Giugliano, vendeva mascherine a prezzi elevati: denunciato il titolare del negozio
Lo hanno scoperto a vendere mascherine protettive con rincari del 1200%. I carabinieri della stazione di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, hanno denunciato per manovre speculative su merci un 33enne del posto, titolare di un negozio di alimentari. Stava vendendo al pubblico mascherine di protezione ad un prezzo sproporzionato rispetto a quello di mercato.
Erano in vendita a 3 euro l’una, nonostante il prezzo originario fosse di 20 centesimi. Il negoziante, inoltre, per ottenere maggiori guadagni – spiegano i Carabinieri – vendeva i pezzi singolarmente anziché in pacchi da 10, applicando un rincaro del 1.200%.
I militari, avevano notato alcuni annunci sul web grazie ai quali il 33enne ne pubblicizzava la vendita.
Raggiunto il negozio e guidati da un cartello che promuoveva l’offerta, i carabinieri hanno sequestrato 1000 mascherine, ammassate in uno scatolone tra prodotti alimentari.
Coronavirus, il primo contagio a San Sebastiano al Vesuvio e un secondo contagio a Ottaviano
Salgono a cinque i comuni della Campania per i quali è scattata la quarantena. Dopo il divieto di entrata ed uscita disposto da un’ordinanza della Regione Campania per Ariano Irpino, nell’Avellinese, ieri sera lo stesso provvedimento è stato adottato per altri quattro comuni del Salernitano. Si tratta di Polla, Sala Consilina, Atena Lucana e Caggiano.Sono 16 i casi positivi così distribuiti: 11 a Sala Consilina, 3 a Caggiano, 1 a Polla, 1 a Atena Lucana. Intanto, il virus “cammina” anche nei paesi vesuviani: primo contagio a San Sebastiano e due a Ottaviano.
Nella tarda serata di ieri, in una prima domenica di #iorestoacasa, il sindaco di San Sebastiano in un post avvisa i cittadini in merito al primo contagio. Di seguito il post del sindaco “Cari sansebastianesi, Vi informo che un nostro concittadino è stato contagiato dal Covid-19 e ricoverato in ospedale, mentre su un’altro cittadino sono in corso accertamenti sanitari. Le condizioni del cittadino ricoverato risultano stabili. Sono in corso tutte le procedure previste dai protocolli governativi per ricostruire i rapporti sociali dell’interessato e assicurare la quarantena delle persone che possano aver avuto contatti diretti. Vi prego di mantenere la calma e non formulare richieste circa l’identità della persona. Adesso ancor di più è importante rispettare le regole e non uscire di casa se non per le ragioni consentite, mantenendo sempre la distanza di sicurezza. Noi continueremo a fare la nostra parte garantendo il massimo impegno e restando in contatto continuo con l’Asl e la protezione civile regionale. Ricordate che la diffusione del virus dipende dai comportamenti di ciascuno. Restate a casa: abbiate rispetto di voi stessi, dei vostri cari e dei vostri concittadini. Andrà tutto bene e insieme ce la faremo”.
Sempre nella tarda serata di ieri , il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, annuncia ai cittadini in diretta Fb il secondo contagio: “abbiamo fatto richiesta di cinque tamponi, abbiamo avuto i risultati di due, uno dei quali è risultato positivo. Si tratta del parente della signora anziana morta una decina di giorni fa all’ospedale di Nola. La persona contagiata è asintomatica e sta bene e la famiglia è stata messa in quarantena. Non sono degli appestati, può capitare a tutti. Dobbiamo essere solidali con questa famiglia. Vi chiedo il sacrificio obbligatorio di stare a casa. State tranquilli, seguite le regole.”
Marigliano, come cambia la Chiesa in questa fase di emergenza da Coronavirus
Se è vero, come è vero, che la laicità dello Stato trae origine dai processi di secolarizzazione e comporta una netta separazione tra la sfera politica e la sfera religiosa, è lecito domandarsi se in questi giorni di emergenza si stia facendo il massimo, ambo i lati, per garantire alla cittadinanza la chiarezza necessaria e indispensabile per affrontare la crisi anche dal punto di vista liturgico.
A una prima occhiata, sembra proprio di no. In questo caso democrazia sembra far rima con anarchia, ma è solo un’assonanza. È di ieri sera l’avviso della Regione Campania che invita le comunità religiose a non procedere nella celebrazione di riti che prevedono assembramenti di massa. La giunta regionale guidata dal governatore Vincenzo De Luca raccomanda soprattutto di non praticare, nella maniera più assoluta, la tradizione di bere dallo stesso calice: a quanto pare, infatti, si sono verificati gravissimi episodi di contagio derivanti da questi comportamenti e di conseguenza è assolutamente vietato praticarli. Chiese chiuse dunque? Sì, no, forse.
