Covid, allarme a Casalnuovo: bimbi positivi e scuola elementare-materna chiusa

Covid: il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia, ha fatto chiudere una scuola elementare e materna, il plesso del terzo circolo didattico Madre Teresa di Calcutta ubicato nella frazione di Tavernanova. Qui sono stati registrati tre casi di bambini della materna e due della elementare positivi al Coronavirus. La scuola resterà chiusa tre giorni per sanificazione. Riaprirà giovedì prossimo. Nel frattempo otto consiglieri comunali di opposizione hanno scritto al primo cittadino e al direttore generale dell’Asl Napoli 2 nord. Sollecitano l’apertura immediata del centro vaccinale allestito in questo comune molto popolato (50mila abitanti con una densità altissima). «Non  riusciamo a comprendere la natura di questo ritardo», affermano sostanzialmente gli esponenti della minoranza locale.

Somma Vesuviana celebra la Liberazione attraverso il canto, la poesia, la letteratura

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana.

 

Piccolo (Preside della Media San Giovanni Bosco) : “Non abbiamo voluto ricordare attraverso un WeBinar ma abbiamo voluto incontrarci tramite il canto, la poesia, la letteratura”.

Raia (Referente Cultura dell’Anpi Napoli): “Noi siamo ancora in una liberazione incompiuta, purtroppo! Ricordare questi valori con i giovani e nella fattispecie con gli studenti di Somma Vesuviana, significa mettere una pietra per la costruzione di un mondo migliore perché i giovani sono la speranza ed il futuro”. 

Di Sarno ( Sindaco) : “Rivederci e guardarci viso a viso, ascoltare i ragazzi: questa è stata la grande novità dell’evento di oggi a Somma Vesuviana ed è ancora più significativo che il tutto sia avvenuto in occasione di una manifestazione voluta ed ideata per ricordare quei cittadini, combattenti antifascisti che hanno dato la loro vita per difendere la nostra libertà”. 

La musica dei giovani della media San Giovanni Bosco – Summa Villa, scuola alla quale scrisse il Presidente della Repubblica, per la Liberazione 

E Oggi – Domenica 25 Aprile – le storie dirette – Ore 16:30 commemorazione in Piazza Vittorio Emanuele III dinanzi alle Bandiere e al Monumento ai Caduti, poi a seguire al Borgo dinanzi alle lapidi di Gino Auriemma e del partigiano Ferdinando Aliperta.

“La fine dell’orrore della guerra, la conquista della libertà, il ritorno della democrazia dopo la notte del nazifascismo, segnano in modo indelebile la nascita della nuova Italia e, più oltre, della nuova Europa.

E a tutto questo, il movimento di Resistenza e la lotta di Liberazione culminate nel 25 aprile 1945 hanno dato un contributo straordinario.

Quella data poneva termine ad una guerra che aveva raggiunto livelli di atrocità terribili, con i campi di sterminio, la tragedia della Shoah, le città distrutte dai bombardamenti…

L’Italia usciva devastata materialmente, ma non piegata moralmente. Proprio la lotta di Liberazione aveva ridato speranza e dignità al popolo italiano e da quelle vicende storiche, da quei fatti drammatici, sono nate la nostra Repubblica e la nostra Costituzione.

È necessario attraversare con la memoria anche la storia più scomoda, e farla vivere nel ricordo delle nuove generazioni. E la scuola può e deve assumere un ruolo fondamentale per mantenere la memoria, anche quando i testimoni diretti di quel tempo non ci saranno più”. Lo ha affermato Ernesto Piccolo, Preside della Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco – Summa Villa” di Somma Vesuviana, nel napoletano, dove la Festa della Liberazione ha avuto inizio con un evento davvero particolare. In memoria della Liberazione non un WeBinar o comunicazione a distanza ma il linguaggio vivo ed universale della Musica. 

E Piccolo ricorda “Piero Calamandrei, che fu tra quanti si batterono per dare un futuro diverso all’Italia, si è rivolto soprattutto ai giovani e agli studenti con parole straordinariamente chiare, che a tanti anni di distanza da quando furono pronunciate, conservano una sorprendente attualità. Calamandrei diceva così: “[…] il compito degli uomini della Resistenza non è finito, tutti sentiamo che c’è ancora qualcosa da fare. Gli uomini della Resistenza devono aiutare i giovani, che saranno i governanti di domani, a diventare la nuova classe politica, consapevole del passato e custode di quei valori che il passato ha lasciato all’avvenire. … La Resistenza non è un partito, non deve essere un partito. Ma essa può essere un incontro, un colloquio, una presa di contatto, un dialogo: un avviamento, fra avversari politici, ad intendersi e a rispettarsi. … Quello che unisce, non quello che separa. […]”. Queste parole di Piero Calamandrei sono ancora vere – ha continuato Piccolo –  nel tempo difficile che oggi viviamo, un tempo che rischia di apparirci senza speranza per il difficile momento storico che stiamo vivendo. E invece la speranza deve esser viva luce in noi! Se siamo riusciti a superare, pur con enormi sacrifici, la guerra che privava finanche dei generi alimentari sicuramente riusciremo ad uscire dalle tenebre di questa dolorosa pandemia”.  

Ed i “suoi” ragazzi, come spesso li definisce, hanno dato vita ad un momento davvero di forte emozione. Gli studenti della San Giovanni Bosco – Summa Villa, scuola media anche ad indirizzo musicale, hanno ricordato il 25 Aprile in presenza mantenendo e rispettando le norme di sicurezza sanitaria. Il tutto con canti, poesia, passi letterari. Un piccolo ritorno alla normalità. Proprio il 2 Giugno dello scorso anno, questa scuola, fu destinataria di un bellissimo messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ricordava l’importanza dei valori della democrazia, della cultura e della libertà, ringraziando il Dirigente Ernesto Piccolo per avere messo insieme i tanti ragazzi delle Scuole ad indirizzo musicale della Campania in nome della Repubblica Italiana e dei suoi valori. 

