EAV, situazione delicata a complessa: la nota del sindacato OR.S.A. non risparmia critiche

Riceviamo dal sindacato OR.S.A. e pubblichiamo. IL NUOVO CHE AVANZA IN EAV Negli ultimi tempi in EAV abbiamo potuto constatare un nuovo corso delle relazioni industriali: esse si basano sul dispregio delle fondamentali regole legali, mentre negli ultimi anni avevamo assistito ad una “forma” che però non aveva “sostanza”, oggi assistiamo anche alla perdita della forma. E allora succede che molte rivendicazioni sindacali chiuse senza accordo, che “normalmente” produrrebbero una sospensione degli atti unilaterali in attesa di discussione finale presso la Prefettura, portano invece a emanazione di Ordini di Servizio che impongono solo la linea che l’azienda aveva già precedentemente disposto; accordi sottoscritti invece che vengono “interpretati” expost al contrario o, peggio, “non ci eravamo capiti”. Fortuna che erano stati scritti! E che dire delle previste chiusure domenicali e della prossima riduzioni dei treni (dalle 11 alle 15:30 e dalle 20 in poi sulla linea Napoli-Sorrento) e della “rarefazione” delle corse automobilistiche durante la settimana? Ma come non dovevamo tenere autobus e treni poco affollati per il distanziamento? E invece che facciamo? Riduciamo le corse! C’è qualcuno che ha esigenze di mobilità nei giorni festivi? Manda una mail o un sms e lo andiamo a prendere a casa! Totò avrebbe detto: “ma mi faccia il piacere?”. D’altronde potremmo prendere come esempio i comportamenti di altre realtà metropolitane, come Milano, dove pure essendo zona rossa da prima di noi non ci sono stati tagli all’offerta di trasporto. Giustamente è tenendo l’offerta alta che si può non perdere la poca domanda che c’è e garantire un diritto alla mobilità in modo efficiente e non affollato. Potremo aggiungere che esso è un diritto fondamentale dell’uomo sancito dalla Costituzione, ma forse mischiamo la lana con la seta. La situazione è complessa e delicata, socialmente ed economicamente, ma pensavamo che l’EAV fosse un’azienda solida, che avesse alle spalle ben 4 bilanci consecutivi chiusi in attivo, che avesse delle riserve economiche atte a far fronte a qualsiasi evenienza, ma evidentemente ci siamo sbagliati, evidentemente abbiamo capito male o letto male i tanti (troppi) proclami del vertice aziendale negli anni scorsi su giornali e social. In questa situazione complessa e delicata, l’EAV, ha praticamente imposto la chiusura delle linee ferroviarie durante le giornate feriali e tutte domenica e festivi, “farà cassa” così sui Lavoratori, imponendogli anche quando fare le ferie fino a fine anno, imponendogli turni non concordati coi Sindacati violando palesemente la normativa, però contemporaneamente appalterà a ditte esterne i servizi sostitutivi automobilistici… fermando i propri bus… È geniale, non trovate? L’analisi della situazione ci parla di una corsa in avanti dell’azienda, di una visione privatistica, quando conviene, e pubblicistica, quando non conviene, di un tentativo di ridurre le relazioni sindacali, fastidiosa “mosca nella minestra”, a rapporti di facciata sopportati con malcelata insofferenza. Poi ci stupiamo che il personale non abbia più un attaccamento aziendale e che ogni tanto rifiuti l’ordinario straordinario (ci possiamo permettere l’ossimoro) e metta in evidenza la mancanza di quello che dovrebbe esser il normale ruolo di una direzione aziendale e di un proprietario: organizzare il lavoro in maniera efficiente ed efficace. In questo ha fallito il management dell’EAV ed è un peso enorme che porteranno sulle coscienze, sempre che ne siano in possesso… Un’azienda che doveva esser rinata, è stata affondata da una disastrosa gestione dell’organizzazione del lavoro e delle manutenzioni dei treni, dei bus e della rete ferroviaria. I segnali c’erano tutti, prima del Covid-19, la pandemia li avrà fatti dimenticare a qualcuno, ma certamente non ai Lavoratori e agli Utenti. Invitiamo il Governatore della Campania a prender atto di quanto poco (e male) hanno prodotto i dirigenti dell’EAV, nonostante le ingentissime risorse che ha messo a loro disposizione ed a trarre le giuste conclusioni. P.S. Ovviamente in questa situazione di riduzione del servizio nulla viene ridotto dallo stipendio dei dirigenti, e neanche gli viene imposto come e quando fare le ferie…

Un Albero della Vita per i bambini dell’ospedale Monaldi: lo donano gli artigiani di Federlegno

Riceviamo e pubblichiamo.

