Marigliano, Puc : al via agli incontri online per la seconda fase della campagna d’ascolto

Riceviamo e  pubblichiamo dal Comune di Marigliano   “Il patrimonio storico e la rigenerazione urbana” saranno l’argomento del primo degli incontri online che inaugureranno la seconda fase della campagna di ascolto sul Piano Urbanistico di Marigliano che, dalla scorsa settimana, ed in vista della sua  riadozione, ha coinvolto i cittadini chiamati ad inviare le proprie proposte per giungere ad una vision condivisa della città. L’appuntamento con questa prima giornata di confronto è per martedì 27 aprile, dalle 18.00 alle 20.00. Mercoledì 28 Aprile, sempre dalle 18:00 alle 20:00, si svolgerà la seconda giornata che avrà come tema “Infrastrutture, mobilità e servizi”; mentre il 29, sempre alla stessa ora, si parlerà di “Agricoltura, spazi aperti e verdi”. Per partecipare attivamente ai lavori sarà necessario registrarsi preventivamente cliccando sul  link   https://forms.gle/Nj8N3ABVoSM2TZ5T9, inserendo i propri dati e selezionando gli eventi ai quali si intende prendere parte. Tutti gli  eventi saranno anche trasmessi  in diretta  sulle pagine Facebook di Città di Marigliano, Sindaco Peppe Jossa ed Assessorato alla Pianificazione. Agli incontri, che saranno  moderati dalla docente universitaria Emanuela Coppola che per il LUPT, Centro Interdipartimentale di Ricerca della Federico II, è la responsabile scientifica del Puc di Marigliano, parteciperanno  il sindaco Peppe Jossa e  l’assessore alla Pianificazione Anna Terracciano. In parallelo resta ancora aperto, fino al 30 di aprile, il questionario online che è possibile compilare cliccando sul link https://forms.gle/RzeHmZcrg24EARzw8 Con l’hashtag #Mariglianoèunfattonostro, l’amministrazione comunale dà così seguito alla nuova impostazione con cui, fin dall’insediamento, ha caratterizzato la  gestione della cosa pubblica: l’ascolto e la condivisione delle scelte strategiche con la comunità dei suoi cittadini.

Marigliano, speculazione edilizia: sequestrato un palazzo a tre piani

La  Polizia Locale in campo contro la speculazione edilizia    Sequestrato in pieno centro un palazzo di tre piani che aveva aumentato volumetria con cubature e piani non consentite. Il nucleo di polizia edilizia, diretti dal maresciallo Ardolino, ha effettuato delle verifiche ed ha potuto appurare  che la ristrutturazione edilizia in pieno centro  non si può effettuare per cui, dopo la relazione del responsabile  dell’ufficio tecnico ing. Ciccarelli,  ha  provveduto al  sequestro del manufatto “Siamo a 39 sequestri di iniziativa da quando è stato istituito il nucleo- dichiara il comandante . Non ci fermeremo di un passo anche con la mancanza di personale e provvederemo a sequestrare altri siti in questi giorni per la matrice ambientale”

Somma Vesuviana, Di Sarno: “Trasmissione del virus dell’11,18%: primaria, seconda e terza media in Dad fino al 30 Aprile”

