Due scrittrici d’eccezione, Antonella Cilento e Sandra Petrignani, presentano a Napoli i loro ultimi romanzi: un invito alla lettura per i giovani

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Perché gli adolescenti leggono poco? E cosa si può fare per incentivare la lettura tra i giovani adulti? La casa editrice Giunti propone una nuova collana, tutta dedicata ai giovani lettori, ARYA  (Autori Romanzi Young Adult), la cui mission è raccontare “ la generazione Z (quella nata dal 2000 in poi) alla generazione Z”. E i primi due romanzi vengono affidati a due talentuose scrittrici, tra le più importanti sulla scena italiana: Antonella Cilento e Sandra Petrignani, entrambe finaliste al Premio Strega, la prima nel 2014 con “Lisario o il piacere infinito delle donne”, la seconda nel 2018 con “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg”. I due volumi sono stati presentati a Napoli, a La Feltrinelli di piazza dei Martiri, venerdì scorso, da un altro scrittore di grande rilievo, Giuseppe Montesano, con le trascinanti letture di Gea Martire. Il primo romanzo “Non leggerai”, a firma di Antonella Cilento, è una storia divertentissima, ambientata in una Napoli del futuro, dove è vietato leggere e guardare i morti, i libri sono spariti, a scuola si procede solo con video e cellulari, l’abbandono e il degrado sono ovunque e due ragazze, dai significativi nomi di Help e Farenàit, scoprono per caso dei libri e, per trasgressione e curiosità, finiscono per appassionarsi e fare appassionare alla lettura, creando un circolo “vizioso” all’incontrario. È un paradosso? Una distopia? Non tanto. Purtroppo molte delle cose “previste” in questo romanzo, già avvengono, ci circondano e, lasciatemelo dire, ci deprimono. L’altro romanzo, “La persona giusta” di Sandra Petrignani, parla di amore. Due adolescenti, con famiglie diversissime alle spalle, si piacciono, si mettono insieme, imparano ad amarsi. Gli scenari della generazione Z sono diversi da quelli precedenti, ma le insicurezze, l’entusiasmo della scoperta, la gelosia e la gioia della riappacificazione sono quelli di sempre. Alla storia d’amore, fresca e accattivante, Sandra Petrignani intreccia il razzismo di nuova generazione, quello contro gli immigrati, la violenza delle gang giovanili, la genitorialità immatura o assente. In tutte e due i romanzi le nonne, più che le madri, hanno un ruolo importante (e questo la dice lunga sulla vita dei giovani adulti di oggi), e in tutti e due i romanzi i protagonisti, in fondo, ci fanno sentire che non tutto è perduto, che i giovani sono sempre la riserva di energia positiva per il futuro. Basta accendere la scintilla. Riuscirà nell’impresa questa chiamata dei giovani alla lettura? Certo è che nonostante gli sforzi della scuola i ragazzi non leggono e molti hanno difficoltà serie anche a scrivere. Non amano leggere, come, probabilmente, neanche i loro genitori. Che ne è stato delle storie di cui si sono nutriti intere generazioni di futuri adulti? Moby Dick, Piccole donne, Salgari e Verne, Kipling e Dickens, tanto per citarne alcuni. Dove è finito quel meraviglioso abbandonarsi all’immaginazione guidati dai grandi scrittori che tanto hanno insegnato agli esseri umani nei secoli scorsi? In quale palestra si allena oggi la mente dei ragazzi, dove impareranno a scavare, a guardare attraverso e al di là, a sollevare il velo superficiale per conoscere la realtà? Scarsa attenzione, poca capacità di concentrazione, assenza di empatia, disinteresse per il prossimo, indifferenza: sono tutte cose che la letteratura da sempre silenziosamente combatte e che adesso dilagano come un’epidemia. Si incolpano di questo smartphone e internet, i social, i media. Ma la disgregazione sociale e la povertà delle relazioni affettive hanno cause molto più potenti, complesse, e difficili da  combattere. Lo sanno bene Antonella Cilento Sandra Petrignani. Giuseppe Montesano, in chiusura, con amarezza e ironia, paragona la nostra situazione attuale a un romanzo sì, ma scritto male.

