Palmese – Vis Ariano a Brusciano nonostante la disponibilità dello Stadio Comunale. Donnarumma: “Siamo sorpresi”

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Si giocherà di sabato, la prima gara del girone di ritorno del campionato Regionale di Eccellenza – Campania, tra Palmese e Vis Ariano, e sarà lo stadio di Brusciano, non già il Comunale di Palma Campania, il teatro dell’evento.

Quella di spostare, ancora una volta, la sede naturale di una partita di interna della Palmese Calcio è una scelta attribuibile esclusivamente alla società rossonera, per ragioni non note nemmeno all’amministrazione comunale, oltre che ai tifosi.

Il terreno di gioco, come spiega il Sindaco Donnaruma, è nelle condizioni, una volta superate le criticità causate dai temporali abbattutisi su Palma Campania prima di Natale, di ospitare l’evento.

«La Palmese Calcio – afferma il primo cittadino – può legittimamente decidere di disputare le gare interne del campionato in altra sede, ma dovrebbe assumersi le responsabilità delle proprie scelte, anche per rispetto dei tanti tifosi che, finalmente, per merito dell’attuale dirigenza, dopo tanto tempo, stanno tornando ad affollare gli spalti degli impianti in cui la maglia rossonera è di scena. Lo stadio di via querce è assolutamente agibile, il terreno di gioco non presenta criticità e, francamente, faccio molta fatica a comprendere le ragioni di questa scelta. Peraltro, nel momento in cui la Società ha preso questa decisione, lo ha fatto in maniera autonoma, senza consultare l’amministrazione comunale, non informandola rispetto a particolari e ipotetiche problematiche che potessero mettere a rischio il regolare svolgimento dell’incontro».

 

«Restiamo – conclude Donnarumma – a disposizione della Palmese per ogni tipo di necessità. Entriamo nella fase più cruciale della stagione ed è fondamentale, affinché si possa coronare il sogno di tornare in Serie D dopo quasi vent’anni di assenza, che tutti remino nella stessa direzione. Sosterremo la nostra amata squadra in maniera incondizionata, ma non posso non ribadire l’enorme sforzo, anche economico, profuso dalla mia amministrazione, per rendere praticabile lo Stadio Comunale, che, per quanto ci riguarda, deve tornare ad essere la casa della Palmese. Le speranze di vittoria del campionato passano anche per quel ritrovato calore che solo attraverso un repentino ritorno nel nostro fortino possiamo alimentare».

Rischi naturali, l’Agenzia ottiene contributi per 9 Comuni dell’area nolana.

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In arrivo 140mila euro per acquistare attrezzature per le emergenze.
Caprio: “Un altro tassello per proteggere i cittadini”

Idrovore da attivare per gli allagamenti, autovetture per trasportare materiali e mezzi, torri faro da utilizzare in caso di black out energetico e droni: sono le attrezzature che adesso i Comuni potranno acquistare con le risorse stanziate dalla Città Metropolitana di Napoli.  Ad essere stati ammessi anche 9  enti locali che hanno affidato all’Agenzia di sviluppo dell’area nolana la presentazione delle istanze.

Si tratta di Nola, Marigliano, Mariglianella, Carbonara di Nola, Scisciano, Visciano, San Paolo Bel Sito, Tufino e Saviano. Complessivamente il contributo erogato ammonta ad oltre  140 mila euro:  una somma che servirà a migliorare la risposta delle amministrazioni comunali in caso di calamità.

Ad essere stati finanziati sono stati i primi 27 Comuni nella graduatoria dei centri con popolazione inferiore a 20mila abitanti ed i primi 13 del gruppo costituito dai territori con un numero di abitanti compreso tra 20 mila e 50 mila.

