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LA VIA D”USCITA PER NAPOLI CE LA INDICA SAN GENNARO

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Gli enormi problemi del capoluogo e del suo hinterland spesso fanno perdere di vista quanto di buono c”è e si propone. In vista, una mostra eccezionale sul “Tesoro di S.Gennaro”. Di Amato Lamberti

Sono mesi, se non anni, che parliamo solo di rifiuti, inquinamento, dissesto idrogeologico, percolato sversato in mare, depuratori che non funzionano, inceneritori che avvelenano l’atmosfera, organizzazioni criminali, politici incapaci e inefficienti, città brutte e invivibili. La cronaca nera sembra aver occupato tutti gli spazi di ogni possibile riflessione. Ogni tanto ci ricordiamo anche dei problemi del lavoro che non c’è, della disoccupazione che avanza, delle fabbriche che chiudono, del turismo che langue, ma leghiamo sempre tutto alle situazioni di invivibilità del territorio, alla presenza ossessiva delle organizzazioni camorristiche, ad un ceto politico affaristico, clientelare e inefficiente.

Tutto vero, ma viene il dubbio che l’arte di piangerci addosso, storico appannaggio del Mezzogiorno, ci abbia preso la mano e ci impedisca di vedere quello che di buono pure si produce e, soprattutto, di immaginare possibili vie d’uscita da una situazione francamente insopportabile. L’occasione di questa riflessione me l’ha data una iniziativa finora passata sotto silenzio dai media locali e nazionali: la mostra “Le pietre della devozione. Le meraviglie del tesoro di S.Gennaro”, che si svolgerà a Napoli, in diversi luoghi del Centro storico, dall’8 aprile al 12 giugno 2011.

Forse non tutti sanno che il “Tesoro di S.Gennaro”, peraltro famosissimo anche se poco conosciuto, si compone di 21.000 opere di grandissimo valore artistico ed economico, accumulatesi dal 1526 attraverso donazioni di regnanti, papi, principi della Chiesa, ambasciatori dei più lontani paesi, lasciti di famiglie nobiliari napoletane, ma anche artigiani, imprenditori , congregazioni religiose. Un tesoro di inestimabile valore e di eccezionale bellezza che testimonia anche le capacità creative di un artigianato orafo che a Napoli ha raggiunto livelli elevatissimi che lo portarono a primeggiare nel mondo. La particolarità di questa mostra è quella di utilizzare diversi contenitori sparsi sul territorio, in modo da costituire una sorta di museo diffuso che valorizza oltre alle opere esposte anche i contenitori storici che li contengono.

Oltre al Museo di S.Gennaro, nella apposita Cappella nel Duomo di Napoli, dove saranno esposti gli oggetti sacri d’oro e le più antiche pergamene, la mostra si articola nel Museo diocesano,dove saranno esposti i busti d’argento dei santi protettori di Napoli; nel Duomo, dove saranno esposti gli arredi sacri e i busti d’argento del Tesoro vecchio; nella sacrestia dei Girolamini, dove saranno esposti gli argenti e i candelabri; nel Pio Monte della Misericordia, dove saranno esposti antichi paramenti e la portantina con la quale si portava il santo in processione; nell’Archivio storico del Banco di Napoli, dove saranno esposti documenti ed atti del 500 e del 600 che testimoniano la devozione al Santo e le donazioni più importanti.

Una mostra eccezionale, anche per il numero delle opere presentate, oltre che per la modalità di utilizzare location diverse, tutte prestigiose e meritevoli di particolare attenzione per il patrimonio posseduto. Una iniziativa importante, che ho piacere di promuovere, anche perché dimostra che per la valorizzazione della città di Napoli si potrebbe, meglio dovrebbe, partire dall’immenso tesoro di opere d’arte accumulato nei musei, nelle chiese, nei castelli, nei palazzi nobiliari e che giace spesso nascosto, seppellito nella polvere degli scantinati. Molti ricorderanno le mostre eccezionali che negli ultimi trenta anni sono state proposte a Napoli, al Museo di Capodimonte, come a S.Martino, a Castel S.Elmo, alla Villa Floridiana, alla Villa Pignatelli. La mostra sul Seicento, la mostra sul Settecento, La mostra sugli argenti dei Borbone, e tante altre.

La mia proposta, purtroppo inascoltata, è sempre stata quella di rendere permanenti queste mostre, utilizzando come contenitori i tanti palazzi storici, a cominciare da Palazzo Reale, Il Maschio Angioino, Castel dell’Ovo, Castel S.Elmo, Castelcapuano, l’Albergo dei Poveri, ma anche tanti altri palazzi privati, come Palazzo Maddaloni, tanto per fare un esempio. Insieme con le Chiese monumentali e con i chiostri, come quelli di S.Maria la Nova e di S.Chiara, che sono un trionfo di opere d’arte tutte da ammirare, si sarebbe realizzato il più grande museo diffuso del mondo, anzi, la città sarebbe diventata un enorme Museo nel quale ammirare i tesori d’arte che la città ha accumulato nei secoli. Con una adeguata organizzazione e pubblicizzazione Napoli sarebbe potuta diventare una meta obbligata del turismo nazionale e internazionale, come Roma, Firenze, Venezia.

L’industria turistica, con alberghi, ristoranti, teatri e con una enorme ricaduta occupazionale, si sarebbe veramente sviluppata, favorendo anche la ripresa di quelle attività artigianali, dell’oreficeria, dell’argenteria, dell’ebanisteria, della ceramica, che l’avevano resa famosa nel mondo. Lo sviluppo di una vera e propria industria del turismo avrebbe anche prodotto riqualificazione dei palazzi, delle strade e delle piazze, oltre all’eliminazione di gran parte della disoccupazione, della povertà, della criminalità. Lo sviluppo ha sempre bisogno di un volano.

Per Napoli bastava, e basta ancor oggi, mettere in mostra e valorizzare i tesori d’arte spesso inaccessibili, nascosti, dimenticati e ricostruire, attorno ad essi, tutta la vita culturale e sociale della città. Il patrimonio di opere d’arte è enorme, ma è grandissimo anche il patrimonio culturale, basti pensare alla musica e al teatro. Mettere insieme in un unico tesoro da mostrare e far vivere a tutto il mondo è certamente una grande impresa, che però si può fare, e che può veramente far rinascere Napoli.
(Fonte foto: Rete Internet)

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