontrato Massimo Apice, presidente di A.Ge. Campania che dal suo osservatorio di Marigliano, in provincia di Napoli, monitora quotidianamente la situazione epidemiologica. “Cosa è cambiato dopo 33 giorni?” – si domandano i soci dell’associazione genitori – “Assolutamente nulla. Quello che doveva funzionare sulla carta, alla fine ha mostrato tutta la sua inadeguatezza”.
  1. Organici: La scuola in Campania si è chiusa anche per questo. Semplicemente, NON C’ERANO I DOCENTI. Anche la farraginosa macchina della sostituzione dei docenti “fragili” ha mostrato notevoli e colpevoli ritardi. Per non parlare dell’assurdo meccanismo dell’aggiornamento delle Graduatorie del personale supplente. Graduatorie completamente errate che sono state continuamente rettificate e che non hanno permesso di svolgere appieno neanche la Didattica a distanza.
  2. Edilizia scolastica: Le strutture scolastiche in Campania sono inadeguate. Ma non solo per il Covid, in generale e basta! Strutture che non dispongono di una rete internet efficace, di spazi adeguati alla didattica, e su cosa ci si è concentrati per gestire l’emergenza? Sulla cosa più banale: il banco.
  3. Sanità: Il diritto all’Istruzione deve necessariamente camminare di pari passo con il diritto alla Salute. In Campania sembra siano negati entrambi. Si è partiti con uno screening obbligatorio per tutti i docenti (iniziativa lodata in varie regioni che hanno lasciato la volontarietà). Si è spostato l’avvio dell’anno scolastico al 24 settembre (nel frattempo gli screening erano belli e che andati) per permettere la sanificazione delle scuole per le elezioni (ma non si potevano semplicemente rinviare, visto che la riapertura delle scuole era più importante e delicata?). Dopo due allerte meteo in cui alcuni Comuni hanno chiuso le scuole, i ragazzi più fortunati hanno frequentato per massimo 15 giorni. Ma non tutti i giorni, perché sono tante le scuole che, non avendo gli spazi necessari, hanno fatto ricorso ai doppi turni, tripli accessi e chi ne ha più ne metta. Quindi la situazione era “precaria” già dall’inizio.
“Quali attività sanitarie ulteriori a quelle già presenti sono state previste per prevenire o contenere i contagi all’interno delle strutture scolastiche, in previsione della graduale riapertura del 24 novembre?”, si chiedono – e chiedono alle istituzioni e alle autorità competenti – i soci di A.Ge, che concludono dicendo: “Proponiamo di dover attivare in ogni comune dei tavoli tecnici con la presenza di Dirigenti Scolastici, rappresentanti di Medicina di Base, di Presidenti dei consigli di Istituto e organi politici locali, al fine di decidere la continuazione o sospensione delle attività scolastiche in presenza a secondo della curva dei contagi presenti in quel momento in un determinato paese. Scelta questa che potrebbe evitare di mortificare territori regionali a contagi bassi”.

Emergenza bombole di ossigeno, Federfarma e Protezione Civile insieme per il recupero dei contenitori

