Undici tessere elettorali nel sottosella: scatta denuncia per corruzione elettorale

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Un controllo dei Carabinieri nei pressi di un seggio elettorale di Mugnano di Napoli ha portato alla denuncia di un 49enne accusato di corruzione elettorale. L’uomo, un operatore ecologico già noto alle forze dell’ordine, sarebbe stato sorpreso dopo uno scambio ritenuto sospetto avvenuto all’esterno della struttura di voto di via Cristoforo Colombo.

Secondo quanto emerso, i militari della sezione operativa di Marano e della stazione di Mugnano stavano monitorando l’area quando hanno notato un uomo consegnare una tessera elettorale ad un’altra persona. Un gesto che ha immediatamente attirato l’attenzione dei Carabinieri, intervenuti poco dopo per bloccare il 49enne mentre tentava di allontanarsi a bordo del proprio scooter.

Durante la perquisizione del mezzo è stata fatta la scoperta: nel sottosella erano custodite undici tessere elettorali intestate a cittadini residenti a Mugnano. Insieme ai documenti sono stati trovati anche alcuni volantini riportanti il fac-simile della scheda elettorale con preferenze già espresse, materiale che gli investigatori ritengono possa essere stato utilizzato come indicazione di voto.

Tutto è stato sequestrato per gli accertamenti del caso mentre per il 49enne è scattata la denuncia all’autorità giudiziaria. Gli investigatori stanno ora cercando di chiarire il contesto della vicenda e verificare se vi siano altre persone coinvolte.

L’operazione rientra nei controlli predisposti dalle forze dell’ordine per garantire il regolare svolgimento delle consultazioni elettorali e prevenire eventuali irregolarità nei pressi dei seggi. A Mugnano l’episodio ha subito fatto discutere, soprattutto per il numero di tessere rinvenute nel mezzo dell’uomo fermato.

“Cristo e la processione degli umili”: a Portici arte e fotografia dialogano sulla misericordia

Dal 30 maggio al 5 giugno la Cappella di Palazzo Pennese, ospiterà la mostra nata dalla collaborazione tra Giancarlo Brugnano ed Enrico Ventrosini. L’esposizione prende ispirazione da una riflessione del professor Massimo Recalcati sul Cristo “contro il sacrificio”, capace di anteporre la misericordia alla sofferenza rituale e al formalismo religioso. Da questa visione prende forma un percorso artistico che intreccia spiritualità, memoria e attenzione verso gli ultimi.
Le installazioni e i dipinti di Brugnano, dedicati ai momenti della Passione e della Resurrezione, si affiancano agli scatti fotografici di Ventrosini, che raccontano processioni, riti popolari, volti segnati dal tempo e figure ai margini della società. Le immagini dedicate alla Processione Bianca dell’Addolorata di Sorrento, ai riti settennali di Guardia Sanframondi e agli “invisibili” delle periferie urbane trasformano la fragilità umana in racconto collettivo. Opere come “La Derisione”, “La Flagellazione”, “La Crocifissione” e “La Resurrezione” propongono una lettura contemporanea del dolore e della redenzione, attraverso un linguaggio essenziale ma fortemente evocativo.
Anche il luogo scelto per la mostra assume un significato preciso. La Cappella di Palazzo Pennese non fa semplicemente da cornice all’esposizione, ma diventa parte integrante del messaggio artistico: uno spazio in cui arte, coscienza e spiritualità si incontrano, richiamando le parole evangeliche che, attraverso il profeta Osea, pongono la misericordia al centro dell’esperienza umana. Più che offrire risposte, la mostra invita il visitatore a interrogarsi sul senso del dolore, della compassione e della dignità degli ultimi in una società spesso distratta dalle fragilità umane.
L’inaugurazione è prevista il 30 maggio alle ore 18.00. La mostra sarà visitabile fino al 5 giugno presso la Cappella di Palazzo Pennese, in via Vittorio Emanuele a Portici, con apertura sia mattutina (9:30-13:00) che pomeridiana (16:30-19:30).
(fonte foto: rete internet)
 

Somma Vesuviana. Carlo Petrini, il Vesuvio e la battaglia per i prodotti della nostra terra

