Da una certa fiacchezza fisica e dalle “ciucciuvettole” che dicono che il 2020 sarà come il 2019 ci salvi l’aglio caro a Priapo

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La ricetta di oggi, “spaghetti aglio, olio e peperoncino”. Le “virtù” miracolose dell’aglio consentiranno anche agli scettici di capire che il 2020 sarà quello che è già dalle prime battute: un anno originale e inimitabile. L’aglio è da sempre rimedio contro la paura, contro le febbri, contro la fiacchezza virile, contro i vermi. Contro i vermi reali e contro quelli metaforici: dunque l’aglio sarà protagonista della storia del 2020. Sopporta l’aglio di essere arrostito, come suggerisce una ricetta di Angela Frenda? Lo vedremo nella prossima puntata.

 

Mentre tutti si augurano che l’anno nuovo sia veramente nuovo e porti novità “a zeffunno”, si alza la voce dello scettico che, per farci sapere che ha letto Machiavelli e Leopardi, ci dice sarcastico che il succedersi degli anni è un’invenzione dei venditori di almanacchi, di agende e di calendari, e che la storia degli uomini scorre sempre uguale a sé stessa. Se questi scettici consumassero per una settimana due piatti al giorno di “spaghetti aglio e olio”, con una punta di peperoncino, “vedrebbero” immediatamente che il 2020 è già partito con un passo tutto suo, che non ha modelli: i colpi di genio e di mitra del sig. Trump e dei suoi guerrieri, le lezioni di buona educazione e di umanità che gente ridicola e smemorata ha dato a Papa Francesco, la guerra tra le “anime” dei Cinque Stelle, che pare una guerra tra titani, mi si perdoni il paragone. Il 2020 sarà un anno sorprendente. Dunque, agli scettici serve quella “scossa” che viene dagli umori, dal sapore e dall’odore dell’aglio, una “scossa” che mette a nudo la realtà delle cose, scrosta e spazza via le scorze dei profumi densi di ipocrisia aristocratica, smantella e dissolve le chiacchiere. L’aglio consente alla mente e agli occhi di cogliere i dettagli, e di confrontarli e di dedurre, e soprattutto, essendo la natura dell’aglio “sfuttente”, di smascherare la verità che si nasconde dietro la menzogna delle parole. Ho sempre pensato che Sherlock Holmes, Maigret, Nero Wolfe e Pepe Carvalho consumassero quantità copiose di aglio. Ma non c’è parte della persona a cui la pianta miracolosa non regali dosi di energia, e non c’è morbo fisico e spirituale che essa non combatta vittoriosamente. I legionari romani mangiavano aglio prima di scontrarsi con il nemico, per sentirsi più forti, e forse per chiudere la strada ai vermi, metaforici e reali, della paura. Dice Plinio che i medici consigliavano a chi avesse l’intestino infestato da tenia, ossiuri e consimili parassiti di consumare aglio cotto in aceto e miele. Questi consigli “ ‘e mmerechesse” li hanno dati per secoli: ancora nei primi anni’60 del ‘900 le mamme, le nonne e le zie curavano con pozioni all’aglio le febbri e i disturbi gastrici dei ragazzi, e talvolta facevano strani segni sulla pancia e sulla fronte del “malatino” bagnando il dito in una mistura di latte e di succhi di aglio e di prezzemolo. Orazio poteva permettersi di fare lo spiritoso sulla passione per l’aglio del suo amico Mecenate e di consigliare che fossero condannati a mangiare aglio, “che è peggio della cicuta”, gli assassini più bestiali, perfino i parricidi, solo perché l’aglio aveva segnato, come cibo e come medicina, la sua infanzia.

Oso credere che proprio per la sua capacità di combattere i vermi, metaforici e reali, l’aglio sia destinato a diventare un protagonista di questo nostro tempo, che pullula di vermi visibili e di vermi nascosti. La pianta era sacra a Marte, a Ecate dea della luna, della notte e delle streghe, e a Priapo, il dio della potenza virile. I maschi la usavano per diventare più energici, e nello stesso tempo per proteggersi dal “malocchio” che le fattucchiere potevano gettare contro la loro mascolinità.“Aglio, fravaglio, fattura che nun quaglia…”. Prima che Peppino-Pappagone consegnasse alla fama televisiva questa tiritera napoletana contro il malocchio, gli Ottajanesi la sentirono recitare e canticchiare da uno straordinario personaggio, “Mast’Errico”, che campava vendendo di porta in porta latte di capra, e anche i segreti della sua sapienza popolare. L’aglio irrobustiva la virilità, ma lasciava in bocca il suo odore “ amarosteco”, un veleno per l’alito e per i baci, un veleno che però si dissolveva grazie alla fragranza della marmellata di ciliegie e di albicocche “pellecchielle”.Per ora ci fermiamo qua, ma certamente torneremo sull’argomento, perché è nostra intenzione raccontare le storie delle erbe, dei condimenti e degli ingredienti che entravano e ancora entrano nei “piatti” vesuviani e napoletani. Torneremo anche sull’aglio, perché poco fa, mentre leggevo una ricetta di Angela Frenda“ Gnocchi di patate e aglio arrosto”, mi chiedevo  se e come cambia la natura dell’aglio quando viene arrostito.

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Non è difficile preparare gli spaghetti aglio, olio e peperoncino. Tagliate a metà due spicchi d’aglio, privateli dell”’anima” e tritateli finemente; il peperoncino tagliatelo a rondelle sottili. Scaldate in una padella 4 cucchiai d’olio, unite l’aglio tritato e fatelo soffriggere per qualche minuto, evitando però che bruci. Unite il peperoncino e fatelo soffriggere per pochi secondi. Cotti gli spaghetti in abbondante acqua salata e scolati al dente, versateli nella padella in cui sono l’aglio e il peperoncino e fateli saltare a fuoco vivo perché il condimento e il sapore si distribuiscano equamente. A tavola andrà un “piatto” che è un solo, intenso ardore. ( La ricetta è pubblicata dal blog “Il cucchiaio d’argento”).