San Gennaro Vesuviano, Giornata della Memoria, le scuole unite per non dimenticare

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  Studenti, istituzioni e comunità insieme per ricordare la Shoah e riflettere sulle tragedie del presente.     Una mattinata intensa, carica di emozione e riflessione, quella vissuta il 27 gennaio a San Gennaro Vesuviano in occasione della Giornata della Memoria. L’Istituto Cozzolino–D’Avino, in rete con le scuole del territorio e con il patrocinio morale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha promosso un momento di commemorazione dedicato a una delle pagine più drammatiche della storia dell’umanità: lo sterminio del popolo ebraico ad opera del regime nazista. L’iniziativa ha visto la partecipazione attiva di numerosi studenti e docenti, confermando il valore della memoria come strumento educativo fondamentale, soprattutto per le nuove generazioni. Nel corso dell’incontro, il sindaco ha sottolineato il legame profondo tra le tragedie del passato e quelle del presente, richiamando l’attenzione su uno scenario internazionale ancora segnato da conflitti e violenze, e invitando i ragazzi a essere protagonisti consapevoli nella costruzione di un futuro migliore. Un momento particolarmente toccante è stato dedicato alla figura dell’ufficiale Francesco Siano, cittadino sangennarese deportato e internato nei lager nazisti dal 1943 al 1945. L’Amministrazione comunale ha voluto rendergli omaggio raccontando agli studenti la sua storia di libertà, dignità e coraggio, esempio concreto di resistenza morale di fronte alla barbarie. Elemento centrale della giornata è stata la rete tra le scuole del territorio, che ha dato forza e significato all’iniziativa. Oltre all’Istituto Cozzolino–D’Avino, hanno partecipato l’Istituto Caravaggio di San Gennaro Vesuviano, l’Istituto De Medici di Ottaviano, l’Istituto A. Rosmini e l’Istituto A. De Curtis di Palma Campania. Una collaborazione che dimostra come il lavoro condiviso tra istituti possa amplificare il valore educativo di eventi come la Giornata della Memoria, trasformandoli in occasioni di crescita collettiva. La partecipazione numerosa degli studenti ha reso ancora più significativa la giornata, confermando il ruolo della scuola come luogo privilegiato di formazione civile, oltre che culturale. Ricordare la Shoah non è solo un dovere storico, ma un impegno quotidiano contro ogni forma di odio, discriminazione e indifferenza. Una lezione che passa attraverso la memoria, la testimonianza e la collaborazione tra scuole, affinché il “mai più” non resti solo una formula, ma diventi responsabilità condivisa.

Viaggio nei territori dell’insonnia…

Viaggio nei territori dell’insonnia. Meccanismi di iperarousal e il fallimento del flip-flop cerebrale.

“To die, to sleep, maybe to dream“, (morire, dormire, forse sognare). Amleto (Atto 3, Scena 1) di William Shakespeare.

Gli antichi Greci amavano, nel sonno, la divinità della pace e dell’oblio: il sonno che fa dimenticare gli affanni è sempre “dolce” e “soave”. Ma essi avevano anche la consapevolezza che questo misterioso intervallo era una forma di “morte breve”, e per questo accostavano il dio del Sonno al dio della Morte. Ipno (o Hypnos), infatti, è il dio greco del sonno, figlio della Notte (Nyx) e dell’Oscurità (Erebo), nonché fratello gemello di Tanato (la morte). Rappresentato come un giovane alato, vive negli Inferi in una grotta silenziosa piena di papaveri, da cui induce il sonno su uomini e dèi.

Cos’è il Sonno? Numerose sono le teorie sul significato funzionale del sonno e, benché si sia ancora lontani da una comprensione esaustiva, è possibile affermare che esso è indispensabile al benessere di tipo biologico e mentale dell’individuo e al mantenimento delle funzioni vitali, anche in considerazione dell’estremo depauperamento organico che può condurre alla morte l’animale privato di sonno.

Il processo del sonno è un fenomeno complesso con una struttura ciclica interna (NREM-REM) e una regolazione sia omeostatica che circadiana. Il sonno è composto da cicli di circa 90-120 minuti che alternano fasi NREM (sonno calmo) e REM (sonno attivo), cruciali per il riposo fisico e cognitivo. La fase NREM (75-80% del sonno) include l’addormentamento, il sonno leggero e profondo, caratterizzato da onde cerebrali lente e rilassamento. La fase REM (20-25%), o “sonno paradosso”, presenta sogni vividi, paralisi muscolare e alta attività cerebrale, con i cicli che diventano più lunghi verso il mattino.