Napoli. Un Albero della Vita per i giovani pazienti dell’ospedale Monaldi. Realizzato con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia, che ha colpito le Alpi ad ottobre 2018, è stato donato dagli artigiani di Federlegno.

Un’iniziativa nata nell’ambito delle attività condotte dai docenti dell’Istituto Comprensivo Nazareth di Napoli, in servizio nel plesso scolastico stanziato presso la struttura ospedaliera con classi per l’infanzia, primaria e secondaria di primo grado.

Un percorso avviato lo scorso anno con diversi laboratori a tema, con il riciclo degli oggetti di uso quotidiano, che a Natale ha portato alla realizzazione di un albero con cassette della frutta riciclate e altri oggetti trovati in giro, tra le corsie e nella pineta vicina all’ospedale. Attività proseguite fino a febbraio dello scorso anno, interrotte dall’emergenza sanitaria per Covid-19. Ma gli insegnanti del plesso, hanno comunque proseguito il lavoro a distanza, nonostante le difficili condizioni di lavoro. Al termine di contatti preliminari, Federlegno si è resa disponibile a realizzare un Albero della Vita sulla scorta di un modello disegnato da bambini e insegnanti. Un modello interamente costruito con i resti del legno ricavato dagli alberi abbattuti nel 2018 dalla violenta tempesta che investì diverse foreste alpine.

Con l’avvio del nuovo anno scolastico, superati i problemi di trasporto, l’Albero della Vita è stato installato presso le sale dell’ospedale Monaldi. Purtroppo, ancora una volta le problematiche generate dalla pandemia hanno reso impossibile l’organizzazione dell’evento inaugurale per l’accoglienza di un’opera che avrebbe dovuto, simbolicamente, costituire un segnale di buon auspicio per tutti i bambini ricoverati.

Ma i giovani pazienti non si sono arresi, e con l’aiuto degli insegnanti, hanno iniziato a scrivere lettere, pensieri e a realizzare piccoli lavori, da appendere all’Albero; un segnale di sfida alle malattie che li attanagliano e alla difficile condizione pandemica che li limita ulteriormente.

«Il nostro obiettivo è mantenere attivo il legame di questi giovani pazienti con il mondo esterno – spiega Iolanda Santaniello, docente del plesso scolastico presso l’ospedale Monaldi –. Una realtà difficile che li candida, con alte probabilità, alla dispersione scolastica. Soprattutto i giovani costretti alle lunghe degenze, a causa delle tante assenze, rischiano la perdita di motivazione».

Il servizio di assistenza scolastica è attivo in quattro diversi reparti: trapianti di cuore adolescenti; cardiochirurgia trapianti pediatrici; cardiologia pediatrica; ambulatorio.

Le lezioni si svolgono in apposite aule, mentre per i piccoli pazienti allettati gli insegnanti si spostano attraverso le corsie, portando di stanza in stanza quel barlume di normalità che aiuta i bambini a distrarsi, almeno in parte, la difficile realtà che sono costretti ad affrontare.

Un processo di recupero che nasce dalla collaborazione del direttore generale dell’ospedale Monadi, Maurizio Di Mauro, il dirigente scolastico della Scuola Polo regionale, Vincenzo Varriale, il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Nazareth di Napoli, Carmela Libertino.

EAV, disagi per i pendolari a causa del braccio di ferro tra azienda e lavoratori: dov’è la politica?

