Pomigliano, grandi fabbriche: primo lavoratore ucciso dal Coronavirus. Era della Leonardo
Il polo delle grandi fabbriche di Pomigliano piange la sua prima vittima del morbo maledetto. Ieri, alle nove del mattino, il Coronavirus ha strappato alla vita un ingegnere della Leonardo di Pomigliano. L’ingegnere era un cosiddetto quadro aziendale, occupava un incarico di una certa responsabilità e rilevanza nella divisione velivoli dello stabilimento aeronautico. Si è spento in ospedale ieri mattina, alle nove, dopo oltre due settimane di ricovero. La notizia del suo contagio era giunta il 23 marzo scorso e aveva turbato molto i tremila addetti dell’impianto. Nel frattempo si sono registrati altri casi di contagio nei due grandi stabilimenti attigui, due nell’Avio Aero, altro impianto aeronautico, e due nella Fiat, la fabbrica automobilistica che produce la Panda. Comunque la Fiat è ferma dall’11 marzo, dopo uno sciopero spontaneo dei lavoratori della catena di montaggio, impauriti dall’espandersi del contagio in tutto il Napoletano. E’ stata chiusa proprio del tutto una settimana dopo. L’Avio Aero e la Leonardo però sono sempre aperte. Non sono rientrate nell’ambito del provvedimento nazionale che giorni fa ha disposto la chiusura del maggior numero possibile di attività produttive basate sull’assembramento di dipendenti. Entrambe le aziende sono state considerate dal governo strategiche e quindi non chiudibili, sia pure temporaneamente. Ora però a Pomigliano c’è il primo morto di Coronavirus nelle grandi fabbriche. Un caso che farà discutere. Anche perché Confindustria sta premendo sempre di più per la riapertura delle aziende. Ma il Covid 19 morde ancora. Al sud non ha sfondato come nella pianura Padana ma in Campania i contagiati ufficiali sono 3200 mentre i morti sono 210. Sono concentrati prevalentemente nella conurbazione metropolitana di Napoli, l’area più densamente popolata d’Italia. E qui i numeri sono ancora destinati a salire.
A ogni modo stanno mettendo in campo investimenti massicci le grandi aziende strategiche che per la loro stessa natura di comparto essenziale per l’economia del Paese sono dovute per legge rimanere aperte. Alla Leonardo di Pomigliano, come del resto in tutti gli altri stabilimenti del gruppo aeronautico, le attività di sanificazione degli ambienti sono praticamente costanti. Sono stati messi a disposizione dei lavoratori presidi sanitari come mascherine e guanti e c’è un controllo interno ed esterno sul rispetto del distanze. “Noi non faremo mai un compromesso sulla salute – ha dichiarato l’azienda di recente ai sindacati e ai media nel corso dei vari confronti sui protocolli di sicurezza – ma non si può neanche rinunciare al futuro per cui è necessario impegnarci sin d’ora per garantire la migliore ripartenza, nel minor tempo possibile, non appena le condizioni lo permetteranno. Dove ci siano le garanzie si deve quindi poter lavorare, anche a regime ridotto, ma senza fermarsi. Già dal 24 febbraio sono state sospese tutte le trasferte nazionali ed internazionali dei dipendenti e dal 27 febbraio è stato abilitato lo smart working per tutte le nostre persone che potevano lavorare da remoto ed è stata ridotta all’essenziale la presenza nei siti produttivi, iniziando a rendere disponibili sistemi di protezione individuale e creando procedure e processi per ridurre il rischio di contagio”.
Covid -19, la guerra silenziosa e luttuosa: la storia di Anna, infermiera all’ospedale di Nola
La guerra contro un nemico aggressivo e sconosciuto, la guerra quotidiana di chi lotta per alleviare sofferenze, per salvare vite. Di seguito la testimonianza di Anna, infermiera in trincea nell’ospedale di Nola.
In questa epoca di incertezza, di separazione e dolore, in questa epoca che tutti noi ricorderemo con una sigla “Covid19”, nessuno poteva credere che una nuova guerra ci colpisse così furiosamente. Una guerra in cui i nemici non sono eserciti e bombe, ma che altrettanto fa morti e crea lutti. Sì, un nemico invisibile che subdolo colpisce e distrugge, un virus, sconosciuto e scatenato nel colpire.
Come in tutte le guerre c’è chi combatte e chi fugge. Le nostre difese non sono trincee o filo spinato, ma si chiamano ospedali.
Uomini e donne, medici, infermieri, operatori. Qualcuno disse: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. In questo caso, purtroppo, questi eroi sono quegli uomini e donne che in prima linea di accoglienza cercano di salvare più vite possibili, mettendo a rischio la propria.