Il processo omeostatico cerebrale. Il principale attore nella promozione del sonno è il nucleo ventrolaterale preottico (VLPO) dell’ipotalamo anteriore. Questo nucleo utilizza i neurotrasmettitori inibitori GABA e galanina per spegnere i sistemi di allerta del cervello. Questo sistema funziona come un interruttore elettrico “flip-flop”, progettato per mantenere stati stabili di veglia o di sonno ed evitare transizioni incerte o intermedie. È stato ipotizzato che l’adenosina sia il neuromodulatore coinvolto nel processo omeostatico, accumulandosi durante la veglia e dissipandosi durante il sonno. Un trasmettitore ipotalamco scoperto nel 1998, l’Orexina-ipocretina, agisce come un “ancoraggio” per l’interruttore flip-flop, fornendo un input eccitatorio ai nuclei monoaminergici durante la veglia. La perdita o la disfunzione di questi neuroni porta a un’instabilità cronica, caratteristica della narcolessia, dove i confini tra veglia e sonno diventano labili. Nel contesto dell’insonnia moderna, l’eccessiva attivazione di questi neuroni oressinergici, spesso dovuta a stress o stimoli ambientali, impedisce al VLPO di “vincere” la competizione inibitoria, bloccando l’interruttore nella posizione di veglia. Il processo circadiano. Nell’uomo i ritmi circadiani sono coordinati ed organizzati da una struttura cerebrale con funzione di Pacemaker, cioè il nucleosoprachiasmatico dell’ipotalamo (NSC). La luce raggiunge tale sistema attraverso le proiezioni retiniche dell’occhio del tratto retinico ipotalamico. Il NSC controlla a sua volta la liberazione della melatonina dalla ghiandola pineale. La riduzione dell’attività elettrica del NSC è parallela all’aumento della Melatonina. I due meccanismi di controllo interagiscono tra loro integrando stimoli esterni ed interni.

L’insonnia rappresenta una delle sfide più pervasive e complesse della medicina moderna, configurandosi non più come un semplice epifenomeno di altre patologie, ma come un disturbo autonomo con una propria dignità nosografica e fisiopatologica. La transizione verso una comprensione dell’insonnia come “sindrome delle 24 ore” riflette l’evidenza che le alterazioni del sonno hanno ripercussioni sistemiche che si estendono ben oltre il periodo del riposo notturno, influenzando la sfera cognitiva, emotiva, metabolica e cardiovascolare dell’individuo. Oggi si considera il Disturbo da Insonnia come un’entità clinica persistente, spesso coesistente con altre condizioni mediche o psichiatriche, ma che richiede un’attenzione diagnostica e terapeutica specifica e mirata. La classificazione attuale dell’insonnia, secondo i criteri internazionali (ICSD-3) e il DSM-5, si concentra principalmente sulla durata (acuta o cronica) e sulla tipologia dei sintomi, definendo l’insonnia come un disturbo del sonno insoddisfacente (difficoltà a iniziare, mantenere o risveglio precoce) vissuto come invalidante, spesso indipendentemente da altre cause. Ecco la classificazione dettagliata: in base alla durata: Insonnia acuta (o a breve termine): Episodi brevi, solitamente legati a stress o cambiamenti ambientali (jet lag).

Insonnia cronica: Disturbo che dura da oltre un mese (spesso definito cronico se si verifica almeno 3 volte a settimana per più di 3 mesi).

In base al momento della notte:

Insonnia iniziale (o d’addormentamento): Difficoltà ad addormentarsi la sera.

Insonnia centrale (o di mantenimento): Risvegli frequenti o prolungati durante la notte.

Insonnia terminale (o risveglio precoce): Risveglio molto anticipato al mattino con incapacità di riaddormentarsi.

In base alle cause (Approccio attuale): l’approccio moderno considera spesso l’insonnia cronica come un disturbo a sé stante, piuttosto che una mera conseguenza di altre patologie. Le forme possono essere primarie (senza causa apparente) o secondarie, collegate a disturbi psicologici (ansia, depressione), dolori, farmaci o altre malattie. L’insonnia è il disturbo del sonno più frequente, con una prevalenza maggiore nelle persone anziane e nel sesso femminile. Un passaggio critico nel percorso diagnostico aggiornato al 2026 è l’esclusione di altri disturbi del sonno che possono mimare o complicare l’insonnia. La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSA) e la sindrome delle gambe senza riposo (RLS) richiedono trattamenti radicalmente diversi e, se scambiate per insonnia psicofisiologica, possono essere aggravate da un uso improprio di farmaci ipnotici. La RLS è un disturbo sensori-motorio caratterizzato dal bisogno urgente di muovere le gambe, solitamente accompagnato da sensazioni sgradevoli che insorgono a riposo e peggiorano nelle ore serali.