Riceviamo da Enzo Ciniglio, portavoce gruppo pendolari Facebook e pubblichiamo. Pendolari: dov’è la politica? Quello che accade da lunedì sulle linee ferroviarie EAV e in modo particolare sulle linee della Circumvesuviana a causa di scelte aziendali non concordate, è un brutto spettacolo! Servizi a singhiozzo, tagli di corse e di intere linee stanno provocando gravi disagi ai pendolari, molti dei quali impiegati in servizi essenziali. Il braccio di ferro tra azienda e lavoratori che legittimamente, venuta meno la concertazione, rifiutano lo straordinario, sta causando di fatto da circa una settimana la sospensione del servizio di trasporto pubblico senza che la politica senta il bisogno di intervenire. Non è possibile che un’azienda pubblica decida in autonomia di modificare l’offerta e tagliare il servizio, ne è comprensibile come tale scelta possa essere presa senza concertarla con le parti sociali e le associazioni dei pendolari. Le ragioni portate a supporto da parte dell’azienda sono deboli, “mancati introiti della bigliettazione”, non giustificano il taglio di un servizio pubblico, anche perché il costo dello stesso viene coperto dalle risorse regionali del contratto di servizio, ne l’offerta alternativa di corse dei bus straordinari è sufficiente a mitigare i disagi. L’EAV in questi giorni non sta rispettando il contratto di servizio, né gli impegni contrattuali con gli abbonati. Il periodo che stiamo vivendo è particolare per tutti, ci affacciamo verso un nuovo mondo, ma non possiamo entrarci penalizzando il mondo del lavoro. Noi pendolari campani siamo stanchi, l’assenza di un interlocutore istituzionale, la mancanza di un assessore regionale ai trasporti, lascia senza ascolto le nostre istanze, è giunto il momento che la politica svolga il proprio ruolo avviando una mediazione tra le parti in conflitto. Il nuovo consiglio regionale ha da subito un’occasione per dare un segnale di discontinuità mettendo al centro del dibattito la qualità del trasporto pubblico campano e in modo particolare lo standard dei servizi offerti da EAV, azienda di proprietà regionale, si stabilisca in modo chiaro e univoco che la missione primaria dell’azienda è garantire con standard di qualità europea, l’offerta del servizio di trasporto pubblico, e non inseguire a colpi di tagli del servizio, utili di bilancio.

INAF, nasce l’associazione “Geppina Coppola”: subito un premio per la migliore tesi in Fisica o Astronomia

Riceviamo e pubblichiamo.

Un premio scientifico per onorare la memoria di Geppina Coppola, istituito con l’Inaf – Osservatorio Astronomico di Capodimonte, è l’iniziativa che l’Aps “Geppina  Coppola” rivolge a giovani neolaureati in Fisica o Astronomia.

Una somma di denaro di 1500 euro e l’invito a tenere un seminario presso l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, è il riconoscimento che verrà assegnato al vincitore del premio, intitolato proprio alla giovane ricercatrice di Striano, scomparsa prematuramente nel 2015.

C’è tempo fino al 31 maggio 2021 per partecipare con la propria tesi di laurea magistrale, il bando completo sarà pubblicato nei prossimi giorni sul sito dell’Associazione e sul sito dell’Osservatorio Astronomico.

Si tratta della prima iniziativa pubblica dell’APS “Geppina Coppola”, nata con lo scopo di promuovere la cultura scientifica e l’innovazione didattica, garantire il diritto allo studio e prevenire la dispersione scolastica, organizzare e gestire attività di promozione e diffusione della cultura.

Ricercatrice presso l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, laureata con lode presso l’Università “Federico II” di Napoli dove conseguì il dottorato di ricerca in Fisica, impegnata in politica e nel sociale, Geppina Coppola morì imporvvisamente nel 2015 alle soglie di una brillante carriera come ricercatrice, qualche giorno dopo aver dato alla luce la sua prima figlia.

“Continueremo sulla strada che Geppina ci aveva indicato, portando avanti iniziative che diano impulso alla vita culturale e sociale del territorio, dialogando con il mondo dell’università, della scuola, dell’associazionismo e delle istituzioni”, spiega il presidente dell’Aps, Arturo Colantonio.

Marcella Marconi, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, struttura di ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dichiara: “Pensare a un premio per i giovani è il modo migliore per onorare la memoria di Geppina, astrofisica brillante, collega attenta e disponibile, amica saggia e sincera”.