A tal proposito il DPCM dell’8 marzo scorso raccomandava che l’apertura dei luoghi di culto fosse “condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”. A quel punto molte chiese hanno dovuto affrontare drasticamente l’emergenza e chiudere, ma non tutte: alcuni sacerdoti hanno preferito adottare le misure auspicate, come don Lino D’Onofrio, parroco della Collegiata di Marigliano, che gestendo una chiesa parrocchiale è autorizzato a lasciarla aperta, ha invitato i fedeli ad accomodarsi per un momento di preghiera in solitaria soltanto nei banchi contrassegnati da un bollino bianco, al fine di rispettare le distanze. Inoltre il primicerio, come da indicazioni pervenute dal vescovo di Nola Francesco Marino in merito alla pastorale, celebra ogni giorno in parrocchia la “Messa senza popolo”.
Altri luoghi di culto della città hanno preferito organizzare live streaming su Facebook per alimentare il loro dialogo con la comunità, ma tutti si sono industriati, come negli altri segmenti della vita sociale e pubblica.
Nei giorni scorsi anche il Papa ha ritenuto necessario far sentire la propria voce, seppur dalle stanze del Vaticano dove è temporaneamente segregato per precauzione: “le misure drastiche non sempre sono buone – ha ammonito Francesco, invitando i pastori a non lasciare soli i fedeli – “Il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola, dei sacramenti e della preghiera”. Il rischio corso dalla comunità è lo stesso che serpeggia da un secolo, come testimonia perfettamente il racconto meticoloso offerto da Francesco Aliperti, autore del volume “Le pagine nere del XX secolo”, nel quale riporta le sofferenze della città di Marigliano alle prese con la straziante epidemia di colera del 1911, ma anche le disonorevoli manchevolezze dei prelati (non tutti per fortuna): “Il parroco della Comunità cristiana mariglianese, don Ferdinando Gaetano, che resse il primiceriato della Insigne Collegiata “Santa Maria delle Grazie” dal 1910 al 1914, e tutti i canonici che lo coadiuvavano negli impegni ecclesiastici, nel timore di venire contagiati dal morbo, con pavida vigliaccheria si rintanarono nelle proprie abitazioni, evitando ogni contatto con i fedeli. Difatti nessun membro del clero viene minimamente menzionato nei vari documenti che trattano dell’apostolato esercitato dalle opere pie che si prodigarono nella somministrazione dei conforti religiosi ai moribondi durante il perdurare dell’epidemia. Solo un modesto sacerdote, che rispondeva al nome di don Carmine Allocca, con coraggioso spirito di cristiana abnegazione, affrontò il concreto pericolo della pestilenza, recandosi al capezzale dei colerosi bisognevoli dei conforti della fede religiosa”.
“In tempi di pandemia non si deve fare il don Abbondio”, ha rimarcato ieri il vescovo di Roma durante l’Angelus in streaming.
Stato di emergenza, sì, ma pur sempre laico. La libertà di religione è una delle libertà caratteristiche dello Stato di diritto, ma lo è anche la libertà di manifestazione del pensiero (sancita dall’articolo 21 della Costituzione): e allora come è possibile risolvere il conflitto di una messa celebrata a porte chiuse ma ad altoparlanti accesi? Come è possibile conciliare le esigenze dei fedeli, che ritengono la fede un bene primario al pari dei generi alimentari, e quelle degli atei e degli agnostici, costretti in questa fase di emergenza ad ascoltare una liturgia eterea, propagata nello spazio condiviso, fuori dalle mura ecclesiastiche e fin dentro le case? Perché si decreta di lasciare aperte soltanto le chiese parrocchiali se nel frattempo i cittadini sono caldamente invitati a rimanere in casa? Bisogna allora saper trovare una sintesi nel rispetto delle esigenze di tutti, soprattutto in una fase dove la convivenza civile è obbligatoriamente ristretta, compressa, e talvolta complessa. Per farlo servono buonsenso e dispositivi straordinari condivisi, imposti e comunicati chiaramente.
