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Oggi il pensiero è rivolto ai ragazzi che per la prima volta si ritrovano ad affrontare una situazione di crisi mai vista prima. Le loro storie, le loro parole ricche di speranza riescono ad infondere la forza di cui ognuno di noi ha bisogno.

I dati sono importanti, ma per quello ci sono le agenzie stampa che seguono con lanci aggiornati minuto per minuto l’espandersi del Coronavirus. Almeno per oggi basta dati. In questa situazione di emergenza e di crisi mondiale, è importante andare anche oltre i report con le loro agghiaccianti statistiche. È giusto raccontare il virus attraverso gli occhi dei tanti ragazzi che si trovano per la prima volta a fronteggiare un problema inimmaginabile.

Prima d’ora, si sono alternate nel corso della storia differenti tipologie di epidemie, dalla peste al colera, dall’influenza spagnola alla Sars, ma i giovani non le hanno mai vissute direttamente, come invece sta accadendo ora. Forse per l’ultima dell’elenco, risalente al 2003, i ragazzi d’oggi, che allora erano solo dei bambini, conservano qualche sfuocato ricordo. Lottare contro un problema di portata mondiale può far paura, soprattutto se si è inesperti e impreparati ad una nuova crisi, quale quella attuale. È doveroso, a questo punto, lasciare la parola proprio ai giovani, a chi guarda con occhi nuovi un problema mai affrontato prima e cerca di fare forza a chi, invece, con qualche anno in più, ne ha già viste tante.

Ed è proprio grazie alla grinta dei ragazzi che questa guerra silenziosa, che si sta combattendo a colpi di guanti e mascherine, sarà vinta. Il Coronavirus può far paura, ma l’unione, anche se virtualmente, riesce a infondere quella positività che da tempo in molte case è stata messa alla porta. Non si può mollare, bisogna resistere a denti stretti nell’attesa di una fine, si spera, non troppo lontana.

«In questo clima quasi surreale, cerco di trarne gli aspetti positivi», confessa Sara, 26 anni, studentessa fuorisede di Sociologia dell’Università di Salerno. «Sono convinta che siano proprio in quelle situazioni nelle quali si è messi alle strette che si cresce tanto. Cerco di non abbattermi, mi concentro sulla lettura, guardo serie tv, specie la sera, così da rilassare completamente la mente, scacciando via i brutti pensieri. E poi… la famiglia. Sempre presi dai mille impegni, dimentichiamo spesso che sedersi sul divano e confrontarsi, dedicarsi del tempo, resta una delle cose più gratificanti al mondo».

C’è, poi, chi come Alessio, 17 anni, studente presso il Liceo Albertini di Nola, affronta questa situazione con maggiore serenità, anche in virtù di uno stile di vita diverso: «Personalmente, sono sempre stato una persona che preferisce stare a casa anziché uscire di continuo, quindi l’enorme peso dell’essere forzati a stare chiusi in casa non lo sento così tanto. L’emergenza deve essere affrontata con la prudenza e l’unico tipo di prudenza che ci viene chiesta ora è quella di evitare di uscire».

Tra i pensieri che emergono dalle parole dei giovani intervistati, si tingono del rosso dell’amore quelli di Vincenzo, 22 anni, studente di Ingegneria alla Federico II: «Il mio primo dovere è quello di studiare, quindi ne sto approfittando, però senza trascurare il riposo e, perché no, anche un po’ di svago, tramite videochiamate con la mia fidanzata e i miei amici. Le restrizioni imposte dal governo si fanno sentire anche nel mio piccolo: ad esempio, non posso uscire per andare dalla mia ragazza. Che sia chiaro, ritengo giusta questa restrizione, ma una cosa è potersi sentire ed un’altra è poterla abbracciare. Mi manca, ma riesco a sopportare l’idea di non poterla vedere rimanendo a casa, così che il virus non si diffonda».

Sottovalutato da molti sul nascere, il Coronavirus non si è dimostrato quella semplice influenza, come si credeva che fosse. Barbara, 23 anni, ne è consapevole quando confessa che: «Nei primi giorni, a dire la verità, non ci badavo più di tanto. Pensavo si trattasse di un semplice virus influenzale, ma nelle ultime settimane mi sono resa conto della gravità della situazione per cui rispetto appieno le regole che ci sono state “imposte”. Non sappiamo se questo servirà, ma invito tutti a non essere egoisti e a pensare al bene del nostro Paese, perché aggrapparci alla speranza è ciò che ci serve per affrontare questo momento».

E poi c’è chi riflette sulle persone più deboli, i nostri amati nonni, che alla fine di questo triste periodo potremo riabbracciare più forte di prima. Salvatore, 26 anni, studente di Ingegneria all’Università di Salerno, lo ammette: «In un momento così difficile per tutti, ciò che manca di più sono i nostri cari che non possiamo vivere come prima: la propria fidanzata, i nonni, gli amici. È a loro che voglio dedicare questo hashtag, che si legga come un grido capace di scuotere gli animi di tutti, #CiVediamoPresto».

La fiducia nel progresso della ricerca è l’aspetto che li accomuna tutti. Il timore non manca, ma la voglia di vincere è più forte. Un plauso ai medici e a tutti i professionisti che da mesi negli ospedali stanno lottando per noi. «Dico a tutti di rispettare ciò che ci viene richiesto, perché loro stanno lavorando per noi. Se lo facciamo insieme, sicuramente ci vorrà meno tempo per ritornare alla vita abituale. Dobbiamo essere uniti anche nella distanza. Noi siamo un Paese forte e sicuramente ce la faremo, perché ce l’abbiamo sempre fatta», aggiunge Domenico, 20 anni, studente di Ingegneria alla Federico II.

A parlare è stato il cuore dei ragazzi che con grande lucità hanno compreso il problema e sanno che ognuno può fare la propria parte in questa guerra contro il Coronavirus. «Potremo raccontare, fra qualche tempo, che abbiamo superato un periodo complicato, tutta l’Italia, tutti insieme, ma distanti», aggiunge Alessio.

Oggi, è proprio di questo che abbiamo bisogno: messaggi positivi lanciati da una gioventù che non mollerà mai. «Non abbiate paura, siate creativi! – chiude Vincenzo – Nel senso di reinventarsi per trovare un modo per vincere la paura», mentre in sottofondo Sara fa partire dal suo cellulare il ritornello di una canzone di Nesli: “Se ci credi, andrà tutto bene”.