Io sono un’infermiera dell’ospedale di Nola in Campania. Lavoro come tanti miei colleghi in pronto soccorso. L’esperienza di queste queste settimane mi ha fatto apprezzare ancora di più la mia scelta di vita lavorativa. Ma soprattutto mi ha fatto capire quanto sia importante essere vicino a chi soffre. Perché quelle persone che assistiamo, sono come il riflesso di quello che siamo e cioè: figli, madri, genitori. Noi abbiamo messo in conto di approcciarci alla sofferenza con lucidità ma non con distacco. Però questi giorni ci mettono di fronte a tragedie che fanno sobbalzare il cuore.
Durante il mio turno, protetta da occhiali, mascherina, tuta di contenimento biologico, mi sembra di perdere l’identità, che a volte ci permette, anche solo con un sorriso, di tranquillizzare chi ci è di fronte e chiede il nostro aiuto. Questo è successo: su due lettini in codice Covid, vi erano un padre e un figlio, entrambi sottoposti a terapia di ventilazione. Purtroppo, il papà si è aggravato nella respirazione e il medico ha preso la decisione di intubarlo. La tragedia nasce nel momento in cui il medico doveva chiedere l’autorizzazione ad un parente. Dato lo stato di isolamento, l’unico era il figlio che gli era accanto. Mi sono avvicinata, poiché avevo il nome scritto sul petto, mi ha chiamata per nome cercando il conforto di rivedere il papà prima che venisse intubato. La scena di quel padre e di quel figlio mi rimarrà impressa nel cuore e nella mente. L’ho aiutato ad avvicinarsi. Quello che poteva essere, forse, l’ultimo addio.
Le persone si lamentano per il troppo stare in casa, ci definiscono eroi. Io non so come si sente un eroe, io anche ho paura, ma faccio i miei turni, io anche penso alla mia famiglia, ma non mi tiro indietro nell’assistenza, io anche sento la stanchezza ma vado avanti per ore.
Se questi sono i sentimenti di un eroe… forse lo sono anche io.
Lauro zona rossa: si temono 200 contagiati
Casi positivi in famiglia che gestisce supermercato a Lauro
Si temono circa 200 contagiati nel comune di Lauro, in provincia di Avellino, dove da ieri sera è scattata la ‘zona rossa’. Per il comune irpino, 3.400 abitanti, la decisione è stata assunta dalla Unità di crisi regionale dopo che otto persone, appartenenti allo stesso gruppo familiare, sono risultate positive al Coronavirus. Una intera famiglia che gestisce un supermercato al centro del paese chiuso volontariamente quattro giorni fa dopo che alcuni suoi componenti avevano accusato sintomi riconducibili al Covid-19. Si teme che possano essere state potenzialmente contagiate fino a 200 persone tra clienti e famiglie che hanno usufruito del servizio a domicilio. Nelle ore precedenti erano risultati positivi al test il fratello del sindaco, un medico che lavora all’ospedale “Cardarelli” di Napoli e un dipendente comunale. Da ieri sera vige il divieto di uscita e di ingresso nel territorio comunale e tutti gli uffici pubblici sono stati chiusi, tranne quelli che erogano servizi essenziali. Contributo foto: webEmergenza COVID-19, le richieste della Rete acqua pubblica: tariffe agevolate e riallaccio utenze distaccate
Tariffa agevolata per le utenze domestiche, esenzione del pagamento della bolletta per gli utenti che hanno perso il lavoro e riallaccio di tutte le utenze distaccate: sono queste le richieste avanzate dalla ‘Rete dei Comuni per l’acqua pubblica’ all’Ente Idrico Campano e al gestore GORI per affrontare concretamente l’emergenza sanitaria e sociale scatenata dalla diffusione del COVID-19.
