Sant’Anastasia, il commissario prefettizio Stefania Rodà: “Ogni precauzione per evitare i contagi”

Di seguito la nota stampa della commissaria prefettizia Stefania Rodà che conferma quando da noi pubblicato ieri, ossia la veridicità del primo caso di coronavirus in città.  

“Pervengono al Comune numerose istanze di cittadini anastasiani preoccupati per la situazione di emergenza Covid 19 all’indomani della notizia del primo caso di coronavirus in città.

Nel rispetto della riservatezza dei dati personali delle persone coinvolte ed al fine di rassicurare la popolazione circa gli interventi che tutte le istituzioni stanno mettendo in atto per arginare ogni possibilità di contagio, si precisa che nella giornata di ieri, 12 marzo, si è appreso della positività al virus di un cittadino ricoverato al Monaldi. Immediatamente si è riunito il tavolo tecnico del centro operativo comunale (COC) presso l’Ente ed è stata contattata la ASL Napoli 3 Sud per i primi interventi.

La situazione sanitaria che, allo stato – si ripete – coinvolge una sola persona, era già conosciuta ed attentamente seguita dalla sezione territoriale del Dipartimento di prevenzione dell’unità operativa prevenzione collettiva locale che stava già provvedendo alla ricostruzione della filiera dei contatti rilevanti ai fini dell’adozione dei provvedimenti di prevenzione epidemiologica. Dai dati finora emersi sembrerebbe potersi ragionevolmente escludere la presenza in situ di un focolaio autonomo, apparendo piuttosto riconducibile il caso a contatti con persone provenienti da altre Regioni. La famiglia del ricoverato è stata posta immediatamente in quarantena.

Più in generale, come si può vedere accedendo al sito web del Comune, in linea ed in ossequio al susseguirsi delle disposizioni governative e regionali sull’argomento, sono stati chiusi la biblioteca comunale, il centro anziani, il cimitero e l’isola ecologica e sospese le attività del mercato comunale; sono stati individuati i servizi indifferibili, stabiliti  i turni di servizio per il personale coinvolto nelle attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza sanitaria e disposto, ove possibile, il lavoro agile da casa per tutti i dipendenti non direttamente coinvolti nella gestione dell’emergenza. Nella serata di ieri è stato effettuato un primo intervento di sanificazione del territorio da parte della ditta affidataria del servizio di igiene, completato in alcune zone grazie agli automezzi della protezione civile comunale.

Inoltre, la Polizia municipale sta vigilando affinché siano rispettate le misure di permanenza domiciliare con isolamento fiduciario disposte nei confronti dei cittadini che nei giorni scorsi erano giunti in città provenienti da  altre Regioni.

Ad oggi nessuna denuncia è stata fatta per violazione delle misure di sicurezza sanitaria disposte con i provvedimenti governativi, regionali e comunali.

Somma Vesuviana, la guerra tra “poveri” ai tempi del coronavirus: segnalazioni e malcontento

Le disposizioni degli ultimi decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono chiare, lo sono anche quelle regionali che il presidente De Luca ha voluto, giustamente, rendere ancora più stringenti. Questo è un momento di sacrificio per tutti ma ovviamente c’è chi non riesce ad accettare che i suoi personali sacrifici vadano persi. Comprensibile, ma se un bar che è anche tabaccheria può restare aperto (senza fungere da bar, sia chiaro) è giusto: i tabaccai hanno servizi che per ora non sono sospesi e dunque restano aperti. Se poi ci sono i furbetti di turno è giusto segnalare. Ma la guerra tra poveri, in questo momento tanto difficile per tutti, è tanto tanto triste. “Devono chiudere tutti, non è giusto. Non è giusto che restino aperte tabaccherie annesse ai bar. Devono avere il doppio ingresso e la separazione”. Questa è la voce comune di alcuni esercenti di Somma Vesuviana secondo i quali sarebbe più giusto la serrata totale, fatta eccezione solo per farmacie e generi alimentari. L’accusa è diretta principalmente a chi possiede negozi con più angoli vendita: tabaccheria, bar, enalotto.  Da qui le segnalazioni ai carabinieri e alla polizia municipale che, coadiuvati dalla protezione civile, stanno facendo un controllo serrato presso tutti gli esercenti aperti per legge. Possono coesistere salumeria e gastronomia? Macelleria e gastronomia? E’ possibile si o no la consegna a domicilio? C’è chi stamattina ci ha provato a fare consegne , pensando di essere nel giusto, ed è stato segnalato ai carabinieri.  Tolleranza zero per i trasgressori, dunque. Ma anche malcontento in città  in particolare dei gestori dei bar che promettono segnalazioni per chi trasgredisce la legge. Ci definiscono “spioni”? Non ci importa! La legge è uguale per tutti. La nostra ferma idea è : chiusura di Tutti. Sacrifici per tutti.