“L’Amministrazione Comunale di Somma Vesuviana che è stata molto sensibile all’invocazione e alla manifestazione organizzata dall’Anpi nazionale che quest’anno ha dedicato il 25 Aprile alle Strade della Liberazione e dal momento in cui a Somma abbiamo 7 strade dedicate ad antifascisti nazionali che hanno combattuto ed alcuni si sono anche immolati per donare la liberà agli italiani più la lapide di un partigiano che è caduto in Valle D’Aosta. Abbiamo ricordato gli 8 antifascisti che richiamano i nomi di  Don MinzoniTurati,  G.AmmendolaGramsciMatteotti Gobetti  e i due antifascisti locali di cui uno è Gino Auriemma e l’altro Ferdinando Alipertache oltre ad essere antifascista è stato anche partigiano combattente ed è caduto a GRESSONEY-SAINT-JEAN , in Valle D’Aosta, dove c’è anche una lapide che lo ricorda ed i cui resti mortali sono stati traslati a Somma Vesuviana qualche anno fa per una degna sepoltura nella terra natia. Questo è un momento che non bisogna soltanto far ricordare  – ha affermato Ciro Raia, intellettuale, docente e Responsabile Cultura dell’ Anpi Napoli, intervenendo alla manifestazione voluta ed ideata dalla Scuola Media San Giovanni Bosco – Summa Villa di Somma Vesuviana – ma che bisogna anche far rivivere in tutti i modi possibili. Liberazione non significa soltanto liberazione dai nazifascisti ma anche immaginare un universo, immaginare un mondo migliore dove trionfi la giustizia, l’uguaglianza, dove trionfino tutti i sentimenti positivi dell’uomo. Noi siamo ancora in una liberazione incompiuta, purtroppo! Ricordare questi valori con i giovani e nella fattispecie con gli studenti di Somma Vesuviana, significa mettere una pietra per la costruzione di un mondo migliore perché i giovani sono la speranza ed il futuro”. 

Somma Vesuviana ha ben  7 strade ed una lapide in memoria di 8 antifascisti ed allora oggi, Domenica 25 Aprile, alle ore 16 la cerimonia dinanzi alle Bandiere e al Monumento ai Caduti in Piazza Vittorio Emanuele III, poi altri due eventi a distanza di pochi minuti con la deposizione di corone di alloro sulle lapidi di cui una dedicata a Gino Auriemma e l’altra al partigiano Ferdinando Alipertacaduto in Valle D’Aosta. 

Però quello che accadrà a Somma sarà un qualcosa di più: una due giorni dedicata alla Festa della Liberazione! Una due giorni diversa. 

“Rivederci e guardarci viso a viso, ascoltare i ragazzi: questa è stata la grande novità dell’evento di oggi a Somma Vesuviana ed è ancora più significativo che il tutto sia avvenuto in occasione di una manifestazione voluta ed ideata per ricordare quei cittadini, combattenti antifascisti che hanno dato la loro vita per difendere la nostra libertà. A Somma Vesuviana abbiamo 7 strade ed una lapide. Una lapide dedicata al partigiano Ferdinando Aliperta che ha perso la vita lontano dalla sua città. A Somma Vesuviana ci sono 7 strade ed una lapide dedicate a 8 antifascisti. Ed allora con il prof. Ciro Raia e con il Dirigente Ernesto Piccolo  – ha concluso Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – abbiamo pensato di dividere la Festa in due giorni. Oggi abbiamo messo al centro le storie e la musica, domani ritorneranno le storie.  Domani, Domenica 25 Aprile, alle ore 16 in Piazza Vittorio Emanuele III avremo la funzione dinanzi alle Bandiere e al Monumento dedicato ai caduti, poi alle 16 e 30 saremo al Largo Gino Auriemma antifascista sommese e deporremo una corona di alloro sulla sua lapide. Alle 16 e 45 saremo in vece nel Borgo antico del Casamale per deporre una corona di alloro sulla lapide del partigiano sommese Ferdinando Aliperta caduto per la libertà in Valle D’Aosta. Le sette strade sono: Don Minzoni, Turati,  G.Ammendola, Gramsci, Matteotti, Auriemma, e Gobetti”. 

Dunque oggi ben tre eventi importanti: ore 16 in Piazza Vittorio Emanuele III, ore 16 e 30 dinanzi alla lapide di Gino Auriemma e a seguire deposizione della corona di alloro sulla lapide del partigiano Ferdinando Aliperta

“Ricordare vuol dire trasmettere alle giovani memorie ciò che gli uomini hanno fatto ma anche ciò che altri uomini hanno difeso e cioè le idee, i valori, la libertà. Il messaggio è chiaro: per gli ideali si da anche la vita. Ricordare significa non dimenticare i valori  – ha dichiarato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana – per i quali combattere come il senso di giustizia e di libertà”.  Presente all’evento anche l’assessore Ciro Cimmino

 

Licenze col trucco: nuova raffica di sequestri a Pomigliano. Ancora coinvolti politici

C’è un consigliere comunale di Casalnuovo tra gli indagati del nuovo blitz della municipale. Finora sono 14  gli indagati