Con i contributi concessi grazie al lavoro preliminare effettuato dall’Agenzia rafforziamo il sistema di protezione civile già avviato dalla nostra struttura con  i Piani di emergenza comunali. Le nuove attrezzature si aggiungono a quelle già ottenute grazie al precedente avviso pubblico della Città metropolitana che ha finanziato l’acquisto di altro materiale utile in caso di emergenza, richiesto sempre  attraverso progetti presentati dall’Agenzia. Dissesto idrogeologico e rischio sismico rappresentano una spada di Damocle per il nostro territorio ed è per questo che poter disporre di una pianificazione puntuale significa avere una capacità di reazione più efficace e veloce. Va proprio in questa direzione – dichiara l’amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo Vincenzo Caprio – il  recente finanziamento regionale per la redazione  del Piano di emergenza intercomunale dell’area nolana che consentirà  di gestire le situazioni di crisi in un’ottica di area vasta,  sicuramente più funzionale alle esigenze di tutela della sicurezza dei cittadini“.

Angelo Iannelli, Premio “Bassa Irpinia ”: Eccellenza nel Sociale in Campania

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Domenica 29 Dicembre al Teatro” Domenico Biancardi” di Avella  si è svolto il Premio “Bassa Irpinia ” durante la serata di gala sono state premiate le eccellenze  della Campania.

A ricevere  l’importante riconoscimento, Angelo Iannelli noto come “l’ambasciatore del sorriso“ l’artista poliedrico  ha ricevuto l’importante riconoscimento per il suo instancabile impegno nel sociale, attraverso la figura che lo caratterizza, la maschera di Pulcinella, in particolare è stato ricordato dalla commissione giudicatrice il suo rapporto educativo e  ludotetico con i ragazzi diversamente abili di ogni razza e colore, il suo impegno per i  senza fissa dimora, i bambini degenti in ospedale  e le sue tantissime collaborazioni in eventi di solidarietà’ come: Mense dei poveri, dormitori, ristrutturazioni di Chiese, ma pure i suoi  emozionanti  eventi sociali a sostegno dei meno fortunati   “Premio Ambasciatore del Sorriso” “Party del Sorriso” “Befana Sociale” Festival del Sorriso” e le  diverse “Partite Del Cuore” con la sua squadra Attori del Sorriso di cui è presidente oltre ai  suoi suoi scritti e cortometraggi su tematiche sociali, con un unico  filo conduttore “il sorriso”  che porta a tutti con amore e semplicità. L’attore, al momento della premiazione, si è tinto il viso con il cerone bianco, indossato il camicione, il  cuppolone, la maschera nera  e  con una sua esemplare performance ha coinvolto ed emozionato il   folto pubblico presente.

Angelo Iannelli ha ricevuto il Premio Bassa Irpinia tra scroscianti applausi. Riconoscimento che documenta il suo  instancabile lavoro a favore delle persone svantaggiate e meno fortunate. L’artista ha ringraziato i presenti e l’organizzazione per il riconoscimento. Asserendo” Nella vita per vincere dobbiamo amare tutto quello che facciamo ,  tenendo nel cuore i meno fortunati”

Addio a Carlo De Vita, fondatore del vecchio Cinema Arlecchino di Somma Vesuviana

Dopo la piazza centrale e l’Azione Cattolica, il Cinema Arlecchino era il luogo d’incontro negli anni cinquanta – sessanta dei giovani sommesi.  Un luogo privilegiato, che faceva sognare, riscattare ed educare le generazioni di quell’epoca.

 

