Un famoso sarto napoletano del ‘600 sosteneva che i colori “parlano” e ne svelò i “messaggi”

Ippolito Viola, degno erede di una famiglia di grandi sarti napoletani, pubblicò nel 1652 l’opera “La nobile e antica arte de’ sartori”. Egli riteneva che la forma e i colori dell’abbigliamento comunicassero non solo la posizione sociale, il potere e la ricchezza delle persone, ma anche i sentimenti e i pensieri. Nelle corti del ‘600 e del ‘700 “le quotazioni dei cortigiani dipendevano in gran parte dalla loro capacità di “apparire”” (Sonia Scognamiglio Cestaro). Correda l’articolo l’immagine del quadro di Tiziano “Bacco e Arianna”.   Sonia Scognamiglio Cestaro, nell’articolo dedicato all’opera di Ippolito Viola e pubblicato, nel 2006, nell’ “Archivio Storico delle Province Napoletane”, scrive che la tela “Bacco e Arianna” di Tiziano, soprattutto dopo il restauro, “è considerata il catalogo di quasi tutti i pigmenti conosciuti a quel tempo. La tavolozza dei sarti napoletani sembra attingere ai colori forti e agli accostamenti inconsueti di Tiziano”. Ippolito Viola scrive che il sarto del suo tempo disponeva di 13 tinte fondamentali: il bianco, il giallolino (combinazione del bianco e del rosso), il giallo, il verde, il rosso, la porpora, il viola, l’azzurro, il turchino, il perso (una complessa combinazione di nero e di rosso), il berrettino – una variante del grigio – e l’incarnato, che era in sostanza un rosa pallido.   Ogni colore poteva avere sfumature diverse e un diverso significato: di entrambi i temi il sarto- scrittore stilò un’accurata tabella, e a quella sul significato di tutti i colori dedicheremo un articolo a parte. Mi limito a riferire che secondo il Viola, il colore giallo usato dagli uomini indicava “godimento e ricchezza”, nelle donne significava “gelosia” e nei “bambini” “pazzia fanciullesca”. La combinazione “bianco e giallo” diceva che uomini e donne sono “contenti e incontrano gioia nelle cose d’amore”. Il sarto napoletano e i pittori italiani dell’epoca sembra che ignorassero il “marrone” e il “blu intenso”: furono i pittori olandesi del ‘600 a dimostrare quanto fossero importanti nella pittura le varie sfumature di “marrone”. Complesso è il “messaggio” del colore “nero”. Per le antiche civiltà, dalla egiziana alle mesopotamiche, dall’etrusca all’ italica, il nero rappresentava un sistema ampio di significati: la fertilità, la vita, ma anche la morte, e anche la resurrezione.   Nero fu nel Medio Evo l’abito dei monaci dell’abbazia di Cluny: la combinazione del colore e della seta era preziosa e costosa, e dunque venne considerata simbolo di lusso e di potere. Tra i secoli XIV e XV il nero divenne il colore di base dell’abito talare, e nel sec. XVI “rappresentò” “la dignità e il prestigio della magistratura. Viola analizzò anche il rapporto tra l’uso del colore e la funzione sociale delle persone. Così il nero divenne anche simbolo della lealtà e della correttezza e quindi fu il colore degli abiti indossati dai ricchi mercanti e dai rappresentanti dell’alta finanza, che desideravano apparire sinceri e affidabili, “il porpora invece era riservato al sovrano, ma poteva essere indossato dalla nobiltà di spada, dalla nobiltà di toga e dagli alti prelati. La magistratura, oltre alla “porpora” che era sinonimo di giurisdizione e supremazia sin dall’antichità latina, poteva indossare abiti bianchi o neri. Questi colori rappresentavano, infatti, le qualità principali di un magistrato, l’equità e la rettitudine” (S. Scognamiglio Cestaro).   Complessa è la storia del colore “bianco”, frequentemente collegato alla luce: nel sec. XV Leon Battista Alberti riuscì a convincere i pittori sull’utilità di mescolare i colori con “gocce” di “bianco”, che li avrebbero resi più luminosi. Il “bianco” significava purezza e pulizia e perciò divenne un colore dominante nel sec. XVII, quando “i ricchi”, atterriti dalle ondate della peste, pensarono che fosse possibile controllare il contagio indossando indumenti intimi – “la biancheria” – continuamente puliti. Nel 2006, in un articolo pubblicato su “Genesis”, S. Musella Guida e S. Scognamiglio Cestaro esaminarono un argomento interessante, “la genesi, il consumo e la produzione della biancheria” a Napoli, nei secoli XVI – XVII. L’aumento del consumo di “biancheria” intima favorì la nascita di nuovi mestieri: molti artigiani si specializzarono nello “sbiancamento” dei tessuti di tela di lino e di cotone e nella confezione, con questi tessuti, di camicie, colletti, polsini, maniche e sottogonne. Nel sec. XVIII un ruolo importante in questa “industria” del “bianco” svolsero i sarti e i camiciai di San Giorgio a Cremano. L’aveva detto Tommaso Campanella: “…poi venne il bianco a tempo di Gesù Dio, e tutti i battezzati prendevano la veste bianca, e da quella per vari colori siamo ora arrivati al nero. Dunque torneremo al bianco, secondo la ruota fatale.”.    

