Grande successo con Pietro Faiella nel Giardino dei Miti di Pomigliano d’Arco

L’ultimo appuntamento del festival “I nostri miti” Ieri sera si è tenuto l’ ultimo appuntamento della sesta edizione del festival “I nostri miti” con Pietro Faiella in Secondo Giuda. Una storia nota, quella di Giuda Iscariota, ma raccontata da un punto di vista nuovo: il suo. È stata una rappresentazione teatrale mozzafiato. La mimica facciale dell’attore, combinata con luci, musiche e l’atmosfera suggestiva del Giardino dei Miti, ha lasciato il pubblico senza parole. È stato l’ultimo di una serie di appuntamenti che, ogni giovedì alle 21.00, hanno animato Pomigliano d’Arco, da Deborah Caprioglio a Pietro Faiella, passando da monologhi divertenti a riflessivi e commoventi. Ogni sera, il Giardino dei Miti era pieno di cittadini coinvolti e interessati. Al termine dello spettacolo di ieri sera, il pubblico ha regalato una standing ovation totale. Subito dopo, ha preso la parola Totò Caprioli con un intenso monologo: una sedia vuota illuminata, la sola voce a guidare l’emozione, fino alla sua salita sul palco per ringraziare i presenti, lo staff e il direttore artistico Francesco Maria Cordella. Con la serata di ieri si è ufficialmente concluso il ciclo estivo, ma non è escluso che ci siano novità in arrivo per la stagione invernale.

Sant’Anastasia, passa assestamento: Comune recupera altri 95mila euro

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Sant’Anastasia: recuperati altri 95mila euro per la città Il Sindaco Esposito: “Saranno impiegati per servizi ai cittadini”. Il vicesindaco Trimarco (Bilancio): “Una somma che va ad aggiungersi all’imponente recupero – oltre 500mila euro – compiuta in questi anni”. Un certosino lavoro di recupero nei meandri del bilancio: passato in consiglio comunale l’assestamento, ossia la garanzia che i conti sono in equilibrio, il vicesindaco Mario Trimarco ha annunciato in aula che – grazie all’incarico di verifica affidato all’esterno e al lavoro compiuto con l’Ufficio Ragioneria – si è riusciti a recuperare la somma di 95mila euro. In pratica, il Comune di Sant’Anastasia – dal 2018 al 2023 – ha pagato un surplus di Irap che oggi è a disposizione delle casse comunali e che va ad aggiungersi alle imponenti somme – circa 500mila euro – recuperate fin dall’insediamento dell’amministrazione Esposito, dai diritti di superficie per le antenne di telefonia mobile sul territorio. “Le somme recuperate – ricordano il sindaco Carmine Esposito e il vicesindaco Mario Trimarco – sono state impiegate, come lo saranno queste ultime, per servizi ai cittadini”. Intanto, con l’approvazione dell’assestamento di Bilancio, sono state definite alcune opere tra cui i lavori di riqualificazione di via Starza Rosanea (lotto III) e l’ampliamento via del Pruneto, un’opera finanziata nel 2012 e strategica che collegherà l’area con Pomigliano d’Arco e aiuterà la risoluzione dei problemi di viabilità. In più, interventi per la manutenzione delle strade, l’assegnazione di un nuovo immobile comunale che sarà sede di Polizia Locale e Protezione Civile e importanti economie dei fondi realizzati nei piani dedicati alla digitalizzazione: anche questo comporterà un risparmio per le casse comunali perché sarà prevista la notifica della Tari in maniera digitale.

Fucile contro 118 per decidere l’ospedale per il padre: “O va al Policlinico o ti ammazzo”

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NAPOLI, ENNESIMA AGGRESSIONE AL 118: “O LO PORTI AL POLICLINICO O VI AMMAZZO” Un fucile puntato contro un autista del 118, in pieno centro cittadino. È l’ennesima scena da far west che vede protagonista, suo malgrado, il personale sanitario napoletano. L’episodio si è verificato ieri sera in via Taddeo da Sessa, nel cuore di Gianturco, ed è la 34esima aggressione registrata nel 2025 ai danni del personale dell’Asl Napoli 1. I fatti. Intorno alle 20:40, un equipaggio della postazione 118 di Miano interviene per una richiesta urgente: dolore toracico in un autolavaggio. A preoccupare è lo stato di salute di un uomo. Ma ad accogliere i sanitari c’è anche il figlio, che si presenta come infermiere dell’Ospedale Monaldi e impone che il padre venga trasportato al Policlinico. Quando l’equipaggio spiega che la destinazione viene stabilita dalla centrale operativa, secondo criteri medici e disponibilità, l’uomo perde il controllo. Rientra in un locale attiguo e ne esce con un fucile in mano, lo punta sull’autista dell’ambulanza e minaccia: “O lo porti al Policlinico o vi ammazzo.” I soccorritori, con sangue freddo, fingono di cedere ma comunicano subito alla centrale la situazione. Caricano il paziente e partono in direzione Ospedale del Mare, mentre la polizia viene allertata. L’arresto avviene all’arrivo in pronto soccorso, senza ulteriori conseguenze. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma resta lo sgomento. Con questo episodio salgono a 42 le aggressioni totali tra Napoli 1 e Napoli 2 dall’inizio dell’anno: un dato allarmante, che racconta un’escalation di violenza che non risparmia neanche chi salva vite. Intanto sono in corso accertamenti sull’arma: si tratta di verificare se fosse detenuta legalmente o se sia parte di un arsenale abusivo. Quello accaduto ieri è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che confermano quanto sia diventato rischioso operare nei servizi di emergenza. Gli operatori sanitari chiedono sicurezza, rispetto, protezione. Il personale del 118, da mesi, lancia l’allarme. A raccoglierlo, finora, sono state solo le cronache.

