Somma Vesuviana, Corte dei Conti: “Criticità sul Piano di riequilibrio”

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Qualcuno lo aveva annunciato, ma ora è la Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Campania – a dirlo nero su bianco con una comunicazione indirizzata al commissario straordinario del comune di Somma Vesuviana, Ida Carbone, al segretario generale Nunzio Anastasio, al responsabile del servizio finanziario e al collegio dei revisori dei Conti: il piano di riequilibrio finanziario approvato dalla ex maggioranza di Sarno è fatto male, malissimo. Prima di tutto per il ritardo con il quale è stato approvato, oltre i termini consentiti, un’osservazione che l’allora consigliere di opposizione Salvatore Rianna aveva più volte ribadito in aula. E ci sono inoltre gravi irregolarità contabili, come in aula avevano sottolineato anche i consiglieri Giuseppe Sommese e Peppe Nocerino. Qualche esempio, ma è solo una goccia nel mare, si ascrive per dire ai debiti fuori bilancio: nella procedura di riequilibrio finanziario pluriennale avviata dalla ex giunta Di Sarno sono quantificati in circa 4 milioni di euro ma solo per alcuni di essi sono stati trasmessi gli accordi con i creditori. Una tale criticità rende il piano di riequilibrio del tutto inattendibile. Ed ancora, per quanto attiene al fondo crediti di dubbi esigibilità, la Corte dei Conti fa notare come sia del tutto «inattendibile». Riassumendo: l’adozione del piano di riequilibrio è avvenuto in violazione del temine perentorio di 90 giorni; si configura il mancato rispetto delle norme sulla decorrenza dello stesso piano (forse bastava riferirsi al Tuel, per non sbagliare) perché è stato sì approvato nell’anno 2025 ma con decorrenza riferita all’anno precedente; rispetto al cronoprogramma di rientro dei debiti fuori bilancio (con quote di recupero dal 2024 al 2038), non si rilevano gli accordi sottoscritti con tutti i creditori, bensì solo con alcuni; sono stati sottostimati – per dirla con estrema semplicità – possibili disavanzi per debiti fuori bilancio non censiti e per contenziosi. Infine, le misure di risanamento previste, pur descritte in maniera analitica, non dimostrano l’andamento migliorativo del programma. Cosa succede ora per Somma Vesuviana che si approssima alle elezioni – una bella grana per chiunque aspiri a diventare il prossimo sindaco – e per i suoi cittadini già vessati dall’aumento, tanto per dirne una, dell’Imu? Succede che entro 20 giorni dalle comunicazioni della Corte dei Conti, il Comune di Somma Vesuviana dovrà presentare le proprie osservazioni e dire cosa vuole fare in merito e come intenda procedere per le criticità. Dalla valutazione di queste osservazioni sarà poi la Corte dei Conti a trarre le proprie conclusioni, quanto alla sorte del piano di riequilibrio finanziario ventilato quale argine al presunto dissesto dalla ex amministrazione di Somma Vesuviana, bisognerà attendere.

