Coronavirus, diario di bordo dei giovani. Parlano i loro cuori

Oggi il pensiero è rivolto ai ragazzi che per la prima volta si ritrovano ad affrontare una situazione di crisi mai vista prima. Le loro storie, le loro parole ricche di speranza riescono ad infondere la forza di cui ognuno di noi ha bisogno. I dati sono importanti, ma per quello ci sono le agenzie stampa che seguono con lanci aggiornati minuto per minuto l’espandersi del Coronavirus. Almeno per oggi basta dati. In questa situazione di emergenza e di crisi mondiale, è importante andare anche oltre i report con le loro agghiaccianti statistiche. È giusto raccontare il virus attraverso gli occhi dei tanti ragazzi che si trovano per la prima volta a fronteggiare un problema inimmaginabile. Prima d’ora, si sono alternate nel corso della storia differenti tipologie di epidemie, dalla peste al colera, dall’influenza spagnola alla Sars, ma i giovani non le hanno mai vissute direttamente, come invece sta accadendo ora. Forse per l’ultima dell’elenco, risalente al 2003, i ragazzi d’oggi, che allora erano solo dei bambini, conservano qualche sfuocato ricordo. Lottare contro un problema di portata mondiale può far paura, soprattutto se si è inesperti e impreparati ad una nuova crisi, quale quella attuale. È doveroso, a questo punto, lasciare la parola proprio ai giovani, a chi guarda con occhi nuovi un problema mai affrontato prima e cerca di fare forza a chi, invece, con qualche anno in più, ne ha già viste tante. Ed è proprio grazie alla grinta dei ragazzi che questa guerra silenziosa, che si sta combattendo a colpi di guanti e mascherine, sarà vinta. Il Coronavirus può far paura, ma l’unione, anche se virtualmente, riesce a infondere quella positività che da tempo in molte case è stata messa alla porta. Non si può mollare, bisogna resistere a denti stretti nell’attesa di una fine, si spera, non troppo lontana. «In questo clima quasi surreale, cerco di trarne gli aspetti positivi», confessa Sara, 26 anni, studentessa fuorisede di Sociologia dell’Università di Salerno. «Sono convinta che siano proprio in quelle situazioni nelle quali si è messi alle strette che si cresce tanto. Cerco di non abbattermi, mi concentro sulla lettura, guardo serie tv, specie la sera, così da rilassare completamente la mente, scacciando via i brutti pensieri. E poi… la famiglia. Sempre presi dai mille impegni, dimentichiamo spesso che sedersi sul divano e confrontarsi, dedicarsi del tempo, resta una delle cose più gratificanti al mondo». C’è, poi, chi come Alessio, 17 anni, studente presso il Liceo Albertini di Nola, affronta questa situazione con maggiore serenità, anche in virtù di uno stile di vita diverso: «Personalmente, sono sempre stato una persona che preferisce stare a casa anziché uscire di continuo, quindi l’enorme peso dell’essere forzati a stare chiusi in casa non lo sento così tanto. L’emergenza deve essere affrontata con la prudenza e l’unico tipo di prudenza che ci viene chiesta ora è quella di evitare di uscire». Tra i pensieri che emergono dalle parole dei giovani intervistati, si tingono del rosso dell’amore quelli di Vincenzo, 22 anni, studente di Ingegneria alla Federico II: «Il mio primo dovere è quello di studiare, quindi ne sto approfittando, però senza trascurare il riposo e, perché no, anche un po’ di svago, tramite videochiamate con la mia fidanzata e i miei amici. Le restrizioni imposte dal governo si fanno sentire anche nel mio piccolo: ad esempio, non posso uscire per andare dalla mia ragazza. Che sia chiaro, ritengo giusta questa restrizione, ma una cosa è potersi sentire ed un’altra è poterla abbracciare. Mi manca, ma riesco a sopportare l’idea di non poterla vedere rimanendo a casa, così che il virus non si diffonda». Sottovalutato da molti sul nascere, il Coronavirus non si è dimostrato quella semplice influenza, come si credeva che fosse. Barbara, 23 anni, ne è consapevole quando confessa che: «Nei primi giorni, a dire la verità, non ci badavo più di tanto. Pensavo si trattasse di un semplice virus influenzale, ma nelle ultime settimane mi sono resa conto della gravità della situazione per cui rispetto appieno le regole che ci sono state “imposte”. Non sappiamo se questo servirà, ma invito tutti a non essere egoisti e a pensare al bene del nostro Paese, perché aggrapparci alla speranza è ciò che ci serve per affrontare questo momento».

