La diffusione del sentimento di insicurezza appare spesso dovuta meno alla delittuosità e più alla diffusione delle incertezze e delle paure connesse al declino della protezione sociale e sindacale, alla precarizzazione e al degrado delle condizioni di lavoro e di vita. L’assenza di politiche e programmi adeguati ad un trattamento sociale di tali insicurezze e, nello stesso tempo, la straordinaria promozione delle risposte sicuritarie, hanno favorito l’idea secondo cui il sentimento di insicurezza sia provocato dalla criminalità diffusa e che dunque sia necessario un aumento e una maggiore severità dell’azione repressiva e penale.
"Meno sociale, più penale" è diventata la formula che ha ispirato gli interventi a catena nei Paesi occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti.
Il modello americano
Il contrasto all’insicurezza urbana ha avuto sviluppi diversi rispetto a quelli che si sono verificati in Europa.
Nonostante alcuni degli approcci più utilizzati nelle capitali europee siano originari del nuovo continente, in America il discorso sulla sicurezza ha assunto dei toni più drastici e polizieschi.
Gli Stati Uniti, in particolare, hanno risentito fortemente delle dinamiche prodotte dal discorso sul crimine e hanno avuto effetti visibili sulle strade di New York durante gli ultimi vent’anni.
Dopo la recessione dei primi anni ’90, infatti, il commercio di strada è aumentato drammaticamente, soprattutto sulle vie di Manhattan, sviluppando un’economia di strada molto strutturata e variegata.
I venditori di strada appartenevano a diverse etnie, con una prevalenza di afro-americani e caraibici nonché di coreani e cinesi.
Diversamente dalle categorie di commercio di strada legali come le vendite di alimentari, di oggetti di artigianato e di libri, questo nuovo commercio era considerato illegale.
È solo dopo l’elezione a sindaco, nel 1994, di Rudolph Giuliani e dei suoi capi di polizia William Bratton e Howard Safir, però, che fu dichiarata guerra al commercio di strada sia legale che illegale.
Giuliani, infatti, sostenne una politica di tolleranza zero nei confronti dei cosiddetti “crimini contro la qualità della vita”, dando alla polizia ampio margine di manovra per eliminare da New York mendicanti, ubriachi, lavavetri e venditori ambulanti.
Alla fine del 1996, Giuliani aveva proibito tutti i tipi di commercio di strada e la polizia, con l’appoggio del sindaco, iniziò ad infastidire anche i venditori legali come i librai.
L’amministrazione Giuliani giustificava questa politica in relazione alla cosiddetta ipotesi del vetro rotto sostenuta dai politologi Wilson e Kelling, ma invece di concentrarsi sui segni di disordine fisico, o su quelli di danneggiamento della proprietà ha spostato l’attenzione sugli indicatori umani di disordine sociale (finestre rotte umane) la cui presenza sulle strade della città dimostra una mancanza di attenzione da parte delle autorità, ed incita i residenti a commettere crimini.
L’amministrazione Giuliani, pertanto, come spiega Crawford “ha operato una ridefinizione della criminalità creando una nuova categoria di reato che accorpa insieme ad attività commerciali e imprenditoriali, i crimini minori di strada, come non pagare il biglietto della metro, nonché le strategie di sopravvivenza di coloro che elemosinano e dormono per strada”.
Questa durissima lotta era giustificata col fatto che questi crimini minori fossero in relazione di continuità con infrazioni più serie, per cui mendicanti e lavavetri sarebbero passati inevitabilmente ad un livello superiore di criminalità se lasciati indisturbati.
Si tratta di una strategia che si basa su un’azione rigida di controllo, dall’alto verso il basso, che muove dal presupposto fondamentale che la causa della criminalità sono i criminali stessi, per cui basta rimuovere i singoli soggetti fisicamente per eliminare l’insicurezza.
Il successo della politica di Giuliani è dovuta, secondo Tosi, al carattere costruito del fenomeno sicurezza, per cui essa diventa una rappresentazione del problema che anticipa la possibilità stessa di un’esperienza diretta, ed al fatto che si tratta di un fenomeno tipicamente urbano dato che tutti i comportamenti si svolgono in luoghi pubblici, anonimi e accessibili.
Nello specifico, si può notare come a New York, bersagli privilegiati delle paure urbane sono gli immigrati, prevalentemente maschi neri molti dei quali senza casa.
Essi incarnano tutte le ansie che attanagliano l’uomo metropolitano post moderno: diversità degli stili di vita, culture diverse, incomunicabilità. Non necessariamente gli extracomunitari devono essere presenti per diventare il nemico ideale in quanto è il loro solo essere “non cittadino” a farli diventare depositari dell’insicurezza.
Come sottolinea Margaret Crawford, nel suo saggio, la retorica urbana di Giuliani è una testimonianza del forte elemento di paura prodotto dalle trasformazioni economiche e demografiche che hanno avuto luogo durante i due decenni precedenti a New York.
La composizione etnica della città, infatti, è cambiata in questo ventennio sostanzialmente, passando da un numero prevalente di bianchi ad una prevalenza di neri, latino-americani e asiatici, per cui le minoranze erano, in realtà, la maggioranza della popolazione.
I dubbi sulla reale efficacia della politica della tolleranza zero sorgono, oggi, da più schieramenti politici.
Non solo i liberali del governo americano, infatti, ma anche i conservatori hanno dato un giudizio critico in merito, anche perché i dati mostrano come l’effettivo calo del tasso di criminalità che si è avuto in America, fosse antecedente all’introduzione del metodo Giuliani, e dovuto a una molteplicità di cause quali:
– Sostanziale mutamento della composizione demografica della
città.
– Rallentamento del consumo del crack.
– Introduzione di nuove leggi sul possesso delle armi
– Cambiamento della base occupazionale urbana.
La flessione generalizzata in tutti gli Stati Uniti dei crimini di sangue, in particolare degli omicidi, è resa evidente dal fatto che tutti hanno cercato di attribuirsene il merito.
Il governatore della California, ad esempio, ha sostenuto che la riduzione del tasso di criminalità nello Stato fosse dovuto proprio alla legge californiana “ tre colpi e sei fuori”, secondo la quale se si è condannati due volte per un reato anche minore, alla terza condanna si rischia l’ergastolo.
Il riferimento all’esperienza statunitense, non poteva essere tralasciato in quanto si tratta di un insieme di politiche di contrasto all’insicurezza che hanno avuto molto seguito e successo negli ultimi anni anche in Europa, anche se in versioni più soft.
I motivi di tanto clamore non risiedono tanto nell’effettivo contrasto alla criminalità, quanto nel fatto che si tratta di una politica populista capace di affascinare e convincere le masse con i suoi slogan a forte presa diretta.
Le persone, infatti, percepiscono intorno alle loro preoccupazioni un tasso più elevato di attenzione e ciò le porta a credere che i reati diminuiranno. È stato dimostrato, invece, come più che diminuire il crimine si dislochi in aree meno protette.
Ma se esiste una via americana alla risoluzione del fenomeno, esiste anche una via europea al contrasto dell’insicurezza. La esploreremo insieme mercoledì prossimo (1- continua)
(Fonte foto: Rete Internet)

