VinGustandoItalia, diventare “Quasi Sommelier” seconda lezione.

  Le differenze tra Vino aromatizzato e Vino aromatico,  Vino Spumante e Vino frizzante, Vino passito e Vino liquoroso… Cari lettori, continuiamo il percorso di formazione a distanza per diventare “Quasi Sommelier”. Oggi parleremo delle differenze tra Vino aromatizzato e Vino aromatico,  Vino Spumante e Vino frizzante, Vino passito e Vino liquoroso. 2 Lezione: Differenze tra i Vini. Partiamo spiegando cosa è un Vino Aromatizzato. I vini aromatizzati (minimo 10°) partono da un vino/mosto fermo al quale si aggiungono alcol, zucchero o mosto, infine erbe o spezie aromatizzanti. Per esempio affinché si possa ottenere il Barolo Chinato (vi consiglio di provarlo perché è una prelibatezza) si usa la corteccia di china; il vino aromatizzato per eccellenza è stato ed è il Vermouth e ricordo mio nonno che voleva sempre offrire “A’ Vermut”. Questo vino si ottiene dalla pianta aromatica Assenzio ed il termine tedesco dà nome al famoso vino aromatizzato Martini. Il vino così ottenuto viene filtrato e chiarificato, e dopo una maturazione di 6-12 mesi si imbottiglia. Non dobbiamo confondere questi vini Aromatizzati con i Vini cosiddetti Aromatici, i quali sono ottenuti da uve aromatiche (es.: Moscato, Gewurtztraminer,Malvasia, Brachetto). Bene, capita la prima differenza continuiamo con la spiegazione, parlando dei vini spumanti e frizzanti. Per definizione, gli spumanti sono vini nei quali è presente anidride carbonica disciolta che genera una sovrapressione di almeno 3,5 atmosfere assolute all’interno della bottiglia. Nel momento in cui si stappa la bottiglia, la caduta di pressione crea l’effetto dell’ effervescenza, ossia un forte sviluppo di bollicine e la formazione di una spuma più o meno persistente sulla superficie del vino. Le bollicine che si formano sono caratterizzate da una maggiore o minore numerosità, finezza e persistenza, che rappresenta uno degli indicatori di qualità per lo spumante. I due più importanti metodi di spumantizzazione, il Metodo Classico e il Metodo Charmat (o Martinotti) comporta la partenza da un vino base al quale viene addizionata una miscela di zuccheri e lieviti la cui rifermentazione è alla base dell’effervescenza dei vini. Il Metodo Classico comporta una rifermentazione in bottiglia, con un periodo di permanenza del vino base a contatto con i lieviti molto lungo (può andare da svariati mesi a diversi anni). Nel Metodo Charmat la rifermentazione viene condotta in recipienti (fermentatori) in acciao inox sotto pressione, e la permanenza del vino base a contatto dei lieviti è molto più breve. Un terzo metodo di spumantizzazione, anch’esso in bottiglia, consiste nell’imbottigliamento del vino base con i suoi lieviti e la presenza di un residuo zuccherino, che con l’innalzamento primaverile della temperatura porterà alla rifermentazione e all’effervescenza: è il cosidetto Metodo Ancestrale (o tradizionale) usato soprattutto per il Prosecco e per altri vini, anche frizzanti. A seconda dello zucchero residuo che rimante nello spumante dopo l’elaborazione e la presa di spuma, si distinguono le diverse categorie di spumanti: Dosaggio Zero: inferiore a 3 g/l e lo spumante non ha subito aggiunta di di zucchero dopo la presa di spuma; Extra Brut: compreso tra 0 e 6 g/l; Brut: inferiore a 15 g/l; Extra Dry: compreso tra 12 e 20 g/l; Dry o Secco: compreso tra 17 e 35 g/l; Demi-sec o Abboccato: compreso tra 33 e 50 g/l; Dolce: se superiore a 50 g/l. Un vino Frizzante è qualcosa di molto simile agli spumanti, la differenza principale sta nellasovrapressione, che deve essere compresa tra 1 e 2,5 bar. Nella maggioranza dei casi, essi oggi vengono prodotti con la rifermentazione in autoclave (Charmat), ma ultimamente in molte zone si nota un ritorno della rifermentazione in bottiglia, utilizzando anche il Metodo Ancestrale. Passiamo all’ultima differenza da spiegare, quella tra vini passiti e vini liquorosi. I Vini Passiti sono vini naturalmente dolci e nello stesso tempo molto ricchi in alcol, ottenuti da uve che hanno subito una essiccazione naturale oppure non naturale. L’essicazione può avvenire sulla pianta, dopo la raccolta al sole o in appositi locali su supporti di vario tipo, con essiccazione artificiale. L’appassimento può durare da due a quattro mesi nel corso dei quali le uve raggiungono una percentuale di zucchero intorno al 30-40%. Dopo l’ammostamento il mosto viene messo in botti o in vasche a fermentare. La fermentazione inizia in inverno ed è solitamente stentata a causa dell’elevato tenore zuccherino. Maturazione e affinamento durano dai tre ai cinque anni. Alcune produzioni come i Sauternes ed il Tokaji ungherese si ottengono da uve “botritizzate”, cioè attaccate dalla muffa nobile Botrytis Cinerea. Questa muffa provoca l’appassimento per evaporazione e concentrazione di sostanze, producendo glicerina e sostanze aromatiche, consumando gli acidi. Un altro vino pregiato è il Picolit del Friuli le cui uve subiscono “acinellatura”(aborto floreale), per cui solo alcuni degli acini presenti sul grappolo giungono a maturazione, con una conseguente maggiore concentrazione zuccherina negli stessi. Abbiamo poi gli Ice Wine  (i miei preferiti, una favola!), vini ottenuti dalla vinificazione di grappoli d’uva sottoposti ad almeno tre giorni di gelo. L’uva non viene raccolta al momento di maturazione ottimale, ma la si lascia sulla pianta durante i mesi di dicembre e gennaio, in maniera che gelo e disgelo di questo periodo invernale disidratino l’acino in modo naturale, processo che concentra gli zuccheri, gli acidi e gli estratti dell’uva, intensificando l’aroma e conferendo grande complessità. I vini liquorosi invece sono quelli ottenuti da un vino base prodotto con uve aromatiche (Moscato, Malvasia, Aleatico, etc.) a cui si aggiunge alcol, acquavite di vino, mosto concentrato (è possibile anche l’utilizzo di caramello come colorante). Devono avere una gradazione alcolica non inferiore a 17,5% vol. L’aggiunta di alcol può essere fatta prima, durante o dopo la fermentazione alcolica del mosto o del pigiato intero. Quando viene fatta al mosto, viene impedita qualsiasi fermentazione e il prodotto viene definito “mistella” (vino dolce prodotto senza fermentazione aggiungendo al mosto alcol e/o acquavite in modo da raggiungere una gradazione alcolica compresa tra i 16 e i 22 gradi). Il tenore zuccherino dell’uva, normalmente elevato, in certi casi viene aumentato tramite appassimento delle uve stesse. A seconda delle zone, esistono diversi tipi di vini liquorosi prodotti di volta in volta con tecnologie particolari e vitigni diversi (es.: Porto, Sherry da provare il Pedro Ximenez, Madera, Marsala, etc…). Spesso il vino liquoroso deriva da un vino passito mediante l’aggiunta di alcol o acquavite (es.: Caluso passito liquoroso). Anche questa lezione è finita, vi aspetto alla prossima , senza mai dimenticare il mio motto, Le tre T “Tipicità, Tradizione e Territorio”.

