Benvenuti all’undicesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Oggi scopriremo la nascita della monodia liturgica cristiana ed il Cantus Obscurior.
La profonda trasformazione della Chiesa cristiana dopo l’Editto di Milano del 313 d.C., che segnò il passaggio da una dimensione clandestina a una pubblica e istituzionale. Con la costruzione delle grandi basiliche, la liturgia venne codificata e la musica assunse funzioni fondamentali di amplificazione: rituale, elevando la parola umana a Parola di Dio; fonica, rendendo il testo più udibile in spazi ampi; e melodica, rendendo esplicita l’intrinseca musicalità della lingua latina. In quest’epoca, l’accento delle parole latine era inteso come un’elevazione dell’altezza sonora, un concetto definito da Cicerone come cantus obscurior, ovvero un canto nascosto che nella liturgia “germogliava” in vere e proprie melodie.
La realizzazione di questo canto variava a seconda delle necessità liturgiche, distinguendosi tra lo stile sillabico, dove ogni sillaba corrisponde a una sola nota, e lo stile melismatico o fiorito, tipico dei canti solistici come l’offertorio, dove una singola sillaba può sostenere ampie volute melodiche. Nonostante il legame tra accento e melodia caratterizzi la maggior parte del repertorio, esistono eccezioni come le melodie più tarde, la salmodia (basata su una “corda di recita” fissa), gli inni strofici e i casi in cui l’andamento dell’intera frase prevale sull’accento della singola parola.
Dal IV secolo in poi, la liturgia si frammentò in una vasta scacchiera di riti regionali. In Occidente convivevano tradizioni diverse come il rito vetero-romano, l’ambrosiano a Milano, l’aquileiese, il beneventano, il gallicano in Francia, il celtico e l’ispanico, mentre l’Oriente presentava una pluralità di lingue e riti che si sarebbero separati definitivamente da Roma nel 1054.
La figura di Papa Gregorio Magno, a cui tradizionalmente si attribuisce la creazione del canto “gregoriano”, è in realtà legata a un mito nato secoli dopo per ragioni politiche; i documenti storici mostrano infatti che Gregorio rispettava e incoraggiava le autonomie liturgiche locali piuttosto che imporre un’unificazione centrale. Fino al IX secolo, l’intero patrimonio musicale veniva trasmesso esclusivamente per via orale, rendendo necessaria la nascita di scuole specializzate, come la schola cantorum pontificia o quelle nei monasteri benedettini, dove i cantori dovevano memorizzare enormi repertori poiché la composizione e la trasmissione avvenivano direttamente durante l’esecuzione.
Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso.
P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)