E poi c’è chi riflette sulle persone più deboli, i nostri amati nonni, che alla fine di questo triste periodo potremo riabbracciare più forte di prima. Salvatore, 26 anni, studente di Ingegneria all’Università di Salerno, lo ammette: «In un momento così difficile per tutti, ciò che manca di più sono i nostri cari che non possiamo vivere come prima: la propria fidanzata, i nonni, gli amici. È a loro che voglio dedicare questo hashtag, che si legga come un grido capace di scuotere gli animi di tutti, #CiVediamoPresto».

La fiducia nel progresso della ricerca è l’aspetto che li accomuna tutti. Il timore non manca, ma la voglia di vincere è più forte. Un plauso ai medici e a tutti i professionisti che da mesi negli ospedali stanno lottando per noi. «Dico a tutti di rispettare ciò che ci viene richiesto, perché loro stanno lavorando per noi. Se lo facciamo insieme, sicuramente ci vorrà meno tempo per ritornare alla vita abituale. Dobbiamo essere uniti anche nella distanza. Noi siamo un Paese forte e sicuramente ce la faremo, perché ce l’abbiamo sempre fatta», aggiunge Domenico, 20 anni, studente di Ingegneria alla Federico II.

A parlare è stato il cuore dei ragazzi che con grande lucità hanno compreso il problema e sanno che ognuno può fare la propria parte in questa guerra contro il Coronavirus. «Potremo raccontare, fra qualche tempo, che abbiamo superato un periodo complicato, tutta l’Italia, tutti insieme, ma distanti», aggiunge Alessio.

Oggi, è proprio di questo che abbiamo bisogno: messaggi positivi lanciati da una gioventù che non mollerà mai. «Non abbiate paura, siate creativi! – chiude Vincenzo – Nel senso di reinventarsi per trovare un modo per vincere la paura», mentre in sottofondo Sara fa partire dal suo cellulare il ritornello di una canzone di Nesli: “Se ci credi, andrà tutto bene”.

 

Marigliano, anche il Liceo “C. Colombo” si adopera per resistere alla sospensione didattica