A questo punto ben venga l’hashtag lanciato per l’occasione dal vicariato di Roma: #iopregoacasa
Coronavirus, Fiat Pomigliano chiusa fino al 27 marzo. Leonardo Pomigliano e Nola: oggi e domani.
Pericolo Coronavirus nelle grandi fabbriche: chiusa fino al 27 marzo la Fiat di Pomigliano e oggi e domani gli stabilimenti aeronautici della Leonardo di Pomigliano (3mila addetti) e di Nola (1000 addetti). La decisione è giunta nella mattinata di oggi per la Fiat e nella serata di ieri per la Leonardo a seguito di un accordo tra azienda e sindacati. Le giornate di fermo collettivo negli stabilimenti aeronautici saranno coperte dallo strumento dei permessi annui retribuiti. Leonardo si accoda dunque alle chiusure già decise la scorsa settimana per la Fiat di Pomigliano (4500 addetti), dove era stato in un primo momento previsto di rientrare mercoledi in base a un primo fermo, e per l’Avio Aero di Pomigliano (1100 addetti), altro stabilimento aeronautico fermo dal 12 marzo e in cui il rientro è stato fissato a martedi. Rientro che però sembra sia suscettibile di ulteriori proroghe a causa del fatto che qui sono emersi due casi di altrettanti dipendenti, due impiegati, uno di Pomigliano l’altro di Afragola, contagiati dal temuto virus. Ne è scaturita la protesta dei lavoratori che ha quindi indotto l’azienda a sospendere le attività. Anche nella Fiat di Pomgliano c’era stata una protesta. Nei giorni scorsi era scattato uno sciopero spontaneo dei dipendenti della catena di montaggio, impauriti dal fatto che sulle linee di produzione della Panda si lavora a stretto contatto. A quel punto l’azienda ha optato per la sospensione di alcuni giorni. Poi, stamattina, è giunta la notizia della proroga fino al 27 marzo, anche per lo stabilimento di Melfi. Pure nella Leonardo i sindacati nazionali avevano proclamato lo sciopero. L’astensione però ieri sera è stata revocata grazie al raggiungimento dell’accordo con il gruppo aeronautico. .
Somma Vesuviana, lettera in redazione, Covid 19: “E se facessimo uno screening di città?”
Riceviamo e pubblichiamo una lettera da Luigi Pone, docente e già direttore de ilmediano
Cara direttrice,
lungi dal sottoscritto vestire i panni del “virologo da bar”, però se è vero che le parole di illustri medici/scienziati (come il prof. Massimo Galli, direttore e responsabile malattie infettive dell’ospedale “Luigi sacco” di Milano), sono serie e fondate, alla catena nazionale messa in atto per contenere il contagio da Covid 19, mancherebbe un anello importante che è quello dello “screening di città”.
Cioè, il prof. Galli ritiene necessari i provvedimenti restrittivi del Governo circa il distanziamento sociale e afferma che se non venissero rispettati il numero dei contagiati aumenterebbe a dismisura mandando in totale crisi gli ospedali (di tutt’Italia). Ma non basta.
Per combattere in maniera radicale il coronavirus, il prof. Galli sostiene che bisogna cercare i contagiati asintomatici o con pochi sintomi (e sono molte persone). In che modo?
Egli propone una politica di ricerca a tappeto degli infetti, con tamponi fatti anche agli asintomatici che hanno avuto contatti con gli infetti e a chi presenta sintomi lievi. Fino ad oggi la diagnosi è stata fatta solo su chi presenta i sintomi, ma sappiamo tutti che ci sono molte più persone infette in giro, rispetto ai numeri ufficiali (le fughe dal nord di questi giorni stanno alimentando gli incubi del sud).
Che fare, dunque? Prendere a modello ciò che è stato fatto a Vo Euganeo (provincia di Padova): cioè, fare di Somma Vesuviana una città-pilota (ovviamente previo concerto con la Regione Campania), per attuare uno screening della popolazione sommese in modo da individuare tutti i positivi asintomatici che – loro malgrado – sono potenziali diffusori del virus.
Oggi sappiamo che ci sono in commercio tamponi i cui risultati sono pronti in un’ora (di gran lunga più utili rispetto a quelli che fino a qualche settimana fa avevano bisogno di alcuni giorni prima di far conoscere gli esiti). Abbiamo la fortuna di avere nella nostra zona laboratori di analisi a Pollena Trocchia (Apicella) e Sant’Anastasia.