Sant’Anastasia/Concorsopoli, lunedì l’ex sindaco Abete in aula

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Prima udienza ieri in camera di consiglio per gli imputati dell’inchiesta Concorsopoli. Si entrerà nel vivo però soltanto lunedì prossimo (23 novembre) quando ad essere ascoltato sarà l’ex sindaco di Sant’Anastasia, Lello Abete (difeso dall’avvocato Domenico Sabbatino), imputato, nella prima tranche dell’inchiesta conclusa dalla Procura di Nola, insieme all’ex segretario comunale Egizio Lombardi (avvocato Antonio De Simone), all’imprenditore Alessandro Montuori (assistito dall’avvocato Vincenzo Desiderio) e all’ex consigliere comunale Pasquale Iorio (rappresentato dall’avvocato Sabato Graziano). Tutti gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato, rinunciando così alla fase dibattimentale. Non potranno dunque esserci testimonianze e la sentenza sarà decisa unicamente sulle base degli atti acquisiti prima delle conclusioni finali. Al momento, l’unico a non aver ammesso il coinvolgimento nella compravendita dei posti pubblici, cardine dell’inchiesta, è proprio l’ex primo cittadino che sarà escusso lunedì. Per Montuori, Lombardi e Iorio, gli interrogatori avvenuti in procura dinanzi ai pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano, sono invece stati forieri di rivelazioni ed ammissioni: erano tutti coinvolti nello scandalo dei concorsi pubblici truccati, compravendita di posti pubblici al comune di Sant’Anastasia per cifre che andavano dai 20mila ai 50mila euro secondo il livello occupazionale. In alcuni casi rivedevano e correggevano gli elaborati, sostituivano prove e ne distruggevano altre. E mentre di recente altri concorrenti sono stati convocati dalla Guardia di Finanza che ha condotto le indagini per essere ascoltati, ulteriori accertamenti sono scattati anche in altre realtà locali, specificamente nell’agro nocerino – sarnese, tant’è che la Procura di Nocera ha acquisito gli atti di Nola avviando indagini che sfoceranno presumibilmente in altri procedimenti giudiziari.  

Sant’Anastasia, pizze “sospese” da “Félla”: solidarietà da Parma grazie ai social network

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 Pizze «sospese» per confortare e regalare un sorriso a chi ne ha bisogno. Da Parma a Sant’Anastasia, chi ha voluto donare uno spicchio di sole alle famiglie del luogo è la signora Nadia, emiliana che tramite i social aveva apprezzato il senso civico del titolare di «Fèlla», rosticceria contemporanea con sede a corso Umberto, nella cittadina sotto il Monte Somma. E lui, Giuseppe Granata, giovane imprenditore con la passione per il cibo e la cucina da sempre, ha subito accettato e chiesto sostegno alla protezione civile. Ciò che aveva colpito Nadia, tanto da farle decidere di adottare un’antica usanza tipicamente napoletana, è l’episodio che ha visto coinvolto un collaboratore del locale e che Granata aveva deciso qualche giorno prima di raccontare sui social: non si era ancora nel secondo lockdown quando una cliente, servita da Polash, bengalese che abita da tempo nel quartiere Capodivilla, si era sentito apostrofare dalla donna con parole sgradevoli, «Ma è nero, allora ha il Covid». Granata, per tutta risposta, aveva invitato la donna ad uscire dal locale e lasciare lì quanto ordinato, i tranci di pizza alla «marinara» che poi ha mangiato di gusto insieme a Polash. «Qualche giorno fa, dopo l’increscioso episodio di razzismo verificatosi nel nostro locale, tra i tanti messaggi di solidarietà ci ha scritto Nadia, una signora di Parma che ha deciso di stringersi a noi e di lasciare pizza sospesa alle famiglie bisognose di Sant’Anastasia». Detto, fatto, Giuseppe ha subito deciso di organizzarsi, con l’aiuto della protezione civile di Sant’Anastasia, per effettuare le consegne in piena sicurezza ai destinatari in difficoltà ai quali già da tempo portano sostegno con l’ausilio dei servizi sociali. Siamo contenti perché, grazie a Nadia, siamo riusciti a donare un sorriso ad oltre quaranta persone, adulti e bambini, il bene genera sempre altro bene». Il nome dei destinatari, Giuseppe non ha voluto conoscerlo. «Credo sia giusto così».  Ed è un’iniziativa che forse non finirà qui. «Sarebbe bello – continua Giuseppe – che anche gli anastasiani potessero fare un dono ai loro concittadini meno fortunati, non solo rivolgendosi a noi ma a tutti gli esercenti anastasiani, qui ci sono tanti locali, tanti bar o pub, siamo tutti amici e tutti lavoriamo con coscienza. Ci si dovrebbe pensare, un sorriso non costa tanto, anzi non ha prezzo».  Non è detto che non accada, vista la reazione entusiasta degli utenti social, che hanno molto apprezzato, e il gran lavoro che in questo frangente stanno portando avanti i volontari della protezione civile di Sant’Anastasia