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo scorso prevede anche la sospensione delle attività didattiche in tutte le scuole italiane fino al prossimo 3 aprile. Di conseguenza i dirigenti scolastici sono stati invitati ad attivare modalità di didattica a distanza, con riguardo anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. La Regione Campania, nella persona dell’assessore regionale alla Istruzione, Politiche Giovanili e Sociali Lucia Fortini, ha annunciato che da venerdì 13 marzo è disponibile gratuitamente la piattaforma WEBEX, lo strumento innovativo fornito da Cisco, in accordo con Apple, che consente di avere in linea migliaia di scuole per svolgere attività didattiche a distanza, via computer o smartphone. Per fare il punto della situazione in questo momento di emergenza, e relativo bailamme, abbiamo interpellato la dott.ssa Nicoletta Albano, dirigente del Liceo Scientifico Statale “C. Colombo” di Marigliano. Grazie per la sua disponibilità. A causa dell’emergenza Coronavirus le attività didattiche sono state sospese. Per preservare il contatto vivo con gli studenti, come auspicato anche dal Ministero, quali modalità di didattica alternativa ha messo in campo il suo istituto? La nostra Istituzione scolastica, al fine di ottemperare a quanto prescritto dal DPCM, ha adottato la modalità di didattica a distanza avvalendosi, prevalentemente, della piattaforma ARGO e di altre piattaforme didattiche, già in uso e sperimentate, che permettono a docenti e allievi di continuare il programma scolastico, anche in assenza di un luogo fisico in cui ritrovarsi, e per fornire agli studenti tutte le indicazioni utili per lo studio domestico, quali: esercizi di ripasso, letture di approfondimento, link a video, attività di ricerca. Tali piattaforme consentono di gestire lo scambio di informazioni e di file direttamente con il docente, e di effettuare la diretta streaming di lezioni, chat, spiegazioni su L.I.M. (lavagna interattiva multimediale, ndr) a distanza. Dunque, un insegnamento “agile” (smart teaching) che sostiene gli studenti in un percorso di studio altrettanto dinamico, in grado di accompagnarli verso gli appuntamenti importanti che li attendono. Il team digitale è al lavoro per assicurare guida e assistenza a docenti e a studenti. Si sta procedendo nel modo più agevole per assicurare a tutti uno sviluppo graduale, ma mirato ed efficace, delle competenze e delle conoscenze coinvolte. “Chi NON si ferma è perduto”: una iniziativa promossa per raccomandareanche ai cittadini più giovani di vivere con senso di responsabilità questomomento delicato. Sta dando i suoi frutti a Marigliano?           Lo spot creato per combattere la paura del Coronavirus che ci ha investito, mira a sensibilizzare e sollecitare soprattutto i giovani sulla necessità di attenersi ad alcune semplici regole, per qualche tempo, per rallentare la diffusione del virus. Non siamo in vacanza, anzi stiamo affrontando la crisi sanitaria più complicata in assoluto per il nostro Paese in tempi recenti. I nostri ragazzi hanno bisogno di vederci equilibrati, rassicuranti, affidabili, presenti, rispetto alla gestione emotiva del problema in questi giorni. Il loro benessere è fondamentale, quanto lo stato di salute che si sta cercando di tutelare con le misure messe in atto. Serve la collaborazione di tutte e di tutti per contenere la diffusione del virus, perché ciascuno, col proprio comportamento, è responsabile della salute di tutti. Il Liceo “C. Colombo” però non si ferma, come procedono le attività della scuola senza gli studenti? Credo in una scuola che si rinnova e non si ferma, anche in condizioni di emergenza, per costruire nuovi spazi e ambienti di apprendimento, fisici e virtuali. La Comunità educante del Liceo “C. Colombo” sostiene le metodologie innovative come irrinunciabili per la formazione che si sviluppa sia in presenza che a distanza. Bisogna sostenersi a vicenda, ognuno per il ruolo che ricopre, affrontando un’emergenza che rinsalderà la nostra scuola, la farà crescere e la renderà migliore. Si è parlato molto della triste vicenda di Ugo Russo, il quindicenne ucciso dal carabiniere in borghese, spesso affermando che un certo tipo di mentalità si possa combattere solo attraverso la cultura e in questo la scuola ha un ruolo fondamentale. Ora gli istituti scolastici stanno promuovendo lezioni online perché le attività sono sospese, ma non potrebbe diventare questa anche una strada tesa all’avvicinamento di quei ragazzi che sembrano un po’ “allergici” alla scuola intesa come istituzione? Esperienze di didattica in video, come quelle di Mattia Saudino e Barbasophia, potrebbero suggerire nuove prospettive di insegnamento ai professori che hanno una grande capacità comunicativa nei confronti dei ragazzi. Qual è la sua opinione in merito? La triste vicenda del giovane quindicenne Ugo Russo, morto durante il tentativo di rapinare il carabiniere che ha sconvolto Napoli e l’opinione pubblica, genera tristezza e svariate riflessioni. L’illegalità non è la soluzione ai problemi economici, la criminalità non è inevitabile né tollerabile e/o scontata. Purtroppo, per molti a Napoli, e non solo a Napoli, è così. Matteo Saudino, con il suo canale YouTube BarbaSophia, è in prima linea per “promuovere un sistema scolastico che metta al centro le persone e la loro emancipazione umana e collettiva, perché l’istruzione non deve reiterare le ingiustizie economiche e le differenze sociali, bensì deve ridurre le disuguaglianze”. Credo che la scuola, nella sua azione educativa debba prestare particolare attenzione ai rapporti relazionali quotidiani, nel caso del delicato tema della lotta alla dispersione scolastica, PRIVILEGIANDO il rapporto umano diretto, unico e insostituibile nella sua accezione più profonda, nel convincimento che soltanto modificando gli atteggiamenti individuali e di gruppo si possono creare i presupposti per una società libera e democratica che dia attuazione alle garanzie che la Costituzione della Repubblica italiana prevede. Tra le iniziative della nostra scuola, ha trovato ampio spazio il progetto “Legalità e Cittadinanza”, articolato in diverse fasi e arricchito di molte attività curriculari ed extracurriculari. In questo contesto, l’adesione del Liceo “C. Colombo” al “Parlamento della legalità Internazionale”, con l’istituzione dell’Ambasciata della libertà e dell’ottimismo, ha promosso la diffusione tra i nostri ragazzi della cultura alla legalità, mediante il coinvolgimento delle diverse componenti della società, sensibili ai valori della legalità, della cittadinanza e dei diritti umani. “PROMUOVIAMO LA CITTADINANZA E LA CULTURA DELLA LEGALITÀ NELLA SCUOLA, PER FORMARE CITTADINI ATTIVI E RESPONSABILI NELLA SOCIETÀ”.

“’E pizzelle ‘e sciurilli”: rispettiamo la “cucozza”, che combatte l’ansia e la depressione. I “sciurilli” di D’Annunzio e di Viviani…

