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MENTIRE É UN”ARTE MA LA CASTA CREDE CHE SIAMO CRETINI

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Da questi giorni agitati vengono fuori poche certezze, tra queste la necessità di ridurre di almeno il 75% il numero dei parlamentari. Una misura che sarebbe compresa da tutti. Di Carmine CimminoConviene misurare il peso e il senso delle parole che indicano aspetti e personaggi dei momenti difficili: serve a capire meglio, e a distrarci. Nella rubrica “La parola della settimana“ (Io donna, 6 agosto 2011) Aldo Grasso tratta dell’ amaro destino del termine “speculatore“: “All’origine lo speculatore (dal lat. speculator, speculatoris) è una persona per bene che indaga, specula, certo, ma in senso filosofico, persegue cioè una forma di conoscenza. Poi, non si sa perché, lo speculatore finisce per diventare un tipo losco“, un “mercante“ senza scrupoli, ecc. ecc.

In realtà, già in latino la parola speculator emana un “cattivo odore“: prima di tutto, non ha nulla da spartire con la speculazione filosofica. Il termine indica genericamente colui che osserva, che inquadra le cose nello “specchio“ degli occhi e, si suppone, della mente. E poiché i Romani non sono esattamente dei pacifisti, speculator diventa l’esploratore che esamina il territorio nemico e controlla le vie d’accesso e i luoghi strategici, e, poi, soprattutto con Cesare, lo speculator è la spia. Cesare è il padre fondatore dello spionaggio militare (la Serenissima Repubblica di Venezia è la madre dello spionaggio “civile“). Dunque, fin dall’origine il termine porta in grembo il valore semantico dell’ osservatore ostile, che cerca di individuare il punto debole del nemico, per concentrare su quel punto tutta l’ energia dell’attacco.

Questa connotazione diventa a poco a poco dominante e aggancia la parola a un campo specifico, quello dell’economia. Gli economisti del sec.XVIII dimostrarono di essere profondi “speculatori“ quando previdero che le guerre combattute dai “capitalisti“ con l’arma del danaro sarebbero state molto più devastanti delle guerre combattute con fucili e cannoni. Una parola-chiave della storia sociale di questa drammatica crisi finanziaria è senza dubbio il verbo mentire. I numeri delle Borse squarciano cinicamente il tendone del circo, in cui abbiamo consentito che ci chiudessero, e strappano le maschere al corteo di menzogne bufale raggiri: che è roba del passato remoto, del passato prossimo, del presente, e perfino di oggi, perfino di queste ore: anche davanti alle rovine fresche, di giornata, di indici e listini certi politici e qualche giornalista continuano a raccontar frottole. In modo rozzo, maldestro.

E invece mentire è un’arte. Il verbo deriva da una nobile radice indoeuropea che ha generato il termine latino mens, la mente, e parole greche che significano ricordo e vigore dell’animo e del corpo: e, a parer mio, anche parole greche e latine connesse al concetto di misura. Tutti sappiamo dire bugie, solo pochi sanno mentire: non a caso il latino mentiri significa all’origine immaginare, inventare. Chi dice l’esatto contrario di ciò che pensa, deve persuadere gli ascoltatori: e non è facile: soprattutto se gli ascoltatori, toccati nel portafogli, nella serenità, nel diritto a progettare il presente e il futuro, sono, a dir poco, incazzati. Chi vuole mentire deve esser bravo a immaginare, a costruire, intorno alla sua menzogna, una storia che sia credibile, che abbia una struttura logica, “verosimile“. Non è facile tirar su l’edificio del mentire perfetto: bisogna possedere la misura delle parole e dei gesti.

I retori antichi dedicavano molte lezioni alle tecniche di modulazione della voce e all’arte della mimica: i discorsi politici e le arringhe di Demostene, di Iperide, di Cicerone, erano teatro di altissimo livello. Da questi giorni agitati viene fuori una certezza: è necessario ridurre di almeno il 75% il numero dei parlamentari. Costano troppo: in misura assoluta, e in misura relativa. Osservateli, se ne avete la forza, quando si trovano davanti ai microfoni. Già come alzano gli occhi al cielo, già come incrociano le braccia sul petto, o appoggiano il mento sul palmo della mano, prima ancora che aprano la bocca, li “scanagli“ (“scanagliare“ è una splendida parola napoletana), insomma li smascheri: questo ora mi prende per i fondelli.

C’è chi si piazza in faccia un sorriso amaro – di questi tempi, un onorevole sorride solo amaramente – c’è chi si mostra profondamente turbato – il tono del turbamento dipende dallo schieramento di appartenenza -, c’è chi scuote la testa e stringe le labbra: lo scotimento e lo stringimento sono segno di inquietudine, ma anche di una promessa: non preoccupatevi. Io sto qui. Non andrò né al mare né in Terra Santa. Rimango con voi. Per voi. E tu, senza essere Carl Lightman, l’esperto di comunicazione non verbale, protagonista della serie televisiva Lie to Me, indovini quello che passa veramente nella testa dell’onorevole: la rottura dei cabasisi, agosto a Roma – ma perché gli speculatori non speculano in autunno ?-, l’ umore nero della gente.

Quando l’onorevole pensa all’umore nero della gente, chiude gli occhi e serra le mascelle: chi sa perché. Solo l’on. Bossi è imprevedibile: merita un capitolo a parte. Merita un capitolo a parte la sconvolgente disputa che mira a stabilire se la BCE e la Germania hanno “commissariato“ il Governo, come ritengono le opposizioni, importanti imprenditori, economisti di chiara fama e anche giornalisti non “comunisti“, o l’on. Bersani, come scrivono i giornali vicini, diciamo così, al Governo. C’è nella casta qualcuno che crede che gli italiani siano cretini? Non so: ma il sospetto che qualcuno ci sia mi morde fastidiosamente.

La parola cretino nasce nella Francia meridionale da una storpiatura di “cristiano“: il cretino è, all’origine, “un povero cristo“. Con rispetto parlando. Scemo viene dal tardolatino semus, e dunque dal prefisso semi– , che l’italiano ha ereditato, e che indica la metà di qualcosa. Scemo è uno che ha solo la metà del cervello: l’espressione napoletana “miezo scemo” non indica uno scemo attenuato, uno non del tutto scemo: al contrario si applica allo scemo intero, che in quanto tale è un uomo a metà. O un quarto di uomo. Imbecille è l’uomo debole, prima nel corpo, e poi, per trasferimento di immagine, anche e soprattutto nel cervello.

9) Qual è l’etimologia della dotta parola? La parte più sostanziosa è baculum, il bastone. Rimane incerto il valore dell’ in. Alcuni intendono uomo debole, e perciò costretto a usare il bastone (in baculo), altri uomo debole, senza sostegno (sine baculo). Questa discordia tra gli studiosi non è cosa da poco. Se do dell’imbecille a qualcuno, devo sapere se quell’ imbecille il bastone ce l’ha o non ce l’ha.

Alla prossima. Parleremo dello schiaffo.
(Foto: Quadro di James Ensor, "Le strane maschere", 1892)

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