I maestri della fotografia del primo Novecento a Somma Vesuviana: Antonio Raia e Gerardo Ronca

Protagonisti della fotografia della prima metà del XX secolo, hanno immortalato – con i loro “artistici scatti” in bianco e nero –  i momenti più  salienti della vita culturale, politica e religiosa della città di Somma Vesuviana.   Uno dei personaggi del glorioso passato della fotografia di Somma Vesuviana fu senza dubbio Antonio Raia, più noto in paese come Totonno ‘e ciente butti. Svolgeva il suo mestiere in uno stanzino di via Collegiata o per la strada, trascinandosi dietro la macchina fotografica a cassetta, come riferisce la prof.ssa Chiara Di Mauro. In paese era molto conosciuto e a lui soltanto venivano commissionati lavori particolarmente delicati, come ex-voto fotografici e foto di morte. Antonio nacque a Somma Vesuviana il 20 agosto del 1898 da una famiglia di umili contadini residenti nel quartiere murato in via Castello. Quelli che lo hanno conosciuto lo ricordano come un personaggio fuori dalla norma e gli attribuirono il buffo appellativo di Totonno ‘e ciente butti, letteralmente “Antonio dalle cento cadute”, per indicare – come afferma la Di Mauro – la sbadataggine che gli era tipica, se è vero che inciampava spesso. Le ultime acquisizioni, però, fanno risalire questo contranome già al 1744, epoca della stesura del catasto onciario della Terra di Somma. Raia avviò la sua attività già alla fine degli anni ’20 del Novecento e la condusse, ininterrottamente, fino alla sua morte, che sopraggiunse il 27 gennaio del 1969, a conclusione di una attività lavorativa che lo vide, tra l’altro, calzolaio, idraulico, elettricista e meccanico. Nell’impossibilità di allestire un suo studio fotografico, usufruì del piano superiore della sua abitazione di via Collegiata, dove viveva con la moglie Rosa Fragliasso, ma dove sopratutto sfruttava la sola luce naturale. Era solito spostarsi per le strade del suo quartiere e del centro, disponendosi con tutto il suo armamentario presso gli ingressi delle chiese principali, fotografando, in ogni condizione, il possibile e l’impossibile. Le sue foto ritraevano, soprattutto, momenti di vita quotidiana, solo eccezionalmente matrimoni, funerali, battesimi e comunioni. Tante furono le foto di classi scolastiche, di operai, di donne ricamatrici, di vecchie tradizioni, tra cui spiccava la consuetudinaria festa di Castello con le sue fastose cerimonie. A riguardo è rimasta famosa, pure, la sua produzione di ex – voto fotografici, conservati accuratamente nella piccola chiesa di S. Maria a Castello. Uno di questi lavori, che campeggia nella sala sinistra, gli fu commissionato dalla giovane Rosa Granata, graziata dalla Vergine di Castello il 26 luglio del 1940. Gerardo Ronca, invece, nacque a Somma Vesuviana in via Santa Croce il 19 maggio del 1910 da Antonio e Carmela Raia. Intraprese l’attività di fotografo tra il 1931 il 1932. Già durante il servizio militare ebbe non solo modo di confrontarsi con l’operato dei fotografi della caserma di appartenenza, ma pure di cimentarsi con proprie fotografie. Tornato in città e fallito il tentativo di avviare la professione di falegname, si dedicò interamente alla fotografia. Aprì un suo studio nei locali di sua moglie Teresa in via Turati, ma fu costretto a chiudere ben presto per le forti spese gestionali. Nel 1934 si stabilì nel vicino Comune di Sant’Anastasia, dove affittò un modesto locale ubicato lungo Corso Umberto I. In questo posto crebbe la sua notorietà: il suo laboratorio, infatti, diventò brevemente, nel giro di pochi anni, uno dei più importanti della zona. A riguardo, negli anni ’50, Gerardo, che ormai lavorava benissimo, poté addirittura permettersi di aprire delle succursali a Somma Vesuviana e a San Giuseppe Vesuviano. Come ogni buon fotografo, Ronca prestava particolare attenzione all’illuminazione. Le sue artistiche fotografie si servivano di ogni artificio possibile, con lo scopo di renderle pressoché perfette e di eliminare probabili inestetismi. A tal uopo si avvalse di una validissima ed esperta collaboratrice, Carmela Di Tuoro, la quale fu in grado di rubare in poco tempo il mestiere e i segreti di quell’arte. In sala di posa gli apparecchi più utilizzati e diffusi erano la Durst, la Lupo e la Lupa di formato 6 x 9, oppure formato 9 x12. Anche i fondali furono approntati alla meglio dal fotografo: nel suo studio di San Giuseppe Vesuviano, aperto nel 1951, c’erano ben due fondali. Uno raffigurava un giardino fiorito e l’altro riproduceva la Torre Eiffel. Le pellicole utilizzate erano quelle delle ditte Ferrania, Agfa Gevaert, Tensi, Illford. Gerardo amò ritrarre con meticolosità i paesaggi e i luoghi tipici del paese. In occasioni eccezionali eseguiva foto di manifestazioni politiche, sportive e culturali. Fu presente con la sua macchina fotografica in occasione della venuta di SAR Umberto I per l’inaugurazione del monumento ai Caduti della Grande Guerra nel 1935 a Somma. Era inoltre – conclude Chiara Di Mauro – il fotografo ufficiale del Santuario di Madonna dell’Arco: i frati domenicani si rivolsero a lui per immortalare i momenti più importanti della vita quotidiana e non. Talora, Gerardo eseguiva anche ex voto fotografici per grazie ricevute. Ronca continuò la sua attività fino agli ultimi anni della sua vita. Morì a Somma Vesuviana il 1 ottobre del 1989.

