Pomigliano d’Arco, Furto nella notte a due anziani: rafforzati i controlli

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La scorsa notte due anziani sono stati derubati nella loro abitazione, situata nel centro di Pomigliano d’Arco. A seguito dell’episodio, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto un’immediata intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine.   Secondo quanto ricostruito, i ladri sarebbero entrati nell’appartamento attraverso una finestra al piano terra, riuscendo a portare via alcuni oggetti di valore senza lasciare tracce e senza fare rumore. I due pensionati si sono accorti del furto soltanto la mattina successiva, restando profondamente scossi dall’accaduto. Nei giorni scorsi erano già state predisposte tre “zone rosse” con durata di tre mesi, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza sul territorio, in seguito alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Le aree considerate maggiormente a rischio sono il Parco Pubblico Giovanni Paolo II con via Passariello e via Gandhi, piazza Giovanni Leone e la zona compresa tra via Roma e Borgo Paciano. I provvedimenti sono entrati in vigore a partire dalla mattina del 23 gennaio. Tuttavia, tali misure non sembrano essere state sufficienti a scoraggiare l’azione dei malviventi, che continuano a destare preoccupazione tra i cittadini di Pomigliano d’Arco, una città che negli ultimi tempi appare sempre più vulnerabile sul fronte della sicurezza.

Moshé lo Shammàsh, storie dalle città invisibili

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“Lo chiamavano Moshé lo Shammàsh”, così si apre il capolavoro di Elie Wiesel “La notte”. Un incipit lapidario, che rimarrà infisso nella coscienza del lettore lungo tutto il racconto, anche se, dopo poche pagine, la sua presenza si allontana nella nebbia dei morti.   Il factotum della sinagoga di Sighet nelle terre dell’est europeo non ha nemmeno l’onore di un cognome. Accanto al suo nome solo un soprannome, lo Shammàsh, l’inserviente. È attraverso la sua breve storia che il dramma della Shoah, raccontato nel libro, prende forma e avvia la sua terribile profezia di male. Uno dei temi più importanti della questione della Shoah riguarda la difficoltà degli Ebrei della diaspora di comprendere i segni di quello che di lì a poco sarebbe accaduto. Molti capirono, è vero, e organizzarono una lotta ostinata e disperata, come nel caso della resistenza del Ghetto nella primavera di Varsavia del ’43, ma tanti altri non riuscirono a comprendere che una tale tragica follia potesse annidarsi proprio fra quelli che erano stati fino ad allora i connazionali, gli amici di una vita, i compagni di lavoro. Il padre di Hans, il giovane protagonista del romanzo “L’amico ritrovato” è, da questo punto di vista, una figura esemplare. Fino alla fine si rifiuta di pensare alla necessità di fuggire; non vuole sottomettersi ad una legge, ritenuta arbitraria e disumana; pensa che  il nazismo sia una specie di morbillo, una malattia passeggera; interroga un sionista e gli chiede: “I compatrioti di Goethe e di Schiller, di Kant e di Beethoven si lasceranno abbindolare da queste sciocchezze?” e quando si accorgerà che è proprio così, in silenzio si lascerà morire con la moglie, aprendo i rubinetti del gas. Come fu possibile tanta cecità? Moshé l’inserviente, cerca disperatamente di offrire alla sua comunità le chiavi per interpretare ciò che sta succedendo: “Ebrei, ascoltatemi. È tutto ciò che vi chiedo. Non soldi, non pietà, ma che voi mi ascoltiate”. Perfino quando viene deportato, caricato nei carri bestiame allestiti dai gendarmi ungheresi, non riesce a smuovere la coscienza critica della sua gente. Ritornerà dopo un po’, trasfigurato dalla sofferenza, con l’unica ossessione di avvertire gli altri. La comprensione di un pericolo imminente si fa strada dall’ascolto. Tuttavia la capacità che la nostra mente ha di ascoltare deve essere pari al coraggio di accettare una verità, a volte di subirne l’oltraggio. Moshé sapeva ascoltare; aveva provato l’irrimediabilità della violenza senza ragione e conosceva le scritture, meglio di tanti altri a Sighet. Insegna così al piccolo Elie a porre domande al suo Dio. E il lettore immagina quale sia la più decisiva e drammatica, nel buio dell’anima: poteva mai Dio assistere impotente all’annientamento totale di chi amava? Elie,  davanti al suo nuovo maestro, si sforza di accettare il fatto che tante domande non hanno risposte e nel fondo dell’anima, nell’ultima stanza, riposano per sempre. Viene in mente un altro grande personaggio della letteratura del Novecento quel Gimpel l’idiota del sublime racconto di Singer, che prende un’altra strada rispetto a Moshé. Gimpel non prova a ribellarsi al sarcasmo degli altri, non chiede, per lui non esistono domande. Egli sta lì, fermo nel suo candore, si affida. “Non ci vedevo né ci sentivo. Credevo, ecco tutto!”. La fede davanti alle grandi domande. Così scrive Singer. “Ci sono mille e una porta per penetrare nel frutteto della verità” dirà Moshe a Elie. Questa immagine di un giardino di speranza e di fiducia, che richiama il verdeggiante giardino biblico, sostiene la lettura disperata delle poche pagine che descrivono quest’amicizia. Qual è la porta attraverso cui bisogna passare per essere trasportati nell’eternità del bene? Nell’eternità “in  cui domanda e risposta diventano Uno”? (L’immagine: Bambini ebrei a Mukacevo, nell’attuale Ucraina, 1935– 38. © Mara Vishniac Kohn)