Il modello delle 3P di Spielman

Il modello teorico più riconosciuto per spiegare lo sviluppo e il mantenimento dell’insonnia è il modello diatesi-stress delle 3P, un framework eziologico fondamentale per comprendere l’insonnia che identifica tre classi di fattori determinanti: fattori Predisponenti (vulnerabilità di base), Precipitanti (eventi scatenanti acuti come stress o lutti) e Perpetuanti (abitudini errate che cronicizzano il disturbo, come restare a letto svegli o ansia da prestazione. Il trattamento dell’insonnia nel 2026 segue un approccio integrato che privilegia gli interventi psicologici come prima scelta, riservando i farmaci a situazioni specifiche o croniche sotto stretto controllo medico. Le linee guida nazionali ed internazionali, incluse le più recenti consensus della Società Italiana di Medicina del Sonno (SIMG-AIMS), confermano inequivocabilmente che la CBT-I è il trattamento di prima scelta per l’insonnia cronica in tutte le fasce d’età. La CBT-I è un intervento multicomponenziale che mira a modificare i fattori comportamentali, cognitivi e fisiologici che mantengono il disturbo nel tempo. A differenza della terapia farmacologica, che agisce prevalentemente sulla soppressione dei sintomi, la CBT-I interviene sui meccanismi psicofisiologici alla base dell’insonnia, portando a miglioramenti più lenti ma estremamente più duraturi. Studi clinici hanno dimostrato che i benefici della CBT-I persistono fino a due anni dopo il termine del trattamento, riducendo drasticamente il rischio di ricadute. Componenti Strutturali del Protocollo CBT-I.

Restrizione del sonno: Limitare il tempo trascorso a letto per consolidare il sonno.

Controllo dello stimolo: Associare il letto esclusivamente al sonno e all’attività sessuale.

Ristrutturazione cognitiva: Correggere le convinzioni errate o le preoccupazioni eccessive riguardo alla mancanza di sonno.

Igiene del sonno: Regole comportamentali base (evitare caffeina, luci blu, orari irregolari).

Tecniche di rilassamento: Mindfulness, meditazione o respirazione profonda per ridurre l’iper-arousal (stato di eccitazione mentale). La farmacoterapia: antagonisti dei recettori dell’Oressina (DORA), rappresentano la classe più innovativa del 2026. Il Daridorexant agisce bloccando i segnali della veglia invece di sedare il cervello, favorendo un sonno più naturale senza causare dipendenza o sonnolenza residua il giorno dopo.

Farmaci Z (Z-drugs): Come lo Zolpidem e lo Zopiclone, utilizzati per ridurre il tempo di addormentamento. Devono essere usati per brevi periodi a causa del rischio di assuefazione.

Benzodiazepine: Storicamente comuni, oggi usate con estrema cautela per il rischio di dipendenza e alterazione della qualità del sonno.

Antidepressivi a basso dosaggio: Farmaci come il Trazodone o la Mirtazapina sono spesso prescritti per la loro azione sedativa, specialmente se l’insonnia è associata a disturbi dell’umore.

Melatonina: Utilizzata principalmente per i disturbi del ritmo circadiano (come il jet lag) o negli anziani.

Il Disturbo da Insonnia è oggi riconosciuto come una patologia cronica con profonde implicazioni sulla salute pubblica. Resta fondamentale un approccio multidisciplinare che integri il medico di medicina generale, il neurologo, lo psicologo e lo pneumologo, al fine di garantire a ogni paziente un percorso di cura basato sull’evidenza scientifica e volto al recupero della qualità della vita.

Giuseppe Auriemma

Psichiatra Psicoterapeuta

Psico-oncologo di II Livello

Coord. Sipo Campania

Palma Campania, hackerato il cellulare di Don Antonio Nunziata: scatta l’allarme truffa

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  Messaggi WhatsApp inviati a centinaia di cittadini con richieste di denaro. Carabinieri e sindaco invitano a non rispondere Allarme truffa a Palma Campania, dove nelle ultime ore è stato hackerato il numero di cellulare del parroco Don Antonio Nunziata. A segnalarlo sono stati gli stessi cittadini, destinatari di un messaggio WhatsApp sospetto che chiedeva un prestito urgente di denaro, facendo leva su una presunta emergenza sanitaria. Il testo, inviato a centinaia di palmesi, recitava: «Ciao, potresti aiutarmi con un prestito di 810 euro? Devo saldare urgentemente una visita dal dentista e al momento ho un problema con la carta. Ti ridò tutto domani sera». Una richiesta che, per il tono confidenziale e il riferimento diretto alla figura del parroco, ha tratto in inganno alcuni destinatari, inducendoli a cercare un contatto diretto per verificare la veridicità del messaggio. È stato proprio grazie a queste segnalazioni che Don Antonio Nunziata ha potuto chiarire l’accaduto, comprendendo di essere vittima di un attacco informatico. La truffa è stata confermata anche dalla locale stazione dei Carabinieri di Palma Campania, che ha immediatamente avviato gli accertamenti del caso. I militari dell’Arma, guidati dal comandante Massimo Nasti, hanno lanciato un appello chiaro alla cittadinanza: non effettuare alcun pagamento e non rispondere ai messaggi ricevuti. L’Iban allegato alla richiesta, infatti, risulterebbe riconducibile ai truffatori e non al parroco. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Palma Campania, che attraverso un post sui social ha invitato i cittadini alla massima attenzione: «È stato hackerato il telefono del nostro parroco Don Antonio Nunziata. In queste ore stanno arrivando numerosi messaggi con richieste di prestito. È una truffa. Non rispondete». Il primo cittadino ha inoltre espresso solidarietà a Don Antonio per quanto accaduto. L’episodio riaccende l’attenzione sul fenomeno, sempre più diffuso, delle truffe digitali che sfruttano identità conosciute e figure di riferimento della comunità per guadagnare fiducia e colpire un numero elevato di persone. Un caso che invita alla prudenza e alla verifica diretta prima di rispondere a qualsiasi richiesta di denaro, anche quando proviene da contatti apparentemente affidabili.