Bene ha fatto Il Mediano, attraverso la firma del caro Luigi Jovino, ad occuparsi della morte di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. Ma non posso far passare l’occasione della triste perdita di  Petrini, senza una testimonianza diretta dell’incidenza su Somma della sua grande opera rivoluzionaria. Da sostenitore Slow Food ne sento il dovere morale.     Pochi sanno infatti che due dei tre prodotti agricoli tipici del nostro territorio hanno avuto a che fare, ed ha ancora a che fare uno (l’albicocca vesuviana), con l’associazione internazionale. In primis il pomodorino del piennolo del Vesuvio. La relativa DOP è nata in casa Slow Food. Erano i tempi della nascita dell’Arca dei Presidi con cui Carlo Petrini cominciò la sua grande opera di tutela e valorizzazione delle piccole produzioni agricole di nicchia in fase di estinzione, in Italia ma poi in tutto il mondo. Aveva cominciato con l’ormai famosissimo lardo di Colonnata e le meno famose pesche insacchettate di Leonforte. Slow Food aveva già conosciuto i pomodorini del Vesuvio attraverso l’attivismo dell’assessore  provinciale Tommaso Sodano  che, nel 2000 pare, “costrinse” qualche produttore locale a partecipare al Salone del Gusto di Torino.   E quando la Condotta Vesuviana fu investita dagli input di provenienza piemontese i soci misero in cantiere i lavori per il pomodorino e le albicocche. I primissimi incontri si fecero all’agriturismo “Bel Vesuvio In” a San Sebastiano al Vesuvio con appena cinque presenze. Erano gli anni 2002/2004.  Per il pomodorino del Vesuvio le cose furono relativamente facili. Nessuno ci credeva e quindi fu comodo per i promotori arrivare al dunque ed addirittura  cominciare a lavorare sulla DOP che puntualmente fu approvata (2009).   Per le albicocche, invece, cominciati i primi incontri, sempre i soliti cinque scatenati e appassionati componenti, cominciarono anche le “interferenze” delle categorie professionali che  volevano l’esclusiva genitura, non capendo neppure i sacrosanti principi culturali e liberali di Slow Food. E credendo di riuscire in proprio nella valorizzazione di un prodotto di grande pregio commerciale, ma anche necessario di doveroso sostegno culturale, intrapresero in solitaria, lo sgangherato e disastroso percorso della IGP. Infatti, dopo grandi proclami e affollatissime assemblee, ebbe una sonora bocciatura dagli organismi preposti (italiani ed europei). Pare fosse l’anno 2010. Fortunatamente proprio l’ anno scorso,  su iniziativa dei sommesi Angrisani e pochissimi altri, ci si è rimessi all’opera per una tardiva, ma pur sempre utile IGP, che pare ormai in dirittura di positiva approvazione. Comunque Slow Food, in questi anni terribili, tra virus, malattie, clima e abbandoni, ha garantito una validissima e provvidenziale tutela e sostegno di presidio della impareggiabile drupacea vesuviana.   E chi erano i cinque “pazzi” promotori dei prodotti vesuviani? Alcuni neppure agricoltori, ma erano quasi tutti di militanza “petriniana”. E stessa origine avevano i sempre pazzi promotori (tra cui Marino e Mosca) del Catalanesca IGP Monte Somma, subendo anche in questo caso le interferenze negative della grande produzione settoriale. Ma stavolta le cose andarono meglio arrivando al traguardo con pochi danni collaterali.   Ad onore del vero mai Slow Food ha rivendicato l’esclusività del successo ma i fatti non possono smentire la realtà di decenni di presenza nel vesuviano e di centinaia di iscritti a tutt’oggi (tra cui tanti sommesi). E rimane il fatto che una piccola comunità di produttori agricoli vesuviani nel 2004 furono invitati da Carlin Petrini e ospitati in quel di Torino da Slow Food per partecipare alla prima edizione di Terra Madre. Tra questi ricordiamo Luigi Feola, Aniello Iovino (agriturismo), Luigi Beneduce (fattoria didattica), io stesso, ecc. Lì trovarono Giovanni Marino (Casa Barone), Libera Feola ecc. insieme a migliaia di altri contadini provenienti da tutto il mondo e insieme al principe Carlo d’Inghilterra (contadino), alla scrittrice indiana Wandana Shiva al regista Ermanno Olmi e tanti altri noti, e non, per dare voce a chi di agricoltura viveva, per discutere di biodiversità, sostenibilità, clima ecc.   Come sempre solo il futuro ci svelerà la grande opera di riscatto sociale e culturale che Carlo Petrini con le sue intuizioni ha prodotto nelle sue Langhe, in Piemonte, in Italia (e anche da noi), nel mondo. Tra la tanta bella gente di quell’epopea d’oro di movimentismo in agricoltura manca però il nome del compianto concittadino prof Peppe Nota. Fu il primo responsabile della Condotta del Vesuvio. Nonché  amico della prima ora di Carlin Petrini. E’ stata una generazione, ormai in estinzione, di persone cresciute  con l’intento di lavorare al bene comune mettendo a repentaglio qualche volta anche i  bilanci familiari pur di riuscirci. Ma la cui militanza ed abnegazione ha contribuito a portare reali benefici di grande utilità pratica.