SE AVETE IN CASA BOMBOLE DELL’OSSIGENO VUOTE, PER CORTESIA RIPORTATELE IN FARMACIA. GRAZIE. È di ieri l’avviso con il quale Federfarma Campania ha richiesto il supporto della sala operativa di Protezione Civile della Regione Campania per il ritiro delle bombole di ossigeno vuote dalle abitazioni dei cittadini, al fine di riconsegnarle, in totale sicurezza, nelle farmacie dello stesso Comune. A quanto pare la federazione nazionale unitaria dei titolari di farmacia ha riscontrato il fatto che molte bombole siano andate perse nel corso del tempo e ora si rende necessario procedere a un censimento delle stesse. “La presente per informarvi che, per ricevere le indicazioni circa i domicili presso cui recarsi, abbiamo concordato di fornire i recapiti telefonici dei referenti delle Organizzazioni attivate presso i C.O.C. (centro operativo comunale) in modo da avere un contatto immediato e diretto per ogni singolo Comune”, si legge nella nota di Federfarma inviata alle associazioni di protezione civile del territorio. Purtroppo molte bombole di ossigeno non sono attualmente dichiarate, in quanto, almeno fino a un paio di anni fa (poi la normativa è cambiata) le bombole erano di proprietà di chi le deteneva, mentre oggi vengono noleggiate: per questo motivo, una volta concluso il trattamento la bombola va riconsegnata all’azienda con la quale è stato fatto l’affidamento. La situazione di emergenza di questi giorni deriva proprio dalla problematica individuata nella mancata riconsegna delle bombole, che quindi ora devono essere intercettate e recuperate direttamente dalle abitazioni. “Dai vertici è arrivato l’invito a effettuare un appello ai cittadini: se avete in casa delle bombole di ossigeno sappiate che vanno al più presto riconsegnate alle farmacie”, spiega Peppe Sepe, presidente del Nucleo Operativo di Emergenza “La Salamandra” di Marigliano. Spiega l’AIFA (agenzia italiana del farmaco) che “quello che manca nelle farmacie non è tanto l’ossigeno medicinale: il nodo restano i contenitori”. In Italia – spiega all’Ansa Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma – ci sono circa tre milioni di bombole d’ossigeno su cui poter contare, “ma in realtà un milione sono state distribuite in passato e mancano all’appello, perché non sono stati riportati i vuoti”. Da qui l’urgenza dell’appello ai cittadini: se ne avete di vuote riportatele in farmacia.

Marigliano, da una segnalazione di disturbo alla quiete pubblica emerge un altro caso di compravendita illegale di alloggi

Non si ferma l’attività della polizia locale di Marigliano, agli ordini del Comandante Emiliano Nacar, impegnata anche in una operazione di controllo straordinario interforze contro lo smaltimento illecito e i roghi di rifiuti industriali, artigianali e commerciali, nell’ambito della Cabina di regia Terra dei Fuochi. Quest’oggi, invece, un intervento nel rione Pontecitra, partito da una segnalazione che verosimilmente rischia di mettere in moto una nuova indagine. Gli agenti del Comando sono stati allertati da alcuni cittadini riguardo a una persona che arrecava disturbo al vicinato, in preda a una condizione di tossicodipendenza. Successivamente si è scoperto che l’uomo vive in maniera nomade, spesso vagando nei dintorni di un isolato della 219 dove anni prima risiedeva. A questo punto è scattata l’indagine che ha visto interessarsi alla questione dapprima i servizi sociali, per poi concentrarsi sulle difficoltà vissute dall’uomo in questione e sui motivi del suo girovagare. Gli agenti di Polizia Municipale, dopo aver condotto una meticolosa attività di indagine, hanno scoperto che l’uomo, afflitto da vari problemi, circa quindici anni fa ha effettuato la compravendita dell’alloggio di cui era assegnatario. Sono poi bastate solo poche ore per ricostruire l’intera vicenda che sembra parlare di sfruttamento e che vede ancora una volta al centro dei fatti il diffuso fenomeno della compravendita di alloggi. Già lo scorso giugno gli agenti della locale polizia erano intervenuti per sventare un’azione di compravendita illegale di alloggi a Pontecitra, una pratica che non sembra voler tramontare ma che viene contrastata con tutti i mezzi a disposizione. È di pochi giorni fa la notizia che a Marigliano, nella zona della 219, su un totale di 502 alloggi cosiddetti “popolari”, il 52% sia occupato da legittimi assegnatari, mentre il 48% (e dunque poco meno della metà) risulti occupato abusivamente. Nel frattempo l’uomo protagonista dell’operazione di disturbo nei confronti dei residenti è stato denunciato e risulta già gravato da precedenti di polizia: a tal proposito del suo caso si sono interessati anche i servizi sociali.

