Covid, allarme a Casalnuovo: bimbi positivi e scuola elementare-materna chiusa
Somma Vesuviana celebra la Liberazione attraverso il canto, la poesia, la letteratura
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana.
Piccolo (Preside della Media San Giovanni Bosco) : “Non abbiamo voluto ricordare attraverso un WeBinar ma abbiamo voluto incontrarci tramite il canto, la poesia, la letteratura”.
Raia (Referente Cultura dell’Anpi Napoli): “Noi siamo ancora in una liberazione incompiuta, purtroppo! Ricordare questi valori con i giovani e nella fattispecie con gli studenti di Somma Vesuviana, significa mettere una pietra per la costruzione di un mondo migliore perché i giovani sono la speranza ed il futuro”.
Di Sarno ( Sindaco) : “Rivederci e guardarci viso a viso, ascoltare i ragazzi: questa è stata la grande novità dell’evento di oggi a Somma Vesuviana ed è ancora più significativo che il tutto sia avvenuto in occasione di una manifestazione voluta ed ideata per ricordare quei cittadini, combattenti antifascisti che hanno dato la loro vita per difendere la nostra libertà”.
La musica dei giovani della media San Giovanni Bosco – Summa Villa, scuola alla quale scrisse il Presidente della Repubblica, per la Liberazione
E Oggi – Domenica 25 Aprile – le storie dirette – Ore 16:30 commemorazione in Piazza Vittorio Emanuele III dinanzi alle Bandiere e al Monumento ai Caduti, poi a seguire al Borgo dinanzi alle lapidi di Gino Auriemma e del partigiano Ferdinando Aliperta.
“La fine dell’orrore della guerra, la conquista della libertà, il ritorno della democrazia dopo la notte del nazifascismo, segnano in modo indelebile la nascita della nuova Italia e, più oltre, della nuova Europa.
E a tutto questo, il movimento di Resistenza e la lotta di Liberazione culminate nel 25 aprile 1945 hanno dato un contributo straordinario.
Quella data poneva termine ad una guerra che aveva raggiunto livelli di atrocità terribili, con i campi di sterminio, la tragedia della Shoah, le città distrutte dai bombardamenti…
L’Italia usciva devastata materialmente, ma non piegata moralmente. Proprio la lotta di Liberazione aveva ridato speranza e dignità al popolo italiano e da quelle vicende storiche, da quei fatti drammatici, sono nate la nostra Repubblica e la nostra Costituzione.
È necessario attraversare con la memoria anche la storia più scomoda, e farla vivere nel ricordo delle nuove generazioni. E la scuola può e deve assumere un ruolo fondamentale per mantenere la memoria, anche quando i testimoni diretti di quel tempo non ci saranno più”. Lo ha affermato Ernesto Piccolo, Preside della Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco – Summa Villa” di Somma Vesuviana, nel napoletano, dove la Festa della Liberazione ha avuto inizio con un evento davvero particolare. In memoria della Liberazione non un WeBinar o comunicazione a distanza ma il linguaggio vivo ed universale della Musica.
E Piccolo ricorda “Piero Calamandrei, che fu tra quanti si batterono per dare un futuro diverso all’Italia, si è rivolto soprattutto ai giovani e agli studenti con parole straordinariamente chiare, che a tanti anni di distanza da quando furono pronunciate, conservano una sorprendente attualità. Calamandrei diceva così: “[…] il compito degli uomini della Resistenza non è finito, tutti sentiamo che c’è ancora qualcosa da fare. Gli uomini della Resistenza devono aiutare i giovani, che saranno i governanti di domani, a diventare la nuova classe politica, consapevole del passato e custode di quei valori che il passato ha lasciato all’avvenire. … La Resistenza non è un partito, non deve essere un partito. Ma essa può essere un incontro, un colloquio, una presa di contatto, un dialogo: un avviamento, fra avversari politici, ad intendersi e a rispettarsi. … Quello che unisce, non quello che separa. […]”. Queste parole di Piero Calamandrei sono ancora vere – ha continuato Piccolo – nel tempo difficile che oggi viviamo, un tempo che rischia di apparirci senza speranza per il difficile momento storico che stiamo vivendo. E invece la speranza deve esser viva luce in noi! Se siamo riusciti a superare, pur con enormi sacrifici, la guerra che privava finanche dei generi alimentari sicuramente riusciremo ad uscire dalle tenebre di questa dolorosa pandemia”.