San Giuseppe Vesuviano brinda al Lotto: vinti quasi 24mila euro

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    La fortuna fa tappa in Campania con l’ultima estrazione del Lotto di giovedì 31 luglio 2025. A San Giuseppe Vesuvianoun fortunato giocatore ha centrato una vincita da 23.750 euro, come riporta Agipronews. Il premio è arrivato grazie a tre ambi e un terno giocati sulla ruota di Napoli in un punto vendita situato in Via Passanti. Si tratta di una delle vincite più significative dell’ultima estrazione, che ha visto l’intero territorio nazionale premiato con complessivi 8,7 milioni di euro. Un bottino che conferma il trend positivo del Lotto, che nei primi sette mesi del 2025 ha distribuito premi per oltre 773,6 milioni di euro in tutta Italia. La Campania si conferma dunque terra di gioco fortunato, spesso protagonista di vincite rilevanti. L’episodio di San Giuseppe Vesuviano aggiunge un nuovo capitolo alla lunga lista di successi campani, portando entusiasmo e curiosità tra i frequentatori della ricevitoria fortunata. La speranza ora è che la buona sorte continui a baciare la regione anche nelle prossime estrazioni, magari regalando vincite ancora più ricche.

Guerriglia dopo partita, arresti tra gli ultras del Nola: scattano pure i Daspo

NOLA – Due ultras del Nola indagati per gravi violenze: arresti e Daspo dopo la semifinale playoff

Sono due i tifosi del Nola Calcio finiti nel mirino della giustizia dopo gli scontri avvenuti lo scorso 11 maggio a Teverola, al termine del match contro il Puteoli Real Normanna, valido per la semifinale dei playoff del Campionato Regionale di Eccellenza.

La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di D.M.G., classe 2000, sottoposto agli arresti domiciliari, e C.A., classe 1988, destinatario del divieto di dimora nel Comune di Aversa. Entrambi, ritenuti appartenenti al gruppo ultras del Nola, sono accusati di aver partecipato a un’aggressione brutale ai danni di un giovane, preso di mira da una fazione di tifosi incappucciati.

Secondo quanto accertato dalla DIGOS di Caserta, con il supporto dei Commissariati di Aversa e Nola, il ragazzo era stato inseguito fino all’interno di un esercizio commerciale, dove è stato raggiunto e violentemente picchiato. Le ferite riportate hanno richiesto il ricovero presso l’Ospedale di Aversa per una frattura scomposta al gomito, con prognosi di 90 giorni.

Gli investigatori hanno raccolto gravi elementi indiziari e riscontri oggettivi che hanno portato alla misura cautelare emessa dal GIP su richiesta della Procura di Napoli Nord. L’indagine era partita proprio nelle ore successive alla gara, già teatro di tensioni sugli spalti.

In un altro segmento degli accertamenti, un altro tifoso nolano, F.P., classe 2003, era già stato arrestato per lesioni gravi in concorso. Insieme agli altri soggetti coinvolti, è stato destinatario del Daspo emesso dal Questore di Caserta, che vieta l’accesso a manifestazioni sportive fino a cinque anni.

Il caso ha scosso la comunità nolana, evidenziando una frangia violenta del tifo che rischia di compromettere l’immagine dello sport locale. Le autorità hanno ribadito tolleranza zero verso comportamenti che nulla hanno a che vedere con la passione calcistica.

