Somma Vesuviana, 25 aprile, l’importanza della memoria

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Il 14 aprile del 1945 si concluse l’attività partigiana. Nell’articolo seguente, il Centro Studi dell’Archivio storico municipale rivela otto racconti, che riassumono le gesta di chi si oppose al nazifascismo nell’ambito della guerra di liberazione italiana.

 

 

I simboli –  spiega il prof. Ciro Raia dell’ANPI – rappresentano un modello, una guida a cui far riferimento, un indirizzo, quasi un senso da dare al cammino di ogni uomo. Il 25 aprile deve acquistare sempre più senso, più significato, non solo di memoria, ma ancor più di costruzione del nostro avvenire.

Furono otto i valorosi sommesi, che non solo parteciparono attivamente alla guerra di liberazione, ma riuscirono a ritornare indenni in paese. Gli unici due giovani partigiani, che il destino mise davanti alle canne dei mitra, furono Ferdinando Aliperta (1919 – 1944) ed Arcangelo Capasso (1921 – 1945), a cui riserveremo in futuro un capitolo a parte.

Se oggi possiamo ritrovarci qui come cittadini liberi di una Repubblica Democratica – afferma il Sindaco Dott. Salvatore Di Sarno –  è solamente grazie a questi coraggiosi patrioti che seppero scegliere di combattere il nazifascismo nel nome della libertà a costo della loro stessa vita.

Comunque, non tutti quelli che parteciparono alla Resistenza hanno potuto fregiarsi nel tempo della qualifica di partigiano, come spiega il prof. Mimmo Parisi. Per quanto possa sembrare assurdo, l’attribuzione della qualifica a coloro che avevano partecipato alla Lotta di Liberazione, seguì un criterio fortemente meritocratico in virtù dapprima di un Decreto luogotenenziale del 5 aprile 1945 n°158, e successivamente di un Decreto legislativo luogotenenziale del 21 agosto 1945, n°518, dal titolo Disposizioni concernenti il riconoscimento delle qualifiche dei partigiani e l’esame delle proposte di ricompense, che abrogava il precedente. A tal uopo furono istituite Commissioni regionali al fine di vagliare e definire la posizione dei partigiani. Le qualifiche individuate furono tre: partigiano, patriota e benemerito. Sottolineo  – conclude il prof. Mimmo Parisi –  come i criteri basati su dati oggettivi, quasi esclusivamente militari, adottati per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, abbiano di fatto fortemente penalizzato le donne e in genere chi svolse un’attività soprattutto di supporto logistico, assistenziale, informativo, solo in alcuni casi recuperata dalla qualifica di benemerito o, addirittura, come nel caso del nostro concittadino D’Avino Luigi, da nessuna qualifica, nonostante l’attività partigiana svolta. Al di là della triplice distinzione, resta il fatto che tutti hanno sostenuto lo stesso ideale.

Antonio Fornaro nacque a Somma Vesuviana in via Macedonia il 10 luglio del 1916 da Salvatore, di condizione muratore, e da Angela Giugliano. Partigiano col nome di battaglia Nino, combatté sul fronte ligure nella Zona operativa 1 dal 14 dicembre 1944 fino alla Liberazione nelle fila della IV Brigata Arnera, VI Divisione Garibaldi Bonfante. Ritornato a casa, sposò Luisa Prisco il 31 maggio del 1965. Morì a Somma Vesuviana il 22 novembre del 1971.

Barra Gaetano nacque a Somma Vesuviana in via Annunziata il 2 aprile del 1913 dal muratore Giovanni e da Luigia Esposito. Fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare per attività partigiana con decreto del Presidente della Repubblica il 10 dicembre del 1990 con questa motivazione: …Volontario nelle file partigiane per l’onore della Patria, prese parte a tutti i combattimenti della 4a Brigata Albanese distinguendosi per valore e spirito di sacrificio. Durante un combattimento contro preponderanti forze tedesche, superiori per uomini e mezzi, fu il vero animatore del reparto e nel successivo contrattacco si lanciava fra i primi. Benché ferito raggiungeva la posizione nemica continuando a battersi fino alla completa fuga delle superstiti forze avversarie. Esempio di coraggio ed alto senso del dovere. S. Vasil Montepaganizza (Albania), 10 agosto 1944. Ritornato a Somma Vesuviana si sposò nel 1942 con Giacinta Raia e ivi morì il 22 agosto del 2003.