Ed i “suoi” ragazzi, come spesso li definisce, hanno dato vita ad un momento davvero di forte emozione. Gli studenti della San Giovanni Bosco – Summa Villa, scuola media anche ad indirizzo musicale, hanno ricordato il 25 Aprile in presenza mantenendo e rispettando le norme di sicurezza sanitaria. Il tutto con canti, poesia, passi letterari. Un piccolo ritorno alla normalità. Proprio il 2 Giugno dello scorso anno, questa scuola, fu destinataria di un bellissimo messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ricordava l’importanza dei valori della democrazia, della cultura e della libertà, ringraziando il Dirigente Ernesto Piccolo per avere messo insieme i tanti ragazzi delle Scuole ad indirizzo musicale della Campania in nome della Repubblica Italiana e dei suoi valori.
“L’Amministrazione Comunale di Somma Vesuviana che è stata molto sensibile all’invocazione e alla manifestazione organizzata dall’Anpi nazionale che quest’anno ha dedicato il 25 Aprile alle Strade della Liberazione e dal momento in cui a Somma abbiamo 7 strade dedicate ad antifascisti nazionali che hanno combattuto ed alcuni si sono anche immolati per donare la liberà agli italiani più la lapide di un partigiano che è caduto in Valle D’Aosta. Abbiamo ricordato gli 8 antifascisti che richiamano i nomi di Don Minzoni, Turati, G.Ammendola, Gramsci, Matteotti e Gobetti e i due antifascisti locali di cui uno è Gino Auriemma e l’altro Ferdinando Alipertache oltre ad essere antifascista è stato anche partigiano combattente ed è caduto a GRESSONEY-SAINT-JEAN , in Valle D’Aosta, dove c’è anche una lapide che lo ricorda ed i cui resti mortali sono stati traslati a Somma Vesuviana qualche anno fa per una degna sepoltura nella terra natia. Questo è un momento che non bisogna soltanto far ricordare – ha affermato Ciro Raia, intellettuale, docente e Responsabile Cultura dell’ Anpi Napoli, intervenendo alla manifestazione voluta ed ideata dalla Scuola Media San Giovanni Bosco – Summa Villa di Somma Vesuviana – ma che bisogna anche far rivivere in tutti i modi possibili. Liberazione non significa soltanto liberazione dai nazifascisti ma anche immaginare un universo, immaginare un mondo migliore dove trionfi la giustizia, l’uguaglianza, dove trionfino tutti i sentimenti positivi dell’uomo. Noi siamo ancora in una liberazione incompiuta, purtroppo! Ricordare questi valori con i giovani e nella fattispecie con gli studenti di Somma Vesuviana, significa mettere una pietra per la costruzione di un mondo migliore perché i giovani sono la speranza ed il futuro”.
Somma Vesuviana ha ben 7 strade ed una lapide in memoria di 8 antifascisti ed allora oggi, Domenica 25 Aprile, alle ore 16 la cerimonia dinanzi alle Bandiere e al Monumento ai Caduti in Piazza Vittorio Emanuele III, poi altri due eventi a distanza di pochi minuti con la deposizione di corone di alloro sulle lapidi di cui una dedicata a Gino Auriemma e l’altra al partigiano Ferdinando Alipertacaduto in Valle D’Aosta.
Però quello che accadrà a Somma sarà un qualcosa di più: una due giorni dedicata alla Festa della Liberazione! Una due giorni diversa.