L’organizzazione e lo scaglionamento della popolazione possono essere realizzati in varie modalità; non è impossibile. Al Sindaco la possibilità/volontà/responsabilità di recepire questa esigenza e fare di Somma Vesuviana una città-pilota e offrire un modello per fermare un virus che sta seriamente attentando alla nostra vita.
Luigi Pone
Coronavirus, mascherine vendute fino a 30 euro: Codici in azione contro lo sciacallaggio
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dall’associazione Codici
Neanche un’emergenza mondiale come quella del Coronavirus ferma gli sciacalli. Non possono essere definiti in maniera diversa quelli che stanno approfittando della condizione di grave difficoltà e paura dei cittadini per aumentare gli incassi applicando aumenti sconsiderati a prodotti richiestissimi come le ormai famose mascherine.
“Stiamo ricevendo segnalazioni – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – da parte di cittadini che pagano cifre esorbitanti per una mascherina. Abbiamo casi di rincari che arrivano addirittura al 1500% ed anche proteste per chi ha fatto un acquisto presso un rifornitore ufficiale e si è visto negare lo scontrino dal titolare. Questo è un altro aspetto che preoccupa, perché le mascherine sono diventate una merce rarissima e non vorremmo che dietro ci fosse una strategia volta a far aumentare ancora di più i prezzi. Quello che si sta profilando è un mercato nero in piena regola. Invitiamo i consumatori a segnalarci aumenti ingiustificati dei prezzi e comportamenti scorretti da parte dei professionisti. Stiamo già raccogliendo del materiale che gireremo alla Guardia di Finanza affinché possa effettuare tutte le verifiche del caso e punire chi specula sull’emergenza”.
I consumatori possono inviare le loro segnalazioni all’indirizzo di posta elettronica segreteria.sportello@codici.org.
Dalla Lombardia alla Sicilia si moltiplicano le segnalazioni corredate da foto sui social di casi limite, dalla farmacia in centro a Milano che le vende a 60 euro, a quella di Gela dove le fanno pagare 15 euro. La speculazione non conosce confini geografici, addirittura segnalata stamane un’edicola di Milano che vendeva i moduli per l’autocertificazione che sono tranquillamente scaricabili dal web.
In Campania spopola su Facebook il video di tal Roberto che testimonia di come una farmacia di Ottaviano abbia venduto 6 mascherine a 90 euro e si sia anche rifiutata di emettere lo scontrino. Ovviamente dove non è postato lo scontrino le segnalazioni andrebbero comunque verificate.
Codici invita i cittadini vittima di abusi e presunti tali nell’immediato a chiamare il numero verde 117 per segnalare alla Guardia di Finanza .
Whirlpool, Ficco (Uilm): “Raggiunte intese in quasi tutti gli stabilimenti sulle misure sanitarie”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dalla Uilm
“Grazie alla proficua collaborazione fra le direzioni aziendali e le rappresentanze sindacali dei lavoratori sono state raggiunte intese in quasi tutti gli stabilimenti di Whirlpool sulle misure sanitarie da adottare per contrastare l’epidemia di Coronavirus. Ora puntualmente verificheremo la loro aderenza alle ulteriori prescrizioni contenute nel protocollo definito fra Governo e CGIL, CISL e UIL”. Lo dichiara Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile dei settori auto ed elettrodomestici.
“Sono state raggiunte intese – spiega Ficco – nelle fabbriche di Cassinetta (Varese), Napoli, Carinaro (Caserta), Siena, Melano (Ancona), che contemplano varie azioni quali la chiusura o la riorganizzazione degli spazi comuni e della mensa, la riduzione delle presenze per garantire le distanze minime di un metro fra lavoratori, anche laddove ciò comporta momentaneo stravolgimento dell’organizzazione del lavoro e degli orari, la dotazione di mascherine nelle postazioni critiche. Lunedì cercheremo di fare altrettanto nella fabbrica di Comunanza (Ascoli). Negli uffici, invece, era già stato concordato un ampio utilizzo dello smart working, oltre che naturalmente l’interruzione delle riunioni. Ora dobbiamo però verificare in modo analitico che tutte le misure del Protocollo concordato fra Governo e Parti sociali siano recepite e applicate. I rappresentanti di fabbrica e le strutture sindacali territoriali stanno facendo un lavoro davvero straordinario”.