Somma Vesuviana, i vicoli della “Festa delle Lucerne” tra approfondimenti e considerazioni

  I toponimi legati a vicoli e vie, normalmente chiamati odonimi, sono nomi assegnati a strade, piazze e altri spazi pubblici. Non sono semplici rettangoli etichettati, ma rappresentano una parte fondamentale della storia, della cultura e dell’identità di un luogo.     I nomi di queste strade spesso riflettono eventi storici, personaggi meno o più importanti, caratteristiche del luogo, permettendo di poter ricostruire la storia di una piccola area. Oltretutto, bisogna aggiungere che i nomi di tanti vicoli sono parte integrante della tradizione di una comunità e contribuiscono a creare un senso di appartenenza e di identità. E, poi, la storia di un toponimo può essere ricca di curiosità e aneddoti, rendendo più interessante la conoscenza del luogo. È il caso dei vicoli che caratterizzano la quadriennale Festa della Lucerne nel borgo Casamale: un evento che offre allo spettatore un’atmosfera unica e un palcoscenico, dove il mondo reale si fonde con l’illusione e la magia prende vita tra le lucerne incantate. In un attimo tutti questi vicoletti si illuminano di una luce tremula, complici di centinaia di piccole lucernelle a olio. È un tripudio di triangoli, cerchi, rombi e quadrati, ma anche zucche svuotate, felci di ginestre e di scene di vita contadina. Un apparato scenico che trova la sua evidente concretizzazione a partire dal 1970, quando la festa fu riproposta dopo un vecchio tentativo realizzato 19 anni prima. Certamente in origine doveva essere un’umile festa rionale in memoria della Madonna della Neve, protettrice del luogo. Dalla realtà, poi, si è passato ad un mondo immaginario e fantasioso. Resta il fatto che sono ben undici i vicoli vestiti a festa in quest’edizione giubilare 2025: Coppola, Malacciso, Puntuale, Cuonzolo, Torre, Zoppo, Giudecca, Piccioli, Lentini, Perzechiello e Castello. Certamente alcuni odonimi sono antichissimi; altri, invece, sono apparsi nel Novecento, poiché nella toponomastica ottocentesca non sono presenti [ASCSV, Matrici di Popolazione, 1819 – 1866]. Bisogna, inoltre, sottolineare che diversi vicoli hanno acquisito il loro odonimo, ovvero il nome, senza l’intervento formale di una commissione toponomastica ufficiale. Questo fenomeno, comunque, comune in numerosi centri storici, è avvenuto progressivamente nel corso dei secoli, per volontà delle stesse famiglie che vivevano in quei luoghi. Per ognuno di essi, in ogni modo, abbiamo tentato di fornire una spiegazione plausibile, confrontandoci con tanti storici e appassionati, che da sempre hanno esaltato la storia millennaria di questa comunità. Ringrazio, per l’occasione, l’amico Gerardo Iovino, presidente dell’Arci, che ha sollecitato tale ricerca. Via Giudecca, forma di telaio quadrato con punte a croce, dall’incrocio Piccioli – Collegiata – Castello al Largo omonimo su via Gino Auriemma, era il quartiere ebraico della Terra di Somma. In vari diplomi angioini s’incontrano nomi di famiglie ebraiche abitanti in Somma nel Duecento e Trecento. A conferma, poi, della presenza ebraica nella città di Somma vi è l’archivista e storico degli ebrei del Mezzogiorno, Nicola Ferorelli, che nella sua opera Gli Ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII del 1915, afferma esplicitamente che in Somma nel sec. XV vi era una fiorente colonia ebraica nell’antichissimo quartiere Giudecca [cit. A. Angrisani, Toponomastica, Inedito, 1935] Vico ‘o cuonsolo, forma di telaio a rombo, da via Ferrante d’Aragona a via Giudecca, era la via del console che permetteva al rappresentante degli ebrei della Giudecca di poter scendere in città – uscendo dal portone della residenza, situata proprio difronte all’entrata da via Giudecca – per sbrigare affari in città e confrontarsi con gli amministratori locali dell’epoca, poiché l’attuale via Gino Auriemma era impercorribile sia per la presenza di un grande fossato a difesa della terra e, sicuramente, per una costruzione muraria che inglobò il quartiere in epoca aragonese, non permettendo lo sbocco sulla strada citata. Vico Malacciso extra moenia, il primo a destra dopo San Pietro, salendo a Porta Terra, forma di rombo, in relazione alla famiglia Aliperta alias malacciso, che aveva in questo luogo un’abitazione, situata alla fine del vico ad ovest. Questo contranome è presente a Somma già nella seconda metà del Settecento [Catasto onciario 1763]. Tra i personaggi di spicco, ricordiamo: il brigante postunitario Alfonso Aliperta (1837 – 1862); Vincenzo Aliperta (1865 – 1951), medaglia di bronzo al valor civile, concessa dal Re Vittorio Emanuele III; infine, il partigiano Ferdinando Aliperta (1919 – 1944), ucciso dai tedeschi a Gressoney (AO). Vico Coppola, forma di rombo, il primo vicolo cieco che da via Nuova a destra si dirige a sud, dove tuttora vi abitano molti di questa famiglia. Perciò se ne conserva il nome, come affermava lo storico Dott. Alberto Angrisani in una sua relazione del 13 luglio 1935 sulla toponomastica di Somma Vesuviana e del suo territorio. Vico Piccioli o Vico Dietro le Mura, presentato con la sua forma ad esagono nel 1990. È l’unico vico di via Piccioli sulla destra che dalla stessa via porta a via Circumvallazione. A riguardo, il dott. Alberto Angrisani, storico locale, fa derivare Piccioli da una celebre famiglia, la cui presenza s’attesta nel quartiere a partire dal XIV secolo. Lo studioso, infatti, in una sua cronologia inserita nel