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I “sciurille co la pastetta” di I. Cavalcanti e la cattiva fama della zucca – “cucozza” nei giochi metaforici e nei proverbi, a partire dallo scrittore greco Ateneo. Le virtù salutari dell’ortaggio, indicate dai medici del ‘700.  “’A vucchella” di D’Annunzio e “’O malamente” di Viviani: il significato di “sciurillo”. “Tutte le cose spampanate nun so’ maje bone”( I.Cavalcanti) Ingredienti (per 40 pezzi): gr.270 di fiori di zucca, gr. 500 di farina, gr. 10 di lievito di birra fresco, 20gr. di parmigiano reggiano, 1 uovo, sale, olio di semi di arachide. Staccate il bocciolo dal gambo dei “sciurilli” aprendo i petali e separandoli dalla corolla. Poi, per preparare la pastella, in una caraffa con l’acqua versate il lievito di birra e scioglietelo aiutandovi con un cucchiaino;  in una ciotola mettete la farina, il parmigiano e l’uovo, e cominciate ad impastare aggiungendo anche l’acqua . Non appena l’impasto avrà preso consistenza, unite il sale e soltanto in ultimo i fiori di zucca puliti . Coprite la ciotola con la pellicola trasparente  e fate lievitare il tutto per almeno 2 ore . A questo punto portate l’olio a 170°, quindi versate 4-5 cucchiaiate di impasto nell’olio bollente e lasciate dorare  Ci vorranno all’incirca 2 minuti affinché la cottura  delle “pizzelle” si completi: giratele spesso per farle dorare uniformemente 13 e poi scolate su carta assorbente e proseguite con la cottura di tutte le altre. Servitele ancora caldissime. ( La ricetta è, nella sostanza, quella pubblicata sul “sito” di “giallozafferano”). Ippolito Cavalcanti pubblicò la ricetta di “sciurille co la pastetta”, consigliando di usare “li sciurilli de li cocozzielle, ma chilli nchiusi, no chilli spampanati, pecché tutte le cose spampanate nun so maje bone”: e il significato “napoletano” di questo termine, “spampanato”, presente anche nella lingua italiana merita di essere discusso, come tutte quelle parole – un lungo elenco- che la lingua di Partenope usa per indicare persone di scarso valore. Come si sa, anche la “zucca” non gode di buona fama, e mantiene gli stessi significati poco piacevoli quando prende, a Napoli, il nome di “cucozza”: “cunniscela cumme vuò’, sempe cucozza rimmane”, condiscila come vuoi, si vede e si sente sempre che è una zucca: e qui gli esempi si sprecano, si potrebbe scrivere un libro: non avrei mai immaginato che in Italia ci fossero tanti giuristi, tanti economisti e tanti virologi: molti dei quali, però, non dovrebbero mai aprir bocca, per non farsi “scanagliare”, per evitare che gli altri capiscano subito che sono “vacant’ comm’a na cucozza”, sono vuoti come una zucca. E tuttavia la zucca porta in sé qualcosa di ambiguo. Il greco Ateneo prendeva in giro gli allievi dell’Accademia, aspiranti filosofi, zoologi e botanici, che dicevano di sapere tutto su animali, alberi e ortaggi, ma quando un medico siciliano domandò “ a quale specie appartenesse la zucca”, andarono in difficoltà: e il medico li sbeffeggiò, e li offese,  diciamo così, con poco profumati rumori corporali. “Zucca” e “zuccone” sono sinonimi di “persona stupida, ottusa”, eppure noi usiamo l’espressione “avere del sale in zucca”, che deriva dall’ abitudine dei contadini di svuotare le zucche e di usarle come recipienti per il sale e per i pesci salati. Poco giovò alla fama della zucca il fatto che già nella seconda metà del ‘700 i medici incominciarono a parlare delle sue virtù salutari: questa “pianta di grandissimo uso” contrastava con successo la febbre polmonare (Giornale d’Italia, 1773) ed era un positivo rimedio contro l’ansia e la depressione. E’ probabile che proprio quella insipidezza che contribuì a consolidare la sua cattiva fama si sia rivelata un mezzo efficace per placare e rasserenare animi scossi e sensibilità agitate. Ma  i “sciurilli” dovrebbero bastare, da soli, a giustificare l’elogio dell’ortaggio, perché le “pizzelle” di cui sono i principali ingredienti rappresentano un vanto della cucina napoletana e fanno parte della storia gloriosa del “cuoppo”. “Sciurillo” significa “fiorellino”. In questo senso, di positiva delicatezza, lo usò Gabriele D’Annunzio nel testo “’A vucchella”, che poi il Tosti musicò. La donna è “nu sciurillo”, anche se il poeta trova qualcosa che non va nella sua “vucchella”, che è “nu poco pucurillo / appassuliatella”, un poco, ma solo un poco, appassita, sfiorita. Invece il “malandrino” protagonista della poesia di Viviani “ ‘O malamente” alla donna che lo “ha licenziato” ordina di non dirlo in giro, “si no t’aggi’a sfriggia / pe’ dignità”. Le comunica che ha “cinquanta femmene ‘e riserva”, le chiede la restituzione dei regali che le ha fatto, e la chiama “sciurillo giallo”: e qui pare chiaro il riferimento, in senso offensivo, al fiore della “cucozza”. Il “giallo” è a Napoli il colore della livida invidia e della cattiveria: nemmeno a San Gennaro credo che faccia piacere sentirsi chiamare “faccia ‘ngialluta”.          