Giunta Fico vara salario minimo negli appalti pubblici. Il plauso di Auriemma

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  “La Regione Campania introduce un criterio chiaro: negli appalti pubblici verranno premiate le aziende che garantiscono ai lavoratori almeno 9 euro lordi l’ora. È questo il primo disegno di legge approvato dalla Giunta regionale guidata da Roberto Fico, una scelta che mette al centro la dignità del lavoro e lancia un segnale politico forte e chiaro fin dai primi passi di questa nuova amministrazione. Un risultato che nasce da un impegno portato avanti nel tempo, anche a livello nazionale, e che oggi diventa finalmente concreto grazie a un Presidente espressione del M5S. Continueremo a incalzare il Governo nazionale chiedendo l’introduzione del salario minimo, per affrontare il grave problema dei bassi salari e contrastare il lavoro povero, ancora troppo diffuso, come evidenziato anche dall’ultimo rapporto Svimez presentato ieri a Napoli dal Direttore Generale Luca Bianchi, alla presenza del Presidente Giuseppe Conte. Da anni ci battiamo per un Paese più giusto. Questa è la direzione giusta”. Così Carmela Auriemma, vicepresidente Vicaria del Gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati

Pedopornografia, ad Acerra siglato un protocollo d’intesa per tutelare i ragazzi dai pericoli del web

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ACERRA – Prevenzione ed informazione per tutelare i ragazzi dai pericoli del web. E’ l’obiettivo che si prefigge l’amministrazione comunale di Acerra sostenendo la rete tra istituzioni, scuola e famiglie. Se ne è discusso nel corso di un incontro promosso in particolare dall’assessore alla Formazione Milena Tanzillo in collaborazione con l’Associazione Meter che si è tenuto nella Scuola Caporale sui temi della pedopornografia e della pedocriminalità, con la partecipazione, tra gli altri, di Rosaria D’Anna, referente locale di Meter. “Garantire i  minori rappresenta una priorità assoluta – ha sottolineato il sindaco Tito d’Errico – iniziative come questa rafforzano il ruolo della prevenzione e della formazione”. In questa direzione va anche il protocollo d’intesa stipulato tra il Comune di Acerra e l’Associazione Meter, che ha visto la partecipazione in collegamento con don Fortunato Di Noto. “Un impegno concreto e continuativo – aggiunge il sindaco – non un atto formale, ma una scelta di responsabilità per esserci, prevenire e accompagnare le famiglie in un percorso di consapevolezza. Proteggere i minori significa ascoltare, informare ed educare, perché solo insieme possiamo difendere ciò che abbiamo di più prezioso, i nostri ragazzi”. “La scuola è il luogo privilegiato in cui avviare un dialogo serio e consapevole su temi complessi come la pedocriminalità, perché è qui che si costruiscono gli strumenti critici per leggere la realtà – l’analisi del’Assessore alla Formazione Milena Tanzillo – ringrazio la Dirigente Scolastica Rosa Esca e l’Associazione Meter per aver condiviso un percorso che mette al centro la cultura della formazione È fondamentale che istituzioni, famiglie e mondo educativo agiscano in modo coordinato, superando l’idea che la tutela dei minori sia una responsabilità individuale. Solo attraverso una rete attiva e competente possiamo creare ambienti sicuri e offrire ai nostri ragazzi la possibilità di crescere protetti, informati e liberi”. Nel corso dell’evento è intervenuto Carlo Di Noto, direttore dell’Associazione Meter, che ha spiegato come “la pedocriminalità si nutra spesso del silenzio e della disinformazione. Informare gli adulti, educare alla consapevolezza digitale e rompere l’indifferenza è oggi una responsabilità imprescindibile per proteggere i minori e restituire loro dignità e sicurezza”. Meter richiama inoltre l’attenzione sul ruolo dei social media, sottolineando come le famiglie non possano esporre i minori online per fini di visibilità o monetizzazione: quegli spazi, infatti, non sono neutri e, anche tra i commenti apparentemente innocui, possono celarsi soggetti pedocriminali che osservano, raccolgono informazioni e alimentano dinamiche di sfruttamento.