libro Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla città di Somma del 1928, riporta nel 1332 un Nicola Piczulo di Somma, che era scrittore, artista miniatore ed alluminatore di re Roberto d’ Angiò. Il dott. Domenico Russo cita una Porta Piccioli nell’antico quartiere murato, abbattuta nel 1869, ed un burgus de Piczulis, che già appare in un registro del 1326 [D. Russo – G.M. Russo, Guida storico – artistica del Casamale, Ed. Ars, 2024] Vico Perzechiello, forma di telaio quadrato, vicolo cieco fra via Collegiata e via Nuova, ossia piccolo pesco, sembra che sia legato al contranome affibbiato alla famiglia D’Alessandro, che viveva in questo luogo. Successivamente i D’ Alessandro si apparentarono con i Secondulfo alias ‘e mancine. Vico Torre, forma di telaio circolare, collegamento via Circumvallazione a via Colonnello G. Aliperta, dicesi per l’antica presenza di una delle tante torri dell’antico circuito murario del quartiere [L. Marchese, Pianta di Somma, Museo di Capua, 1799 – 1800]. Bisogna ricordare cha a cominciare dal XVIII secolo, soprattutto le torri, quelle aragonesi, furono soggette a demolizioni, aggiunte e sopralzi [cit. M. D’Aprile]. Le ultime acquisizioni, però, attestano in questo vico la presenza di una torre belvedere, ormai scomparsa, dell’antico palazzo Orsino – Papa – Colletta con le caratteristiche particolari, però, di una torre angioina [D. Russo, G.M. Russo, op. cit. 37]. Vico Zoppo, forma di telaio a triangolo, ossia un vicolo cieco, il 2° a destra su via M. Troianiello. Il vico è caratterizzato da due caseggiati contigui e collegati tra loro da due cortili in successione tra loro. Nonostante le superfetazioni non è stato possibile distruggere la matrice medievale dell’isolato, che conserva ancora la sua bellezza in alcuni angoli [cit. L. Esposito, Summae Civitas 75/3]. Vico Puntuale, forma di telaio a triangolo, è una strada stretta e breve dalla forma compatta, 1^ a sinistra, percorrendo via M. Troianiello. Il termine deriva dal contranome della famiglia Nocerino, come riferisce il compianto prof. Luciano Esposito nel suo articolo I più noti e diffusi contranomi del Casamale in Summae Civitas 75/3. È facile che l’odonimo si accosta alla virtù del capostipite di essere stato un uomo preciso, esatto e serio. Lo storico Angelo Di Mauro cita anche una selva puntuale sulle gavete del Monte Somma nelle sue ricerche sulla toponomastica [‘A terra ‘e zì Fattella, Ripostes Ed., 2003]. Vico Lentini, forma di telaio quadrato, in origine vicolo Orsini, costeggia proprio la casa palaziata che fu dei blasonatissimi Orsini, dalla piazzetta Collegiata fino a raggiungere la proprietà Febbraro, di cui ricordiamo Raimondo Orsini (+ 1568), che sposò nel 1529 la nobildonna Giovanna Maione, vedova del nobile sarnese Pietro Angelo Rastelli, la quale aveva beni in Somma. Raimondo, pur abitando stabilmente in Somma dall’epoca del matrimonio, cioè un anno dopo l’invasione del regno da parte dei francesi capeggiati dal visconte di Lautrec, comprò nel 1538 da tale Madamma Francesca di Costanzo con doppioni d’oro una partita d’una Massaria accosto le mura di Somma [N. d’Albasio, Memorie di scritture e ragioni, 1696, 30]. E qui, sicuramente in questa masseria, doveva trovarsi questa sontuosa casa palaziata, che Felice Marciano e Angelandrea Casale attestano comprata proprio da Raimondo nel 1538 [Gli Orsini di Somma in La mano sul cuore (a cura di Ciro Raia), Ed. Mario Sodano, Somma Vesuviana, 2021, 88]. Il palazzo degli Orsini, comunque, verrà descritto accuratamente in un successivo testamento del nipote di d. Raimondo: d. Giovanni Vincenzo Orsini (+ 1641) quondam Giovanni Leonardo, e consisteva in più, e diversi membri con due cortigli, giardino, e più entrati con due sale, e […], e diverse lamie e camere a botte, cellaro, et altre comodità [ASN, Notai XVII sec., scheda 945/14]. Bisogna ricordare, però, che il cognome di un ramo degli Orsini venne cambiato in Beneventano e molti feudi furono loro assegnati. Uno dei fratelli Beneventano, quindi Orsini, si stabilì a Lentini, in provincia di Siracusa, divenendo barone della corte del luogo. È facile che il termine Lentini sia legato a questo evidente passaggio storico. Lentini può essere, anche, il cognome della nobile famiglia siciliana, attestata nei trattati di araldica, ma non abbiamo alcuna certezza storica sulla presenza di questa famiglia in questi luoghi. Resta comunque tutto ancora da approfondire. Vico Castello, forma d’ellisse, la nuova forma geometrica in occasione dell’evento giubilare Magiche Lucerne 2025. Tale forma fu già proposta nel 1990 dall’ing. Arcangelo Rianna per i vicoletti laterali di via Lentini, grazie ad un suo disegno pubblicato nel libro La Festa delle Lucerne di Domenico Russo [Ed. Istituto Anselmi, Marigliano, 1990]. Il progetto non si concretizzò effettivamente nelle successive edizioni. Attualmente, dall’incrocio di via Giudecca – Piccioli (con fontanina), salendo via Castello, si arriva all’ultimo cortile a destra, dove vivono le famiglie Aliperta e De Falco. Qui, le sagome ellittiche in legno troveranno, finalmente, la loro degna collocazione. La via Castello è la strada che attualmente conduce alla Circumvallazione. Bisogna evidenziare che la funzionalità del Casamale venne meno proprio nel 1960, quando gli fu amputata la testa, isolandolo dal maestoso Castello d’Alagno, per dar posto ad una struttura viaria contraria ad ogni principio tecnico – progettuale.            

