Dal boom dei Nickelodeons al controllo sociale e l’autocensura

Benvenuti al tredicesimo appuntamento di “Riavvolgi al futuro”. Oggi parleremo de “L’industria cinematografica americana”, dove si descrive il periodo di trasformazione e consolidamento del cinema negli Stati Uniti tra il 1905 e il 1912. In questa fase, Hollywood non dominava ancora il mercato internazionale come oggi, poiché le società americane erano concentrate principalmente sulla crescita vertiginosa della domanda interna e sulla competizione per il potere industriale. Il fenomeno principale di questi anni fu l’esplosione dei nickelodeons, sale cinematografiche economiche ricavate solitamente da magazzini con meno di duecento posti, dove l’ingresso costava un “nickel” (cinque centesimi). Tra il 1905 e il 1907 la diffusione di queste sale aumentò notevolmente, portando a una stabilità dell’industria che permise successivamente di puntare al mercato estero. Per gestire la crescente domanda di film e porre fine ai conflitti legali sui brevetti, nel 1908 nacque la Motion Picture Patents Company (MPPC), guidata da Edison e Biograph. Questa società cercava di controllare l’intero mercato imponendo il pagamento di tasse su ogni fase della filiera, ma il suo monopolio fu presto sfidato dalle società indipendenti. La lotta tra la MPPC e gli indipendenti portò a una maggiore efficienza produttiva e al graduale spostamento dell’industria verso la California. Il periodo fu segnato da tre cambiamenti cruciali che definirono il cinema moderno:
  • La nascita del lungometraggio: Il passaggio dai cortometraggi a film di più rulli permise di narrare storie più complesse e spettacolari, aumentando anche il prestigio culturale del cinema.
  • Lo star system: Le case di produzione iniziarono a promuovere i nomi degli attori per attirare il pubblico, rendendo le star (come Mary Pickford o Douglas Fairbanks) il fulcro del marketing cinematografico.
  • Il trasferimento a Hollywood: Molte case indipendenti e poi le grandi major si spostarono nella zona di Los Angeles per approfittare del clima favorevole che permetteva riprese all’aperto tutto l’anno e di una varietà di paesaggi naturali ideali per diversi generi. 
A causa della popolarità dei nickelodeons presso le classi popolari e degli scandali che colpirono alcuni divi, l’industria dovette affrontare crescenti pressioni per il controllo morale. Per evitare leggi di censura statale, i produttori iniziarono a praticare forme di autocensura, che culminarono più avanti nella creazione di organizzazioni come la MPPDA per garantire un’immagine rispettabile al cinema americano.  

💡 L’Angolo dell’Esperto: La maturazione dell’industria: Tra arte e Strategia

Il periodo tra il 1905 e il 1912 non è solo un’epoca di crescita numerica, ma il momento in cui il cinema smette di essere un attrazione da fiera per diventare un’istituzione socio-economica. In Europa, la strategia del noleggio introdotta dalla Pathé cambia tutto: le case di produzione smettono di vendere “oggetti” (le pellicole) e iniziano a vendere “diritti di visione”, creando un mercato circolare e prevedibile. Mentre l’Italia scommette sulla magniloquenza visiva (pensa ai set tridimensionali di Cabiria o Gli ultimi giorni di Pompei che influenzarono persino l’americano D.W. Griffith), gli Stati Uniti combattono una guerra intestina sui brevetti. La creazione della MPPC (Motion Picture Patents Company) è il tentativo di creare un cartello per estromettere la concorrenza, ma paradossalmente proprio la ribellione degli “indipendenti” spinge l’industria verso la West Coast. Il trasferimento a Hollywood non fu dettato solo dal sole, ma anche dalla necessità di fuggire dai legali di Edison che, a New York, controllavano ferocemente ogni macchina da presa. Il passaggio al lungometraggio è la risposta a un’esigenza narrativa e commerciale: storie più lunghe permettono di approfondire la psicologia dei personaggi, portando alla nascita dello Star System. Gli spettatori non vanno più a vedere “un film della Biograph”, ma iniziano ad andare a vedere “il film con Mary Pickford”. Questo legame emotivo con l’attore diventa la garanzia finanziaria su cui si costruiranno i grandi imperi cinematografici degli anni a venire. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .    A presto!!!