“Il Somma Vesuvio: racconti”, il fantastico spettacolo degli alunni del Primo Circolo “Arfè”

Riceviamo e pubblichiamo

Grande successo e intensa partecipazione emotiva hanno accompagnato, il 21 maggio scorso, lo spettacolo teatrale “Il Somma Vesuvio: racconti”, andato in scena presso l’Auditorium “Vincenzo Sorrentino” di Saviano.

 

Protagonisti assoluti della serata sono stati gli alunni delle classi quinte del Primo Circolo Didattico “Raffaele Arfè” di Somma Vesuviana che hanno saputo emozionare il pubblico con una performance coinvolgente, autentica e ricca di significato culturale.

L’evento ha rappresentato il momento conclusivo del progetto didattico “Il Somma Vesuvio: racconti”, nato da un progetto musicale inedito del cantautore Michele Buonocore e realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Vesù APS.

Nel corso dell’intero anno scolastico, gli alunni hanno vissuto un intenso percorso laboratoriale attraverso attività di musica, teatro, danza e approfondimento delle tradizioni popolari vesuviane. Guidati con competenza e passione dagli esperti Michele Buonocore e Debora Sacco, i bambini hanno avuto l’opportunità di conoscere e reinterpretare, attraverso il linguaggio artistico, la memoria storica e culturale del territorio.

Fondamentale è stato anche il contributo dei docenti delle classi quinte, che hanno accompagnato costantemente il percorso educativo, favorendo una proficua sinergia tra scuola, esperti e famiglie.

Lo spettacolo finale ha restituito al pubblico il valore di un lavoro corale costruito con cura, sensibilità e dedizione. I giovani interpreti, con sorprendente sicurezza scenica e straordinaria partecipazione emotiva, hanno dato vita a personaggi, racconti e atmosfere della tradizione vesuviana, trasformando la rappresentazione in un viaggio emozionante tra memoria, identità e appartenenza.

Particolarmente apprezzata la capacità dei due artisti di coinvolgere i bambini in un’esperienza educativa autentica, nella quale ogni alunno è stato protagonista attivo del processo creativo. La cura dei dettagli scenici, musicali e recitativi ha contribuito a rendere lo spettacolo un momento di grande valore artistico e umano.

Nel suo intervento conclusivo, la Dirigente Scolastica, Dott.ssa Maria Di Fiore, ha rivolto agli alunni e alle famiglie parole di profonda intensità, sottolineando il valore educativo del progetto e l’importanza della memoria culturale:

“Questa sera non abbiamo assistito soltanto a uno spettacolo. Abbiamo visto qualcosa di molto più prezioso: abbiamo visto una comunità che si racconta attraverso gli occhi dei suoi bambini.”