“La colomba di Damasco”: il romanzo di Maria Pia Selvaggio è una sinfonia

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Maria Pia Selvaggio, presidente della casa editrice che porta il suo nome, scrive romanzi, saggi, opere teatrali: la sua solida fama vola, come “la paloma”, dall’Italia al resto d’Europa, e all’America Latina. Numerosi e importanti sono i premi che le sono stati assegnati: grande è il successo di lettori e di critica conquistato dal suo splendido saggio su Carlo Emilio Gadda. Non mi piace fare confronti tra scrittori: ma la struttura dello stile e della prosa della Selvaggio “sanno”, nella loro originalità, dell’attenzione che la scrittrice ha dedicato ai romanzi di Roberto Bolano e di Gabriel Garcia Màrquez. Correda l’articolo l’immagine di un’opera di Alfonse Mucha.   Il romanzo “La Paloma de Damasco” è già stato pubblicato dalla casa editrice colombiana “Papel y Lapiz”, ma, poiché non conosco la lingua spagnola, Maria Pia Selvaggio mi ha concesso l’onore di leggere la bozza in lingua italiana. La protagonista è Hamida, una ragazza siriana che fugge dalla sua terra, devastata da violenze di ogni genere, e va alla ricerca di un nuovo spazio vitale, “attraversando” esperienze anche drammatiche, con il coraggio e con lo spirito di sacrificio di chi vuole costruire, a tutti i costi, la propria identità e difenderne “l’edificio” dagli accidenti del quotidiano. E’ importante sottolineare il fatto che Hamida “nasce” come personaggio teatrale e che conserva i segni della sua “origine” anche quando “entra” nello spazio del romanzo. L’abilità con cui la scrittrice, splendida regista, si serve degli “spazi letterari” per raggiungere i suoi obiettivi mi ha indotto a sfogliare di nuovo i libri di Bachelard. Maria Pia Selvaggio ci racconta il viaggio della profuga siriana: un viaggio complicato, quello di Hamida, perché in esso si intrecciano l’esplorazione dei luoghi, il confronto con gli “accidenti”, l’attenzione ai moti del “sentire” che vengono innescati dai momenti del vivere, la riflessione sulla memoria: è una trama che sfida i sensi e l’intelletto della ragazza, ed esalta la ricchezza duttile della prosa e dello stile di Maria Pia Selvaggio: il variare dei “toni” e delle immagini ha, alle radici, una preziosa coerenza, e perciò ogni singola pagina si percepisce come il momento di una sinfonia. Mentre Hamida cerca di ricordare come “donarsi a un uomo”, tre uomini saltano in aria per una mina, “brandelli di carne ed ossa volano in aria come uccelli affamati”, e intanto lei ricorda Aban che “curvo” su di lei, le bacia il seno, le toglie il velo:“sussulto e non so se è il freddo, la paura, il desiderio, o è lui che si muove piano dentro di me, dietro di me. Il fuoco di quei bombardamenti è il mio fuoco. Allah mi restituisce i pezzetti: brandelli d’infanzia e ricordi. E piango lacrime che mai avrei immaginato di avere, almeno non così tante.” Hamida non sa dove si trovi l’uomo che ama, Aban, non sa se lo rivedrà, mette in conto la possibilità che egli si sposi con un’altra donna, ma gli “chiede” di parlare di lei alla sua sposa, e di dirle che Hamida augura ad entrambi una serena felicità. Ma Hamida non formula mai pensieri generici: immagina, vuole, che il colloquio tra Aban e la sua sposa avvenga “al calar della sera”, quando “siederai con lei al tavolo per cenare”: “chiede” ad Aban di dire a sua moglie che Hamida lo ama “più della sua stessa carne”, e che tuttavia si augura che “il futuro sia spianato” davanti a loro, “come un campo di fiori durante la primavera”. Aban dovrà dire a sua moglie che Hamida “spera anche di incontrarci un dì, di vedere i nostri figli accanto a noi, nascosti dalla tua veste, come pianticelle che stanno aggrappate ad un limpido fiume.”