Movida violenta a Napoli, aggrediti e feriti tre giovani da una baby gang

Tre giovani residenti in provincia di Napoli sono stati aggrediti e malmenati la scorsa notte da una baby gang composta, a detta delle vittime, da una trentina di ragazzini. Il fatto è avvenuto in vico Carrozzieri, zona Monteoliveto, nel cuore delle strade della movida partenopea. Le vittime hanno rispettivamente 23, 21 e 20 anni. Alla Polizia di Stato hanno raccontato di aver incrociato il branco di ragazzini e che da uno scambio di parole grosse, per futili motivi, si è poi passati all’aggressione con pugni e calci. I feriti sono stati medicati in ospedale e dimessi: il 20enne ha riportato contusioni al fianco e al torace, con prognosi di due settimane; per gli altri due, lieve trauma cranico e trauma facciale guaribili in sette e dieci giorni. Le vittime non hanno saputo fornire descrizioni precise degli aggressori, riferendo solo il loro numero approssimativo e l’età, più o meno compresa tra i 14 e i 18 anni.

Sant’Anastasia, l’attore Antonio Merone insignito Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Il neo Cavaliere Antonio Merone con l’avvocato Bruno Beneduce, assessore alla pubblica istruzione del Comune di Sant’Anastasia
Il 2019 segna trentatré anni di carriera per Antonio Merone, definito dalla figlia di Nino Taranto (che a sua volta fu insignito, nel 1983, Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana) «L’ultimo erede di mio padre» e da Liliana De Curtis, figlia di Totò (Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia) «degno figlio di mio padre». Trentatré anni di teatro e un’onorificenza consegnatagli ieri, nella napoletana piazza Plebiscito vestita a festa per il compleanno della Repubblica, dal prefetto Carmela Pagano. Ad accompagnare Merone, in rappresentanza del Comune di Sant’Anastasia, l’assessore Bruno Beneduce. Qui, in un’intervista del 2016 per i suoi trent’anni di teatro, un po’ della storia del neo Cavaliere che va ad aggiungersi all’albo dei decorati cittadini: oltre cinquanta, a cominciare da quel cavalier Carlo Cattaneo cui è dedicata l’ex piazza Ferrovia (decreto del 1941).    

Ottaviano, Valle delle Delizie: la fiaccolata della fede e della speranza alla grotta della Madonna di Lourdes