Pollena Trocchia, stop al pagamento delle rette dell’asilo nido comunale

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Pollena Trocchia.   Stop al pagamento delle rette mensili per la compartecipazione alle spese di fruizione dell’asilo nido comunale. È questa l’ultima misura in ordine di tempo adottata dall’amministrazione comunale di Pollena Trocchia nell’ambito delle iniziative di sostegno alla cittadinanza per la gestione dell’emergenza legata alla diffusione del nuovo coronavirus. «L’amministrazione comunale di Pollena Trocchia, nell’ambito dei servizi socio-educativi, desidera informare le famiglie dei minori iscritti all’asilo nido comunale “La Fabbrica del Futuro” che fino alla fine dell’emergenza da covid-19 è sospeso il pagamento delle rette di compartecipazione alla spesa per il funzionamento del servizio. Si tratta di una misura concreta a sostegno delle tante famiglie che usufruiscono del nostro asilo nido, che, fin dall’inizio dell’emergenza, abbiamo provveduto a chiudere e sanificare» ha annunciato l’assessore alle politiche sociali e vicesindaco Pasquale Fiorillo. «Proprio ieri abbiamo attivato il servizio di spesa e commissioni a domicilio per anziani non autosufficienti e disabili gravi privi di assistenza familiare. Oggi annunciamo questa ulteriore misura a sostegno delle famiglie con minori, che potranno avere tutte le informazioni necessarie dalla coordinatrice del servizio. Nel frattempo continua l’attività di sensibilizzazione della popolazione a restare a casa e ad evitare assembramenti, grazie ad avvisi a mezzo megafono su tutto il territorio cittadino. Domani e sabato, col supporto della Protezione Civile “FireFox” e della locale Croce Rossa, si procederà invece alla disinfezione di tutte le strade e piazze del territorio comunale, pur consapevoli che ciò non rappresenta la panacea al contrasto al propagarsi del virus, per il quale l’unico rimedio valido rimane quello di restare in casa e di limitare al massimo i contatti con le persone» ha detto il sindaco di Pollena Trocchia, Carlo Esposito, che sul fronte della lotta al contenimento del nuovo coronavirus ha anche disposto l’interdizione dell’accesso al pubblico agli uffici comunali salvo casi di comprovata urgenza, come per il rilascio di carte di identità e certificazioni non procrastinabili, protocollazione di atti e dichiarazioni di nascita e morte. (fonte foto: rete internet)