Vesuvio, 26 guide ferme sul Gran Cono: scoppia la protesta sul sentiero 5

L’associazione “Presidio permanente vulcani campani” ha espresso il suo disaccordo sulla vicenda delle 26 guide bloccate a svolgere la propria attività sul sentiero numero 5 Il blocco dell’attività sul sentiero numero 5 del Gran Cono del Vesuvio è avvenuto nonostante l’entrata in vigore della nuova normativa regionale che ne sancisce il diritto operativo. A denunciare la situazione è stato Gennaro Balzano, presidente della associazione “Presidio permanente vulcani campani”: “Ventisei guide vulcanologiche regolarmente abilitate dalla Regione Campania risultano, ad oggi, impossibilitate a svolgere la propria attività professionale sul sentiero numero 5 del gran cono del Vesuvio, nonostante l’entrata in vigore della nuova normativa regionale che ne sancisce il pieno diritto operativo. Una situazione paradossale e fortemente lesiva non solo dei diritti dei professionisti coinvolti, ma soprattutto dell’interesse pubblico, della sicurezza dei visitatori e della qualità complessiva dei servizi turistici offerti in uno dei siti naturalistici più importanti d’Europa”. “Dopo quasi trent’anni dall’ultimo concorso la Regione Campania ha approvato lo scorso luglio una delibera che supera il vecchio sistema del numero chiuso, ampliando l’organico delle guide vulcanologiche operative presso il ‘presidio permanente del Vesuvio’, in risposta al crescente flusso turistico e alle maggiori esigenze di sicurezza” ha spiegato nella nota Balzano. Il problema sorge quando le 37 guide storiche attualmente operanti nella zona vorrebbero mantenere un monopolio lavorativo ed economico, impedendo ai 26 nuovi professionisti di lavorare sul territorio. Balzano spiega che “restano intenzionate a mantenere il monopolio lavorativo ed economico impugnando la nuova legge regionale davanti al Tar e diffidando le nuove guide vulcanologiche ad operare sul sentiero numero 5”. Le critiche sono arrivate anche per l’Ente Parco Nazionale Vesuvio che, in qualità di soggetto gestore, dovrebbe fornire risposte ufficiali che però ancora non sono arrivate. Mancanza che secondo l’associazione contribuisce ad allungare la situazione di stallo, penalizzando turisti e lavoratori. Per Gennaro Balzano questa situazione viene definita “non solo un palese impedimento al lavoro per le ulteriori 26 guide vulcanologiche ma favorisce il permanere di un servizio di accompagnamento guidato non idoneo all’importanza del sito, a fronte degli oltre 700.000 visitatori che ogni anno scelgono di visitare il cratere del Vesuvio”. La vicenda resta attualmente aperta, aspettando chiarimenti e sviluppi da parte dell’Ente Parco Nazionale Vesuvio e sul fronte giudiziario. Intanto, sul Gran Cono del Vesuvio la situazione resta tesa e continua a pesare la vicenda irrisolta che non consente a decine di guide vulcanologiche abilitate di lavorare.  

Gandhi, il piano per l’ampliamento: Comune studia transizione con Città Metropolitana

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Il Liceo “Gandhi” di Casoria non chiude e non viene ridimensionato. A fare chiarezza sono il Sindaco Avv. Raffaele Bene, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Anna Maria Casolaro e la Dirigente scolastica Anna Errichiello, che intervengono per spiegare una vicenda complessa, legata esclusivamente alla riorganizzazione degli spazi scolastici e non alla soppressione dell’Istituto. Il nodo riguarda il plesso di via Andrea Torrente, la cui locazione sarà dismessa dalla Città Metropolitana di Napoli a partire dal prossimo anno scolastico. Una scelta motivata dalla volontà di eliminare i fitti passivi e di concentrare le risorse su investimenti strutturali duraturi. In parallelo, è stato infatti avviato un intervento di grande rilievo: l’acquisto di un nuovo immobile accanto alla sede centrale di via Aldo Moro e la programmazione di un ampliamento che porterà alla realizzazione di 25 aule complessive, con un investimento di 2,7 milioni di euro. A regime, il Liceo Gandhi disporrà di spazi superiori rispetto a quelli attualmente utilizzati nel plesso Torrente. Il tema centrale, oggi, è la gestione della fase transitoria. A settembre saranno immediatamente disponibili 7 nuove aule, mentre le altre verranno completate nel corso dei lavori. Per questo motivo, il Sindaco di Casoria e la Dirigente scolastica hanno rappresentato con chiarezza alla Città Metropolitana l’esigenza di garantire fin da subito un numero di locali adeguato, così da non compromettere l’organizzazione didattica di una scuola che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita costante. Il Comune di Casoria ha già dato la propria disponibilità a collaborare attivamente, mettendo a disposizione spazi comunali per contribuire alla soluzione temporanea. Le opzioni in campo, assicurano gli enti coinvolti, permetteranno comunque di accogliere tutti gli studenti in orario antimeridiano, evitando soluzioni drastiche o penalizzanti. Nei prossimi giorni, un incontro tecnico presso la Città Metropolitana servirà a definire nel dettaglio il percorso da seguire. L’obiettivo condiviso resta uno solo: accompagnare il Liceo “Gandhi” verso il nuovo assetto strutturale senza creare disagi e tutelando il diritto allo studio. Sindaco, Assessorato e Dirigenza scolastica ribadiscono infine la piena sintonia istituzionale e l’impegno costante a informare correttamente la comunità scolastica, nella convinzione che trasparenza e chiarezza siano strumenti fondamentali per affrontare una fase di cambiamento importante ma ricca di prospettive.