Si viveva impastati nei fotogrammi dell’epoca, si rubavano la parole alla celluloide, si respiravano mondi distanti solo un panno bianco. Nelle lunghe estati delle infanzie – ma anche nei pomeriggi dopo la scuola e lo studio – era diventato il luogo dove ciascun ragazzo poteva essere Brancaleone, Maciste, l’ultimo dei Moicani, Ringo o Lancillotto, come afferma il prof. Ciro Raia. Carlo De Vita era il proprietario: un uomo dal carattere dolcissimo, sempre sorridente, dalla voce baritonale. Dire Carlo significava dire cinema a Somma. Era l’erede, infatti, di una famiglia che aveva ripreso l’antica tradizione dei film muti in una vecchia sala di Rione Raimondi, era passata al cinema Impero di via Gramsci dal 1937 al 1957, all’arena Torino all’interno dell’omonimo palazzo (ora Municipio) e, da ultimo, alla sala del cinema Arlecchino in via Roma, la sala da seicento posti invidiata da tutti i paesi limitrofi, oggi Teatro Summarte. Ogni giorno della settimana aveva un suo genere: i kolossal, le prime visioni di zona, i film d’essay, i filoni popolari. Di giovedì, invece, una vecchia auto con altoparlante annunciava la serata popolare a prezzi popolari. Il cinema Arlecchino era un po’ il vanto di Somma Vesuviana: arioso, spazioso, multicolore nelle luci, acusticamente valido. Era stato inaugurato il 27 novembre 1954. Nell’occasione fu proiettato “La figlia del reggimento” con Antonella Lualdi, Isa Barzizza e Carlo Croccolo. Il giorno dopo era stata la volta del kolossal “Giulio Cesare” con Marlon Brando. I giorni trascorrevano tra la cassa, la sala di proiezione e la cabina, dove un addetto arrotolava e srotolava pellicole e cuciva fotogrammi. Una folla immensa si accalcava alle porte e, specie nei giorni festivi, un addetto staccava  biglietti, alzava la voce, invitava i più rumorosi al silenzio, girava tra le poltrone, si affacciava nei bagni e apriva le porte.  C’era il barista, ma c’era anche  l’operatore sempre attento al riavvolgimento della pellicola, ai rappezzi dei fotogrammi, alle proteste degli spettatori quando la pellicola si spezzava, continua il prof. Raia. Don Carlo, il proprietario, partiva per Napoli per recarsi alle case di distribuzione cinematografica, che erano tutte ubicate in Calata Trinità Maggiore. Sui sedili posteriori della sua Fiat 500 Giardiniera, di colore bianco, erano posizionate le pellicole dei film nelle scatole di ferro. Bisognava accaparrarsi, a tutti i costi, la prima visione di zona e poi, provvedere a farle recapitare al locale di un altro paese. Poi, all’improvviso, il tonfo, il silenzio e il vuoto. La struttura maestosa si perse nella sua solitudine. Le crescenti difficoltà portarono rapidamente alla crisi quella che all’inizio si era dimostrata una fortunata iniziativa. Nonostante ciò, Don Carlo De Vita, pur non vendendo la sua struttura molto richiesta, decise di proseguire sperando in un miglioramento della situazione. Ma ogni speranza di rilancio fu vana. Quando, ieri pomeriggio, è partito il corteo funebre, dietro la bara di “Don” Carlo c’erano i familiari e insieme gli amici di sempre: ma c’erano pure – conclude il prof. Ciro Raia –  anche Eduardo Nottola (Rod Steiger), Ramòn Rojo (Gian Maria Volontè), Mathilde Bauchard (Fanny Ardant), Guido Carani (Amedeo Nazzari) e tanti altri ancora. Per tutti era Don Carlo del Cinema Arlecchino.