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno (sindaco di Somma): “Abbiamo ben 532 persone in quarantena ed un indice di trasmissione del virus superiore all’11% Invito tutti ad una grande presenza. Lavoriamo affinché le scuole possano riaprire in modo scaglionato dal 3 Maggio, non prima. Dunque ho firmato l’ordinanza sindacale con la quale rinviamo la riapertura delle Superiori, delle Elementari e delle Seconde e Terze Medie. Una scelta motivata dal fatto che abbiamo alcuni, ragazzi, bambini, insegnanti positivi al Covid. Però i ragazzi hanno bisogno della scuola in presenza. Infatti lasciamo aperte le prime medie le cui attività si stanno svolgendo con regolarità. Invito tutte le attività che riapriranno a rispettare in modo severo le norme, diversamente chiuderemo tutto”. “Abbiamo ben 532 persone in sorveglianza sanitaria e abbiamo 220 positivi attivi con una media di circa 12 nuovi positivi al giorno. Richiamo tutti ad una particolare attenzione altrimenti rischiamo di ritrovarci a breve in zona Rossa. Da Lunedì saremo in zona gialla ma cerchiamo di uscire solo per le necessità ed evitiamo assembramenti, il virus circola molto a Somma Vesuviana dove i parametri sono al di sopra della media regionale.  Abbiamo un parametro di trasmissione del virus dell’11,18% nel nostro paese come  si evince dall’andamento dei contagi che emerge dalla piattaforma regionale. Poco fa ho firmato l’ordinanza sindacale con la quale dal 26 Aprile e fino al 30 Aprile chiudiamo i plessi scolastici del Primo Circolo Didattico ‘Raffaele Arfe’”, del Secondo Circolo Didattico e del Terzo Circolo Didattico. Chiudiamo anche i Plessi Scolastici delle scuole Medie ‘San Giovanni Bosco /Summa Villa’ e tutte le scuole Secondarie di secondo grado presenti sul territorio di Somma Vesuviana. Restiamo con la didattica in presenza fino al 30 Aprile solo per due motivi precisi: abbiamo qualche alunno in quarantena fiduciaria al Secondo Circolo Didattico, abbiamo 6 alunni positivi ed un docente positivo nella platea scolastica delle scuole medie, ed abbiamo 113 bambini in isolamento, 21 insegnanti, 7 bambini positivi al Covid ed anche un insegnante positivo al Covid nella platea scolastica del Primo Circolo Didattico e dall’altra parte stiamo lavorando affinché le scuole possano ripartire in presenza dal 3 Maggio. Infatti decidiamo di lasciare aperte le prime medie in quanto la didattica in presenza sta proseguendo con regolarità e le scuole da 0  a 6 anni. Non possiamo però consentire che le scuole restino chiuse e tutto il resto aperto. L’Italia deve ripartire dalla cultura e dalla formazione dei nostri ragazzi. Lo stesso team di psicologi dei Servizi Sociali ha notato un aumento di casi particolari tra ragazzi che hanno necessità di socializzare e di ascolto. Per questo motivo tutte le attività devono rispettare rigorosamente le normative sanitarie in materia di sicurezza, diversamente il parametro di trasmissione del virus non si abbasserà e saremo costretti a chiudere tutto. Ora è il tempo del senso di responsabilità e dobbiamo lavorare affinché le scuole possano essere riaperte. Il Polo vaccinale di Somma Vesuviana sta funzionando a pieno regime alla media di una vaccinazione ogni 8 – 12 minuti. Ieri sono arrivate altre 350 dosi, 20 flaconi di Pfizer e 23 di Astrazeneca. Il nostro obiettivo è quello di vaccinare il 50% della popolazione sommese entro l’Estate, mettere in sicurezza gli anziani e le categorie economicamente a rischio”. Lo ha affermato poco fa, Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano.

Napoli – Lazio (Partita 46), chi s’allament’ è fetent’

Oggi, chi s’allament’ è fetent’, dopo l’ottimo periodo, dopo la vittoria schiacciante con la Lazio, nonostante i tribolati trascorsi di questa squadra.

 

 

Al Maradona arriva la Lazio e ci si gioca punti per la Champions. E’ una partita strana, aiutata da episodi favorevoli, la fortuna aiuta per una volta il Napoli, mentre la Lazio sembra avere la malasorte a farle compagnia. L’inizio è rocambolesco, si passa da un possibile fallo in area azzurra, alla gamba tesa che fa assegnare un rigore al Napoli, tutto deciso al VAR, tutto in pochi secondi. Il gol è di Insigne, inizia la frustrazione laziale. Il Napoli raddoppia, la palla parte dal piedino millimetrico di Insigne, ispirato oggi, fino allo strappo di Mertens, e al gol di Politano. La porta azzurra è però stregata per la Lazio, palo. Ma non pensiate che sia soltanto un po’ di fortuna, il Napoli è in condizione, è attento e pericoloso, mi sarebbe difficile trovare note stonate tra le fila azzurre. Nella ripresa il Napoli continua la sua corsa, in contropiede Hysaj sembra Insigne, passa il testimone ad Insigne, che fa se stesso. Tocca il pallone come se fosse un bicchiere di cristallo, e versa il vino nella porta di Reina, con una palommella da champagne. E non è finita, la classe di Zielinski e di Mertens porta al poker, incrocio dei pali e Reina ancora battuto. Non è giornata per la Lazio, che però si rialza, il Napoli subisce, arriva il gran gol di Immobile e l’errore di Meret sulla precisa punizione di Milinkovic-Savic. Un po’ di tensione, ma è troppo tardi, la partita è azzurra, Osimhen fa il quinto.