Scuola e inclusione: al via il servizio di mediazione linguistica e culturale nell’Ambito Territoriale N22

Per la prima volta nell’Ambito Territoriale N22 viene attivato il Servizio di mediazione linguistica e culturale nelle scuole, con l’obiettivo di supportare concretamente l’inclusione degli alunni stranieri non italofoni frequentanti gli istituti scolastici del territorio.   Il servizio nasce per favorire l’inserimento scolastico, relazionale e didattico degli studenti provenienti da contesti linguistici e culturali differenti, rafforzando il dialogo tra scuola, famiglie e comunità.   Il mediatore linguistico-culturale svolge attività di accoglienza, tutoraggio e facilitazione nei confronti degli alunni stranieri non italofoni frequentanti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado dell’Ambito N22. Il servizio prevede inoltre attività di mediazione a supporto dei docenti durante le attività didattiche nelle diverse discipline, servizi di interpretariato e traduzione di avvisi, messaggi e documenti, nonché un supporto mirato nell’apprendimento dei contenuti linguistici di base.   Tra le funzioni previste rientrano anche la mediazione nei confronti degli studenti per favorire un inserimento efficace nelle classi, la partecipazione ai colloqui periodici tra famiglie e insegnanti e la redazione, al termine delle attività, di una relazione sul lavoro svolto.   Nel Comune di Marigliano il servizio partirà nei plessi degli istituti Pacinotti e Dante, con particolare attenzione agli studenti provenienti dall’Ucraina — che rappresentano la componente numericamente più significativa — oltre che da Paesi del Nord Africa e del Sud America. In particolare, il supporto agli studenti ucraini sarà garantito anche attraverso mediatori madrelingua.   Positivo il riscontro da parte delle istituzioni scolastiche coinvolte, che hanno espresso soddisfazione per l’avvio di un servizio ritenuto strategico per il rafforzamento dei percorsi di inclusione e per il miglioramento della qualità dell’esperienza scolastica degli studenti e delle famiglie.   «Investire sull’inclusione scolastica significa investire sul futuro della nostra comunità. Garantire a ogni ragazzo gli strumenti per sentirsi parte della scuola e della città è una priorità per questa amministrazione», dichiara il sindaco di Marigliano, Gaetano Bocchino.

Accoltella l’ex sull’Asse Mediano perchè non vuole che la relazione finisca

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La Polizia di Stato di Caserta ha arrestato, nella serata di ieri, un uomo di 33 anni, residente in provincia di Napoli, per il reato di tentato femminicidio.
Gli agenti della Squadra Mobile di Caserta e del Commissariato di pubblica sicurezza di Castel Volturno sono interventi in seguito alla richiesta di un’ambulanza, in zona “Ischitella”, individuando, in prossimità di un’auto ferma sul ciglio della strada, una coppia di ragazzi e, in particolare, una giovane donna di 24 anni, gravemente ferita da arma da taglio. L’aggressore è un operatore sanitario di 30 anni di Pozzuoli.
È emerso che l’uomo, ex fidanzato della donna, dopo una lite, avvenuta poiché non accettava la fine della loro relazione, aveva colpito più volte la ragazza con un coltello da cucina, ferendola gravemente, per poi autoinfliggersi una coltellata nella zona dello sterno.
Trasportata in codice rosso dall’ambulanza, immediatamente inviata sul posto dal 118, la ragazza è risultata fuori pericolo di vita.
Dopo le prime cure mediche, l’uomo è stato condotto presso il Commissariato di pubblica sicurezza di Castel Volturno e, tratto in arresto per il reato di tentato femminicidio, è stato poi accompagnato presso la Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, in attesa del giudizio di convalida.
Oltre l’azione repressiva, la Polizia di Stato prosegue le iniziative della campagna permanente “…questo non è amore”, finalizzata a sensibilizzare la società civile e specialmente le nuove generazioni contro la violenza di genere, con numerosi incontri nelle scuole, eventi pubblici e partecipazioni in seminari e convegni del personale specializzato.
La misura dell’ammonimento del Questore, che consente un’azione tempestiva a tutela delle vittime di violenza, stalking e reati come il revenge porn, vede la provincia di Caserta al vertice nazionale con il minor numero di recidive in seguito all’adozione del provvedimento, come da dati statistici forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Veronica Maya voce narrante de “Il Gatto Meone”: la fiaba jazz che incanta i bambini