I valori cattolici e il sentimento del sacro proprio della millenaria civiltà vesuviana. E’ stata una fiaccolata importante, quella del 31 maggio, per il numero dei partecipanti, e per la forza con cui essi hanno espresso la loro devozione. Da Madonna dell’Arco a Terzigno si svolge, nella realtà e nella metafora, la “via” della Madonna, e sono invocati i carismi della Madonna di Lourdes e della Madonna Nera. La Montagna e la grotta: storia e simboli.   Una splendida conclusione del Mese Mariano. E’ stata una manifestazione assai bella, quella di venerdì 31 maggio: bella per il numero di partecipanti, per l’intensità della devozione, per la comune consapevolezza che tutti – i sacerdoti, Vincenzo Caldarelli e i suoi amici, che hanno voluto dedicare la grotta al culto della Madonna di Lourdes, i cittadini di Ottaviano – stavano gettando le basi di una tradizione che andrà ad arricchire la storia del Somma-Vesuvio e il patrimonio culturale della nostra città. Dopo la celebrazione della Messa, la fiaccolata, guidata da don Michele Napolitano e da don Savino Simone, si è avviata verso la Valle delle Delizie, verso la grotta della Madonna, in una serena armonia di luci, di preghiere, di voci che chiedevano alla Madre di Cristo di proteggere le famiglie, Ottaviano, il territorio tutto in un momento difficile del nostro presente. E le parole pronunciate da Don Michele davanti alla grotta hanno perfettamente sintetizzato questa corale devozione, che innesta i valori rigorosamente cattolici in quel particolare sentimento del sacro che è proprio della millenaria civiltà vesuviana. Il Somma – Vesuvio è una Montagna sacra ai carismi luminosi della Madre di Cristo: alla Madonna dell’Arco e ora alla Madonna di Lourdes i fedeli chiedono la salute del corpo e la serenità dello spirito; alla Madonna di Montevergine, venerata a Ottaviano, si affidano tutti quelli che si sentono esposti, per la loro debolezza e la loro fragilità, alle vicende tempestose della vita; la Madonna del Carmine e la Madonna di Castello vengono invocate perché ci proteggano dalle fiamme dell’Inferno e dal fuoco del Vesuvio.  Dal santuario di Madonna dell’Arco fino a Terzigno si svolge, nella realtà e nella metafora, la “via” della Madonna Nera, ed è venuto il momento che si racconti in che misura e come la storia dei riti religiosi ha influito sulla storia sociale e culturale di questo territorio che Gregorovius definì, per molte ragioni, “unico”. Anche la grotta consacrata alla Madonna di Lourdes è carica di storia e di simboli. Con altre grotte dei “tuori” vicini ospitava i contadini sorpresi dalla pioggia, e nel 1943, quando Ottaviano venne bombardata dagli angloamericani e invasa dai tedeschi in fuga, diede ricovero ai cittadini atterriti dalla violenza della guerra. Ancora nel primo decennio del Novecento queste grotte venivano usate dagli appaltatori della “neve” come deposito dei blocchi di neve, necessari per conservare le carni e per curare le febbri. La Montagna e la grotta, la salute del corpo, la salvezza dello spirito, i valori ancestrali della fede, la devozione millenaria alla Madre: tutto questo “sentivano” i fedeli che hanno partecipato alla fiaccolata, e lo esprimevano con la luce sincera dei loro sguardi e con la forza delle loro preghiere.                                        

VinGustandoItalia, andiamo in Puglia, una delle regioni più belle d’Italia, a provare qualche specialità.