Emergenza coronavirus, controlli serrati della Guardia di Finanza: sequestri e denunce

Negli ultimi giorni la Guardia di finanza ha denunciato all’autorità giudiziaria 25 soggetti sopresi a circolare in auto in comuni diversi da quello di residenza senza autocertificazione al seguito e senza alcuna valida giustificazione e 7 titolari di esercizi commerciali che hanno mantenuto aperti i loro negozi in violazione alle prescrizioni nazionali. Tra quest’ultimi è stato sanzionato anche un ambulante abusivo di Cardito (NA) che, insieme a tre collaboratori, aveva apprestato un punto vendita di carciofi arrostiti lungo una strada nel comune di Orta di Atella. In questo caso – si spiega – oltre alla sanzione penale per il mancato rispetto del D.P.C.M. in quanto l’attività veniva svolta in modo da creare assembramento di persone, i militari hanno sequestrato l’intera struttura, comprese le griglie in ferro di grosse dimensioni e ben 2.400 carciofi, tra quelli in cottura e quelli già confezionati in vaschette esposte per la vendita. Inoltre sono state sequestrate più di 1.600 mascherine nel corso di diversi controlli volti a scongiurare episodi di frode legati alla vendita di dispositivi non sicuri, perfino realizzati artigianalmente con materiale assolutamente inidoneo.

Somma Vesuviana, Somma Futura e FI pronti a devolvere i gettoni :“Si uniscano anche sindaco e assessori”

Di seguito la nota dei consiglieri di opposizione Celestino Allocca, Vincenzo Piscitelli, Umberto Parisi (Somma Futura) e Lucia Di Pilato (Forza Italia)

I consiglieri di opposizione Celestino Allocca, Vincenzo Piscitelli, Umberto Parisi (Somma Futura) e Lucia Di Pilato (Forza Italia) si associano all’iniziativa dei gruppi di maggioranza e devolvono, insieme a loro, le proprie indennità  in favore dell’ospedale Pellegrini di Napoli. Invitano, inoltre, il sindaco e l’intera giunta a fare altrettanto, in modo da rendere ancora più cospicua la donazione, considerando che gli emolumenti di sindaco e assessori sono (giustamente) più alti. Invitano, inoltre, l’ente a recuperare gli emolumenti del consigliere Celestino Allocca, che per sua scelta non li percepisce dall’insediamento in consiglio comunale, e a devolvere anche quelli in favore dell’ospedale Pellegrini. I consiglieri di opposizione ritengono che tale iniziativa benefica debba protrarsi per almeno tre mesi, visto il perdurare dell’emergenza, e si rendono disponibili fin da subito ad un confronto via skype o via telefono per concordare, insieme, tempi e modi della donazione