Il sole del Sud guarì la moglie e la figlia dello zar Nicola I, che donò a Napoli i “Palafrenieri” in bronzo di Palazzo Reale

I due “gruppi in bronzo”, opera di Clodt von Jurgensburg, ornano l’ingresso del Giardino di Palazzo Reale, nei pressi del Maschio Angioino.Vennero donati a Ferdinando II dallo zar Nicola I. Il soggiorno della zarina  e della figlia in Sicilia, e i salutari effetti del clima sulle loro malattie. Nicola I e il filosofo e matematico Ottavio Colecchi. La testimonianza di Luigi Settembrini, e la disavventura di un commissario di polizia incaricato di controllare, da lontano, lo zar quando passeggiava per le vie di Napoli.   La Russia zarista, che aveva potentemente contribuito alla sconfitta di Napoleone Bonaparte, svolse un ruolo di primo piano nel definire il nuovo ordine europeo che venne disegnato dal Congresso di Vienna. Nicola I, che divenne zar nel 1825, fu un difensore spietato di questo ordine e un fermo sostenitore della Santa Alleanza. Dicono alcune fonti che nel 1816 egli aveva assicurato la protezione sua e di suo fratello, lo zar Alessandro I, al domenicano Ottavio Colecchi, filosofo e matematico, che l’Ordine aveva mandato in giro per l’Europa per consentirgli di sottrarsi alla polizia dei Borbone, o, come scrisse l’autore del suo necrologio, pubblicato nel settembre del1848 dal “Poliorama Pittoresco”, per far sì che si placasse l’ira di alcuni teologi domenicani che accusavano di ateismo il filosofo. Colecchi tenne certamente conferenze all’Università di Pietroburgo e, secondo alcuni, impartì qualche lezione privata ai figli del futuro zar. Per ironia della sorte, toccò allo zar di Russia, paladino della Restaurazione, salvare il filosofo che tra il1832 e il1846 avrebbe educato, con le sue lezioni su Kant e su Hegel, i giovani destinati a promuovere il rinnovamento culturale e la rivoluzione politica nel Regno delle due Sicilie: e, tra questi, i fratelli Spaventa, Francesco De Sanctis, Luigi Settembrini. Nicola I, diventato zar di Russia, sposò Carlotta, figlia di Federico III di Prussia, che, sedutosi sul trono il marito, mutò il suo nome in Aleksandra Fedorovna. Nella biografia di Nicola I Constantin de Grunwald scrive che lo zar, già paragonato da Puskin a Mosè, era certamente l’uomo più bello d’Europa, e che degni del suo portamento maestoso erano lo stile, la raffinatezza e la grazia della moglie. Che però era di salute cagionevole, soffriva di molti disturbi, anche al cuore e ai polmoni: e a poco a poco la sua freschezza ne fu offuscata.. Nell’ottobre del 1845, su consiglio dei suoi medici, i tedeschi Markuous e Mandt, la zarina lasciò Pietroburgo e si recò  in Sicilia, poiché i rigori del clima russo le potevano essere fatali, mentre il sole e la luce dell’isola costituivano una salutare medicina per gli spasmi muscolari e i lancinanti dolori alle ossa. Alexandra partì con le dame di compagnia e con la figlia Olga, che, secondo qualche fonte, cercava anche lei, nel clima mediterraneo, un sollievo per le ricorrenti crisi respiratorie. Successivamente arrivò in Sicilia anche lo zar, accompagnato dall’amante, Barbara Nelidova, che era stata dama di compagnia della zarina. Che sapeva tutto, da tempo, e aveva accettato la situazione, perché amava il marito, e perché i due medici tedeschi le avevano consigliato con fermezza di astenersi dai rapporti sessuali, che potevano arrecare al suo cuore un danno irreparabile. Aleksandra e Nicola restarono incantati dallo splendore della Sicilia e dall’eleganza della villa che li ospitava, la Villa Quattro Pizzi della famiglia Florio, che l’architetto Carlo Giachery aveva costruito all’Arenella di Palermo, presso il “Baglio della Tonnara”. Tale fu l’incanto della coppia che, al ritorno in patria, lo zar fece costruire, sull’isola Snomenka, di fronte a Pietroburgo, una villa simile a quella dei Florio. Ma prima di tornare in Russia, Nicola I e la moglie – la vacanza nell’isola era stata salutare per lei e per la figlia- si recarono a Napoli, per ringraziare Ferdinando II. Al re donarono vasi cinesi e strumenti musicali, e alla città i due “palafrenieri che domano i cavalli”, statue in bronzo dello scultore russo Peter Clodt von Jurgensburg, che, diceva scherzosamente Nicola I, “supera ogni altro stallone nel creare cavalli.” Luigi Settembrini e i suoi amici liberali videro nei due gruppi bronzei non solo una “lodevole opera dell’arte”, ma anche un chiaro suggerimento politico su “come s’hanno a tenere i popoli, che sono bestie, dai monarchi che sono uomini gagliardi.”. Racconta Settembrini che, durante la visita dello zar e della zarina, “le vie di Napoli furono spazzate meglio, non si vide più un mendico, gli agenti di polizia si diedero gran faccende, e il commissario Campobasso seguiva l’imperatore quando usciva in incognito, il quale una volta se ne accorse e gli fu sopra, e se quegli non diceva subito chi era, lo strozzava”.    