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    La celebre attrice dà vita ad un progetto originale tra musica dal vivo e valori educativi. Roma, 4 febbraio 2026 – Veronica Maya è la voce narrante di “Il Gatto Meone”, nuovo progetto di fiaba musicale jazz che unisce narrazione avvincente, musica dal vivo e immagini evocative in uno spettacolo pensato per bambini, famiglie e scuole primarie. L’attrice, nota per la sua versatilità e il suo timbro caldo e coinvolgente, interpreta la nonna Gioconda, che racconta alla piccola Elena una storia di crescita e altruismo ambientata tra le colline umbre. “Il Gatto Meone” nasce da un’idea di Lucia Alunni, autrice del testo, con musiche originali composte da Catello Milo. La direzione artistica è di Fabio Angelo Colajanni, presidente Assoflute. La storia è narrata dalla nonna Gioconda a una bambina di nome Elena, in una cornice di campagna umbra vicino Perugia. Protagoniste sono due sorelle: Gemma, vanitosa e invidiosa, e Anna, dolce e altruista. Anna, incaricata dalla madre di recuperare la famosa “padella magica” dal misterioso Gatto Meone – che abita una casa a forma di zucca – aiuta i suoi topolini amici e viene premiata con un abito splendido e un diadema luccicante. Gemma, gelosa, tenta lo stesso ma, cedendo alla curiosità, finisce con una zampa di gallo sulla fronte. Grazie al pentimento e al gesto generoso di donare i suoi abiti ai poveri, Gemma si redime e le sorelle diventano le “piccole aiutanti del Gatto Meone”. Un messaggio timeless sull’importanza di gentilezza e aiuto reciproco. Accompagnata dai cantanti coprotagonisti Anna Maria Milo e Alessandro Camilli, Maya porta in vita personaggi e ambientazioni con un’interpretazione che cattura l’attenzione di grandi e piccini. I brani jazz originali – tra swing vivaci, atmosfere intime e interludi suggestivi – sono eseguiti dal Millennium Ensemble: Fabio Angelo Colajanni al flauto, Emanuele Geraci al clarinetto, Gaetano Lo Bue al fagotto e Catello Milo al pianoforte. Completano il quadro il coro di voci bianche dell’I.C. Via Messina di Roma diretto da Nicol Montuori, in un format flessibile per teatri e scuole. In uscita anche il videoclip della sigla del cartone animato, realizzato sotto la produzione video & character design di Kuruka.it, che estenderà l’universo della fiaba in un formato animato per il pubblico giovane. Lo spettacolo, progetto di Assoflute con grafiche di Gianni Iannozzi, include materiali didattici per insegnanti. La formula è flessibile, adatta sia al palcoscenico teatrale sia ai contesti scolastici, con soluzioni pensate per diversi spazi e impianti tecnici. Il progetto include anche materiali didattici dedicati agli insegnanti – schede di ascolto, proposte di attività in classe, spunti interdisciplinari – per proseguire il lavoro educativo dopo lo spettacolo. “Con ‘Il Gatto Meone’ abbiamo voluto creare un ponte tra il mondo dei bambini e il jazz, unendo una storia vicina alla loro sensibilità a una musica ricca di colori, improvvisazione e dinamiche emozionali.” Il progetto è pensato come format replicabile, adatto a rassegne per l’infanzia, stagioni teatrali, matinée scolastiche e festival dedicati alla musica e alla letteratura per ragazzi. Per vedere il videoclip di presentazione della fiaba basterà collegarsi al seguente link https://www.youtube.com/@IlMondodelleFavole. Possibilità di replica e tournée su tutto il territorio nazionale. Sono aperte le prenotazioni per scuole, teatri, biblioteche e associazioni interessate a ospitare il progetto nella propria programmazione al seguente indirizzo: assoflute@hotmail.it   Informazioni per la stampa Titolo: “Il Gatto Meone – Fiaba musicale jazz per bambini” Testo: Lucia Alunni Musica: Catello Milo Voce recitante: Veronica Maya con Anna Maria Milo e Alessandro Camilli Progetto: Assoflute Sponsor: Ambrocasual Srl Produzione video & character design: Kuruka.it Progetto grafico: Gianni Iannozzi Consulenza e marketing: Espedito D’Antò Partecipazione: coro di voci bianche dell’I.C. Via Messina di Roma diretto da Nicol Montuori Target: bambini 6–11 anni, famiglie, scuole primarie Formati disponibili: spettacolo in teatro, matinée scolastiche, eventuali laboratori collegati Durata: [30] minuti Disponibilità: stagione 2026/2027