  La Puglia, una delle regioni più belle della nostra Italia, dove il clima soleggiato e ventilato favorisce la coltivazione di prestigiose materie prime… La Puglia, una delle regioni più belle della nostra Italia, dove il clima soleggiato e ventilato favorisce la coltivazione di prestigiose materie prime, come l’olio extravergine d’oliva ad esempio, che insaporisce i piatti con il suo gusto tanto squisito quanto delicato. Ma non solo: tra pesce crudo, frutta e formaggi freschi e dell’ottimo vino, il palato di sicuro sarà deliziato. I prodotti tipici più famosi sono rappresentati principalmente, oltre che dall’ olio con riconoscimento DOP, anche dai prodotti derivati dal grano come il pane di Altamura, tipico pugliese, la pasta fresca come le orecchiette alle cime di rapa, formaggi buonissimi come la burrata, il caciocavallo silano, tra i salumi il capocollo di Martina Franca. Tra i vini il primitivo di Gioia del Colle, il rosato del Salento, il Martina Franca, vari moscati tra cui quello del Salento, l’aleatico di Puglia, tra i liquori l’amaro del Gargano, il liquore di mirto, di melograno, una bevanda dolce tipica è il latte di mandorla. Ma tra i prodotti tipici pugliesi più amati in tutto il mondo vi sono senza dubbio i sottolio pugliesi, derivanti dai prodotti che la terra generosamente offre e l’uomo riesce a mettere da parte per le stagioni a venire, sotto forma di preparazioni sottolio.Sottoli salvacena? I sott’oli sono davvero un “salvacena” speciale per quelle sere in cui non si sa cosa mangiare nè cosa cucinare: eppure, se avrete sottomano un pane di Altamura DOC ed un sott’olio di verdure pugliesi essiccate al sole, già metà del lavoro sarà fatto! Lo stesso dicasi per una bella frisa, una sorta di “frittella” di pane secco pugliese, perfetta da bagnare e da tenere sempre in credenza, perchè dura a lungo e non teme l’aria! Non c’è solo da mangiare, ma anche molto da bere! Le bevande analcoliche ed alcoliche facenti parte dei prodotti tipici pugliesi sono moltissime. Molto noto è il limoncello, così come il mirto, il latte di mandorla e soprattutto il nocino. La tradizione vuole che le noci per preparare il nocino si raccolgano nel mese di giugno, proprio nel giorno della festa di San Giovanni. Un liquore tipico e piuttosto insolito facente parte dell’elenco dei prodotti tipici pugliesi è anche il liquore al fico d’india, una bevanda particolarmente aromatica che si prepara proprio con i fichi d’india, che in estate abbondano in Puglia. Naturalmente nella lista delle bevande alcoliche andrebbero citati anche i vini, ma il discorso sarebbe davvero molto lungo, e preferiamo approfondirlo in un altro articolo. Se andate in Puglia avrete l’opportunità di scoprire tutte le delizie che questa regione offre anche in fatto di formaggi. L’elenco dei prodotti tipici pugliesi in fatto di formaggi è nutrito: Essi sono sia di vacca che di pecora, e sono tutti ottimi. Si va dal famoso caciocavallo, incluso il caciocavallo podolico, la freschissima giuncata, il pecorino, la burrata con il suo cuore cremoso, la ricotta forte, perfetta sulla pasta fresca, la ricotta marzotica e molti altri. Personalmente sono innamorato della Burrata d’Andria… eccezionale. La burrata è un formaggio fresco di latte vaccino a pasta filata. Un IGP di Adria, città pugliese in cui è nata questa deliziosa sfera bianca di mozzarella. La sua forma ricorda quella di un piccolo sacco di pasta filata morbida, con all’interno un morbido ripieno cremoso, detta stracciatella, che è pasta filata sfilacciata che si mescola con la panna. Il nome “burrata” fa riferimento al sapore del suo ripieno, ricco e burroso, e non al fatto che possa essere stato arricchito con grosse quantità di burro durante la lavorazione. La burrata ha origini abbastanza recenti: è nata in Puglia, ad Andria, nel 1956: il suo inventore è Lorenzo Bianchino, noto casaro del posto. Si racconta che quell’anno, a causa di una tremenda nevicata che rendeva difficile il trasporto dei prodotti caseari, Bianchino decise di conservare la panna all’interno di involucri di mozzarella, così da trasportarli in città dalla campagna. Fu così che nacque la burrata pugliese, questo delizioso formaggio fresco noto in tutto il mondo per la sua bontà. La burrata può essere consumata al naturale, o condita con sale e pepe, e servita con pomodorini e insalata: ottima se gustata su una grossa fetta di pane abbrustolito, accompagnata magari da una fetta di prosciutto. Può essere utilizzata anche nelle ricette come farcitura per i fiori di zucca ripieni, oppure per mantecare un gustoso risotto. Un abbinamento raffinato che vi consiglio vivamente è invece quello tra burrata e caviale. Per assaporare tutta la freschezza della burrata, il consiglio è quello di aspettare almeno un paio di giorni, quando il latticino avrà raggiunto la giusta consistenza, e panna e stracciatella all’interno saranno ben amalgamate. Ricordando sempre le tre T”Tipicità, Tradizione e Territorio” Quale vino abbinare alla burrata?  La burrata si accompagna bene a vini bianchi. Per restare in Puglia si può considerare un Martina Franca DOC oppure, considerando la vicina Campania si può valutare l’abbinamento con un Fiano di Avellino o un Greco di Tufo o una Falanghina. L’abbinamento tra questi vini bianchi e la vostra burrata vi farà godere di sensazioni organolettiche uniche … il Buon cibo ed il buon bere sollevano i cuori e l’anima.  