La Dirigente ha poi richiamato il significato più profondo dell’esperienza vissuta dagli alunni:

“È importante, oggi più che mai, insegnare ai ragazzi non solo a guardare il mondo, ma anche a riconoscere le proprie radici. Perché chi conosce la propria storia cammina nel futuro con maggiore forza, con maggiore consapevolezza, con maggiore umanità. Non dimenticate mai da dove venite. Non vergognatevi mai delle vostre tradizioni, delle vostre origini, della vostra terra. Dentro quelle radici c’è la vostra forza.”

Parole accolte con grande emozione dal pubblico presente, che ha accompagnato con lunghi applausi il momento conclusivo della serata.

“E allora stasera usciamo da questo teatro con il cuore pieno di orgoglio. Orgoglio per questi bambini, orgoglio per la nostra scuola, orgoglio per la bellezza autentica della nostra comunità di Somma Vesuviana”

L’intera comunità scolastica ha espresso profonda soddisfazione per il successo dell’iniziativa, riconoscendo nel progetto un’importante occasione di crescita culturale, espressiva e relazionale per gli alunni.

La serata si è conclusa tra commozione e applausi, a testimonianza della forza educativa dell’arte e del valore delle tradizioni popolari come patrimonio vivo da custodire e trasmettere alle nuove generazioni.

Addio a Carlo Petrini, padre di Slow Food

0
“Hai seminato utopie e raccolto certezze”. Con questa bellissima frase un dirigente nazionale di Slow Food ha voluto salutare Carlo Petrini, scomparso solo poche ore fa nella sua casa di Bra. Una frase che racchiude perfettamente il senso della sua vita e della sua straordinaria attività culturale, sociale e umana.   Carlo Petrini — Carlin per gli amici — figlio di onesti lavoratori, ha vissuto e operato per molti decenni nelle Langhe, terre fertilissime incastonate in panorami incomparabili. Tanti sono i meriti di quest’uomo, che probabilmente avrebbe meritato un Nobel per la Pace. Si è sempre impegnato per un’agricoltura sostenibile e rispettosa della dignità dei popoli. Con il progetto “Terra Madre” ha portato all’attenzione delle cronache internazionali i problemi anche dei più piccoli e lontani agricoltori del mondo e si è battuto con forza contro la fame e lo spreco alimentare. Ha inventato e valorizzato il movimento del turismo lento e, con il progetto “Presìdi Slow Food”, ha salvato dall’estinzione tante piccole produzioni agricole e artigianali. Carlo Petrini ha ricevuto centinaia di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. È stato insignito di lauree honoris causa ed inserito dal quotidiano inglese The Guardian tra le cinquanta persone più influenti del pianeta. Con Dario Fo ha lanciato il progetto “Granaio della Memoria” e con Papa Francesco il movimento “Laudato Si’”. Insomma, una personalità di grande spessore che ha contribuito a promuovere iniziative per un mondo più giusto, un’agricoltura più sostenibile e una concreta difesa dei poveri e degli ultimi. Ho seguito Carlo Petrini fin da quando fondò l’Arci Gola e diverse volte ho partecipato alle “Cene del piacere”, organizzate dal suo movimento che nel 1989 sarebbe poi diventato Slow Food. Ci siamo incontrati in più occasioni. Nel 2006 firmò la prefazione del mio libro Il gusto viandante – Cibi di strada nel Lazio, presentato al Salone del Gusto di Torino. Ricordo anche una serata a Frascati. Dopo aver ricevuto un premio per la sua attività, andammo a cena insieme in un ristorante molto noto. In quell’occasione ebbi da ridire su alcune iniziative organizzate da Slow Food ai Castelli Romani, dove nelle iniziative conviviali si pretendevano tovaglie di Fiandra e bicchieri di cristallo. «Non credi che un movimento di sinistra dovrebbe uscire dai ristoranti alla moda e tornare nelle mense aziendali?», dissi tra il serio e il faceto. Una piccola provocazione per un uomo così grande. Carlo Petrini sorrise e annuì. Era un’osservazione pungente, certo, ma forse conteneva anche un pizzico di verità. Non tanto per ciò che aveva realizzato lui, quanto per gli atteggiamenti di alcuni suoi adepti. Petrini era anche un grande divulgatore. I suoi libri e gli articoli pubblicati su Repubblica suonano ancora oggi come veri e propri insegnamenti e rappresentano piccoli capolavori di letteratura civile. Ci mancherà Carlin, in questo mondo sempre più involgarito da una politica cafona, urlata e pasticciona. Mancherà la sua capacità di parlare di cibo come cultura, di agricoltura come giustizia sociale, di convivialità come strumento di pace. Buon viaggio, Carlin. Ti porteremo nel cuore. (fonte foto: rete internet)