Somma Vesuviana, ottanta anni fa il primo Consiglio Comunale democratico

L’11 dicembre del 1946 si riunì il primo Consiglio comunale dopo le elezioni amministrative precedenti del 24 novembre: furono le prime elezioni cittadine democratiche dopo il ventennio fascista.  L’avv. Michele Pellegrino venne eletto primo sindaco della città dopo la nascita della Repubblica Italiana.        
Prof. Francesco Capuano
Il 5 aprile del 1945 fu una data fondamentale e importantissima per la città di Somma Vesuviana: il Prefetto di Napoli, Francesco Selvaggi, incaricato dal Governo militare alleato, nominò il prof. Francesco Capuano sindaco di Somma Vesuviana, su segnalazione del Comitato provinciale di liberazione di Napoli. Il professore Capuano era nato l’11 gennaio del 1896 a Somma Vesuviana in largo san Giorgio dal falegname Antonio e da Angiola D’Alessandro. Laureato in matematica, fu tra i fondatori della sezione del PSI, diventandone segretario. Somma Vesuviana, precedentemente, aveva affrontato crisi devastanti con la ritirata strategica dei tedeschi e con tanti figli morti e dispersi in guerra. All’indomani, infatti, della Seconda Guerra Mondiale e della caduta del fascismo, gli italiani furono chiamati alle urne il 2 giugno del 1946 per esprimere la propria scelta istituzionale. Monarchia o Repubblica? Gli elettori sommesi per l’occasione furono 8.861, i votanti 7.124, i voti validi 6.455. Le donne votarono per la prima volta.   La monarchia ottenne a Somma l’84,26% dei consensi con 5.439 voti, mentre la Repubblica ben 1.016 voti. L’Italia, in generale, si spaccò geograficamente, in quanto la monarchia ottenne un vastissimo successo in quasi tutte le regioni meridionali, mentre il Nord votò in massa per la Repubblica, che alla fine vinse a livello nazionale con il 54,27% dei voti. La scelta a favore della monarchia – spiega il compianto prof. Luciano Esposito – dimostrò sia un attaccamento forte all’Istituzione monarchica, a prescindere dalla dinastia che la rappresentava e dalle responsabilità che essa aveva avuto durante il fascismo, sia la volontà di preservare la stabilità degli assetti economici e sociali contro ogni ipotesi teorica o effettiva di pericoloso sovvertimento dell’ordine costituito [Esposito Luciano, La Somma di voti ed ex voti, Ed. Stampress srl, Somma Vesuviana, 2008, 20]. Per tanti, inoltre, più che di effettiva affezione ai Savoia, si trattò di dare anche uno schiaffo alla classe politica settentrionalista che marginalizzava il Sud da ormai ottant’anni e di un’espressione di protesta contro un Nord guidato da Milano che influenzava le scelte e decideva le sorti dell’Italia.   Nelle prime elezioni comunali, comunque, del 24 novembre del 1946 a Somma Vesuviana, i votanti furono 6.680 su 8.919 elettori, ma i voti validi furono solo 5.616. Il corpo elettorale fu diviso in 16 sezioni [Di Mauro A., Il Teatro, Tip. Fusco, Salerno, luglio 2006, 83]. Bisogna ricordare agli attenti lettori che le elezioni a suffragio strettamente censitario, per i soli uomini, furono abolite il 16 dicembre del 1918 all’indomani della fine della Grande Guerra. Quelle del 1946 furono le prime consultazioni a suffragio universale in cui, finalmente, tutti i cittadini maggiorenni, stavolta anche le donne, ebbero il diritto di voto. I consiglieri eletti, comunque, furono trenta.     Il blocco di destra, formato in parte dai monarchici e nostalgici del regime fascista, avanzò con ben 2.829 voti e 16 seggi. Il blocco bianco, il cosiddetto Scudo Crociato, prese 1.197 voti e 6 seggi, mentre il blocco rosso delle sinistre ottenne 1.590 voti e 8 seggi. L’11 dicembre del 1946 si insediò ufficialmente nella sala delle solite adunanze nell’ex convento di san Domenico, a termine di legge, il primo Consiglio Comunale sotto la presidenza del prof. Francesco Capuano, che, da sindaco uscente, dopo aver esaminato l’elenco dei proclamati eletti a consiglieri, dichiarò insediato il nuovo Consiglio ed ammise il consigliere più votato, Ciro Aliperta, nell’Ufficio di Presidente del Consiglio [Archivio Storico Somma Vesuviana, Fondo Deliberazioni Consiliari, Volume 23, 1 dicembre 1946 – 28 dicembre 1948]. Eccoli i nomi:

Aliperta Ciro fu Vincenzo

Testa Eugenio fu Carlo

Pellegrino Michele fu Natale

D’Avino Giuseppe fu Luigi

Feola Domenico fu Luigi

Di Sarno Pasquale di Amalio

Beneduce Ernesto fu Mariano

Secondulfo Vincenzo fu Pietro

Giova Vincenzo fu Enrico

Iovino Ludovico fu Giuseppe

Mocerino Carmine di Salvatore

D’Avino Federico fu Baldassarre

Rippa Antonio fu Giuseppe

Aliperta Luigi fu Michele

Terracciano Domenico fu Ciro

Carrella Paolino di Pasquale

De Lucia Michele di Tommaso

Piccolo Ciro fu Felice

Piccolo Pasquale fu Felice

Di Sarno Luca fu Domenico

Restaino Paolo Emilio fu Canio

Eccitato Pasquale di Enrico

De Vita Luigi fu Francesco

Cioffi Silvio di Antonio

De Stefano Luigi fu Francesco

Del Giudice Enrico fu Sabato

Ciampa Fausto di Giovanni

Piccolo Felice di Salvatore

Piccolo Felice fu Luigi

Angrisani Gennaro fu Paolino

   
Aliperta Ciro, consigliere più votato
All’epoca, la legge prevedeva che gli elettori scegliessero i componenti del Consiglio comunale, votandoli sulla base di liste di partito o movimento. I consiglieri, una volta insediati, avrebbero scelto il nuovo sindaco e gli assessori, sulla base di accordi politici tra i partiti che avrebbero costituito la maggioranza. Il sindaco poteva poi dimettersi – per ragioni personali oppure politiche – o essere sfiduciato dalla sua stessa maggioranza: a quel punto, il Consiglio comunale ne nominava un altro in base agli accordi tra le forze politiche. Tali modalità restarono sostanzialmente le stesse fino al 1993, anno che vide l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco e della nuova figura del presidente del Consiglio comunale. Il primo sindaco repubblicano, comunque, fu l’avvocato Michele Pellegrino fu Natale, eletto con 21 voti favorevoli. La prima Giunta, invece, eletta nella seduta del 15 dicembre di quell’anno, fu così formata: Iovino Ludovico (22 voti), Mocerino Carmine (21 voti), Aliperta Ciro (16 voti) e Di Sarno Luca (15 voti), eletti membri effettivi; mentre Aliperta Luigi (16 voti) e Piccolo Pasquale (12 voti) furono nominati membri supplenti.    
Avv. Michele Pellegrino, primo sindaco
I primi problemi di contrapposizione del consiglio comunale cominciarono a diventare più forti con le prime mozioni di sfiducia, che già all’epoca minarono definitivamente la stabilità amministrativa e gli equilibri politici tra la maggioranza e i gruppi di opposizione a partire dal 20 luglio del 1947, quando il sindaco Pellegrino per poter ricondurre in una atmosfera di serenità il Consiglio comunale ed offrire la possibilità di una più ampia intesa rassegnò le dimissioni con la consapevolezza di aver agito sempre con rettitudine e di aver servito con tutte le sue forze il paese nativo, formulando l’augurio più schietto per il benessere e la tranquillità della città. Le dimissioni di Pellegrino, comunque, si concretizzarono definitivamente il 5 maggio del 1948, travolto ormai dall’opposizione del consigliere/notaio Paolo Emilio Restaino, che diventò sindaco con 16 voti il 9 giugno successivo. Due anni dopo le contrapposizioni tra opposizione e maggioranza si ampliarono ancora di più: il 28 maggio del 1950, cadde anche Restaino e, con 12 voti, fu eletto sindaco il dott. Eugenio Testa. Furono solo pochi mesi di attività, poiché l’11 novembre del 1951 si dimise anche il dottor Testa. Venti giorni dopo, il primo dicembre, arrivò il primo commissario prefettizio della storia repubblicana nella persona del dott. Emanuele Sessa e, il 31 dicembre dello stesso anno entrò in scena, per la prima volta, il notabile Francesco De Siervo, che, in qualità di commissario prefettizio, resse le sorti del Municipio fino al primo giugno del 1952. Ogni storia è storia contemporanea (Benedetto Croce).  
De Siervo Francesco
   