Luigi D’Avino nacque a Somma Vesuviana in strada Ferrovia, attuale via Diaz, il 14 novembre del 1924 da Nicola, di condizione muratore, e da Gaetana Mautone. Subito dopo l’armistizio, durante il periodo militare, Luigi fu arrestato dai tedeschi e trasferito in Germania. Sul treno nei pressi di Vercelli, insieme ad un amico del posto, si lanciò dal finestrino, approfittando del rallentamento dei vagoni in una curva. Nascosto in un fienile, raggiunse le montagne del Biellese. Il 12 dicembre del 1944 entrò nella 182° Brigata partigiana Garibaldi di Piero Camana alias Primula, con il nome di battaglia Luigi. Con la fine della resistenza fece ritorno a Somma. Il 14 giugno del 1953 sposò a Cicciano, in provincia di Napoli, la signorina Maria Coppola. Morì a Bergamo il 24 novembre del 1999, dove visse gli ultimi anni con la figlia Tania.

Vincenzo Giordano nacque a Somma Vesuviana in via Tirone il 25 agosto del 1924 da Pasquale, di condizione barbiere, e dalla donna di casa Rosa Perna. Arruolato a Biella nel leggendario 53° Reggimento Fanteria d’arresto Umbria, operò dal 4 aprile al 26 agosto del 1944 nel 115° battaglione Montebello della Guardia Nazionale Repubblicana. Iniziò l’attività partigiana con il nome di battaglia Vesuvio nella 18° Brigata Garibaldi, operante nel Canavese (TO), dal 26 agosto al 18 settembre del 1944. Aderì, successivamente, dal 20 settembre del 1944 all’ 8 giugno del 1945 alla 6° Divisione Alpina Canavesana G.L., che si trovava nel Comune di Feletto sotto la guida di Mario Costa, detto Diavolo Nero, e del Tenente Viano Luigi alias Bellandy. Questo gruppo era formato in prevalenza da giovani del posto e all’inizio svolgeva azioni di reclutamento e di smistamento degli sbandati ma, ben presto, avrebbe dato vita ad una delle più attive squadre d’azione, fornendo l’ossatura alla futura VI Divisione GL. Si guadagnò la stima dei propri compagni e dei suoi superiori. Tornato a Somma Vesuviana si sposò nel 1949 con Lorenza Polise e svolse l’attività di barbiere. Ottenne numerosi riconoscimenti al valore dal Comandante Walter Audisio, dal Generale Alexander, dal Ministro della Difesa Giovanni Spadolini e dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Morì a Somma Vesuviana il primo maggio del 2005

Vincenzo Muoio nacque a Somma Vesuviana in via Trivio il 18 luglio del 1919 da Federico, di condizione sacrestano, e da Raffaella Allocca. Proveniva anche lui da una antica famiglia: un suo antenato Giacomo Muojo fu sindaco del quartiere Prigliano di Somma nel 1759. Il 9 settembre del 1943, dopo che le organizzazioni civili e militari italiane avevano abbandonato il Comune francese di Mentone e lasciata la città in mano alle truppe tedesche, Vincenzo Muoio venne fatto prigioniero da una pattuglia tedesca e trasferito in una caserma a Mantova. Proclamò il suo No ad arruolarsi nei reparti della Repubblica di Salò e caricato su un treno con altri 1200 prigionieri fu inviato in Austria. A Pipiteno, in una curva della strada ferrata, Vincenzo, in compagnia di altri due commilitoni, saltò dal treno, raggiungendo a piedi Alessandria. Il giovane troverà alloggio presso una signora di Tortona e inizierà a fare il sarto. Il 25 maggio del 1944 Giorgio Almirante firmò il bando per la leva dei nati dal 1913 al 1927. La diserzione era punita all’epoca con la fucilazione. Il Muoio, allora, sceglierà la lotta armata. Si arruolò nella Brigata partigiana Garibaldi nel distaccamento di Enzo Moscarella. La zona di operazione era quella di Varzo, Sale, Viguzzolo. Partecipò ad azioni di approvvigionamento e a ben sei scontri a fuoco con i tedeschi. Distribuì armi tra le famiglie di antifascisti per un sollevamento generale, di cui si fece la prova in occasione dello sciopero generale delle fabbriche del Nord. Tornato a Somma Vesuviana si sposò con Carmela Muoio. Morì nella sua città natia il 20 giugno del 2005.