Statale 268 del Vesuvio rischio stop lavori, il governatore De Luca: «Ma come si fa?»

Rinvio di tredici cantieri in Campania, per oltre un miliardo e seicentomila euro: l’Anas ha inviato alla commissione trasporti della Camera un report in cui sostiene la necessità di rinviare 115 cantieri in tutto il Sud Italia. Sono lavori per cui i soldi ci sono già ma per ritardi e intoppi burocratici finiscono per slittare. Tra le tredici opere campane a rischio stop c’è, appunto, la statale del Vesuvio SS 268.

Una notizia che già due giorni or sono, quando è stata diffusa, ha fatto molto scalpore. La 268 ha una storia poco edificante, sia per gli innumerevoli incidenti, sia per i continui cantieri che sistematicamente creano disagi alle città che attraversa. Ora è ancora in corso l’ampliamento, conditio sine qua non per renderla più sicura al netto di quelle criticità sulle quali nessuno pensa di intervenire. Ebbene ieri, dalla Mostra d’Oltremare di Napoli dove si teneva l’incontro con i volontari di Protezione Civile impegnati nelle Universiadi, il presidente della Regione Vincenzo De Luca ne ha dette quattro al Governo, con strali diretti in particolare al vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

«Il Governo ha stoppato decine di infrastrutture in questa regione  – ha esordito De Luca – tra cui la statale del Vesuvio, la via di fuga che in caso di pericolo servirebbe ad evacuare 800mila persone». E pensare che per la statale del Vesuvio, tre anni fa, il ministro Graziano Delrio varò il progetto per il raddoppio da due a quattro corsie, peccato che con l’avvento dell’attuale governo, nel decreto crescita è previsto il blocco per quelle opere per cui non si è giunti alla firma del contratto esecutivo.

«Leggo, tra le tante palle –ha, come da suo stile, continuato De Luca – che tra le opere che ne risentiranno c’è pure la ss268. Ma come si fa? Come è possibile che non sia una priorità questa?»  Proprio la statale 268 è un’arteria non solo nevralgica per snellire il traffico dei paesi a Nord del Vesuvio ma anche via di fuga principale in caso di eruzione. Ed a questo proposito il governatore annuncia un nuovo piano di evacuazione, un protocollo con le regioni che si impegneranno ad ospitare i cittadini campani sgomberati dai territori a rischio: 800mila dalla zone vesuviana, un po’ di più da quella flegrea.

Virus su WhatsApp, come difenderti dagli attacchi

È una notizia piuttosto recente, ma che ha gettato nel panico migliaia, se non milioni, di persone: un virus su WhatsApp avrebbe messo a rischio la privacy degli utenti. A causa di questo virus, infatti, che sarebbe più uno spyware che un semplice programma dannoso, i dati presenti sui propri cellulari sarebbero stati acquisiti da chi avrebbe creato il virus stesso. La vicenda è, sicuramente, ancora nebulosa, e alcuni dettagli non sono stati ancora rivelati, ma esistono modi per difendersi e per non temere più nulla in merito al tuo smartphone.