Cicerone racconta che Verre, quando governò e saccheggiò la Sicilia, era tenuto al guinzaglio dalla “fidanzata”

Dalla fidanzata e da un servo. Nel 70 a.C. i Siciliani accusano di concussione, di furti e di corruzione Gaio Licinio Verre, che dal 73 al 71 ha governato la provincia come propretore e ha commesso una serie di reati che, a ben vedere, lo rendono un “mito” per certi politici di oggi. L’accusato si affida al più quotato avvocato del momento, Quinto Ortensio Ortalo, mentre i Siciliani si rivolgono a un giovane, Marco Tullio Cicerone. Ortensio, candidato al consolato per il 69, accetta di difendere Verre per difendere il “sistema” senatorio che poi deve votarlo. La “fidanzata” che teneva Verre “al guinzaglio” mi ricorda il volto di una donna imperiosa raffigurata da Dorota Piotrowiak, artista polacca: l’immagine del quadro correda l’articolo.     Nella prima delle orazioni contro Verre Cicerone demolisce l’avversario con l’ironia e con il sarcasmo. Verre ha scialacquato il danaro pubblico, ha spogliato l’Asia, la Panfilia e la Sicilia, da pretore urbano ha amministrato la giustizia come un brigante.  Ma Verre è un brigante stupido: ha rubato sotto gli occhi di tutti, perché era certo di comprarsi i giudici. Cicerone incomincia a costruire l’accusa intorno alle immagini dello spogliare e del denudare: Verre spoliavit nudavitque le statue, i monumenti, i templi, le donne: ma Cicerone mette a nudo non solo i suoi delitti, ma anche le trame che egli e i suoi hanno tessuto per evitare la condanna. Cicerone racconta quello che aveva appreso ex hominibus certis, da persone fidate: nel certis c’è una punta di sarcasmo. Verre credeva che fossero uomini suoi, e invece erano spie di Cicerone. In casa di un senatore e di un cavaliere c’erano decine di casse piene del danaro saccheggiato da Verre in Sicilia.   Poco prima che iniziasse il processo, Verre aveva convocato a casa sua una riunione di divisores, di galoppini, che avrebbero dovuto distribuire quel danaro per impedire l’elezione di Cicerone a edile. Uno dei galoppini si era immediatamente recato a casa di Cicerone per raccontargli ogni cosa, per dirgli che molti si erano defilati, o perché non avevano il coraggio di esporsi in un’operazione del genere, o perché erano certi che niente avrebbe potuto impedire l’elezione di Cicerone. L’oratore proclama che Verre è il male estremo: non è un ladro, ma un grassatore, non è un adultero, ma uno stupratore, non un sacrilego, ma un nemico armato e dichiarato del sacro e delle religioni, non un assassino, ma il carnefice più crudele di concittadini e di alleati. La sequenza incalzante delle antitesi costruisce l’immagine di un nero demone, che porta la maledizione sulla città: chi sa che faccia fece Verre quando si rovesciò su di lui questo clamoroso gioco di antitesi.   Ma Cicerone non si ferma: rivela che, mentre i magistrati prendono gli auspici dagli uccelli stando seduti, e poi si alzano, Verre, eletto pretore, li prende da una rondine, Chelidone, che è il nome della sua amante e che in greco significa “rondine”: e non dalla sedia si alza, dopo averli ricevuti, ma dal letto di quella. La casa di Chelidone diventa l’ufficio della pretura: lì si vendono le sentenze, che la donna detta all’orecchio del suo amante. L’indignazione suggerisce ai Romani amare battute di spirito: qualcuno dice che non bisogna meravigliarsi se ius tam nequam esse verrinum: se le sentenze di Verre sono così ingiuste, se il brodo di porco è così indigesto. Il gioco di parole è intraducibile: ius è la giustizia, ma anche il brodo, mentre verrinus significa di Verre, e di porco. E poiché il predecessore di Verre si chiama Sacerdote, i Romani maledicono il sacerdote che ha lasciato vivo un porco spregevole. Cicerone usa con destrezza i modi del sarcasmo paradossale.   Chi è eletto al governo di una provincia subito si dedica a programmare una saggia amministrazione. Verre, appena gli tocca in sorte la Sicilia, cerca di individuare, con i suoi amici, i mezzi che gli consentiranno di accumulare ingenti ricchezze in un solo anno, vuole arrivare nell’isola già pronto e organizzato ad everrendam provinciam, a ripulire la provincia (e il verbo è scelto con arte): e perciò a Roma mette a punto l’elenco non solo delle tecniche di furto, ma anche delle vittime predestinate. Nel saccheggio della Sicilia la sua coorte risulta invincibile padrona del campo: Verre annunzia che i censori li sceglierà tutti lui, uno per uno, città per città. Insomma dichiara aperto il mercato, e il suo palazzo a Siracusa diventa “un incendio di passioni e di ambizioni”. Tutta l’ambizione della provincia è compressa in una sola stanza. Il banditore della vendita all’asta delle cariche pubbliche è un liberto, Timarchide: con grande abilità Cicerone lo mette al centro della scena, lo descrive come colui che accende e spegne tutti i vizi del propretore, e lo riduce a uno strumento della propria ambizione.   “Lo schiavo fuggitivo Timarchide ha regnato per tre anni su tutte le città, egli è stato il padrone dei figli, delle donne, dei beni e del destino dei più antichi e fidati alleati di Roma. “. Se Verre, che si atteggia a sapientone, sapesse una sola parola di greco, quando ha rubato la statua di Saffo dal pritaneo di Siracusa non avrebbe lasciato sul posto il piedistallo, con un’iscrizione greca che indica chiaramente quale monumento è scomparso.  Verre non sa una parola di greco: eppure gli incompetenti d’arte li chiama con un termine greco, idiotas. Questo ladro ha stravolto le abitudini delle guide turistiche di Siracusa, i “mistagoghi”: prima mostravano ai turisti le opere che si trovavano dovunque, ora indicano gli spazi vuoti e spiegano quali opere sono state portate vie: descrivono in absentia . Da sempre sono certo che la storia si ripete…        