“Rivederci e guardarci viso a viso, ascoltare i ragazzi: questa è stata la grande novità dell’evento di oggi a Somma Vesuviana ed è ancora più significativo che il tutto sia avvenuto in occasione di una manifestazione voluta ed ideata per ricordare quei cittadini, combattenti antifascisti che hanno dato la loro vita per difendere la nostra libertà. A Somma Vesuviana abbiamo 7 strade ed una lapide. Una lapide dedicata al partigiano Ferdinando Aliperta che ha perso la vita lontano dalla sua città. A Somma Vesuviana ci sono 7 strade ed una lapide dedicate a 8 antifascisti. Ed allora con il prof. Ciro Raia e con il Dirigente Ernesto Piccolo – ha concluso Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – abbiamo pensato di dividere la Festa in due giorni. Oggi abbiamo messo al centro le storie e la musica, domani ritorneranno le storie. Domani, Domenica 25 Aprile, alle ore 16 in Piazza Vittorio Emanuele III avremo la funzione dinanzi alle Bandiere e al Monumento dedicato ai caduti, poi alle 16 e 30 saremo al Largo Gino Auriemma antifascista sommese e deporremo una corona di alloro sulla sua lapide. Alle 16 e 45 saremo in vece nel Borgo antico del Casamale per deporre una corona di alloro sulla lapide del partigiano sommese Ferdinando Aliperta caduto per la libertà in Valle D’Aosta. Le sette strade sono: Don Minzoni, Turati, G.Ammendola, Gramsci, Matteotti, Auriemma, e Gobetti”.
Dunque oggi ben tre eventi importanti: ore 16 in Piazza Vittorio Emanuele III, ore 16 e 30 dinanzi alla lapide di Gino Auriemma e a seguire deposizione della corona di alloro sulla lapide del partigiano Ferdinando Aliperta.
“Ricordare vuol dire trasmettere alle giovani memorie ciò che gli uomini hanno fatto ma anche ciò che altri uomini hanno difeso e cioè le idee, i valori, la libertà. Il messaggio è chiaro: per gli ideali si da anche la vita. Ricordare significa non dimenticare i valori – ha dichiarato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana – per i quali combattere come il senso di giustizia e di libertà”. Presente all’evento anche l’assessore Ciro Cimmino.
Licenze col trucco: nuova raffica di sequestri a Pomigliano. Ancora coinvolti politici
C’è un consigliere comunale di Casalnuovo tra gli indagati del nuovo blitz della municipale. Finora sono 14 gli indagati
Licenze del piano casa “taroccate”: ieri il tribunale di Nola, su richiesta della procura, ha disposto il sequestro di altri tre palazzoni spuntati tra i vicoli. Valore complessivo dei beni coinvolti nel provvedimento giudiziario: 5 milioni di euro. 22 gli appartamenti complessivamente sequestrati. Ci sono nomi eccellenti. Uno degli edifici sigillati dalla municipale, su disposizione del gip di Nola, è di un consigliere comunale di Casalnuovo finito nello scioglimento antimafia del Comune risalente al 2007, a seguito dello scandalo dei 74 palazzi abusivi sorti dai suoli agricoli senza uno straccio di licenza. Il manufatto giudicato dalla magistratura inquirente illegittimo, perché realizzato aggirando la legge regionale “piano casa”, sta in un dedalo di vicoli del rione Paciano, in una sorta di vecchio fortino, a via Capitano. Qui, a pochi metri, si trova già sequestrato da settimane un palazzo intestato alla mamma di un altro politico, ancora una volta di Casalnuovo. Gli altri due edifici finiti sotto sequestro nell’ultima operazione sono stati progettati da un architetto di Pomigliano il cui nome, in base a indiscrezioni, trapela dal provvedimento di convalida del gip. Lo stesso architetto, una donna, compare in diversi altri sequestrati messi a segno nei mesi scorsi. La professionista è indagata per una serie di reati. L’indagine sui palazzi di Pomigliano sta dunque coinvolgendo figure note nel territorio. Si sta anche espandendo. Ieri la polizia municipale della vicina Marigliano ha infatti sequestrato una palazzina di tre piani, pure in questo caso nel centro cittadino. E crescono le cifre, impressionanti. Con questi ultimi sequestri sale a 272 il numero di appartamenti sigillati a Pomigliano a causa dell’inchiesta sulle licenze edilizie rilasciate ai sensi del piano casa regionale, che prevede l’abbattimento e la ricostruzione degli stabili vetusti dei centri storici. 