“Meridiane”: quando il Sud torna centro attraverso le storie delle donne

“Meridiane. Storie ritrovate delle donne del Sud” è una collana editoriale di Armando De Nigris Editori diretta da Isabella Pedicini, presentata nel 2025 per riportare alla luce figure femminili meridionali dimenticate. Nell’antica Grecia la luce era guida dell’intelletto verso la verità. Conoscere significava uscire dall’ombra, rendere visibile ciò che era nascosto. Secoli dopo, l’Illuminismo riprende e rafforza la metafora, trasformando la luce nel simbolo della ragione. Immanuel Kant (1724 – 1804) riassume questo spirito nel celebre motto latino Sapere aude (“osa sapere”; “abbi il coraggio di conoscere” ; “abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”), invito ad interrogarsi sul passato, riportando alla luce ciò che è stato oscurato dal tempo o – in casi più emblematici – dagli stessi esseri umani. Sovente, ai margini si annidano storie ed esperienze dimenticate, voci cancellate che chiedono di essere finalmente ascoltate. Tra queste spicca la marginalizzazione delle storie femminili, fenomeno storico e mediatico persistente. Le donne sono spesso sottorappresentate e relegate a ruoli stereotipati. Per questi motivi, quando si riporta alla luce qualcosa non è mai un gesto meramente conoscitivo. L’essere umano esce dalla “minorità”, liberandosi dai pregiudizi e dall’ignoranza, perciò, è un atto di civiltà e di profonda sensibilità verso un passato che troppo spesso non viene raccontato o a cui viene riservato uno sguardo parziale. Ci vorrebbe un libro… – o più di uno – per riportare alla luce certe storie. È questa urgenza che ha spinto la scrittrice e critica letteraria Isabella Pedicini a ideare un’intera collana editoriale dal titolo Meridiane – Storie ritrovate delle donne del Sud, edita da Armando De Nigris. Un progetto che sceglie consapevolmente di illuminare storie di donne del Sud, attraverso lo sguardo di donne di oggi che restituiscono spazio e dignità alla memoria. «Il progetto è dedicato ai talenti femminili del Mezzogiorno. Non solo scrittrici e artiste, ma anche scienziate, intellettuali, sportive – spiega la curatrice Isabella Pedicini, che da anni lavora sulla scrittura e sulle storie femminili con un approccio innovativo – Meridiane parla di donne che sono partite dal Sud e che hanno lasciato un segno profondo, pur essendo state successivamente rimosse dalla memoria collettiva. L’idea centrale della collana è quella di affidare a giovani scrittrici di oggi il compito di raccontare queste donne di ieri, creando così un dialogo tra generazioni e una continuità di sguardi e di voci femminili.» La stessa Isabella Pedicini ha avviato la sua collaborazione nel 2025 con Armando De Nigris Editore, raccontando la storia di una donna, con il volume dal titolo “Diana De Rosa (Annella Di Massimo). La pittrice mai esistita”. L’opera ci parla della pittrice seicentesca Diana De Rosa, anche conosciuta come Annella di Massimo, una figura artistica attiva a Napoli durante il Viceregno, collegata a pittori come Massimo Stanzione e Artemisia Gentileschi. Nonostante il suo talento, di Diana restano pochissime opere e documenti. In alcune fonti la pittrice è persino presentata come vittima di femminicidio. Il libro di Pedicini, che unisce elementi di indagine storica e narrativa, offre a chi legge gli strumenti per riflettere su come donne brillanti siano state spesso rimosse dal racconto storico. Ma perché la collana si intitola proprio Meridiane? È un rinvio a più livelli simbolici, come dichiara la stessa Isabella. «Da un lato richiama i demoni meridiani dell’antichità evocati da Roger Caillois, che si manifestavano nel momento del giorno in cui il Sole è allo zenith, quando non ci sono ombre, e che venivano associati a una forma di inquietudine e di rivelazione. Dall’altro, il titolo rimanda al pensiero meridiano di Franco Cassano, e quindi a un’idea di Sud non inteso come periferia o mancanza, ma come luogo ricco di storia, di complessità, di vicende passate e contemporanee, capace di ribaltare lo sguardo abituale che viene rivolto al Mezzogiorno.»