M5S, Saiello: “Salario minimo negli appalti regionali, segnale forte e concreto da parte della giunta Fico”

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Riceviamo e pubblichiamo Il capogruppo del Movimento 5 Stelle: “Tuteliamo la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nella nostra regione” “La Giunta regionale presieduta dal presidente Fico ha approvato oggi un disegno di legge che prevede che in tutte le procedure di gara della Regione, delle ASL, degli enti strumentali e delle società controllate sia attribuito un punteggio premiale alle aziende che applicano una retribuzione minima oraria non inferiore a 9 euro lordi”. Lo dichiara Gennaro Saiello, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale della Campania. “È significativo che il primo atto della nuova amministrazione vada nella direzione della tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della nostra Regione. Parliamo di uno strumento concreto per garantire condizioni più eque e riaffermare il valore del lavoro come diritto fondamentale. È un risultato che affonda le sue radici nel lavoro portato avanti già nella scorsa legislatura, quando presentai e feci approvare, a nome del gruppo del Movimento 5 Stelle, una mozione proprio su questo tema”. “Ora ci auguriamo che anche il Governo Meloni segua questo esempio. Il salario minimo è una misura già adottata in 22 Paesi dell’Unione Europea. Da oltre dieci anni il Movimento 5 Stelle porta avanti questa battaglia di civiltà per costruire un Paese più giusto”.

Somma Vesuviana ferma da troppo tempo: crisi, responsabilità e necessità di scelte nuove

