I cittadini dei comuni della Provincia di Napoli testimoniano sentimenti di insicurezza e paura più elevati di quelli di città come Milano, Roma, Torino, Bologna. E non solo per il problema criminalità. Di Amato Lamberti
La sicurezza è diventata il problema più sentito dai cittadini, non solo in Campania e nel Mezzogiorno, ma in tutta Italia e nel resto del mondo. Le ragioni sono complesse e non del tutto chiare. Altri problemi, apparentemente più gravi, come la mancanza di lavoro, la disoccupazione giovanile, le crisi economiche ormai cicliche, la riduzione delle politiche di welfare, premono sulle persone e sulle comunità, ma il bisogno di sicurezza sembra attraversarli tutti, con una forza che appare talvolta imporsi sulla sostanza stessa delle specifiche situazioni.
Un fenomeno multidimensionale nel quale diversi aspetti si sovrappongono diventando, a volte, indistinguibili. Si può, infatti, parlare di sicurezza, come fa Beck, quando parla di società del rischio, in termini di “security”, vale a dire di sicurezza esistenziale, cioè di certezza che il mondo sia stabile e affidabile, così come lo sono i suoi criteri di correttezza, le abitudini e le abilità acquisite necessarie a superare le sfide della vita. Ma se ne può parlare anche in termini di “certainty”, di sicurezza cognitiva, di conoscenza dei sintomi, degli indizi e dei segni premonitori che ci permettono di intuire che cosa aspettarci. Infine, se ne può parlare in termini di “safety”, vale a dire di sicurezza personale minacciata dalla violenza diffusa, dal “random crime”, l’aggressione inattesa e imprevedibile, dalla criminalità organizzata.
Per cui, quando si parla di sentimento di insicurezza, di percezione di paura, di senso di non sicurezza, ci si riferisce a “security” e a “certainty”, cioè allo stato di precarietà che caratterizza la nostra condizione esistenziale e al nostro rapporto con il sistema sociale nel quale siamo inseriti. Invece, a livello istituzionale, in particolare nel territorio napoletano, si tende a privilegiare unicamente il livello della “safety”, della sicurezza personale, come se la mancanza di lavoro e di prospettive occupazionali, lo stato di indigenza, la carenza di abitazioni, il degrado del territorio, le inciviltà dei comportamenti, non fossero importanti per comprendere l’insicurezza e la paura che attanagliano, sia pure come sentimenti, i cittadini di ogni condizione sociale.
Un esempio ne è il recente protocollo d’intesa firmato tra Amministrazione provinciale e Comune di Napoli che, in pratica, si riduce alla installazione di telecamere nei luoghi individuati come di maggiore pericolosità per la sicurezza dei cittadini rispetto all’assalto della criminalità di strada e di quella organizzata. La questione della “sicurezza urbana” è, invece, ben più complessa. Innanzitutto, perchè con questa locuzione se ne vogliono sottolineare gli aspetti innovativi rispetto al concetto tradizionale di “ordine pubblico”, considerando sicurezza non solo l’assenza di minacce ma anche attività a favore di un miglioramento della sua percezione da parte dei cittadini. Inoltre, il termine “sicurezza urbana” dovrebbe aiutare a concepire e affermare nuovi ruoli per enti territoriali e soggetti istituzionali, come regioni, province, città, che non hanno mai avuto competenze dirette in materia.
Il fatto che il territorio della provincia di Napoli, nelle sue città e nei suoi paesi, sia caratterizzato da elevatissimi livelli di insicurezza e da alti sentimenti di paura da parte dei cittadini, molto più elevati rispetto ad altre situazioni nazionali paragonabili, come Torino, Milano, Bologna, Roma, non dipende solo dalla presenza di organizzazioni criminali libere di scorazzare ad ogni ora del giorno e della notte. La criminalità diffusa, anche a livello di forme di inciviltà come l’abbandono di rifiuti ingombranti per la strada, accresce, non crea, i sentimenti di insicurezza e di paura. A creare insicurezza è l’incertezza del futuro, in tutti i sensi, dal lavoro, all’occupazione, all’inserimento sociale, alla carenza dei servizi, all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e dei suoi frutti, all’avvelenamento del corpo stesso delle persone.
Ma è anche la sfiducia nelle istituzioni che hanno perso ogni credibilità rispetto alla capacità di risolvere i problemi della gente. Una sfiducia generalizzata che porta le persone a rinchiudersi su se stesse, a curare solo i propri affari, a vedere negli altri dei nemici o dei potenziali assalitori, a blindare le proprie abitazioni per renderle inattaccabili da ogni possibile intrusione. La perdita della fiducia nelle istituzioni democratica allenta e dissolve i vincoli di comunità che erano la vera difesa degli individui dai possibili nemici interni ed esterni. L’immagine più eloquente della paura e dell’insicurezza in cui vive il nostro territorio è lo spettacolo che danno di notte le nostre città e i nostri paesi.
Immerse nel buio, senza gente per le strade, i rari passanti che strisciano lungo i muri, ci si muove solo chiusi in auto sempre più blindate. Come se fosse stato imposto il coprifuoco. Forse una maggiore illuminazione sarebbe molto più efficace di tante telecamere.
(Fonte foto: Rete Internet)