Non c’è nulla da dire oggi, non c’è nulla da dire a questo Napoli, la storia è cambiata, il Napoli vuole riprendersi almeno un pezzo di quello che ha lasciato per strada. Oggi, chi s’allament’ è fetent’, bisogna dar conto a ciò che vedono i nostri occhi e ciò che la nostra mente elabora, senza dar troppo peso a quello che è stato. Per ora, ritornate a godervi questi momenti di felicità.

Nola saluta la dottoressa Angela Nulli, stimata professionista del territorio scomparsa un mese fa

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Nola.

Nola, la città “saluta” la dottoressa Angela Nulli, intellettuale culturale del territorio, scomparsa un mese fa. Alle 18.00 di oggi, sabato 24 aprile, la nota e stimata professionista sarà ricordata nel corso di una celebrazione religiosa in programma nella Cattedrale di piazza Duomo.

Una vita spesa per l’arte, il bello, la medicina e la Festa dei Gigli. Un spaccato forte ed intenso che ha vissuto a cento all’ora, complice anche quel suo carattere intraprendente e senza filtri che la poneva tra le donne di riferimento del panorama sociale cittadino. La città di Nola “saluta” la dottoressa Angela Nulli (come amavano chiamarla in città) scomparsa circa un mese fa.
Alle 18.00 di oggi, sabato 24 aprile, la nota e stimata professionista sarà ricordata nel corso di una celebrazione religiosa in programma nella Cattedrale di piazza Duomo.
Un’occasione per ricordare la donna, la moglie, la madre ed il medico con la passione per la cultura ed i salotti cittadini. Noto, infatti, il suo impegno non solo in medicina (ricercatrice, anestesista e rianimatrice) ma anche in ambito culturale con la sua partecipazione a numerosi convegni e conferenze che amava organizzare insieme al figlio Alfredo con il quale aveva anche fondato l’associazione europea “Nola Bordeaux”.
Un impegno quest’ultimo, frutto di un voto verso il Santo Paolino a cui la dottoressa Nulli si era affidata in segno di speranza all’indomani di una diagnosi non proprio rassicurante sullo stato di salute del figlio Alfredo, andata poi a buon fine.
Il suo viaggio a Bordeaux si rivelò proficuo di importanti sinergie, non solo umane ma anche professionali e nel 2000 in occasione dell’anno del giubileo accolse a Nola personalità di prestigio nel giorno di Ferragosto, a testimonianza di un gemellaggio nato sotto tutti i buoni auspici.
Amava la festa dei Gigli Angela Nulli ed il suo amore lo trasmetteva su tutti i tavoli a cui partecipava contribuendo con idee sempre innovative e futuriste al rilancio della kermesse di cui è stata anche protagonista, insieme alla sua famiglia nel 1987, nel ruolo di maestra di festa alla guida della corporazione del Calzolaio. Un percorso che volle seguire in prima persona dal primo all’ultimo giorno che si rivelò un grande successo in termini di partecipazione e di gradimento al punto da diventare successivamente tra le principali attiviste ed animatrici del “lunedì post ballata” quando vestiva i panni di capo paranza delle donne trasmettendo verve ed entusiasmo.
Amava la vita e come tutte le donne innamorate delle proprie passioni cercava di cogliere ogni istante del suo tempo. Noto il suo impegno per la Cisternina che ha cercato con tante iniziative di valorizzare in ogni modo, sempre affiancata dal figlio Alfredo.
Amava il teatro Angela Nulli, complice anche il percorso artistico della figlia Maria Veronica tra le attrici del Sud d’Italia più apprezzate del palcoscenico e del panorama cinematografico che seguiva in ogni tappa, soprattutto campana.
Una vita in cui fino alla fine non ha lasciato nulla al caso, rispettando il suo essere donna scevra da logiche precostituite che non ha retto alla distanza sociale imposta dalla pandemia. Lei, una intellettuale culturale d’altri tempi ma di una disarmante semplicità nonostante i mille interessi che nell’amicizia leale e sincera trovava la sua naturale spinta per vivere con il sorriso.

“Nola, un convegno online per rendere omaggio al filosofo Aldo Masullo

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Nola.

 il comune ricorda Aldo Masullo con un webinar. L’appuntamento è oggi, sabato 24 aprile, alle ore 18:00 sulla pagina Facebook del Comune di Nola.