Alleanza M5S-Pd: pace fatta a Pomigliano. Ai cinque stelle la presidenza del consiglio comunale

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Salvatore Cioffi è stato eletto al terzo scrutinio con tutti i voti della maggioranza. Si spegne il “caso” D’Onofrio. Il sindaco: “Prova di compattezza nelle differenze”   Con un colpo di scena da film giallo la maggioranza del patto tra Movimento Cinque Stelle e Pd fa improvvisamente la pace e ritrova quella compattezza necessaria a fugare i timori di una crisi che sarebbe stata davvero prematura. Ieri sera infatti, al terzo ed ultimo scrutinio, è stato eletto presidente del consiglio comunale di Pomigliano Salvatore Cioffi, esponente di punta dell’M5S, uomo molto vicino a Luigi Di Maio e al suo braccio destro, Dario De Falco. Cioffi, 48 anni, impiegato del settore privato ed ex capogruppo pentastellato nella consiliatura terminata a settembre, è stato votato da tutti i 15 consiglieri della sua maggioranza e dal sindaco, Gianluca Del Mastro. O almeno così si presume visto che la votazione è stata segreta ma che i voti della maggioranza sono appunto esattamente 16. Sono invece probabilmente andati a Giovanni D’Onofrio, consigliere comunale del Pd, tutti i 9 voti dell’opposizione formata da centrodestra e civiche. Un consenso inusuale ma evidentemente dettato dalla tattica questo espresso dalla minoranza  in quanto D’Onofrio ha annunciato in diretta web la sua candidatura alla presidenza del consiglio in forte polemica con il sindaco e con il Movimento Cinque Stelle. Primo cittadino e pentastellati durante la prima seduta del consiglio, tenuta giovedi, avevano infatti votato contro la decisione di buona parte della maggioranza e di tutta l’opposizione di rinviare l’elezione del presidente a causa dell’assenza forzata dell’esponente democrat, costretto alla quarantena poiché risultato positivo al Covid. Ma Del Mastro e i 5 consiglieri M5S si sono ritrovati soli ed è passata la proposta dell’opposizione di rinviare la seduta. Ne è nato un caso politico quasi certamente scaturito dal fatto che si erano creati malumori attorno alla candidatura di Cioffi alla presidenza, che si sarebbe aggiunta ai due assessori ottenuti dall’M5S e al fatto che il sindaco è giudicato da più parti un esponente del Movimento. Ieri però è stato possibile far partecipare ai lavori dell’assemblea D’Onofrio grazie all’installazione di un collegamento on line. “Quel voto che ieri vi ha messo sotto – ha esordito minacciosamente il consigliere del Pd, rivolgendosi al sindaco – è stato un voto politico”. Quindi è stato dato il via al primo scrutinio. Cioffi ha ottenuto solo 11 voti a fronte di un quorum di 17. Un voto è andato a D’Onofrio, uno a Raffaella Morra (M5S), uno a Vera Toscano (M5S), 9 dell’opposizione a Domenico Leone (Idea e Movimento) e due sono state le schede bianche. Il secondo scrutinio è stato identico al primo. A quel punto tutto faceva presagire che il voto sarebbe andato a oltranza oppure che ci sarebbe stato un altro rinvio. Sviluppi che però avrebbero creato un nuovo e più grave caso politico. E alla fine c’è stato il colpo di teatro. Al terzo scrutinio, per il quale erano necessari solo 13 voti per l’elezione del presidente, Cioffi ha ricevuto tutti i 16 voti della maggioranza, forse anche il voto dello stesso D’Onofrio. Pace fatta quindi. Tutti rientrati nei ranghi. “E’ stato un grande risultato – ha commentato a caldo il sindaco Del Mastro – la coalizione è compatta pur nelle sue differenze”. “Ringrazio tutta l’assemblea – le parole di Cioffi – dovremo dare rappresentatività popolare e portare avanti le istanze di tutti”.