Coronavirus, strumenti per indagarne il lato positivo – Indizi di primavera alle porte

A Marigliano il cielo è azzurro come nelle migliori occasioni. Nessun capriccio meteorologico, nonostante il rischio di doversi confrontare con il solito pazzo marzo. Effetti del cambiamento climatico in corso probabilmente, ma occupiamoci di un problema alla volta. Il silenzio da isolamento forzato viene interrotto saltuariamente solo dalle espressioni della natura. Gruppetti di gazze si rincorrono tra gli alberi, forse nel consueto rispetto della loro stagione dell’amore. Fanno un certo baccano con il tipico verso chioccolante ma sono di compagnia, soprattutto nella nostra condizione di reclusi. Sembra quasi che abbiano preso coraggio ora che la presenza umana è ridotta in città. In realtà loro, le cosiddette gazze ladre (che in verità sono onestissime e molto intelligenti), nelle zone antropizzate ci stanno benissimo. Si poggiano con una certa grazia sulle antenne collocate sui nostri balconi, sui terrazzi, e per cercare il cibo nei terreni si concedono tutto il tempo necessario. Si potrebbe storcere un po’ il naso nel pensare alle gazze – il loro vero nome è Pica Pica, più buffo e smorfioso – in quanto ad esse è associato, qui nel serioso Occidente, una lugubre percezione di cattivo presagio, addirittura in alcuni casi di lutto incombente. Forse a penalizzare questi bellissimi uccelli è la loro colorazione: sono quasi completamente neri. Oppure, come tutte le creature più raffinate e sensibili, esse vengono ingiustamente discriminate ed emarginate nel comune sentire che diventa immaginario impetuoso e inarrestabile: sì, perché questi esemplari appartenenti alla famiglia dei Corvidi sono tra gli animali più intelligenti in assoluto. Spesso mostrano rituali sociali complessi che evidenziano la presenza di cognizione sociale, immaginazione, memoria episodica, autoconsapevolezza (la gazza è uno dei pochissimi animali ad aver superato con successo il test dello specchio) e perfino del lutto. Al contrario, nell’Estremo Oriente la Pica Pica viene salutata come portatrice di prosperità. In Cina si ritiene che questi uccelli portino fortuna (come è intuibile addirittura dal loro nome autoctono, il cui primo ideogramma significa “felicità”). Durante il periodo della dinastia Qing la gazza veniva considerata addirittura “l’uccello ufficiale della gioia”.  Proprio in questo periodo complicato, dunque, bisognerebbe apprezzare la loro visita e salutare con favore la loro presenza sulle nostre teste pensierose. Insomma, come cantano i Radiohead nel loro album The King of Limbs: “good morning, Mister Magpie”. You are welcome. Dulcis in fundo, forse non tutti sanno che già in tempi remoti le gazze hanno offerto il loro contributo al benessere sociale, svelando gli altarini di alcuni affari che coinvolgevano i prelati. Avete mai sentito parlare della leggenda della Pignasecca? Il noto rione di Napoli non ha sempre avuto questo nome. Il bosco di “Biancomangiare”, così chiamato per via di una meringa prodotta in loco e allora parte della tenuta dei nobili Pignatelli di Monteleone, all’inizio del XVI secolo era teatro di peccaminose relazioni clandestine. La riservatezza di questi incontri amorosi, a cui prendevano parte anche numerosi ecclesiastici, veniva puntualmente turbata proprio dall’intervento di