Virus su WhatsApp, che cosa sarebbe successo

Tutto il panico relativo al virus su WhatsApp sarebbe stato originato da una notizia che è stata diffusa dal Financial Times. In articolo comparso sul giornale, infatti, si indicava come una debolezza presente a livello dell’applicazione avrebbe consentito ad una serie di hacker di accedere ai telefoni di moltissime persone. In particolare, sarebbe stato installato uno spyware, un programma grazie al quale i malintenzionati avrebbero la possibilità di spiare le attività dei consumatori, di acquisire i loro dati e di fare molto altro. L’installazione di questo virus sarebbe automatica, e quindi passerebbe praticamente inosservata al malcapitato. Allo stesso tempo, sembra che lo spyware sia stato installato utilizzando una tecnica piuttosto raffinata. La persona avrebbe ricevuto una chiamata attraverso WhatsApp: con questa, anche nel caso in cui il destinatario non avesse risposto, sarebbe stato possibile aprire la strada al virus. Sembra che l’ultimo attacco rilevato per questo tipo di spyware risalga allo scorso 12 maggio, ma bisognerebbe comunque continuare a vigilare e a proteggersi.

Virus WhatsApp, come proteggersi dagli attacchi

La protezione dagli attacchi del virus WhatsApp potrebbe passare, quindi, attraverso diversi passaggi e accortezze, che qui vedremo, e che sarebbe sempre utile conoscere. Come prima cosa, sarebbe necessario aggiornare la propria applicazione fino ad arrivare alla versione più recente, in  modo da eliminare le criticità e le falle presenti proprio a livello dell’app. Le versioni e le diverse procedure di installazione sono distinte, e qui si possono vedere nel dettaglio

iOS

Per quanto riguarda i sistemi operativi iOS l’ultima e più recente versione disponibile sarebbe la 2.19.50. Per aggiornare la tua app a quest’ultima versione dovrai andare sul vostro App Store e selezionare l’icona Aggiornamenti. A questo punto, dovrai scorrere l’elenco delle applicazioni da aggiornare, e scegliere WhatsApp. Successivamente, dovrete selezionare Aggiorna.

Android

Per quanto riguarda Android, l’ultima versione disponibile a livello di aggiornamenti è la 2.19.134. Nel caso in cui la versione presente sul tuo dispositivo non fosse la più recente, dovresti andare sul Google Play Store e selezionare la parte chiamata “Le Mie app e i miei giochi” all’interno del menu principale. Nell’elenco delle applicazioni dovrai cercare WhatsApp, e poi dovrai avviare il tuo aggiornamento. Bisogna anche sottolineare come, anche se questa nuova versione di WhatsApp possa essere più sicura, essa potrebbe non essere ancora priva di rischi. Proprio per questo motivo, dovrai continuare a tenere sotto controllo gli aggiornamenti più recenti e ad installarli subito, così da evitare le criticità.

Virus WhatsApp e il garante per la privacy

Per quanto riguarda l’Italia, il problema del virus WhatsApp non è passato inosservato. Si sono mobilitate diverse associazioni di consumatori che hanno anche contattato il Garante per la Privacy. L’obiettivo è quello di conoscere, innanzitutto, la misura del problema, il coinvolgimento dei cittadini europei nello stesso, e anche le azioni che si vorranno intraprendere per tutelare i consumatori. Quindi, la vicenda del virus WhatsApp non è solo conclusa, ma probabilmente porterà a nuove svolte e sarà necessario attendere ancora un po’ per capire a quali soluzioni si arriverà.
Se vuoi saperne di più, oppure se vuoi essere aggiornato su tutte le novità e gli argomenti legali che possono farti risparmiare o che possono aiutarti ad ottenere dei rimborsi, puoi iscriverti a Difesa Utenti, associazione a tutela dei consumatori.

“Brusche con mozzarella”, il “piatto” di Enrico Cossovich, che disse: “ Se Napoli ti esalta come un dio, sta’attento: forse ti sfotte”

