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Acerra sotto attacco: furto di gioielli e soldi in casa di professionisti
Non si arresta l’ondata di furti che sta interessando Acerra. Nella mattinata di oggi, tra le 10 e le 11, alcuni ladri si sono introdotti in un appartamento del parco Eurotetto, in Corso della Resistenza, riuscendo a colpire indisturbati mentre la città era pienamente attiva.
Un episodio che si inserisce in un quadro sempre più preoccupante. Non si tratta più di singoli casi, ma di una sequenza di azioni criminali che restituiscono l’immagine di un territorio privo di adeguata tutela, dove i delinquenti sembrano muoversi come se avessero il controllo delle strade.
Le abitazioni diventano bersagli facili e le famiglie si ritrovano private non solo dei propri beni, ma anche della serenità. Le vittime di questo furto sono due giovani professionisti, lavoratori onesti che rappresentano quella parte di Acerra che cerca di costruire il proprio futuro, ma che si sente sempre più esposta e indifesa.
È inevitabile chiedersi come sia possibile che in pieno giorno nessuno intervenga. La percezione diffusa tra i cittadini è quella di una città lasciata sola, con controlli insufficienti e una presenza delle istituzioni ritenuta inadeguata rispetto all’emergenza sicurezza.
Il bottino comprende gioielli, contanti e diversi oggetti di uso domestico: coperte di lino, un aspirapolvere Folletto e piastre elettriche, segno di un’azione mirata e non improvvisata.
Già nelle scorse settimane, però, un altro episodio aveva fatto discutere: il furto subito da un noto pizzaiolo acerrano nella sua abitazione nei pressi dell’Ice Snei. In quell’occasione i ladri avevano agito con precisione, entrando mentre il proprietario era assente e portando via soldi, effetti personali e strumenti legati alla sua attività. Un colpo che aveva scosso l’intera comunità, colpendo una figura molto conosciuta e stimata, e che aveva acceso un campanello d’allarme rimasto purtroppo senza risposte concrete.
Oggi Acerra appare come una città in affanno, dove la sicurezza non è più una certezza. È necessario un cambio di passo immediato: più pattugliamenti, controlli visibili e un segnale forte da parte delle istituzioni. La criminalità non può continuare a dettare legge mentre i cittadini perdono fiducia e tranquillità.
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Banca d’Italia: nuovi concorsi per 160 assunzioni stabili
Scadenza del bando
Le domande di partecipazione devono essere presentate entro le ore 12:00 del 27 gennaio 2026.
Oltre tale termine non sarà possibile inoltrare la candidatura.
Una sola candidatura possibile
È consentita una sola domanda per ciascun candidato.
In caso di più candidature inviate per profili diversi, verrà presa in considerazione esclusivamente l’ultima, annullando le precedenti. Una scelta che richiede attenzione e consapevolezza del proprio percorso formativo.
Profili per laureati magistrali – 45 posti
Il primo concorso è dedicato agli Esperti in discipline economiche.
È richiesto il possesso di una laurea magistrale o specialistica con voto minimo 105/110 in ambiti economici, finanziari o politico-internazionali.
Le attività previste riguardano analisi economico-finanziarie, vigilanza e supervisione degli intermediari.
Profili per laureati triennali – 45 posti
Il ruolo di Assistente è rivolto a chi ha conseguito una laurea triennale in discipline economiche o politiche.
Le mansioni includono supporto alle attività progettuali, gestione amministrativa e collaborazione operativa negli uffici.
Profili per diplomati – 70 posti
Il concorso per Vice Assistenti è aperto ai candidati con diploma quinquennale di scuola secondaria.
Le funzioni sono di tipo esecutivo: servizi all’utenza, attività amministrative e gestione del contante.
La prima selezione avverrà sulla base del voto del diploma.
Prove d’esame
Le selezioni potranno prevedere:
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eventuale prova preselettiva
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prova scritta
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colloquio orale
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verifica della conoscenza della lingua inglese (scritta e orale)
Sedi di lavoro
Le assunzioni interesseranno sia l’Amministrazione centrale di Roma sia la rete delle filiali della Banca d’Italia, presenti in tutte le principali città italiane.
Come presentare domanda
La candidatura va inviata esclusivamente online, utilizzando SPID o CIE.
È obbligatorio indicare un indirizzo PEC, che sarà utilizzato per tutte le comunicazioni ufficiali.
Scarica il PDF del bando: bando-banca d’italia
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Due scrittrici “vesuviane”, Rosamaria Mughetto e Imma Giugliano
Rosamaria Mughetto ha pubblicato con “Il quaderno edizioni” il romanzo “La baia incantata”, secondo volume della trilogia ambientata sull’isola della Gaiola e aperta dal romanzo “Una vela azzurra”. Con la stessa casa editrice Imma Giugliano ha pubblicato una raccolta di “carmi”, “Le Vesuviane”, che è un seguito, nella ricerca e nella struttura, di “Voci Vesuviane”. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di Pietro Fabris “Il golfo di Napoli con il Vesuvio”.
Franco Bruno Vitolo che ha firmato la prefazione ha sottolineato l’aspetto fondamentale dei carmi di Imma Giugliano: “ La poesia è nelle cose che (la poetessa) racconta e nell’alone di realismo magico con cui la Giugliano colora personaggi e situazioni di ogni genere, nella capacità di creare un’atmosfera da caminetto di una volta”. In quel mondo che non c’è più c’era una magica relazione tra le donne e gli oggetti: questi traevano vita dalle mani che li toccavano e diventavano “cose” nel senso profondo che Remo Bodei ha dato alla parola “cosa” , e le cose “parlavano” alle donne e le trasformavano in sacre interpreti della realtà, in sacerdotesse: e perciò ho “sentito” di dover chiamare “carmi” i componimenti della Giugliano: le “cannacche” della signora nel carme “Nennella”, “’o panaro”e “’e fascine” di Speranza, “’a spasella” di Maruccella, “’o maccaturo” di Antonio – il Sole e tutto il corredo di “cose” che la “pendolara” porta con sé quando parte per i lidi di Rovigliano e di Torre Annunziata consiglio al lettore di percepirli attraverso il confronto con le fotografie del tempo che fu, con gli sguardi luminosi di quelle donne – sguardiche hanno sconfitto il tempo – : e coglierà, il lettore attento, nella sua interezza la magia di questo prezioso volume.