Somma Vesuviana, l’assessore Di Marzo: ” Il Piano per Insediamenti Produttivi del 2016 non è più attuabile”

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana.   Di Marzo: “Dichiarato non attuabile il Piano per Insediamenti Produttivi del 2016. Sarà consentita la realizzazione di interventi edificatori a destinazione produttiva”. “Decadute le misure di salvaguardia del Piano per Insediamenti Produttivi adottato nel 2016 e relativo ad una zona precisa di Somma Vesuviana, quale località Pizzone Cassante. L’Ufficio Urbanistica del Comune ha provveduto ad effettuare specifica istruttoria tecnica per individuare se permanessero le condizioni per confermare il masterplan complessivo e la configurazione dei lotti del PIP adottato e, dunque procedere alla conseguente riadozione dello stesso ed ai successivi adempimenti. Dalla verifica effettuata è emersa una notevole complessità di attuazione dell’intervento, legata agli elevati costi di esproprio delle aree, all’estensione dell’ambito territoriale interessato e, dunque, al numero di soggetti coinvolti proprietari delle aree, ed alla complessità procedurale, in ragione anche della consistenza delle opere di urbanizzazione e standard da realizzare e cedere gratuitamente all’amministrazione. Inoltre, il taglio dimensionale degli edifici non appare coerente con l’attuale domanda. Il Piano, pertanto, così come adottato nel 2016, risulta ad oggi non attuabile”. Lo ha annunciato l’architetto Elena Di Marzo, Assessore all’Urbanistica, Sviluppo e Recupero Periferie, Politiche Energetiche ed Edilizia Privata del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano. Pur essendo alle prese con la gravità dell’emergenza pandemica, l’Amministrazione Comunale, presieduta dal sindaco Salvatore Di Sarno, sta portando avanti con costanza l’elaborazione e l’attuazione di importanti progetti per la città. Saranno consentite le realizzazioni di edifici a destinazione produttiva. “In ogni caso, al fine di mettere in campo ogni iniziativa utile per dar risposta alla domanda delle aziende insediate, in attesa di un’auspicabile revisione generale del piano attuativo in occasione della redazione del PUC, sarà consentita la realizzazione di interventi edificatori a destinazione produttiva – ha proseguito la Di Marzo –  artigianale e commerciale, “in ampliamento di  industrie esistenti”, laddove ricorrano le condizioni per il rilascio di permessi di costruire convenzionati, secondo lo schema di convenzione approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n.61 del 14.06.2018. La Giunta sta lavorando al Piano Urbanistico Comunale. “Per la prima volta dopo ben 37 anni avremo un nuovo strumento urbanistico che potrà rappresentare la base sulla quale costruire lo sviluppo economico. Il PUC andrà a sostituire un Piano Regolatore datato 1983, oramai desueto e non più idoneo a soddisfare le esigenze della collettività locale – ha concluso Elena Di Marzo –  per una Somma moderna.  Stiamo creando una pianificazione ampia che guardi ad uno sviluppo completo del paese in tutti i vari settori. Servizi in tutti i quartieri, anche aree sportive, ma soprattutto riqualificazione e rilancio delle attività produttive  

Salme nelle buste, pratica disumana: ecco la petizione per cambiare il protocollo

La battaglia di Andrea D’Alia, l’avvocato di San Gennaro Vesuviano che ha evidenziato come sia poco rispettoso e privo di senso civico consegnare le salme delle persone morte di covid in ospedale in buste, senza la possibilità di vederle, va avanti. Nello specifico, ora è nata una petizione su change.org, promossa dallo stesso avvocato e rivolta a tutti coloro ( politici, direttori sanitari, etc.) che hanno il potere di deliberare ed approvare i protocolli sanitari. La petizione chiede una modifica del protocollo che prevede, nell’ipotesi di persone decedute per covid in ospedale la consegna della salma in due buste chiuse e sigillate e senza la possibilità del riconoscimento della salma. “E’ un protocollo inumano: nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza si possono e si devono prevedere forme di riconoscimento del familiare prima della consegna dello stesso ai propri cari”, viene sottolineato da D’Alia, che nel testo pubblicato su change.org prosegue: “Battiamoci affinché questa barbarie cessi e sia riconosciuto il diritto dei familiari di  riconoscere il proprio caro al momento della consegna salma”. Ecco il link per aderire alla petizione: https://www.change.org/p/camera-dei-deputati-restiamo-umani-chiediamo-protocolli-che-garantiscono-il-riconoscimento-dei-cari-defunti?redirect=false

Covid, Paolo Russo (FI): “A Napoli escalation di rapine dopo le 18: il prefetto intervenga”

Riceviamo e pubblichiamo.