Un eroe del nostro tempo, il “cretino”: ne parlano L. Sciascia, U. Eco, Fruttero & Lucentini e M. Serra

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E’ Karl Kraus il primo a intuire che i mezzi di comunicazione di massa favoriscono, nel ‘900, la nascita e l’evoluzione della figura del “cretino”. Il “cretino” politico del ’68, nel racconto di Sciascia, Flores d’Arcais, Mughini e Bocca. Il cretino nell’età dei “social”: le riflessioni di Umberto Eco, Fruttero e Lucentini, e Michele Serra: il “cretino” lagnoso. “Per il cretino il cretino è sempre un altro” (Fruttero &Lucentini).   Il “cretino” è un personaggio diverso dallo “stupido”, che era già noto ai Greci e ai Romani. Il “cretino” appare sulla scena a partire dagli anni ’20 del ‘900, quando gli organi di comunicazione di massa e gli arringatori delle folle incominciano la loro trionfale conquista dell’intelletto e dei sentimenti della società civile. Lo capì, da subito, Karl Kraus: “Il segreto dell’agitatore è di rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori, in modo che questi credano di essere intelligenti come lui.”: ovviamente, questa corrispondenza non sarebbe stata possibile senza il sostegno della radio e dei giornali, senza i ministri della propaganda di Stalin, di Hitler, di Mussolini. La Tv e i “social” hanno impresso alla figura del “cretino” i moti di un’evoluzione velocissima e disordinata: e così sono nati i complottisti di vario livello e i terrapiattisti, e oggi, nella tempesta del “coronavirus”, i negazionisti. Da una radio cattolica un prete, qualche giorno fa, ha annunciato che la pandemia è provocata da un complotto di Satana: e Kraus, un secolo fa, già aveva previsto queste scoperte fantastiche: “Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini. Talvolta i mistici trascurano il fatto che Dio è tutto fuorché un mistico.”. Leonardo Sciascia indicò il 1963 come l’anno della svolta: si formava, negli spazi dei partiti di sinistra, “il cretino mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare”: era un tipo di cretino apparentemente nuovo, ma che in sostanza traduceva a sinistra la lezione impartita dalla  destra fascista e nazista nei primi 40 anni del ‘900: le parole possono influenzare la storia creando per la massa “verità” comode e semplici come slogan; e quale sia il rapporto tra queste verità e i fatti, lasciamo che lo scoprano gli intellettuali scomodi come Sciascia.  Il ruolo che il “cretino di sinistra” svolse nelle agitazioni del ’68 in Italia e nel resto d’Europa venne raccontato nove anni dopo da Paolo Flores d’Arcais e da Giampiero Mughini nel libro “ Piccolo sinistrese illustrato”, il cui tema centrale venne individuato da Giorgio Bocca nella prefazione: è la descrizione di “un’invenzione linguistica, collettiva e spontanea, di rapida e facile comunicazione, intesa a coprire la mancanza di idee generali e di prospettive del futuro.”. Per evitare equivoci, conviene ricordare che Sciascia, Flores d’Arcais, Mughini e Bocca erano tutti di “sinistra”, tutti “scomodi”, tutti profeti illuminati nei loro avvertimenti: attenti !!! un giorno torneranno i “cretini” di destra e useranno le stesse armi: slogan, verità costruite, notizie false stese a coprire il vuoto di programmi e di progetti. Nel 2009, in un articolo dell’ “Espresso”, Umberto Eco e Jean- Claude Carrière presentarono il libro che avrebbero pubblicato l’anno dopo, “Non sperate di liberarvi dei libri”, e parlarono degli “imbecilli” a cui, sosteneva Eco, i “social” davano voce. Eco non volle dir nulla sui “cretini”, che si rifiutano di ascoltare e di capire quello che dici e pretendono di parlare senza contraddittorio: “il cretino è quello che porta il cucchiaio alla fronte invece che alla bocca”. Al “cretino” Fruttero e Lucentini hanno dedicato una trilogia. Nell’introduzione del terzo volume, “Il cretino è per sempre”, gli autori scrivono che il personaggio è “a mortalità bassissima”, perché la società gli apre spazi “ a destra come a sinistra” e gli offre “poltrone, sedie, sgabelli, clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci, e molto danaro”. Non è possibile sconfiggere il “cretino”, e odiarlo è inutile: “dileggio, sarcasmo, ironia non scalfiscono le sue cotte di inconsapevolezza, le sue impavide autoassoluzioni: per lui il cretino è sempre un altro.”. Michele Serra, autore della prefazione, osserva che per gli autori del libro il “cretino” di oggi non ha responsabilità delle sue azioni e delle sue parole: “ammesso che si guardi, il cretino non si vede, e dunque non vede, prima di tutto la sua inadeguatezza, i propri limiti. Che non sono segnati dal destino cinico e baro o dalla malevolenza e dall’invidia degli altri o dalle gravissime colpe della politica e del potere( oggi si direbbe: della Casta).”. Il “cretino” non sa che malattie, sventure e disgrazie sono una condizione della vita: “e nel caso lo sospettasse, lo negherebbe disperatamente pur di non abbandonare quello status di beata irresponsabilità che è la cretineria…”. Secondo Fruttero e Lucentini, scrive Michele Serra, il “cretino” di oggi è “il lagnoso”, che anche la morte la spiega solo come conseguenza della crisi assistenziale, del caos ospedaliero, “come una disfunzione, un’avaria, un problema, un errore, una sorta di difetto di fabbricazione cui la casa produttrice sarebbe tenuta, per legge, a provvedere. Pretendiamo ormai di vivere “in garanzia”.”. E Michele Serra, Fruttero e Lucentini scrivevano queste cose prima della pandemia…..  