  Licenze del piano casa “taroccate”: ieri il tribunale di Nola, su richiesta della procura, ha disposto il sequestro di altri tre palazzoni spuntati tra i vicoli. Valore complessivo dei beni coinvolti nel provvedimento giudiziario: 5 milioni di euro. 22 gli appartamenti complessivamente sequestrati. Ci sono nomi eccellenti. Uno degli edifici sigillati dalla municipale, su disposizione del gip di Nola, è di un consigliere comunale di Casalnuovo finito nello scioglimento antimafia del Comune risalente al 2007, a seguito dello scandalo dei 74 palazzi abusivi sorti dai suoli agricoli senza uno straccio di licenza. Il manufatto giudicato dalla magistratura inquirente illegittimo, perché realizzato aggirando la legge regionale “piano casa”, sta in un dedalo di vicoli del rione Paciano, in una sorta di vecchio fortino, a via Capitano. Qui, a pochi metri, si trova già sequestrato da settimane un palazzo intestato alla mamma di un altro politico, ancora una volta di Casalnuovo. Gli altri due edifici finiti sotto sequestro nell’ultima operazione sono stati progettati da un architetto di Pomigliano il cui nome, in base a indiscrezioni, trapela dal provvedimento di convalida del gip. Lo stesso architetto, una donna, compare in diversi altri sequestrati messi a segno nei mesi scorsi. La professionista è indagata per una serie di reati. L’indagine sui palazzi di Pomigliano sta dunque coinvolgendo figure note nel territorio. Si sta anche espandendo. Ieri la polizia municipale della vicina Marigliano ha infatti sequestrato una palazzina di tre piani, pure in questo caso nel centro cittadino. E crescono le cifre, impressionanti. Con questi ultimi sequestri sale a 272 il numero di appartamenti sigillati a Pomigliano a causa dell’inchiesta sulle licenze edilizie rilasciate ai sensi del piano casa regionale, che prevede l’abbattimento e la ricostruzione degli stabili vetusti dei centri storici. 60 milioni di euro il valore complessivo stimato degli immobili “congelati” finora dalla magistratura nella sola Pomigliano: un vero e proprio caso in provincia di Napoli. A condurre sul posto l’inchiesta è il comandante della polizia municipale, il colonnello Luigi Maiello. Si indaga su una serie di irregolarità nel rilascio delle licenze chieste e ottenute dai costruttori in base alle modifiche apportate nel 2011 alla legge campana. 50 gli appartamenti sequestrati a marzo e 200 tra ottobre e febbraio. 22 l’altro ieri. Un mese fa gli alloggi sigillati sono stati contenuti in tre palazzi sorti in zona A, il centro storico, da sempre area off limits alle attività edilizie ma dove la modifica del piano casa può dare il via alla cementificazione attraverso l’abbattimento e la ricostruzione di manufatti vetusti, a particolari condizioni però. Da quest’ inchiesta stanno emergendo i nomi dei personaggi più benestanti della zona. Un edificio finito nella lista nera, sigillato intorno alla metà di marzo, nel tratto finale di corso Umberto, è intestato alla figlia e nipote di due boss di Pomigliano, uno dei quali è scomparso anni fa. Un altro palazzo, in via Semola, è di un costruttore al quale è già stato sequestrato un cantiere sorto al posto del più antico cinematografo della città. Poi ci sono appunto gli edifici di via Capitano, che sono riconducibili ai due politici locali di Casalnuovo. Nei mesi precedenti erano stati sequestrati altri palazzi, alcuni dei quali intestati a un ex consigliere comunale di maggioranza di Pomigliano ed ai parenti di un importante imprenditore locale della grande distribuzione. 14 gli indagati dall’inizio dell’inchiesta, 5 nell’ultima operazione. I reati vanno dall’abusivismo edilizio al falso.