Proposte forti e urgenti presentate dagli amministratori presenti nel Consiglio di Distretto Sarnese Vesuviano dell’Ente Idrico Campano, in rappresentanza dell’intero gruppo della ‘Rete dei Comuni per l’acqua pubblica’: Massimo Pelliccia (Casalnuovo di Napoli), Manlio Torquato (Nocera Inferiore), Salvatore Di Sarno (Somma Vesuviana), Roberto Falcone (Angri), Gaetano Ferrentino (Sarno), Rosario Bisogno (Mercato San Severino), Francesco Gioia (Fisciano), Vincenzo Fiengo (Cercola), Edoardo Serpico (Scisciano), Giuseppe Grauso e Gianluca Napolitano, che hanno richiesto formalmente l’adozione di queste indispensabili misure e la convocazione immediata in via telematica del Consiglio di Distretto, già fissato per lo scorso 18 marzo e poi rinviato a data da destinarsi. Dopo il successo della petizione popolare, promossa a inizio marzo dai comitati civici per l’acqua pubblica, che era stata accolta dall’Autorità nazionale di regolazione ARERA con una delibera che posticipava e rateizzava il pagamento delle bollette, nonché bloccava i distacchi della fornitura idrica per le utenze morose, il perdurare dell’emergenza igienico-sanitaria e l’aggravarsi di una crisi economica senza precedenti impone decisioni più importanti, a sostegno di 1 milione e mezzo di cittadini campani che risiedono nelle aree soggette alla gestione GORI. Infatti, le recenti stime sui consumi idrici, elaborate dai ricercatori dell’Enea, evidenziano che durante le ultime settimane di emergenza epidemiologica i consumi domestici di acqua nel nostro Paese sono aumentati mediamente del 53%, considerata la permanenza in casa obbligata e le evidenti ragioni di carattere igienico. “Per questi motivi proponiamo l’applicazione della tariffa agevolata alle utenze domestiche GORI fino al termine della crisi – sottolineano i consiglieri di Distretto – evitando quindi che le famiglie si trovino a dover pagare eccedenze spropositate sui consumi idrici, nonché l’esenzione dal pagamento per gli utenti che hanno perso il lavoro con un ampliamento dei criteri già previsti nella disciplina del Bonus idrico e la necessaria rialimentazione di tutte le utenze domestiche che hanno subito il distacco e che ancora oggi si trovano nella drammatica condizione di non avere accesso alla fornitura d’acqua corrente”. Interventi che potrebbero essere coperti economicamente anche attraverso il conto di gestione straordinario, appena istituito a livello nazionale dall’ARERA, destinato a garantire il finanziamento delle iniziative a sostegno degli utenti finali del settore idrico con risorse già esistenti per 1,5 miliardi di euro. Inoltre, a destare preoccupazione anche alcuni episodi avvenuti sul territorio: “Sono giunte segnalazioni di cittadini – si evidenzia ancora nella comunicazione dei consiglieri di Distretto – che nelle ultime settimane hanno ricevuto minacce di distacco della fornitura idrica per morosità attraverso comunicazioni telefoniche da parte di società di recupero crediti, incaricate dal gestore GORI SpA, nonché con lettere di sollecito, notificate agli utenti attraverso raccomandata postale, anche per cifre di modesta entità. GORI, inoltre, persiste nel portare avanti la campagna di sostituzione dei misuratori nei Comuni di Bracigliano, Camposano, Carbonara di Nola, Cimitile, Comiziano, Fisciano, Liveri, Massa Lubrense, Nocera Inferiore, Nola, Piano di Sorrento, Pimonte, Sant’Agnello, Sant’Anastasia, San Paolo Bel Sito, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, contribuendo a creare un clima di diffusa preoccupazione nella cittadinanza e che, anche se eseguiti su impianti esterni, potrebbero immotivatamente mettere a rischio la salute del personale addetto e quella degli utenti che, legittimamente, vogliono essere presenti fisicamente durante l’operazione di sostituzione”. Contributo foto: webSant’Anastasia, Uici Presidio attiva il servizio “Uici è con Te”
Per continuare a sostenere le persone con problemi alla vista, soprattutto in questo momento di emergenza collettiva, il Presidio Uici di Sant’Anastasia ha attivato un servizio telefonico.
Il servizio è svolto dai volontari del Presidio anastasiano che, giornalmente telefonano ai Soci per sincerarsi della loro condizione e delle loro eventuali necessità di approvvigionamento di alimenti, medicinali oppure impellenze di visite mediche che, in collaborazione con la Croce Rossa e la Protezione Civile, saranno soddisfatte. Altri servizi attivi che mirano al sostegno psicologico e di attività pratiche dei Soci, sono: 1) Sportello d’ascolto che si tiene ogni venerdì pomeriggio in teleconferenza dalle 16,30 alle 18, attraverso il quale la nostra #psicologa offre un supporto psico-emotivo per aiutare ad affrontare questo momento di instabilità; 2) “TechPoint”, uno spazio in teleconferenza dedicato al supporto informatico e alle tecnologie assistive, considerando il grande utilizzo che, soprattutto, in questo periodo si sta