Somma Vesuviana. “In gruppo per crescere”, quando il calcio diventa inclusione

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Circa 20 anni fa, nel 2006, un gruppo di genitori della parrocchia Santa Croce di Santa Maria del Pozzo, a Somma Vesuviana, stava ideando una squadra oratoriale di calcio che accogliesse tutti i ragazzi desiderosi di giocare, ma che non potevano permettersi di iscriversi a una scuola calcio.

Nel 2012 nasce l’associazione “In Gruppo per Crescere”, iscritta al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. La squadra ha preso parte a numerose partite e, dopo diverse vittorie e alcune sconfitte, si è fatta promotrice del progetto “Alla base del calcio inclusivo”, ispirato innanzitutto a valori cristiani, ma anche etici e sociali. Lo scopo è quello di accogliere chiunque, compresi ragazzi con disturbo dello spettro autistico, per imparare le basi del calcio all’insegna della condivisione.

Sono infatti aperte le iscrizioni per i bambini dai 5 anni in su: gli allenamenti si tengono il martedì e il giovedì, dalle 18.30 alle 20.00, con lezioni di calcio gratuite.

Inoltre, quest’anno la categoria Over 18 ha vinto il campionato MAUED, che coinvolge decine di società e centinaia di giocatori non professionisti.

L’Arte Oltre la Tela: la tecnologia ridisegna la creatività

Benvenuti al diciottesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Se portassimo Monet nella nostra epoca, non rimarrebbe stupito dagli smartphone, ma da come gli artisti li usano. Come il tubetto di vernice precolorata permise agli Impressionisti di inventare la pittura en plein air, oggi la tecnologia sta ridisegnando i confini stessi del fare arte. Non siamo di fronte a semplici strumenti inediti, ma a un totale cambio di paradigma.     Il Rinascimento digitale si muove su due binari: l’Intelligenza Artificiale e la Blockchain. Con la prima, gli artisti collaborano con gli algoritmi, diventando registi di processi concettuali piuttosto che esecutori materiali. Con la seconda, l’introduzione degli NFT ha risolto il dilemma della riproducibilità digitale, permettendo a pixel e animazioni 3D di avere un’autenticità certificata e di entrare stabilmente nelle gallerie più prestigiose del mondo. La rivoluzione più grande riguarda però il pubblico, che si trasforma da osservatore passivo a esploratore attivo. Le tecnologie di Realtà Virtuale (VR) e Aumentata (AR) hanno abbattuto la barriera della cornice: oggi si cammina letteralmente dentro le pennellate di un quadro. Nelle installazioni interattive, inoltre, sensori di movimento e dati biometrici modificano l’opera in tempo reale. L’opera d’arte non è più statica, ma si rigenera grazie a chi la vive. Ma se una macchina può generare immagini, che fine fa l’elemento umano? La tecnologia eccelle nel combinare dati, ma manca di vissuto, urgenza interiore e ironia. L’artista del futuro non scompare, si evolve: diventa un ponte tra la precisione del codice e la complessità delle emozioni. Dalla nascita della fotografia a oggi, ogni innovazione ha fatto gridare alla “morte dell’arte”. Eppure, la creatività ha sempre assimilato i nuovi media per esplorare territori inediti. L’innovazione non serve a sostituire l’emozione, ma a moltiplicarla. Che sia fatta di olio su tela o di righe di codice, la vera arte continuerà a fare ciò che fa da millenni: farci guardare il mondo con occhi diversi. Ed eccoci arrivati alla fine cari artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire sempre di più questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