Riapertura delle scuole: le considerazioni di A.Ge. (associazione genitori) Campania

A 33 giorni dalla chiusura delle scuole in Campania, con i contagi al 14 ottobre pari a 1127 positivi, contro i 4079 del 16 novembre, la notizia è che “le attività in presenza dei servizi dell’infanzia e delle prime classi della scuola primaria riprenderanno dal 24 novembre, previa effettuazione di screening su base volontaria sul personale docente e non docente e sugli alunni. Per gli ordini e gradi scolastici diversi, l’Unità di crisi regionale all’unanimità ha ritenuto di dover confermare la didattica a distanza”: almeno questo afferma l’ordinanza n. 90 firmata dal governatore Vincenzo De Luca, che proprio ieri, nel corso del suo consueto appuntamento video del venerdì, ha dichiarato di non poter dare per scontata la riapertura degli istituti scolastici, con annessa ripresa della didattica in presenza. Fatto sta che i soci di A.Ge. (associazione genitori) Campania non ci stanno e, con un documento che pubblichiamo in anteprima, fanno sapere che nutrono diversi dubbi sulla possibilità della ripresa della didattica in presenza. Per l’occasione abbiamo incontrato Massimo Apice, presidente di A.Ge. Campania che dal suo osservatorio di Marigliano, in provincia di Napoli, monitora quotidianamente la situazione epidemiologica. “Cosa è cambiato dopo 33 giorni?” – si domandano i soci dell’associazione genitori – “Assolutamente nulla. Quello che doveva funzionare sulla carta, alla fine ha mostrato tutta la sua inadeguatezza”.
  1. Organici: La scuola in Campania si è chiusa anche per questo. Semplicemente, NON C’ERANO I DOCENTI. Anche la farraginosa macchina della sostituzione dei docenti “fragili” ha mostrato notevoli e colpevoli ritardi. Per non parlare dell’assurdo meccanismo dell’aggiornamento delle Graduatorie del personale supplente. Graduatorie completamente errate che sono state continuamente rettificate e che non hanno permesso di svolgere appieno neanche la Didattica a distanza.
  2. Edilizia scolastica: Le strutture scolastiche in Campania sono inadeguate. Ma non solo per il Covid, in generale e basta! Strutture che non dispongono di una rete internet efficace, di spazi adeguati alla didattica, e su cosa ci si è concentrati per gestire l’emergenza? Sulla cosa più banale: il banco.
  3. Sanità: Il diritto all’Istruzione deve necessariamente camminare di pari passo con il diritto alla Salute. In Campania sembra siano negati entrambi. Si è partiti con uno screening obbligatorio per tutti i docenti (iniziativa lodata in varie regioni che hanno lasciato la volontarietà). Si è spostato l’avvio dell’anno scolastico al 24 settembre (nel frattempo gli screening erano belli e che andati) per permettere la sanificazione delle scuole per le elezioni (ma non si potevano semplicemente rinviare, visto che la riapertura delle scuole era più importante e delicata?). Dopo due allerte meteo in cui alcuni Comuni hanno chiuso le scuole, i ragazzi più fortunati hanno frequentato per massimo 15 giorni. Ma non tutti i giorni, perché sono tante le scuole che, non avendo gli spazi necessari, hanno fatto ricorso ai doppi turni, tripli accessi e chi ne ha più ne metta. Quindi la situazione era “precaria” già dall’inizio.
“Quali attività sanitarie ulteriori a quelle già presenti sono state previste per prevenire o contenere i contagi all’interno delle strutture scolastiche, in previsione della graduale riapertura del 24 novembre?”, si chiedono – e chiedono alle istituzioni e alle autorità competenti – i soci di A.Ge, che concludono dicendo: “Proponiamo di dover attivare in ogni comune dei tavoli tecnici con la presenza di Dirigenti Scolastici, rappresentanti di Medicina di Base, di Presidenti dei consigli di Istituto e organi politici locali, al fine di decidere la continuazione o sospensione delle attività scolastiche in presenza a secondo della curva dei contagi presenti in quel momento in un determinato paese. Scelta questa che potrebbe evitare di mortificare territori regionali a contagi bassi”.