Boscoreale, emergenza Covid-19: l’azienda “Aqua Club” dona mascherine al comune

Continua la grande solidarietà delle piccole e medie aziende locali che in questo periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 stanno producendo e donando mascherine. Oggi è stata la volta dell’azienda Aqua Club, un piccolo laboratorio di moda, collezione e produzione di costumi da bagno, con sede nella frazione Marchesa, che ha donato al Comune un limitato quantitativo di mascherine.

Le sorelle Rosaria e Carmela Carotenuto, titolari dell’azienda, sono state ricevute dal sindaco Antonio Diplomatico che le ha ringraziate per l’importante gesto di solidarietà e di vicinanza alle istituzioni.

“Siamo particolarmente felici di essere state ricevute dal sindaco Antonio Diplomatico al quale abbiamo donato un piccolo quantitativo di mascherine che potranno essere utili a quanti in questi giorni operano per garantire i servizi essenziali alla nostra comunità -spiega Rosaria Carotenuto, stilista e titolare, con la sorella Carmela, della Aqua Club-. La nostra è una piccola azienda di moda, collezione e produzione di costumi da bagno. In questo momento di emergenza, con l’attività ferma, abbiamo sentito il dovere di mettere a disposizione le nostre competenze e il nostro laboratorio per la produzione di pochi quantitativi di mascherine in TNT certificato, triplo strato lavabili e riutilizzabili. Nei giorni scorsi – ha aggiunto Rosaria Carotenuto – ci siamo prodigate per distribuire gratuitamente una esigua quantità a diversi concittadini e a qualche studio medico. Non ci fermeremo qui, ci impegniamo a produrne altre che distribuiremo nei prossimi giorni”.

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COVID-19,  il Sindacato di Polizia “UPL Sicurezza Napoli”: “poliziotti abbandonati dall’Asl Napoli 1”

“Dipendente della Polizia di Stato  richiede tampone da circa 13 giorni senza alcuna risposta”.