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Le “pagnottine” “brusche”, cioè rustiche, di Ippolito Cavalcanti, antenate della “mozzarella in carrozza”; la trattoria “Villa Toledo”, ritrovo a metà dell’Ottocento dei “romantici” napoletani, e il notevole spessore di Enrico Cossovich, che era un cliente assiduo della trattoria. Cossovich tradusse in italiano “Santa Lucia”, la celebre canzone di Cottrau, scrisse articoli, poesie e commedie, e ricordò all’amico Raffaele Colucci che spesso i Napoletani si divertono a fare i “pazzarielli”: cantano inni, elogi e encomi in onore di qualcuno per “pomparlo “ e per illuderlo, e poi si divertono a trascinarlo giù, in un attimo, dalla gloria alla disfatta.    Due mitiche pernacchie, quella di Eduardo e quella di Totò: una sola filosofia.   Pagnottine brusche con mozzarella (da I. Cavalcanti). Fare la stessa “pasta” che si fa per il bigné, con acqua, fiore di farina, uova, e lavoro di “laganatojo”, che è il matterello; aggiungere all’impasto provola o parmigiano grattugiato, “maneggiarlo e sgranirlo” (così scrive il Cavalcanti), e cioè spianarlo, a forza di polso, perché “resti tutto medesimato”, dello stesso spessore e della stessa consistenza. La mozzarella la puoi usare in due modi. O mescoli all’impasto pezzettini di mozzarella, e formi “tante palle, come quelle di bigliardo”, che poi riponi “nelle tortiere, verniciate di sugna” (noi useremo l’olio) e le fai cuocere al forno”; oppure, stendi “sulla mano sinistra spianata” un lembo dell’impasto, appoggi sul lembo i pezzettini di mozzarella, e lo chiudi a forma di palla. E queste palle le puoi sia cuocere nel forno che friggerle nella padella “gondolandole sempre”. Nell’italiano del Cavalcanti “gondolare” è il calco del napoletano “cunnuliare” , “cullare, dondolare”. Da qui, forse, il nome di “mozzarella in carrozza”.   Le “pagnottine brusche”, di cui Ippolito Cavalcanti ci ha tramandato la ricetta, facevano parte del menù quotidiano di una  taverna napoletana che “mise frasca”, fu attiva, fino al 1870, la “Villa di Toledo”, all’incrocio tra via Toledo e via S.Sepolcro: era anche pizzeria e friggitoria, e “luogo sacro” del “cuoppo”, la straordinaria invenzione con cui Napoli aprì la storia luminosa del “cibo da strada”. Davanti a quella taverna si affollavano ogni giorno “lazzari, maeste, operai”, professori, avvocati e turisti, attirati dalle voci dei “bazzarioti” che cantavano la gloria dei prodotti della taverna, “zeppole, maccheroni, pagnottine brusche”, e un’altra geniale creazione dello spirito napoletano, “’o filoscio d’ova”. Frequentavano la trattoria molti scrittori della generazione “romantica”, Domenico Bolognese, Augusto e Michele Capaldo; Carlo Rocchi senior, professore al Collegio Militare e poeta in lingua italica e in lingua latina, e poi Raffaele Colucci e Enrico Cossovich. Era, Cossovich, uno scrittore di molti interessi: scriveva versi seri e versi satirici, in italiano e in napoletano, articoli, “’nferte”. Insomma, stava in prima fila nella schiera di quegli intellettuali napoletani nati nel primo Ottocento su cui, dopo l’unità d’Italia, quando essi erano ancora in attività, calò all’improvviso un silenzio quasi totale, come se un dio malvagio  avesse condannato all’oblio tutta la generazione dei “romantici” della città e avesse salvato solo gli autori dei testi delle canzoni. In verità Cossovich entra a pieno titolo anche nella storia della canzone napoletana, perché Teodoro Cottrau, avendo visto che la sua “Santa Lucia”, scritta all’inizio nella lingua di Napoli, non “sfondava”, pregò Cossovich di farne una traduzione in lingua italiana: e fu un successo trionfale. E alla antologia “Usi e Costumi di Napoli”, diretta da Francesco de Bourcard, il Cossovich contribuì con 11 articoli, sui mestieri, sui riti, sul Vesuvio e sulla festa della Madonna dell’Arco. Credo che Cossovich e i suoi amici meritino un po’ di attenzione, e che sia venuto il momento che alcuni scrittori napoletani – penso a Francesco Mastriani e a Ferdinando Russo – occupino nella scala della fama e nei programmi della Scuola il posto che tocca di diritto alla loro arte. In una lettera dell’autunno del ‘61 Raffaele Colucci si lamentava con l’amico Cossovich dell’iniquità della Fama che spesso concede i suoi favori ai “ventosi” chiacchieroni, e trascura coloro che studiano e scrivono in un dignitoso silenzio, che non si affidano ai “bazzarioti” e ai “pazzarielli” per farsi pubblicità. Cossovich gli rispose di stare sereno: perché è antica abitudine dei Napoletani dedicare scrosci di elogi e di applausi alle persone che hanno deciso, fin dal primo momento, di umiliare:  prendendoli in giro, li sollevano  da terra fino al cielo, perché la loro caduta, quando li colpiranno in volo, sia più teatrale e fragorosa. “Pensa a quanti pittori e cantanti – scriveva Cossovich- Napoli ha portato prima sulla vetta dell’Olimpo, per poi divertirsi a precipitarli per sempre nel buio abisso dell’oblio.”. Mi piace pensare che la rustica semplicità dei “fritti” di “Villa Toledo” abbia abituato Enrico Cossovich ad asciugare sogni e illusioni e a vedere il mondo da vero napoletano, aspettando i momenti decisivi della storia, quelli in cui le “vesciche” piene di vento – i palloni gonfiati – si sgonfieranno da sole, con un rumore lungo e triviale, come la pernacchia di Eduardo.            

