CONDIVIDI

 

Perché certi alimenti malsani sono così appetitosi?

Diciamoci la verità, chi di noi non è stato attratto e non ha mangiato almeno una volta una “schifezza”. Che buone quelle patatine fritte in sacchetto, i pop corn, la pizza surgelata, il gelato confezionato, i würstel, gli hamburger e gli hot dog, ma anche le caramelle, i dolciumi, le bevande zuccherate e molti cibi già confezionati e pronti che troviamo al supermercato. L’espressione cibo spazzatura (junk food), comunemente riferito ai prodotti alimentari ricchi di calorie ma di scarso valore nutritivo, fu coniata nel 1972 da Michael Jacobson, direttore del Center for Science in the Public Interest di Washington (USA) che disse: “Le bibite sono la quintessenza del junk food, tutto zucchero e calorie senza nessun nutriente”. Tra gli studi più allarmanti sul cibo spazzatura, quello pubblicato su Frontiers in Psychology, secondo cui il junk food riduce l’appetito per i nuovi sapori (che normalmente ci aiuta a mantenere una dieta bilanciata) e uno della University of South Wales, che ha dimostrato che topi alimentati con una dieta ricca di grassi e zuccheri presentavano alterazioni notevoli della memoria dopo appena una settimana. Ma cosa rende certi alimenti poco sani così appetitosi? Secondo alcuni studiosi, i produttori di cibo spazzatura lavorano su una perfetta combinazione di sale, zucchero e grassi per creare l’iper-palatabilità, una nuova e amplificata sensibilità del gusto, che eccita il cervello e crea dipendenza. All’Istituto Scripps di Jupiter, in Florida hanno dimostrato che il junk food agisce sui recettori della dopamina (e dunque sull’organismo)come una droga, spingendo verso la dipendenza chi ne consuma abitualmente. Gli alimenti ultra-processati, o ultra-trasformati, sarebbero – secondo la definizione di un’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) – quelli che, oltre a zucchero, sale, oli e grassi aggiunti, contengono come additivi sostanze estratte dagli alimenti (come caseina, siero di latte e proteine isolate), o sostanze sintetizzate da componenti alimentari (come oli idrogenati, amidi modificati e aromi) non utilizzate normalmente nella preparazione casalinga dei cibi. Una dieta in cui questi cibi hanno la prevalenza, a scapito di cibi freschi, è stata collegata all’obesità e a un aumento di diabete, pressione arteriosa e colesterolo, tutti a loro volta fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Tenendo conto di altri fattori di rischio conosciuti, tra cui l’età, la storia familiare, il fumo, la quantità di attività fisica, dall’analisi è stato comunque isolato un aumento specifico del rischio di tumore attribuibile all’alimentazione. Un team di istituzioni di ricerca di Francia e Brasile ha analizzato i dati raccolti nell’ambito di un vasto studio, NutriNet-Santè, che analizza le relazioni tra salute e alimentazione. Secondo lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal, a un 10 per cento in più, di consumo di alimenti ultra-processati nella dieta, corrisponde un innalzamento complessivo del 12 per cento del rischio di cancro. Per alcuni tumori, come quello del seno, l’aumento del rischio è stato dell’11 per cento; per altri tipi, come quelli della prostata e del colon-retto, non sono invece emerse associazioni significative con il consumo degli stessi prodotti. D’altra parte, il consumo di cibi freschi – frutta, verdura, legumi, riso, pasta, uova, carne, pesce e latte – è stato associato a una diminuzione del rischio di cancro in generale e di tumore del seno. Il cibo servito nei fast food è generalmente considerato poco salutare. Tuttavia, negli ultimi anni le più grandi catene di fast food hanno cercato di promuovere un’alimentazione più sana (introducendo nei loro menù cibi più salubri, come per esempio insalate o alimenti tipici della tradizione culinaria occidentale). In effetti, questi cibi più sani hanno meno calorie, ma bisogna fare attenzione al loro contenuto: una porzione di insalata con pezzi di pollo alla griglia contiene poche calorie, ma se si ordina un’insalata arricchita con pollo fritto, formaggio, mozzarella o bacon le calorie salgono quasi all’equivalente nutrizionale di un panino con hamburger tradizionale. Ricercatori dell’Università di Liverpool nel Regno Unito hanno esposto 60 bambini, tra i 9 e gli 11 anni, a pubblicità alimentari e di giocattoli, scoprendo che gli spot alimentari li spingevano a mangiare di più. La cosa era ancora più evidente nei bambini obesi, che dopo la pubblicità aumentavano il consumo di cibo (134%), rispetto ai bambini in sovrappeso (101%) e ai bambini di peso normale (84%). Le statistiche dimostrano che il consumo di cibo spazzatura diminuisce nei Paesi che regolano la la pubblicità di junk food come Australia (proibita qualsiasi pubblicità di alimenti per i minori di 14 anni), Olanda (niente pubblicità di dolci per i minori di 12), Svezia (non è permesso usare personaggi dei cartoni animati per la pubblicità) e Norvegia (proibita qualsiasi forma di pubblicità rivolta ai bambini). La buona notizia? Il 21 gennaio 2015 si è svolto il convegno di “OKkio alla Salute” (un sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie italiane): rispetto alle precedenti rilevazioni si è osservata una progressiva diminuzione della percentuale di bambini di 8-9 anni in eccesso ponderale: il 20,9% è in sovrappeso (23,2% nel 2008) e il 9,8% obeso (12% nel 2008). I ricercatori hanno evidenziato miglioramenti anche per quanto riguarda alcuni comportamenti sedentari e abitudini alimentari. L’Italia insomma resiste al junk food. Contengono troppi zuccheri, sale, conservanti, sono poveri di vitamine e di fibre: alimenti come snack, merendine, pasti pronti, oltre alle bibite gassate, non hanno certo fama di giovare alla salute. Inoltre, vasti studi hanno rilevato uno dei primi indizi concreti di un possibile legame tra il consumo dei cosiddetti “cibi ultra-trasformati” e il cancro. Invece che mangiare una merendina, meglio mangiare una bella fetta di pane con olio, sale e pomodoro come facevano le nostre nonne.

(fonte foto: rete internet)