“Il risultato conseguito in Whirlpool è la prova che la forte presa di pozione della categoria dei metalmeccanici, con la proclamazione dello sciopero fino al 22 marzo salvo intese raggiunte nelle singole unità produttive che verifichino la corretta applicazione delle misure sanitarie, e la successiva positiva intesa fra Governo e CGIL, CISL e UIL possono essere l’occasione di un confronto proficuo, se le Parti vogliono collaborare per coniugare l’esigenza di non bloccare l’Italia con quella di dare la massima tutela possibile nei luoghi di lavoro. È chiaro che non si può semplicemente smettere di lavorare a tempo indeterminato, poiché temiamo che questa emergenza durerà a lungo, ma è altrettanto chiaro che le fermate sono state utili per riorganizzarsi sul serio e saranno inevitabili in quelle imprese che non useranno tutte le cautele ragionevolmente possibili. Se noi metalmeccanici siamo così importanti da dover restare al nostro posto, evidentemente meritiamo anche di ricevere la giusta tutela”.
Nola, Maria Masi a guida del consiglio nazionale forense
Riceviamo e pubblichiamo dal COA di Nola
L’avv. Maria Masi, iscritta al Foro di Nola, assumerà le funzioni di Presidente del Consiglio Nazionale Forense. L’avv. Masi attuale Vice Presidente del CNF è stata, due lustri fa, Presidente del COA di Nola.
«Ho appreso con gioia la notizia che l’avv. MARIA MASI, Vice Presidente del CNF, assumerà le funzioni di Presidente del Consiglio Nazionale Forense», sottolinea il Presidente del Consiglio dell’Ordine Forense di Nola, avv. Domenico Visone, “sono certo che l’avv. Masi, a cui io e i Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati di Nola rivolgiamo i migliori auguri di buon lavoro, saprà affrontare con intelligenza e tenacia le pressanti questioni che riguardano la massima istituzione forense in questo delicato momento per la storia del nostro Paese e dell’Avvocatura italiana».
Buon lavoro.
Dott. Salvatore Esposito (Resp. Ufficio Stampa COA Nola)
Wellness. Tocilizumab, il farmaco della “speranza” e l’aiuto degli alimenti antifiammatori
Una speranza nata nella culla Partenopea, tra l intuito medico e la capacità di fare squadra con chi questa piaga l’ha già subita e superata, la Cina.
Il Tocilizumab è un agente farmacologico già noto nel trattamento delle complicazioni polmonari dell’artrite reumatoide giovanile e nella colite ulcerosa.
Ma per quale motivo è stato pensato per combattere l’infezione da COVID 19?
Già utilizzato nei protocolli di gravi polmoniti su base immune associate a farmaci o agenti virali, si è visto capace di neutralizzare l’interleuchina 6. Questa proteina è il principale vettore dell’infiammazione polmonare prodotta dal Coronavirus.
Importantissimo, quindi, soffermarci di più su questo DECISIVO bersaglio!
L’interleuchina 6 da chi viene prodotta?
L’interleuchina-6 (IL-6) è una molecola proteica prodotta da vari tipi di cellule, in particolare da quelle immunocompetenti – come i linfociti T ed i macrofagi- in risposta a traumi o a danni tissutali. Ma non solo il sistema immunitario è capace di produrre questa importantissima proteina, anche altri tipi cellulari possono sintetizzare e secernere interleuchina-6; è il caso, ad esempio, degli adipociti bianchi maturi, “padri” di circa 1/3 dell’IL-6 circolante.
Più attivo Nella produzione di IL 6 è il tessuto adiposo viscerale, mentre in quello sottocutaneo si registrano livelli di interleuchina-6 inferiori. Il tessuto adiposo bianco non è assolutamente inerte né da ricordare solo ai fini estetici ma è , oltre che un ammortizzatore meccanico e isolante termico , un decisivo produttore di ormoni e sostanze biologicamente attive (adipochine), tra cui la leptina, l’adiponectina, l’interleuchina 6 (IL-6) ed il fattore di necrosi tumorale-α. Il più attivo dal punto di vista endocrino è il tessuto adiposo addominale.
Il farmaco che , si spera, potrà salvare le vite di tanti pazienti COVID19 + non combatte a monte il coronavirus, ma è efficace sui suoi effetti, è efficace sul contrastare l’interleuchina 6, in quanto già dopo alcune ore dalla sua somministrazione migliora le condizioni respiratorie del paziente.
Come agisce RoActemra (questo il nome farmaceutico del Tocilizumab)?
Il principio attivo di RoActemra è il tocilizumab, un anticorpo monoclonale, ovvero un anticorpo (un tipo di proteina) realizzato per riconoscere una struttura specifica (antigene) presente nell’organismo e legarsi ad essa.