facendo dei Social e delle Piattaforme per lo studio ed il lavoro. Per quanto riguarda il #CorsoBraille, iniziato a Gennaio, abbiamo voluto assicurare la continuità ai corsisti e, così, in accordo con la docente, il Corso sta procedendo a distanza tramite gli strumenti deputati a tale modalità. Restano attivi tutti i servizi di #consulenze dedicati ai Soci e, per i quali, questi possono sempre rivolgersi: – Consulenza Tiflo-pedagogica (per studenti, scuole, famiglie) – Sandra Minichini, 3920090644 – Consulenza legale – Anna Esposito, 3318699358 – Consulenza fiscale (CAF-Patronato) – Carla Borrelli, 342 0608889 – Consulenza Tiflo-informatica – Giuseppe Fornaro, 3735419953 – Sport a casa e autonomia personale – Antonio Maione, 373 5417371 Segreteria: uici.anastasia@gmail.com, 3346048850, attiva per tutta la durata dell’emergenza, tutti i giorni h24. Per poter usufruire dei servizi, “Sportello d’ascolto” e “TechPoint”, occorre telefonare al numero di Segreteria che vi fornirà tutte le informazioni necessarie e vi istruirà per poter prendere parte alle #teleconferenze; per altre esigenze, urgenti visite mediche, recupero di beni di prima necessità, eventuali disagi, contattare la Segreteria. Teniamo a ringraziare i politici, gli Enti, i volontari, la Croce Rossa e la Protezione Civile che stanno aiutando il nostro Presidio Uici di Sant’Anastasia affinché possiamo garantire assistenza e sicurezza ai disabili della vista. Restate A Casa L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è con Voi. Contributo foto: webLa “Farmacia Eredi Nocerino” e il “Lions Club” di San Giuseppe Ves.no donano strumenti sanitari all’ ospedale di Boscotrecase
Parliamo del dono del “Lions Club San Giuseppe Terre del Vesuvio” e di quello della “Farmacia Eredi Nocerino”, perché essi ci consentono di ricordare esempi luminosi di quella generosa solidarietà che all’ inizio del ‘900 contribuì a consolidare il sistema sociale di San Giuseppe e di Ottajano e che oggi viene testimoniata, in uno slancio ammirevole, da centinaia di persone e da decine di associazioni. La generosità vesuviana ha le sue radici, salde e vitali, nella storia di un territorio che ha affrontato nei secoli catastrofi naturali, epidemie, rovinosi drammi sociali e le ferite sanguinose della povertà
Vorremmo pubblicare per intero l’elenco lunghissimo delle persone, dei gruppi e delle associazioni che, nel Vesuviano, hanno dato e continuano a dare il loro contributo alla battaglia contro l’epidemia, contro la devastante crisi sociale, contro l’ombra nera della povertà che diventa ogni giorno più estesa e più nera. Poiché non possiamo realizzare questo nostro desiderio ricordiamo, per ora, solo i monitor multiparametrici che sono stati donati al Presidio Ospedaliero di Boscotrecase dal “Lions Club San Giuseppe Terre del Vesuvio”, di cui è Presidente la prof.ssa Maria Lucia Ambrosio (vedi foto in appendice), e, qualche giorno fa, dalla “Farmacia Eredi Nocerino”( in appendice pubblichiamo la lettera di ringraziamento del dott. Giuseppe Esposito, direttore amministrativo del Presidio ospedaliero). I “testimoni” prescelti ci consentono di dire che la solidarietà come sentimento sociale è aspetto essenziale della storia vesuviana, della storia di San Giuseppe Ves.no, della storia di Ottaviano. Due anni dopo la devastante eruzione del 1906 Ottajano ebbe la forza di inviare 5000 lire “ e una immensità di indumenti e di altri generi” ai cittadini di Reggio e di Messina schiantate dal terribile terremoto. Il Tenente Generale Mazza, Regio Commissario di Messina, nella lettera con cui ringraziava Gustavo Durelli, presidente del Comitato di Soccorso Ottajanese, scrisse parole commoventi sull’ “umanità” degli abitanti di una città che mostrava ancora tutte le piaghe dell’eruzione. E Durelli rispose che “lo slancio di filantropia” era stato immediato, perché gli Ottajanesi non avevano dimenticato che Messina, nel 1906, “era stata sollecita a inviare a Ottajano e a San Giuseppe i suoi bravi pompieri”. Una somma cospicua venne inviata, in due volte, dalla società sangiuseppese dei “negozianti di vaccine”, attraverso un comitato di cui facevano parte, tra gli altri, Nicola Carbone, Francesco Ambrosio e Nicola Miranda. Profughi messinesi e reggini vennero ospitati, a Ottajano, dagli Scudieri, dal cav Francesco Saviano e dal cav. Aniello Mazza, e, a San Giuseppe, dai Casillo e dai Carbone, “negozianti di cereali” e dai Catapano, che, titolari di “filande per la seta”, avevano stretto salde relazioni commerciali con i mercati calabresi. Meriterebbe di essere raccontato, capo per capo, il generoso impegno che i medici sangiuseppesi, e tra questi, Emilio Catapano, che fu anche “medico condottato municipale”, Scipione Ammirati e Ferdinando Ambrosio profusero nel curare i “miseri indigenti” durante le epidemie di tifo e di vaiolo che imperversarono ai piedi del Vesuvio tra la fine del sec. XIX e i primi anni del ‘900.
