VinGustandoItalia, diventare “Quasi Sommelier” seconda lezione.
Boscoreale, emergenza Covid-19: l’azienda “Aqua Club” dona mascherine al comune
Continua la grande solidarietà delle piccole e medie aziende locali che in questo periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 stanno producendo e donando mascherine. Oggi è stata la volta dell’azienda Aqua Club, un piccolo laboratorio di moda, collezione e produzione di costumi da bagno, con sede nella frazione Marchesa, che ha donato al Comune un limitato quantitativo di mascherine.
Le sorelle Rosaria e Carmela Carotenuto, titolari dell’azienda, sono state ricevute dal sindaco Antonio Diplomatico che le ha ringraziate per l’importante gesto di solidarietà e di vicinanza alle istituzioni.
“Siamo particolarmente felici di essere state ricevute dal sindaco Antonio Diplomatico al quale abbiamo donato un piccolo quantitativo di mascherine che potranno essere utili a quanti in questi giorni operano per garantire i servizi essenziali alla nostra comunità -spiega Rosaria Carotenuto, stilista e titolare, con la sorella Carmela, della Aqua Club-. La nostra è una piccola azienda di moda, collezione e produzione di costumi da bagno. In questo momento di emergenza, con l’attività ferma, abbiamo sentito il dovere di mettere a disposizione le nostre competenze e il nostro laboratorio per la produzione di pochi quantitativi di mascherine in TNT certificato, triplo strato lavabili e riutilizzabili. Nei giorni scorsi – ha aggiunto Rosaria Carotenuto – ci siamo prodigate per distribuire gratuitamente una esigua quantità a diversi concittadini e a qualche studio medico. Non ci fermeremo qui, ci impegniamo a produrne altre che distribuiremo nei prossimi giorni”.
Contributo foto: webCOVID-19, il Sindacato di Polizia “UPL Sicurezza Napoli”: “poliziotti abbandonati dall’Asl Napoli 1”
“Dipendente della Polizia di Stato richiede tampone da circa 13 giorni senza alcuna risposta”.
“Sono ormai in aumento i casi di contagio da COVID-19 – dichiara il Segretario Generale della UPL Napoli Roberto Massimo – vista la forte esposizione degli uomini e delle donne della Polizia di Stato, attesa anche la peculiarità di lavoro e gli scenari di forte imprevedibilità che stanno attanagliando la nostra società. Nel manifestare la massima vicinanza e solidarietà a quanti stanno vivendo momenti di sofferenza per combattere un nemico invisibile così bellicoso ed ingannatore – continua il numero uno della U.P.L. Sicurezza Napoli – chiedo che non vengano abbandonati i lavoratori disposti in quarantena a qualsiasi titolo. E’ il caso di un poliziotto in forza al R.P.C.C (Reparto Prevenzione Crimine Campania) che dal giorno 22 Marzo, dichiarandosi malato con sintomi, dopo aver prestato servizio in auto con un collega risultato positivo al virus ed aver attivato la procedura presso il proprio ufficio, notiziato il medico curante, ad oggi, con temperatura corporea ancora a 38°, non ha effettuato il tampone previsto a carico della struttura sanitaria di competenza. E’ in forte valutazione, da parte del sintomatico paziente, la possibilità di dare mandato all’avvocato per eventuale denuncia presso la Procura della Repubblica, per danni imprevedibili alla sua persona, nonché alla sua famiglia composta anche da due minori”, conclude il Segretario Massimo.Emergenza Sanitaria, stop parziale ai panificatori. L’allarme della categoria: verso la serrata
Somma Vesuviana, Covid 19, Domenica delle Palme: preghiera al Cimitero in diretta FB
Sant’Anastasia, emergenza coronavirus, Il Pd: “E’ ora di cambiare passo!”