Il tocilizumab ha la funzione di legarsi al recettore dell‘interleuchina-6. Impedendo all’interleuchina-6 di legarsi ai suoi recettori, il tocilizumab riduce l’infiammazione e altri sintomi della patologia.
In questo modo si aggredisce il virus “ in modo indiretto” dando la possibilità al mix di farmaci antivirali aggiunti, pur non essendo nessuno di loro COVID specifico, di lavorare in un ambiente a più “bassa infiammazione “, permettendo una risoluzione più veloce e con meno complicazioni.
Facciamo un passo indietro e cerchiamo di chiarire, a questo punto, anche il perché, il coronavirus è particolarmente aggressivo in alcuni soggetti ed in altri meno.
Eccessive concentrazioni di interleuchina-6 nel sangue sono predittive di cardiovasculopatie e diabete; questa proteina, a sua volta, stimola probabilmente la produzione epatica di un altro importante marker d’infiammazione, la proteina C-reattiva, che aumenta ulteriormente il rischio cardiovascolare del paziente.
Come detto prima, l’interleuchina 6 viene prodotta ad elevate concentrazioni in presenza di grasso viscerale (obesità androide o a mela).
IL-6 è stata classificata con citochina ad azione sia pro che anti-infiammatoria.
Esiste una relazione causa effetto tra grasso viscerale ed infiammazione sistemica e, nello specifico, è la produzione di interleuchina 6 ad elevate concentrazioni, in presenza di grasso viscerale, ad aumentare il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 ed infarto del miocardio.
Questo succede perchè nelle persone con obesità viscerale, quelle in cui predomina il grasso che si forma all’interno della pancia e non nelle cosce o nei glutei, le cellule adipose stimolano una condizione infiammatoria sistemica, con la secrezione ad alte concentrazioni dell’interleuchina 6 (IL-6), L’interleuchina 6 a sua volta stimola la produzione nel fegato della proteina C-reattiva, un altro importante marker d’infiammazione.
Oggi sono in tanti i pazienti COVID19+, asintomatici o con lievi sintomi respiratori, ma con carica virale tale da poter contagiare. I soggetti più fortunati e senza complicanze date da altre patologie, comorbilità, ora sono in quarantena , senza alcuna cura specifica, se non con farmaci sintomatici, atti a mirare il sintomo , ma non a risolvere la patologia alla fonte, nella speranza di un “decadimento”, fisiologico della carica virale.
Possiamo aiutarci, quindi, a combattere l’infiammazione “spegnendo” l’interleuchina 6 in modo naturale? La risposta è SI!
Gli alimenti antinfiammatori, quelli che indeboliscono fino a far produrre minime quantità di IL6, sono diversi :
-Frutta e verdura
Tutta la frutta e verdura, grazie al ricco contenuto di nutrienti e fibre, aiutano a combattere l’infiammazione cronica. Si consigliano buone quantità ogni giorno, sia freschi che surgelati. I prodotti freschi, tuttavia, sono ancora più potenti
Frutta e verdura con proprietà anti-infiammatorie formidabili, includono: mele, frutti di bosco, broccoli, funghi, papaia, ananas e spinaci.
-Tè verde
Questa bevanda è l’ideale per aiutare a ridurre il giro vita e per diminuire l’infiammazione. I flavonoidi presenti nel tè hanno proprietà anti-infiammatorie naturali. E l’EGCG composto presente nel tè verde ha dimostrato di contribuire a ridurre il grasso corporeo, quindi diminuzione dell’IL 6.
-I Grassi monoinsaturi
Questi grassi sani contribuiscono ad aumentare i livelli di colesterolo buono HDL e ridurre l’infiammazione generale. Grandi fonti includono l’olio d’oliva, mandorle e avocado.
-Acidi grassi omega-3
La ricerca ha dimostrato che una dieta ad alta percentuale di acidi grassi omega-3 e una bassa percentuale di acidi grassi omega-6 è collegata ad una diminuzione dell’infiammazione, con una progressiva e veloce diminuzione di IL6.Le fonti alimentari di omega-3 sono noci, semi di lino e pesce, come il salmone.
Ma non dimentichiamo
– le Spezie
Alcune spezie, tra cui l’aglio, la curcuma, cannella, zenzero e peperoncino, hanno grandi capacità di ridurre numerosissime cotochine infiammatorie. Si consiglia di aggiungerle ai pasti il più spesso possibile.
