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Lo stabilimento Leonardo di Pomigliano
Lo stabilimento Leonardo di Pomigliano

Il polo delle grandi fabbriche di Pomigliano piange la sua prima vittima del morbo maledetto. Ieri, alle nove del mattino, il Coronavirus ha strappato alla vita  un ingegnere della Leonardo di Pomigliano.  L’ingegnere era un cosiddetto quadro aziendale, occupava un incarico di una certa responsabilità e rilevanza nella divisione velivoli dello stabilimento aeronautico. Si è spento in ospedale ieri mattina, alle nove, dopo oltre due settimane di ricovero. La notizia del suo contagio era giunta il 23 marzo scorso e  aveva turbato molto i tremila addetti dell’impianto.  Nel frattempo si sono registrati altri casi di contagio nei due grandi stabilimenti attigui, due nell’Avio Aero, altro impianto aeronautico, e due nella Fiat, la fabbrica automobilistica che produce la Panda. Comunque la Fiat è ferma dall’11 marzo, dopo uno sciopero spontaneo dei lavoratori della catena di montaggio, impauriti dall’espandersi del contagio in tutto il Napoletano. E’ stata chiusa proprio del tutto una settimana dopo. L’Avio Aero e la Leonardo però sono sempre aperte. Non sono rientrate nell’ambito del provvedimento nazionale che giorni fa ha disposto la chiusura del maggior numero possibile di attività produttive basate sull’assembramento di dipendenti. Entrambe le aziende sono state considerate dal governo strategiche e quindi non chiudibili, sia pure temporaneamente. Ora però a Pomigliano c’è il primo morto di Coronavirus nelle grandi fabbriche. Un caso che farà discutere. Anche perché Confindustria sta premendo sempre di più per la riapertura delle aziende. Ma il Covid 19 morde ancora. Al sud non ha sfondato come nella pianura Padana ma in Campania i contagiati ufficiali sono 3200 mentre i morti sono 210. Sono concentrati prevalentemente nella conurbazione metropolitana di Napoli, l’area più densamente popolata d’Italia. E qui i numeri sono ancora destinati a salire.

A ogni modo stanno mettendo in campo investimenti massicci le grandi aziende strategiche che per la loro stessa natura di comparto essenziale per l’economia del Paese sono dovute per legge rimanere aperte. Alla Leonardo di Pomigliano, come del resto in tutti gli altri stabilimenti del gruppo aeronautico, le attività di sanificazione degli ambienti sono praticamente costanti. Sono stati messi a disposizione dei lavoratori presidi sanitari come mascherine e guanti e c’è un controllo interno ed esterno sul rispetto del distanze. “Noi non faremo mai un compromesso sulla salute – ha dichiarato l’azienda di recente ai sindacati e ai media nel corso dei vari confronti sui protocolli di sicurezza – ma non si può neanche rinunciare al futuro per cui è necessario impegnarci sin d’ora per garantire la migliore ripartenza, nel minor tempo possibile, non appena le condizioni lo permetteranno. Dove ci siano le garanzie si deve quindi poter lavorare, anche a regime ridotto, ma senza fermarsi. Già dal 24 febbraio sono state sospese tutte le trasferte nazionali ed internazionali dei dipendenti e dal 27 febbraio è stato abilitato lo smart working per tutte le nostre persone che potevano lavorare da remoto ed è stata ridotta all’essenziale la presenza nei siti produttivi, iniziando a rendere disponibili sistemi di protezione individuale e creando procedure e processi per ridurre il rischio di contagio”.