“Sono ormai in aumento i casi di contagio da COVID-19 – dichiara il Segretario Generale della UPL Napoli Roberto Massimo – vista  la forte esposizione degli uomini e delle donne della Polizia di Stato, attesa anche la peculiarità di lavoro e gli scenari di forte imprevedibilità che stanno attanagliando la nostra società. Nel manifestare la massima vicinanza e solidarietà a quanti stanno vivendo momenti di sofferenza per combattere un nemico invisibile così bellicoso ed ingannatore – continua il numero uno della U.P.L. Sicurezza Napoli – chiedo che  non vengano abbandonati i lavoratori disposti in quarantena a qualsiasi titolo. E’ il caso di un poliziotto in forza al R.P.C.C (Reparto Prevenzione Crimine Campania) che dal giorno 22 Marzo, dichiarandosi malato con sintomi, dopo aver prestato servizio in auto con un collega risultato positivo al virus ed aver attivato la procedura presso il proprio ufficio, notiziato il medico curante, ad oggi, con temperatura corporea ancora a 38°, non ha effettuato il tampone previsto a carico della struttura sanitaria di competenza. E’ in forte valutazione, da parte del sintomatico paziente, la possibilità di dare mandato all’avvocato per eventuale denuncia presso la Procura della Repubblica, per danni imprevedibili alla sua persona, nonché alla sua famiglia composta anche da due minori”, conclude il Segretario Massimo.
“Chiedo di attuare una seria valutazione per evitare maggiori conseguenze per il lavoratore e di scongiurare il rischio che il virus si diffonda maggiormente tra gli agenti che insieme ai medici ed agli operatori sanitari garantiscono in questo particolare momento servizi fondamentali di contenimento del contagio, continuando altresì ad assolvere ai compiti istituzionali dettati dalle rispettive Amministrazioni di appartenenza”.
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Emergenza Sanitaria, stop parziale ai panificatori. L’allarme della categoria: verso la serrata

Con il presente comunicato, la categoria dei panificatori intende rappresentare il proprio disappunto rispetto ad una situazione che si sta generando in vari comuni della regione Campania e sembra stia portando al comune sentire che i panificatori intendono fare da sciacalli in un periodo così triste per la storia locale e nazionale. Dall’Associazione Provinciale Libera Panificatori Napoletani, nei giorni tra il 13 e 15 marzo, è stato registrata ai protocolli di tutti i Comuni, della Città Metropolitana di Napoli, del Prefetto di Napoli nonché degli Uffici Regionali, una nota di interpello in cui si chiedevano urgenti chiarimenti e delucidazioni sul perché, in alcuni luoghi si perpetuavano controlli in cui, inspiegabilmente si obbligava ad alcune aziende di panificazione a ridurre i propri prodotti fino ad arrivare alle sanzioni di carattere penale. Da allora solo confusione e caos! Il chiarimento n. 15 del 4 aprile 2020, a firma del Governatore De Luca, dà l’opportunità a qualche organo di controllo di continuare a gestire a proprio modo le verifiche in quanto recita testualmente: la sospensione delle attività e dei servizi – disposta dall’Ordinanza in termini generali – è riferita anche alle vendite on line nonché alle attività dei relativi laboratori. Si conferma, pertanto, che risulta vietata l’attività di laboratorio di prodotti dolciari e simili e si sollecitano i Comuni, le Polizie Municipali, le Forze dell’Ordine e la Guardia di Finanza all’attività di vigilanza, controllo e sanzione di competenza. Se da una parte si dà il via libera ad alcune produzioni (focacce, casatielli, prodotti salati vari), dall’altra, ponendo un veto su dolciumi (uova di pasqua, pastiere, colombe, ecc.) si va in contrasto con i decreti nazionali e con gli allegati che consentono l’apertura delle attività appartenenti al codice Ateco 10. In particolare, la categoria di chi produce pane e prodotti della pasticceria anche fresca, è individuato proprio nell’area 10.71 che riguarda buona parte dei prodotti da forno. E’ evidente la contraddizione in termini tra all’allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020 e il Chiarimento n. 15 di De Luca. Senza dire che lo stesso chiarimento sfavorisce le aziende campane in genere rispetto a quelle delle altre regioni che potranno vendere on line ai consumatori campani con due effetti correlati: 1. maggiori costi per i consumatori che intendono acquistare, ad esempio una colomba on line in quanto potrà arrivare solo da fuori regione (e siamo in possesso di documenti di trasporto in tal senso); 2. impossibilità per le aziende campane a vendere, anche fuori regione o all’estero, i prodotti dolciari in quanto il chiarimento non fa eccezioni alla vendita on line. Le aziende che hanno già in partenza i prodotti per i vari posti del mondo come si dovranno comportare? E chi aveva acquistato materie prime dedicate, con un chiarimento che arriva con estremo ritardo, dovranno buttare tutto e metterci anche i costi dello smaltimento? In tutto questo ci si mette anche l’informazione. Dal sito di un noto giornale regionale sotto il titolo: Coronavirus a Napoli: pastiere, tortani e casatielli vietati anche online riporta tra le dichiarazioni del comandante della polizia municipale di Napoli, Ciro Esposito che “In ottemperanza all’ordinanza adottata il 28 marzo dal governatore «sono sospese ulteriormente le attività e i servizi di ristorazione tra cui pub, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie anche con riferimento alla consegna a domicilio». «I panifici – prosegue la circolare (ma non sappiamo quale????) – possono rivendere oltre al pane e ai prodotti da forno anche gli sfarinati. I relativi prodotti devono essere opportunamente imbustati, confezionati ed etichettati e comunque tali esercizi non possono in alcun modo effettuare la vendita per il consumo sul posto». Il Comune di Napoli è uno dei comuni in possesso dell’interpello dell’APLPN fin dal 15 marzo senza aver fornito mai alcuna risposta. Surreale che le interpretazioni restino nella mente di chi le fa! In ogni caso la categoria dei panificatori intende evidenziare altresì che si sta perpetuando un ingiustificato (anche per il particolare momento) aumento del prezzo delle farine e ciò mette ancora più in difficoltà le aziende in quanto strette dalla morsa tra aumento dei costi e riduzioni della produzione. In questo scenario la categoria sta valutando di CHIUDERE I PANIFICI fino a quando non si ripristineranno le condizioni ed il ritorno alla normalità. Con le attuali condizioni, facendo entrare una persona alla volta (cosa che abbiamo sempre ritenuto opportuno ed adottato fin dal primo momento) ogni 4-5 minuti e vendere 1 kg di pane, va da sé che a fine giornata non si recupera neanche il costo della farina! I PANIFICATORI NON SONO SCIACALLI CHE INTENDONO APPROFITTARE DEL MOMENTO E NON VOGLIONO NEANCHE CHE PASTICCIERI E PIZZERIE DA ASPORTO RESTINO CHIUSI (COSA CHE NON AVVIENE IN ALTRE REGIONI D’ITALIA). TUTTAVIA NON INTENDONO METTERE A RISCHIO DI CONTAGIO I PROPRI FAMILIARI ED I PROPRI DIPENDENTI SUBENDO, ALLO STESSO TEMPO, VESSAZIONE DA ORDINANZE E PSEUDOCHIARIMENTI CHE STANNO FACENDO PIU’ DANNI DI QUANTI NE STIA FACENDO IL CORONAVIRUS! Inoltre, e questo alle autorità sanitarie, se si ritiene che il contagio possa essere incrementato da alcuni cibi quali i prodotti dolciari, facciano chiarezza sull’argomento non solo per le aziende ma anche e soprattutto per tutti i cittadini della Regione (visto che in altre regioni non sembrano esserci queste problematiche).
A.P.L.P.L.N. – Aicast pres.G. PAPPACENA UNIPAN Confcommercio pres. D. FILOSA ASS. PANIF. SALERNO pres. N. GUARIGLIA Panificatori Confartig. Salerno pres. C. Vieri FEDERCONSUMATORI CAMPANIA pres. R. STORNAIUOLO