Nola, l’imprenditore Francesco Napolitano risponde all’appello della Caritas in favore dei più bisognosi
Sant’Anastasia/Concorsopoli, politici del vesuviano (ed oltre) tirati in ballo nelle confessioni degli indagati



Gabriella Ferri: Il core de Roma che riempie la scena e fa saltare gli schemi
Sono passati già sedici anni dalla sua prematura scomparsa. Rileggiamo il suo animo di grande artista, generoso e prorompente, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, grazie a un toccante puzzle (a più voci)…
Il 03 aprile del 2004, a soli sessantuno anni, muore Gabriella Ferri. Una delle voci più straordinarie e singolari della musica degli anni Settanta. Una donna passionale, generosa, affascinante che ha avuto una vita difficile e tormentata.
Il dramma: era questa la sua caratteristica. Nella costruzione dei lavori lei andava cercando proprio questo. L’espressione di quello che aveva dentro, il senso drammatico partecipato, passionale della vita. Per il pubblico più vasto è la grande rivelazione del 1973, quando conduce il primo varietà televisivo della Rai, girato interamente a colori. E’ uno spettacolo del sabato sera che prende il titolo da quello che è già uno dei suoi cavalli di battaglia: Dove sta Zazà. Forse il più bello degli spettacoli televisivi di tutta la storia della televisione (Pippo Franco), condotto da una donna bella, ma amante dei travestimenti (Pino Strabioli). L’alchimia è avere da una parte Antonello Falqui che è il maggior regista del momento, dall’altra Gabriella Ferri che è l’artista emergente e Castellacci e Pingitore che sono gli autori del momento (Pippo Franco). Quando si era visto mai che una cantante si vestisse da pagliaccio e uscisse fuori vestita da clown e cantasse con tanta verità in televisione? Già solo questo era un fatto che rompeva gli schemi, una grande rivoluzione! (Vincenzo Mollica). Una grandissima artista, come ha detto di lei il Maestro Federico Fellini: una voce, una faccia, un clown. Una trasformista, un’attrice, una mattatrice che canta, recita, conduce e muove da sola lo spettacolo! Era espressione della passione e del tormento (Pippo Franco), come quel piatto cinese dolce e amaro (il marito). Era una madre molto diversa (il figlio), l’amica ideale (Luisa De Santis), ti dava tutto (la sorella). Una persona più che un personaggio, dura come un sanpietrino (Valerio Mastandrea). Non penso che abbia mai cantato per cantare (Ferzan Ozpetek), lei interpretava la canzone (il marito). Dove cantava, lì era il centro del mondo (Vincenzo Mollica). E’ stata l’unica persona che è riuscita a cacciarmi dal palco (Patty Pravo). Non era certo una che rispettava la scaletta, era la disperazione degli autori (Dario Salvatori), era una molto dispersiva nel suo lavoro (Antonello Falqui). Lei era un po’ pazzariello, era un po’ clown (Enrico Montesano). Un clown di razza (Antonello Falqui). Era già spettacolo (Vincenzo Mollica) e doveva esprimere se stessa in qualche modo (Pippo Franco). L’intensità del suo sguardo e della sua faccia era incredibile (Enrico Montesano), una maschera con cui nascondeva tutto quel macello che si portava dentro (Luisa De Santis). Era alla ricerca di qualche cosa (Renzo Arbore). Cosa cercava? Non lo so! (Antonello Falqui). Mia madre era molto sensibile (il figlio), era abbastanza infelice nella vita (Antonello Falqui), era molto ansiosa (Luisa De Santis). Crollava (la sorella). Una donna veramente fragile perché molto sensibile che si impone di essere forte (Mia Martini). Non era difficile, ma impegnativa (Enrico Montesano). Era severa con se stessa (la sorella), ma non si preoccupava di quello che gli altri pensavano di lei, non stava a guardare le esteriorità (Pippo Franco). Sapeva di essere diversa (il figlio). Era una donna bellissima (Vincenzo Mollica), tanto è vero che fa la commessa a Piazza di Spagna e fa la modella (Pino Strabioli) e non aveva paura di imbruttirsi (Enrico Montesano). Era un’attrice (il marito), una Magnani canora, una verace (Antonello Falqui), una persona rivoluzionaria (Pippo Franco) eccentrica, bizzosa, capricciosa… testaccina (Renzo Arbore), feroce, terribile, una molto romana lei (Luisa De Santis), dominante (il marito), un’anticonformista (Dario Salvatori), libera (Tosca), troppo in tutto (la sorella), unica (Vincenzo Mollica), una grande madre, una grande moglie, una grande amante, vorace, perturbante, conturbante, turbante (Pino Strabioli). Sicuramente non una donna che io mi sposerei (il figlio), una timida (Antonelo Falqui), una senza pelle (Ferzan Ozpetek), una trasparente (Pino Strabioli), una straordinaria (Vincenzo Mollica). Un aggettivo solo? S’incazzerebbe! (Patty Pravo).