Nola al voto, Tinchese invita Minieri ad un pubblico confronto

“Basta veleni, ce lo chiede la nostra Città. Ti invito ad un pubblico confronto pacato e sereno sui temi che stanno a cuore ai cittadini di Nola”.

 Così in sintesi l’invito di Cinzia Trinchese all’avversario politico, Gaetano Minieri, per la corsa alla carica di sindaco della Città Bruniana.

“In questi giorni – spiega in un video Cinzia Trinchese – la campagna elettorale ha preso una grave deriva: offese ai cittadini; ingiurie personali e familiari; fake news; strumentalizzazione delle notizie”.

Il riferimento è ad alcuni post ingiuriosi nei confronti dei cittadini di Nola e della famiglia di Trinchese, per i quali sono state sporte relative denunce all’autorità competente.

“La gravità di quanto sta accadendo – prosegue Trinchese -, non può e non deve distrarci da ciò che veramente conta per il bene di tutti: i programmi; la squadra, l’onestà e la concretezza di chi si candida ad amministrare Nola”.

Da qui l’invito all’avversario, Gaetano Minieri ad un confronto pubblico e diretto sui temi e sulle proposte che interessano i cittadini nolani.

  Nel suo invito Trinchese lascia a Minieri la scelta del luogo del confronto auspicando di riuscire a superare in tal modo “la dialettica denigratoria – afferma testualmente nel video Trinchese – di chi si nasconde dietro ad una tastiera avvelenando questa campagna elettorale”.

 Poi l’invito a mettere da parte divisioni e contrasti per il bene della città. “Io – conclude Trinchese rivolgendosi direttamente a Minieri – da donna libera e onesta quale sono, non ho mai temuto il confronto e spero che lo stesso valga per te”.   

Somma Vesuviana: la Guardia di Finanza sequestra 1300 kg di sigarette in un deposito

I finanzieri della Compagnia di Portici, nel quadro dell’intensificazione delle attività di prevenzione generale e di controllo del territorio, con particolare attenzione alla recrudescenza del contrabbando di t.l.e., hanno individuato nel comune di Somma Vesuviana un locale-deposito al cui interno sono stati rinvenuti kg. 1.297,400 di tabacchi lavorati esteri, privi di contrassegno di Stato. Il responsabile è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria, mentre le sigarette illegali sono state sequestrate.