I toponimi legati a vicoli e vie, normalmente chiamati odonimi, sono nomi assegnati a strade, piazze e altri spazi pubblici. Non sono semplici rettangoli etichettati, ma rappresentano una parte fondamentale della storia, della cultura e dell’identità di un luogo.
I nomi di queste strade spesso riflettono eventi storici, personaggi meno o più importanti, caratteristiche del luogo, permettendo di poter ricostruire la storia di una piccola area. Oltretutto, bisogna aggiungere che i nomi di tanti vicoli sono parte integrante della tradizione di una comunità e contribuiscono a creare un senso di appartenenza e di identità. E, poi, la storia di un toponimo può essere ricca di curiosità e aneddoti, rendendo più interessante la conoscenza del luogo. È il caso dei vicoli che caratterizzano la quadriennale Festa della Lucerne nel borgo Casamale: un evento che offre allo spettatore un’atmosfera unica e un palcoscenico, dove il mondo reale si fonde con l’illusione e la magia prende vita tra le lucerne incantate. In un attimo tutti questi vicoletti si illuminano di una luce tremula, complici di centinaia di piccole lucernelle a olio.
È un tripudio di triangoli, cerchi, rombi e quadrati, ma anche zucche svuotate, felci di ginestre e di scene di vita contadina. Un apparato scenico che trova la sua evidente concretizzazione a partire dal 1970, quando la festa fu riproposta dopo un vecchio tentativo realizzato 19 anni prima. Certamente in origine doveva essere un’umile festa rionale in memoria della Madonna della Neve, protettrice del luogo. Dalla realtà, poi, si è passato ad un mondo immaginario e fantasioso. Resta il fatto che sono ben undici i vicoli vestiti a festa in quest’edizione giubilare 2025: Coppola, Malacciso, Puntuale, Cuonzolo, Torre, Zoppo, Giudecca, Piccioli, Lentini, Perzechiello e Castello.
Certamente alcuni odonimi sono antichissimi; altri, invece, sono apparsi nel Novecento, poiché nella toponomastica ottocentesca non sono presenti [ASCSV, Matrici di Popolazione, 1819 – 1866]. Bisogna, inoltre, sottolineare che diversi vicoli hanno acquisito il loro odonimo, ovvero il nome, senza l’intervento formale di una commissione toponomastica ufficiale. Questo fenomeno, comunque, comune in numerosi centri storici, è avvenuto progressivamente nel corso dei secoli, per volontà delle stesse famiglie che vivevano in quei luoghi. Per ognuno di essi, in ogni modo, abbiamo tentato di fornire una spiegazione plausibile, confrontandoci con tanti storici e appassionati, che da sempre hanno esaltato la storia millennaria di questa comunità. Ringrazio, per l’occasione, l’amico Gerardo Iovino, presidente dell’Arci, che ha sollecitato tale ricerca.
Via Giudecca, forma di telaio quadrato con punte a croce, dall’incrocio Piccioli – Collegiata – Castello al Largo omonimo su via Gino Auriemma, era il quartiere ebraico della Terra di Somma. In vari diplomi angioini s’incontrano nomi di famiglie ebraiche abitanti in Somma nel Duecento e Trecento. A conferma, poi, della presenza ebraica nella città di Somma vi è l’archivista e storico degli ebrei del Mezzogiorno, Nicola Ferorelli, che nella sua opera Gli Ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII del 1915, afferma esplicitamente che in Somma nel sec. XV vi era una fiorente colonia ebraica nell’antichissimo quartiere Giudecca [cit. A. Angrisani, Toponomastica, Inedito, 1935]
Vico ‘o cuonsolo, forma di telaio a rombo, da via Ferrante d’Aragona a via Giudecca, era la via del console che permetteva al rappresentante degli ebrei della Giudecca di poter scendere in città – uscendo dal portone della residenza, situata proprio difronte all’entrata da via Giudecca – per sbrigare affari in città e confrontarsi con gli amministratori locali dell’epoca, poiché l’attuale via Gino Auriemma era impercorribile sia per la presenza di un grande fossato a difesa della terra e, sicuramente, per una costruzione muraria che inglobò il quartiere in epoca aragonese, non permettendo lo sbocco sulla strada citata.