Somma Vesuviana, Covid 19, Domenica delle Palme: preghiera al Cimitero in diretta FB

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana.   Padre Giuseppe: “Tanti hanno perso i loro cari in questo periodo di Coronavirus e non hanno potuto salutarli. Chi è stato fortunato ha avuto una benedizione a casa o al Cimitero. Ecco oggi, nella Domenica delle Palme, la preghiera è soprattutto per loro, per chi ha perso un caro senza poterlo salutare”. Di Sarno: “A Somma Vesuviana nella giornata delle Palme, una preghiera per quanti anche in queste ore stanno garantendo servizi e salvando vite. Per la prima, nel nostro paese non si svolgerà la tradizionale Processione del Venerdì Santo che neanche la Seconda Guerra Mondiale riuscì a fermare”. “Con la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa il Mistero di morte e Resurrezione di Gesu’. Oggi avrebbero tutti voluto portare una Palma ai propri cari e fare una preghiera per i prori cari. Dunque è a nome di tutti che abbiamo fatto una preghiera con benedizione al Cimitero. Nella visita al Cimitero luogo dei nostri fratelli e sorelle defunte abbiamo voluto rinnovare la Fede nel Cristo morto e risorto. Abbiamo rivolto una preghiera per tutti coloro i quali sono stati chiamati dal Signore in questo periodo di Pandemia e che non hanno potuto avere un regolare svolgimento delle esequie senza il saluto dei propri cari. Chi è stato fortunato ha avuto una benedizione a casa o al cimitero del proprio congiunto. Ed allora questa preghiera è stata per tutti ma in particolare per quei familiari che hanno perso un caro in questo periodo senza poterlo salutare al Cimitero”. Lo ha dichiarato oggi Padre Giuseppe D’Agostino, parroco della Chiesa Santa Maria Maggiore Collegiata di Somma Vesuviana che questa mattina della Domenica delle Palme, con il sindaco Salvatore Di Sarno e Don Nicola De Sena, parroco della Chiesa San Michele Arcangelo ha in diretta social dal Cimitero di Somma Vesuviana rivolto una preghiera particolare ed impartito la Benedizione. “Oggi preghiamo per tutti ma in particolare per coloro i quali hanno perso la vita in Italia e nel Mondo a causa del Coronavirus. A Somma Vesuviana abbiamo 19 contagiati ma per fortuna nessun morto. Il nostro pensiero va anche ai 4 miliardi di persone in isolamento, metà del Pianeta, a tutte le popolazioni. Il nostro pensiero è per i medici, gli infermieri, per tutti coloro i quali stanno garantendo servizi anche ora. Il nostro pensiero – ha concluso Di Sarno – è per tutte le famiglie che stanno vivendo l’emergenza sanitaria ed economica. Noi, rappresentanti dello Stato ci siamo e ci siamo non solo quando con onore indossiamo la Fascia Tricolore, ma ci siamo sempre. Somma Vesuviana il Venerdì Santo lo viveva con passione anche grazie alla processione millenaria con piu’ di 2000 confratelli in saio bianco, le Congreghe, il canto in latino. Era un evento sentito e per il quale venivano nella nostra città fedeli e cittadini da tante zone dell’Italia e non sono. Quest’anno la Processione che si svolse anche sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale, non si svolgerà ma non escludiamo la possibilità che la Madonna con il Cristo Morto possa rivolgere uno sguardo al suo popolo”.