San Gennaro Vesuviano, incidente sul lavoro: Ciro Mennella muore a 46 anni

Un tragico incidente sul lavoro si è verificato questa mattina a via de Mille a Napoli  , dove ha perso la vita un operaio di 46 anni, Ciro Mennella.  L’uomo, originario di  San Gennaro Vesuviano, stava svolgendo lavori di ristrutturazione all’interno della gioielleria Monetti.
Le circostanze dell’accaduto restano ancora da chiarire. Secondo le prime ricostruzioni, non è escluso che l’operaio possa essere caduto da una scala oppure che sia stato colto da un malore improvviso durante l’attività lavorativa.
Sul luogo della tragedia sono intervenuti gli agenti della Polizia Locale, insieme al personale dell’Ispettorato del Lavoro, ai sanitari del 118 e al pubblico ministero di turno, che ha disposto l’esame autoptico.
Sarà ora il lavoro degli inquirenti a fare piena luce su quanto accaduto e a stabilire eventuali responsabilità.
L’evento previsto per questa sera nella Piazza di San Gennaro è stato annullato. In una nota , l’amministrazione scrive sulla pagina istituzionale: “𝐂𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚 – 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚, 𝐢𝐧 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐠𝐡𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚, 𝐞̀ 𝐀𝐍𝐍𝐔𝐋𝐋𝐀𝐓𝐎. La decisione è stata presa a seguito della prematura dipartita del nostro concittadino Sangennarese, Ciro Mennella, la cui scomparsa ha profondamente colpito l’intera comunità. Il Sindaco e l’Amministrazione comunale esprimono la più sincera e commossa vicinanza alla famiglia, condividendo il dolore per questa grave perdita.
In un momento così delicato, la comunità tutta si stringe intorno alla famiglia nel ricordo e nel cordoglio”.