Emergenza bombole di ossigeno, Federfarma e Protezione Civile insieme per il recupero dei contenitori

SE AVETE IN CASA BOMBOLE DELL’OSSIGENO VUOTE, PER CORTESIA RIPORTATELE IN FARMACIA. GRAZIE. È di ieri l’avviso con il quale Federfarma Campania ha richiesto il supporto della sala operativa di Protezione Civile della Regione Campania per il ritiro delle bombole di ossigeno vuote dalle abitazioni dei cittadini, al fine di riconsegnarle, in totale sicurezza, nelle farmacie dello stesso Comune. A quanto pare la federazione nazionale unitaria dei titolari di farmacia ha riscontrato il fatto che molte bombole siano andate perse nel corso del tempo e ora si rende necessario procedere a un censimento delle stesse. “La presente per informarvi che, per ricevere le indicazioni circa i domicili presso cui recarsi, abbiamo concordato di fornire i recapiti telefonici dei referenti delle Organizzazioni attivate presso i C.O.C. (centro operativo comunale) in modo da avere un contatto immediato e diretto per ogni singolo Comune”, si legge nella nota di Federfarma inviata alle associazioni di protezione civile del territorio. Purtroppo molte bombole di ossigeno non sono attualmente dichiarate, in quanto, almeno fino a un paio di anni fa (poi la normativa è cambiata) le bombole erano di proprietà di chi le deteneva, mentre oggi vengono noleggiate: per questo motivo, una volta concluso il trattamento la bombola va riconsegnata all’azienda con la quale è stato fatto l’affidamento. La situazione di emergenza di questi giorni deriva proprio dalla problematica individuata nella mancata riconsegna delle bombole, che quindi ora devono essere intercettate e recuperate direttamente dalle abitazioni. “Dai vertici è arrivato l’invito a effettuare un appello ai cittadini: se avete in casa delle bombole di ossigeno sappiate che vanno al più presto riconsegnate alle farmacie”, spiega Peppe Sepe, presidente del Nucleo Operativo di Emergenza “La Salamandra” di Marigliano. Spiega l’AIFA (agenzia italiana del farmaco) che “quello che manca nelle farmacie non è tanto l’ossigeno medicinale: il nodo restano i contenitori”. In Italia – spiega all’Ansa Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma – ci sono circa tre milioni di bombole d’ossigeno su cui poter contare, “ma in realtà un milione sono state distribuite in passato e mancano all’appello, perché non sono stati riportati i vuoti”. Da qui l’urgenza dell’appello ai cittadini: se ne avete di vuote riportatele in farmacia.