Campagne elettorali tossiche e dove trovarle: ruba striscione del candidato sindaco avversario

0

PORTICI – Avrebbe sottratto alcuni striscioni legati alla campagna elettorale in vista delle imminenti elezioni amministrative del Comune di Portici. Per questo motivo un uomo di 34 anni è stato denunciato dalla Polizia di Stato con l’accusa di furto aggravato al termine di un’attività investigativa scattata nelle scorse ore.

La vicenda è emersa dopo la denuncia presentata da un cittadino presso gli uffici di polizia. L’uomo avrebbe segnalato la scomparsa di alcuni materiali elettorali installati sul territorio cittadino nell’ambito della campagna per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Da quel momento sono partiti immediatamente gli accertamenti degli agenti, che hanno avviato una rapida attività investigativa per ricostruire quanto accaduto. Fondamentale, secondo quanto emerso, sarebbe stato il contributo delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona interessata dal furto.

I filmati hanno consentito ai poliziotti di individuare il presunto responsabile e di seguirne gli spostamenti fino al comune di Ercolano, dove il 34enne è stato rintracciato e identificato. Al termine delle verifiche, nei suoi confronti è scattata la denuncia per furto aggravato.

L’episodio arriva in giorni particolarmente delicati per la campagna elettorale nei comuni chiamati al voto. Proprio per questo le forze dell’ordine stanno mantenendo alta l’attenzione su eventuali episodi di danneggiamento, furto o rimozione abusiva di materiale propagandistico, considerati comportamenti capaci di alimentare tensioni nel confronto politico.

Sono ora in corso ulteriori approfondimenti investigativi per chiarire ogni dettaglio della vicenda e verificare eventuali altri episodi analoghi avvenuti negli ultimi giorni sul territorio.

Clima teso a Sant’Anastasia, ultima giornata di campagna tra fango e richiami al rispetto

SANT’ANASTASIA – Si chiude tra tensioni, accuse reciproche e appelli al voto una delle campagne elettorali più dure degli ultimi anni a Sant’Anastasia. I toni accesi, gli scontri politici e le polemiche che hanno accompagnato le ultime settimane hanno lasciato il segno in città, trasformando il confronto elettorale in una vera e propria “campagna dei veleni”.

Nell’ultima giornata utile prima del silenzio elettorale, i tre candidati sindaco hanno affidato ai social e agli incontri pubblici i loro messaggi finali ai cittadini, provando a riportare il dibattito sui temi del futuro della città ma senza nascondere il clima pesante vissuto durante la corsa elettorale.

Carmine Esposito ha scelto di puntare sul rapporto diretto con i cittadini e sull’entusiasmo raccolto nelle strade della città. “Passare queste giornate tra le strade della nostra Sant’Anastasia, guardandovi negli occhi e ascoltando le vostre storie, è la carica più grande che potessi ricevere”, ha scritto il candidato, definendo gli incontri “momenti di confronto autentico”. Esposito ha parlato di una città pronta a guardare avanti “con la forza dei fatti e la chiarezza degli obiettivi”, rilanciando il messaggio di fiducia verso il futuro.

