Riapertura delle scuole: le considerazioni di A.Ge. (associazione genitori) Campania

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A 33 giorni dalla chiusura delle scuole in Campania, con i contagi al 14 ottobre pari a 1127 positivi, contro i 4079 del 16 novembre, la notizia è che “le attività in presenza dei servizi dell’infanzia e delle prime classi della scuola primaria riprenderanno dal 24 novembre, previa effettuazione di screening su base volontaria sul personale docente e non docente e sugli alunni. Per gli ordini e gradi scolastici diversi, l’Unità di crisi regionale all’unanimità ha ritenuto di dover confermare la didattica a distanza”: almeno questo afferma l’ordinanza n. 90 firmata dal governatore Vincenzo De Luca, che proprio ieri, nel corso del suo consueto appuntamento video del venerdì, ha dichiarato di non poter dare per scontata la riapertura degli istituti scolastici, con annessa ripresa della didattica in presenza.

Fatto sta che i soci di A.Ge. (associazione genitori) Campania non ci stanno e, con un documento che pubblichiamo in anteprima, fanno sapere che nutrono diversi dubbi sulla possibilità della ripresa della didattica in presenza. Per l’occasione abbiamo incontrato Massimo Apice, presidente di A.Ge. Campania che dal suo osservatorio di Marigliano, in provincia di Napoli, monitora quotidianamente la situazione epidemiologica.

“Cosa è cambiato dopo 33 giorni?” – si domandano i soci dell’associazione genitori – “Assolutamente nulla. Quello che doveva funzionare sulla carta, alla fine ha mostrato tutta la sua inadeguatezza”.

  1. Organici: La scuola in Campania si è chiusa anche per questo. Semplicemente, NON C’ERANO I DOCENTI. Anche la farraginosa macchina della sostituzione dei docenti “fragili” ha mostrato notevoli e colpevoli ritardi. Per non parlare dell’assurdo meccanismo dell’aggiornamento delle Graduatorie del personale supplente. Graduatorie completamente errate che sono state continuamente rettificate e che non hanno permesso di svolgere appieno neanche la Didattica a distanza.
  2. Edilizia scolastica: Le strutture scolastiche in Campania sono inadeguate. Ma non solo per il Covid, in generale e basta! Strutture che non dispongono di una rete internet efficace, di
    spazi adeguati alla didattica, e su cosa ci si è concentrati per gestire l’emergenza? Sulla cosa più banale: il banco.
  3. Sanità: Il diritto all’Istruzione deve necessariamente camminare di pari passo con il diritto alla Salute. In Campania sembra siano negati entrambi. Si è partiti con uno screening obbligatorio per tutti i docenti (iniziativa lodata in varie regioni che hanno lasciato la volontarietà). Si è spostato l’avvio dell’anno scolastico al 24 settembre (nel frattempo gli screening erano belli e che andati) per permettere la sanificazione delle scuole per le elezioni (ma non si potevano semplicemente rinviare, visto che la riapertura delle scuole era più importante e delicata?). Dopo due allerte meteo in cui alcuni Comuni hanno chiuso le scuole, i ragazzi più fortunati hanno frequentato per massimo 15 giorni. Ma non tutti i giorni, perché sono tante le scuole che, non avendo gli spazi necessari, hanno fatto ricorso ai doppi turni, tripli accessi e chi ne ha più ne metta. Quindi la situazione era “precaria” già dall’inizio.

“Quali attività sanitarie ulteriori a quelle già presenti sono state previste per prevenire o contenere i contagi all’interno delle strutture scolastiche, in previsione della graduale riapertura del 24 novembre?”, si chiedono – e chiedono alle istituzioni e alle autorità competenti – i soci di A.Ge, che concludono dicendo: “Proponiamo di dover attivare in ogni comune dei tavoli tecnici con la presenza di Dirigenti Scolastici, rappresentanti di Medicina di Base, di Presidenti dei consigli di Istituto e organi politici locali, al fine di decidere la continuazione o sospensione delle attività scolastiche in presenza a secondo della curva dei contagi presenti in quel momento in un determinato paese. Scelta questa che potrebbe evitare di mortificare territori regionali a contagi bassi”.