Morti sul lavoro in Italia: 17mila uccisi da corruzione e indifferenza

I morti sul lavoro sono ormai diventati una strage inarrestabile e forse proprio per questo non fanno più notizia. Gli italiani si sono come assuefatti alla tragedia costante, continua, ripetitiva. L’unico strumento che quindi potrebbe almeno frenare questa letterale emorragia di sangue è lo Stato, vale a dire noi stessi, noi tutti, il popolo degli assuefatti. Una raggelante abitudine di massa all’orrore ma non solo. La corruzione sta infatti ormai mangiando la nostra comunità nazionale da troppo tempo e quindi nessuno controlla. Nessuno impone con forza a questa o a quell’ azienda, a questo o a quell’imprenditore rigide prescrizioni su come si debba lavorare correttamente e con quali mezzi adeguati in un’impresa degna della sua stessa definizione. E quei pochi lavoratori e sindacalisti che tentano di fare qualcosa sono additati come i soliti “rompiscatole”. Rompiscatole magari da “far fuori”, da silurare, mobbizzare. E’una situazione da cane che si morde la coda. Da un lato c’è la corruzione, che fa risparmiare i costi alle imprese, dall’altro c’è la crisi che attanaglia il Paese praticamente da sempre, dagli anni Settanta e che in questi ultimi dieci anni morde come non mai. Questa spirale perversa ha fatto decine di migliaia di morti sul lavoro e altrettanti per tumore in intere regioni. Si perché il risparmio dei costi non è stato fatto solo per contenere le spese di produzione ma anche per affidare alla camorra e alle tante mafie che ci opprimono i rifiuti industriali da smaltire nei terreni, nell’acqua, nell’aria. Per non parlare dei controlli pubblici sulle emissioni industriali: praticamente nulli o, quando sembrano esserci, tarocchi. Intanto ogni giorno andare al lavoro è peggio che in guerra. Dal nord al sud il bollettino riporta il numero dei morti e dei feriti massacrati per il profitto, fra l’indignazione, la rabbia di alcuni e l’indifferenza di molti. Aziende e governi considerano normale che dei lavoratori muoiano quotidianamente per il profitto. Risultato: nell’ultimo decennio sono stati registrati in Italia più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Un numero impressionante, drammatico. Morti sul lavoro quasi come nella guerra messicana del narcotraffico. Nella crisi sono diminuiti i lavoratori occupati ma i morti sul lavoro sono aumentati anno dopo anno. Soltanto nel 2019 c’è stata una leggerissima flessione. I dati INAIL, comunque sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero, nel 2019 registrano circa 1000 vittime, in calo del 4 e mezzo per cento rispetto al 2018 grazie a un minimo di attenzione in più. Ma è sempre poca cosa l’attenzione, o meglio, il controllo degli organi competenti. In ogni caso si può purtroppo affermare che la strage di lavoratori non s’è fermata: quasi 100 persone al mese l’anno scorso.

Madonna dell’Arco, il giorno dell’Epifania aspettando i Re Magi nel chiostro del Santuario

Oramai divenuta tradizione, anche quest’anno il Presepe Vivente di «I Jocundi» – appuntamento fisso ogni notte di Natale nel borgo antico di Sant’Anastasia – si ripete con l’arrivo dei Magi a Madonna dell’Arco, nel chiostro del Santuario Mariano.

E anche per l’Epifania 2020, I Jocundi con la regia di Luigi De Simone presentano «Nella stalla aspettando la Stella: ti racconto il Presepe aspettando i Magi». Il corteo dei Magi e il Presepe Vivente – dalle 19, 15 alle 20, 45 di lunedì 6 gennaio avranno come scenografia il cinquecentesco chiostro di Madonna dell’Arco, accolti dai padri domenicani guidati dal priore padre Alessio Romano.

Erode, i Magi, i quadri presepiali, la Natività, in una rappresentazione al contempo tradizionale e nuova: accanto alle scene che raffigurano gente del popolo, dalle lavandaie agli osti, dai pastori ai pescatori, ci saranno suggestioni orientali e, come è abitudine per i Giocondi diretti da De Simone, una scena di provocazione e denuncia che è sempre d’attualità, ogni anno. Stavolta, la prima scena vede San Francesco richiamare l’ordine cosmico della Creazione, contrapposto all’attuale disordine e confusione, alla Terra dei Fuochi che genera malattie e sofferenza. Ancora, come novità, una suora domenicana prende posto tra i figuranti del presepe, ottanta e tutti in costumi d’epoca siano essi poveri o sontuosi.

 

Museo Archeologico di Nola, Tino Simonetti presenta il primo almanacco del Nola Calcio

Oltre 100 anni di storia della squadra di Nola raccontati nel primo almanacco della città. L’evento, realizzato da Tino Simonetti con la presenza del presidente della Lega nazionale dilettanti, Cosimo Sibilia, sarà presentato questo pomeriggio presso il Museo Archeologico di Nola.