“Con il coprifuoco i negozi aperti a Napoli  dopo le 18 diventano terra di conquista di rapinatori e criminali: subito un piano per difenderli”: è quanto chiede il deputato Paolo Russo, responsabile nazionale del dipartimento Sud di Forza Italia.

“Mi appello al prefetto di Napoli affinché – afferma Russo –  si ponga immediatamente in essere un piano di prevenzione a difesa degli esercizi commerciali aperti dopo le 18. Mi riferisco al moltiplicarsi, a Napoli, come in provincia, delle rapine a danno di farmacisti e supermercati aperti nel deserto generale fino a tarda sera”.

“Si metta subito in campo un piano straordinario di pattugliamento attivo utilizzando tutte le forze disponibili alle quali non dobbiamo mai dimenticare di far giungere il nostro perenne ringraziamento per l’abnegazione nell’esercizio della difesa delle libertà e dei diritti di ogni cittadino. Al dramma del Covid, alle inefficienze del nostro sistema sanitario e della regione non deve aggiungersi il rischio fisico degli operatori dei supermercati e delle farmacie. Questo sarebbe davvero troppo”, conclude il deputato.

Nola, autostrade, chiusi i punti blu. La protesta dei sindacati

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 Sindacati del settore autostradale sul piede di guerra per la chiusura dei Punti blu del VI tronco. La chiusura è stata dettata da motivi di sicurezza legati all’epidemia, ma il parere dei sindacati è che le strutture, magari in forma ridotta, debbano restare aperte, ovviamente rispettando le necessarie misure di contenimento del contagio. I Punti blu sono centri dedicati all’assistenza degli automobilisti nell’utilizzo delle casse automatiche, dei Telepass, e dei pagamenti di pedaggi in generale. Alcuni giorni fa è arrivato un provvedimento dei dirigenti del VI tronco della società Autostrade per l’Italia i quali a partire dal 16 novembre scorso hanno disposto la chiusura dei Punti blu nelle cosiddette “zone rosse”. A protestare contro quel provvedimento sono ora le sigle sindacali Filt Cgil, FitCisl, Uiltrasporti e SlaCisal, i cui rappresentanti hanno inviato ieri una diffida all’azienda chiedendo la riapertura dei Punti blu. “E’ evidente – si legge nella diffida – che l’azienda ha pianificato solo secondo il proprio tornaconto, mirando ad ottenere i requisiti per richiedere al Governo le misure di ristoro o gli sgravi contributivi, misure che sono incompatibili con l’attivazione della cassa integrazione” I sindacati hanno trasmesso il loro documento oltre che alla società, anche ai prefetti di Napoli, Salerno, Caserta ed Avellino. “Questa chiusura – conclude Francesco Manzi della Cgil – è in realtà destinata a creare disagi soprattutto all’utenza, cosa ovviamente da evitare”. (FONTE FOTO: RETE INTERNET)

Festa dell’Albero, con l’iniziativa “Gli alberi del vulcano” 1300 nuove piante per il Parco del Vesuvio