60 milioni di euro il valore complessivo stimato degli immobili “congelati” finora dalla magistratura nella sola Pomigliano: un vero e proprio caso in provincia di Napoli. A condurre sul posto l’inchiesta è il comandante della polizia municipale, il colonnello Luigi Maiello. Si indaga su una serie di irregolarità nel rilascio delle licenze chieste e ottenute dai costruttori in base alle modifiche apportate nel 2011 alla legge campana. 50 gli appartamenti sequestrati a marzo e 200 tra ottobre e febbraio. 22 l’altro ieri. Un mese fa gli alloggi sigillati sono stati contenuti in tre palazzi sorti in zona A, il centro storico, da sempre area off limits alle attività edilizie ma dove la modifica del piano casa può dare il via alla cementificazione attraverso l’abbattimento e la ricostruzione di manufatti vetusti, a particolari condizioni però. Da quest’ inchiesta stanno emergendo i nomi dei personaggi più benestanti della zona. Un edificio finito nella lista nera, sigillato intorno alla metà di marzo, nel tratto finale di corso Umberto, è intestato alla figlia e nipote di due boss di Pomigliano, uno dei quali è scomparso anni fa. Un altro palazzo, in via Semola, è di un costruttore al quale è già stato sequestrato un cantiere sorto al posto del più antico cinematografo della città. Poi ci sono appunto gli edifici di via Capitano, che sono riconducibili ai due politici locali di Casalnuovo. Nei mesi precedenti erano stati sequestrati altri palazzi, alcuni dei quali intestati a un ex consigliere comunale di maggioranza di Pomigliano ed ai parenti di un importante imprenditore locale della grande distribuzione. 14 gli indagati dall’inizio dell’inchiesta, 5 nell’ultima operazione. I reati vanno dall’abusivismo edilizio al falso.Somma Vesuviana, 25 aprile, l’importanza della memoria
Furono otto i valorosi sommesi, che non solo parteciparono attivamente alla guerra di liberazione, ma riuscirono a ritornare indenni in paese. Gli unici due giovani partigiani, che il destino mise davanti alle canne dei mitra, furono Ferdinando Aliperta (1919 – 1944) ed Arcangelo Capasso (1921 – 1945), a cui riserveremo in futuro un capitolo a parte.
Se oggi possiamo ritrovarci qui come cittadini liberi di una Repubblica Democratica – afferma il Sindaco Dott. Salvatore Di Sarno – è solamente grazie a questi coraggiosi patrioti che seppero scegliere di combattere il nazifascismo nel nome della libertà a costo della loro stessa vita.
Comunque, non tutti quelli che parteciparono alla Resistenza hanno potuto fregiarsi nel tempo della qualifica di partigiano, come spiega il prof. Mimmo Parisi. Per quanto possa sembrare assurdo, l’attribuzione della qualifica a coloro che avevano partecipato alla Lotta di Liberazione, seguì un criterio fortemente meritocratico in virtù dapprima di un Decreto luogotenenziale del 5 aprile 1945 n°158, e successivamente di un Decreto legislativo luogotenenziale del 21 agosto 1945, n°518, dal titolo Disposizioni concernenti il riconoscimento delle qualifiche dei partigiani e l’esame delle proposte di ricompense, che abrogava il precedente. A tal uopo furono istituite Commissioni regionali al fine di vagliare e definire la posizione dei partigiani. Le qualifiche individuate furono tre: partigiano, patriota e benemerito. Sottolineo – conclude il prof. Mimmo Parisi – come i criteri basati su dati oggettivi, quasi esclusivamente militari, adottati per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, abbiano di fatto fortemente penalizzato le donne e in genere chi svolse un’attività soprattutto di supporto logistico, assistenziale, informativo, solo in alcuni casi recuperata dalla qualifica di benemerito o, addirittura, come nel caso del nostro concittadino D’Avino Luigi, da nessuna qualifica, nonostante l’attività partigiana svolta. Al di là della triplice distinzione, resta il fatto che tutti hanno sostenuto lo stesso ideale.