Riceviamo dall’avvocato Vincenzo Nocerino, Referente Comunità “Laudato Si” di Somma Vesuviana e pubblichiamo.   Questo non è un discorso accademico, né vuole essere l’ennesima analisi piena di parole difficili e frasi fatte. Non è un esercizio di retorica né un lamento generico contro “la politica”. È il tentativo di raccontare, con semplicità e onestà, la condizione reale in cui vive oggi Somma Vesuviana, quella che i cittadini conoscono bene perché la incontrano ogni giorno. Somma Vesuviana è un paese fermo da troppo tempo. Lo si vede nelle strade che restano dissestate per mesi, nei marciapiedi difficili da percorrere per anziani e disabili, negli spazi pubblici, mi riferisco anche alle ville comunali, che vengono annunciati, chiusi, riaperti a metà e poi di nuovo dimenticati. Lo si vede nei servizi che funzionano a intermittenza, nei tempi lunghi per una semplice risposta, nelle decisioni che sembrano sempre rinviate, mai affrontate fino in fondo. Il commissariamento prefettizio è il segno più evidente di questa situazione. Non è arrivato all’improvviso. È il risultato di anni di difficoltà politiche, di amministrazioni fragili, di una classe dirigente incapace di garantire stabilità e visione. I partiti, oggi, non sono più luoghi di confronto vero. Raramente producono idee, ancora più raramente coinvolgono i cittadini. Le sedi sono spesso chiuse, momenti di ascolto assenti, i giovani quasi sempre esclusi. Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui. C’è anche una responsabilità che riguarda noi cittadini. A ogni elezione si ripresentano quasi sempre gli stessi nomi, (come ci dice lo scrittore Iovino nel suo bellissimo articolo pubblicato alcuni giorni fa su questo giornale), le stesse alleanze, le stesse promesse. E nonostante i risultati deludenti, il consenso spesso non cambia. Poi, finita la campagna elettorale, tornano la delusione e le lamentele. Ma il meccanismo resta identico. Nel frattempo la crisi economica e sociale continua a colpire. Basta camminare per il paese per accorgersene: negozi storici che chiudono, saracinesche abbassate che restano tali per mesi, attività che resistono a fatica. I giovani studiano e poi vanno via, non per mancanza di affetto verso Somma, ma perché qui non trovano occasioni reali. Le famiglie fanno i conti con spese sempre più alte e con servizi che spesso non rispondono ai bisogni quotidiani. È una crisi che fa rumore e che scava in profondità.  A questo si aggiunge   un problema sempre più sentito: quello della sicurezza. Negli ultimi tempi i furti nelle abitazioni sono diventati frequenti e diffusi, alimentando paura e senso di abbandono. Non si tratta solo di danni materiali ma di perdita di tranquillità per anziani e famiglie. La percezione è quella di un controllo insufficiente del territorio e di una risposta inefficacie, da parte dei preposti, che aumenta la sfiducia e la insicurezza quotidiana. Eppure Somma Vesuviana non è un paese senza risorse. È fatta di persone serie, di lavoratori, professionisti, volontari, associazioni, che ogni   giorno tengono in piedi il tessuto sociale senza clamore e senza riconoscimenti. Il problema, a mio sommesso avviso, non è la mancanza di valore umano. È l’assenza di una direzione chiara e condivisa. Per uscire da questa situazione non basta invocare la partecipazione in modo generico. Servono scelte precise. Serve controllo, cioè cittadini informati che seguano le decisioni pubbliche, che chiedano conto dei ritardi, che pretendano trasparenza sulle spese, incarichi e priorità. Serve competenza, perché amministrare un paese significa conoscere i problemi, programmare gli interventi, usare bene le risorse, non improvvisare né rincorrere l’emergenza. Serve comunità, spazi di confronto reali, dialogo tra cittadini e istituzioni, partecipazione continua e non solo elettorale. Restare fermi non è più una scelta Somma Vesuviana deve tornare a scegliersi, con responsabilità e lungimiranza. Non più slogan elettorali ipocriti e bugiardi ma scelte nuove, concrete e consapevoli. Con questo spirito, un saluto sincero a Somma Vesuviana e a tutti i cittadini. Avvocato Vincenzo Nocerino, – Referente Comunità “Laudato Si” di Somma Vesuviana         Tra crisi e scelte necessarie

Arrestati ad Afragola 5 giovani per sequestro di persona

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Ad Afragola sono stati arrestati 5 ragazzi di età compresa tra 14 e 20 anni per la rapina risalente al 20 gennaio scorso Questo è l’esito della convalida dei fermi per la rapina avvenuta il 20 gennaio ad Afragola ai danni di un uomo. I ragazzi sono accusati di sequestro di persona, rapina e porto illegale d’armi. Il tutto è accaduto tra corso Enrico De Nicola, Via Vittorio Alfieri e Via Alcide De Gasperi quando la vittima ha notato un’auto arrivare ad alta velocità. Su quell’auto si trovavano i cinque ragazzi che di lì a poco sarebbero scesi dall’auto per inseguire e pestare il pover uomo. Dopo averlo raggiunto in Via Vittorio Alfieri e riempito di botte, con calci e pugni, gli avrebbero rubato il cellulare e poi costretto con mali modi a salire in auto. Subito dopo, per motivi ignoti, l’auto si sarebbe fermata in Via Alcide De Gasperi. In quel momento, approfittando della distrazione dei ragazzi, l’uomo sarebbe riuscito a fuggire dall’auto e a rifuggiarsi in un esercizio commerciale aperto, gremito di gente. I malviventi avrebbero anche provato a inseguirlo per riportarlo in macchina ma, una volta visto il rifugio della vittima, avrebbero fatto dietrofront per paura di essere assaliti dai presenti. Successivamente sono state allertate le forze dell’ordine del Commissariato di Afragola che hanno preso subito in custodia la vittima, accompagnandola negli uffici di polizia al rione Salicelle per raccogliere la testimonianza e ricostruire il tentativo di sequestro di persona. L’indagine è partita di lì a poco per risalire ai responsabili. Gli agenti hanno raccolto le immagini del sistema di videosorveglianza cittadino riuscendo, tempestivamente, a identificare e rintracciare i colpevoli. Si è poi scoperto che questa baby gang era specializzata in rapine, spesso ai danni dei più giovani. Ciò che rincuora la comunità è che ormai non potranno più operare sul territorio ma rimane la paura che episodi come questi possano continuare ad accadere e che possano sfociare in situazioni peggiori.