Somma Vesuviana, 25 aprile, l’importanza della memoria

Il 14 aprile del 1945 si concluse l’attività partigiana. Nell’articolo seguente, il Centro Studi dell’Archivio storico municipale rivela otto racconti, che riassumono le gesta di chi si oppose al nazifascismo nell’ambito della guerra di liberazione italiana.     I simboli –  spiega il prof. Ciro Raia dell’ANPI – rappresentano un modello, una guida a cui far riferimento, un indirizzo, quasi un senso da dare al cammino di ogni uomo. Il 25 aprile deve acquistare sempre più senso, più significato, non solo di memoria, ma ancor più di costruzione del nostro avvenire. Furono otto i valorosi sommesi, che non solo parteciparono attivamente alla guerra di liberazione, ma riuscirono a ritornare indenni in paese. Gli unici due giovani partigiani, che il destino mise davanti alle canne dei mitra, furono Ferdinando Aliperta (1919 – 1944) ed Arcangelo Capasso (1921 – 1945), a cui riserveremo in futuro un capitolo a parte. Se oggi possiamo ritrovarci qui come cittadini liberi di una Repubblica Democratica – afferma il Sindaco Dott. Salvatore Di Sarno –  è solamente grazie a questi coraggiosi patrioti che seppero scegliere di combattere il nazifascismo nel nome della libertà a costo della loro stessa vita. Comunque, non tutti quelli che parteciparono alla Resistenza hanno potuto fregiarsi nel tempo della qualifica di partigiano, come spiega il prof. Mimmo Parisi. Per quanto possa sembrare assurdo, l’attribuzione della qualifica a coloro che avevano partecipato alla Lotta di Liberazione, seguì un criterio fortemente meritocratico in virtù dapprima di un Decreto luogotenenziale del 5 aprile 1945 n°158, e successivamente di un Decreto legislativo luogotenenziale del 21 agosto 1945, n°518, dal titolo Disposizioni concernenti il riconoscimento delle qualifiche dei partigiani e l’esame delle proposte di ricompense, che abrogava il precedente. A tal uopo furono istituite Commissioni regionali al fine di vagliare e definire la posizione dei partigiani. Le qualifiche individuate furono tre: partigiano, patriota e benemerito. Sottolineo  – conclude il prof. Mimmo Parisi –  come i criteri basati su dati oggettivi, quasi esclusivamente militari, adottati per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, abbiano di fatto fortemente penalizzato le donne e in genere chi svolse un’attività soprattutto di supporto logistico, assistenziale, informativo, solo in alcuni casi recuperata dalla qualifica di benemerito o, addirittura, come nel caso del nostro concittadino D’Avino Luigi, da nessuna qualifica, nonostante l’attività partigiana svolta. Al di là della triplice distinzione, resta il fatto che tutti hanno sostenuto lo stesso ideale. Antonio Fornaro nacque a Somma Vesuviana in via Macedonia il 10 luglio del 1916 da Salvatore, di condizione muratore, e da Angela Giugliano. Partigiano col nome di battaglia Nino, combatté sul fronte ligure nella Zona operativa 1 dal 14 dicembre 1944 fino alla Liberazione nelle fila della IV Brigata Arnera, VI Divisione Garibaldi Bonfante. Ritornato a casa, sposò Luisa Prisco il 31 maggio del 1965. Morì a Somma Vesuviana il 22 novembre del 1971. Barra Gaetano nacque a Somma Vesuviana in via Annunziata il 2 aprile del 1913 dal muratore Giovanni e da Luigia Esposito. Fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare per attività partigiana con decreto del Presidente della Repubblica il 10 dicembre del 1990 con questa motivazione: …Volontario nelle file partigiane per l’onore della Patria, prese parte a tutti i combattimenti della 4a Brigata Albanese distinguendosi per valore e spirito di sacrificio. Durante un combattimento contro preponderanti forze tedesche, superiori per uomini e mezzi, fu il vero animatore del reparto e nel successivo contrattacco si lanciava fra i primi. Benché ferito raggiungeva la posizione nemica continuando a battersi fino alla completa fuga delle superstiti forze avversarie. Esempio di coraggio ed alto senso del dovere. S. Vasil Montepaganizza (Albania), 10 agosto 1944. Ritornato a Somma Vesuviana si sposò nel 1942 con Giacinta Raia e ivi morì il 22 agosto del 2003. Luigi D’Avino nacque a Somma Vesuviana in strada Ferrovia, attuale via Diaz, il 14 novembre del 1924 da Nicola, di condizione muratore, e da Gaetana Mautone. Subito dopo l’armistizio, durante il periodo militare, Luigi fu arrestato dai tedeschi e trasferito in Germania. Sul treno nei pressi di Vercelli, insieme ad un amico del posto, si lanciò dal finestrino, approfittando del rallentamento dei vagoni in una curva. Nascosto in un fienile, raggiunse le montagne del Biellese. Il 12 dicembre del 1944 entrò nella 182° Brigata partigiana Garibaldi di Piero Camana alias Primula, con il nome di battaglia Luigi. Con la fine della resistenza fece ritorno a Somma. Il 14 giugno del 1953 sposò a Cicciano, in provincia di Napoli, la signorina Maria Coppola. Morì a Bergamo il 24 novembre del 1999, dove visse gli ultimi anni con la figlia Tania. Vincenzo Giordano nacque a Somma Vesuviana in via Tirone il 25 agosto del 1924 da Pasquale, di condizione barbiere, e dalla donna di casa Rosa Perna. Arruolato a Biella nel leggendario 53° Reggimento Fanteria d’arresto Umbria, operò dal 4 aprile al 26 agosto del 1944 nel 115° battaglione Montebello della Guardia Nazionale Repubblicana. Iniziò l’attività partigiana con il nome di battaglia Vesuvio nella 18° Brigata Garibaldi, operante nel Canavese (TO), dal 26 agosto al 18 settembre del 1944. Aderì, successivamente, dal 20 settembre del 1944 all’ 8 giugno del 1945 alla 6° Divisione Alpina Canavesana G.L., che si trovava nel Comune di Feletto sotto la guida di Mario Costa, detto Diavolo Nero, e del Tenente Viano Luigi alias Bellandy. Questo gruppo era formato in prevalenza da giovani del posto e all’inizio svolgeva azioni di reclutamento e di smistamento degli sbandati ma, ben presto, avrebbe dato vita ad una delle più attive squadre d’azione, fornendo l’ossatura alla futura VI Divisione GL. Si guadagnò la stima dei propri compagni e dei suoi superiori. Tornato a Somma Vesuviana si sposò nel 1949 con Lorenza Polise e svolse l’attività di barbiere. Ottenne numerosi riconoscimenti al valore dal Comandante Walter Audisio, dal Generale Alexander, dal Ministro della Difesa Giovanni Spadolini e dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Morì a Somma Vesuviana il primo maggio del 2005 Vincenzo Muoio nacque a Somma Vesuviana in via Trivio il 18 luglio del 1919 da Federico, di condizione sacrestano, e da Raffaella Allocca. Proveniva anche lui da una antica famiglia: un suo antenato Giacomo Muojo fu sindaco del quartiere Prigliano di Somma nel 1759. Il 9 settembre del 1943, dopo che le organizzazioni civili e militari italiane avevano abbandonato il Comune francese di Mentone e lasciata la città in mano alle truppe tedesche, Vincenzo Muoio venne fatto prigioniero da una pattuglia tedesca e trasferito in una caserma a Mantova. Proclamò il suo No ad arruolarsi nei reparti della Repubblica di Salò e caricato su un treno con altri 1200 prigionieri fu inviato in Austria. A Pipiteno, in una curva della strada ferrata, Vincenzo, in compagnia di altri due commilitoni, saltò dal treno, raggiungendo a piedi Alessandria. Il giovane troverà alloggio presso una signora di Tortona e inizierà a fare il sarto. Il 25 maggio del 1944 Giorgio Almirante firmò il bando per la leva dei nati dal 1913 al 1927. La diserzione era punita all’epoca con la fucilazione. Il Muoio, allora, sceglierà la lotta armata. Si arruolò nella Brigata partigiana Garibaldi nel distaccamento di Enzo Moscarella. La zona di operazione era quella di Varzo, Sale, Viguzzolo. Partecipò ad azioni di approvvigionamento e a ben sei scontri a fuoco con i tedeschi. Distribuì armi tra le famiglie di antifascisti per un sollevamento generale, di cui si fece la prova in occasione dello sciopero generale delle fabbriche del Nord. Tornato a Somma Vesuviana si sposò con Carmela Muoio. Morì nella sua città natia il 20 giugno del 2005. Gaetano Arfé nacque a Somma Vesuviana il 12 novembre del 1925, figlio unico del bibliotecario Raffaele e dell’insegnante Maddalena Maffezzoli. A Napoli, nel 1942, Gaetano, nel frequentare l’Università, ebbe modo di conoscere Benedetto Croce e di prendere contatti col gruppo clandestino di Italia Libera. S’impegnò, con altri studenti, in una forte propaganda contro il regime, partecipando a riunioni spontanee di formazioni avverse: per questo motivo venne segnalato alle autorità fasciste. Quando a Napoli ci furono i primi arresti fra gli studenti, per ragioni di prudenza, Gaetano fu spedito dal padre Raffaele a Sondrio, presso uno zio paterno, impiegato all’Ufficio delle Imposte. Qui entrò in contatto con la rete antifascista locale e iniziò a far recapitare alle prime formazioni partigiane messaggi ed ordini emanati dal CLN. Scoperto in seguito ad una miserevole soffiata, subì alcune settimane di carcere. Rilasciato, capì che era arrivato il momento di operare una scelta più impegnativa. Il 15 settembre del 1944 si arruolò da partigiano nel Corpo Volontari della Libertà nella Prima Divisione Alpina di Valtellina delle Brigate Giustizia e Libertà fino alla Liberazione del 28 aprile. A guerra finita Arfé riprese la strada per Somma Vesuviana. Morì a Napoli il 12 settembre del 2007, dopo un’intensa e vistosa attività politica. Antonio Converti nacque a Napoli il 2 luglio del 1922 da Vincenzo e da Maria Monti. Soldato del 13° reggimento fanteria Pinerolo, aderì alla 183^ Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottiche) Carlo Franchi. Il Presidio di Rho della Guardia Nazionale Repubblicana, l’otto novembre del 1944, scriveva al Comando Guardia Nazionale Repubblicana di Saronno che alla pratica allegata si doveva dare precedenza assoluta trattandosi del Converti Antonio di un pericoloso elemento partigiano capo della banda che opera nella zona e responsabile dei gravi danni subiti dalle Forze Tedesche per i sabotaggi compiuti alla Polveriera di Ceriano Laghetto e al treno munizioni fatto saltare a Milano Lambrate. A carico del suddetto, evaso misteriosamente il 2u.s. da queste carceri, è stato già emesso mandato di cattura dalle S.S. Germaniche. Furono giorni di sangue e di speranza. Antonio Converti per continuare ad operare, fu costretto ad assumere falsa identità: si chiamò Angelo Basilico e lavorò, quale personale specializzato, presso il comando tedesco di Ceriano Laghetto. Il radioso giorno del 25 aprile del 1945 lo salutò ancora nell’Italia del Nord. La sua missione non era ancora terminata. Antonio Converti fu riassunto nel Corpo Volontari della Libertà, col grado di ufficiale, incaricato del Sottocentro Smobilitazione di Saronno. Poi la strada del ritorno nella sua città, dove fu insegnante e direttore del I Circolo Didattico in via Roma. Sposato con Pia Vecchione, si spense il 28 gennaio del 1980. Gaetano Russo nacque a Somma Vesuviana in via Tirone il 26 gennaio del 1920 da Domenico, di professione beccaio, e da Filomena Di Mauro. Giovane studente, stava conseguendo il diploma magistrale a Pomigliano D’Arco quando fu chiamato alle armi all’età di 21 anni. Inviato in Libia nel III Settore della Guardia di frontiera, Gaetano combatté per tre anni contro Inglesi e Americani, restando ferito all’arto inferiore destro in prima linea in un campo minato. Al rientro, stabilitosi, fu inviato al confine francese sempre come guardia di frontiera con il grado di sergente. All’indomani dell’8 settembre del 1943 rifiutò l’arruolamento nella RSI e dopo essere sfuggito miracolosamente alla fucilazione in un rastrellamento, aderì alla Resistenza dove combatté dapprima con Giustizia e Libertà e, poi, nella 104° Brigata partigiana Garibaldi dal primo settembre 1944 al 7 giugno 1945. Il numero di partigiano piemontese era 004097del CLN, codice Vc13276, fascicolo 0013201g. Sposato con Donna Carolina Aliperta, morì il 25 novembre del 1992.