. Maria Pia Selvaggio ci aiuta a misurare la ricchezza interiore della ragazza, e annoda i pensieri più “alati” alle immagini tratte dalla vita quotidiana: la sera, la cena, il campo di fiori: Hamida immagina e “sente” che Aban svelerà alla moglie che lui e la ragazza rimarranno per l’eternità due uccelli che volteggiano ai due lati di una sfera abbagliante di luce celeste”. E’ questa una fondamentale caratteristica dello stile della Selvaggio: le immagini del mondo esterno e quelle della riflessione si incontrano negli “occhi” di Hamida e si scambiano concretezza, desiderio della vita, potenza simbolica. La Selvaggio dimostra che aveva ragione Simmel: non ci sono più “oggetti” nel romanzo, ci sono “cose”, “cose” che “parlano”. “Dei bombardamenti mi impressionano due cose – dice Hamida – mentre cerco di stare in piedi in mezzo a questo deserto, che dovrebbe darmi la vita: il rumore sordo delle armi e l’odore della mia paura, che a volte è sudore, a volte è urina o qualcos’altro. La guerra rende cattivi. Ricorderò quel receptionist che abbassò lo sguardo, mentre fuggiva senza portarmi con sé, e la sua macchina fotografica che gli ballava sul cuore, il suo sguardo era di paura. Il suo obbiettivo non riusciva a contenere quell’immagine di una bambina atterrita, in una strada polverosa mentre piovevano bombe e lacrime insieme alla pipì, e quell’acqua dolorosa strisciava giù per le gambe magre e impolpate di polvere”. Il ritmo della prosa, sapientemente modulato dalla Selvaggio, fa in modo che l’epos del dramma non venga svilito dalla immagine della “pipì”. La Selvaggio ha meditato su Gadda, e certamente conosce i termini del confronto che Lucia Lo Marco ha imbastito tra Gadda e Merleau Ponty: entrambi sanno che “per riportare il pensiero alla sua originaria concretezza e al suo senso umano, occorre riportare ogni riflessione nell’esistenza e, in particolare, nel suo luogo fondamentale di origine, l’esperienza vissuta della percezione, dove spirito e materia, coscienza e mondo, si danno come indivisi, costituendosi in un rapporto di mutuo scambio e di interazione reciproca”. Grazie, “Domina” Maria Pia Selvaggio.

Visitare la Campania è meglio quando tutto si organizza online: ecco perché

Chi ha avuto modo di lavorare per anni nel mondo della comunicazione digitale sa che una delle abilità più sottovalutate è la pianificazione. Non la pianificazione in senso vago o teorico, ma quella vera fatta di strumenti concreti, piccoli dettagli e scelte intelligenti che trasformano un viaggio qualsiasi in un’esperienza ben riuscita. Oggi parliamo proprio di questo: perché visitare la Campania è decisamente più vantaggioso quando si organizza tutto, o quasi, online.

Trovare l’alloggio giusto, evitando brutte sorprese

Un errore da principianti è affidarsi al primo annuncio trovato o, peggio, prenotare all’ultimo minuto. La Campania, specialmente durante i periodi di alta stagione, è una macchina turistica che non perdona chi improvvisa. Chi conosce il settore sa bene che oggi le piattaforme di prenotazione online non servono solo a trovare un letto: offrono recensioni verificate, fotografie aggiornate, mappe interattive e politiche di cancellazione chiare. Non sono dettagli da poco. Oltre a hotel e B&B, ci sono strutture agrituristiche, dimore storiche, case vacanza gestite da privati. Tutte opzioni che spesso non compaiono nelle guide cartacee ma che online sono facilmente accessibili, anche grazie a sistemi di filtro avanzati che permettono di scegliere in base a criteri ben precisi: distanza da una fermata, presenza di parcheggio custodito, disponibilità di cucina privata, eccetera.