L’appello di Lello D’Avino ai cittadini : “Partecipiamo, votiamo, ricostruiamo Somma Vesuviana”

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Riceviamo e pubblichiamo
“Lettera aperta ai cittadini di Somma Vesuviana
Cari concittadini,
Somma Vesuviana sta vivendo un momento delicato e decisivo della sua storia. Oggi la nostra città è commissariata, una condizione che rappresenta un segnale chiaro: qualcosa, negli anni, non ha funzionato come avrebbe dovuto. Ma questo non deve essere visto solo come un punto di arrivo negativo, bensì come un’occasione di ripartenza.
Le prossime elezioni comunali non sono una semplice scadenza elettorale: sono una scelta di responsabilità verso il nostro paese, verso i nostri figli e verso il futuro di Somma Vesuviana.
Per questo è importante non sprecare il proprio voto. Ogni voto conta. Ogni voto è una presa di posizione. Rinunciare a votare o votare senza convinzione significa lasciare che altri decidano al nostro posto, e questo la nostra città non può più permetterselo.
La rinascita di Somma Vesuviana passa dalla partecipazione attiva dei cittadini. Andare a votare è un atto di coraggio, di appartenenza e di speranza. È il primo vero passo per risollevare una città che merita di più, che merita dignità, sviluppo e futuro.
Solo insieme, con consapevolezza e responsabilità, possiamo restituire a Somma Vesuviana il ruolo e il valore che le spettano. Il cambiamento non arriva da solo: nasce dalle scelte di ciascuno di noi.
Partecipiamo. Votiamo. Ricostruiamo Somma Vesuviana”.

Schianto in auto, muore 50enne di San Giuseppe Vesuviano

  È Domenico Catapano, 50 anni, originario di San Giuseppe Vesuviano, la vittima del drammatico incidente stradale avvenuto nella serata di ieri lungo via Vaticale, l’asse viario che collega Casal di Principe a Grazzanise, nel Casertano. L’uomo, nativo del Vesuviano ma che da tempo risiedeva a Grazzanise, ha perso la vita in seguito a un violentissimo scontro frontale tra due automobili. Secondo le prime ricostruzioni, ancora in fase di accertamento, uno dei veicoli avrebbe improvvisamente invaso la corsia opposta, dando origine a un impatto devastante. Per Catapano non c’è stato nulla da fare: le gravissime lesioni riportate nello schianto si sono rivelate fatali, nonostante il rapido intervento dei soccorritori. Nell’incidente è rimasto ferito anche l’altro conducente, A.N., 27 anni, residente a Bellona. Il giovane è stato trasferito in ospedale, ma le sue condizioni non risultano gravi. I carabinieri della Compagnia di Casal di Principe hanno eseguito i rilievi per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Serra trasformata in canile lager: sequestrati 43 animali rinchiusi in gabbie

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Un allevamento abusivo di cani di piccola taglia è stato scoperto a Ercolano dai militari del Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Napoli, nell’ambito delle attività di controllo finalizzate al contrasto dei traffici illeciti.

L’intervento è scattato a seguito di alcuni accertamenti condotti dai finanzieri della Compagnia di Portici che, insospettiti dal continuo abbaiare proveniente da una serra dismessa, hanno individuato su un terreno agricolo un vero e proprio allevamento clandestino. All’interno della struttura sono stati rinvenuti 43 cani di varie razze, tra cui barboncini, maltesi e spitz, rinchiusi in gabbie e costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie.

Sul posto è intervenuto anche personale della ASL Napoli 3 Sud, che ha accertato come l’allevamento non rispettasse alcuna delle normative vigenti. Gli animali, alcuni dei quali privi del microchip obbligatorio, erano detenuti in spazi angusti, circondati da rifiuti speciali, scarti alimentari ed escrementi. Durante le verifiche sono state inoltre rinvenute due carcasse di animali all’interno di un sacco dell’immondizia.

Il gestore dell’attività, un 25enne residente a Portici, è risultato completamente privo delle autorizzazioni necessarie e della documentazione attestante la provenienza e la titolarità degli animali. Secondo le stime degli inquirenti, il commercio clandestino avrebbe potuto generare un giro d’affari superiore ai 50mila euro, considerata l’elevata richiesta sul mercato nazionale di cani di razza di piccola taglia.

Al termine dell’operazione, il giovane è stato denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. I cani sono stati sequestrati e affidati in giudiziale custodia, con l’obbligo di adeguarsi entro 30 giorni alle prescrizioni impartite dall’ASL per la regolarizzazione della posizione.