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Lecci, frassini, roverelle, corbezzoli e pini domestici: ben 1300 nuove piante per “Gli alberi del vulcano” il progetto realizzato da Misura insieme all’Ente Parco nazionale del Vesuvio che simbolicamente prende il via in occasione della Festa dell’Albero che cade ogni anno proprio il 21 novembre. I primi alberi messi a dimora nel Parco del Vesuvio sono dei lecci, ed è stata scelta proprio questa giornata, istituita da Ministero dell’Ambiente nel 2013, per ricordare che gli alberi sono fondamentali per la vita sulla Terra perché assorbono circa il 29% delle emissioni globali e si stima che una singola essenza arborea di medie dimensioni piantata in città è capace di assorbire in media tra i 10 e i 20 kg CO2 all’anno. Gli alberi inoltre servono a preservare le riserve idriche, a contrastare il dissesto idrogeologico e a favorire la vita di molte specie animali. In particolare l’intervento di Misura “Gli alberi del vulcano”, rientra tra le attività di gestione forestale sostenibile che l’Ente Parco ha messo in campo dopo il devastante incendio che ha interessato l’area protetta nell’estate 2017 ed è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Il progetto prevede la messa a dimora di 1.300 piante e sarà fondamentale per favorire ed accelerare la naturale ricostituzione forestale e la prevenzione di futuri incendi. L’intervento è realizzato attraverso la piantumazione di nuclei discontinui di vegetazione di 1.000 m2 ciascuno: delle vere e proprie isole di vegetazione, in cui saranno piantati per ognuna 72 alberi e 18 arbusti di varie specie autoctone del Parco come lecci, querce da sughero, roverelle e arbusti tipici della flora del luogo. Questo particolare tipo di intervento è stato studiato in modo da ricreare dei “mix” di vegetazione del tutto simili a quanto accade in modo naturale. Le isole saranno ripetute con almeno 5 nuclei per ettaro, distribuiti spazialmente in modo non regolare e saranno curate costantemente per i tre anni successivi in modo da garantire il successo dell’impianto, anche con la sostituzione delle piante che non dovessero attecchire. Il progetto del Vesuvio è uno dei dieci progetti di “A Misura di Verde”, l’iniziativa green di Misura che, nell’Anno Internazionale della salute delle piante, sta riforestando dieci diverse aree del nostro Paese, in 9 regioni, da nord a sud. Grazie a questo progetto Misura metterà a dimora in totale 13.400 piante in dieci zone particolarmente vulnerabili d’Italia. Migliaia di piante e arbusti che nel complesso assorbiranno dall’atmosfera 9.380 tonnellate di CO2, il più diffuso dei gas che provocano l’effetto serra. In ognuno dei territori gli interventi saranno seguiti e manutenuti fino a quando non si avrà la certezza dell’attecchimento delle nuove piante e il buon esito dell’intervento. Saranno interventi realizzati con grande rigore scientifico, integrati nel contesto e nel territorio, con specie autoctone che conservano la biodiversità e tutelano il patrimonio genetico delle specie presenti. “Siamo molto orgogliosi di poter contribuire alla tutela di un’area così straordinaria e conosciuta come il Parco del Vesuvio, uno dei luoghi-simbolo del Sud e del nostro Paese – dichiara Massimo Crippa, direttore commerciale del Gruppo Colussi – . Per ripartire dopo la pandemia, in linea con quanto ci chiede l’Europa, occorre ricominciare a crescere in chiave green, proprio a partire dalla riscoperta delle risorse e delle bellezze del nostro territorio. Il Vesuvio è una di queste perle del patrimonio collettivo e siamo lieti di poter dare il nostro contributo per la sua valorizzazione”. “È un progetto per noi di grande significato – spiega Stefano Donati, direttore dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio –, perché abbiniamo gli scopi di conservazione della biodiversità e il recupero delle aree boscose, ferite gravemente dagli incendi del 2017, all’esigenza di mitigare le emissioni di CO2 e contrastare i cambiamenti climatici in atto. Un bell’esempio di sinergia pubblico-privato. Un grazie sincero al Gruppo Colussi per aver scelto il Parco Nazionale del Vesuvio per lo sviluppo del progetto”. “Da sportiva il rispetto per l’ambiente per me si declina in primo luogo come tutela del mare, lo spazio in cui mi alleno e coltivo la mia più grande passione: il surf – dichiara Valeria Patriarca, surfista professionista e atleta testimonial Misura -. La lotta ai cambiamenti climatici, però, ci riguarda tutti e molto da vicino: per questo ho scelto di aderire all’iniziativa di Misura. Mi auguro che possa essere un esempio e un segnale in particolare per tanti giovani come me, che hanno a cuore il futuro del pianeta”.