Il meridiano è anche uno strumento di misurazione del tempo attraverso la luce: e proprio la luce è la metafora che guida la collana, il desiderio di illuminare e rendere visibili le storie delle donne del Sud, sottraendole all’ombra dell’oblio. Tra queste i volumi già pubblicati sono: Elvira Notari, Muta di Giuseppa Vittorini; Rosa Balistreri, Senza amuri di Lorenza Sabatino; Francesca Nobili Spada, La Resa di Fuani Marino; Jeanne Caròla Francesconi, Vita fuori menù di Raffaella R. Ferré.

«Meridiane è dunque un progetto che nasce da un atto profondamente politico e culturale – aggiunge Pedicini -. La missione è riportare alla luce le vite, le voci e i saperi delle donne del Mezzogiorno, troppo a lungo cancellate, marginalizzate o raccontate attraverso sguardi esterni o patriarcali. Sempre nella prospettiva di un Sud pensato non come periferia, ma come centro di esperienze, di resistenze e di genealogie femminili. »

Il progetto grafico è stato affidato alla talentuosa designer Aurora Lobina. Lo scopo è fare di ogni volume un oggetto editoriale prezioso, da collezionare e non solo un contenitore di storie.

Le prossime uscite della collana Meridiane. Storie ritrovate delle donne del Sud, edita da Armando De Nigris: Fosca Navarra sulla poetessa Biagia Marniti; Natalia Ceravolo sulla scrittrice Marianna Procopio; Maria Laura Simeone sull’artista femminista Lina Mangiacapre; Clelia Lombardo sulla scrittrice Laura Di Falco.

Somma Vesuviana, emergenza sicurezza: domenica mattina manifestazione in piazza

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Sicurezza e responsabilità collettiva: l’appello di Don Nicola De Sena alla città Durante l’omelia pronunciata nella chiesa Collegiata domenica 25 gennaio , Don Nicola De Sena ha lanciato un forte e accorato appello alla comunità cittadina, partendo dagli episodi di vandalismo che hanno colpito la chiesa di San Giorgio, ma allargando lo sguardo a una situazione più ampia che riguarda l’intera città. Il parroco ha ricordato con amarezza come il lavoro di restauro, frutto di sacrifici e impegno, sia stato deturpato da atti di distruzione che non possono essere liquidati come semplici bravate. Quanto accaduto alla chiesa di San Giorgio, ha sottolineato, rappresenta il culmine di un clima di degrado e insicurezza che da tempo i cittadini vivono quotidianamente. Don Nicola ha parlato apertamente di vandalismo, furti, abitazioni violate anche con le persone all’interno, e di una diffusa paura che ormai condiziona la vita di tutti, soprattutto nelle ore serali. Zone che un tempo erano luoghi di incontro e socialità, oggi appaiono deserte perché la gente ha paura di uscire. Una paura che riguarda i cittadini, gli anziani, i giovani e lo stesso parroco, che ha confessato di provare timore quando, la sera, chiude la chiesa. Di fronte a questa situazione, insieme al Consiglio Pastorale, Don Nicola ha annunciato l’organizzazione di una manifestazione pubblica che si terrà domenica prossima alle ore 11 in piazza Vittorio Emanuele III. Un’iniziativa aperta a tutti, non legata a partiti, associazioni o schieramenti, ma pensata come un momento di partecipazione collettiva e di riappropriazione della città da parte dei cittadini. Manifestazione condivisa anche dai parroci delle altre parrocchie. «Non è solo una questione della piazza o della chiesa – ha ribadito Don Nicola – ma riguarda l’intera città». Secondo il parroco, il vero problema è l’atteggiamento diffuso di delega e rassegnazione, quel pensiero secondo cui “ci penserà qualcun altro”, che nel tempo ha contribuito al peggioramento della situazione. Se non ci si impegna in prima persona, ha ammonito, non ci si può poi lamentare dello stato delle cose. La manifestazione vuole essere una richiesta forte e pacifica di maggiore sicurezza, per i figli, per gli anziani, per tutti coloro che hanno diritto di vivere serenamente gli spazi pubblici. «Se non ci uniamo noi – ha detto Don Nicola – non lo farà nessuno». Infine, il parroco ha chiarito che i danni materiali alla chiesa si possono riparare, ma ciò che preoccupa di più è il segnale che arriva da questi gesti: colpire anche i luoghi di culto significa forse aver toccato il fondo. Non si è trattato di una richiesta di aiuto, ma di un atto di distruzione totale, che interpella tutta la comunità. L’invito finale è stato rivolto a tutti: partecipare, esserci, senza paura e senza etichette. La Santa Messa di domenica prossima sarà celebrata alle ore 10,30 nella Chiesa di San Giorgio, per poi ritrovarsi insieme alle 11 in piazza da cui partire per fare una marcia simbolica per il centro, come segno di unità e responsabilità condivisa.  

