Home Attualità I morti per covid in ospedale finiscono in un sacco. La battaglia...

I morti per covid in ospedale finiscono in un sacco. La battaglia di Andrea: “Rendiamo umana la procedura”

CONDIVIDI

Una busta trasparente. Oppure la possibilità di vedere almeno la testa, magari dietro un vetro. Andrea D’Alia è un avvocato di San Gennaro Vesuviano che da qualche giorno sta ponendo una questione per niente marginale all’interno della terribile emergenza sanitaria e sociale che sta vivendo l’Italia e il mondo intero: la possibilità di vedere in faccia il proprio caro morto per covid – 19 in ospedale. Attualmente, infatti, la procedura (che vale per tutta l’Italia) non lo consente: il defunto viene messo in un bustone, per lo più verde, e in questo modo viene consegnato alla famiglia. Serve a contenere il rischio biologico: la salma, viene inserita in una doppia busta, con una mascherina sul volto. Viene, poi, cosparsa di un liquido, una sorta di disinfettante. Andrea ha vissuto questa esperienza con la morte della mamma, Giovanna Manzi, spirata al Cardarelli di Napoli, dopo un primo ricovero a Nola. Come tanti altri, non ha potuto vedere il viso della madre. Ora non contesta il procedimento, ma chiede che in questo iter freddo e burocratico venga inserito un briciolo di umanità: “Le buste potrebbero essere trasparenti oppure si potrebbe provare a tirare fuori soltanto la testa per qualche minuto. Magari potrebbe essere esposta dietro un vetro: insomma, l’idea di dover dare l’estremo saluto ad una busta verde è davvero assurda. Mi resterà sempre l’amarezza di non aver visto il viso di mia mamma dopo che se ne è andata”.