Parliamo del dono del “Lions Club San Giuseppe Terre del Vesuvio” e di quello della “Farmacia Eredi Nocerino”, perché essi ci consentono di ricordare esempi luminosi di quella generosa solidarietà che all’ inizio del ‘900 contribuì a consolidare il sistema sociale di San Giuseppe e di Ottajano e che oggi viene testimoniata, in uno slancio ammirevole, da centinaia di persone e da decine di associazioni. La generosità vesuviana ha le sue radici, salde e vitali, nella storia di un territorio che ha affrontato nei secoli catastrofi naturali, epidemie, rovinosi drammi sociali e le ferite sanguinose della povertà
Vorremmo pubblicare per intero l’elenco lunghissimo delle persone, dei gruppi e delle associazioni che, nel Vesuviano, hanno dato e continuano a dare il loro contributo alla battaglia contro l’epidemia, contro la devastante crisi sociale, contro l’ombra nera della povertà che diventa ogni giorno più estesa e più nera. Poiché non possiamo realizzare questo nostro desiderio ricordiamo, per ora, solo i monitor multiparametrici che sono stati donati al Presidio Ospedaliero di Boscotrecase dal “Lions Club San Giuseppe Terre del Vesuvio”, di cui è Presidente la prof.ssa Maria Lucia Ambrosio (vedi foto in appendice), e, qualche giorno fa, dalla “Farmacia Eredi Nocerino”( in appendice pubblichiamo la lettera di ringraziamento del dott. Giuseppe Esposito, direttore amministrativo del Presidio ospedaliero). I “testimoni” prescelti ci consentono di dire che la solidarietà come sentimento sociale è aspetto essenziale della storia vesuviana, della storia di San Giuseppe Ves.no, della storia di Ottaviano. Due anni dopo la devastante eruzione del 1906 Ottajano ebbe la forza di inviare 5000 lire “ e una immensità di indumenti e di altri generi” ai cittadini di Reggio e di Messina schiantate dal terribile terremoto. Il Tenente Generale Mazza, Regio Commissario di Messina, nella lettera con cui ringraziava Gustavo Durelli, presidente del Comitato di Soccorso Ottajanese, scrisse parole commoventi sull’ “umanità” degli abitanti di una città che mostrava ancora tutte le piaghe dell’eruzione. E Durelli rispose che “lo slancio di filantropia” era stato immediato, perché gli Ottajanesi non avevano dimenticato che Messina, nel 1906, “era stata sollecita a inviare a Ottajano e a San Giuseppe i suoi bravi pompieri”. Una somma cospicua venne inviata, in due volte, dalla società sangiuseppese dei “negozianti di vaccine”, attraverso un comitato di cui facevano parte, tra gli altri, Nicola Carbone, Francesco Ambrosio e Nicola Miranda. Profughi messinesi e reggini vennero ospitati, a Ottajano, dagli Scudieri, dal cav Francesco Saviano e dal cav. Aniello Mazza, e, a San Giuseppe, dai Casillo e dai Carbone, “negozianti di cereali” e dai Catapano, che, titolari di “filande per la seta”, avevano stretto salde relazioni commerciali con i mercati calabresi. Meriterebbe di essere raccontato, capo per capo, il generoso impegno che i medici sangiuseppesi, e tra questi, Emilio Catapano, che fu anche “medico condottato municipale”, Scipione Ammirati e Ferdinando Ambrosio profusero nel curare i “miseri indigenti” durante le epidemie di tifo e di vaiolo che imperversarono ai piedi del Vesuvio tra la fine del sec. XIX e i primi anni del ‘900.
Una dura battaglia contro il vaiolo che nel 1910 flagellò ancora una volta Ottajano venne combattuta dal dott. Andrea Nocerino, avo del dott. Andrea e della dott.ssa Maria, titolari della farmacia che ha fatto il dono all’ospedale di Boscotrecase. Al Comitato che il Regio Commissario Giuseppe Pannunzio aveva incaricato di studiare “morbi e miseria” di Ottajano il dott. Andrea Nocerino senior comunicò che la causa prima delle epidemie erano i fetori e i miasmi di ogni genere che gravavano sulle strade e sui campi e occupavano l’interno dei “tuguri dei miseri”. E lui, che conosceva gli studi di Behring e di Virchow, fu il primo a sostenere che era ormai indispensabile distribuire l’acqua corrente in tutte le case, chiudere immediatamente le cisterne pubbliche, e, soprattutto, educare il popolo all’igiene. Il dottore non si limitò a dire e a consigliare, ma agì: non solo contribuì generosamente all’acquisto di “panni dell’intimo” e di abiti per i bambini delle famiglie in miseria, ma visitò le case di queste famiglie per spiegare agli uomini e alle donne, ai vecchi e ai giovani le norme elementari dell’igiene.
Lo spirito di solidarietà di cui gli Ottavianesi e i Vesuviani stanno dando luminosa testimonianza è una luce in questo buio che ci tiene prigionieri. E’ una luce di speranza: la speranza che la storia possa riprendere il suo viaggio, oltre l’abisso.