Antonio Fornaro nacque a Somma Vesuviana in via Macedonia il 10 luglio del 1916 da Salvatore, di condizione muratore, e da Angela Giugliano. Partigiano col nome di battaglia Nino, combatté sul fronte ligure nella Zona operativa 1 dal 14 dicembre 1944 fino alla Liberazione nelle fila della IV Brigata Arnera, VI Divisione Garibaldi Bonfante. Ritornato a casa, sposò Luisa Prisco il 31 maggio del 1965. Morì a Somma Vesuviana il 22 novembre del 1971.
Barra Gaetano nacque a Somma Vesuviana in via Annunziata il 2 aprile del 1913 dal muratore Giovanni e da Luigia Esposito. Fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare per attività partigiana con decreto del Presidente della Repubblica il 10 dicembre del 1990 con questa motivazione: …Volontario nelle file partigiane per l’onore della Patria, prese parte a tutti i combattimenti della 4a Brigata Albanese distinguendosi per valore e spirito di sacrificio. Durante un combattimento contro preponderanti forze tedesche, superiori per uomini e mezzi, fu il vero animatore del reparto e nel successivo contrattacco si lanciava fra i primi. Benché ferito raggiungeva la posizione nemica continuando a battersi fino alla completa fuga delle superstiti forze avversarie. Esempio di coraggio ed alto senso del dovere. S. Vasil Montepaganizza (Albania), 10 agosto 1944. Ritornato a Somma Vesuviana si sposò nel 1942 con Giacinta Raia e ivi morì il 22 agosto del 2003.
Luigi D’Avino nacque a Somma Vesuviana in strada Ferrovia, attuale via Diaz, il 14 novembre del 1924 da Nicola, di condizione muratore, e da Gaetana Mautone. Subito dopo l’armistizio, durante il periodo militare, Luigi fu arrestato dai tedeschi e trasferito in Germania. Sul treno nei pressi di Vercelli, insieme ad un amico del posto, si lanciò dal finestrino, approfittando del rallentamento dei vagoni in una curva. Nascosto in un fienile, raggiunse le montagne del Biellese. Il 12 dicembre del 1944 entrò nella 182° Brigata partigiana Garibaldi di Piero Camana alias Primula, con il nome di battaglia Luigi. Con la fine della resistenza fece ritorno a Somma. Il 14 giugno del 1953 sposò a Cicciano, in provincia di Napoli, la signorina Maria Coppola. Morì a Bergamo il 24 novembre del 1999, dove visse gli ultimi anni con la figlia Tania.