Coglierà la musica profonda che la Giugliano ha saputo modulare: non ha avuto bisogno degli strumenti tradizionali della poesia, delle rime, della variazione dei toni e della retorica delle “figure”, perché la musica viene da ogni parola della lingua napoletana, e la traduzione in lingua italiana serve soprattutto a dimostrare che i “concerti” evocati dalle parole napoletane non sono traducibili. Nel carme “Speranza” i versi “fascine, sprocche, sorve pilose / efenucchielle sarvateche” diventano, nella sola traduzione consentita dalla lingua italiana, “fascine, rami secchi, sorbe pelose/ e finocchietti selvatici”: ma si sente chiaramente che non è la stessa cosa, e la Speranza che raccoglieva sul Vesuvio “rami secchi” e “sorbe pelose” non è la stessa Speranza che “p’’a muntagna cuglieva sprocche e sorbe pilose”. E Carmela è, in lingua italiana, “tonda tonda”, ma la Carmela “vesuviana” è “tonna tonna”: quella dentale “d” e il suono “’ntruppecuso” di “nd” cancellano ogni nota di fascino nelle piene forme della Carmela italiana. In questo prezioso volume Imma Giugliano ha approfondito e ha impreziosito, nei contenuti e nel linguaggio, il discorso avviato con il volume “Voci Vesuviane”.
Il valore del romanzo di Rosamaria Mughetto “ sta anche nello sfondo mitico e archetipico su cui tutto si muove: Napoli, il suo mare, la Gaiola, il Vesuvio, la Villa Pausilypon, sono luoghi reali che diventano scenari del sogno. C’è in queste pagine una Napoli viva, intensa, oscura e luminosa al tempo stesso, antica come un canto perduto, moderna come un’urgenza che ci abita. Una città che è madre e abisso, grembo e minaccia, come le donne che popolano il romanzo”. Lo ha scritto Stefania Spisto nella prefazione al romanzo di Rosamaria Mughetto “La Baia incantata”: e se aggiungessi qualcosa, sarei presuntuoso. Il termine “scenari” usato dalla Spisto mi ha spinto a ricordare quegli scrittori che hanno paragonato Napoli a un teatro: sosteneva Gennaro Parrino che la Natura stessa ha voluto che Napoli fosse il palcoscenico di una recita perenne, perché ha dato al golfo la forma di un teatro, il cui il Vesuvio fa da quinta di scena.
E Domenico Rea ci spiegò che in realtà ci sono due Napoli “teatrali”: una “recita a mettere”: è la Napoli del barocco che tracima, degli stereotipi impastati con la luce, con le lacrime, anche con i sospiri, che abbiano però un timbro tenorile; l’altra è la “Napoli che recita a levare”, che è un esercizio di stile non meno difficile e complesso, anche perché il lessico essenziale e la sintassi scarna non chiamano immediatamente l’applauso, ma poi lo sollecitano e vogliono che sia ancora più intenso. Una caratteristica preziosa del romanzo della Mughetto è la variazione dei punti di vista di una narrazione, che, pur nella sua coerenza stilistica, segue i moti psicologici e esistenziali dei personaggi e ne rende con sapienza la complessità. E perciò il romanzo si apre con periodi “poetici” che descrivono “la notte dei sospiri degli astri e dei sogni ad occhi aperti”, una notte in cui “ognuno, se solo avesse potuto, avrebbe desiderato perdersi tra le braccia di quelle ombre silenziose, per ritrovarsi a pochi passi da uno spirito etereo, celeste e profondo come il mare”.
E invece un dialogo concitato tra Marco e Rosa (pagg.44-45) viene descritto con periodi brevi, dal ritmo incalzante, un ritmo da copione da film, in una prosa che mi permetto di classificare come “semplice”, dopo aver ricordato che quel “semplice” non deve trarci in inganno, che lo stile “semplice” è, diceva William Faulkner, lo stile più complesso. Complimenti alle due scrittrici “vesuviane”.
Morto sul lavoro un autotrasportatore di Cercola
Questa mattina, in un cantiere di Via Gianturco, è morto un autotrasportatore residente a Cercola
Intorno alle 12 di questa mattina, in Via Gianturco 100, è avvenuta l’ennesima morte sul lavoro. Infatti, i carabinieri della Compagnia di Poggioreale sono intervenuti in un cantiere, allertati dal 112.
In questa zona adibita a cantiere e deposito per container è stato rinvenuto il cadavere di Giacomo Burtone, uomo 49enne di Cercola.
Stando alle prime ricostruzioni l’uomo sarebbe deceduto a seguito di alcune operazioni di carico di un container sul suo camion, ma è ancora tutto da chiarire.
Le circostanze che hanno portato alla morte di Giacomo non sono ancora chiare. Gli investigatori sono a lavoro per raccogliere tutti gli elementi che possano ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto e verificare eventuali responsabilità. L’area è stata delimitata per effettuare i rilievi tecnici.
Sono in corso indagini e accertamenti da parte dei miliari e delle autorità competenti per far luce sul caso.