La storia del Nola Calcio racchiusa in tre libri: il mastodontico lavoro di recupero di tutto ciò che ha accompagnato i bianconeri dalla categoria dilettantistica come la Promozione a quella nazionale in C; un racconto che parte nel 1910, anno in cui è nato il calcio a Nola e arriva fino ai nostri giorni. Il desiderio da parte del nolano Tino Simonetti di creare un archivio storico messo a disposizione di tutta la città nasce in un momento ben preciso, nel 2002, anno in cui si è assistito al fallimento della squadra. Di qui quello che poi si è trasformato nel bisogno di raccontare cos’era davvero il Nola attraverso le statistiche, le presenze dei giocatori, l’analisi dei marcatori, foto, cronache, amichevoli, nella speranza che qualche importante imprenditore possa prendere a cuore la storia di una squadra tanto longeva, riportandola ai fasti di un tempo.

Il lavoro certosino non poteva che essere curato con minuzia di particolari da un nolano DOC, divenuto Maestro della Festa dei Gigli nel 2019 con una carriera canora alle spalle ultratrentennale. La passione di Tino Simonetti per il collezionismo della storia della sua città non è una novità del 2020. Già due anni fa è stato in grado di pubblicare in 4 dvd più di seimila brani della tradizione popolare dal 1898 ad oggi – un lavoro durato 15 lunghi anni per riportare in luce la memoria della Festa.

La raccolta che ripercorre tutte le tappe della squadra è suddivisa in tre volumi e sarà presentata questo pomeriggio alle ore 17:30 presso la sala convegni del Museo Archeologico di Nola. Ospite speciale dell’evento sarà Pino Wilson, uno dei più grandi capitani che si possano annoverare nella storia della Lazio, campione d’Italia nella stagione calcistica 73/74; Cosimo Sibilia, presidente della Lega nazionale dilettanti; Felice Centofanti, dirigente sportivo dell’Ancona, ex terzino anche del Nola Calcio in C1; forse un atterraggio da Torino di Walter Mazzarri, ex allenatore del Napoli, nonché calciatore per ben due stagioni nel Nola Calcio.

L’evento, ripreso da Videonola, sarà moderato da Rossella Nusco e Luigi Pasciari, già docente di storia e filosofia del liceo Carducci di Nola. Presenzieranno all’evento il sindaco, Gaetano Minieri, il direttore del Museo, Giacomo Franzese e l’Assessore allo Sport del Comune di Nola, Elvira Caccavale.

(fonte foto: rete internet)

Giugliano, perseguita il proprio avvocato : arrestato un 42enne

Ha posto in essere una serie di atti persecutori nei confronti del suo avvocato, al quale aveva affidato la risoluzione per una controversia civile legata ad un risarcimento assicurativo. Nonostante avesse beneficiato di circa 200 mila euro a titolo di risarcimento, non si era accontentato, prendendosela con il proprio legale che ha vessato per circa un anno facendogli anche 30 telefonate al giorno. Lo ha aspettato più volte sotto casa e davanti allo studio, inseguendolo con la propria autovettura e minacciandolo di morte in presenza della figlia minore. In un’occasione, l’uomo avrebbe minacciato anche la moglie della vittima, in stato interessante.
A finire nei guai un 42enne del posto già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania hanno applicato nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari in esecuzione di un provvedimento emesso dal  Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura della Repubblica. L’uomo dovrà rispondere di atti persecutori e violenza privata.

Sant’Anastasia, la «penitenza» dell’architetto Luigi Pappadia

    L’architetto Luigi Pappadia

Come avevamo annunciato a fine 2019 (leggi qui), inizieremo con il raccontarvi – naturalmente secondo la sua versione che è stata dettagliata anche con un esposto ai carabinieri di Castello di Cisterna – i motivi per cui l’architetto Luigi Pappadia è stato destituito delle sue funzioni, le ragioni per cui da responsabile di posizione è ora un semplice impiegato che lavora all’ufficio patrimonio.