SPAZIO AGON: “Oltre la propaganda: difendiamoci con il pensiero critico”

Spazio Agon, la lista giovane a sostegno di Peppe Nocerino Sindaco di Somma Vesuviana, lancia un appello alla cittadinanza in vista della prossima campagna elettorale: “non lasciamoci travolgere dalla propaganda, reagiamo con il pensiero critico” . Spiegano gli attivisti di Spazio Agon: “Nei prossimi giorni assisteremo a un’intensa stagione di promesse e slogan, spesso costruiti più per emozionare che per informare. È proprio in questi momenti che cresce il rischio di confondere la retorica con la realtà. La nostra miglior difesa è la consapevolezza: chiedere il “come” e non accontentarsi del “cosa”. La credibilità non nasce oggi, ma si misura sulla coerenza, sulla storia e sulle azioni concrete di chi si propone a governare. Come giovani di Spazio Agon crediamo che saper governare significhi affrontare la complessità, non semplificarla per ottenere consenso. Difendiamo la nostra capacità di analisi, pretendiamo contenuti, idee e programmi veri. Solo così la democrazia resta viva, e il futuro di Somma Vesuviana potrà essere costruito su responsabilità, partecipazione e verità”.

Somma Vesuviana, amministrative, Adele Aliperta rinuncia alla candidatura a Sindaco

0
Riceviamo da Adele Aliperta e pubblichiamo     Dopo un’attenta ed approfondita analisi dello scenario politico di Somma Vesuviana in vista delle prossime elezioni amministrative comunali, pur avendo riscontrato un enorme entusiasmo di molti per una mia possibile candidatura alla carica di Sindaco di Somma vesuviana, devo comunicare che non parteciperò alla competizione elettorale del prossimo maggio. ​Le accese divisioni politiche e le aspre logiche di appartenenza politica rendono oggettivamente difficile perseguire il bene comune, attraverso una seria, corretta ed illuminata azione amministrativa; ma soprattutto impediscono che si possano realizzare virtuose condizioni per raggiungere quei risultati di buona ed efficiente amministrazione che ogni cittadino si aspetta e merita. ​La mia storia personale e professionale, in uno ai valori di famiglia che testimonio ogni giorno con il mio impegno, mi impongono, invece, condotte libere da vincoli e legami di posizione, che purtroppo da molto tempo non consentono una adeguata e proficua azione amministrativa. Quindi sono giunta alla decisione di non candidarmi. Tuttavia resterò sempre disponibile e pronta a contribuire, con tutte le mie forze e capacità, al benessere della Comunità sommesse, nei limiti e nelle forme che mi saranno consentite. ​Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuta fin qui, ed auguro alla mia città le migliori fortune e soddisfazioni possibili. Adele Aliperta

Accoltellato al parco commerciale, preso l’autore: è un minorenne incensurato

0
Nella mattinata odierna i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Casoria hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale per i Minorenni di Napoli, su conforme richiesta della locale Procura dei Minori, nei confronti di un minore residente a Napoli, incensurato, in quanto ritenuto responsabile del reato di tentato omicidio aggravato e porto abusivo di arma da taglio. Il provvedimento scaturisce da un’accurata attività d’indagine svolta dal personale procedente in seguito all’accoltellamento di un sedicenne occorso nella nottata del 20 ottobre 2024 presso il parco commerciale denominato “Multibit” di Casoria. In particolare, gli operanti, grazie all’attenta analisi dei filmati di videosorveglianza del luogo, all’escussione di tutte le persone informate sui fatti e a una meticolosa attività di ricostruzione degli eventi avvenuta anche con modalità tecnica, sono riusciti ad acclarare che quella sera la vittima si era interposta al fine di sedare una lite iniziata per futili motivi tra alcuni giovani, ricevendo dall’odierno arrestato un fendente all’addome. In seguito all’evento il responsabile si era allontanato dal luogo facendo perdere le proprie tracce. Il minore, dopo le formalità di rito, è stato associato presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Il minore è stato condotto in IPM in attesa di interrogatorio di garanzia da parte del GIP. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione ed il destinatario della stessa è persona sottoposta alle indagini e, quindi, presunta innocente fino a sentenza definitiva.