-Cereali integrali
Ricchi di fibre, i cereali integrali aiutano a controllare la risposta insulinica nel vostro corpo. L’alto contenuto di vitamina B dei cereali integrali aiuta anche a ridurre l’ormone infiammatorio omocistina.
di vitale importanza è L’ Acqua
Durante un periodo, piu o meno lungo di infiammazione da patologia, soprattutto virale, rimanere idratati è essenziale per eliminare le tossine causate dell’infiammazione stessa…
Atteniamoci in maniera scrupolosa alle direttive nazionali : restate a casa! Supereremo tutto questo, ma solo restando a casa possiamo evitare altri contagi.
Marigliano, un distretto culturale per cambiare il paradigma della cultura in città
La città di Marigliano ha un assoluto bisogno di spazi, o per meglio dire, di luoghi. Questo emerge dalle richieste degli organismi associativi presenti e attivi sul territorio, ma anche dai tavoli promossi dalla politica, dove è possibile confrontarsi sui temi dello sviluppo per una comunità.
Affrontare la criticità dell’assenza di spazi per la cultura è fondamentale e necessario, oggi come non mai. Marigliano si trova alle porte di una campagna elettorale che si prospetta incandescente, per questo motivo sarebbe auspicabile cercare di disinnescare le tensioni e alimentare proposte costruttive che tendano a unire invece di dividere. Per dare valore alla consapevolezza di sé e del proprio mondo, intrinsecamente connesso agli altri, forse un primo passo è non pensare più in termini di cultura, bensì di distretto culturale. La proposta, dunque, potrebbe essere quella di realizzare un distretto culturale per la Città Metropolitana di Napoli, di cui Marigliano fa parte. Protagonista del distretto culturale mariglianese dovrebbe essere necessariamente il centro storico, uno dei più suggestivi e peculiari dell’intera provincia. Di conseguenza la definizione di un distretto culturale ivi collocato passa obbligatoriamente attraverso la riqualificazione del complesso monastico carmelitano dei Santi Giuseppe e Teresa (di proprietà comunale) – poi “A.M. Verna” in virtù dell’istituto didattico ospitato per anni all’interno, da cui il non attendibile “Palazzo Verna” con cui ci si riferisce oggi all’edificio in via quasi confidenziale – e di Palazzo Nicotera, bene ecclesiastico di proprietà della Chiesa: due stabili che occupano oltre un’insula dell’antico castrum romano, compresa tra via Collegiata, via Giannone, via Garibaldi, via Giordano Bruno e via Porta S. Pietro. Le due antiche costruzioni, ormai quasi interamente inagibili e prigioniere di un degrado che dura da quarant’anni esatti (dal devastante terremoto dell’Irpinia del 1980) presentano un numero considerevole di spazi, tra vani interni ed esterni, che potrebbero diventare luoghi per la socialità, per la cultura e per gli eventi in città. Ulteriore slancio a un’idea di distretto culturale nel centro storico potrebbe darlo anche la riqualificazione del Palazzo D’Alessandro, un immobile privato che sorge a poche decine di metri dai due succitati, in via Garibaldi. Questo edificio, magniloquente e abbandonato da anni – tra l’altro in vendita – attende di essere individuato come risorsa possibile per una nuova pianificazione urbanistica, potendo contare anche su un grande giardino che termina proprio al limitare del centro storico.
Come illustra bene lo studio del prof. Pietro Valentino, docente di Economia Urbana presso l’Università La Sapienza di Roma, il distretto culturale è un sistema di relazioni, geograficamente delimitato, che integra il processo di valorizzazione delle dotazioni culturali, sia materiali che immateriali, con le infrastrutture e con gli altri settori produttivi che a quel processo sono connesse e indica un territorio che si contraddistingue sotto due aspetti:
– da un lato, per una significativa presenza di un’industria che procede sia a valorizzare le risorse culturali che a “raffinare” i prodotti risultanti dal processo di valorizzazione. Un’industria che non deve essere per forza “dominante”, ma deve svolgere un ruolo significante nella definizione delle caratteristiche del modello di sviluppo economico e sociale di un’area urbana o territoriale;
– dall’altro, per il fatto che il carattere del processo di valorizzazione delle risorse “marchia” anche la qualità delle infrastrutture e delle offerte esterne a questo processo ma ad esso congiunte. L’imprinting che queste ricevono dal partecipare più o meno direttamente al processo di valorizzazione dei beni culturali investe la loro tipicità e le loro proprietà per cui partecipano a pieno titolo alla definizione della “marca” distintiva di quel territorio.