San Giuseppe Vesuviano: sorpreso a cedere droga, arrestato dalla Polizia

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Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 29enne per detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, gli agenti del Commissariato di San Giuseppe Vesuviano, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Scudieri, hanno notato il 29enne che, con fare guardingo, consegnava qualcosa a un altro soggetto. Tuttavia, i due, accortisi della presenza dei poliziotti, hanno interrotto l’azione criminosa, allontanandosi in direzioni opposte. Gli operatori, prontamente intervenuti, hanno raggiunto e bloccato il prevenuto, trovandolo in possesso di 18 involucri di cocaina del peso di circa 6 grammi, e di 220 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio; l’acquirente, invece, è stato trovato in possesso di un involucro di cocaina. Pertanto, essendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, i poliziotti hanno controllato l’abitazione in uso al prevenuto, dove hanno rinvenuto 113 involucri di cocaina del peso complessivo di circa 34 grammi, 2 bilancini di precisione, diverso materiale per il confezionamento della droga e 185 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio. Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante, mentre l’acquirente è stato sanzionato amministrativamente per detenzione illecita di sostanza stupefacente per uso personale.

Acerra abbraccia Papa Leone XIV: “Qui troppi innocenti uccisi dall’inquinamento”

  Una carezza alle famiglie distrutte dai tumori, un monito alle istituzioni e un’accusa durissima contro chi ha avvelenato una terra intera per profitto. La visita di Papa Leone XIV ad Acerra si trasforma in una delle giornate più intense e simboliche del suo pontificato. Fin dalle prime ore del mattino migliaia di persone hanno riempito piazza Calipari e le strade della città. Quando l’elicottero papale è atterrato al campo sportivo Arcoleo, un lungo applauso ha accompagnato l’arrivo del Pontefice. In tanti hanno seguito le immagini dai maxischermi, mentre cori e bandiere scandivano il nome del Santo Padre. La prima tappa è stata la Cattedrale di Acerra, dove il Papa ha incontrato le famiglie delle vittime della Terra dei Fuochi. Molti hanno portato fotografie di figli, mariti e sorelle morti a causa di tumori. Altri hanno mostrato al Pontefice i segni di una malattia ancora in corso. “Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care”, ha detto Leone XIV. “Qui il grido della creazione e dei poveri è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune”. Il Papa ha parlato apertamente di responsabilità morali e sociali, chiedendo un cambiamento profondo: “Sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra”. Durante l’incontro non sono mancati momenti di fortissima commozione. Angela, madre di una bambina morta a soli 18 mesi e vedova di un uomo ucciso da un tumore al colon, ha raccontato al Pontefice la sua tragedia familiare: “Dopo la morte di mio marito e di mia figlia abbiamo vissuto con la paura che toccasse anche a noi. Siamo stanchi”. Anche Angelo Venturato, padre di Maria, morta a 25 anni poco prima del matrimonio, ha affidato al Papa il suo dolore: “La voce del Pontefice ha un’importanza internazionale. Speriamo che ora non ci si fermi”. Nel suo intervento, il vescovo Antonio Di Donna ha ricostruito la storia della Terra dei Fuochi, ricordando come dagli anni Ottanta siano arrivati nel territorio enormi quantitativi di rifiuti tossici. “Convertitevi, cambiate strada, perché il vostro non è soltanto un reato ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”, ha detto rivolgendosi a chi ha devastato l’ambiente. Accanto alle famiglie anche le associazioni ambientaliste e Maurizio Patriciello, da anni simbolo della lotta contro gli sversamenti illegali. “Il tempo delle menzogne è finito”, ha dichiarato il sacerdote. “Non si può continuare ad avvelenare questa terra”. Dopo il momento in Cattedrale, il Papa ha raggiunto in papamobile piazza Calipari, accarezzando bambini e salutando i fedeli lungo il percorso. Davanti a una folla di oltre 15mila persone ha lanciato il suo messaggio più forte: “Questa terra ha pagato un tributo altissimo, ma qui la vita c’è e contrasta la morte”. Il Pontefice ha invitato tutti a diventare “sentinelle del creato”, ringraziando i pionieri delle battaglie ambientaliste che “hanno avuto il coraggio di denunciare i mali di questa terra”. Infine l’appello alla speranza: “Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di memoria operosa e di azione etica”. Poco dopo mezzogiorno l’elicottero papale ha lasciato Acerra. Ma le parole pronunciate dal Pontefice restano come un messaggio destinato a segnare una svolta morale e civile per tutta la Campania.