alcune gazze che si intrufolavano negli appartamenti, rubavano gioielli, oggetti di valore e cose bizzarre come capi di abbigliamento intimi, e li nascondevano nei pini presenti nella zona. Pare che uno dei derubati fosse proprio un uomo di chiesa, sorpreso da una gazza mentre era in intimità con la sua perpetua. In poco tempo uno dei pini venne ricoperto di oggetti, alcuni molto riconoscibili, che portarono allo scoperto le tresche, provocando il chiacchiericcio degli residenti. Derisi e umiliati, i religiosi coinvolti nello scandalo (oggi i media lo ribattezzerebbero “Gazzagate”) corsero ai ripari letteralmente scomunicando le gazze con una bolla, l’unico mezzo a loro disposizione per poter lavare via l’onta subita. La bolla in questione venne affissa al pino più alto del bosco e pochi giorni dopo il povero albero seccò misteriosamente, insieme a tutto il resto della selva, provocando la scomparsa delle gazze. Come risultato, quella che un tempo era una zona verde e rigogliosa prese il nome di “Pignasecca”. Dunque un grazie alle gazze: non abili ladre bensì portatrici al contempo di scomode verità e primaverile serenità.

Marigliano, emergenza coronavirus: tre persone denunciate per violazione del DPCM

Sono tre le persone denunciate dalla Polizia Municipale di Marigliano nel corso di controlli effettuati al fine di ottemperare al più recente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Dunque non si scherza in città, dove gli agenti pattugliano capillarmente il territorio e quest’oggi hanno disposto la chiusura di un’attività di Lottomatica presente all’interno di un locale commerciale, denunciando le tre persone presenti che erano dedite al gioco del lotto, pratica non più ammessa. Infatti, con l’ordinanza n. 13 emessa in data odierna dal presidente della Regione Campania, è stato chiarito che nei locali dove nei periodi ordinari si svolgono attività miste (ad esempio il gioco del lotto nei tabacchini), sono consentite solo le attività ammesse dal DPCM emesso nella serata di ieri. Di conseguenza, dato che il titolare dell’attività in questione ha lasciato regolarmente aperto il tabacchi ma nel contempo ha consentito agli avventori di giocare al lotto, in violazione al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è scattata la denuncia per lui e per le due persone intente a giocare all’interno del locale. Sospesa anche l’attività commerciale. “Voglio ringraziare tutta la Polizia Municipale di Marigliano per l’intenso lavoro che stanno effettuando, senza risparmio di energie. Spero si sia capito che per tutelare la salute di tutti non è tollerata alcuna violazione delle norme. Invito, comunque, a denunciare eventuali violazioni sia alla PM che ai Carabinieri”, sottolinea l’assessore Giovanni Ricci su Facebook. In mattinata è arrivato anche il messaggio di Filomena Iovine, consigliere di opposizione, che scrive: “E’ il tempo del silenzio. In tempi di emergenza è indispensabile dare fiducia al condottiero anche se non si condividono in toto le decisioni: meglio una azione parziale e non completamente risolutiva che l’inattività. Riduciamo le possibilità di contagio evitando i contatti diretti tra persone. Restiamo a casa. Non ci sono sanificazioni che possono sventare il contagio. Al personale sanitario tutta la mia riconoscenza”. (fonte foto rete internet)