Esplosioni di Atm, banda della marmotta stanata nel Vesuviano: 5 arresti

  A seguito degli episodi di esplosioni di ATM, verificatisi nelle scorse settimane, è stato predisposto un corposo dispositivo di controlli interforze nei comuni interessati e in quelli limitrofi, nell’ambito del quale gli agenti della Polizia di Stato e nello specifico delle Squadre Mobili di Napoli e Caserta, unitamente ai militari dell’Arma dei Carabinieri del Nucleo Investigativo Castello Di Cisterna, della Compagnia di Castellammare e del Gruppo di Torre Annunziata hanno tratto in arresto 5 soggetti, di età compresa tra i 22 e i 55 anni, per furto aggravato in concorso; gli stessi sono stati, altresì, denunciati per ricettazione e per deposito di materie esplodenti senza licenza dell’autorità e senza le prescritte cautele. In particolare, nella notte dello scorso 4 febbraio, a seguito di due distinti episodi di esplosioni di ATM, avvenuti attraverso la “tecnica della marmotta” nei comuni di Casavatore e Agerola, il personale sopra citato ha avviato una serrata attività di indagine. Nello specifico, a seguito di due forti deflagrazioni, avvenute presso l’istituto bancario di Agerola, i militari della Stazione di Pianillo di Agerola sono intervenuti in viale della Vittoria, accertando che, dall’ATM in questione era stato asportato del denaro da alcuni soggetti che, a bordo di un’autovettura, si erano poi dati alla fuga in direzione di Amalfi Dopo pochi istanti, il veicolo in questione è stato intercettato dai carabinieri del Nucleo della Compagnia di Amalfi; ne è scaturito un inseguimento, terminato poco distante a causa del lancio, da parte degli occupanti del veicolo, di chiodi a tre punte che hanno forato gli pneumatici della vettura di servizio. Poco dopo, l’autovettura è stata nuovamente intercettata da personale del Nucleo Radiomobile di Salerno, ma i fuggitivi, alla loro vista, hanno repentinamente invertito la marcia fino a quando, giunti nel comune di Cetara, hanno abbandonato il veicolo, facendo perdere momentaneamente le proprie tracce. Dagli accertamenti di seguito esperiti, è emerso che sul veicolo in questione erano state apposte delle targhe provento di furto. Le serrate attività di indagine, esperite dai poliziotti delle Squadre Mobili di Caserta e Napoli, hanno consentito di individuare il “covo” della banda a San Gennaro Vesuviano, dove i poliziotti hanno rintracciato i 5 soggetti, trovandoli in possesso di circa 20.000 euro, suddivisi in banconote di vario taglio, chiaro provento dell’attività delittuosa. Pertantoessendovi fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, gli agenti hanno controllato l’abitazione in questione, dove hanno rinvenuto 10 ordigni esplosivi, torce frontali, una busta contenente chiodi a tre punte, attrezzature in metallo (cc.dd. “marmotte”). Per tali motivi, gli indagati sono stati tratti in arresto dal personale operante.