A Marigliano, nelle sale e dunque negli spazi di Palazzo Nicotera e del complesso Verna si potrebbero realizzare i luoghi che identificano culturalmente la comunità, dalla musica all’agroalimentare, passando per il teatro, l’arte e tanto altro ancora. Alla fine anche un progetto interessante come “Marigliano – Terre di Eccellenza”, presentato e sviluppato solo nelle ultime settimane dall’amministrazione, risulta poco incisivo se non è inserito all’interno di un ragionamento sistemico che deve riguardare proprio la cultura, perché la cultura non significa solo eventi e su questo bisognerebbe davvero allargare gli orizzonti e guardare con interesse alle varie progettualità messe in campo all’estero nel settore. Cultura, in particolare nel sud di un Paese come l’Italia, è anche e soprattutto enogastronomia, agricoltura, storia, arte, architettura, accoglienza, vivibilità, e si nutre della relazione tra queste dimensioni del territorio. Per questo motivo un distretto culturale potrebbe sistematizzare le evidenze che rendono unica la città di Marigliano, ottimizzando le risorse, anche quelle umane, e ricamando un tessuto di relazioni sociali che sappia stimolare e mettere in risalto le competenze dei cittadini che vivono la comunità.
Bisognerebbe provare a considerare il centro storico della città come un piccolo borgo alle prese con il problema della spopolamento e poi fare come a Nughedu, questo minuscolo paesino della Sardegna che ha deciso di realizzare “Eja”, il primo corto interamente realizzato dai residenti, diventati per l’occasione attori, tecnici e costumisti al fine di mettere in scena il loro nemico più grande: la desertificazione urbana. Un’iniziativa che si è concretizzata grazie al progetto Spop Lab, promosso da Sardarch, spin-off dell’Università di Cagliari. Sardarch è un gruppo interdisciplinare di progettazione e ricerca che studia fenomeni di trasformazione urbana e territoriale, e propone strategie per l’ambiente urbano con la partecipazione attiva dei cittadini. Lavorando a stretto contatto con privati e amministrazioni, sia in rete che con incontri sul territorio, la società di ricerca promuove il diritto alla città e una dimensione etica del progetto compartecipato, puntando a un impegno civile e ad un’urbanistica collaborativa.
Qualcosa di molto simile, magari coinvolgendo le università della Regione Campania, potrebbe essere fatto anche a Marigliano, dove è auspicabile una visione del territorio comunale condivisa da tutte le forze politiche, unite nell’impegno di intercettare i fondi e coinvolgere nel progetto tutte le realtà potenzialmente interessate, i cosiddetti stakeholders. Questo perché l’urbanistica partecipata implica che le istituzioni locali si orientino verso un nuovo concetto di governo del territorio che tenda a coinvolgerne tutti gli attori seguendo un modello di sistema aperto, adattivo e reversibile. Alle sedi tradizionali degli eletti si possono affiancare sedi formali e informali di confronto e orientamento come tavoli sociali, laboratori di quartiere, cabine di regia e piani strategici, che hanno lo scopo di mettere a confronto in forma diretta gli interessi territoriali in gioco. Attraverso la partecipazione, l’amministrazione pubblica può condividere le scelte urbanistiche con una comunità allargata fin dal processo di formazione degli atti di pianificazione: un coinvolgimento finalmente attivo dei cittadini, investiti di un ruolo di rilievo in quanto abitanti, perché il processo dell’urbanistica partecipata responsabilizza i membri di una comunità.
Lucia Lancerin, architetto che da anni si occupa di queste tematiche, sostiene che “ora abbiamo città senza cittadini, ambiente senza abitanti. Le persone sono scollegate dal luogo in cui vivono. La partecipazione è, al contrario, un processo per arrivare a risentirsi parte di una comunità, di una città e di una società di individui”.
In conclusione, ciò che si auspica è una sorta di patto tra le espressioni politiche della città: concordare e condividere una progettualità che possa svilupparsi a prescindere dal risultato delle imminenti elezioni comunali, per trasformare il territorio insieme, adottando una pianificazione che per una volta sappia guardare davvero al futuro ma senza dimenticare le esigenze che si palesano già nel presente. Sacrificare qualcosa per convogliare tutti i fondi necessari a realizzarne concretamente un’altra sarebbe già la dimostrazione che le forze politiche non si lasciano guidare più da una smodata rincorsa al consenso, chimera autodistruttiva della nostra bellissima terra.