Più duro il tono utilizzato da Mariano Caserta, che nel ringraziare candidati, volontari e sostenitori del suo progetto politico ha denunciato apertamente il clima vissuto negli ultimi giorni. “Ho assistito alle peggiori parole. Non più tardi di ieri sera in un cortile privato il fango è stato dei peggiori”, ha dichiarato. Caserta ha quindi lanciato un appello a “liberare Sant’Anastasia da questo fango, dal clima di odio e livore”, invocando una comunità “capace di rispettarsi”.

Sulla stessa linea, pur con toni differenti, anche Alessandro Pace, che ha rivendicato una campagna fondata su “coerenza, idee e rispetto delle persone”. Il candidato ha parlato di tentativi di screditare il lavoro della sua squadra attraverso “interpretazioni superficiali”, ribadendo però di voler proseguire “con determinazione, correttezza e coerenza”. Pace ha sottolineato la differenza del proprio progetto politico rispetto agli altri schieramenti, spiegando che “chi lavora con onestà non ha bisogno di screditare gli altri”.

Ora la parola passa agli elettori. Dopo settimane di scontri e polemiche, Sant’Anastasia si prepara al voto in un clima ancora carico di tensione politica.

Somma, stasera il gran finale della campagna elettorale: i candidati chiudono tra musica, incontri e appelli alla città

0
La campagna elettorale a Somma Vesuviana giunge questa sera al suo ultimo atto. I tre candidati sindaco chiuderanno ufficialmente il percorso elettorale con appuntamenti pubblici organizzati in diverse zone della città, dopo settimane trascorse a incontrare cittadini e associazioni su tutto il territorio sommese. Peppe Nocerino concluderà la campagna in piazza Filiberto con una serata all’insegna della musica e del dj set. Granato, invece, ha scelto di chiudere nel cuore della città, nella piazza principale di Somma Vesuviana, luogo simbolico del confronto politico e della vita cittadina. Silvia Svanera ha puntato su una formula diversa, organizzando alla Tenuta San Sossio una serata tutta al femminile. In queste settimane i tre candidati hanno battuto palmo a palmo il vasto territorio sommese, incontrando residenti, commercianti, giovani e famiglie, soffermandosi non solo nel centro cittadino e nel centro storico, ma anche nelle periferie, dove emergono con maggiore evidenza molte delle criticità che interessano la città. I candidati conoscono bene le difficoltà che attendono il futuro sindaco. Tra le questioni più delicate vi sono il dissesto finanziario dell’ente, la revisione del PUC e la necessità di una profonda riorganizzazione della macchina amministrativa. Con l’auspicio, condiviso da molti cittadini, che possa essere superato il politichese spicciolo e ” invadente” che negli anni ha inciso negativamente in diversi settori della vita amministrativa. Ora la parola passa agli elettori. A tutti i candidati va l’augurio di una competizione serena e corretta, mentre al futuro sindaco spetterà il compito non semplice di restituire lustro a Somma Vesuviana, città ricca di bellezze paesaggistiche, storia, tradizioni e monumenti di inestimabile valore.