Parte la campagna elettorale di A Testa Alta a Portici e San Giorgio, la spinta di Casillo

0
Parte ufficialmente la corsa verso le elezioni amministrative di maggio con l’apertura dei comitati elettorali di A Testa Alta a San Giorgio a Cremano e Portici. Due appuntamenti partecipati, caratterizzati da entusiasmo, presenza e una forte spinta civica che conferma la crescita del progetto politico. Protagonista della giornata Rossella Casillo, che, invitata dai gruppi locali, ha incontrato candidati, sostenitori e cittadini, sottolineando il valore di un percorso ormai consolidato. A San Giorgio a Cremano la lista sostiene Michele Carbone, mentre a Portici l’appoggio è per Claudio Teodonno. “Quella che abbiamo vissuto ieri – ha dichiarato Rossella Casillo – è stata una giornata carica di energia e significato. Ho visto comunità vive, persone motivate, candidati preparati. Questo è il segnale più importante: c’è voglia di partecipare e di costruire”. Casillo ha evidenziato come A Testa Alta rappresenti oggi molto più di una semplice lista elettorale: “Siamo un progetto che cresce nel tempo, che mette insieme competenze, esperienze e passione. Non siamo nati per una scadenza elettorale, ma per costruire un’idea di politica seria, concreta e radicata nei territori”. Grande attenzione è stata posta sulla qualità delle liste e sulla coesione delle squadre: “Abbiamo candidati che portano valore, professionalità e visione. Le nostre sono liste unite, credibili, pronte ad affrontare le sfide amministrative con responsabilità e determinazione”. Nel corso degli incontri, numerosi cittadini hanno preso parte ai momenti di confronto, contribuendo a rafforzare il clima di fiducia e partecipazione. “Il coinvolgimento che abbiamo registrato – ha aggiunto Casillo – è la dimostrazione che esiste uno spazio importante per chi vuole fare politica in modo trasparente e concreto”. Lo sguardo ora è rivolto alle prossime settimane, che porteranno al voto di maggio: “La corsa è iniziata – ha concluso – e noi la affrontiamo con entusiasmo, con idee chiare e con la forza di una squadra che crede davvero nel cambiamento. Continueremo a stare tra le persone, ad ascoltare e a costruire insieme”. A Testa Alta si presenta così come un progetto politico sempre più strutturato, capace di aggregare energie e competenze, e pronto a giocare un ruolo da protagonista nelle prossime elezioni amministrative.    

Nervi tesi in Comune, alterco bis tra consigliere e dipendente dell’Ufficio Tributi

0
ACERRA – Clima sempre più teso negli uffici comunali, dove si è verificato un nuovo episodio ai danni di un impiegato del settore tributi. A essere coinvolto sarebbe ancora una volta un consigliere comunale di maggioranza, già segnalato per un precedente episodio avvenuto nei mesi scorsi. La scena si sarebbe consumata in pieno orario lavorativo, tra corridoi e uffici frequentati da dipendenti e cittadini. Il confronto tra i due si è trasformato in pochi istanti in un acceso scontro verbale, con toni molto duri e atteggiamenti intimidatori. Determinante l’intervento di alcuni colleghi che hanno fatto da barriera, impedendo che la situazione degenerasse ulteriormente. Nonostante ciò, la tensione è rimasta altissima e si è resa necessaria la presenza di personale interno per riportare la calma. Nel parapiglia sarebbe rimasto coinvolto anche un tecnico, finito suo malgrado al centro della discussione e rimasto leggermente contuso, senza però dover ricorrere al pronto soccorso. La vicenda, pur senza una denuncia formale immediata, sarebbe stata comunque segnalata attraverso i canali ufficiali, con una relazione indirizzata alle autorità competenti per gli accertamenti del caso. Resta il silenzio dell’amministrazione comunale, che non ha ancora chiarito pubblicamente la propria posizione. Una situazione che alimenta interrogativi sulla gestione interna e sulla tutela dei lavoratori all’interno degli uffici pubblici.