Liste d’attesa fiume, Auriemma attacca: “Governo Meloni ha fallito”

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“Il nuovo allarme lanciato dalla Fondazione GIMBE certifica ciò che il Movimento 5 Stelle denuncia da tempo: il decreto del Governo Meloni sulle liste d’attesa è un fallimento totale. A 18 mesi dall’approvazione del provvedimento, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: zero benefici concreti per i cittadini. Mancano ancora due decreti attuativi fondamentali e la cosiddetta piattaforma nazionale sulle liste d’attesa è una scatola vuota, con dati incomprensibili, frammentati e senza alcuna reale trasparenza su Regioni e strutture sanitarie. Il Governo aveva promesso una svolta storica, ma ha prodotto solo propaganda e annunci. Le liste d’attesa restano interminabili, milioni di persone sono costrette a mettere mano ai propri risparmi per curarsi nel privato oppure, cosa ancora più grave, rinunciano alle cure. Il diritto alla salute viene così calpestato ogni giorno, nel silenzio colpevole dell’esecutivo. Questo non è semplice immobilismo o inefficienza ma una precisa scelta politica: lasciare che il Servizio Sanitario Nazionale venga progressivamente smantellato, favorendo la sanità privata e scaricando i costi sulle famiglie. È una deriva inaccettabile che colpisce soprattutto i più fragili Il Governo Meloni smetta di nascondersi dietro slogan e assuma finalmente le proprie responsabilità. La salute non può essere un lusso, né un privilegio per chi può permetterselo. Il Movimento 5 Stelle continuerà a battersi in Parlamento e nel Paese per difendere la sanità pubblica e universale, come sancito dalla nostra Costituzione”. Così in una nota Carmela Auriemma, Vicecapogruppo M5S alla Camera e Coordinatrice provinciale napoletana.

L’intimità poetica di Rosanna Lemma in “L’eco del passato – Parole desuete”