La città che diede i natali a Giordano Bruno rende omaggio al filosofo Aldo Masullo a un anno dalla sua scomparsa. Il Comune di Nola ha organizzato infatti per oggi, sabato 24 aprile dalle ore 18:00 un convegno on line dal titolo “Nola ricorda Aldo Masullo“.
I lavori del convegno saranno diffusi in diretta sulla pagina Facebook del Comune di Nola e saranno aperti dai saluti del Sindaco di Nola, Gaetano Minieri, e dall’Assessore alla Cultura Ferdinando Natale Giampietro. Al dibattito, moderato dalla giornalista Autilia Napolitano, prenderanno parte l’ex ministro dell’Università Gaetano Manfredi, Francesco Lanza già docente dell’Ateneo Federiciano, Ettore Nardi, giornalista e Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli che intervistò Masullo per la Fondazione Ingegneri nell’ambito di un’inchiesta sul fenomeno della “fuga dei cervelli”, e lo storico della filosofia Luigi Simonetti.

Somma Vesuviana, nella scuola San Giovanni Bosco le storie degli 8 antifascisti ai quali la città ha dedicato 8 strade

Riceviamo e pubblichiamo dal comune di Somma Vesuviana   Raia (Referente Cultura dell’Anpi Napoli): “Il covid impedisce gli assembramenti ma non può impedire di onorare chi è morto per donare la libertà a tutti”. Perna (Ass. alla Cultura): “A Somma Vesuviana 8 strade dedicate a 8 antifascisti. Domani le loro storie”. Sabato 24 Aprile – Ore 10 – Plesso Centrale della Scuola Media San Giovanni Bosco – Piazza Vittorio Emanuele III – le 8 storie degli 8 antifascisti ai quali la città ha dedicato 8 strade. Domenica – 25 Aprile – Festa della Liberazione – Ore 16 – deposizione corona di alloro sulle targhe dei partigiani Aliperta e Auriemma. “Ringrazio il sindaco di Somma Vesuviana che, per il 76esimo anniversario della Liberazione, ha fatto proprio il progetto dell’ Anpi nazionale. Domenica 25 aprile, infatti, in tutte le piazze d’Italia e quindi anche a Somma Vesuviana sarà deposto un fiore sotto una lapide che ricorda un’antifascista.  Il covid impedisce gli assembramenti ma non può impedire di onorare chi è morto per donare la libertà a tutti. Un bel gesto ed un nobile pensiero, perché il 25 aprile, la festa della Liberazione, non chiede solo di essere ricordata ma soprattutto di essere rivissuta e realizzata”. Lo ha affermato Ciro Raia, intellettuale, docente e Responsabile Cultura dell’ Anpi Napoli. Però quello che accadrà a Somma sarà un qualcosa di più: una due giorni dedicata alla Festa della Liberazione! “A Somma Vesuviana ci sono 8 strade dedicate a 8 antifascisti. Domani, Sabato 24 Aprile, alle ore 10, nel pieno rispetto delle norme sanitarie – ha affermato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana – presso la Scuola Media Statale San Giovanni Bosco le 8 storie di questi 8 antifascisti.  Interverranno: Ciro Raia, Referente Cultura dell’Anpi Napoli e il Dirigente scolastico, Ernesto Piccolo. Le otto strade sono: Don Minzoni, Turati,  G.Ammendola, Gramsci, Matteotti, Auriemma, e Gobetti. E Domenica 25 Aprile gli eventi saranno addirittura 2 e quasi in contemporanea. Alle ore 16 di Domenica 25 Aprile parteciperemo all’evento promosso dall’ANPI, ovvero la deposizione di una corona di alloro sulle targhe di due partigiani sommesi Aliperta e Auriemma lungo le rispettive strade”. A tutti gli eventi interverrà il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno.