Vico Malacciso extra moenia, il primo a destra dopo San Pietro, salendo a Porta Terra, forma di rombo, in relazione alla famiglia Aliperta alias malacciso, che aveva in questo luogo un’abitazione, situata alla fine del vico ad ovest. Questo contranome è presente a Somma già nella seconda metà del Settecento [Catasto onciario 1763]. Tra i personaggi di spicco, ricordiamo: il brigante postunitario Alfonso Aliperta (1837 – 1862); Vincenzo Aliperta (1865 – 1951), medaglia di bronzo al valor civile, concessa dal Re Vittorio Emanuele III; infine, il partigiano Ferdinando Aliperta (1919 – 1944), ucciso dai tedeschi a Gressoney (AO).
Vico Coppola, forma di rombo, il primo vicolo cieco che da via Nuova a destra si dirige a sud, dove tuttora vi abitano molti di questa famiglia. Perciò se ne conserva il nome, come affermava lo storico Dott. Alberto Angrisani in una sua relazione del 13 luglio 1935 sulla toponomastica di Somma Vesuviana e del suo territorio.
Vico Piccioli o Vico Dietro le Mura, presentato con la sua forma ad esagono nel 1990. È l’unico vico di via Piccioli sulla destra che dalla stessa via porta a via Circumvallazione. A riguardo, il dott. Alberto Angrisani, storico locale, fa derivare Piccioli da una celebre famiglia, la cui presenza s’attesta nel quartiere a partire dal XIV secolo. Lo studioso, infatti, in una sua cronologia inserita nel libro Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla città di Somma del 1928, riporta nel 1332 un Nicola Piczulo di Somma, che era scrittore, artista miniatore ed alluminatore di re Roberto d’ Angiò. Il dott. Domenico Russo cita una Porta Piccioli nell’antico quartiere murato, abbattuta nel 1869, ed un burgus de Piczulis, che già appare in un registro del 1326 [D. Russo – G.M. Russo, Guida storico – artistica del Casamale, Ed. Ars, 2024]
Vico Perzechiello, forma di telaio quadrato, vicolo cieco fra via Collegiata e via Nuova, ossia piccolo pesco, sembra che sia legato al contranome affibbiato alla famiglia D’Alessandro, che viveva in questo luogo. Successivamente i D’ Alessandro si apparentarono con i Secondulfo alias ‘e mancine.
Vico Torre, forma di telaio circolare, collegamento via Circumvallazione a via Colonnello G. Aliperta, dicesi per l’antica presenza di una delle tante torri dell’antico circuito murario del quartiere [L. Marchese, Pianta di Somma, Museo di Capua, 1799 – 1800]. Bisogna ricordare cha a cominciare dal XVIII secolo, soprattutto le torri, quelle aragonesi, furono soggette a demolizioni, aggiunte e sopralzi [cit. M. D’Aprile]. Le ultime acquisizioni, però, attestano in questo vico la presenza di una torre belvedere, ormai scomparsa, dell’antico palazzo Orsino – Papa – Colletta con le caratteristiche particolari, però, di una torre angioina [D. Russo, G.M. Russo, op. cit. 37].
Vico Zoppo, forma di telaio a triangolo, ossia un vicolo cieco, il 2° a destra su via M. Troianiello. Il vico è caratterizzato da due caseggiati contigui e collegati tra loro da due cortili in successione tra loro. Nonostante le superfetazioni non è stato possibile distruggere la matrice medievale dell’isolato, che conserva ancora la sua bellezza in alcuni angoli [cit. L. Esposito, Summae Civitas 75/3].