“L’eco del passato – Parole desuete” (De Frede Editore) è la raccolta poetica intima e potente di Rosanna Lemma, con prefazione della sociologa e giornalista Tania Sabatino. Negli anni Sessanta prendono forma le teorie dell’Appraisal (valutazione cognitiva), il cui principale esponente è Richard Lazarus, insieme a Magda Arnold, Nico Frijda, Klaus Scherer e Robert Solomon. Secondo questa teoria le emozioni sono il risultato di un’attività di coscienza nella valutazione della realtà in rapporto ai propri significati. L’individuo interpreta ciò che accade e, poi, lo confronta con la propria storia personale, facendone una “lettura” soggettiva. Una prospettiva che vede l’emozione come l’esito di un processo cognitivo complesso, non come riflesso improvviso né automatismo istintivo. È per questo che, di fronte allo stesso evento, due persone possono reagire in modo diverso e, in alcuni casi, diametralmente opposto. Su questa linea si innesta, alcuni decenni dopo, la teoria Broaden-and-Build (teoria dell’ampliamento e della costruzione) di Barbara Fredrickson, nonché uno dei pilastri della psicologia positiva. La studiosa statunitense mostra come le emozioni positive non si limitino a controbilanciare il dolore, ma ne trasformino l’esperienza, convertendola in risorsa evolutiva. Gioia, contentezza, interesse e amore — categorie emotive rintracciabili in ogni cultura — ampliano il campo percettivo e cognitivo dell’individuo, favorendo nuove possibilità di senso. Pur essendo transitorie, queste emozioni producono effetti durevoli: incidono sulla memoria, sull’apprendimento, sulla creatività e sulla capacità di problem solving, contribuendo a costruire nel tempo una struttura interiore più resiliente. È in questo spazio di trasformazione che si colloca l’esperienza poetica. La poesia, infatti, rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui il dolore viene rielaborato e restituito in forma condivisibile. Studi psicologici sul linguaggio poetico mostrano come la risposta emotiva del lettore nasca da una triplice simulazione: il contenuto semantico (ciò che il testo racconta), la dimensione fonico-ritmica (il suono, il respiro, la musicalità dei versi) e l’identificazione personale, ossia il processo attraverso cui chi legge riconosce nelle parole dell’altro frammenti della propria esperienza. Ci vorrebbe un libro… per esplorare fino in fondo i meccanismi che viaggiano dal vissuto emotivo alla parola, dalla ferita alla narrazione. Accade con “L’eco del passato – Parole desuete” di Rosanna Lemma, edito da De Frede Editore, dove il linguaggio diventa spazio di valutazione emotiva, attraversamento del dolore e progressiva costruzione di senso. Una silloge dove l’espressione individuale diventa spazio relazionale. Un dispositivo empatico capace di attivare memorie, evocare immagini interiori, dando forma a emozioni che spesso non possiedono un nome sin da subito. Le sue parole si muovono esattamente lungo quella traiettoria, interpretando l’esperienza e restituendola al lettore ampliata attraverso una scrittura figurativa. Parole che trovano espressione non solo in rime, ma anche in racconti brevi che spesso toccano il tema della malattia e della diversità, di un dolore che non diventa mero tormento, ma si concretizza in occasione di riconoscimento e rinascita. In “L’eco del passato – parole desuete” Rosanna ascolta il canto delle Sirene che proviene da un giorno lontano e parla il linguaggio della separazione, della solitudine, della nostalgia. Ma anche degli amori cercati e persi. Di finte connessioni emotive. Di nidi di rovi e grembi vuoti. Di mari salati che circondano la città Partenope e di lacrime che inondano il cuore e bruciano sulle ferite. Di senso di appartenenza e di abbandono. «Cerco sempre di sentire – evidenzia l’autrice – di percepire fisicamente l’emozione che rievoco, quando scrivo». I termini scelti sono quelli che non si usano più, che come    sommersi, riaffiorano in superficie, dopo essere stati sepolti da coltri di dimenticanza. Un oblio che non sempre protegge, ma che più spesso corrode la memoria di sé. Elementi lessicali così tanto dimenticati da non essere nemmeno più visti. Con delicatezza e rispetto, Rosanna li recupera, li ripulisce da quel velo spesso e pastoso di polvere e dà loro nuova visibilità. «Spesso – racconta – ci comportiamo con le parole come ci comportiamo con le persone: finiamo per non vederle più. Ci sono momenti in cui anch’io mi sento così. Altri, in cui preferisco non essere vista e rintanarmi in un angolino.»

Le sue sono pagine solitarie. Un po’ si nascondono per non essere viste e per proteggersi da sguardi che trafiggono e un po’ sperano di essere recuperate, illuminate da nuova luce e accarezzate da sguardi consapevoli e gentili, che sappiano riconoscerne il valore.

«Le mie parole assomigliano ad alcune persone – evidenzia – fragili nella loro bellezza. Coraggiose nella loro purezza. Anch’io a volte anelo a incontrare sguardi in cui rispecchiarmi per riconoscermi. Altre volte cerco solo un cantuccio in cui rifugiarmi. Un angolo di ombra che mi rinfreschi l’anima e mi protegga.»

Altra tematica, che si trova nel volume è la separazione. Tra quelle più dolorose c’è la separazione dalle figure primigenie ed archetipiche, da cui abbiamo avuto origine: la madre e il padre. Il lutto per la perdita dei genitori rappresenta una delle esperienze emotive più profonde e destabilizzanti. E’ la frattura originaria del proprio sistema identitario. Con la morte della madre e del padre si consuma infatti la separazione più lacerante: quella dalle radici stesse della propria esistenza. Segna il passaggio di una radicale trasformazione: non si è più figli di nessuno. Anche in età adulta, la presenza dei genitori continua a funzionare come retrovia emotiva che interrompe la continuità e impone un riposizionamento interiore. «L’unica consolazione rispetto a questo dolore assoluto – ribadisce l’autrice – è che dentro la nostra mente si forma un immagine a metà tra il reale e l’ideale, frutto della fusione generativa tra ciò che è stato e ciò che poteva essere e che si sarebbe voluto. E’ un legame nuovo che riconduce i conflitti ad armonia e rende liberi attraverso un perdono autentico.» È in questo spazio che può compiersi un processo di riconciliazione e trovare pace nei conflitti irrisolti. Le ferite familiari trovano la possibilità di essere rielaborate e il perdono — che non è cancellazione, ma integrazione consapevole — può anche farsi strada in una consapevolezza più matura.