Pappadia, nativo di Sant’Antimo e dipendente del comune di Sant’Anastasia dal 1998 (prima consiliatura di Enzo Iervolino) ricopriva nel 2014, anno dell’elezione dell’ex sindaco Lello Abete, il ruolo di funzionario (titolare di posizione organizzativa) di alcuni importanti settori: urbanistica, edilizia privata, Suap, cimitero ed ambiente. Gli erano stati affidati dal commissario prefettizio Anna Nigro a seguito dello scioglimento del consiglio comunale seguito all’arresto del sindaco precedente, Carmine Esposito, con il quale i rapporti erano stati pure difficili, per usare un eufemismo. Nei primi mesi del 2014 accadde qualcosa, un episodio grave che vi racconteremo nei prossimi giorni, che spinse il sindaco a rimuovere il funzionario dal settore urbanistica – edilizia. Ma questa è un’altra storia e nel frattempo Pappadia conservava la competenza nel settore Ambiente.

Passarono i mesi e la giunta Abete fu rinnovata, ci fu un rimpasto. Il sindaco si liberò degli uomini e delle donne più vicini ad Esposito: via Giancarlo Graziani, dimesso Armando di Perna, via Lucia Barra (e più tardi arrivarono le dimissioni di Cettina Giliberti). Ad inizio 2016, anche e soprattutto su insistenza, o meglio intercessione, del nuovo vicesindaco, Carmen Aprea, convinta che il funzionario fosse il più competente nella materia (più tardi, dopo le dimissioni dell’assessore pro tempore Stefano Prisco, la delega all’Urbanistica sarebbe andata proprio a lei), il sindaco riaffidò a Pappadia il settore urbanistica – edilizia privata con una precisa direttiva (ma anche di questo vi racconteremo nelle prossime settimane). E va ricordato, in proposito, che in quel periodo la Aprea era l’assessore voluto dal sindaco stesso, quello in «quota Abete», tant’è che, a domanda diretta in un’intervista, il sindaco rispose che l’avvocato Aprea, da lui fortemente voluta in giunta, aveva il compito di «tutelare» – con la sua competenza – il Comune e lui stesso. I rapporti tra i due precipitano solamente in vista delle nuove alleanze elettorali per le elezioni amministrative del 2019, sulla questione Puc di cui vi parleremo nei prossimi giorni e in merito alla quale esiste, sulla pagina facebook del mediano.it, una intervista streaming alla Aprea prima della campagna elettorale, quando la stessa, pur avendo preso le distanze, ancora deteneva la carica di vicesindaco e assessore.

Tra mille difficoltà si arriva al 2018. «La mia persona e la mia professionalità continuavano però ad essere messe in discussione – dice Luigi Pappadia – in particolare agli inizi del 2018 quando veniva da me contestato, alla Gpn (società affidataria del servizio raccolta di rifiuti urbani) il mancato raggiungimento della percentuale del 65% di raccolta differenziata, così come previsto nel contratto e nel capitolato di appalto. Da questo momento cominciarono ad acuirsi con il sindaco contrasti i cui motivi erano apparentemente né spiegabili, né giustificati e che poi però si manifestarono ampiamente in una prima riunione che si tenne a giugno 2018». A quella riunione, secondo i ricordi di Pappadia, parteciparono, oltre a lui stesso, il sindaco Abete, il vicesindaco Aprea, il segretario generale Egizio Lombardi e, per la Gpn, il dott. Salomone e il sig. Tesone». «In quella riunione – continua Pappadia – il sindaco chiedeva di poter evitare, nei confronti della Gpn, l’applicazione della penale prevista per il mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata. Io e il vicesindaco Aprea non ritenevamo perseguibile una simile richiesta che sarebbe stata contro gli interessi del Comune e invitammo la Gpn a proporre, laddove lo avessero ritenuto opportuno, apposito ricorso nelle opportune sedi giudiziarie. Anzi, fu il vicesindaco Aprea a proporre di richiedere un parere all’avvocato dell’Ente sull’intera vicenda e sulla possibilità di perseguire soluzioni alternative (o transattive) alla luce delle osservazioni presentate dalla Gpn». In seguito, poiché non furono ravvisati gli estremi per una composizione bonaria della questione, Pappadia procedette a quantizzare la penale per gli anni 2015, 2016 e 2017, adottando tutti gli atti consequenziali e dovuti.