Maxi truffa alimentare da 175mila euro a Poggiomarino

Due uomini di 54 e 56 anni di Poggiomarino sono stati denunciati per truffa da un’azienda alimentare straniera. Nel paese vesuviano di Poggiomarino era stato tutto organizzato alla perfezione. Si tratta di una truffa pianificata nei minimi dettagli da parte di due cinquantenni: erano riusciti a creare delle false referenze commerciali tramite delle società che all’apparenza sembrano reali e quindi affidabili per avere enormi quantità di forniture alimentari probabilmente da rivendere in modo completamente illegale. Un sistema fraudolento, quello creato nel comune vesuviano, che è andato avanti per diverso tempo, fino alla scadenza del pagamento di una delle fatture. L’indagine da parte del nucleo della Polizia di Stato di San Giuseppe Vesuviano è iniziata proprio dopo che il legale dell’azienda polacca che aveva fornito materiale alimentare ai due uomini ha denunciato il mancato pagamento di diverse fatture, per un totale di oltre 175 mila euro. La documentazione ufficiale presentata dai due cinquantenni sembrava realistica proprio per le credenziali su cui facevano leva, nonostante poi durante le indagini delle scorse settimane sia emerso che si trattava di credenziali commerciali e documenti totalmente falsi. I due sono stati denunciati anche dalla Polizia di Stato che ha poi scoperto l’ultima delle truffe che i due avrebbero dovuto portare a termine: proprio nella giornata di ieri, infatti, era prevista una consegna di merce per un valore di ben 120 mila euro, che è stata poi bloccata grazie alla denuncia ai danni dei truffatori. Ora, le indagini continuano per verificare se siano capitati episodi analoghi anche con altre aziende, sia italiane che straniere del comparto agroalimentare, e capire da quanto tempo questo sistema fraudolento vada avanti. I due uomini sono stati fermati proprio a ridosso dell’ultima consegna di merce e per entrambi è subito scattata la denuncia anche da parte dell’autorità giudiziaria, mentre la merce è stata prontamente sequestrata per eventuali accertamenti.

Marigliano, il Consiglio comunale ha approvato il servizio di asilo nido pubblico cittadino

0

Riceviamo e pubblichiamo

Nella seduta del 19 maggio il Consiglio comunale di Marigliano ha approvato l’istituzione del servizio di asilo nido pubblico cittadino, su proposta dell’assessore alle Politiche sociali Luigi Amato.

La delibera apre la strada all’attivazione, prevista già dal prossimo autunno, dello storico asilo nido di via Firenze, una struttura da 24 posti che sarà affidata in concessione quinquennale a un soggetto privato qualificato, con l’obiettivo di garantire elevati standard educativi e organizzativi.

L’operazione sarà sostenuta grazie alle risorse stanziate negli ultimi anni da Regione e Stato, che consentiranno al Comune di coprire circa il 70% dei costi del servizio. Per le famiglie la quota residua sarà pari a 250 euro mensili, interamente recuperabili attraverso il bonus INPS per nuclei con ISEE fino a 40mila euro.

L’accesso al nido avverrà tramite graduatoria pubblica predisposta dal Comune, che terrà conto in particolare della situazione lavorativa dei genitori, della composizione del nucleo familiare e delle eventuali condizioni di fragilità sociale.

Ma il progetto guarda già oltre. A breve entreranno nel sistema cittadino anche i nuovi nidi di via Cappella e dell’area Mercato, realizzati con fondi PNRR e ormai prossimi al completamento.

L’obiettivo dell’amministrazione è ambizioso: creare entro il 2027 oltre 215 posti nido sul territorio comunale, raggiungendo così la soglia del 33% della fascia 0-3 anni prevista dai livelli essenziali delle prestazioni.

“Parliamo di una scelta che non riguarda soltanto i servizi – sottolineano il sindaco Gaetano Bocchino e l’assessore Amato – ma il modello di città che vogliamo costruire: una Marigliano più vicina ai bisogni delle famiglie, capace di sostenere la genitorialità, il lavoro e l’inclusione sociale”.

Un investimento sull’infanzia che diventa anche investimento sul futuro della comunità.

Nola, al via la premiazione per “Wow, Giordano Bruno si incontra con Nicola Russo sull’ultima isola”

