Non è una lettera di routine. Essa nasce dalla convinzione del dott. Iervolino che il sistema sanitario, essenziale tra i sistemi su cui si fonda l’organizzazione dello Stato democratico, funziona solo se è una squadra vera, in cui ognuno svolge il proprio ruolo con impegno assoluto, con intelligenza, con competenza e nel rispetto della comunità, della “persona” e delle singole persone. Orgoglio ottavianese.
Non è una lettera di routine: del resto all’autore non piace servirsi degli schemi della retorica, che di solito sono banali, e nel dramma che stiamo vivendo, risulterebbero a dir poco fastidiosi. Il dott. Iervolino non dimentica nessuno: il suo grazie va a tutti, ai medici, agli infermieri, agli operatori socio- sanitari, al personale tutto che opera in prima linea nei reparti ospedalieri e nei servizi, e a coloro che continuano a lavorare per far sì che la “macchina amministrativa” sia sempre in funzione. Un grazie particolare il dott. Iervolino lo invia a tutti gli operatori che “durante la loro attività si sono ritrovati ad essere positivi al Covid.19”: “dico loro che li aspettiamo per continuare insieme la nostra guerra”. Il dottor Iervolino non può, per ovvi motivi di decoro, ringraziare sé stesso, lui che ogni ora del giorno combatte la battaglia in primissima linea, e in un territorio in cui l’epidemia ha imposto drastici provvedimenti a molti Comuni, da Atena Lucana, perla luminosa, a Caggiano, da Polla a Sala Consilina. Il grazie, che il dottor Iervolino non può dire a sé stesso, glielo dicono certamente tutti gli operatori dell’Azienda Sanitaria. Nella conclusione ( v. testo in appendice) il Direttore Generale delinea una riflessione di notevole importanza: “…il lavoro di tutti noi ci consentirà di essere più pronti ed orientati a una sanità che avrà ancora di più, per esperienza vissuta, come obiettivo l’umanizzazione e una maggiore vicinanza ai nostri assistiti.”. Secondo la psicoanalista Costanza Jesurum, l’epidemia ci ha reso tutti disposti “a regredire al rango di figli sotto la voce di un Primo Ministro che ci dice cosa bisogna fare” e a “eseguire tutti i nuovi ordini con uno zelo inaspettato” ( l’Espresso del 29 marzo). In questa riflessione c’è molta verità. Ma il dott. Iervolino fa notare che questa battaglia si vince se tutto il sistema diventa una squadra vera, in cui tutti i “giocatori” interpretano il loro ruolo con generoso spirito di sacrificio, con intelligenza, con competenza. Questa tragedia, dice il dott. Iervolino, ci ha insegnato che prima di tutto, e sopra ogni altra cosa, c’è il rispetto della “persona” e delle persone, c’è il riconoscimento dei valori e delle competenze, c’è insomma quel senso autentico e profondo della comunità che è il vero fondamento della democrazia.
Quando il dott. Iervolino fu nominato Direttore Generale dell’ “Asl Salerno”, scrissi: …”per fortuna nostra c’è ancora, al comando della nave su cui siamo imbarcati, chi è fermamente convinto del fatto che in alcuni settori meriti e competenze sono fattori determinanti, da cui non si può prescindere: e al centro di questi settori c’è il sistema sanitario. Nel libro “La democrazia del merito” Giuseppe Tognon ha spiegato che meriti e competenze non sono soltanto il bagaglio delle conoscenze tecniche, ma comprendono, prima di tutto, la capacità di rispettare negli altri la gioia e la fatica di vivere e i valori della persona. Quando parliamo della “competenza” del dottor Mario Iervolino, non dobbiamo mai dimenticare la sua preziosa capacità di saper “vedere” le persone che stanno dietro i problemi e dietro le questioni, e di saper trattare e risolvere questioni e problemi partendo sempre dai bisogni della “persona” dei malati, degli infermieri, dei medici, dei funzionari. La sua nomina a Direttore Generale diventa per tutti motivo di confortante speranza, e, per gli Ottavianesi, una ragione di legittimo orgoglio.”.
Il conforto della speranza, in questo incubo in cui siamo immersi, è ancora più grande, e rende più grande anche l’orgoglio.