«Venni nuovamente convocato dal sindaco – ricorda Pappadia – per ulteriori riunioni sempre sullo stesso argomento, insisteva e chiedeva con forza di non applicare, di annullare, la penale alla ditta Gpn, adducendo come motivazione lo scongiurare eventuali disservizi che la Gpn avrebbe potuto provocare, anche in vista della imminente campagna elettorale per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale».

Ci fu, in quel periodo, un ulteriore tentativo di «evitare» il pagamento della penale. «La Gpn – rammenta Pappadia – fece pervenire una richiesta di aggiornamento ISTAT sul canone corrispostole dall’ente e questo aggiornamento era calcolato in una cifra che ammontava quasi a 500mila euro. La loro intenzione era procedere ad una compensazione con la somma dovuta a titolo di penale, guarda caso più o meno la stessa cifra. In realtà, come è facile provare, l’aggiornamento ISTAT dovuto alla Gpn non superava i 25mila euro e tale somma è stata regolarmente pagata».

Siamo nell’estate 2018 quando Pappadia, come lui stesso ha poi raccontato in un esposto ai carabinieri ( di poco precedente all’inchiesta Concorsopoli che ha provocato la caduta della seconda amministrazione Abete e solo da pochi giorni reso noto, ndr), sarebbe stato convocato ancora una volta nella stanza del sindaco per una nuova riunione con lo stesso Abete, con l’allora assessore Fernando De Simone all’epoca titolare dell’ambiente, con l’avvocato del comune Antonietta Colantuoni, con il segretario generale Egizio Lombardi, con il socio Gpn Nicola Alfano accompagnato dall’avvocato della ditta e con il dott. Salomone. «In questa occasione – continua Pappadia – ancora una volta il sindaco chiedeva di annullare la famosa penale e stavolta con più veemenza e agitazione. Ancora una volta sia io, sia l’avvocato Colantuoni, ribadivamo l’impossibilità di annullare l’applicazione della penale e la riunione terminava con una evidente e crescente agitazione degli amministratori presenti». Dopo quella riunione, Pappadia andò avanti con gli atti dovuti e provvide a trattenere sul canone dovuto alla Gpn la somma a titolo di penale. «Nessuno mi ringraziò, non era certo necessario visto che avevo solo fatto il mio dovere per tutelare il Comune – ricorda Pappadia – ma di certo non pensavo possibile quel che poi è accaduto poco dopo: il sindaco mi convocò e, alla presenza del vicesindaco Aprea che non era della stessa opinione del sindaco, mi disse che non potevo più essere il responsabile del settore Ambiente, in quanto “non collaborativo ed in conflitto con la Gpn”». Per cui, detto fatto, di lì a poco Pappadia veniva rimosso dall’incarico di funzionario del settore ambiente, «colpevole» – così appare dal racconto – di aver fatto rispettare il capitolato, di aver tutelato l’Ente, di non aver «collaborato» con la ditta e di aver applicato una penale prevista dal contratto a favore del Comune per un totale di circa 500mila euro.

Difatti, a settembre 2018, il Comune applicò una penale di oltre 515mila euro. La Gpn fece ricorso e nelle motivazioni addotte dinanzi al giudice, la ditta sostenne che la raccolta differenziata, a Sant’Anastasia, non avesse raggiunto il 65% previsto dal contratto per «colpa» della collettività che sversa in maniera scorretta i rifiuti. Dicendo, in pratica, che se non era stato rispettato il contratto, la colpa sarebbe dei cittadini di Sant’Anastasia. La prima sezione civile del Tribunale di Nola ha rigettato il ricorso, la Gpn è stata condannata a risarcire il Comune di Sant’Anastasia, pagando anche le spese del giudizio, e i giudici hanno «spiegato» alla Gpn che può anche essere vero che i cittadini, almeno una parte, sversano in maniera non corretta i rifiuti, ma che d’altronde una ditta non può non assumersi il rischio d’impresa rispetto ad un evento classificato come prevedibile. Una vicenda, che in un’intervista rilasciata al mediano.it in diretta streaming nel corso della campagna elettorale, anche il candidato sindaco Mario Gifuni aveva raccontato. Uno spunto per domande che furono poste, nello stesso periodo e anche in quel caso in diretta streaming, allo stesso sindaco Abete ricandidato alla carica, il quale smentì che questa circostanza fosse alla base della rimozione di Pappadia sostenendo che si trattasse di una semplice rotazione di funzionari per le norme anticorruzione (ma di fatto, questa misura ha riguardato al Comune di Sant’Anastasia il solo Luigi Pappadia). Nel frattempo, in materia di ambiente e sversamenti, ci sono stati nei mesi scorsi controlli e sanzioni da parte della Forestale di cui presto, con atti alla mano, vi daremo notizia.