Scacco ai signori della droga nei rioni, 28 arresti

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  Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli si comunica che stamattina la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Tribunale Di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 28 persone indagate per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, aggravata dall’essere il numero degli associati superiore a dieci e – per 5 soggetti – dal metodo mafioso.   Di questi, 24 sono risultati destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, mentre 4 sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.   Il provvedimento compendia le risultanze di un’articolata attività di indagine, svolta da personale della Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, avviata nella Primavera del 2022 a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia circa l’esistenza di una piazza di spaccio di kobret e cocaina operante nella cosiddetta Trentatre di Scampia (ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri) e riconducibile al clan camorristico degli Amato – Pagano.   Le indagini, corroborate da attività tecnica ed articolatesi in molteplici servizi di osservazione, hanno consentito di riscontrare in pieno le predette dichiarazioni, accertando che il sodalizio investigato curava non solo l’approvvigionamento all’ingrosso e la conseguente vendita al dettaglio sulla predetta piazza della Trentatre di Scampia, ma anche la cessione con consegne a domicilio o per appuntamento in strada nei quartieri cittadini di Chiaiano, Miano e Colli Aminei.   L’organizzazione criminale poteva contare su una rigida ripartizione dei ruoli. Al vertice si ponevano due pluripregiudicati, gravati da precedenti specifici, che svolgevano funzioni di promotori, organizzatori e finanziatori dell’intera attività. Numerosi sodali adempivano, invece, al ruolo di custodi della sostanza. Altri membri, poi, si occupavano dello stoccaggio e del confezionamento; altri ancora avevano il compito di rifornire la piazza di spaccio e coloro che erano preposti alla vendita su strada. Tre indagati rivestivano il ruolo di capi-piazza alternandosi secondo precise turnazioni orarie. I restanti, infine, fungevano da addetti alla piazza di spaccio con funzioni, anche intercambiabili, di pusher e/o pali-vedette.   Nel corso dell’attività investigativa sono stati effettuati sequestri di ingenti quantitativi di eroina, cocaina, crack e kobret.   Le investigazioni in parola, peraltro, hanno consentito di documentare un grave episodio verificatosi nell’agosto del 2022, allorquando membri del c.d. clan di “Abbasc Miano”, costola del clan Lo Russo, effettuavano una c.d. stesa, esplodendo numerosi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di alcuni membri di spicco della piazza della Trentatre, ritenuti responsabili di aver invaso, con il loro giro di affari, il territorio di competenza dell’altro sodalizio.   Le indagini hanno, inoltre, dimostrato che una parte dei proventi della vendita dello stupefacente servisse ad assicurare il cosiddetto mantenimento delle famiglie dei detenuti del clan.   Le misure cautelari sono state eseguite presso le rispettive abitazioni dei destinatari, site nel comune di Napoli e in alcuni comuni sia della provincia partenopea che di altre regioni, nonché presso le Case Circondariali di Napoli Poggioreale, Secondigliano, Bellizzi (Av), Carinola (Ce), Ascoli Piceno e Ancona, ove alcuni dei destinatari si trovano già ristretti per altri procedimenti penali.   Nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti cautelari sono state rinvenute e sottoposte a sequestro ingenti somme di denaro contante (circa 100.000 euro) probabile provento delle illecite attività.

Il Prefetto a Casoria per l’emergenza di via Cavour. Il sindaco: “In campo ogni energia possibile”

Riceviamo e pubblichiamo  

Prefetto a Casoria per il Coc sull’emergenza di via Cavour: incontro con gli sfollati. Sindaco: “Istituzioni sempre vicine, in campo ogni energia possibile”

«In un momento così delicato, la presenza del Prefetto Michele Di Bari al COC è stata una testimonianza concreta di attenzione e sostegno verso Casoria e verso le famiglie colpite dall’emergenza di via Cavour». Lo dichiara il sindaco Raffaele Bene, al termine della riunione operativa svoltasi in serata. Accanto al Prefetto erano presenti i rappresentanti delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, del Comune di Casoria, oltre all’assessore regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta e alla consigliera regionale Elena Vignati.

«Insieme – spiega il primo cittadino – abbiamo analizzato gli sviluppi della situazione e incontrato i rappresentanti del Comitato dei cittadini. È stato un confronto serio e costruttivo fondato sull’ascolto e sulla volontà condivisa anche dal Prefetto di non lasciare indietro nessuno».

Nel corso della stessa giornata, l’amministrazione comunale è intervenuta anche per garantire assistenza a 19 persone in via Padre Ludovico, vico VII, a seguito della segnalazione di una crepa in un edificio. «Anche se non si tratta di una criticità legata all’emergenza di via Cavour – sottolinea Bene – abbiamo deciso di intervenire immediatamente».

«Sono ore difficili per la nostra comunità – aggiunge – ma Casoria non è sola. La vicinanza di S.E. il Prefetto Di Bari, il supporto della Regione Campania, la presenza costante dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine e dei volontari rappresentano una rete solida di protezione per chi sta vivendo giorni di grande paura e incertezza».