Sant’Anastasia, emergenza coronavirus, Il Pd: “E’ ora di cambiare passo!”

Riceviamo e  pubblichiamo un comunicato stampa dal Pd di Sant’Anastasia.   Il Comune di Sant’Anastasia, come è noto a tutti, è al momento guidato dal commissario prefettizio dott.ssa Stefania Rodà in seguito alle vicende dello scorso dicembre: ci troviamo quindi a dover fronteggiare le pensatissime conseguenze dell’emergenza Covid-19 senza sindaco, assessori e consiglieri comunali ed in più con un organico del tutto sotto-dimensionato a causa dei costanti pensionamenti di questi anni e dell’ovvia impossibilità di portare a termine tutti i concorsi che erano stati banditi. Come Partito Democratico abbiamo sempre manifestato (e continuiamo a farlo) il nostro rispetto nei confronti del lavoro del Commissario e nelle ultime settimane le abbiamo più volte scritto in via formale, anche insieme ad altri attori politici, per dare il nostro contributo in questa battaglia comune che tutti insieme stiamo affrontando. Purtroppo non abbiamo mai ricevuto alcun genere di risposta né alcun segnale che le nostre proposte fossero state quantomeno lette! La situazione ora, è doloroso ma necessario dirlo, sta completamente sfuggendo di mano. Ci riferiamo in particolare all’accesso ai benefici per generi alimentari e beni di prima necessità che il Governo ha posto nelle mani dei Comuni. Il Comune di Sant’Anastasia ha previsto la possibilità di presentare tale domanda via mail o tramite consegna a mano e, come era facilissimo da prevedere, già nella giornata di giovedì si è creata una lunga fila di persone fuori al Palazzo Comunale in evidente contrasto con l’idea di fondo di tutto questo periodo che è quella di restare a casa! È facile immaginare che chi si trova in uno stato di bisogno non abbia a casa i mezzi (stampante, scanner ecc.) per presentare la domanda via mail né in molti casi la capacità di compilarla da solo: ecco quindi che le stesse file fuori a Palazzo Siano si sono replicate fuori a diversi CAF che in questi giorni si sono resi disponibili. A tutti coloro che offrono questo servizio con spirito di solidarietà e a titolo gratuito va il nostro ringraziamento; ma proprio per tutelare il loro lavoro ed i diritti dei cittadini, ed anche per evitare possibili strumentalizzazioni da parte di chi si muove per finalità personali, abbiamo chiesto al Commissario che sia lo stesso Comune – tramite dipendenti o anche il Corpo di Protezione Civile – a creare una task-force che aiuti i cittadini in queste procedure, magari dividendoli anche in ordine alfabetico. Si potrebbe, ancora, “copiare” i vicini comuni di Somma Vesuviana e Pomigliano D’Arco che hanno attivato dei numeri whatsapp dedicati. Non si può chiedere alle persone di scegliere tra la tutela della salute e la tutela economica! Più in generale, è ormai doveroso e non più rinviabile che il Comune si doti di pagine social ufficiali in cui dia aggiornamenti costanti della situazione dei contagiati e delle misure adottate. Non vogliamo in nessun modo accusare, anzi ringraziamo vivamente, i funzionari che nonostante lo scarso numero e i pochi dispositivi di protezione individuale stanno continuando a fare il proprio lavoro, ma è necessario un coordinamento generale più attento ed efficace. Auguriamo nuovamente buon lavoro alla dott.ssa Rodà e rinnoviamo la nostra disponibilità, ma è ora di cambiare passo: siamo senza Amministrazione ma non senza Ente, dobbiamo tutti prenderne atto!

Nola, l’imprenditore Francesco Napolitano risponde all’appello della Caritas in favore dei più bisognosi

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa dell’imprenditore  di Nola Napolitano .
L’invito ai colleghi del  territorio: “facciamo  squadra” .
“Siamo imprenditori, siamo brave persone. Facciamo rete ed aiutiamo chi è in difficoltà”.
Francesco Napolitano, 39 anni, giovane imprenditore di Nola, amministratore delegato di Napolitano Case Spa, azienda impegnata nel settore edile ed immobiliare, risponde all’appello della Caritas che, solo qualche giorno fa, aveva lanciato un s.o.s in virtù delle poche risorse economiche a disposizione che avrebbero potuto compromettere il regolare svolgimento dei servizi, tra cui quello legato alla mensa fraterna che ogni giorno assicura circa 150 pasti a chi ne ha bisogno e ai senza tetto.
Ma c’è di più. Napolitano fa suo l’accorato appello e lo rilancia ai colleghi e ai professionisti del territorio, oltre che a tutta la comunità,  invitando all’unione sociale, in un “patto di solidarietà” per contrastare i disagi legati all’emergenza Coronavirus.
“Siamo consapevoli dei rischi, economici, emotivi e psicologici a cui sono maggiormente esposti i nuclei familiari meno abbienti, costretti a vivere il doppio dramma di un’emergenza dai molteplici volti. Al dramma sanitario, infatti – continua Francesco Napolitano – si aggiunge quello sociale di chi non riesce a mettere un piatto caldo a tavola anche in presenza di bambini. Il mio pensiero va soprattutto a loro. Ecco perchè mi rivolgo a tutti gli imprenditori e ai professionisti del territorio, agli amici ma anche all’intera comunità. Facciamo rete, uniamoci in un patto di intenti in linea con il sistema solidale, alla base dei valori cristiani, rispondendo con una donazione alla “catena di solidarietà” avviata in favore della Caritas. C’è un detto che dice – aggiunge l’imprenditore – da soli si corre veloci ma insieme si va lontano. Noi ci siamo. Facciamo squadra, aiutiamo il territorio e restiamo a casa uscendo solo per le necessità, adottando ogni precauzione a tutela nostra e di chi ci è accanto”.
Questo il link per le donazioni:

Sant’Anastasia/Concorsopoli, politici del vesuviano (ed oltre) tirati in ballo nelle confessioni degli indagati

Pasquale Iorio
 Tantissimi i comuni, i dirigenti, gli aspiranti impiegati, i colletti bianchi coinvolti nell’inchiesta «Concorsopoli» che a dicembre scorso vide finire in carcere l’ex sindaco Lello Abete, l’ex segretario Egizio Lombardi, l’ex consigliere comunale Pasquale Iorio e l’imprenditore salernitano Alessandro Montuori. Le rivelazioni di tre indagati, tutti tranne l’ex primo cittadino Abete che tiene la bocca cucita e continua a professare la sua innocenza in attesa del Riesame che venerdì 10 aprile dovrebbe decidere sulla sua eventuale scarcerazione, faranno «tremare» molti Palazzi.
Egizio Lombardi
Lombardi, Iorio e Montuori sono già ai domiciliari dopo interrogatori e confronti in cui hanno confessato confermando il castello accusatorio dei due pubblici ministeri, Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano. Tra le tante rivelazioni si trova la distruzione di verbali delle prove d’esame debitamente firmati che vengono sostituiti da altri stampati ad hoc, mentre i tre si occupano di dar fuoco a quelli originali. Un «adempimento» occasionalmente  avvenuto anche nel giardino adiacente l’abitazione di una parente dell’ex consigliere Iorio. Sarebbe stato Montuori a chiamare Lombardi, già segretario nei comuni di Sant’Anastasia e Pimonte dove aveva «proficuamente» collaborato con il titolare dell’agenzia selezioni e concorsi, anche nelle commissioni d’esame a Cercola. La gestione del concorso per la carica di comandante della polizia municipale era esattamente la copia di quelle truccate altrove, consegnando a chi era già stato designato per la vittoria le tracce d’esame già redatte.
Alessandro Montuori
A ricoprire il ruolo di numero uno della polizia locale a Cercola, nonostante ci fossero in lizza ufficiali con curricula di pregio, fu chiamata poi una candidata ventottenne. La stessa che aveva svolto la pratica forense al comune di Sant’Anastasia, la stessa che aveva fatto da speaker nei comizi elettorali per le amministrative 2019 in sostegno di Lello Abete, la stessa che – come Montuori ha confessato ai pm – sarebbe stata raccomandata da un importante e noto imprenditore di Sant’Anastasia. La questione dei concorsi, compreso quello riguardante la polizia locale di Cercola, è stata oggetto di interrogazioni parlamentari del senatore Antonio Iannone il quale fa preciso riferimento alla vincitrice. Nelle rivelazioni di Iorio, molti nomi di vincitori «paganti» e tra loro – avrebbe confessato l’ex consigliere – anche quello del compagno della sorella del sindaco stesso.  «Tra i candidati che hanno superato il concorso c’è anche lui. Il segretario Lombardi mi disse che aveva fatto una prova scadente e pertanto era necessario sostituire le sue prove. Gli consegnai, a casa sua, dei fogli protocollo in bianco senza distintivo». Molti i politici, attuali amministratori in carica di San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Nocera Inferiore, Pontecagnano, Cardito, Lettere, Cercola e molti altri comuni, tirati in ballo durante gli interrogatori. Inoltre, si comprende bene che già altri concorsi, nella prima consiliatura di Abete – come quello riguardante la polizia locale – erano stati oggetto di manipolazione ma non andati come il sindaco sperava, tanto che lui stesso aveva cercato di tendere a Montuori una trappola, registrandolo. Noie presto dimenticate, nel caso dei concorsi 2019, grazie all’intercessione dell’ex segretario comunale.  Ed è riguardo al comune di Lettere che l’imprenditore salernitano, titolare dell’agenzia selezione e concorsi, avrebbe raccontato ai giudici di aver ricevuto una commessa diretta «propiziata» da due politici che nei rispettivi comuni sono attualmente in carica: un assessore di Cercola e uno di Somma Vesuviana. Quest’ultimo, all’epoca dei fatti, chiese a sua volta una raccomandazione per un amico, in cambio avrebbe agevolato Montuori nell’affidamento di altri concorsi che la Regione Campania aveva necessità di organizzare. Tutti e tre gli indagati, al momento in custodia domiciliare, hanno esaurientemente risposto ad ogni domanda dei giudici, tirando in ballo molti altri amministratori e taluni di essi ricoprivano la doppia veste, a Sant’Anastasia per esempio, di “concorrenti paganti”.  