Marigliano, un breve viaggio alla scoperta della generazione ICS

Troppo spesso ci rendiamo conto del valore delle cose quando non le abbiamo più. Probabilmente sta accadendo lo stesso in questi giorni di emergenza Coronavirus che ha costretto tanti giovani concittadini a rinunciare anche ad Aula ICS. Da qualche giorno, infatti, sono vietati gli assembramenti di persone, i luoghi pubblici sono chiusi e questo pesa anche su quei progetti tesi al recupero della socialità e dell’interazione tra le persone. Aula ICS fa parte di questa categoria. Si tratta di una iniziativa promossa e realizzata dai giovani dell’Azione Cattolica Marigliano: li abbiamo incontrati, con tutte le precauzioni del caso, per ascoltare la loro storia intrisa di solidarietà, responsabilità e senso della comunità. L’idea nasce, come accade quasi sempre, da uno stato di necessità. Il gruppo giovani dell’AC, che contempla la partecipazione di ragazze e ragazzi tra i 18 e i 30 anni, puntualmente viveva una difficoltà durante la sessione di esami all’università: la cronica assenza degli studenti alle prese con la preparazione per gli appelli. Periodi di stress che si concretizzavano in momenti di magra partecipazione alle riunioni e alle attività dell’Azione Cattolica, che prevedono anche un passaggio dalla teoria alla pratica: l’impegno concreto di un gesto visibile che sappia incidere sul tessuto sociale, come la cura delle relazioni o il volontariato. L’importante è mettersi al servizio del prossimo. Di conseguenza, il bisogno impellente di dare continuità agli incontri e la necessità di contribuire al territorio con iniziative di impatto civico e sociale hanno portato, nel marzo del 2019, alla nascita di Aula ICS: un’aula studio sui generis, il cui acronimo sta per “Incontro Confronto Studio”. “All’inizio – ci racconta Agostino Devastato, responsabile del gruppo giovani – avevamo pensato di organizzare questo spazio direttamente in parrocchia, ma alcuni problemi logistici ci hanno fatto optare per un’altra soluzione. Così abbiamo contattato il comune di Marigliano per sondare la disponibilità di un luogo dove poter sviluppare la nostra idea e alla fine abbiamo individuato insieme l’ex chalet delle magnolie, uno spazio che in seguito alla recente riqualificazione è stato trasformato in un centro socioculturale”. “Non volevamo rischiare di chiuderci in un circuito prettamente religioso, bensì aprirci alla comunità e al territorio, proprio in virtù dello spirito che anima la nostra azione”, aggiunge Pasquale Antonio Ricci, che si presta anche alla comunicazione social dando vita agli efficaci template realizzati per Aula ICS da Teresa, studentessa di architettura. Nasce così, all’interno degli spazi pubblici che ospitano anche la biblioteca comunale, in piazza Roma, un’idea di aula studio che prende corpo soprattutto grazie alla sinergia con le altre azioni cattoliche della città e all’impegno dei tanti volontari che si organizzano facendo veri e propri turni di gestione, consentendo dunque l’apertura continuata del luogo. In poche settimane, grazie anche al tam tam sui social e alla sua aura di novità assoluta per la comunità, Aula ICS diventa un punto di riferimento per le nuove generazioni alla disperata ricerca di un centro di aggregazione, deficit di lungo corso per una città come Marigliano che conta quasi trentamila abitanti. I numeri parlano chiaro: a quasi un anno dall’inaugurazione sono circa trecentocinquanta le persone registrate che saltuariamente affollano l’aula studio (in realtà suddivisa in almeno tre stanze), al momento pronta per ospitare al massimo una quarantina di postazioni. Tantissimi giovani, sia universitari che liceali, hanno fatto diventare Aula ICS il loro luogo del cuore, instaurando relazioni, facendo nuove amicizie e alimentando di conseguenza la natura stessa dell’operazione, che si snoda nella ricerca continua di dialogo e confronto tra le persone. In fondo, come scriveva nel brano Samba da benção Baden Powell de Aquino – chitarrista e compositore brasiliano così battezzato in onore di Robert Baden-Powell, fondatore dello scautismo – “la vita, amico, è l’arte dell’incontro”. In modo virtuoso Aula ICS ha generato quella che possiamo definire una nuova “generazione ICS”, parafrasando la famosa locuzione coniata dallo scrittore canadese Douglas J. Coupland e diffusa nel mondo occidentale per descrivere i nati tra il 1964 e il 1980. Una generazione invisibile, rappresentata da una X tesa a identificare la mancanza di un’identità sociale definita, defezione che le ha fatto guadagnare la reputazione stereotipata di apatica, cinica, nichilista e anaffettiva. L’esatto contrario della generazione ICS mariglianese, che nel donare un valore aggiunto alla città, offrendo la disponibilità di animare un luogo fisico, ha dimostrato che l’aggregazione può nutrire e alimentare l’appartenenza e dunque anche il senso della comunità. Tuttavia qualcosa può farlo ancora meglio l’amministrazione comunale, magari semplificandone la fruizione e cercando di risolvere le criticità già sollevate nel tempo anche dai ragazzi: “Qualche ostacolo è rappresentato dal fatto che i condizionatori d’estate non funzionano e questo rende invivibile la struttura nei mesi più caldi, durante i quali registriamo un calo dell’affluenza. Inoltre l’assenza di una rete Wi-Fi pubblica complica un po’ la vita agli studenti, per esempio ai giovani laureandi di architettura che devono arrabattarsi con la connessione del telefono per gestire i loro progetti. Infine, se il centro socioculturale (oggi anche sede dello sportello GORI, ndr) venisse definitivamente connotato solo da attività sociali e culturali sarebbe più facile caratterizzare il luogo, dargli un’identità chiara per viverlo al meglio”, sottolinea ancora Agostino. Marigliano ha assoluto bisogno di nuovi luoghi per la socialità e la cultura, di ambienti moderni e smart che agevolino la condivisione e la partecipazione. Sembrano saperlo bene don Lino D’Onofrio e don Pasquale Capasso, rispettivamente attuale ed ex parroco della Collegiata Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che in tempi diversi, ma allo stesso modo, hanno sostenuto e incentivato l’impulso di questi ragazzi, formidabili protagonisti del contemporaneo con la loro Aula ICS, idea sviluppata proprio a cavallo tra i due parrocati ma con un solo concreto obiettivo: contribuire concretamente allo sviluppo virtuoso e solidale della città, senza etichette.