«Continueremo a lavorare senza sosta – conclude il sindaco – per garantire sicurezza, assistenza e un futuro più sereno alla nostra città. Stiamo mettendo in campo ogni energia possibile».

Salvatore Pappacena e la sua Collezione di Emozioni

La Magia dell’Alta Moda e degli Abiti da Sposa Maestà nella sfilata  di sogni 2026   Le giovani donne in questi giorni hanno cominciato i preparativi del loro matrimonio, passo dopo passo, verso il giorno più bello della vita di una ragazza. La prima tappa di questo viaggio è certamente la scelta dell’abito che indosseranno sull’altare, accompagnate in quei pochi metri che sembrano non aver fine, dal loro papà che difficilmente nasconderà l’emozione. La scelta dell’abito ideale non è un semplice dettaglio, rappresenta la promessa di un amore incondizionato, della speranza di un futuro da vivere insieme. E’ fondamentale indossare l’abito giusto, per questo le sfilate della serata di presentazione di  “Maestà”, la nuova collezione 2026 di abiti da sposa e da cerimonia di Salvatore Pappacena, sono state affollate da coloro che hanno voluto scoprire l’eleganza che lo stilista casertano mette nei suoi capolavori. «Eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare» così diceva Giorgio Armani, e come non ricordare un abito di  Pappacena che si è confermato  come uno dei principali protagonisti dell’alta moda italiana. La presentazione ha avuto come suggestivo  scenario il Salone Margherita di Napoli ed è stata condotta da Veronica Maya con la regia e l’organizzazione di Clarence Management. Il Make up è stato a cura di Valentina Bucelli mentre il tocco di classe  per  un’acconciatura impeccabile è stato dato da Gianni Altamura Luxury Hair. In prima fila fra il pubblico entusiasta l’artista Valentina Stella. Pappacena ha conquistato tutti con le sue creazioni, esempio di arte e talento, stile ed eleganza, ricercatezza dei particolari e cura maniacale dei dettagli. Salvatore Pappacena ha spiegato il titolo dato alla sua collezione “Maestà”: ≪Perché l’autentica maestà non risiede nella corona, ma nel cuore di chi la indossa. E colpire al cuore le donne che scelgono di indossare una mia creazione è sempre stato il senso del mio lavoro. La collezione Maestà è un inno intimo ma altisonante alla regalità e alla raffinatezza, pensata per una sposa che desidera un abito che sia non solo elegante, ma che racconti anche una storia d’amore e tradizione, di passione e grandezza≫. Ogni creazione di Maestà è un’opera d’arte profonda e imponente. I meandri di strutture sinuose e tridimensionali sono le fondamenta per cascate di pizzi chantilly finemente ricamati, tessuti vellutati ed intrecci di seta e grandezza impareggiabile. Il Mikado si fonde con piogge di cristalli e delicati fiori di organza, sbocciati a mano uno ad uno grazie ad una sartorialità rara e tutta italiana che da sempre è cifra distintiva dell’estro di Pappacena. Il pizzo rebrodè, un tocco di classe intramontabile, si fonde con linee moderne e sofisticate di una maestosità senza tempo, creando un equilibrio perfetto fra tradizione e innovazione. Le strutture forti di ogni singola creazione enfatizzano la silhouette e donano regalità e una inarrivabile nobiltà. Guanti eleganti, gioielli e accessori esclusivi, nati ciascuno insieme al proprio abito, rendono unica ogni sposa, grazie a dettagli tanto raffinati quanto affascinanti.
la collezione Maestà di Salvatore Pappacena
Le mie spose – continua Pappacena – regnano nel mio cuore come sovrane di un’epoca vittoriana. Custodiscono amori e moti di coscienza nelle complesse gabbie metalliche che animano le loro vesti, esattamente come i sentimenti animano i loro cuori.  Paniers gonfi di maestosità che un tempo erano sotto struttura dell’abito oggi appaiono in bella vista e sottolineano la silhouette di una donna altera e regale. Una donna che, attraverso il proprio abito vuol dire: ‘Io sono, Io amo, Io posso’≫.  Conclude Pappacena: ≪ Ogni singolo elemento di questa mia collezione racconta più che mai il sapere artigianale che da sempre custodisco nel mio atelier e mi rende fiero. Ho fortemente voluto conferire ad ogni abito quell’alone di mistero che accompagna sempre la vera grandezza. Ogni abito della collezione Maestà  è una promessa di bellezza senza tempo, che consentirà alla magnificenza di ciascuna di riecheggiare nel tempo e nello spazio, per sempre. Perché la vera Maestà non ha bisogno di orpelli ma di capolavori che la consacrino all’eternità≫.