La Provocazione del Vangelo, la Pasqua della pandemia

Da oggi prende il via una nuova e interessante rubrica dal titolo “La Provocazione del Vangelo” a cura di Don Nicola DE Sena, che ci spiegherà il vangelo adattandolo ai nostri tristi tempi.   Da poche settimane abbiamo celebrato il Triduo e la Pasqua di Risurrezione. Questi giorni santi hanno permesso alla comunità cristiana di rivivere gli attimi più intensi e difficili della vita di Gesù di Nazareth. In realtà, nella nostra città, come in tutte le altre, meno dell’1% dei battezzati ha partecipato alle celebrazioni liturgiche, mostrando ancora di più la crasi che si è venuta a creare tra la dimensione di fede e la vita quotidiana dei presunti credenti. Questa spietata lezione che riceve la Chiesa ormai da anni non riesce a trovare una soluzione, o meglio, le nostre realtà parrocchiali non riescono più a risvegliare la coscienza cristiana del nostro popolo. Se i fedeli laici si sono rinchiusi in una fede privata e intimista, riversando la loro pratica religiosa nelle devozioni, molte comunità parrocchiali sono diventate luoghi in cui è garantito solo il culto e i sacramenti. Il respiro di laicità che risulta fondamentale è ormai una chimera e, alla fine, a noi parroci forse sta bene così la situazione; basta lamentarsi un po’ per lavarci la coscienza e solo pochi di noi cercano di comprendere e discernere questo tempo così complesso, soprattutto in questa pandemia. Eh sì, perché il covid è stato forse il peggior nemico della Chiesa dello status quo, di chi si crogiolava dei numeri oceanici, di chi vantava di avere ininterrottamente sacramenti da celebrare. In realtà la pandemia ha tolto il velo di incrostazione che c’era e sta mettendo a nudo tutti i nostri punti critici. Ogni tempo ha avuto le sue tragicità, ogni volta la Chiesa ne è uscita migliore, ma oggi sembra tutto affannare, soprattutto per le motivazioni finora espresse. Questa seconda Pasqua è stata segnata dalla pandemia, ancora una volta è stata asciutta, essenziale, incentrata solo sul mistero celebrato e nella preghiera comunitaria. Ma… C’è una nota stonata ed è il devozionismo pietoso di chi si rifugia in una pratica del tutto atea dei simboli religiosi. Nella nostra città è venuta a mancare la processione storica del Venerdì Santo e, come per ogni tradizione religiosa che si rispetti, il popolo dei cattolici –praticanti e non – ha perso l’unico punto di riferimento della Pasqua. Osservata da un punto di vista ecclesiastico come il mio, questa mancanza poteva trasformarsi in opportunità, ma invece ho constatato amaramente che la reazione è stata solo di un lamentoso ricordo di un evento tradizionale, piuttosto che un segno di fede che ha lasciato spazio ad altro. Il cristianesimo è un impegno e uno stile di vita, piuttosto che un’ostentazione della pietà e delle devozioni; Gesù ci ha insegnato a vivere una nuova possibilità, a dare una visione diversa al mondo e alle relazioni; Cristo non ci ha ingabbiati nelle chiese, ma ci ha liberati. Nella Lettera di Giacomo, al capitolo due, troviamo questi versetti: “Al contrario uno potrebbe dire: “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede“. La nostra fede è dimostrabile proprio grazie alle opere, che nascono da un nuovo stile di vita. Per questo, a tutti è mancata la processione del Cristo Morto e della Madonna, a tutti è mancato veder passare i simulacri per le strade della nostra città; molti hanno postato quest’amarezza sui social…ma invece io mi domandavo in quei giorni: Come mai ci accorgiamo di una statua che non passa per le nostre strade e non vediamo il povero, il bisognoso che bussa alla nostra porta? Come mai ci indigniamo se il covid non ha permesso le tradizioni, ma poi non notiamo le disuguaglianze palesi del nostro territorio? Come mai siamo stati solerti nel manifestare la malinconia di un evento atteso e poi sfruttiamo gli stranieri, deturpiamo l’ambiente e facciamo finta di girarci dall’altra parte ora che la criminalità giovanile si sta facendo forte e la legalità sta venendo meno? Io una risposta l’ho formulata e la esplicito. Non dovete essere per forza d’accordo con me, ma è un’idea che voglio condividere con tutti i lettori. Coloro che non sono praticanti di chiese, come quelli che in chiesa vengono sempre hanno una comune prospettiva erronea della fede: basta partecipare ad un evento religioso, che sia la messa o la processione, per stare a posto con la coscienza e poter dire di essere cristiani. In realtà, ciò che manca è lo stile, la cultura del cristianesimo che si è quasi estinta o si è mutata in una religione atea e sincretista, dove non c’è più l’impegno personale della conversione della vita, ma una semplice partecipazione a riti religiosi. La Pasqua è la Risurrezione di Gesù e, di conseguenza, anche la nostra. Se vogliamo risorgere e dirci veramente cristiani, dobbiamo essere presenza e coscienza critica del nostro territorio e non solo frequentatori di chiese o di santuari o partecipanti di processioni e di devozioni. C’è tanto ancora da lavorare, soprattutto in questo tempo in cui la religione atea è quella che raccoglie più adepti, ma che non ha nulla a che fare con l’insegnamento e lo stile di Gesù di Nazareth. Dio non è presente dove vogliamo noi, non si fa rinchiudere in spazi precostituiti; il Figlio ci ha mostrato dove trovarlo e dove trovare Lui: nello stare insieme in preghiera di chi crede veramente e nel povero e nel bisognoso. Ci sia spazio per una fede autentica, che sia rigenerata dalle nostre parrocchie, dove l’essenziale prenda il sopravvento sul superfluo e le nostre comunità tornino a formare credenti veri, capaci di profumare di vangelo nel maleodorante tempo della pandemia.