Migliaia di giovani del Sud studiano e lavorano nelle regioni del Nord: i giorni drammatici dei loro genitori…

“L’Espresso” del settembre 2015, e l’inchiesta “E’ sparito il Sud”, le statistiche, gli aspetti sociali del flusso migratorio dal Sud verso il Nord. Il libro del giornalista Lino Patruno (2015) e la confessione di una signora i cui figli si erano stabiliti definitivamente a Milano. Il dramma dei genitori in questi giorni terribili dominati dal virus, e un’ esperienza di vita che ci segnerà tutti, anche quando ci illuderemo di averla rimossa.   Il numero della rivista “L’Espresso” pubblicato il 10 settembre 2015 porta in copertina il titolo dell’inchiesta a cui sono dedicate molte pagine: “E’ sparito il Sud”. Il Sud, scrive Luigi Vicinanza nel suo editoriale, è “il perenne “Paradiso abitato dai diavoli”- la definizione è di Benedetto Croce –, è uno “spazio” che “va alla deriva, prigioniero di una secessione non dichiarata, ma praticata nei fatti dalle classi dirigenti.”.  Secondo Cesare De Seta, “se il fantasma di Metternich si aggirasse ancora per l’Europa, dovrebbe modificare la sua celebre definizione: non l’Italia, ma il Mezzogiorno è solo “un’espressione geografica”” . E poi le nude e crude cifre delle statistiche: ci limitiamo a ricordare che tra il 2008 e  il 2014 i posti di lavoro persi nel Sud erano 575. 787, di fronte ai 235.643 persi nel Centro-nord, e che tra il 2012 e il 2014 erano definitivamente emigrate dal Sud al Nord 744.000 persone, di cui 526000 erano i giovani ( tra i 15 e  i 34 anni di età), e 205000 erano i laureati. Il titolo dell’articolo di Sabina Minardi “Buio a Mezzogiorno: e per chi studia c’è solo la fuga” è chiaro e definitivo, e non ha bisogno del sostegno delle cifre.Il problema si manifestava in tutta la sua gravità, sociale e politica: del resto, pochi anni prima anche il cinema aveva affrontato la questione, anche se con l’ironia e l’ottimismo finale della commedia classica, nei film “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord”. Proprio nel 2015 il giornalista Lino Patruno pubblica il libro “Il meglio Sud: attraversare il deserto, superare il divario”, e vi registra le confessioni di genitori di giovani meridionali che sono andati via dalla loro terra. Una mamma siciliana dichiara di aver sollecitato i due suoi figli a partire, perché “qui non si può immaginare un lavoro, una vita creativa”, la vostra vita è “fuori di qui”. E i figli se ne vanno a Milano, dove trovano un impiego: però uno dei due non riesce a liberarsi della nostalgia di casa, del desiderio di una passeggiata sulla spiaggia e di “certi tramonti calmi”, e chiede ancora notizie sulla vita del suo paese natio, “Che cosa fa il sindaco? Le luci le hanno messe? Hanno montato le nuove panchine?”. I genitori sanno che passeranno la vecchiaia da soli, e Lino Patruno ricorda quello che scrive John Fante in “Full of life”: “Cari figli, vostra madre sta bene. Anche io. Non abbiamo più bisogno di voi. Scordatevi di vostro padre, ma non di vostra madre. Scrivetele una lettera, perché lei sta invecchiando”. Oggi  succede che il virus costringe il governo a dichiarare “zone rosse” prima la Lombardia, il Veneto e l’Emilia, e la notizia viene diffusa in anticipo rispetto alla  comunicazione ufficiale: a migliaia gli “emigrati” prendono d’assalto i treni e i pullman per tornare nei loro paesi di origine: la polemica è violenta, e si attenua solo quando tutta l’Italia viene dichiarata “zona rossa”. Ma anche nelle ore dell’assalto, molti giovani meridionali sono rimasti a Milano, a Bergamo, a Verona, a Bologna, e hanno criticato duramente quelli che ritornavano precipitosamente nelle regioni del Sud: è come un tradimento – hanno scritto sui “social” – non possiamo lasciare proprio ora i Comuni dove abbiamo trovato lavoro, accoglienza e amici, dobbiamo dimostrare che siamo Italiani, prima ancora che Napoletani, Calabresi e Siciliani. E tra chi è restato al Nord, per scelta o per necessità, e i genitori si tesse ogni giorno una trama di telefonate, in cui figli, madri e padri ascoltano con attenzione non solo le parole pronunciate, i “tutto bene” consolatori, ma anche i toni della voce, le pause, quei “messaggi taciuti” che la paura vede nascosti sotto quelli detti a voce alta. Poi la telefonata si conclude, e iniziano per i genitori l’assalto drammatico delle domande senza risposta, e il lacerante dilemma, lo sento il telegiornale, o è meglio di no? E com’è veramente la situazione nella città in cui lui lavora? Avrà fatto la spesa? Vive in un palazzo sicuro? Lo tutelano sul posto di lavoro? La distanza non si misura più in chilometri e in ore di viaggio in treno, ma è solo un immenso vuoto, che nulla può colmare: il tempo ormai lo scandiscono solo le mie lacrime, mi ha detto un’amica il cui figlio lavora a Brescia. E questa mia amica è una donna forte. Il silenzio di fuori, le mascherine che coprono i volti e impediscono di riconoscere perfino gli amici, il vuoto della strada, le luci fioche dei lampioni nella sera desolata costruiscono intorno a noi l’incubo: e chi ha il figlio lassù non riesce a consolarsi pensando che anche quaggiù il virus è in agguato. Chi ha il figlio lassù vorrebbe uscire dal vuoto, e correre da lui, per un attimo, per vedere come sta, realmente. Perché, anche se lui potesse tornare a casa, la madre non glielo chiederebbe mai. E’ la cultura del sacrificio delle Madri del Sud, che  “vedono” i loro figli lontani come il giovane con la valigia immortalato da Mantas Hesthaven nella fotografia d’apertura: il buio alle spalle, e davanti la promessa di un giorno luminoso.  