Una dura battaglia contro il vaiolo che nel 1910 flagellò ancora una volta Ottajano venne combattuta dal dott. Andrea Nocerino, avo del dott. Andrea e della dott.ssa Maria, titolari della farmacia che ha fatto il dono all’ospedale di Boscotrecase. Al Comitato che il Regio Commissario Giuseppe Pannunzio aveva incaricato di studiare “morbi e miseria” di Ottajano il dott. Andrea Nocerino senior comunicò che la causa prima delle epidemie erano i fetori e i miasmi di ogni genere che gravavano sulle strade e sui campi e occupavano l’interno dei “tuguri dei miseri”. E lui, che conosceva gli studi di Behring e di Virchow, fu il primo a sostenere che era ormai indispensabile distribuire l’acqua corrente in tutte le case, chiudere immediatamente le cisterne pubbliche, e, soprattutto, educare il popolo all’igiene. Il dottore non si limitò a dire e a consigliare, ma agì: non solo contribuì generosamente all’acquisto di “panni dell’intimo” e di abiti per i bambini delle famiglie in miseria, ma visitò le case di queste famiglie per spiegare agli uomini e alle donne, ai vecchi e ai giovani le norme elementari dell’igiene.
Lo spirito di solidarietà di cui gli Ottavianesi e i Vesuviani stanno dando luminosa testimonianza è una luce in questo buio che ci tiene prigionieri. E’ una luce di speranza: la speranza che la storia possa riprendere il suo viaggio, oltre l’abisso.
Marigliano, domenica delle Palme con assembramento in chiesa scoperto dalla Polizia Municipale
Il Comando di Polizia Municipale lo aveva annunciato: i controlli sarebbero stati intensificati nel weekend e sarebbero stati effettuati anche di domenica, sia per verificare l’affluenza ai supermercati rimasti aperti che per tenere d’occhio i flussi di gente in strada all’inizio del periodo pasquale.
Proprio ieri, infatti, in occasione della Domenica delle Palme, si è registrato un episodio preoccupante nella frazione Lausdomini. Come spiega il Comandante Emiliano Nacar, alcune pattuglie della locale polizia hanno notato diverse auto parcheggiate nei dintorni della chiesa di San Marcellino, punto nevralgico dell’omonima parrocchia, e sono intervenuti per effettuare un controllo. Quasi dieci persone erano presenti all’interno del luogo di culto e si sono allontanate frettolosamente alla vista degli agenti: tre persone sono state identificate mentre le altre si sono dileguate. All’interno, oltre al parroco, era presente un’altra persona.
Quello che ha insospettito la Polizia Municipale è stata l’uscita alla spicciolata delle persone presenti, di conseguenza è ancora da decifrare il motivo dell’assembramento. Pare che i fedeli fossero in chiesa per ritirare la consueta palma benedetta. Il parroco di Lausdomini, don Salvatore Spiezia, primicerio della parrocchia di San Marcellino dal 1981, è stato diffidato verbalmente dalle forze dell’ordine e si è mostrato del tutto collaborativo: tuttavia la violazione delle disposizioni era stata ormai praticata e ci si augura che i cittadini possano dimostrare maggiore senso di responsabilità da qui alla domenica di Pasqua, senza cadere nella tentazione di assembrarsi in chiesa, mettendo a repentaglio la salute collettiva in questo momento ancora delicato.
Ricordiamo che il 27 marzo scorso il vescovo di Nola, Francesco Marino, aveva emanato un decreto con il quale, valutati gli Orientamenti per la Settimana Santa della Presidenza della Cei e tenuto conto dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, si davano indicazioni circa le celebrazioni della Settimana Santa. Tra le altre cose il vescovo disponeva che i Riti della Settimana Santa si compiessero a porte chiuse e senza il concorso di popolo unicamente nella Cattedrale e nelle Chiese parrocchiali; che durante i Riti fosse consentita, nell’assoluto rispetto delle norme circa la distanza fisica e delle altre misure sanitarie, solo la presenza dei pochi addetti al servizio liturgico; infine che si sospendesse ogni manifestazione pubblica di pietà popolare, compresa la distribuzione degli oggetti di devozione, dei ramoscelli di olivo e dell’acqua benedetta. Un messaggio chiaro che però in città non è passato ovunque, come dimostra il caso di Lausdomini.