Gaetano Arfé nacque a Somma Vesuviana il 12 novembre del 1925, figlio unico del bibliotecario Raffaele e dell’insegnante Maddalena Maffezzoli. A Napoli, nel 1942, Gaetano, nel frequentare l’Università, ebbe modo di conoscere Benedetto Croce e di prendere contatti col gruppo clandestino di Italia Libera. S’impegnò, con altri studenti, in una forte propaganda contro il regime, partecipando a riunioni spontanee di formazioni avverse: per questo motivo venne segnalato alle autorità fasciste. Quando a Napoli ci furono i primi arresti fra gli studenti, per ragioni di prudenza, Gaetano fu spedito dal padre Raffaele a Sondrio, presso uno zio paterno, impiegato all’Ufficio delle Imposte. Qui entrò in contatto con la rete antifascista locale e iniziò a far recapitare alle prime formazioni partigiane messaggi ed ordini emanati dal CLN. Scoperto in seguito ad una miserevole soffiata, subì alcune settimane di carcere. Rilasciato, capì che era arrivato il momento di operare una scelta più impegnativa. Il 15 settembre del 1944 si arruolò da partigiano nel Corpo Volontari della Libertà nella Prima Divisione Alpina di Valtellina delle Brigate Giustizia e Libertà fino alla Liberazione del 28 aprile. A guerra finita Arfé riprese la strada per Somma Vesuviana. Morì a Napoli il 12 settembre del 2007, dopo un’intensa e vistosa attività politica.

Antonio Converti nacque a Napoli il 2 luglio del 1922 da Vincenzo e da Maria Monti. Soldato del 13° reggimento fanteria Pinerolo, aderì alla 183^ Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottiche) Carlo Franchi. Il Presidio di Rho della Guardia Nazionale Repubblicana, l’otto novembre del 1944, scriveva al Comando Guardia Nazionale Repubblicana di Saronno che alla pratica allegata si doveva dare precedenza assoluta trattandosi del Converti Antonio di un pericoloso elemento partigiano capo della banda che opera nella zona e responsabile dei gravi danni subiti dalle Forze Tedesche per i sabotaggi compiuti alla Polveriera di Ceriano Laghetto e al treno munizioni fatto saltare a Milano Lambrate. A carico del suddetto, evaso misteriosamente il 2u.s. da queste carceri, è stato già emesso mandato di cattura dalle S.S. Germaniche. Furono giorni di sangue e di speranza. Antonio Converti per continuare ad operare, fu costretto ad assumere falsa identità: si chiamò Angelo Basilico e lavorò, quale personale specializzato, presso il comando tedesco di Ceriano Laghetto. Il radioso giorno del 25 aprile del 1945 lo salutò ancora nell’Italia del Nord. La sua missione non era ancora terminata. Antonio Converti fu riassunto nel Corpo Volontari della Libertà, col grado di ufficiale, incaricato del Sottocentro Smobilitazione di Saronno. Poi la strada del ritorno nella sua città, dove fu insegnante e direttore del I Circolo Didattico in via Roma. Sposato con Pia Vecchione, si spense il 28 gennaio del 1980.

Gaetano Russo nacque a Somma Vesuviana in via Tirone il 26 gennaio del 1920 da Domenico, di professione beccaio, e da Filomena Di Mauro. Giovane studente, stava conseguendo il diploma magistrale a Pomigliano D’Arco quando fu chiamato alle armi all’età di 21 anni. Inviato in Libia nel III Settore della Guardia di frontiera, Gaetano combatté per tre anni contro Inglesi e Americani, restando ferito all’arto inferiore destro in prima linea in un campo minato. Al rientro, stabilitosi, fu inviato al confine francese sempre come guardia di frontiera con il grado di sergente. All’indomani dell’8 settembre del 1943 rifiutò l’arruolamento nella RSI e dopo essere sfuggito miracolosamente alla fucilazione in un rastrellamento, aderì alla Resistenza dove combatté dapprima con Giustizia e Libertà e, poi, nella 104° Brigata partigiana Garibaldi dal primo settembre 1944 al 7 giugno 1945. Il numero di partigiano piemontese era 004097del CLN, codice Vc13276, fascicolo 0013201g. Sposato con Donna Carolina Aliperta, morì il 25 novembre del 1992.