Note di vita quotidiana di Sir William Hamilton, innamorato di Napoli….forse un po’ troppo

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L’appartamento di Hamilton, la terza stanza e lo spettacoloso panorama del golfo, che incantò il pittore Tischbein e Goethe, il gioco degli specchi nella stanza-balcone, l’organizzazione della cucina, la passione per i cavalli, e le 8 casse piene di “antichità” inviate, “ di contrabbando”, in Inghilterra. Non parlo nell’articolo delle “imprese” di Emma Lyon, che nel 1791 divenne ufficialmente Lady Hamilton. Mi limito a pubblicare l’immagine dell’eloquente ritratto che alla signora fece George Romney   Sir William Hamilton giunse a  Napoli nel 1764 come Inviato Straordinario di Sua Maestà Britannica. Nel 1767 prese in affitto, per 804 ducati all’anno, il lato sud del Palazzo Sessa, il cui ingresso, in fondo a un cortile,  nulla aveva di maestoso: ma le tre grandi stanze comunicanti del piano degli uffici si aprivano sul golfo e sul Vesuvio. La prima stanza, che fungeva da anticamera, era arredata e affrescata all’inglese: vi convenivano ogni giorno, in multicolore corteo, venditori di  libri preziosi, antiquari,  pittori e mercanti di rarità.  Tutto ciò che di strano  venisse prodotto, si trovasse e nascesse a Napoli, era  offerto all’inquilino di   palazzo Sessa, e quasi sempre finiva esposto nella seconda stanza.  Un giorno Hamilton  mostrò affascinato all’amico Tischbein uno indefinibile essere marino,  forse un polipo, forse una medusa, che si contorceva  con  lentezza in un vaso di vetro colmo d’acqua. Ma il delicato pittore tedesco preferiva la  terza stanza: a Goethe confessò di non aver mai visto una camera più attraente. Era lo studio privato in cui il nobiluomo passava molte ore del giorno: e desiderava che si sapesse che in nessun altro posto sarebbe stato meglio: da  vero cosmopolita, aveva fatto scrivere intorno al soffitto, e in caratteri d’oro,   una massima che  diceva. “ La mia patria è dove mi trovo bene ”. Gli armadi dello studio erano colmi di vasi greci, di  terrecotte, di cammei , di medaglie vaticane e di campioni di lava.  Alle pareti c’erano guaches, disegni, mappe del Regno di Napoli, il “ Ragazzo che ride ” allora attribuito a Leonardo,  e accanto,  con una scelta che dice molto della sensibilità dell’uomo, un disegno in cui lady  Spencer Di Beauklerk aveva rappresentato i suoi figlioletti mentre si rotolavano per terra: un disegno dalla tecnica “grossière”,  ma sincero e anticonvenzionale. E alle finestre di questa camera delle meraviglie, cannocchiali puntati sul Vesuvio…. Accanto allo studio c’era la biblioteca, e subito dopo l’appartamento di Emma Lyon  che nel 1791 divenne ufficialmente Lady Hamilton. Ornavano la scala che portava al piano nobile i busti di Democrito e di Eraclito, in atto, il primo, di ridere del mondo, e l’altro di piangere di sé: e in mezzo un dipinto in cui Luca Giordano aveva rappresentato, tra un montone e un asino, un  napoletano che suonava uno strumento a corde, con un pappagallo e una scimmia appollaiati sulle spalle. Luca non ama i Napoletani, commentava il nobiluomo.  Il cuore del piano nobile era una stanza- balcone, che  incantò anche Goethe: “.. è forse unica al mondo. Si vedono il mare, in lontananza Capri, a destra Posillipo, più vicino la passeggiata della villa Reale, a sinistra un antico convento dei Gesuiti, e più lontano la riviera da Sorrento a capo Miseno. ” Le pareti della stanza erano rivestite di grandi specchi, in cui si rifletteva l’intero golfo di Napoli: così che certe notti in quella stanza si vedevano due lune piene spuntare da due crateri, e raddoppiarsi il numero delle lampade sulle barche che pescavano il tonno. Hamilton beveva e offriva vini di Siracusa, vini di Cipro che arrivavano a Napoli da Livorno insieme con  sacchi di patate, e vini di Bordeaux   forniti da La Verne. Da Amsterdam Antonio Liquier inviava scatole di tè Syran e di camomilla, tessuto di Ormuz e sete preziose. Dai nobili napoletani Hamilton apprese la particolare organizzazione della cucina.  Il maestro di casa riceveva un compenso  ordinario giornaliero per ciascun commensale sulla base di un menù  fisso. Tra il 1773 e il 1774  vennero pagati 430 ducati al principe di Satriano per 4 cavalli color grigio ferro e, dieci anni dopo, 250 ducati al barone Andrea Siciliano per due morelli e 530 ducati al conte Gaetani per due cavalli. Tra il ’91 e il ’96 Wilhelm Tiscbein ricevette, attraverso il banchiere Sam Ragland,  900 ducati, forse per le illustrazioni dell’opera, curata da Hamilton “ Raccolta di incisioni di vasi antichi.” Dopo la morte della prima moglie, Hamilton tornò in Inghilterra e vi rimase dal maggio 1783 a tutto il 1784. Nel giugno del 1783 egli ordinò a Gaspare Russo, maestro di casa e uomo di fiducia, di  imballare con cura il suo tesoro di antichità e di medaglie e di spedirglielo in patria.  Le 8 casse “ dovevano essere pesanti – scrive Carlo Knight – visto che Russo pagò 3 ducati ai facchini. . Va ricordato che all’epoca vigeva uno stretto divieto di esportazione dal Regno di Napoli di vasi, marmi e monete antiche. ”. Ma Russo aggirò l’ostacolo versando ai doganieri una mancia di 7,40 ducati.  