Tuttavia il Vescovo ha anche disposto che le chiese, a giudizio dei parroci, restino aperte per qualche ora del giorno, solo per la preghiera personale e nel rispetto delle norme vigenti. Si raccomanda dunque prudenza e grande senso di responsabilità per consentire a tutti di vivere questo periodo complicato senza ulteriori preoccupazioni, a maggior ragione se si pensa che proprio a Lausdomini si è verificato il primo decesso da COVID-19 in città.
Attenzione a non far diventare la domenica delle Palme, come cantava Fabrizio De André, una “domenica delle salme”.
Pomigliano, “Sono andato a mangiare da amici”: prete multato e diffidato dalla polizia locale
“Sono sceso per andare a mangiare da una famiglia vicina”. Per lui forse poteva essere pure una giustificazione plausibile ma per il decreto legge del 25 marzo sulle restrizioni anti Coronavirus è stata una vera e propria ammissione di colpa che gli è costata una multa e una diffida all’autorità giudiziaria. E così ieri un sacerdote in pensione si è beccato dalla polizia municipale di Pomigliano una sanzione di 373 euro, maggiorata a causa del fatto che è stato sorpreso a parcheggiare l’auto sotto casa. Il prete sorpreso dai caschi bianchi non era in possesso di una mascherina, strumento non obbligatorio ma certamente utile alla tutela della salute altrui. Stando ai pubblici ufficiali il sacerdote è un vero “discolo”.“Lo abbiamo seguito per giorni – raccontano i vigili – andava di casa in casa, senza mascherina e guanti”. I poliziotti locali stanno verificando se il prete, sia pure in pensione, stesse praticando una serie di benedizioni porta a porta. Sono vietatissime, come tutte le funzioni religiose pubbliche. Ma questa circostanza non è stata provata. “Lo avevamo avvisato – aggiungono gli agenti comunali – ma lui usciva lo stesso a fare tutto quello che voleva”. A un certo punto il colonnello Luigi Maiello, comandante della polizia municipale, si è visto costretto a scendere in campo di persona. Ieri mattina si è appostato nell’area del rione della ricostruzione, sotto la casa del sacerdote, che poco dopo è stato avvistato in auto, mentre parcheggiava la sua vettura. Una volta sceso dall’auto l’anziano pastore è stato identificato, interrogato e quindi multato e diffidato. Dovrà rimanere a casa per 14 giorni, quarantena coatta. Se nel frattempo dovesse uscire rischierebbe l’arresto. Il sacerdote è stato il parroco di una chiesa di Pomigliano.
Il dott. Mario Iervolino, Direttore Generale dell’“ASL Salerno”,ha scritto al personale dell’Azienda Sanitaria una lettera importante
Non è una lettera di routine. Essa nasce dalla convinzione del dott. Iervolino che il sistema sanitario, essenziale tra i sistemi su cui si fonda l’organizzazione dello Stato democratico, funziona solo se è una squadra vera, in cui ognuno svolge il proprio ruolo con impegno assoluto, con intelligenza, con competenza e nel rispetto della comunità, della “persona” e delle singole persone. Orgoglio ottavianese.
Non è una lettera di routine: del resto all’autore non piace servirsi degli schemi della retorica, che di solito sono banali, e nel dramma che stiamo vivendo, risulterebbero a dir poco fastidiosi. Il dott. Iervolino non dimentica nessuno: il suo grazie va a tutti, ai medici, agli infermieri, agli operatori socio- sanitari, al personale tutto che opera in prima linea nei reparti ospedalieri e nei servizi, e a coloro che continuano a lavorare per far sì che la “macchina amministrativa” sia sempre in funzione. Un grazie particolare il dott. Iervolino lo invia a tutti gli operatori che “durante la loro attività si sono ritrovati ad essere positivi al Covid.19”: “dico loro che li aspettiamo per continuare insieme la nostra guerra”. Il dottor Iervolino non può, per ovvi motivi di decoro, ringraziare sé stesso, lui che ogni ora del giorno combatte la battaglia in primissima linea, e in un territorio in cui l’epidemia ha imposto drastici provvedimenti a molti Comuni, da Atena Lucana, perla luminosa, a Caggiano, da Polla a Sala Consilina. Il grazie, che il dottor Iervolino non può dire a sé stesso, glielo dicono certamente tutti gli operatori dell’Azienda Sanitaria. Nella conclusione ( v. testo in appendice) il Direttore Generale delinea una riflessione di notevole importanza: “…il lavoro di tutti noi ci consentirà di essere più pronti ed orientati a una sanità che avrà ancora di più, per esperienza vissuta, come obiettivo l’umanizzazione e una maggiore vicinanza ai nostri assistiti.”. Secondo la psicoanalista Costanza Jesurum, l’epidemia ci ha reso tutti disposti “a regredire al rango di figli sotto la voce di un Primo Ministro che ci dice cosa bisogna fare” e a “eseguire tutti i nuovi ordini con uno zelo inaspettato” ( l’Espresso del 29 marzo). In questa riflessione c’è molta verità. Ma il dott. Iervolino fa notare che questa battaglia si vince se tutto il sistema diventa una squadra vera, in cui tutti i “giocatori” interpretano il loro ruolo con generoso spirito di sacrificio, con intelligenza, con competenza. Questa tragedia, dice il dott. Iervolino, ci ha insegnato che prima di tutto, e sopra ogni altra cosa, c’è il rispetto della “persona” e delle persone, c’è il riconoscimento dei valori e delle competenze, c’è insomma quel senso autentico e profondo della comunità che è il vero fondamento della democrazia.