VinGustandoItalia, il cibo spazzatura coma una droga

  Perché certi alimenti malsani sono così appetitosi? Diciamoci la verità, chi di noi non è stato attratto e non ha mangiato almeno una volta una “schifezza”. Che buone quelle patatine fritte in sacchetto, i pop corn, la pizza surgelata, il gelato confezionato, i würstel, gli hamburger e gli hot dog, ma anche le caramelle, i dolciumi, le bevande zuccherate e molti cibi già confezionati e pronti che troviamo al supermercato. L’espressione cibo spazzatura (junk food), comunemente riferito ai prodotti alimentari ricchi di calorie ma di scarso valore nutritivo, fu coniata nel 1972 da Michael Jacobson, direttore del Center for Science in the Public Interest di Washington (USA) che disse: “Le bibite sono la quintessenza del junk food, tutto zucchero e calorie senza nessun nutriente”. Tra gli studi più allarmanti sul cibo spazzatura, quello pubblicato su Frontiers in Psychology, secondo cui il junk food riduce l’appetito per i nuovi sapori (che normalmente ci aiuta a mantenere una dieta bilanciata) e uno della University of South Wales, che ha dimostrato che topi alimentati con una dieta ricca di grassi e zuccheri presentavano alterazioni notevoli della memoria dopo appena una settimana. Ma cosa rende certi alimenti poco sani così appetitosi? Secondo alcuni studiosi, i produttori di cibo spazzatura lavorano su una perfetta combinazione di sale, zucchero e grassi per creare l’iper-palatabilità, una nuova e amplificata sensibilità del gusto, che eccita il cervello e crea dipendenza. All’Istituto Scripps di Jupiter, in Florida hanno dimostrato che il junk food agisce sui recettori della dopamina (e dunque sull’organismo)come una droga, spingendo verso la dipendenza chi ne consuma abitualmente. Gli alimenti ultra-processati, o ultra-trasformati, sarebbero – secondo la definizione di un’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) – quelli che, oltre a zucchero, sale, oli e grassi aggiunti, contengono come additivi sostanze estratte dagli alimenti (come caseina, siero di latte e proteine isolate), o sostanze sintetizzate da componenti alimentari (come oli idrogenati, amidi modificati e aromi) non utilizzate normalmente nella preparazione casalinga dei cibi. Una dieta in cui questi cibi hanno la prevalenza, a scapito di cibi freschi, è stata collegata all’obesità e a un aumento di diabete, pressione arteriosa e colesterolo, tutti a loro volta fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Tenendo conto di altri fattori di rischio conosciuti, tra cui l’età, la storia familiare, il fumo, la quantità di attività fisica, dall’analisi è stato comunque isolato un aumento specifico del rischio di tumore attribuibile all’alimentazione. Un team di istituzioni di ricerca di Francia e Brasile ha analizzato i dati raccolti nell’ambito di un vasto studio, NutriNet-Santè, che analizza le relazioni tra salute e alimentazione. Secondo lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal, a un 10 per cento in più, di consumo di alimenti ultra-processati nella dieta, corrisponde un innalzamento complessivo del 12 per cento del rischio di cancro. Per alcuni tumori, come quello del seno, l’aumento del rischio è stato dell’11 per cento; per altri tipi, come quelli della prostata e del colon-retto, non sono invece emerse associazioni significative con il consumo degli stessi prodotti. D’altra parte, il consumo di cibi freschi – frutta, verdura, legumi, riso, pasta, uova, carne, pesce e latte – è stato associato a una diminuzione del rischio di cancro in generale e di tumore del seno. Il cibo servito nei fast food è generalmente considerato poco salutare. Tuttavia, negli ultimi anni le più grandi catene di fast food hanno cercato di promuovere un’alimentazione più sana (introducendo nei loro menù cibi più salubri, come per esempio insalate o alimenti tipici della tradizione culinaria occidentale). In effetti, questi cibi più sani hanno meno calorie, ma bisogna fare attenzione al loro contenuto: una porzione di insalata con pezzi di pollo alla griglia contiene poche calorie, ma se si ordina un’insalata arricchita con pollo fritto, formaggio, mozzarella o bacon le calorie salgono quasi all’equivalente nutrizionale di un panino con hamburger tradizionale. Ricercatori dell’Università di Liverpool nel Regno Unito hanno esposto 60 bambini, tra i 9 e gli 11 anni, a pubblicità alimentari e di giocattoli, scoprendo che gli spot alimentari li spingevano a mangiare di più. La cosa era ancora più evidente nei bambini obesi, che dopo la pubblicità aumentavano il consumo di cibo (134%), rispetto ai bambini in sovrappeso (101%) e ai bambini di peso normale (84%). Le statistiche dimostrano che il consumo di cibo spazzatura diminuisce nei Paesi che regolano la la pubblicità di junk food come Australia (proibita qualsiasi pubblicità di alimenti per i minori di 14 anni), Olanda (niente pubblicità di dolci per i minori di 12), Svezia (non è permesso usare personaggi dei cartoni animati per la pubblicità) e Norvegia (proibita qualsiasi forma di pubblicità rivolta ai bambini). La buona notizia? Il 21 gennaio 2015 si è svolto il convegno di “OKkio alla Salute” (un sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie italiane): rispetto alle precedenti rilevazioni si è osservata una progressiva diminuzione della percentuale di bambini di 8-9 anni in eccesso ponderale: il 20,9% è in sovrappeso (23,2% nel 2008) e il 9,8% obeso (12% nel 2008). I ricercatori hanno evidenziato miglioramenti anche per quanto riguarda alcuni comportamenti sedentari e abitudini alimentari. L’Italia insomma resiste al junk food. Contengono troppi zuccheri, sale, conservanti, sono poveri di vitamine e di fibre: alimenti come snack, merendine, pasti pronti, oltre alle bibite gassate, non hanno certo fama di giovare alla salute. Inoltre, vasti studi hanno rilevato uno dei primi indizi concreti di un possibile legame tra il consumo dei cosiddetti “cibi ultra-trasformati” e il cancro. Invece che mangiare una merendina, meglio mangiare una bella fetta di pane con olio, sale e pomodoro come facevano le nostre nonne. (fonte foto: rete internet)