   
 “Wow, Giordano Bruno si incontra con Nicola Russo sull’ultima isola”.
Un fumetto con Giordano Bruno – realizzato dagli studenti. Presentazione in anteprima al Salone dei Medaglioni del Palazzo Vescovile di Nola.
Flora Nappi Ambrosio (Pres. Archeoclub d’Italia sede di Nola): “Giordano Bruno incontra Nicola Russo, sull’ultima isola ma possiamo dire che incontra anche i giovani di Nola. Il bando, dal titolo “Wow, Giordano Bruno si incontra con Nicola Russo sull’ultima isola”, ha invitato gli studenti a confrontarsi con temi culturali attraverso il linguaggio del fumetto, scelto per avvicinare maggiormente i giovani alla lettura e alla riflessione” .
“Oggi, Venerdì 22 maggio 2026, nel Salone dei Medaglioni del Palazzo Vescovile di Nola, terremo la premiazione del concorso promosso dall’Archeoclub d’Italia – sede di Nola, che ha coinvolto numerosi istituti superiori di Nola e del territorio circostante.
Il bando, dal titolo “Wow, Giordano Bruno si incontra con Nicola Russo sull’ultima isola”, ha invitato gli studenti a confrontarsi con temi culturali attraverso il linguaggio del fumetto, scelto per avvicinare maggiormente i giovani alla lettura e alla riflessione. I lavori presentati hanno evidenziato grande impegno e qualità, rendendo difficile il compito della commissione giudicatrice.
A risultare vincitori sono stati gli studenti del Liceo Colombo di Marigliano con l’elaborato “Giordano Bruno e Nicola Russo, un dialogo oltre il tempo”, successivamente curato ed editato dall’Archeoclub.
L’iniziativa rappresenta l’ultima tappa di un percorso di cittadinanza attiva che l’Archeoclub porta avanti da circa vent’anni con le scuole del territorio, dai progetti degli studenti “Ciceroni” alle più recenti esperienze culturali.
Alla cerimonia saranno presenti il Sindaco di Nola e il professore di filosofia teoretica dell’ Università Federico II di Napoli, Felice Masi”  . Lo ha affermato Flora Nappi, Presidente Archeoclub D’Italia sede di Nola.
Per interviste:

Nola, confronto al Comune con operatori alberghieri su imposta di soggiorno e turismo

Riceviamo e pubblichiamo

Si è tenuto al Comune di Nola il tavolo di concertazione promosso dall’amministrazione comunale con gli operatori del comparto alberghiero e turistico cittadino, finalizzato alla definizione delle linee di utilizzo del gettito derivante dall’imposta di soggiorno.

L’incontro rappresenta il primo passaggio che porterà, nelle prossime settimane, all’approvazione dei provvedimenti previsti dalla giunta guidata dal sindaco, Andrea Ruggiero.

L’imposta di soggiorno, già istituita negli anni precedenti, garantisce un gettito annuo rilevante e vincolato dalla legge per la realizzazione di interventi strategici per il miglioramento dell’accoglienza, dei servizi e della promozione turistica della città, obiettivi che l’Ente intende perseguire attraverso una programmazione condivisa con gli operatori del settore.

Tra le priorità emerse durante il confronto figurano il rafforzamento del brand “Città di Nola”, la predisposizione di dossier e progettualità per la partecipazione a bandi dedicati al turismo e alla valorizzazione territoriale, il potenziamento della mobilità cittadina e interventi mirati al decoro urbano.

Temi ritenuti fondamentali anche dagli stessi imprenditori del comparto ricettivo, convinti che una città più efficiente, accessibile e curata possa rappresentare un valore aggiunto per l’intera filiera turistica.

L’orientamento dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Ruggiero è inoltre quello di ridurre l’imposta di soggiorno dagli attuali 3 euro a 2 euro, confermando al contempo l’impegno a utilizzare le somme già incassate, in particolare quelle relative all’annualità 2024, per finanziare gli interventi discussi.

“È stato un incontro proficuo e partecipato che ha rappresentato un importante momento di confronto con gli operatori del settore alberghiero e turistico”, ha dichiarato l’assessore al turismo Fiorinda Aliperta. “Puntiamo a destinare le risorse derivanti dall’imposta di soggiorno in azioni concrete per il miglioramento dell’accoglienza, della promozione e dei servizi rivolti ai visitatori”.

Il sindaco Andrea Ruggiero: “C’è piena sinergia con gli operatori del settore alberghiero per attuare politiche che favoriscano lo sviluppo della città di Nola, integrandole con il più ampio piano di rilancio del centro storico che passerà tramite l’avvio dei lavori del DUC”.