Acerra, beccato dalla Municipale a sversare rifiuti illegalmente

0

Beccato’ dalla Municipale a sversare rifiuti in maniera illegale, denunciato

ACERRA – Sorpreso a scaricare rifiuti in maniera illegale, denunciato. È quanto risulta a conclusione delle attività di controllo messe in campo dalla Polizia Municipale, che ha deferito all’autorità giudiziaria un 45enne di Acerra per trasporto e abbandono illecito di rifiuti. L’uomo è stato scoperto attraverso il sistema di videosorveglianza (foto trappole) grazie al quale gli agenti sono riusciti a risalire al veicolo che nel pomeriggio di mercoledì ha scaricato circa 6 metri cubi di materiale di risulta misto a terreno all’interno di una stradina di campagna in località Candelara. Da ulteriori accertamenti è emerso anche che il camioncino utilizzato era privo sia di copertura assicurativa che di revisione. Il veicolo è stato sequestrato. “Ringrazio la Polizia Municipale per il suo lavoro quotidiano a tutela dei cittadini e del territorio – sottolinea il sindaco Tito d’Errico – a dimostrazione di come il tema ambientale e della salute rappresenti una priorità per l’amministrazione comunale”.

Somma Vesuviana, fenomenologia di Vincenzo Caputo: vizi e virtù del blogger sommese

0
Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Vincenzo Caputo è un personaggio singolare che, negli anni, si è ritagliato uno spazio significativo nella comunità di Somma Vesuviana. Con le sue rubriche sui social media, “Personaggi, luoghi ed oggetti della Somma Vesuviana che fu…” e “Pensare laicamente”, cerca di catturare l’attenzione di molti lettori, proponendo riflessioni mai banali.     Il suo lavoro ha il merito di riportare alla luce storie, volti ed ambienti della memoria collettiva cittadina. Attraverso iniziative semplici ma efficaci — come la pubblicazione di vecchie fotografie — ha costruito un ponte tra passato e presente, offrendo alla comunità occasioni di riconoscimento e di confronto. Accanto a queste iniziative di carattere popolare, Caputo è solito scrivere anche lunghi e difficilissimi articoli, rivolti a pochi lettori selezionati. La prosa è ricercata. I contenuti spesso complessi. Caputo non sembra preoccuparsi troppo di essere accessibile a tutti e sicuramente non condivide la massima che recita: “Non conta quanto un giornalista scrive, ma quante persone riesce a raggiungere”. In pratica, il blogger sommese sembra voler dialogare solo con l’intelligenza artificiale. Va avanti come un treno. Il risultato è una produzione che non sempre concede immediatezza, ma che mantiene una sua coerenza. Caputo scrive senza preoccuparsi di semplificare. È sempre presente nel dibattito, difficilmente superficiale e raramente incline a concessioni stilistiche. Dà forse il meglio di sé quando affronta la teologia, disciplina che ha insegnato per anni. In questi scritti il livello si alza ulteriormente. Le sue riflessioni sull’ateismo e sulla razionalità sono nette, strutturate e spesso provocatorie, difficili da liquidare con facilità. In pratica, Vincenzo Caputo è il terrore dei Testimoni di Geova, dei cattolici osservanti e dei prelati. Emblematiche sono le sue discussioni con Giovanni Perna, figura profondamente religiosa e dotta. Quando si incontrano, Caputo, già da lontano, con il suo incedere ciondolante e una smorfia a mezza bocca, lo apostrofa: “Rassegnati, dopo la morte non c’è più niente. Solo il vuoto cosmico”. Perna risponde per le rime e nascono lunghe discussioni. I loro incontri sono un piccolo rito: provocazione, replica, citazioni, ironia. Si passa dal Vaticano ai testi sacri, dalle interpretazioni teologiche all’Apocalisse, in un confronto acceso ma mai ostile. Alla fine restano sempre un sorriso e una stretta di mano, segni di un rispetto che resiste alle differenze. Paradossalmente, assistendo a questi scontri tra visioni opposte, ciascuno può ritrovare e rafforzare le proprie convinzioni. Anche la fede, a volte, si accende e si rianima nel confronto.