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I morti sul lavoro sono ormai diventati una strage inarrestabile e forse proprio per questo non fanno più notizia. Gli italiani si sono come assuefatti alla tragedia costante, continua, ripetitiva. L’unico strumento che quindi potrebbe almeno frenare questa letterale emorragia di sangue è lo Stato, vale a dire noi stessi, noi tutti, il popolo degli assuefatti. Una raggelante abitudine di massa all’orrore ma non solo. La corruzione sta infatti ormai mangiando la nostra comunità nazionale da troppo tempo e quindi nessuno controlla. Nessuno impone con forza a questa o a quell’ azienda, a questo o a quell’imprenditore rigide prescrizioni su come si debba lavorare correttamente e con quali mezzi adeguati in un’impresa degna della sua stessa definizione. E quei pochi lavoratori e sindacalisti che tentano di fare qualcosa sono additati come i soliti “rompiscatole”. Rompiscatole magari da “far fuori”, da silurare, mobbizzare. E’una situazione da cane che si morde la coda. Da un lato c’è la corruzione, che fa risparmiare i costi alle imprese, dall’altro c’è la crisi che attanaglia il Paese praticamente da sempre, dagli anni Settanta e che in questi ultimi dieci anni morde come non mai. Questa spirale perversa ha fatto decine di migliaia di morti sul lavoro e altrettanti per tumore in intere regioni. Si perché il risparmio dei costi non è stato fatto solo per contenere le spese di produzione ma anche per affidare alla camorra e alle tante mafie che ci opprimono i rifiuti industriali da smaltire nei terreni, nell’acqua, nell’aria. Per non parlare dei controlli pubblici sulle emissioni industriali: praticamente nulli o, quando sembrano esserci, tarocchi. Intanto ogni giorno andare al lavoro è peggio che in guerra. Dal nord al sud il bollettino riporta il numero dei morti e dei feriti massacrati per il profitto, fra l’indignazione, la rabbia di alcuni e l’indifferenza di molti. Aziende e governi considerano normale che dei lavoratori muoiano quotidianamente per il profitto. Risultato: nell’ultimo decennio sono stati registrati in Italia più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Un numero impressionante, drammatico. Morti sul lavoro quasi come nella guerra messicana del narcotraffico. Nella crisi sono diminuiti i lavoratori occupati ma i morti sul lavoro sono aumentati anno dopo anno. Soltanto nel 2019 c’è stata una leggerissima flessione. I dati INAIL, comunque sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero, nel 2019 registrano circa 1000 vittime, in calo del 4 e mezzo per cento rispetto al 2018 grazie a un minimo di attenzione in più. Ma è sempre poca cosa l’attenzione, o meglio, il controllo degli organi competenti. In ogni caso si può purtroppo affermare che la strage di lavoratori non s’è fermata: quasi 100 persone al mese l’anno scorso.