Gabriella Ferri: Il core de Roma che riempie la scena e fa saltare gli schemi

Sono passati già sedici anni dalla sua prematura scomparsa. Rileggiamo il suo animo di grande artista, generoso e prorompente, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, grazie a un toccante puzzle (a più voci)…

Il 03 aprile del 2004, a soli sessantuno anni, muore Gabriella Ferri. Una delle voci più straordinarie e singolari della musica degli anni Settanta. Una donna passionale, generosa, affascinante che ha avuto una vita difficile e tormentata.

Il dramma: era questa la sua caratteristica. Nella costruzione dei lavori lei andava cercando proprio questo. L’espressione di quello che aveva dentro, il senso drammatico partecipato, passionale della vita. Per il pubblico più vasto è la grande rivelazione del 1973, quando conduce il primo varietà televisivo della Rai, girato interamente a colori. E’ uno spettacolo del sabato sera che prende il titolo da quello che è già uno dei suoi cavalli di battaglia: Dove sta Zazà. Forse il più bello degli spettacoli televisivi di tutta la storia della televisione (Pippo Franco), condotto da una donna bella, ma amante dei travestimenti (Pino Strabioli). L’alchimia è avere da una parte Antonello Falqui che è il maggior regista del momento, dall’altra Gabriella Ferri che è l’artista emergente e Castellacci e Pingitore che sono gli autori del momento (Pippo Franco). Quando si era visto mai che una cantante si vestisse da pagliaccio e uscisse fuori vestita da clown e cantasse con tanta verità in televisione? Già solo questo era un fatto che rompeva gli schemi, una grande rivoluzione! (Vincenzo Mollica). Una grandissima artista, come ha detto di lei il Maestro Federico Fellini: una voce, una faccia, un clown. Una trasformista, un’attrice, una mattatrice che canta, recita, conduce e muove da sola lo spettacolo! Era espressione della passione e del tormento (Pippo Franco), come quel piatto cinese dolce e amaro (il marito). Era una madre molto diversa (il figlio), l’amica ideale (Luisa De Santis), ti dava tutto (la sorella). Una persona più che un personaggio, dura come un sanpietrino (Valerio Mastandrea). Non penso che abbia mai cantato per cantare (Ferzan Ozpetek), lei interpretava la canzone (il marito). Dove cantava, lì era il centro del mondo (Vincenzo Mollica). E’ stata l’unica persona che è riuscita a cacciarmi dal palco (Patty Pravo). Non era certo una che rispettava la scaletta, era la disperazione degli autori (Dario Salvatori), era una molto dispersiva nel suo lavoro (Antonello Falqui). Lei era un po’ pazzariello, era un po’ clown (Enrico Montesano). Un clown di razza (Antonello Falqui). Era già spettacolo (Vincenzo Mollica) e doveva esprimere se stessa in qualche modo (Pippo Franco). L’intensità del suo sguardo e della sua faccia era incredibile (Enrico Montesano), una maschera con cui nascondeva tutto quel macello che si portava dentro (Luisa De Santis). Era alla ricerca di qualche cosa (Renzo Arbore). Cosa cercava? Non lo so! (Antonello Falqui). Mia madre era molto sensibile (il figlio), era abbastanza infelice nella vita (Antonello Falqui), era molto ansiosa (Luisa De Santis). Crollava (la sorella). Una donna veramente fragile perché molto sensibile che si impone di essere forte (Mia Martini). Non era difficile, ma impegnativa (Enrico Montesano). Era severa con se stessa (la sorella), ma non si preoccupava di quello che gli altri pensavano di lei, non stava a guardare le esteriorità (Pippo Franco). Sapeva di essere diversa (il figlio). Era una donna bellissima (Vincenzo Mollica), tanto è vero che fa la commessa a Piazza di Spagna e fa la modella (Pino Strabioli) e non aveva paura di imbruttirsi (Enrico Montesano). Era un’attrice (il marito), una Magnani canora, una verace (Antonello Falqui), una persona rivoluzionaria (Pippo Franco) eccentrica, bizzosa, capricciosa… testaccina (Renzo Arbore), feroce, terribile, una molto romana lei (Luisa De Santis), dominante (il marito), un’anticonformista (Dario Salvatori), libera (Tosca), troppo in tutto (la sorella), unica (Vincenzo Mollica), una grande madre, una grande moglie, una grande amante, vorace, perturbante, conturbante, turbante (Pino Strabioli). Sicuramente non una donna che io mi sposerei (il figlio), una timida (Antonelo Falqui), una senza pelle (Ferzan Ozpetek), una trasparente (Pino Strabioli), una straordinaria (Vincenzo Mollica). Un aggettivo solo? S’incazzerebbe! (Patty Pravo).
Ciro Castaldo rende omaggio a Gabriella Ferri al Cimitero monumentale del Verano (Roma)