Bella ciao, il canto del Partigiano morto per la libertà

La nostra Repubblica, nata il 2 giugno del 1946 grazie all’esito del referendum istituzionale, è antifascista per costituzione e Bella ciao, il canto del Partigiano morto per la libertà, è la canzone che meglio rappresenta la Resistenza antifascista, la lotta partigiana e la Liberazione dal nazifascismo datata 25 aprile 1945.   Alcuni storici della canzone italiana individuano nel testo e nella musica influenze dei canti di lavoro delle mondine, altri la fanno risalire addirittura al Cinquecento francese. La scelta di consacrare Bella ciao a canto partigiano è nata dalla volontà di elaborare un testo che includesse i valori universali di libertà e di opposizione alle dittature e alla guerra, senza riferimenti politici o religiosi. Sarebbe stato difficile, altrimenti, unire le varie anime antifasciste che avevano lottato contro il nazifascismo, così diverse tra loro negli ideali eppure unite nella lotta comune contro l’invasor. Nel settantaseiesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, vogliamo idealmente cantarla insieme ai nostri lettori contro ogni forma di oppressione e di discriminazione. «Una mattina mi son svegliato, oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor. O partigiano, portami via, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! O partigiano, portami via, ché mi sento di morir. E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir. E seppellire lassù in montagna, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E seppellire lassù in montagna sotto l’ombra di un bel fior. E le genti che passeranno o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E le genti che passeranno Ti diranno «Che bel fior!» «È questo il fiore del partigiano», o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! «È questo il fiore del partigiano morto per la libertà!»

Casamarciano, nel Giorno della Liberazione l’inno di Mameli riecheggia nelle strade del Comune

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Casamarciano.

L’inno di Mameli itinerante nel “Giorno della Liberazione” riecheggiare tra le strade cittadine.

Nessuna manifestazione pubblica in linea con le disposizioni anti Covid19 ma piccole tappe musicali itineranti con l’inno di Mameli a richieggiare tra le strade cittadine.
L’iniziativa è dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmela De Stefano che per il “Giorno della Liberazione” in programma domani, domenica 25 aprile, lancia l’invito ai suoi concittadini di unirsi virtualmente all’appuntamento esponendo il tricolore sui balconi delle proprie abitazioni.
Contemporaneamente la protezione civile girerà per le strade diffondendo l’inno d’Italia.
È ancora un momento difficile per la nostra comunità e per il mondo intero e riscoprirsi comunità assume un valore importantissimo – dichiara il sindaco Carmela De StefanoFacciamo memoria della nostra storia non dimenticando mai il sacrificio di quanti sono caduti per la patria”.

Le ricette di Biagio: orata al pomodoro. E Virgilio fondò a Napoli “la Pietra del Pesce”