Vincenzo Giordano nacque a Somma Vesuviana in via Tirone il 25 agosto del 1924 da Pasquale, di condizione barbiere, e dalla donna di casa Rosa Perna. Arruolato a Biella nel leggendario 53° Reggimento Fanteria d’arresto Umbria, operò dal 4 aprile al 26 agosto del 1944 nel 115° battaglione Montebello della Guardia Nazionale Repubblicana. Iniziò l’attività partigiana con il nome di battaglia Vesuvio nella 18° Brigata Garibaldi, operante nel Canavese (TO), dal 26 agosto al 18 settembre del 1944. Aderì, successivamente, dal 20 settembre del 1944 all’ 8 giugno del 1945 alla 6° Divisione Alpina Canavesana G.L., che si trovava nel Comune di Feletto sotto la guida di Mario Costa, detto Diavolo Nero, e del Tenente Viano Luigi alias Bellandy. Questo gruppo era formato in prevalenza da giovani del posto e all’inizio svolgeva azioni di reclutamento e di smistamento degli sbandati ma, ben presto, avrebbe dato vita ad una delle più attive squadre d’azione, fornendo l’ossatura alla futura VI Divisione GL. Si guadagnò la stima dei propri compagni e dei suoi superiori. Tornato a Somma Vesuviana si sposò nel 1949 con Lorenza Polise e svolse l’attività di barbiere. Ottenne numerosi riconoscimenti al valore dal Comandante Walter Audisio, dal Generale Alexander, dal Ministro della Difesa Giovanni Spadolini e dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Morì a Somma Vesuviana il primo maggio del 2005
Vincenzo Muoio nacque a Somma Vesuviana in via Trivio il 18 luglio del 1919 da Federico, di condizione sacrestano, e da Raffaella Allocca. Proveniva anche lui da una antica famiglia: un suo antenato Giacomo Muojo fu sindaco del quartiere Prigliano di Somma nel 1759. Il 9 settembre del 1943, dopo che le organizzazioni civili e militari italiane avevano abbandonato il Comune francese di Mentone e lasciata la città in mano alle truppe tedesche, Vincenzo Muoio venne fatto prigioniero da una pattuglia tedesca e trasferito in una caserma a Mantova. Proclamò il suo No ad arruolarsi nei reparti della Repubblica di Salò e caricato su un treno con altri 1200 prigionieri fu inviato in Austria. A Pipiteno, in una curva della strada ferrata, Vincenzo, in compagnia di altri due commilitoni, saltò dal treno, raggiungendo a piedi Alessandria. Il giovane troverà alloggio presso una signora di Tortona e inizierà a fare il sarto. Il 25 maggio del 1944 Giorgio Almirante firmò il bando per la leva dei nati dal 1913 al 1927. La diserzione era punita all’epoca con la fucilazione. Il Muoio, allora, sceglierà la lotta armata. Si arruolò nella Brigata partigiana Garibaldi nel distaccamento di Enzo Moscarella. La zona di operazione era quella di Varzo, Sale, Viguzzolo. Partecipò ad azioni di approvvigionamento e a ben sei scontri a fuoco con i tedeschi. Distribuì armi tra le famiglie di antifascisti per un sollevamento generale, di cui si fece la prova in occasione dello sciopero generale delle fabbriche del Nord. Tornato a Somma Vesuviana si sposò con Carmela Muoio. Morì nella sua città natia il 20 giugno del 2005.
Gaetano Arfé nacque a Somma Vesuviana il 12 novembre del 1925, figlio unico del bibliotecario Raffaele e dell’insegnante Maddalena Maffezzoli. A Napoli, nel 1942, Gaetano, nel frequentare l’Università, ebbe modo di conoscere Benedetto Croce e di prendere contatti col gruppo clandestino di Italia Libera. S’impegnò, con altri studenti, in una forte propaganda contro il regime, partecipando a riunioni spontanee di formazioni avverse: per questo motivo venne segnalato alle autorità fasciste. Quando a Napoli ci furono i primi arresti fra gli studenti, per ragioni di prudenza, Gaetano fu spedito dal padre Raffaele a Sondrio, presso uno zio paterno, impiegato all’Ufficio delle Imposte. Qui entrò in contatto con la rete antifascista locale e iniziò a far recapitare alle prime formazioni partigiane messaggi ed ordini emanati dal CLN. Scoperto in seguito ad una miserevole soffiata, subì alcune settimane di carcere. Rilasciato, capì che era arrivato il momento di operare una scelta più impegnativa. Il 15 settembre del 1944 si arruolò da partigiano nel Corpo Volontari della Libertà nella Prima Divisione Alpina di Valtellina delle Brigate Giustizia e Libertà fino alla Liberazione del 28 aprile. A guerra finita Arfé riprese la strada per Somma Vesuviana. Morì a Napoli il 12 settembre del 2007, dopo un’intensa e vistosa attività politica.