Una goccia di Paradiso: la Madonnina in marmo in via Roma a Somma Vesuviana

Collocata sotto il campanile di San Domenico, la bellissima statua dell’Immacolata Concezione fu eretta per volontà del popolo in occasione della Santa Missione del 1954.   In Italia – come riferisce il prof. Gennaro Mirolla – gli anni Cinquanta del secolo scorso sono stati consegnati alla storia come gli anni del miracolo economico con una poderosa espansione produttiva, che cambiò il volto della società italiana. A Somma Vesuviana, a quanto pare,il tanto sospirato miracolo arrivò, invece, con il solito ritardo. Bisognò attendere il decennio successivo per cambiamenti degni di nota, specie in campo edilizio e in opere infrastrutturali. In relazione al mondo cattolico, le parrocchie di Somma all’epoca erano cinque. Diverse le ricorrenze celebrate attraverso le novene, tridui, messi solenni, ore di adorazione e processioni. Per quanto riguarda i laici, nelle parrocchie erano presenti associazioni dell’ apostolato della preghiera, terz’Ordini, confraternite e, in qualche luogo, l’Azione Cattolica. Nel campo dell’istruzione, esistevano nei territori parrocchiali colonie estive, corsi di qualificazione e scuole popolari. Nel Rione Casamale, in particolare, non mancava – continua Mirolla – una certa ignoranza religiosa e sue conseguenze, che i presbiteri cercarono di estirpare con l’istruzione catechistica. Tra l’altro, proseguendo l’impegno sul versante della formazione, dal 7 al 21 febbraio del 1954, ci fu in città l’acclamata Santa Missione. Dopo il secondo conflitto mondiale, infatti, vi fu una breve ripresa delle missioni popolari, interrotte precedentemente, principalmente in occasione Nell’Anno Santo 1950 e dell’Anno Mariano 1954. Nel 1953, in particolar modo, con l’enciclica Fulgens corona, Papa Pio XII ordinò la proclamazione dell’anno mariano per il 1954, il primo nella storia della chiesa. Esso venne chiesto per commemorare il centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria. L’anno mariano, dal dicembre del 1953 al dicembre del 1954, fu riempito di iniziative mariane, di eventi culturali, sociali e caritatevoli. L’ Ordine Francescano di S. Maria del Pozzo, sempre spinto dal pieno amore cristiano della Missione, ospitò nell’ occasione numerose messe e predicazioni con grande concorso di pubblico in maniera speciale; in quanto, proprio in quelle mura, vi era un’ardente devozione alla Vergine Maria concepita senza la macchia del peccato. Fu un anno, insomma, ricco d’iniziative in città.     All’ epoca, a Somma Vesuviana, il Vicario foraneo era don Luigi Prisco. Nato il 28 marzo del 1911 a San Giuseppe Vesuviano, era stato nominato parroco della Parrocchia di San Michele Arcangelo con bolla del 1° luglio 1939. Sacerdote dal carattere intransigente, era solito risiedere in paese e partecipava con frequenza assidua al ritiro mensile della foranìa. Coabitava con i nipoti e possedeva una sgangherata Balilla 508 che guidava personalmente o con l’aiuto del nipote maschio. Tra i suoi compiti ci fu anche quello di commissario delle confraternite. Nell’occasione della Santa Missione, don Luigi Prisco indirizzò una missiva al Sindaco di Somma Vesuviana, Dott. Giuseppe Aliperta, tendente ad ottenere la destinazione dell’area comunale posta al centro delle aiuole antistanti l’albergo D’Avino in Piazza Emanuele Filiberto Duca d’ Aosta, onde far sorgere un monumento marmoreo in onore della SS. Vergine Immacolata, a ricordo dell’ Anno Santo mariano e delle SS. Missioni svoltesi in questo Comune durante il mese di febbraio 1954. Non tutti sapevano che, l’attuale palazzo che si affaccia in via Roma dietro la Madonnina, era un albergo. Giuseppe Aliperta fu un sindaco poco conosciuto, che improntò sempre le sue azioni al principio di vera democrazia. Dapprima monarchico, entrò successivamente nella DC. Era l’epoca in cui lo scudo crociato si appoggiava al serbatoio di voti dei possidenti delle masserie a nord del paese. Solo contro tutti, nell’ inverno del 1953, subì un avvertimento politico ad opera di ignoti nel saliscendi vicino all’attuale convento dei Trinitari, nelle prossimità di Porta Terra nel quartiere storico Casamale. Fu miracolato. Numerosi colpi d’arma da fuoco provocarono molteplici fori sulla porta destra della sua auto, una topolina. Si dimise il 16 giugno 1955 e si ritirò a Napoli, dove continuò la sua attività di medico. Ebbene, grazie all’impegno del Sindaco e del Consiglio cittadino, il 27 aprile 1954, con delibera consiliare fu destinata l’area comunale in piazza Emanuele Filiberto al centro delle aiuole, antistanti l’albergo citato e prossimamente (sembra un problema geometrico) a metà della bisettrice formata dal lato sud-ovest del campanile di San Domenico e dal lato est della cabina elettrica nel punto intermedio tra il vertice dell’ angolo ed il bordo del marciapiede, così recita la delibera comunale.  Il monumento fu eretto grazie alle oblazioni volontarie dell’intera popolazione. Il Reverendo Vicario Don Luigi Prisco avrebbe, poi, dovuto provvedere a sue spese alla risistemazione delle aiuole e del viale secondo i suggerimenti dell’ufficio tecnico comunale, una volta completati i lavori. L’opera, di cui non conosciamo il realizzatore, fu inaugurata l’otto dicembre 1954 alla presenza del clero, autorità e fedeli. Madrina fu la nobildonna Margherita Rimondini.