Dopo aver sostato nelle pieghe del dolore, della perdita, della solitudine e della memoria, il percorso tracciato da Rosanna Lemma, è fatto di speranza, ma non va interpretato come una facile consolazione. La speranza affiora con la delicatezza di una luce che si conquista attraversando il buio. Una tregua dell’anima che rischiara in nuove albe: non rinascite enfatiche, bensì inizi silenziosi, quotidiani, possibili. Una luce che non cancella le ombre, ma le scalda. Le rende abitabili.

Così “L’eco del passato – Parole desuete” si chiude in una tonalità che parla di fiducia ritrovata, con la convinzione che esiste sempre una luce capace di restituire senso al presente.

Il punto di vista, la Candelora e il ciclo della terra

Nelle comunità legate alla montagna, come quelle vesuviane, la Candelora non è mai stata solo una data del calendario liturgico. È un segno nel tempo, una soglia simbolica che parla direttamente alla terra e a chi la abita. Qui il rito non nasce dall’astrazione, ma dall’osservazione paziente dei cicli naturali.   Ai primi di febbraio l’inverno non è finito, ma qualcosa cambia. Le giornate si allungano impercettibilmente, la luce resiste un po’ di più, la montagna comincia a “respirare”. La Candelora si inserisce esattamente in questo momento fragile, quando il buio non domina più in modo assoluto, ma la primavera è ancora una promessa incerta. Per questo il rito della luce assume un valore che va oltre il sacro istituzionale. La candela benedetta diventa strumento di lettura del tempo agricolo. Luce accesa significa protezione, ma anche orientamento: indica che il ciclo della terra sta cambiando, che è tempo di preparazione, non ancora di raccolto. Nella cultura contadina , la Candelora dialoga con i segni atmosferici. Il cielo, il vento, il sole o la pioggia di quei giorni vengono interpretati come presagi. Non si tratta di superstizione ingenua, ma di una forma antica di conoscenza simbolica, in cui l’uomo cerca di accordarsi ai ritmi della natura, non di dominarli. La montagna, in questo contesto, non è semplice sfondo geografico. È soggetto rituale. È luogo confinante , più vicino al cielo, più esposto alle forze naturali, e quindi bisognoso di riti di protezione e purificazione. Accendere la luce alla Candelora significa anche riconoscere la potenza della montagna e stabilire con essa un patto temporaneo di equilibrio. Il fuoco, ancora una volta, svolge una funzione apotropaica: scaccia il freddo, il buio, l’incertezza. Ma è un fuoco controllato, domestico, non distruttivo. È il fuoco che prepara, non quello che consuma. In questo senso, la Candelora segna il passaggio dalla fase dell’attesa a quella della vigile speranza. Il cristianesimo ha dato a questo momento un nome e una narrazione teologica, ma il nucleo simbolico resta antico: la luce che purifica, che protegge il raccolto futuro, che accompagna l’uomo nel punto più delicato dell’anno agricolo. Non a caso, nelle case la candela della Candelora viene conservata e accesa nei momenti di pericolo, come se contenesse un tempo speciale, concentrato. Così, tra montagna e campi, tra cielo e terra, la Candelora continua a vivere come rito di passaggio. Non celebra ciò che è già compiuto, ma ciò che sta per cominciare. È una festa di soglia, come molte tradizioni vesuviane: non chiude, apre. Non rassicura del tutto, ma accompagna. E forse è proprio questo il suo significato più profondo: insegnare alle comunità a stare nel cambiamento, a riconoscere i segni deboli, a custodire la luce quando è ancora fragile. Vincenzo Nocerino (fonte foto: freepik)