Agli inizi del 2018, tra l’altro, Pappadia aveva comunicato al sindaco e all’assessore al ramo che, essendo in scadenza il contratto con la Gpn, era necessario dare indicazioni per il nuovo capitolato affinché si potesse espletare la gara prima della scadenza. «Anzi – fa notare Pappadia – siamo ormai a tre proroghe e si va verso la quarta, nonostante la ditta sia stata sanzionata per inadempienza». Il contratto relativo al servizio integrato di igiene urbana è scaduto il 15 luglio 2019, la prima proroga ha la data del 12 luglio scorso, la seconda è stata fatta con determina del 26 settembre. La determina di indizione e approvazione degli atti di gara, con durata di cinque anni, è del 23 luglio 2019, con decorrenza «presunta» dal primo ottobre 2019.

Agli uomini dell’Arma di Castello di Cisterna, Pappadia ha raccontato anche un altro episodio che avvenne nel pieno della campagna elettorale 2019, in un centro commerciale di Sant’Anastasia. «Io ero lì per acquisti – racconta l’architetto – e incontrai alcuni operai della Gpn che mi dissero di essere stati convocati lì da un loro referente, uno di quelli presenti alle riunioni in municipio, per incontrare dei politici per la campagna elettorale».

 

 

 

L’allarme del vescovo di Acerra: “aggredito il sindaco: no alla violenza”

L’allarme è stato lanciato dal vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, durante le messa di Capodanno, tenuta nella giornata del primo gennaio. Dall’altare il prelato ha chiesto ai fedeli di “pregare per il sindaco, rimasto vittima di un’aggressione ieri sera”. Per molte ore, cioè fino a quando il vescovo ha rotto gli indugi, era calato il silenzio più assoluto sull’aggressione subita in mezzo alla strada dal sindaco Raffaele Lettieri, un geometra di 49 anni. Si parla di uno o forse due uomini che lo avrebbero avvicinato in una traversa di via Diaz, una zona residenziale di case basse e ville, poco frequentata, piuttosto isolata anche se molto vicina al centro. Quindi l’aggressione fisica. Erano circa le otto di sera, poco prima del cenone di Capodanno. A ogni modo quel che è certo è che intorno alle nove Lettieri si è presentato al pronto soccorso della vicina ed attrezzata clinica Villa dei Fiori. E’ stato accompagnato dalla moglie. I medici gli hanno diagnosticato una forte contusione all’emitorace sinistro. Nel frattempo non c’è l’assoluta certezza che il sindaco abbia denunciato l’episodio alle forze dell’ordine. Sull’argomento la Questura non ha potuto rispondere. Non ha risposto nemmeno l’ufficio stampa del primo cittadino. L’unico a ufficializzare pubblicamente l’accaduto è stato il vescovo Di Donna. “Anche se vengono fatte richieste giuste queste però – ha affermato il prelato durante l’omelia – devono essere avanzate con civiltà e con il dovuto rispetto delle regole democratiche: no alla violenza“. Resta comunque un mistero fitto su questa brutta storia. Ieri comunque vari politici di Acerra e di tutto il territorio napoletano hanno espresso totale solidarietà a Lettieri, che ricopre anche l’incarico di consigliere metropolitano delegato alla stazione unica appaltante.