Sant’Anastasia, primo caso di coronavirus

Positivo al tampone un ultrasettantenne ora ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli. L’Asl sta procedendo ai controlli del caso sui familiari che sono comunque in isolamento. Sarà disposta la quarantena, ma anche i tamponi per tutti coloro che sono stati a contatto con l’uomo.

Somma Vesuviana, circensi sul territorio senza sostentamento, l’appello di Don Nicola: “Aiutiamoli”

Parte da Don Nicola De Sena l’appello per aiutare i circensi che da settimane non fanno spettacoli e sono senza sostentamento. Scatta la gara di solidarietà a distanza Da diversi giorni, in via Pomigliamo, si trova un Circo. Il grosso tendone è stato istallato proprio pochi giorni prima che precipitasse la situazione coronavirus e  ora, visto il divieto assoluto di spettacoli ed assembramenti, i circensi si sono  trovati senza lavoro e senza sostentamento,. Da qui l’appello del parroco della Chiesa del Carmine, Don Nicola De Sena che su FB scrive il seguente  messaggio: “Ovviamente è rivolta soprattutto ai sommesi! Qui a Somma Vesuviana è stanziato un Circo. Poichè sono proibiti spettacoli, ora si trovano in gravi difficoltà, sia per il loro sostentamento, sia per l’approvvigionamento degli animali. C’è urgenza di recuperare viveri alimentari per 12 persone e, in più c’è una bambina di 10 mesi che ha urgenza di omogeneizzati. Aiutiamo questi nostri amici in seria difficoltà. Compatibilmente con le disposizione del Decreto, potete portare tutte queste cose alla Chiesa del Carmine a Somma Vesuviana (aperta fino alle 19:00 e domani dalle 9 alle 11:30) così loro verranno a ritirare tutto. Grazie in anticipo per la vostra generosità!”
 

Emergenza coronavirus in Campania, chiusi parchi e ville comunali

In Campania non solo stop a tutte le attività di ristorazione, bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, ma anche stretta sulle consegne a domicilio e impossibilità di frequentare parchi, giardini e ville comunali. A disporlo una nuova ordinanza del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, in vigore da oggi fino al 25 marzo, all’indomani delle misure per contrastare l’emergenza coronavirus disposte dal Dpcm firmato ieri dal premier Giuseppe Conte. L’ordinanza sottoscritta dal governatore prevede che solo supermercati e altri esercizi di vendita di beni di prima necessità possano effettuare consegne, ma solo di prodotti confezionati e da parte di personale protetto con dispositivi di protezione. Ai Comuni e ai Piani sociali di Zona è affidata “la responsabilità di occuparsi dell’assistenza di persone indigenti e sole”. Consentita l’attività degli enti del terzo settore che si occupano di aiuti alimentari e farmaceutici. Confermato, inoltre, il divieto di fiere e mercati e l’utilizzo di impianti sportivi, ad esclusione di quelli che ospitano le sedute di allenamento degli atleti professionisti che partecipano a giochi olimpici, manifestazioni nazionali o internazionali. In ogni caso, l’attività “va fatta senza pubblico”. Le società sportive sono obbligate ad effettuare controlli per evitare la diffusione del virus tra atleti, tecnici, dirigenti e accompagnatori.