Trasporti sotto controllo, vacanza senza stress

Altro punto critico: i trasporti. Muoversi in Campania può essere un piacere o una frustrazione, tutto dipende da come ci si prepara. Un consiglio che solo chi ha esperienza con i flussi turistici locali può dare è questo: pianificare gli spostamenti con le app dedicate conviene sempre. Oggi possiamo acquistare biglietti per treni regionali, autobus urbani, traghetti per le isole o funicolari in pochi clic. Ad esempio, è possibile prenotare online i biglietti del traghetto da Napoli a Capri sul sito di Alilauro, scegliendo orari e posti in anticipo. Oppure, per chi desidera visitare luoghi meno accessibili, servizi come SitaSud permettono di acquistare in anticipo i biglietti per gli autobus lungo la costiera amalfitana, evitando code e incertezze.

Godersi il tempo libero anche online

Durante una vacanza ben costruita non si corre sempre da un punto A a un punto B. Ci sono momenti morti, attese, o semplicemente serate in cui si desidera restare comodi in struttura, magari con vista mare o in terrazza con un buon bicchiere. Ed è qui che entra in gioco un aspetto spesso trascurato ma che fa la differenza: l’intrattenimento digitale. Con una connessione stabile e un po’ di attenzione alla scelta delle piattaforme, anche il relax può diventare parte integrante dell’esperienza. Alcuni scelgono lo streaming, altri la lettura digitale, altri ancora preferiscono il gaming. In quest’ultimo caso, negli ultimi anni c’è stato un boom di soluzioni pensate proprio per accompagnare il tempo libero dei viaggiatori, come i nuovi casinò online.

Musei, eventi e ingressi: il vantaggio della prenotazione digitale

La cultura in Campania non si esaurisce certo tra Pompei e Napoli. Teatri, musei, scavi archeologici minori, concerti estivi e sagre tradizionali sono solo alcune delle mille sfumature dell’offerta. Ma ecco l’errore più diffuso: arrivare senza biglietto, pensando di “vedere al momento”. Chi lavora nel settore turistico lo sa bene: i posti sono limitati, le file lunghe, e i sistemi di prenotazione online sono ormai lo standard. Acquistare i biglietti in anticipo non solo garantisce l’ingresso, ma permette anche di evitare le code e, in molti casi, di accedere a tariffe ridotte o offerte speciali. Ci sono portali affidabili che centralizzano tutta l’offerta culturale della regione, permettendo di costruire veri e propri itinerari su misura. E anche in caso di cambi programma, la gestione digitale dei biglietti rende più semplice eventuali modifiche o cancellazioni. Per esempio, il sito ufficiale CoopCulture consente di prenotare online l’ingresso agli Scavi di Ercolano, al Museo di Capodimonte o alla Reggia di Caserta. Inoltre, piattaforme come TicketOne e Vivaticket permettono di acquistare biglietti per concerti e festival locali, molti dei quali si svolgono in location storiche davvero suggestive.

La gestione del viaggio: un’agenda digitale che fa la differenza

Ultimo ma non meno importante: la gestione complessiva del viaggio. I più giovani lo danno per scontato, ma chi ha fatto viaggi in epoca pre-digitale sa bene quanto valore abbia oggi poter avere tutto a portata di mano: mappe interattive, documenti di viaggio, prenotazioni, contatti, perfino le ricevute fiscali. Non è solo comodità, è controllo. È la possibilità di rispondere in tempo reale a ogni imprevisto, senza perdere tempo o farsi prendere dal panico. Chi pianifica un viaggio in Campania con strumenti digitali ha più margine d’azione, più libertà, e soprattutto più sicurezza. Che si tratti di trovare un ristorante con tavoli liberi, consultare gli orari dell’ultima corsa o semplicemente riorganizzare una giornata in base al meteo, tutto diventa più fluido, più naturale, più efficiente. Organizzare online non significa “fare tutto in automatico”, ma avere gli strumenti giusti per scegliere meglio. E nella visita a una regione complessa, affascinante e viva come la Campania, sapere dove mettere il click giusto può fare la differenza tra una vacanza caotica e un’esperienza davvero memorabile.

