Il contributo dei cattolici per l”Unità d”Italia è stato molto importante. Ecco perchè il 17 marzo deve essere la Festa di tutti. Di Don Aniello Tortora
Il 17 marzo, in via eccezionale e soltanto per questo anno 2011 nel 150° dell’Unità d’Italia, sarà solennemente celebrata in tutto il Paese la festa nazionale. Un evento che ricorda il faticoso e travagliato compimento, sul piano politico, di quella profonda unità del Paese. Sarà, quella del 17 marzo, e giustamente, una festa civile; ma sarà anche – dovrebbe essere! – una ‘festa religiosa’, non tanto per celebrazioni patriottiche, quanto, e soprattutto, per fare memoria degli antichi ‘steccati’ tra Stato e Chiesa e per mettere in luce il loro definitivo superamento, grazie a una duplice maturazione: quella della coscienza civile e quella della stessa più avvertita coscienza ecclesiale.
Bisogna ricordare che anche i cattolici hanno dato un contributo decisivo all’Unità d’Italia. Nel 1867 nasce la Società della Gioventù Cattolica, fondata da due giovani Mario Fani e Giovanni Acquaderni, e riconosciuta da Pio IX. Lo stesso Movimento cattolico negli ultimi decenni dell’800, non potendo partecipare alla vita politica del Paese (ricordiamo il famoso “non expedit”) sviluppò un forte movimento sociale fatto di iniziative ed opere che si posero dalla parte del popolo:
nasce un articolato sistema di credito mutualistico; nel campo della questione agraria ci si pone a difesa della mezzadria e a scapito dell’azienda capitalistica cercando di integrare l’economia contadina; si riflette sulla funzione sociale della proprietà e sulla valorizzazione del lavoro; nasce un associazionismo che mette insieme i lavoratori della terra per la tutela dei lavoratori stessi e per l’allargamento della piccola proprietà coltivatrice, così come si individuarono alcune possibili riforme per il piccolo fitto agrario quali la regolamentazione degli sfratti, l’allungamento della durata dei contratti, il rimborso per le migliorie apportate.
Fortissimo fu anche l’impegno che fin dall’età di Leone XIII i cattolici dispiegarono nel campo della questione operaia e partecipando alle lotte sociali nel passaggio tra l’Ottocento e il Novecento. Altro campo su cui il Movimento cattolico profuse le sue energie è la questione femminile. Nel 1908 sorgono alcune opere sociali, ma soprattutto l’Unione fra le Donne cattoliche d’Italia e, nel 1918, con Armida Barelli, la Gioventù femminile che sarà capace di coinvolgere milioni di donne, di ogni ceto sociale, nella vita della Chiesa e nel sentirsi parte viva del Paese. Anche la fondazione di un partito politico, aconfessionale, da parte di un giovane sacerdote siciliano nel 1919, don Luigi Sturzo, si proponeva con il suo programma di rappresentare alcune istanze politiche frutto anche della riflessione sociale cristiana nel Paese.
Dopo il passaggio del 1929 (Concordato tra Stato e Chiesa e soluzione formale della questione romana), si apre poi un’ulteriore pagina nel rapporto tra i cattolici e lo Stato unitario: quello del secondo conflitto mondiale e della resistenza. Anche qui i cattolici saranno i primi a diffondere la necessità di una pace che doveva risolvere i drammi, i lutti e le distruzioni del conflitto in cui si erano avventurati. La nascita della Democrazia cristiana, la Costituente e l’elaborazione di una Carta Costituzionale vedranno ancora una volta protagonisti i cattolici. Il resto è storia recente.
La stessa organizzazione capillare della Chiesa italiana su tutto il territorio della nazione, attraverso le parrocchie, è segno quotidiano di presenza e di solidarietà nazionale.
Potremmo dire che circa il rapporto tra i cattolici e il Paese vi sono, per i credenti, almeno tre punti meritevoli di attenta considerazione. In primo luogo, il pentimento , il riconoscimento, cioè – già fatto proprio da Paolo VI in un famoso discorso e varie volte rinnovato dai suoi successori – che qualche cosa mancò alla Chiesa dell’Ottocento in fatto di percezione del corso degli avvenimenti e della necessità di non arroccarsi in una difesa oltranzista di una pur nobile tradizione. In secondo luogo, il ringraziamento per un’unità spirituale e morale raggiunta alla fine anche grazie all’apporto e al sacrificio dei cattolici, e consacrata da una Costituzione – quella del 1948 – che onora il nostro Paese e alla quale i credenti hanno offerto un contributo determinante.
Infine, l’impegno di tutti i credenti al servizio di questa Nazione italiana che, nonostante le ombre che gravano su di essa e malgrado i venti di crisi che la scuotono, è ancora, nel mondo, un punto di riferimento per quanti credono nei più alti valori di una civiltà a misura d’uomo. Ecco perché il 17 marzo dovrebbe essere una festa per tutti e di tutti, anche per e dei cattolici.
Ecco perché il Vescovo di Nola il 16 marzo, vigilia della Festa nazionale, alle ore 19.00, nella Basilica Cattedrale di Nola celebrerà una S. Messa alla quale sono stati invitati i sindaci e le Amministrazioni comunali delle 45 città della Diocesi di Nola.
(Fonte foto: Rete Internet)