Quando il dott. Iervolino fu nominato Direttore Generale dell’ “Asl Salerno”, scrissi: …”per fortuna nostra c’è ancora, al comando della nave su cui siamo imbarcati, chi è fermamente convinto del fatto che in alcuni settori meriti e competenze sono fattori determinanti, da cui non si può prescindere: e al centro di questi settori c’è il sistema sanitario. Nel libro “La democrazia del merito” Giuseppe Tognon ha spiegato che meriti e competenze non sono soltanto il bagaglio delle conoscenze tecniche, ma comprendono, prima di tutto, la capacità di rispettare negli altri la gioia e la fatica di vivere e i valori della persona. Quando parliamo della “competenza” del dottor Mario Iervolino, non dobbiamo mai dimenticare la sua preziosa capacità di saper “vedere” le persone che stanno dietro i problemi e dietro le questioni, e di saper trattare e risolvere questioni e problemi partendo sempre dai bisogni della “persona” dei malati, degli infermieri, dei medici, dei funzionari. La sua nomina a Direttore Generale diventa per tutti motivo di confortante speranza, e, per gli Ottavianesi, una ragione di legittimo orgoglio.”.
Il conforto della speranza, in questo incubo in cui siamo immersi, è ancora più grande, e rende più grande anche l’orgoglio.
Concorsopoli, i Comuni: tutto iniziò a San Giuseppe Vesuviano
La valanga giudiziaria ha investito Sant’Anastasia – con l’arresto di sindaco, segretario e di un consigliere nonché la conseguente caduta dell’amministrazione comunale – ma le diramazioni della vicenda vanno lontano. Le verità degli indagati, quelli attualmente ai domiciliari, hanno confermato le risultanze delle indagini della Guardia di Finanza e della Procura di Nola. Dinanzi ai pm Pisciotta e Vitagliano, Egizio Lombardi, Alessandro Montuori e Pasquale Iorio hanno raccontato ogni cosa avallando le risultanze degli investigatori. Ma precisiamo, a Sant’Anastasia non vi è l’inizio di questa vicenda bensì soltanto la fine ingloriosa giacché almeno due dei protagonisti, l’ex segretario Lombardi (difeso dall’avvocato Antonio De Simone) e l’imprenditore Montuori (difeso dai legali Vincenzo Desiderio e Antimo d’Alterio), agivano già in precedenza. Si limita alla sola vicenda anastasiana, invece – salvo precise indicazioni di candidati non del luogo a loro noti – la responsabilità di Iorio (avvocato Sabato Graziano) e dell’ex sindaco Abete (difeso dagli avvocati Isidoro Spiezia e Valentino Di Ludovico).
Molti sono i comuni interessati e in altrettanti si sarebbero svolti concorsi truccati, in altri ancora restano in carica amministratori che hanno pagato per approdare ad un posto pubblico: ne parleremo a fondo ma val la pena iniziare dal…principio. Ne hanno parlato, intanto, e dettagliatamente, di fronte ai pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano della Procura di Nola, sia Egizio Lombardi, che anche a San Giuseppe Vesuviano è stato segretario, sia Alessandro Montuori, sia Pasquale Iorio. Il Lombardi approda in quel comune nel 2013, nominato con decreto del sindaco, lo stesso di oggi, ossia Vincenzo Catapano. Ma al sindaco Lombardi fu presentato da un altro politico, un suo fedelissimo allora (ricopriva tra l’altro anche un ruolo importante nella maggioranza dell’epoca) che, adesso, non lo è più. I due, Lombardi e il predetto politico si conobbero in montagna e il segretario fu invogliato dal clima che l’amico gli descriveva come «familiare». Erano gli anni in cui si arrivava da un blocco delle assunzioni presso gli enti pubblici e stava dunque per aprirsi la stagione dei concorsi. Infatti, anche a San Giuseppe Vesuviano – era il 2015 – si iniziò a programmare concorsi pubblici per funzionari tecnici e contabili.