Una goccia di Paradiso: la Madonnina in marmo in via Roma a Somma Vesuviana
All’ epoca, a Somma Vesuviana, il Vicario foraneo era don Luigi Prisco. Nato il 28 marzo del 1911 a San Giuseppe Vesuviano, era stato nominato parroco della Parrocchia di San Michele Arcangelo con bolla del 1° luglio 1939. Sacerdote dal carattere intransigente, era solito risiedere in paese e partecipava con frequenza assidua al ritiro mensile della foranìa. Coabitava con i nipoti e possedeva una sgangherata Balilla 508 che guidava personalmente o con l’aiuto del nipote maschio. Tra i suoi compiti ci fu anche quello di commissario delle confraternite. Nell’occasione della Santa Missione, don Luigi Prisco indirizzò una missiva al Sindaco di Somma Vesuviana, Dott. Giuseppe Aliperta, tendente ad ottenere la destinazione dell’area comunale posta al centro delle aiuole antistanti l’albergo D’Avino in Piazza Emanuele Filiberto Duca d’ Aosta, onde far sorgere un monumento marmoreo in onore della SS. Vergine Immacolata, a ricordo dell’ Anno Santo mariano e delle SS. Missioni svoltesi in questo Comune durante il mese di febbraio 1954. Non tutti sapevano che, l’attuale palazzo che si affaccia in via Roma dietro la Madonnina, era un albergo. Giuseppe Aliperta fu un sindaco poco conosciuto, che improntò sempre le sue azioni al principio di vera democrazia. Dapprima monarchico, entrò successivamente nella DC. Era l’epoca in cui lo scudo crociato si appoggiava al serbatoio di voti dei possidenti delle masserie a nord del paese. Solo contro tutti, nell’ inverno del 1953, subì un avvertimento politico ad opera di ignoti nel saliscendi vicino all’attuale convento dei Trinitari, nelle prossimità di Porta Terra nel quartiere storico Casamale. Fu miracolato.
Numerosi colpi d’arma da fuoco provocarono molteplici fori sulla porta destra della sua auto, una topolina. Si dimise il 16 giugno 1955 e si ritirò a Napoli, dove continuò la sua attività di medico. Ebbene, grazie all’impegno del Sindaco e del Consiglio cittadino, il 27 aprile 1954, con delibera consiliare fu destinata l’area comunale in piazza Emanuele Filiberto al centro delle aiuole, antistanti l’albergo citato e prossimamente (sembra un problema geometrico) a metà della bisettrice formata dal lato sud-ovest del campanile di San Domenico e dal lato est della cabina elettrica nel punto intermedio tra il vertice dell’ angolo ed il bordo del marciapiede, così recita la delibera comunale. Il monumento fu eretto grazie alle oblazioni volontarie dell’intera popolazione. Il Reverendo Vicario Don Luigi Prisco avrebbe, poi, dovuto provvedere a sue spese alla risistemazione delle aiuole e del viale secondo i suggerimenti dell’ufficio tecnico comunale, una volta completati i lavori. L’opera, di cui non conosciamo il realizzatore, fu inaugurata l’otto dicembre 1954 alla presenza del clero, autorità e fedeli. Madrina fu la nobildonna Margherita Rimondini. 