Licenze col trucco: nuova raffica di sequestri a Pomigliano. Ancora coinvolti politici

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C’è un consigliere comunale di Casalnuovo tra gli indagati del nuovo blitz della municipale. Finora sono 14  gli indagati

 

Licenze del piano casa “taroccate”: ieri il tribunale di Nola, su richiesta della procura, ha disposto il sequestro di altri tre palazzoni spuntati tra i vicoli. Valore complessivo dei beni coinvolti nel provvedimento giudiziario: 5 milioni di euro. 22 gli appartamenti complessivamente sequestrati. Ci sono nomi eccellenti. Uno degli edifici sigillati dalla municipale, su disposizione del gip di Nola, è di un consigliere comunale di Casalnuovo finito nello scioglimento antimafia del Comune risalente al 2007, a seguito dello scandalo dei 74 palazzi abusivi sorti dai suoli agricoli senza uno straccio di licenza. Il manufatto giudicato dalla magistratura inquirente illegittimo, perché realizzato aggirando la legge regionale “piano casa”, sta in un dedalo di vicoli del rione Paciano, in una sorta di vecchio fortino, a via Capitano. Qui, a pochi metri, si trova già sequestrato da settimane un palazzo intestato alla mamma di un altro politico, ancora una volta di Casalnuovo. Gli altri due edifici finiti sotto sequestro nell’ultima operazione sono stati progettati da un architetto di Pomigliano il cui nome, in base a indiscrezioni, trapela dal provvedimento di convalida del gip. Lo stesso architetto, una donna, compare in diversi altri sequestrati messi a segno nei mesi scorsi. La professionista è indagata per una serie di reati. L’indagine sui palazzi di Pomigliano sta dunque coinvolgendo figure note nel territorio. Si sta anche espandendo. Ieri la polizia municipale della vicina Marigliano ha infatti sequestrato una palazzina di tre piani, pure in questo caso nel centro cittadino. E crescono le cifre, impressionanti. Con questi ultimi sequestri sale a 272 il numero di appartamenti sigillati a Pomigliano a causa dell’inchiesta sulle licenze edilizie rilasciate ai sensi del piano casa regionale, che prevede l’abbattimento e la ricostruzione degli stabili vetusti dei centri storici. 60 milioni di euro il valore complessivo stimato degli immobili “congelati” finora dalla magistratura nella sola Pomigliano: un vero e proprio caso in provincia di Napoli. A condurre sul posto l’inchiesta è il comandante della polizia municipale, il colonnello Luigi Maiello. Si indaga su una serie di irregolarità nel rilascio delle licenze chieste e ottenute dai costruttori in base alle modifiche apportate nel 2011 alla legge campana. 50 gli appartamenti sequestrati a marzo e 200 tra ottobre e febbraio. 22 l’altro ieri. Un mese fa gli alloggi sigillati sono stati contenuti in tre palazzi sorti in zona A, il centro storico, da sempre area off limits alle attività edilizie ma dove la modifica del piano casa può dare il via alla cementificazione attraverso l’abbattimento e la ricostruzione di manufatti vetusti, a particolari condizioni però. Da quest’ inchiesta stanno emergendo i nomi dei personaggi più benestanti della zona. Un edificio finito nella lista nera, sigillato intorno alla metà di marzo, nel tratto finale di corso Umberto, è intestato alla figlia e nipote di due boss di Pomigliano, uno dei quali è scomparso anni fa. Un altro palazzo, in via Semola, è di un costruttore al quale è già stato sequestrato un cantiere sorto al posto del più antico cinematografo della città. Poi ci sono appunto gli edifici di via Capitano, che sono riconducibili ai due politici locali di Casalnuovo. Nei mesi precedenti erano stati sequestrati altri palazzi, alcuni dei quali intestati a un ex consigliere comunale di maggioranza di Pomigliano ed ai parenti di un importante imprenditore locale della grande distribuzione. 14 gli indagati dall’inizio dell’inchiesta, 5 nell’ultima operazione. I reati vanno dall’abusivismo edilizio al falso.