Vico Puntuale, forma di telaio a triangolo, è una strada stretta e breve dalla forma compatta, 1^ a sinistra, percorrendo via M. Troianiello. Il termine deriva dal contranome della famiglia Nocerino, come riferisce il compianto prof. Luciano Esposito nel suo articolo I più noti e diffusi contranomi del Casamale in Summae Civitas 75/3. È facile che l’odonimo si accosta alla virtù del capostipite di essere stato un uomo preciso, esatto e serio. Lo storico Angelo Di Mauro cita anche una selva puntuale sulle gavete del Monte Somma nelle sue ricerche sulla toponomastica [‘A terra ‘e zì Fattella, Ripostes Ed., 2003].
Vico Lentini, forma di telaio quadrato, in origine vicolo Orsini, costeggia proprio la casa palaziata che fu dei blasonatissimi Orsini, dalla piazzetta Collegiata fino a raggiungere la proprietà Febbraro, di cui ricordiamo Raimondo Orsini (+ 1568), che sposò nel 1529 la nobildonna Giovanna Maione, vedova del nobile sarnese Pietro Angelo Rastelli, la quale aveva beni in Somma. Raimondo, pur abitando stabilmente in Somma dall’epoca del matrimonio, cioè un anno dopo l’invasione del regno da parte dei francesi capeggiati dal visconte di Lautrec, comprò nel 1538 da tale Madamma Francesca di Costanzo con doppioni d’oro una partita d’una Massaria accosto le mura di Somma [N. d’Albasio, Memorie di scritture e ragioni, 1696, 30]. E qui, sicuramente in questa masseria, doveva trovarsi questa sontuosa casa palaziata, che Felice Marciano e Angelandrea Casale attestano comprata proprio da Raimondo nel 1538 [Gli Orsini di Somma in La mano sul cuore (a cura di Ciro Raia), Ed. Mario Sodano, Somma Vesuviana, 2021, 88]. Il palazzo degli Orsini, comunque, verrà descritto accuratamente in un successivo testamento del nipote di d. Raimondo: d. Giovanni Vincenzo Orsini (+ 1641) quondam Giovanni Leonardo, e consisteva in più, e diversi membri con due cortigli, giardino, e più entrati con due sale, e […], e diverse lamie e camere a botte, cellaro, et altre comodità [ASN, Notai XVII sec., scheda 945/14].
Bisogna ricordare, però, che il cognome di un ramo degli Orsini venne cambiato in Beneventano e molti feudi furono loro assegnati. Uno dei fratelli Beneventano, quindi Orsini, si stabilì a Lentini, in provincia di Siracusa, divenendo barone della corte del luogo. È facile che il termine Lentini sia legato a questo evidente passaggio storico. Lentini può essere, anche, il cognome della nobile famiglia siciliana, attestata nei trattati di araldica, ma non abbiamo alcuna certezza storica sulla presenza di questa famiglia in questi luoghi. Resta comunque tutto ancora da approfondire.
Vico Castello, forma d’ellisse, la nuova forma geometrica in occasione dell’evento giubilare Magiche Lucerne 2025. Tale forma fu già proposta nel 1990 dall’ing. Arcangelo Rianna per i vicoletti laterali di via Lentini, grazie ad un suo disegno pubblicato nel libro La Festa delle Lucerne di Domenico Russo [Ed. Istituto Anselmi, Marigliano, 1990]. Il progetto non si concretizzò effettivamente nelle successive edizioni. Attualmente, dall’incrocio di via Giudecca – Piccioli (con fontanina), salendo via Castello, si arriva all’ultimo cortile a destra, dove vivono le famiglie Aliperta e De Falco. Qui, le sagome ellittiche in legno troveranno, finalmente, la loro degna collocazione. La via Castello è la strada che attualmente conduce alla Circumvallazione. Bisogna evidenziare che la funzionalità del Casamale venne meno proprio nel 1960, quando gli fu amputata la testa, isolandolo dal maestoso Castello d’Alagno, per dar posto ad una struttura viaria contraria ad ogni principio tecnico – progettuale.