Somma Vesuviana, i consiglieri di maggioranza devolveranno le loro indennità per acquisto materiali ospedaliero

Riceviamo e pubblichiamo una comunicazione dai gruppi politici di maggioranza.   I GRUPPI POLITICI SVOLTA POPOLARE -SIAMO SOMMESI -LIBERAMENTE-VERDI- PSI, Attraverso la società SVAS BIOSANA , devolveranno le proprie indennità di consiglieri comunali per l’acquisto materiale ospedaliero all’ospedale Pellegrini (ASL Napoli 1 centro),  struttura situata in uno dei quartieri più popolosi di Napoli e che fornisce pronto soccorso ospedaliero,sempre molto affollato anche per il complesso bacino sociale. A tale iniziativa si auspica che aderiscano anche gli altri gruppi consiliari,assessori e dipendenti comunali. “Solo se ognuno di noi fa la sua parte, con coscienza, potremmo uscire presto e più forti di prima da questa situazione!”  

FCA Pomigliano e Coronavirus: prolungata la chiusura. Si torna in fabbrica mercoledi

Paura  Coronavirus: durante la riunione tenuta oggi pomeriggio con i sindacati la Fiat di Pomigliano ha annunciato che prolungherà lo stop annunciato martedi scorso, dopo lo sciopero spontaneo dei lavoratori della catena di montaggio coperto dalla Fiom, stop poi attuato da mercoledi. Il rientro in fabbrica era previsto per lunedi mattina. Ma oggi l’azienda, accogliendo solo in parte la richiesta dei sindacati di fermare tutto per almeno un paio di settimane,  ha detto che prolungherà il fermo fino a tutto martedi. Rientro, dunque, fissato a mercoledi mattina. A ogni modo Fim, Fiom, Uilm e Fismic hanno chiesto ad FCA di tenere martedi mattina una riunione di verifica. “Tutti i lavoratori dovranno essere dotati di guanti e mascherine, tutta la fabbrica dovrà essere perfettamente sanificata e dovrà essere  garantito il rispetto della distanza di un metro tra ogni dipendente: se martedi non vedremo che queste condizioni non ci saranno ancora in fabbrica non si torna. La salute dei lavoratori viene prima di ogni cosa”, ha fatto sapere Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic. “Nell’impianto logistico di Nola invece si lavorerà regolarmente – aggiunge Biagio Trapani, segretario generale della Fim Cisl di Napoli – comunque attendiamo l’incontro di verifica di martedi”. Coronavirus nel polo delle grandi fabbriche. Nell’Avio Areo, impianto attiguo alla Fiat, si tornerà al lavoro martedi, dopo i due casi di coronavirus che hanno coinvolto due impiegati. Sempre aperta infine la Leonardo ex Alenia, l’altra grande fabbrica di Pomigliano, 3mila addetti.

Somma Vesuviana, ha un malore ma il 118 non risponde, donna muore di infarto

Una donna ha accusato un malore e per circa un’ora i familiari hanno provato, invano,  a contattare un’ambulanza. È  una storia triste ed inquietante quella di una donna ,54 anni, morta poco fa per infarto .Non ha avuto scampo la poverina perché non c’è stata la possibilità- raccontano i familiari- di  poter avere una risposta da un 118. Per circa un’ora infatti  sono stati contattati,invano,  118 e guardia medica  e le forze dell’ordine : alcuni numeri risultavano sempre occupati. Nulla, nessuno ha risposto.  Vero è che i 118, le forze dell’ordine e tantissimi medici sono in prima linea per l’emergenza coronavirus, ma è pur vero che in questa fase anche chi potrebbe salvarsi non può. È stato contattato anche il sindaco, Salvatore di Sarno, che si è recato presso l’abitazione della donna insieme a un medico, che non ha potuto fare altro che dichiararne il decesso della poverina  per infarto.