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Tra i meriti e i prodigi che il Medioevo attribuì a Virgilio “Mago”, protettore della città di  Napoli, c’è anche quello di aver convinto i pescatori a spostare il “mercato” del pesce dalle spiagge, impestate dai putridi odori, allo spazio che venne poi chiamato “La Pietra del Pesce”. Il ruolo dei “capi-paranza”. Il sapore dell’orata descritto da Ippolito Cavalcanti. I pescivendoli napoletani nella descrizione di Carlo Tito Dalbono.     Ingredienti  (6 persone): 1 orata di almeno kg. 1,5; gr. 125 di burro; 1 bicchiere di vino bianco secco; gr.500 di passata di pomodoro; 1 cipolla;  1 peperoncino tagliato a rondelle; 1 ciuffo di prezzemolo; alcune foglie di timo e di maggiorana; sale e pepe q.b. Quando l’orata – opportunamente squamata e sventrata, e collocata in una pirofila con il vino, metà del burro e un po’ d’acqua- incomincia a prendere colore, si aggiungono le foglie di timo e di maggiorana, il prezzemolo tritato e le rondelle del peperoncino. La cottura continua per mezz’ora. In una casseruola si soffrigge il resto del burro con la cipolla tritata; non appena la cipolla imbiondisce, si versa nella casseruola la passata di pomodoro e si dispone la cottura a fuoco medio per circa mezz’ora. Poi si tolgono dalla pirofila gli odori e il pesce, si aggiunge la salsa di pomodoro al fondo di cottura e si fa in modo che prenda sapore. La salsa va versata sul pesce:  il tutto passa per il forno per qualche minuto. Il “piatto” va in tavola molto caldo.( L’immagine del “piatto” è pubblicata sul blog “cookpad”).   Il quartiere Pendino era, a metà dell’Ottocento, il centro di importanti attività artigianali. Vi tenevano bottega i “chiodaroli”, che fabbricavano chiodi di ogni misura, i “tornieri”, e cioè i fabbri che usavano il tornio, i “gaiolari” che montavano gabbie e gli “scoppettieri”, che non solo costruivano “schioppi”, ma erano anche abili nel modificarli. Si può agevolmente immaginare da che tipi di persone venissero frequentate le officine di questi armieri. Davanti alla “bella e ricca Chiesa di Santa Maria delle Grazie”, poco lontano dalla “Loggia di Genova”, c’era la “Pietra del Pesce”, il mercato dei “grossisti” del pesce, che i Napoletani chiamavano, con un nome equivoco, “capi-paranza”. Questi “mercatanti all’ingrosso” distribuivano ogni giorno la merce ai pescivendoli che “ da un momento all’altro – scrive Carlo Tito Dalbono – sia con i cestelli, sia con le sporticciuole di giunchi invadono tutto quanto è l’abitato, gridando e replicando intorno il nome di quel che portano in mostra ed al nome aggiungono una serie di epiteti vezzeggiativi e chiamano i pesci, garofani, perché i golosi solluccherati dal nome , si affaccino e invitino il pescivendolo a venir su”. Non tutti i “grossisti” trattavano le orate, che costavano molto ed erano destinate  solo alle tavole dei ricchi. “La carne di questo pesce – scrive Ippolito Cavalcanti – è bianca, delicata, di ottimo gusto, benché asciutta, e somministra buon nutrimento e facilissimo alla digestione.”. Non a caso il nostro Biagio ha inumidito questa asciuttezza con il vino bianco, con il peperoncino e con le erbe aromatiche. Tra gli scogli di Pozzuoli si pescavano orate di “carne gustosa”, ma troppo piccole: le migliori venivano dalla Provenza e dalla Sicilia. Infatti il “grossista” Giovanni Cuomo, noto alla polizia borbonica e a quella dell’Italia unita per i suoi traffici da usuraio, veniva chiamato “ il siciliano” perché dai mercati di Palermo gli arrivavano “tranci di tonno conciato” e “orate nel sale”. Egli apparteneva alla “paranza” di quel Vincenzo Gambardella che nel 1852 la polizia mandò in soggiorno obbligato a Ottajano. Virgilio fu per Napoli “Maestro” e “Mago”: il Medioevo si divertì a trasformare il poeta dell’Eneide in un vero e proprio protettore della città. Gli si attribuì anche il merito di aver convinto i pescatori a trasferire ceste e “spaselle” dalla spiaggia allo spazio che poi si chiamò “Pietra del Pesce”, a pulire il pesce sui banchi di pietra e a raccogliere, concluso il mercato, e a portar via i resti liberando il quartiere dai fetidi odori della putrescenza. Ma i verbali della polizia ci raccontano, per tutto l’ Ottocento, che il fetore gravava su quel luogo come una “malora”.

Somma Vesuviana, manifestazione del 25 aprile nella scuola San Giovanni Bosco/Summa Villa