Si precisa che il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari e che il destinatario è da ritenersi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

Ottaviano, Picariello denuncia la violazione della privacy: “Episodio gravissimo che ha minato la mia serenità”

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  L’ex consigliere comunale racconta sui social la diffusione non autorizzata di un video girato a sua insaputa. Annunciata la valutazione di azioni legali al rientro dal Brasile.   Un post lungo, accorato e carico di amarezza. Così Felice Picariello, già consigliere comunale di Ottaviano, ha scelto di raccontare pubblicamente quanto accaduto nelle ultime ore, denunciando un grave episodio di violazione della propria privacy che, a suo dire, avrebbe avuto conseguenze pesanti sul piano personale e umano. Nel messaggio pubblicato su Facebook, Picariello riferisce di essere stato ripreso a sua insaputa mentre si trovava in una saletta monoposto privata e riservata, intento a tagliare i capelli. Un telefono, secondo quanto denunciato, avrebbe trasmesso in diretta immagini e audio senza il suo consenso, diffondendo in rete ogni parola e ogni gesto. Da lì si sarebbe innescato un meccanismo di “sciacallaggio violento e brutale”, con la circolazione delle immagini su più canali e il loro utilizzo per finalità definite “pseudo politiche e squadristiche”. Picariello sottolinea come dai video non emergerebbe alcun comportamento moralmente censurabile, ribadendo la coerenza tra la sua vita pubblica e quella privata. «Non auguro a nessuno – scrive – nemmeno al mio peggior avversario, di vivere quello che ho vissuto in queste ore», parole che restituiscono la portata emotiva di una vicenda che, al di là di ogni valutazione politica, tocca temi delicati come la tutela della persona, della dignità e della libertà individuale. Attualmente Picariello si trova in Brasile per impegni professionali. Al suo rientro in Italia, fa sapere, valuterà con i propri legali e con le autorità competenti ogni azione necessaria per tutelare la propria serenità, libertà e onorabilità. Il caso arriva in una fase istituzionale già particolare per Ottaviano, attualmente guidata da un commissario prefettizio, e riaccende il dibattito sull’uso distorto dei social, sulla spettacolarizzazione della vita privata e sui limiti etici e giuridici della diffusione di contenuti non autorizzati. Un episodio che solleva interrogativi più ampi, non solo sul piano personale, ma anche sul clima di esposizione e aggressività che spesso accompagna il confronto pubblico e politico, soprattutto quando a farne le spese è la sfera privata delle persone.

Saviano, il Carnevale 2026 sarà più sobrio e (forse) senza carri allegorici

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Negli ultimi giorni si è discusso molto sull’organizzazione del Carnevale di Saviano, storicamente celebre per i suoi carri allegorici. Le tredici Associazioni Carro avevano infatti segnalato una fase di stallo nei confronti dell’Amministrazione Commissariale, situazione che rischiava di compromettere il regolare svolgimento della manifestazione, ipotizzandone addirittura il rinvio.   Il 12 gennaio il Comune di Saviano ha pubblicato un bando per la presentazione di proposte e di iniziative per il Carnevale Savianese, sotto forma di manifestazione di interesse finalizzata alla raccolta di idee e progetti. A poter partecipare erano esclusivamente le associazioni aventi come scopo la valorizzazione del Carnevale di Saviano. Le proposte dovevano essere inviate entro e non oltre il 16 gennaio. Il 20 gennaio l’Amministrazione si è riunita per la valutazione delle domande pervenute. Molte di queste sono state escluse per diversi motivi: alcune provenivano da imprese, altre risultavano presentate fuori termine o non conformi ai requisiti richiesti. In particolare, è stata presa in considerazione la manifestazione di interesse presentata dall’Associazione “Giovanni Teglia”, in quanto rispondente ai criteri stabiliti dall’avviso pubblico. Si passa dunque alla successiva fase di co-organizzazione dell’evento. Il Carnevale 2026, che prenderà il via domenica 15 febbraio e si concluderà con il martedì grasso, a quanto pare prevedrà sfilate dedicate ai bambini e l’allestimento di un “Villaggio del Carnevale” con giochi e artisti di strada. Un programma che lascia intendere dunque  l’assenza dei tradizionali carri allegorici , elemento simbolo della manifestazione savianese. In questi ultimi giorni però sarebbe iniziata anche una intensa attività di mediazione per favorire una possibilità di dialogo  tra amministrazione commissariale e  le Tredici Associazioni Carro per la presenza di almeno un solo carro simbolo ma al momento  non c’è alcuna conferma.