Antonio Converti nacque a Napoli il 2 luglio del 1922 da Vincenzo e da Maria Monti. Soldato del 13° reggimento fanteria Pinerolo, aderì alla 183^ Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottiche) Carlo Franchi. Il Presidio di Rho della Guardia Nazionale Repubblicana, l’otto novembre del 1944, scriveva al Comando Guardia Nazionale Repubblicana di Saronno che alla pratica allegata si doveva dare precedenza assoluta trattandosi del Converti Antonio di un pericoloso elemento partigiano capo della banda che opera nella zona e responsabile dei gravi danni subiti dalle Forze Tedesche per i sabotaggi compiuti alla Polveriera di Ceriano Laghetto e al treno munizioni fatto saltare a Milano Lambrate. A carico del suddetto, evaso misteriosamente il 2u.s. da queste carceri, è stato già emesso mandato di cattura dalle S.S. Germaniche. Furono giorni di sangue e di speranza. Antonio Converti per continuare ad operare, fu costretto ad assumere falsa identità: si chiamò Angelo Basilico e lavorò, quale personale specializzato, presso il comando tedesco di Ceriano Laghetto. Il radioso giorno del 25 aprile del 1945 lo salutò ancora nell’Italia del Nord. La sua missione non era ancora terminata. Antonio Converti fu riassunto nel Corpo Volontari della Libertà, col grado di ufficiale, incaricato del Sottocentro Smobilitazione di Saronno. Poi la strada del ritorno nella sua città, dove fu insegnante e direttore del I Circolo Didattico in via Roma. Sposato con Pia Vecchione, si spense il 28 gennaio del 1980.
Gaetano Russo nacque a Somma Vesuviana in via Tirone il 26 gennaio del 1920 da Domenico, di professione beccaio, e da Filomena Di Mauro. Giovane studente, stava conseguendo il diploma magistrale a Pomigliano D’Arco quando fu chiamato alle armi all’età di 21 anni. Inviato in Libia nel III Settore della Guardia di frontiera, Gaetano combatté per tre anni contro Inglesi e Americani, restando ferito all’arto inferiore destro in prima linea in un campo minato. Al rientro, stabilitosi, fu inviato al confine francese sempre come guardia di frontiera con il grado di sergente. All’indomani dell’8 settembre del 1943 rifiutò l’arruolamento nella RSI e dopo essere sfuggito miracolosamente alla fucilazione in un rastrellamento, aderì alla Resistenza dove combatté dapprima con Giustizia e Libertà e, poi, nella 104° Brigata partigiana Garibaldi dal primo settembre 1944 al 7 giugno 1945. Il numero di partigiano piemontese era 004097del CLN, codice Vc13276, fascicolo 0013201g. Sposato con Donna Carolina Aliperta, morì il 25 novembre del 1992. VinGustandoItalia, il cibo spazzatura coma una droga
Bella ciao, il canto del Partigiano morto per la libertà
Casamarciano, nel Giorno della Liberazione l’inno di Mameli riecheggia nelle strade del Comune
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Casamarciano.
L’inno di Mameli itinerante nel “Giorno della Liberazione” riecheggiare tra le strade cittadine.
Nessuna manifestazione pubblica in linea con le disposizioni anti Covid19 ma piccole tappe musicali itineranti con l’inno di Mameli a richieggiare tra le strade cittadine.
L’iniziativa è dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmela De Stefano che per il “Giorno della Liberazione” in programma domani, domenica 25 aprile, lancia l’invito ai suoi concittadini di unirsi virtualmente all’appuntamento esponendo il tricolore sui balconi delle proprie abitazioni.
Contemporaneamente la protezione civile girerà per le strade diffondendo l’inno d’Italia.
“È ancora un momento difficile per la nostra comunità e per il mondo intero e riscoprirsi comunità assume un valore importantissimo – dichiara il sindaco Carmela De Stefano – Facciamo memoria della nostra storia non dimenticando mai il sacrificio di quanti sono caduti per la patria”.