Riceviamo e pubblichiamo dl Comune di Somma Vesuviana Raia (Referente Cultura dell’Anpi Napoli): “Liberazione non significa soltanto liberazione dai nazifascisti ma anche immaginare un universo, immaginare un mondo migliore dove trionfi la giustizia, l’uguaglianza, dove trionfino tutti i sentimenti positivi dell’uomo”. Perna (Ass. alla Cultura): “ E domani ben tre eventi: ore 16 in Piazza Vittorio Emanuele III, ore 16 e 30 dinanzi alla lapide di Gino Auriemma e a seguire davanti alla lapide del partigiano Ferdinando Aliperta”. Di Sarno ( Sindaco) : “Rivederci e guardarci viso a viso, ascoltare i ragazzi: questa è stata la grande novità dell’evento di oggi a Somma Vesuviana ed è ancora più significativo che il tutto sia avvenuto in occasione di una manifestazione voluta ed ideata per ricordare quei cittadini, combattenti antifascisti che hanno dato la loro vita per difendere la nostra libertà”. La musica dei giovani della San Giovanni Bosco – Summa Villa, scuola alla quale scrisse il Presidente della Repubblica, per la Liberazione E Domani – Sabato 24 Aprile – le storie dirette – Ore 16 e 30 commemorazione in Piazza Vittorio Emanuele III dinanzi alle Bandiere e al Monumento ai Caduti, poi a seguire al Borgo dinanzi alle lapidi di Gino Auriemma e del partigiano Ferdinando Aliperta. “L’Amministrazione Comunale di Somma Vesuviana che è stata molto sensibile all’invocazione e alla manifestazione organizzata dall’Anpi nazionale che quest’anno ha dedicato il 25 Aprile alle Strade della Liberazione e dal momento in cui a Somma abbiamo 7 strade dedicate ad antifascisti nazionali che hanno combattuto ed alcuni si sono anche immolati per donare la liberà agli italiani più la lapide di un partigiano che è caduto in Valle D’Aosta, questa mattina abbiamo ricordato gli 8 antifascisti che richiamano i nomi di  Don MinzoniTurati,  G.AmmendolaGramsciMatteotti Gobetti  e i due antifascisti locali di cui uno è Gino Auriemma e l’altro Ferdinando Aliperta che oltre ad essere antifascista è stato anche partigiano combattente ed è caduto a GRESSONEY-SAINT-JEAN , in Valle D’Aosta, dove c’è anche una lapide che lo ricorda ed i cui resti mortali sono stati traslati a Somma Vesuviana qualche anno fa per una degna sepoltura nella terra natia. Questo è un momento che non bisogna soltanto far ricordare ma che bisogna anche far rivivere in tutti i modi possibili. Liberazione non significa soltanto liberazione dai nazifascisti ma anche immaginare un universo, immaginare un mondo migliore dove trionfi la giustizia, l’uguaglianza, dove trionfino tutti i sentimenti positivi dell’uomo. Noi siamo ancora in una liberazione incompiuta, purtroppo! Basta guardarci attorno per vedere quello che succede, ad esempio poche ore fa sono morti oltre 100 immigranti nel Mediterraneo. Ricordare questi valori con i giovani e nella fattispecie con gli studenti di Somma Vesuviana, significa mettere una pietra per la costruzione di un mondo migliore perché i giovani sono la speranza ed il futuro”. Lo ha affermato Ciro Raia, intellettuale, docente e Responsabile Cultura dell’ Anpi Napoli, intervenendo oggi alla manifestazione voluta ed ideata dalla Scuola Media San Giovanni Bosco – Summa Villa di Somma Vesuviana, nel napoletano che è anche scuola ad indirizzo musicale. Proprio il 2 Giugno dello scorso anno, questa scuola, fu destinataria di un bellissimo messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ricordava l’importanza dei valori della democrazia, della cultura e della libertà, ringraziando il Dirigente Ernesto Piccolo per avere messo insieme i tanti ragazzi delle Scuole ad indirizzo musicale della Campania in nome della Repubblica Italiana e dei suoi valori. Però quello che accadrà a Somma sarà un qualcosa di più: una due giorni dedicata alla Festa della Liberazione! Una due giorni diversa. “Rivederci e guardarci viso a viso, ascoltare i ragazzi: questa è stata la grande novità dell’evento di oggi a Somma Vesuviana ed è ancora più significativo che il tutto sia avvenuto in occasione di una manifestazione voluta ed ideata per ricordare quei cittadini, combattenti antifascisti che hanno dato la loro vita per difendere la nostra libertà. A Somma Vesuviana abbiamo 7 strade ed una lapide. Una lapide dedicata al partigiano Ferdinando Aliperta che ha perso la vita lontano dalla sua città. A Somma Vesuviana ci sono 7 strade ed una lapide dedicate a 8 antifascisti. Ed allora con il prof. Ciro Raia e con il Dirigente Ernesto Piccolo  – ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – abbiamo pensato di dividere la Festa in due giorni. Oggi abbiamo messo al centro le storie e la musica, domani ritorneranno le storie.  Domani, Domenica 25 Aprile, alle ore 16 in Piazza Vittorio Emanuele III avremo la funzione dinanzi alle Bandiere e al Monumento dedicato ai caduti, poi alle 16 e 30 saremo al Largo Gino Auriemma antifascista sommese e deporremo una corona di alloro sulla sua lapide. Alle 16 e 45 saremo in vece nel Borgo antico del Casamale per deporre una corona di alloro sulla lapide del partigiano sommese Ferdinando Aliperta caduto per la libertà in Valle D’Aosta. Le sette strade sono: Don Minzoni, Turati,  G.Ammendola, Gramsci, Matteotti, Auriemma, e Gobetti”. Dunque domani ben tre eventi importanti: ore 16 in Piazza Vittorio Emanuele III, ore 16 e 30 dinanzi alla lapide di Gino Auriemma e a seguire deposizione della corona di alloro sulla lapide del partigiano Ferdinando Aliperta. “Ricordare vuol dire trasmettere alle giovani memorie ciò che gli uomini hanno fatto ma anche ciò che altri uomini hanno difeso e cioè le idee, i valori, la libertà. Il messaggio è chiaro: per gli ideali si da anche la vita. Ricordare significa non dimenticare i valori  – ha dichiarato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana – per i quali combattere come il senso di giustizia e di libertà”.  Presente all’evento anche l’assessore Ciro Cimmino. E la scuola ha amato ricordare che i valori, la memoria, sono insiti nel messaggio universale della musica e nell’offerta educativa e formativa. La Scuola poteva limitarsi ad una conferenza in WeBinar ed invece, questo è il grande segnale proveniente da Somma Vesuviana, ha voluto la musica e che fosse questa musica ascoltata in presenza ma sempre nel rispetto delle norme sanitarie. “La liberazione è anche la libertà di scegliere di poter agire e di sapere scegliere ed agire. La musica aiuta a scegliere la libertà  – ha dichiarato la prof.ssa Vincenza Angri, Vice Preside della Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco – Summa Villa” portando i saluti del dirigente scolastico prof. Ernesto Piccolo –  ed offre l’opportunità di fare uscire l’interiorità soprattutto nei nostri ragazzi ed in particolare in questo momento drammatico in cui proprio i giovani sono costretti a stare dietro ad uno schermo. La musica li aiuta a farli venire fuori a fare uscire i loro pensieri e le loro emozioni”. E domani, Domenica 25 Aprile gli eventi saranno addirittura tre e quasi in contemporanea.  

Ci lascia Milva, la Rossa della canzone

Da tempo malata ci lascia Milva. La chiamavano “la pantera di Goro”, in riferimento al piccolo borgo in provincia di Ferrara in cui era nata nel 1939.     Milano l’ha adottata e a Milva il grande milanese Enzo Jannacci ha dedicato la canzone La rossa che ha contribuito a rendere ancora più iconiche la sua sfavillante e folta chioma e la sua incrollabile fede politica di sinistra. Non a caso gli altri milanesi suoi grandi amici ed estimatori sono stati Alda Merini, Dario Fo e Franca Rame e non a caso il presidente provinciale di Milano dell’Anpi, per una bella coincidenza proprio alla vigilia del 25 aprile, oggi la ricorda così: “Ci ha lasciato una grande protagonista della musica italiana, una grande artista, colta e sensibile, legatissima ai valori dell’antifascismo”. Nel 1965 Milva al Piccolo Teatro ha interpretato i Canti della Libertà, compiendo il primo passo di un trentennale sodalizio con Giorgio Strehler. Nella sua lunga e luminosa carriera è passata dalla canzone popolare alla musica di Battiato e di Morricone, alle opere del drammaturgo Bertolt Brecht fino alle canzoni dei grandi compositori greci, francesi e tedeschi. Ha riscosso grandi consensi in Giappone, Corea, Grecia, Spagna e Sudamerica oltre che in Francia e in Germania, nazioni queste ultime che le hanno conferito alte onorificenze a testimonianza della sua elevata statura artistica. Con lei se ne va una grande protagonista della cultura, una delle più grandi interpreti della musica d’autore e del teatro canzone del ‘900.