Controlli a Pontecitra: sequestrato sito abusivo, due denunce

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  MARIGLIANO – Continua l’impegno della Polizia Locale di Marigliano nella lotta agli illeciti ambientali nell’ambito delle operazioni Terra dei Fuochi. Nella mattinata di oggi, durante un controllo nell’area di Pontecitra, gli agenti hanno sorpreso due soggetti intenti a svernare bombole e accumulare materiale ferroso in un sito non autorizzato.   L’intervento tempestivo ha portato al sequestro immediato dell’area, ritenuta potenzialmente pericolosa anche per il rischio di inneschi dolosi. Le due persone sorprese sul posto sono state denunciate all’autorità giudiziaria per gestione illecita di rifiuti.   “Non arretreremo di un millimetro – ha dichiarato il comandante della Polizia Locale, Emiliano Nacar – contro il fenomeno dei depositi abusivi di rifiuti, spesso finalizzati a creare inneschi per roghi tossici. L’attività di prevenzione e repressione resta una priorità”.   Il comandante ha anche espresso grande apprezzamento per il lavoro svolto dagli agenti a tempo determinato impiegati nei controlli ambientali per la Terra dei Fuochi: “Stanno facendo un lavoro eccellente. Il loro contributo è fondamentale per il presidio del territorio”.   L’operazione di oggi si inserisce in un più ampio piano di contrasto ai reati ambientali predisposto dall’amministrazione comunale in sinergia con le forze dell’ordine e la Prefettura. Proseguiranno nei prossimi giorni anche i controlli alle ditte operanti nel settore dei rifiuti

Nola, sindaco presenta la sua giunta: decise anche le deleghe

Nola, il sindaco Andrea Ruggiero annuncia la composizione della giunta: “Una squadra di professionisti: ora al lavoro con spirito di servizio e concretezza” “Saremo guidati tutti dai principi della legalità, della trasparenza, della correttezza amministrativa. Su questo non ci saranno compromessi. Abbiamo bisogno del supporto costante dei cittadini, del loro spirito costruttivo, anche della loro critica, se utile a migliorare il nostro operato. La città guarda, la città attende un’amministrazione che sappia lavorare con concretezza e visione. Sappiamo che non sarà semplice, ma non è impossibile: da parte nostra ci impegniamo a lavorare con grande serietà e senso di responsabilità mettendo al servizio della comunità la competenza e la dedizione di ciascuno dei componenti della squadra” è quanto ha dichiarato il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero che questa mattina ha annunciato in consiglio comunale i nomi dei componenti del governo locale. “I nomi che compongono la Giunta – ha sottolineato il primo cittadino – sono il frutto di un attento percorso politico e amministrativo, orientato al merito, all’equilibrio e alla rappresentanza delle varie sensibilità della nostra comunità. A tutti loro ho espresso la mia piena fiducia” Ecco i nomi degli assessori indicati dal sindaco Andrea Ruggiero che ha anche assegnato le relative deleghe: Pasquale Petillo, vice sindaco e assessore all’urbanistica.
Deleghe: urbanistica, edilizia privata, P.U.A., regolamento edilizio popolare, politiche abitative, rapporti con soprintendenza, riqualificazione urbana, politiche energetiche. Florinda Aliperta, assessora alle politiche sociali.
Deleghe: politiche sociali, politiche del lavoro, politiche giovanili, piano sociale di zona, volontariato, pari opportunità, promozione del territorio, turismo e manifestazioni, sport e edilizia sportiva. Andrea Manzi, assessore alle attività produttive e polizia municipale.
Deleghe: viabilità, manutenzione strade, pulizia caditoie, sicurezza, smart city, polizia municipale, videosorveglianza, annona, commercio, agricoltura, mercati e fiere, SUAP, pubbliche affissioni, randagismo, canile municipale. Felice Attilio Paolo Maggio, assessore ai beni culturali e pubblica istruzione.
Deleghe: cultura, pubblica istruzione, manutenzione ordinaria edifici scolastici, rapporti con le associazioni, asilo nido, fondazione e parco letterario Giordano Bruno, eventi culturali e feste patronali. Cinzia Trinchese, assessora ai servizi e patrimonio della comunità.
Deleghe: patrimonio, personale, decoro e arredo urbano, pubblica illuminazione, servizi demografici, informatici, SIC, URP, toponomastica, protezione civile, sportello Europa, digitalizzazione, rete idrica e grandi eventi. Anna Bonavolontà, assessora al bilancio.
Deleghe: bilancio, economato e tributi. Vincenzo Scolavino, assessore ai lavori pubblici.
Deleghe: lavori pubblici, infrastrutture, regimi idraulici, sistemazione idrogeologica, ambiente, igiene urbana, centro di raccolta, verde pubblico, cimiteri, edilizia cimiteriale. Il sindaco manterrà per sé le deleghe alla fondazione Festa dei Gigli, al PUC e all’avvocatura.