Il Papa è arrivato ad Acerra: ad attenderlo oltre 12mila fedeli

L’elicottero è atterrato nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra. Papa Leone è stato accolto da mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra; Roberto Fico, presidente della Regione Campania; Michele Di Bari, Prefetto di Napoli; e Tito d’Errico, sindaco di Acerra. Successivamente, Papa Leone XIV si trasferirà in auto alla Cattedrale di Santa Maria Assunta di Acerra, dove incontrerà i vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale.     Sono circa 12mila, al momento, i fedeli nelle strade di Acerra che attendono l’arrivo del Papa. E’ quanto si apprende da fonti della diocesi. Il Pontefice non è ancora arrivato ed è verosimile che il numero delle persone crescerà nella mattinata. “Stamattina Acerra diventa il centro. Abbiamo sofferto questa maledizione che va sotto il nome di Terra dei fuochi. E’ solo una cosa di cui si deve dire: ‘mai più, mai più’. Dalla nostra sofferenza devono imparare tutti gli altri”. Così don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e prete simbolo delle lotte per l’ambiente, raggiungendo la cattedrale di Acerra dove è atteso Papa Leone XIV per la sua visita nella Terra dei fuochi alla vigilia dell’anniversario della pubblicazione dell’enciclica “Laudato sì”. Don Patriciello, da anni vicino alle famiglie delle vittime della Terra dei fuochi, ha sottolineato che “non si può continuare ad inquinare la Terra”. “Non ho ancora parlato con il Santo Padre – ha proseguito – ma il vescovo di Acerra sicuramente gli spiegherà la situazione”. Il prelato inoltre ha affermato che bisogna fermare lo “scempio”. “Gli industriali – ha aggiunto – non possono continuare a produrre e poi per risparmiare sui costi vanno a inquinare le terre e ad ammazzare le persone: questo non lo possono fare. Basta. È vero, c’è stato chi ha negato la Terra dei fuochi, e se lo ha fatto per interessi economici si deve solo vergognare e chiedere perdono. Per chi lo ha fatto per ignoranza apriamo le braccia, ma nessuno di noi è un maestro. Io ho imparato tutto piano piano, giorno per giorno perché c’era veramente il grido di un popolo che piangeva che gridava, ma erano chiuse tutte le porte. E pensate che una legge sui reati ambientali l’abbiamo avuta nel 2015, perché l’Italia non aveva neanche una legge per punire questi eco delinquenti, questi eco camorristi”. Don Maurizio, infine, ha ricordato il suo incontro con il pentito Schiavone: “Lui mi disse che erano stati loro, gli industriali del nord a cercare la camorra – ha concluso – e che gli avevano detto che trafficando con la droga rischiavano, mentre con la ‘munnezza’, interrando i rifiuti tossici, si guadagnava tanto senza rischi”.  

Acerra, Inquinamento, Auriemma (deputata m5s): “i dati confermano l’emergenza sanitaria, ora interventi immediati”

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Riceviamo e pubblichiamo
“I dati pubblicati sull’incidenza tumorale nei distretti ASL della Campania confermano ciò che denunciamo da tempo: Acerra vive una gravissima emergenza ambientale e sanitaria che non può più essere ignorata”.
Lo dichiara l’On. Carmela Auriemma, vicepresidente vicaria del gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati e coordinatrice della provincia di Napoli.
“Già nel settembre 2024, con una conferenza stampa alla Camera, avevamo chiesto trasparenza e la pubblicazione dei dati territoriali per fare finalmente chiarezza sulla situazione sanitaria dell’area. Oggi quei numeri certificano un quadro allarmante e impongono risposte immediate. Per anni i cittadini hanno convissuto con roghi, emissioni inquinanti e sversamenti, pagando un prezzo altissimo in termini di salute. Adesso servono controlli straordinari, bonifiche reali, monitoraggi continui e un piano concreto di prevenzione sanitaria”.
“Depositerò nelle prossime ore un’interrogazione urgente e scriverò di nuovo ai Ministri competenti chiedendo interventi rapidi e concreti. Non è più tempo di divisioni, serve responsabilità. Governo, Regione ed enti locali devono collaborare per tutelare il diritto alla salute dei cittadini. Dietro questi dati ci sono famiglie, giovani e bambini. Nessuno deve sentirsi condannato a vivere in un territorio dove la salute è costantemente a rischio”, così conclude Carmela Auriemma.