Giornata mondiale del libro: quanto leggono davvero gli italiani?

Dove si legge di più in Europa e quali libri sono tradotti in centinaia di lingue e venduti in milioni di copie? Per rispondere a tutte queste domande e in occasione della Giornata mondiale del libro UNESCO del 23 aprile 2021, Babbel, l’app che porta le tue competenze ad un livello superiore, ha creato l’infografica “Book in translation, così da approfondire le abitudini degli italiani e il mondo dell’editoria tra libri più venduti e tradotti. In media gli italiani leggono 5 ore e 36 minuti a settimana, ma i migliori in Europa sono svizzeri e francesi, con 6 ore e 54 minuti. Sicuramente molti avranno qualcuno dei libri più venduti o più tradotti nella loro libreria, visto che si tratta di titoli di grande spessore: da “Don Chisciotte della Mancia” (500 milioni di copie vendute) a “Il piccolo principe” (253 traduzioni). Tra gli autori che negli ultimi tempi hanno raggiunto il successo, che contano milioni di copie vendute, decine di traduzioni, serie tv e film è doveroso citare due casi letterari in particolare: Elena Ferrante con il suo “L’amica geniale” e lo svizzero Joel Dicker che è salito alla ribalta con “La verità sul caso Harry Quebert”. Ma quanto leggono davvero gli italiani? Il 65% della popolazione ha letto almeno un libro (cartaceo o digitale) nel 2020. Ma se tra questi il 44% legge solo da 1 a 3 libri, c’è anche un 40% che ne legge da 4 a 11. Solo il 16% sono lettori accaniti che leggono oltre 12 libri ogni anno. In Italia sono molti i best seller internazionali di successo, come ad esempio “Cambiare l’acqua ai fiori” dell’autrice francese Valérie Perrin e “Una terra promessa” dell’ex Presidente Usa Barack Obama. Allo stesso modo anche gli autori italiani finiscono nelle librerie di tutto il mondo: spiccano Susanna Tamaro (tradotta in 48 lingue), Andrea Camilleri (tradotto in 100 lingue) e Umberto Eco (tradotto in 47 lingue).