Sant’Anastasia, dopo la segnalazione arriva la sostituzione della fontana a Madonna dell’Arco

Riceviamo dal cittadino anastasiano Ciro Notaro e pubblichiamo. Un rilievo, tra quelli sociali di cui mi occupo, mi fecero dar voce già nel mese di settembre ad una situazione di degrado che riguardava appunto la fontanina in piazza. Col proposito  di dare un modesto contributo alla comunità, segnalai indecorose carenze del servizio di  manutenzioni, ma anche di inciviltà. Nello spirito di “Salviamo il salvabile”, invocai per la fontanina, una ripulita di melma e una mano di pittura, richiedendo magari l’intervento di  qualche gestore di attività della zona. In più riprese sollecitai di intervenire ma purtroppo in mancanza di una amministrazione e prossimi alle elezioni i miei appelli caddero nel  vuoto, finché cominciai ad interfacciarmi con uno dei candidati, l’attuale assessore ad ambiente e innovazione, Ciro Pavone, che senza fare promesse mi tranquillizzava. Proprio ieri mattina, in forma privata, mi ha comunicato appunto l’intervento di sostituzione della fontanina. La notizia non mi ha sorpreso del tutto, proprio perché sto seguendo i primi passi di questa nuova amministrazione, indipendentemente dagli schieramenti politici, e da cittadino ho apprezzato l’operato relativo agli interventi programmati, di pulizia delle strade, delle caditoie, del verde pubblico  la raccolta rifiuti, e mi sento pertanto di ringraziare il signor Pavone a nome dei miei concittadini che dal primo momento hanno appoggiato e incoraggiato il mio rilievo, ma ancor di più voglio ringraziare la ditta “Emporio e Ferramenta – di Antonio Esposito” di via Arco per la  nuova fontana istallata. GRAZIE DI CUORE. Aldo Palazzeschi, che ispirò il mio rilievo, si rincuorerebbe oggi a sentire che la sua poesia “La fontana malata” , i cui versi brevi raccontavano lo scorrere di una  fontana malata, ha stimolato e guarito dall’incuria un simbolo bello da  vedere ai lati della piazza principale di Madonna Dell’Arco, a disposizione dei  pellegrini, per riempire un bicchiere o una bottiglia, per bere o semplicemente rinfrescarsi.

M5S, Iovino: “Un pronto soccorso per i pazienti no Covid, salvo l’ospedale di Nola”

Riceviamo dal responsabile comunicazione Movimento 5 Stelle al Consiglio regionale della Campania e pubblichiamo.

“Le nostre battaglie per impedire la destinazione dell’ospedale di Nola a presidio esclusivo Covid, hanno sortito gli effetti sperati. È di queste ore la comunicazione, della direzione sanitaria del Santa Maria della Pietà, che cominceranno a breve i lavori per allestire un pronto soccorso temporaneo per l’accesso di tutti i pazienti non contagiati, con percorsi differenziati, una suddivisione dei reparti e la creazione di un’ala esclusiva per i pazienti Covid. Una grande notizia per il comprensorio Nolano, dove il timore era che si sospendessero tutte le attività emergenza urgenza e di assistenza per ogni tipo di patologia tempo dipendente, come infarti e ictus, in un ospedale che rappresenta un riferimento fondamentale in un territorio di oltre mezzo milione di abitanti. Un’assistenza che, in questa fase drammatica, è stata garantita grazie allo straordinario lavoro del personale sanitario”. Lo annuncia il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Iovino.

“È stata trovata la soluzione ideale – sottolinea Iovino – che consente di ampliare la rete di assistenza Covid, senza trascurare tutte le altre patologie. Una vittoria figlia della collaborazione a ogni livello istituzionale tra sindaci, consiglieri regionali e parlamentari del comprensorio, che hanno lavorato sotto l’unica bandiera del sacrosanto diritto alla salute di tutti”.