All’epoca dei fatti, Lombardi era già segretario del comune di Pimonte ed esisteva dunque una convenzione tra i due comuni che gli consentiva di ricoprire il doppio incarico. Dinanzi ai pubblici ministeri, Lombardi ha rivelato che non fu il sindaco ad indicargli nomi, demandando la gestione della cosa ad un dipendente comunale. Ed è quel dipendente comunale – che sarebbe poi stato il favorito per andare a ricoprire il ruolo di responsabilità messo a concorso per l’area tecnica – che parla al segretario di una società di Salerno, una agenzia in grado di «addomesticare» l’esito dei concorsi. Avviene in questa fase, dunque, il primo incontro tra Lombardi e Montuori che saranno poi arrestati lo scorso 6 dicembre per aver alterato i risultati dei concorsi a Sant’Anastasia. Ma come andò a San Giuseppe Vesuviano? Il dipendente comunale, colui che attualmente riveste un ruolo di responsabilità in un gruppo di azione locale che comprende parecchi comuni ed enti pubblici come privati, ebbe le tracce prima del concorso, così Lombardi avrebbe rivelato ai giudici. Ma quando avvenne la correzione del suo elaborato, pur avendo ricevuto tutti gli aiuti possibili prima, si presentò un problema consistente in una prova assolutamente insufficiente: il meccanismo non era ancora ben oliato e dunque la correzione avveniva in forma anonima per essere poi abbinata al nominativo. Così, dopo aver ricevuto precisi ordini di risolvere la questione presto e bene, Lombardi avrebbe concesso al candidato di rifare il compito. Dove? Nell’ufficio del segretario, alla sua presenza. Prima dell’orale, al candidato evidentemente poco preparato, furono rivelate le domande. Con relative risposte, naturale. La rottura tra il sindaco di San Giuseppe Vesuviano e Lombardi si consuma nel 2017. Perché il segretario sembrava aver molti problemi a seguire alcune direttive: dal rifiuto di muovere lettere di contestazione al comandante della polizia locale ai contrasti relativi alla gestione dei fondi riconducibili alla legge 328 del 2000. Lombardi avrebbe anche detto ai giudici di non essere a conoscenza se nella gestione dei concorsi di due anni prima vi fosse stato mercimonio. In ogni caso, i rapporti si incrinarono e, di contro, si rinsaldarono invece quelli tra Lombardi e Montuori. Sfociò anche in confidenza, durante un viaggio che i due intrapresero per una comune passione: andarono infatti a Milano per assistere ad una partita dell’Inter. Ci fu accordo e a Lombardi fu chiesto di collaborare, quale presidente di commissione, per procedure concorsuali su scala nazionale. Lui, invece, coinvolse Montuori dicendogli che stavano per essere banditi dei concorsi a Pimonte. Ma questa è un’altra storia.
Il nome del Comune di San Giuseppe Vesuviano compare più di una volta nelle risposte degli indagati ai pm. Per esempio, quando i concorsi di Pimonte vengono banditi, Lombardi è già segretario anche a Sant’Anastasia. In questa fase viene avvicinato da un collaboratore dell’ufficio tecnico di San Giuseppe Vesuviano con il quale aveva già buoni rapporti. Detto soggetto va a trovare Lombardi a Sant’Anastasia e gli chiede di aiutarlo nel concorso ma il segretario gli risponde di essere già a conoscenza del nome del vincitore che sarebbe stato un parente del sindaco di Pimonte. Il candidato non si rassegna e riprova a parlare con il presidente della commissione nonché segretario Lombardi, facendosi accompagnare da due persone – il fratello (un medico) e un soggetto che Lombardi taccia quale «poco raccomandabile». Gli dicono di aver parlato personalmente con il sindaco e che non ritengono sia come lui aveva detto in precedenza, vale a dire che il posto di vincitore fosse ormai già scritto. E Lombardi si impegna per il secondo posto, a fronte di una somma di 20mila euro. La risposta arriva qualche giorno dopo, quando il candidato cerca di nuovo Lombardi nel suo ufficio di Sant’Anastasia, accetta la proposta e si stabiliscono versamenti in due tranche. Il soggetto in questione, alle selezioni di Pimonte, si è realmente classificato al secondo posto. Sempre rispetto al Comune di San Giuseppe Vesuviano, Alessandro Montuori avrebbe ammesso dinanzi ai giudici di aver alterato le prove dei concorsi tenutisi nel 2016. I concorsi erano tre e in almeno due casi il presidente della commissione era Egizio Lombardi. Nell’occasione, Montuori sarebbe stato avvicinato da un amministratore dell’epoca e da un dipendente, il medesimo che oggi ricopre un ruolo in un gruppo di azione locale e che già una volta era stato coinvolto in un’inchiesta riguardante un altro comune.
